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DIPENDENZA AFFETTIVA

“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.” (Robin Norwood)


La problematica della dipendenza affettiva è recente: nasce sull’onda del successo, negli anni ’70,di un libro della psicologa americana Robin Norwood “Donne che amano troppo”. Tracce di tale tipo di dipendenza si possono rinvenire anche prima, ad opera di altri studiosi. Lo psicanalista Fenichel nel 1945 nel libro Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi introduceva il termine amoredipendenti ad indicare persone che necessitano dell’amore come altri necessitano del cibo o della droga.

Nella dipendenza affettiva, l’amore verso l’altro presenta diverse caratteristiche delle dipendenze in generale, pur presentando, rispetto a quest’ultime una differenza sostanziale: essa si sviluppa nei confronti di una persona e ciò la rende più difficile da riconoscere e da contrastare.

Una premessa è d’obbligo: è normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi coll’altro”, ma questo desiderio “fusionale” collo stabilizzarsi della relazione tende a scemare. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed anzi ci si tende a “fondersi nell’altro”.

Il dipendente dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione “sana”. I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il partner assume il ruolo di un salvatore , egli diventa lo scopo della loro esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere (DuPont, 1998). Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità. A causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni, ci si “maschera” replicando antichi copioni passati, gli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale.

Proprio per questi motivi spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner “problematici”, portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza (droghe, alcol, gioco d’azzardo, ecc…). Ciò sempre al fine di negare i propri bisogni, perchè l’altro ha bisogno di essere aiutato. Ma è un aiuto “malato” in cui si diventa “codipendenti”, anzi si rafforza la dipendenza dell’altro, perchè possa essere sempre “nostro”. In questi casi la persona non è assolutamente in grado di uscire da una relazione che egli stesso ammette essere senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva. Inoltre sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia, idee ossessive. Quasi sempre c’e incompatibilità d’anima, mancanza di rispetto, progetti di vita diversi se non opposti, bisogni e desideri che non possono essere condivisi, oltre ad essere poco presenti momenti di unione profonda e di soddisfazione reciproca.

Chi è affetto da tale tipo di dipendenza s’identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse.I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Ritengono che occupandosi sempre dell’altro la loro relazione diventi stabile e durataura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura “amplificato”. Non ci si rende conto che l’amore richiede onesta e integrità personale perché l’amore è un accrescimento reciproco, uno scambio reciproco tra persone che si amano.Gli affetti che comportano paura e dipendenza, tipici della dipendenza affettiva, sono invece destinati a distruggere l’amore. Chi soffre di tale dipendenza è così attento a non ferire l’altro, da non rendersi conto che in questo modo finisce col ferire gravemente sé stesso.

Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe. Infatti la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di se, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro irrisolvibilità. A questo riguardo Interessanti sono anche le considerazioni della psichiatria Marta Selvini Palazzoli. A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l‘Hybris, vale a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo

Il già citato psicanalista Fenichel è del parere che gli amoredipendenti necessitano enormemente di essere amati nonostante abbiano scarse capicità di amare. Essi elemosinano continuamente dal partner maggior amore ottenendo, però il risultato opposto. Si legano a partner che considerano non adatti a loro, ma nonostante ciò li renda arrabbiati ed infelici non riescono a liberarsi di quest’ultimi.

La dipendenza affettiva colpisce, sopratutto il sesso femminile, in tutte le fascie d’età . Sono donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate.Esse hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme.

Attualmente, la dipendenza affettiva, non è stata classificata come patologia nei vari sistemi diagnostici psichiatrici, come il DSM IV e si cerca di farla rientrare nei vari disturbi contemplati in essi, anche se ricerche svolte in questo campo, come quelle di Giddens, la considerano come un disturbo autonomo. Secondo quest’ultimo la dipendenza presenta alcune specifiche caratteristiche: L’”ebbrezza” (il soggetto affettivamente dipendente prova una sensazione di ebbrezza dalla relazione dei partner, che gli è indispensabile per stare bene). La “dose” – il soggetto affettivamente cerca “dosi” sempre maggiori di presenza e di tempo da spendere insieme al partner. La sua mancanza lo getta in uno stato di prostrazione. Il soggetto esiste solo quando c’è l’altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo, ha bisogno di manifestazioni continue e concrete. L’aumento di questa “dose”non di rado esclude la coppia dal resto del mondo. Se la dipendenza è reciproca la coppia si alimenta di se stessa. L’altro è visto come un’ evasione, come l’unica forma di gratificazione della vita. Le normali attività quotidiane sono trascurate quotidianamente. L’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro perché è la prova della propria esistenza, senza di lui non si esiste, diventa inimmaginabile pensare la propria vita senza l’altro. Tutto ciò rivela un basso grado di autostima, seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. In alcuni momenti si è “lucidi” su questo tipo di relazione con l’altro, s’intuisce che la dipendenza è dannosa ed è necessario farne a meno. Ma subentra la considerazione di essere dipendenti e ciò rafforza il basso livello d’autostima personale e quindi spinge ancora di più verso l’altro che accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di possedere. Quindi ogni tentativo di riscatto dalla propria dipendenza muore sul nascere.

A queste caratteristiche comune a tutte le dipendenze, elaborate da Giddens, nè aggiungerei, un’altra, non presente nelle altre dipendenze: la PAURA. Paura ossessiva e fobica di perdere la persona amata, che s’alimenta a dismisura ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce. A volte basta rimanere inaspettatamente soli o non ricevere una telefonata per avere paura di un’abbandono definitivo.

Inoltre nel soggetto affetto da tale tipo di dipendenza è possibile rintracciare una sorta di ambivalenza affettiva che è riassumibile nella massima del poeta latino Ovidio: “Non posso stare nè con tè, nè senza di tè”. “Non posso stare con tè” per il dolore che si prova in seguito alle umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti e quant’altro si subisce. “Non posso stare senza di tè” perchè è indicibile la paura e l’angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata.

Riepilogando i sintomi della dipendenza affettiva sono (l’elenco è lungi dall’essere esaustivo):

  • Ossessione dell’altro
  • Paura di perdere l’amore
  • Paura dell’abbandono, della separazione
  • Paura della solitudine e della distanza
  • Paura di mostrarsi per quello che si è
  • Senso di colpa
  • Senso d’inferiorità nei confronti del partner
  • Rancore e Rabbia
  • Coinvolgimento totale e vita sociale limitata
  • Gelosia e possessività

Concluderei con una considerazione:

Un’amore autentico nasce dall’incontro fra due unità e non due metà

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Invito a visionare il film “Adele H” la storia della prima dipendente affettiva

TEST-ESERCIZIO SUL “PRENDERE LE DISTANZE” DA CHI CI FA SOFFRIRE

Quando siamo lontani dalla persona amata, decidiamo di fare e dire molte cose, ma quando le siamo vicini, siamo titubanti. Da che cosa deriva tutto ciò? Il fatto è che quando siamo lontani la ragione non è tanto scossa, come stranamente lo è in presenza dell’amata. Quindi, nella decisione occorre quella fermezza che è invece soffocata dall’agitazione. (Blaise Pascal)

Prendere le distanze da ci fa soffrire, non è facile, richiede impegno ed allenamento oltre a presentare una serie di resistenze personali, psicologiche ed emotive che rendono tale training una vera e propria scalata disseminata di difficoltà. Ma niente è impossibile. Provate ad effettuarlo col seguente esercizio

Innanzitutto delineate quali sono per voi gli atteggiamenti ed i comportamenti che denotano una presa di distanza dal partner e/o relazione fonte di disagio e sofferenza

Di seguito ve ne delineo una serie e segnate quelle che sentite come prese di distanza che volete e potreste effettuare.

  • Non Parlare sempre o troppo spesso dell’altro/a
  • Evitare confronti inutili e/o dannosi
  • Cercare di stare di meno in loro Compagnia
  • Condividere meno quotidianeitò possibile con loro
  • Condividere meno Tempo in generale con loro
  • Cercare di attivare il meno possibile comportamenti di Controllo dell’altro/a
  • Non rispondere alle loro Critiche e/o Giudizi
  • Essere Assertivi

Adesso elencate almeno tre personali atteggiamenti e/o comportamenti che ritenete utili a prendere le distanze. Più ne individuate e maggiori sono le probabilità di metterle in pratica

……………………………………………

……………………………………………

……………………………………………

Una volta completato l’elenco, mettete il tutto in ordine di difficoltà personale a metterle in atto.

Ad esempio al primo posto mettete quella che ritenete più facile ad effettuare (ad esempio parlare di meno dell’altro/a con gli altri) all’ultimo posto quello che avete più difficoltà ad effettuare.

Man mano che consolidate a livello comportamentale una “presa di distanza” passate a quella successiva fino a completare l’elenco dal punto di vista del training

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TEST-ESERCIZIO SULLE FERITE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei.
(Paulo Coelho)

Quali delle seguenti ferite emotive e psicologiche avvertite che la vostra relazione e/o dipendenza affettiva vi sta procurando ?

  • Paura dell’Abbandono
  • Timore del Rifiuto
  • Timore dell’Esclusione
  • Ossessione del Controllo
  • Svalutazione della vostra Persona
  • Timore del Tradimento
  • Gelosia eccessiva e/o ossessiva
  • Senso d’inferiorità
  • Umiliazioni
  • Senso di Sottomissione
  • Senso di Solitudine
  • Timore di mostrarsi nella propria Autenticità

Adesso provate ad aggiungere voi almeno tre altre ferite, non comtemplate in quelle precedenti che la relazione vi sta procurando

  • …………………………………………………
  • …………………………………………………
  • …………………………………………………

Ed adesso fate vostri questi significativi versi:

Il cuore va in frantumi
e ti sembra di morire dissanguato
e hai perso così tanto sangue
che ti senti fragile e debole,
e invece una parte di te,
sta costruendo delle fortezze
una parte di te ti sta rendendo più solido.
(Fabrizio Caramagna)

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TESTIMONIANZA: LA RELAZIONE TRA FAVOLA E REALTA’

“…dopo viene Maria Mezzomondo, sette anni, detta così perché ha la doppia vista: con l’occhio destro vede le cose della realtà, e col sinistro le fiabe.
Dopo di lei c’è Bimbo Dumbo, sei anni, detto così per le sue grandi orecchie a sventola, con cui sente benissimo tutti i rumori del mondo vicini e lontani.

– Allora attraversiamo? – chiede Pam, che vuole andare dall’altra parte della strada a trovare la sua amica Federica.
– No, – dice Valentino, – stiamo giocando a chi passa lungo il fiume.
– Chi passa lungo il fiume? Quale fiume? – chiede Pam.
– Ma non lo vedi? – dice Maria Mezzomondo coprendosi l’occhio della realtà, e guardando la strada con quello delle fiabe. Così vedeva il largo fiume Congo, nonno d’acqua, pieno di schiene di tartarughe e coccodrilli.
– Ma non lo sentì? – dice Bimbo Dumbo, orientando le orecchie giganti chissà a quale foresta lontanissima. Così sentiva uccelli e scimmie gridare, foreste fronzute stormire, correnti di acque frusciare.”
Da “Storie del viavai” di Bruno Tognolini.

Anche voi avete un occhio della realtà e uno delle fiabe? E le orecchie di Bimbo Dumbo che possono sentire suoni provenienti da spazi lontanissimi e luoghi profondissimi?

Io si!

Se mi copro l’occhio della realtà, con quello delle fiabe posso vedere arcobaleni quando il cielo è sereno e scoiattoli arrampicarsi veloci sugli alberi del mio giardino. E con le orecchie magiche posso sentire note melodiose ad ogni passo dei miei gatti, o i pesci del laghetto che parlano tra loro.

Il guaio è che, molte volte, con l’occhio delle fiabe ho visto scenari meravigliosi dove di meraviglioso non c’era assolutamente niente, ma proprio niente! E mi sono pure ostinata a tenere coperto l’occhio della realtà, mentre le orecchie giganti sentivano perfettamente la mia VOCE INTERIORE che gridava e mi scongiurava di non buttarmi in certi fiumi pieni di coccodrilli, ma non le ho dato ascolto.

Ma fa niente, il necessario è che i coccodrilli non mi hanno mangiata se sto qua a scrivere questo post.
C’è ancora vita!
Nuova, diversa, migliore!

Maria Rosaria Esposito https://www.facebook.com/mariarosaria.esposito.58

TEST-ESERCIZIO SULLE COLPEVOLIZZAZIONI

Colui che incolpa gli altri delle proprie disgrazie è un ignorante: colui che incolpa sé stesso comincia a migliorare;  il galantuomo non incolpa né sé né gli altri, ma pensa a rimediarvi.
(Cesare Cantù).

 

Spesso, all’interno della dipendenza affettiva, il partner colpevolizza di determinati atteggiamenti e comportamente che, abitualmente, si tendono a mettere in atto.

Colpevolizzazione che scaturisce da una mancanza di accettazione e comprensione, da parte dell’altro, della vera origine di tali atteggiamenti e comportamenti.

Proviamo ad individuarli al fine di consapevolizzarli del tutto ed evitare che ne veniamo colpevolizzati e/o ci colpevolizziamo.

ESERCIZIO DEL “E CHE SE,,,,,”

E che se piango faccio la vittima e se mi arrabbio abbaio.

E che se cambio tono di voce urlo

E che se sono allegra sono falsa

E che se sono triste sono pesante

E che sono aggressiva

E che devo stare zitta

E che non sono la priorità

E che con me non vale la pena

E che gli faccio passare la voglia di vivere

E che è tutta colpa mia, sempre e solo colpa mia.

ADESSO AGGIUNGI ALMENO TRE PERSONALI “E CHE SE’”

E che se………………………………………………………………………………………………….

E che se………………………………………………………………………………………………….

E che se…………………………………………………………………………………………………..

Dopo aver individuato tutte le “colpevolizzazioni” prova a distinguere su quali il tuo partner potrebbe anche avere ragioni e quali invece rappresentano una vera e propria colpevolizzazione.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TEST-ESERCIZIO SUL “PRENDERE IL VOLO” DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

– Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando
– Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba
– Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano
– Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.
(Luis Sepúlveda)

RISPONDI AL SEGUENTE QUESITO

Ci sono 4 uccellini su un ramo pronti a spiccare il loro primo volo.
3 di essi hanno finalmente deciso di spiccarlo!
Quanti uccellini rimangono sul ramo?

Qual è la risposta esatta ?
Bene, a questa domanda la maggior parte delle persone risponde 1!
Purtroppo, però, è la risposta sbagliata.

Sul ramo sono infatti rimasti sempre 4 uccellini perchè, in realtà, gli uccellini avevano solo DECISO di spiccare il volo, ma ancora non avevano AGITO.
Questo piccolo test ci aiuta a capire come le decisioni non bastino se non sono seguite dall’AZIONE.

E tu hai deciso di spiccare il VOLO abbandonando la tua dipendenza affettiva ?

Stai mettendo in atto azioni concrete che ti permetteranno di spiccare il VOLO definitivo ?

Se Si, quali ?

…………………………………………….

…………………………………………….

…………………………………………….

E non dimenticare che anche volare richiede allenamento, pratica.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TEST SULLA DIPENDENZA AFFETTIVA (Love Addiction Screening Test)

Il seguente test composto da  25 domande può essere utilizzato per individuare la sintomatologia tipica della Dipendenza affettiva

Le risposte ad esse non forniscono assolutamente una diagnosi di Dipendenza affettiva, nè tantomeno le risposte negative la possono escludere. Molti soggetti dipendenti affettivi hanno risposto con modalità completamente differenti.

Una diagnosi di Dipendenza affettiva è una questione molto seria e riservata. Ciononostante, questo Test può
 essere un efficace strumento di autodiagnosi.
Leggi le domande e segna a quante rispondi “si”.

Test autovalutativo adattatto da Aaron Alan dallo SLAA’s 
“40 
Questions 
for 
Self 
Diagnosis” di Patrick Carnes e Pia Mellody
  1. Vorreste incontrare spesso qualcuno per un appuntamento romantico o passionale?
  2. Vi sentite mai “particolarmente eccitati” per un racconto o una fantasia d’amore?
  3. Vi sentite disperati o a disagio quando siete lontani dal vostro amante o partner sessuale?
  4. Credete che senza una relazione sentimentale la vostra vita sia o sarà insopportabile?
  5. Non siete in grado di smettere di vedere una specifica persona, anche se sapete che questa persona è dannosa per voi?
  6. Avete difficoltà a stare da soli?
  7. Pensate che la vita avrebbe poco o nessun significato senza una relazione?
  8. Sostituite immediatamente relazioni finite?
  9. Pensate che nelle vostre storie, vi ripetete in schemi di “cattive relazioni”?
  10. Credete che le vostre relazioni sentimentali vi aiutino a fuggire dai problemi della vita reale?
  11. Vi ritrovate a flirtare o in atteggiamenti sessuali con qualcuno, anche se non lo volete?
  12. Vi siete mai trovati in relazioni in cui non siete stati in grado di lasciare?
  13. Pensate sia meglio che nessuno sappia della vostra vita affettiva o attività sessuale?
  14. Avete fatto sesso con qualcuno per aver maggior controllo su di esso e affinchè vi ammasse di più?
  15. Vi siete mai ripromessi di tenere una condotta sessuale o d’amore, che sapete di non poter seguire?
  16. Credete che qualche probabile partner possa essere la vostra soluzione o vi aiuti a rendervi mgliore?
  17. Non vi sentite “realmente vivi” a meno che non siate con il vostro partner sessuale?
  18. Avete mai minacciato la vostra stabilità finanziaria o la vostra reputazione nella comunità perseguendo una relazione?
  19. Credete che i vostri problemi in amore siano dovuti al rimanere insieme a persone “sbagliate”?
  20. Vi capita spesso di sentire una vicinanza immediata e un feeling completo con persone appena incontrate?
  21. Avete bisogno di fare sesso o d’innamorarvi per sentirvi un “vero uomo” o una “vera donna”?
  22. Siete incapaci di concentrarvi su altro, a causa di fantasie erotiche o pensieri riguardanti alcune persone?
  23. Avete mai desiderato di poter fermare o controllare la vostra attività sessuale o amorosa per un determinato periodo di tempo?
  24. Sentite la vostra vita ingestibile a causa delle numerose relazioni di cui avete bisogno?
  25. Avete mai pensato che potreste fare di più nella vostra vita, se non  foste così assuefatti dalle vostre ricerche e attività amorose e sessuali?
  • Se avete risposto SI da 0 a 3: il punteggio rientra in un intervallo comune nella popolazione, quindi è improbabile che i vostri pensieri, impulsi e sentimenti affettivi siano un problema nella vostra vita.
  • Se avete risposto SI da 4 a 6: il punteggio rientra in un intervallo comune nelle persone che cercano consulenze per i loro pensieri o comportamenti affettivi/relazionali. Spesso queste persone usano le loro relazioni affettive per far fronte alle varie sfide della vita o perchè incontrano conseguenze indesiderate nella loro ricerca. Si dovrebbe pensare di avere un consulto con terapeuti qualificati o con il proprio psicoterapeuta di fiducia  per approfondire questi aspetti.
  • Se avete risposto SI a 7 o più: le persone che ottengono punteggi elevati spesso riportano tentativi infruttuosi nel regolare i loro pensieri, impulsi o comportamenti affettivi. Spesso riferiscono che le relazioni affettive scelte, causano un disagio significativo e varie conseguenze indesiderate nella loro vita personale. Persone con questo tipo di punteggio vengono generalmente invitate a considerare realmente l’ipotesi di contattare terapeuti del settore per essere informati sulle possibili conseguenze che può creare la dipendenza affettiva.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TERAPIA SUL MALdAMORE IN COSTIERA AMALFITANA

LA COSTIERA ALMAFITANA E’ LA TERRAZZA DELL’AMORE

Quale miglior location per una psicoterapia sul Mal D’Amore se non la Costiera Amalfitana, riconosciuta a livello internazionale come uno dei luoghi più romantici ? Potrebbe essere un setting terapeutico addizionale che potrebbe favorire la risoluzione delle proprie problematiche e dipendenze affettive e relazionali, oltre all’indispensabile terapia.

Nel Centro-Studio del Dottor Roberto Cavaliere sulle problematiche di coppia, individuali e relazionali e tutto ciò che  è attinente al MALdAMORE, sito a Marina di Vietri sul Mare (50 mt dal mare e dalla spiaggia), è possibile effettuare la psicoterapia individuale. Vietri sul Mare è il primo comune della Costiera Amalfitana, a soli 3 km da Salerno (dove arriva anche l’alta velocità) ed a 50 km dall’aeroporto di Napoli, oltre ad avere un casello autostradale. Quindi facilmente raggiungibile in tutti i modi.

Il percorso individuale può essere anche effettuato per migliorare le proprie relazioni e/o il modo di porsi nei loro confronti e non solo per superare disagi e problematiche.

Si può scegliere tra due moduli di psicoterapia individuale sul Mal d’Amore

MODULO TERAPEUTICO DI 3 GIORNI (8 sessioni individuali da 45 minuti ognuna)

1° GIORNO :

  • Una Sessione iniziale dove si esporrà la problematica.
  • Una  Sessione incentrata sulla storia familiare.
  • Una Sessione incentrata sulle relazioni passate.

Al termine della sessione del primo giorno verrà proposta una passeggiata da effettuare individualmente in un bellissino scenario paesaggisitico, utile a stemperare tensioni interne.

2° GIORNO

  • Una sessione sulla somministrazione e discussione di un test psicologico scelto dal terapeuta sulla base di quanto emerso nelle sessioni del primo giorno.
  • Una sessione sulla somministrazione e discussione di un test sull’individuazione delle dinamiche affettive e relazionali.

Al termine della sessione del secondo giorno verrà proposta un’altra passeggiata da effettuare individualmente in un bellissino scenario paesaggisitico, utile sempre a stemperare tensioni interne.

3° GIORNO

  • Una sessione sulle criticità individuali e relazionali emerse dalla storia familiare e relazionale, oltre che dai test.
  • Una sessione sulle possibili strategie da mettere in atto per il superamento delle criticità individuali e relazionali emerse nelle sessioni precedenti
  • Una Sessione finale  che riassumerà il lavoro terapeutico effettuato con indicazioni sul come proseguire in futuro e nella quotidianeità

Costo totale euro 400

Ci sarà sempre la possibilità, li dove richiesto, di un successivo follow-up o di ulteriori sedute  da effettuare o sempre a Vietri sul Mare o negli Studi di Milano, Roma e Napoli o tramite Skype o videochiamate

MODULO TERAPEUTICO DI UN SOLO GIORNO/MAX DUE (4 sessioni  di 45 minuti ognuna)

  • Una Sessione iniziale dove si esporrà la problematica.
  • Una  Sessione incentrata sulla storia familiare  e relazionale passata.
  • Una sessione sulle criticità individuali e relazionali emerse dalla storia familiare e relazionale.
  • Una sessione sulle possibili strategie da mettere in atto per il superamento delle criticità individuali e relazionali emerse nelle sessioni precedenti

Al termine delle 4 sessioni  verrà proposta una passeggiata da effettuare individualmente in un bellissino scenario paesaggisitico, utile a stemperare tensioni interne.

In questo secondo modulo le sessioni totali sono 4 per un costo totale di 240 euro

Anche in questo caso ci sarà sempre la possibilità, li dove richiesto e/o necessario, di un successivo follow-up o di ulteriori sedute  da effettuare o sempre a Vietri sul Mare o negli Studi di Milano, Roma e Napoli o tramite Skype o videochiamate

In entrambi i moduli, si verrà omaggiati di un oggetto in pregevole ceramica vietrese e del libro  del dottor Cavaliere “Se non mi amo, non ti amo”

E’ sempre possibile concordare modalità diverse come tempi e sedute della propria terapia. Si può effettuare la terapia anche durante la settimana e le festività,  previo accordo.

Possibilià di alloggiare in casa-vacanze (bilocale) convenzionata a 150 euro per due notti e tre giorni o in altre strutture a proprio piacimento.

Possibilità di TERAPIA DI COPPIA IN COSTIERA AMALFITANA (clicca qui)

PER INFO E CONTATTI : tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Dott. Roberto Cavaliere (clicca sul nome per curriculum professionale) 

 Psicologo, Psicoterapeuta  Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

Centro studio a Marina di Vietri sul Mare

Studio a Vietri sul Mare

PANORAMICA DI VIETRI SUL MARE

LA STORIA DI PINOCCHIA E NARCISO

Tutti conosciamo la storia di Pinocchio, il burattino che voleva diventare un bambino, al quale cresceva il naso ogni volta che diceva una bugia.
Pochissimi conoscono invece la storia di Pinocchia.
Pinocchia era una bambina dal cuore d’oro, graziosa e allegra. Si fidava sempre del prossimo e non diceva mai bugie perché era un’anima pura. Credeva che tutti fossero sinceri come lei e guardava al suo futuro con gioia e speranza.
Un giorno Pinocchia incontrò Narciso, un ragazzo brillante, intelligente e bellissimo dagli occhi verde smeraldo. I due si innamorarono perdutamente e vissero tanti momenti meravigliosi. Ma Narciso iniziò a rivelarsi diverso da come sembrava: fuggiva, poi tornava, spesso senza dare nemmeno spiegazioni; prometteva ma non manteneva mai la parola; diceva bugie ma negava di farlo; dava a lei tutte le colpe senza prendersi mai la propria responsabilità. Però tornava sempre da lei promettendo ancora una volta mari e monti.
Pinocchia lo riaccoglieva sempre con gioia perché credeva nel loro amore ed era convinta che insieme potessero superare ogni ostacolo.
Ma la giovane donna iniziò ad ammalarsi: ogni volta che Narciso diceva una bugia, il cuore di Pinocchia si rimpiccioliva. La ragazza iniziò a desiderare di diventare una bambola per non soffrire più. Una bambola bella e sorridente come quella con cui giocava da piccola.
Il tempo passava ma il comportamento di Narciso non cambiava: altre sparizioni e riapparizioni, altre bugie, altre promesse non mantenute.
Il cuore di Pinocchia diventava sempre più piccolo, finché un giorno si spezzò in minuscoli pezzettini e infine scomparve per sempre.
Pinocchia si trasformò in una bellissima bambola dai lunghi capelli biondi e dagli occhi tristi.
La leggenda dice che di notte essa torni ad essere una fanciulla vera e che vada nei sogni delle donne tristi per ridar loro la speranza e salvare il loro cuore.
(per gentile concessione dell’autrice MaryJo Calì)

Dott. Roberto Cavaliere

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UNA FORMULA MATEMATICA PER STABILIRE SE E’ VERO AMORE

Donn Byrne, psicologo sociale alla State University of New York ad Albany, ha elaborato una formula che consente a chiunque di verificare se ciò che sentiamo per il partner è vero amore oppure no.

La formula è questa:

              1,7xA + 1,5xB + 1,5xC + 1,5xD + 1,3xE= Y

  • A è l’attrazione per il partner,
  • B il piacere psicologico della sua compagnia,
  • C il desiderio di intimità con lui/lei,
  • D il bisogno di essere accettati dal partner,
  • E la paura di essere abbandonati da lui/lei.

A ognuna di queste variabili bisogna attribuire un valore da 1 a 10 e poi fare il calcolo.

Una volta eseguito il calcolo, si ottiene un numero Y.

Bisogna poi ripetere l’operazione pensando all’amico/a più caro/a.

Secondo Byrne, la relazione è tanto più stabile quanto più la differenza tra i due risultati Y è grande (dev’essere almeno 15). Cioè, quanto più il partner è importante rispetto all’amicizia più cara.

I fattori di moltiplicazione (i numeri davanti alle variabili) permettono di mettere a confronto molte amicizie e amori.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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