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COME GESTIRE LA CRITICA NELLE RELAZIONI

1) Tener conto dello stato d’animo del partner prima di criticare
2) Muovere al critica al momento giusto
3) Effettuare una critica alla volta
4) Circostanziare in maniera chiara e precisa la critica
5) La critica deve sempre essere rivolta al comportamento e non alla persona
6) Criticare solo comportamenti del partner che dipendono dalla sua volontà
7) Parlare sempre in prima persona usando il pronome IO
8) Trasformare la critica in un momento di confronto nella coppia
9) Trasformare la critica in una richiesta
10) Non rispondere ad una critica con una critica

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

ASCOLTARE IL BAMBINO INTERIORE NELLE RELAZIONI

La scultura “Amore” dell’artista ucraino Alexandr Milov ben rappresenta il conflitto tra uomo e donna ed, allo stesso tempo, una possibile via d’uscita

Quante volte uomo e donna si danno le spalle nella relazione (come nella scultura) a sottolineare una difficoltà o incapacità reciproca a comunicare, a sintonizzarsi sull’altro.

Quale possibile via d’uscita da questa contrapposizione relazionale se non ascoltando la parte profonda di se stessi, quel bambino interiore (come nella scultura) che va al di là dei torti e delle ragioni ed ascolta il proprio cuore e quello dell’altro.

I bambini litigano spesso ma si riconciliano subito ed il litigio non crea mai distanza tra loro nel tempo

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

SAPER DISINNESCARE NEL CONFLITTO DI COPPIA

Ho imparato a disinnescare, a non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi lo trovo saggio. Le uniche coppie che vedo durare, sono quelle dove uno dei due riesce a fare un passo indietro…E invece sta un passo avanti…

(Perfetti sconosciuti – Film – 2016)

IL LITIGIO NELLA COPPIA: LA PROVA DEL FUOCO

Sintesi dell’ articolo pubblicato sul mensile “Silhouette Donna” di febbraio 2009 dal titolo “Le insidie per la coppia”scritto dalla giornalista Elena Goretti con la collaborazione del Dott. Roberto Cavaliere

 

“Chiunque può arrabbiarsi, questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, e al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile”. Aristotele

Litigare è normale, per tutte le coppie. Che sia per uno screzio passeggero, per un’incomprensione o per stanchezza, tutti gli innamorati prima o poi discutono, anche se è da poco che sono insieme e il loro amore è ancora forte e appassionato. Quindi nessun timore: se vi scontrate non significa necessariamente che “qualcosa” non va nell’armonia di coppia né tanto meno che si è destinati a lasciarsi. Al contrario, significa che c’è passione e voglia di confrontarsi anche sulle diversità. Insomma, se si discute significa che “si tiene” l’uno all’altra.

* Ma per far sì che la lite sia un punto di forza della coppia, il confronto deve avere dei limiti e non sfociare in reazioni esagerate. Non si cresce se in uno scontro ci si ferisce, ci si offende e non ci si rispetta. Insomma, se è vero che litigare è del tutto normale, è anche vero che bisogna saper gestire bene lo scontro, per far sì che non diventi motivo di divisione, ma solo un modo per conoscersi meglio e avere un’occasione in più… per fare la pace.

Litigate così?

Ecco come potete venirvi incontro

Osservate i vostri primi litigi: come si svolgono? Sono un battibecco, uno screzio, oppure una sfuriata momentanea dell’uno e dell’altro? Anche se è poco tempo che state insieme, la “vostra” modalità di litigare emerge subito, evidenziando quelli che possono essere eventuali punti di forza e di debolezza della discussione. Se, infatti, durante lo scontro un partner assume sempre un ruolo di forza, oppure si ripetono sempre gli stessi atteggiamenti e le stesse reazioni è più probabile che il confronto fra i due non si risolva in fretta facendo la pace, ma che rimanga “bloccato”, senza confronto né comunicazione. Controllate subito, allora come si svolgono i vostri litigi per evitare che diventino motivo di distanza e imparare a riconciliarvi in fretta, senza conseguenze.

Sfuriata di uno, silenzio dell’altro

Uno dei due ha alzato la voce durante una discussione? Tranquilli, è normale: magari sente di avere le ragioni per essere più arrabbiato e fa la voce grossa durante la discussione. Ma se una volta le ragioni stanno tutte dalla parte di uno, la volta successiva può essere l’altro quello più offeso. Uno ricopre il ruolo “attivo” e arrabbiato, mentre l’altro quello passivo e dimesso, a seconda di chi sia il soggetto più coinvolto emotivamente. Bisogna però capire bene se esiste un equilibrio nello scambio dei ruoli e se, invece, è uno solo il partner che più spesso si arrabbia. Se, infatti, uno dei due inizia a essere protagonista di qualche sfuriata di troppo, potrebbe essere per sbilanciare il rapporto dalla sua parte e acquisire un ruolo di forza.

Come riconciliarsi

Se un partner è più arrabbiato, la possibilità della riconciliazione è tutta nelle mani di chi in quel momento è più calmo e silenzioso. Basta che quest’ultimo riesca a riportare la questione sulle ragioni che hanno determinato il litigio, per risolvere il tutto in fretta. Chi è più offeso, capisce che l’altro è disponibile a capire le sue ragioni, e abbandona spontaneamente i toni accesi per passare a una discussione più razionale e tranquilla. A quel punto esprime comunque le sue ragioni, ma con lo stato d’animo più aperto ad ascoltare la risposta dell’altro. Anche nel caso in cui è sempre lo stesso partner a fare la voce grossa, basta fargli capire che si è disponibili ad ascoltare e capire le ragioni reali delle sua urla, per fargli abbassare il tono e stimolarlo a esprimersi con maggiore pacatezza.

Sfuriata di entrambi

Anche nei primi litigi vi accalorate entrambi e usate toni molto accesi? Evidentemente siete due caratteri molto forti, quindi per voi è del tutto naturale passare subito allo scontro frontale. Niente di grave, per carità: l’unico problema è che così non arriverete mai a comunicare e a rafforzare il vostro rapporto. Ognuno è talmente impegnato a seguire il filo dei propri pensieri che non ascolta l’altro né riesce a comunicare ciò che prova. Un’unica nota positiva: entrambi tirate fuori la rabbia, senza squilibri o sbilanciamenti.

Come riconciliarsi

Dopo aver litigato aspramente, può capitare che, alla fine, uno dei due se la prenda e preferisca fare un “break”, andando a fare una passeggiata per liberare la mente. Da quel momento entrambi iniziano a ragionare e a pensare con calma alle cose che l’altro voleva comunicare.

* Senza dover arrivare alla fuga, si può provare durante la discussione a dire “basta” con le grida e le accuse e comunicarsi con più calma le ragioni che hanno portato al litigio.

* Se invece ci si accorge che la lontananza aiuta a riflettere, si può decidere insieme di interrompere la lite, con l’impegno di rivedersi e riparlare a mente fredda. Una volta riconciliati, è poi importante parlare degli atteggiamenti assunti nel corso della discussione per far sì che non si ripetano la volta successiva.

Il battibecco

Il “battibecco” è tipico delle coppie appena formate. Questo termine deriva proprio dal beccarsi degli uccelli con piccoli colpi, che non è mai un vero e proprio scontro ma una schermaglia leggera. Magari alla base c’è solo un piccolo dispiacere o un risentimento sottile, che non merita una vera e propria discussione: così ci si punge per dare voce alla propria tensione, senza la volontà di offendere o far dispiacere veramente l’altro. Chi ricorre più spesso al battibecco è il partner più chiuso, che non riesce a tirare fuori chiaramente quello che prova o la ragione del suo nervosismo.

Come riconciliarsi

Se la coppia litiga spesso “beccandosi”, è bene capire subito se alla base c’è solo stress o il fatto che i partner non riescono a comunicarsi serenamente le piccole cose che non vanno. Se il battibecco arriva solo quando si è più stressati basta imparare a dire sinceramente al partner “sono stanco!” e confidare le ragioni delle proprie insoddisfazioni (magari legate al lavoro o a questioni personali).

Se invece il battibecco è il modo a cui si ricorre più spesso per discutere, significa che non si riesce a comunicare sinceramente. In questi casi è consigliabile trovare un po’ di tempo per parlarsi con onestà e chiedersi cosa dà fastidio a entrambi.

 

5 consigli per gestire bene una lite

  • Fare un break. Primo atteggiamento consigliabile. Durante una discussione bisogna provare per un attimo a fermarsi e a guardarsi con gli occhi dell’altro, per capire quale comportamento si sta mostrando in quel momento. Allora ci si accorge se si è troppo aggressivi o troppo dimessi, se la reazione avuta è esagerata rispetto alla discussione, oppure se abbandonando un atteggiamento la lite possa finire e risolversi brevemente. Insomma, fare un “break” e cercare di guardare ai propri difetti è il primo passo per andare incontro alle ragioni dell’altro e trovare un compromesso che porti a galla le ragioni e i torti di ciascuno.
  • Ascoltare. Saper ascoltare è il primo passo perché una lite si trasformi in una discussione costruttiva. E’ facile che, invece, durante un litigio si sia più concentrati ad ascoltare se stessi che le ragioni dell’altro e lo scontro diventi un dialogo tra sordi. Invece, quando si presta davvero attenzione a ciò che l’altro cerca di comunicare, il partner percepisce subito che si è disponibili a capire e che quello che sta dicendo è motivo di interesse sincero. E tutti, quando si accorgono di essere seguiti da un interlocutore, si sentono già soddisfatti dell’esito della conversazione.
  • Accogliere. Se si ascolta senza capire, è inutile continuare a farlo. Per vivere in maniera positiva un litigio non basta rimanere in silenzio e lasciare che l’altro spieghi le sue ragioni: bisogna poi cercare di capire quello che dice, provare a far proprio il punto di vista dell’altro e riconoscere che dietro al suo discorso c’è un ragionamento condivisibile. L’importante, però, è non avere pregiudizi e non essere tanto presuntuosi da sapere sempre il perché l’altro ci stia dicendo alcune cose.
  • Comunicare. Si ascolta, si accolgono le ragioni dell’altro e poi si inizia a dialogare. Una volta capite fino in fondo le motivazioni della rabbia o dell’offesa del partner, bisogna iniziare a “comunicare”. Si cerca di ripetere quello che si è capito e, se corrisponde alle sue intenzioni, si può ribattere affermando la propria opinione. Allora l’altro potrà rispondere e così via, in uno scambio reciproco di ragioni e sentimenti, dove si può crescere e capire meglio le personalità di entrambi.
  • Non giudicare: L’ultima cosa da fare durante una lite è giudicare l’altro per quello che dice o per quello che fa. Bisogna sempre mantenersi disponibili e aperti e non far capire al partner che è stato ingabbiato in un giudizio perentorio. Il giudizio è un’accusa, un attacco che provoca immediatamente una difesa. Per evitare il duello e le offese quindi bisogna sempre evitare gli insulti e i giudizi più duri.

 

 La lite nelle diverse età del rapporto

Per ogni stagione di una storia d’amore esiste una ragione per cui litigare. Nei primi mesi dell’innamoramento, ad esempio, non esistono vere e proprie ragioni di scontro. Ogni particolare del partner è meraviglioso e sono pochi i motivi che fanno nascere dubbi o incomprensioni. In questa fase non nascono veri e propri litigi, ma piccoli screzi che generalmente passano in fretta.

* Quando poi si inizia a stare insieme da qualche tempo, si comincia a fare i conti con le abitudini, le preoccupazioni e i nervosismi quotidiani. Iniziano a venire fuori i difetti, i capricci, le fissazioni e i lati più difficili del carattere, che i partner non conoscevano ancora. Il litigio scatta dunque perché nessuno dei due vuole abituarsi a convivere con i difetti dell’altro. Allora si discute, alla ricerca di un compromesso che possa permettere alla coppia di continuare a stare insieme senza lasciare deluso nessuno dei due.

* Con la convivenza o il matrimonio, poi, inizia una nuova fase del rapporto e nascono nuove ragioni di scontro. La coppia si trasforma, magari anche per l’arrivo di un bambino, e diventa una famiglia. In una fase di cambiamento come questa i litigi sono del tutto naturali, ma sono anche preludio di un rapporto più importante e responsabile.

* Con gli anni, la coppia smette di litigare per gelosie o per incomprensioni. I partner si conoscono nel profondo e sanno bene l’affetto che li lega reciprocamente. In questa fase, lo scontro non è mai per ricevere conferme o per conquistare l’attenzione dell’altro, ma perché si è ormai talmente abituati a condividere tutto che si finisce per sfogare con l’altro anche le tensioni e i nervosismi quotidiani. Anche dopo tanti anni, però, il litigio continua a dimostrare che non si può fare a meno l’uno dell’altra e che c’è voglia di condividere ancora ogni emozione all’interno della propria storia d’amore.

pubblicato sul sito il 04 marzo 2009

L’ARTE DELLA GUERRA NELLA COPPIA

Il famoso ed antico libro “L’arte della guerra” rappresenta un ottimo strumento per relazionarsi all’interno del conflitto di coppia. Ma potrebbe anche essere utile per combattere il nemico interiore. Il leit-motivo della strategia delineata nel libro è: Vincere senza Combattere.

Di seguito riporto i passaggi più significativi per gli scopi suddetti.

 

Un risultato superiore consiste nel conquistare intero e intatto il paese nemico. Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Perciò ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità. Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità.

Affidati alla forma per vincere sul nemico numeroso. E quest’ultimo non riuscirà a capire come hai fatto. Tutti vedono la forma con cui ho vinto, Ma nessuno sa cosa mi porta a decidere la forma della vittoria. Evita di ripetere le tattiche vittoriose del passato, Perché la forma deve essere suggerita dall’infinità varietà delle circostanze.

Il fine del dare forma alle operazioni militari è diventare senza forma. Quando si è senza forma, nemmeno le spie più abili riescono a scoprire nulla e il nemico saggio non avrà elementi per poter preparare i suoi piani.

Ora la forma dell’operazione militare è come quella dell’acqua. L’acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso. L’operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto. Come l’acqua adegua il suo movimento al terreno, la vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico. L’abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una forma immutabile.

Esiste una pianta nelle regioni occidentali chiamata iris perenne. Il suo gambo è alto dodici centimetri, ma poiché cresce in cima ad alte montagne, si sporge su abissi di migliaia di metri.

Arrampicandoti su un’altura per fare segnalazioni, non è che il tuo braccio si allunghi, ma lo si potrà vedere da lontano. Urlando sottovento, non è che la tua voce si intensifichi, ma la si potrà intendere più chiaramente.

Il Serpente che solleva la testa si diverte nelle brume, il Drago Volante cavalca le nubi. Ma quando le nuvole se ne vanno e le brume si dissolvono, Essi non sono differenti dai vermi della terra.

Col termine comando, intendo le qualità di saggezza, rettitudine, di umanità, di coraggio e di severità del generale.

Non può esservi generale, se non conosce i cinque elementi fondamentali. Chi li padroneggia, vince; chi non se ne cura, è annientato.

In quale esercito si dispensano ricompense e punizioni con il metodo più illuminato ?

Sapendo ciò, potrai prevedere quale parte sarà vittoriosa e quale sconfitta.

Fondamentale in tutte le guerre è lo stratagemma.

Quindi, se sei capace, fingi incapacità; se sei attivo, fingi inattività.

Se vuoi attaccare in un punto vicino, simula di dover partire per una lunga marcia; se vuoi attaccare un punto lontano, simula di essere arrivato presso il tuo obbiettivo.

Offri al nemico un’esca per attirarlo; fingi disordine fra le truppe, e colpiscilo.

Quando vedi il nemico pronto, preparati contro di lui; ma evitalo, dove è forte.

Simula inferiorità e incoraggiane l’arroganza.

Tienilo sotto pressione e logoralo.

Quando il nemico è unito, dividilo.

Attacca il nemico dove non è preparato, fai sortite con le truppe quando non se l’aspetta.

Non comunicare a nessuno il tuo schieramento e la strategia che intendi adottare.

Solo valutando tutto esattamente si può vincere, con cattive valutazioni si perde. Quanto esigue sono le probabilità di vittoria di chi non fa alcun calcolo ! Coi principi che ho elencato, io valuto la situazioni: il risultato, allora si definisce da solo.

Ciò che da valore alla guerra, è la vittoria. Quando la guerra dura troppo a lungo, le armi si spuntano e il morale si deprime. Quando le truppe assediano troppo a lungo le città, le loro forze si esauriscono in fretta.

Con le armi spuntate, l’ardore spento, la forza esaurita, il denaro volatilizzato, i vicini potranno avvantaggiarsi delle tue difficoltà e insorgere contro di te. Anche se hai saggi consiglieri, non potranno cambiare la situazione a tuo favore.

Ho visto troppe guerre-lampo condotte male, ma non ho mai saputo di un’operazione militare abile protratta nel a lungo.

Non vi è mai stata una guerra protratta a lungo nel tempo della quale un paese abbia tratto vantaggio.

L’obbiettivo essenziale della guerra è la vittoria, non le operazioni prolungate.

In guerra è meglio conquistare uno Stato intatto. Devastarlo significa ottenere un risultato minore.

Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo.

Il generale esperto attacca la strategia del meno esperto. Questa è la prima cosa da fare.

La seconda cosa da fare, è spezzare le alleanze del nemico.

La terza cosa da fare, è attaccare il suo esercito.

Se sei inferiore in tutto al nemico, devi riuscire a sfuggirgli. Se ti ostini a cercare il combattimento sarai fatto prigioniero, perché, per una forza più potente, una forza esigua diventa preda desiderata.

Chi è in grado di distinguere quando è il momento di dare battaglia, e quando non lo è, riuscirà vittorioso.

Chi è in grado di stabilire quando deve usare forze minori, e quando maggiori, riuscirà vittorioso.

Chi è prudente e preparato, e resta in attesa delle mosse del nemico temerario e impreparato, sarà vittorioso.

Perciò dico: “Conosci il nemico come conosci te stesso. Se fari così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo”.

Se non conosce il nemico, ma conosci soltanto te stesso, le tue possibilità di vittoria saranno pari alle tue possibilità di sconfitta.

Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo.

Un tempo i generali esperti, prima d’ogni cosa cercano di rendersi invincibili, poi aspettavano il momento in cui il nemico era vulnerabile

L’invincibilità, dipende soltanto da noi stesso; la vulnerabilità del nemico dipende soltanto da lui.

Ne consegue che in una guerra un abile generale può rendersi invincibile, pur se non può indurre un nemico a diventare vulnerabile.

Per questo si dice che chi conosce l’Arte della Guerra può prevedere la vittoria, ma non determinarla.

L’invincibilità dipende dalla difesa; la possibilità di vittoria, dall’attacco.

Ci si deve difendere quando le nostre forze sono inferiori; si deve attaccare quando le nostre forze sono molto superiori.

Gli esperti nell’arte della difesa si nascondono come se fossero sotto i nove strati della terra; gli esperti nell’arte dell’attacco si muovono come se fossero in cielo. In questo modo riescono a proteggere se stessi e gli e ottengono una completa vittoria.

Prevedere una vittoria evidente, come chiunque può prevederla, non è vera abilità.

Chi riporta la vittoria in battaglia è riconosciuto da tutti come un generale esperto, ma non è questa la vera abilità. Strappare la pelle d’autunno non richiede forza; distinguere fra il sole e la luna non è difficile per gli occhi; sentire il rumore del tuono non è prova di orecchie fini. -“pelle d’autunno”= riferimento alla pelle del coniglio, che in autunno, ha un manto molto leggero.

I generali d’un tempo, vincevano rendendo facile vincere.

Perciò, le vittorie ottenute dai maestri nell’Arte della Guerra non si distinguono né per l’uso della forza, né per l’audacia.

I loro successi in guerra non dipendono dalla fortuna. Perché per vincere basta non commettere errori. “Non commettere errori”, vuol dire porsi in condizione di vincere con certezza: in questo modo, si sottomette un nemico già vinto.

Perciò, il generale esperto crea situazioni grazie alle quali non potrà essere battuto, e non si lascia sfuggire alcuna occasione di porre in condizioni di inferiorità il nemico.

In tal modo, un esercito vittorioso prima vince, poi dà battaglia; un esercito destinato alla sconfitta prima dà battaglia, poi spera di vincere.

Si attacca con la forza frontale, ma si vince con quelle laterali.

Le possibilità di chi sa impiegare abilmente le forza laterali sono vaste e infinite come il cielo e la terra, inesauribili come le acque di grandi fiumi.

Esse finiscono e ricominciano di nuovo, come il movimento del sole e della luna. Muoiono e rinascono, come le stagioni.

Le note musicali non sono che cinque, ma le loro melodie sono così numerose che nessuno può dire di averle udite tutte.

I colori fondamentali non sono che cinque, ma le loro combinazioni sono così tante che nessuno può immaginarle tutte.

Cinque soltanto sono i sapori, ma le loro mescolanze sono così varie che nessuno può dire di averle gustate tutte.

Le azioni d’attacco in battaglia sono soltanto due: l’attacco frontale ordinario e quello laterale di sorpresa, ma le loro combinazioni sono infinite e nessuno può dire di conoscerle tutte.

Queste due forze si riproducono reciprocamente, e le loro interazioni sono infinite, come gli anelli concatenati. Chi può stabilire dove comincia l’una e l’altra finisce ?

L’acqua torrenziale scorrendo svelle le rocce, grazie alla sua velocità.

Il falco in picchiata spezza in due il corpo della preda, perché colpisce con precisione.

Così la velocità di chi è abile nell’Arte della Guerra è fulminea, e il suo attacco è assolutamente preciso.

La sua forza è quella della balestra tesa al massimo, il suo tempismo come lo scatto del grilletto.

Tumulto e fragore; la battaglia sembra caotica, ma non c’è disordine; le truppe che manovrano ordinatamente, non possono essere vinte.

Ciò che sembra confusione, in realtà è ordine; ciò che sembra viltà è coraggio; la debolezza è forza.

Commento di Tu Mu (803-853 d. C. – Letterato, poeta, funzionario della Core Imperiale) : <Vuol dire che, se uno intende simulare disordine per ingannare il nemico, deve in realtà essere molto ben disciplinato; soltanto così può fingere confusione. Chi desidera apparire debole per rendere il nemico audace e imprudente, deve essere in realtà fortissimo; soltanto così può simulare debolezza. Se si vuol fingere vigliaccheria, per indurre il nemico ad avanzare con vana baldanza. si deve essere molto coraggiosi: soltanto così si può simulare timore.>

Ordine e disordine dipendono dall’organizzazione; coraggio e viltà dalle circostanza; forza e debolezza dallo schieramento.

Il generale esperto induce il nemico a muoversi, e ad assumere un certo schieramento. Lo adesca con qualcosa che il nemico è sicuro di prendere e, attirandolo, con l’illusione di un piccolo vantaggio, lo aspetta in forze.

Chi sa valutare la situazione, adopera i propri uomini in battaglia come se fossero tronchi o pietre, da far rotolare. Per loro natura, tronchi e pietre, sono statici sul terreno piano, ma si muovono su un terreno inclinato. Se hanno forma squadrata rimangono immobili, se rotonda, rotolano.

Così, il potenziale delle truppe abilmente comandate in battaglia può essere paragonato a quesi massi rotondi, che rotolano giù dalla sommità delle montagne. Questa è la forza.

Di solito, chi ha occupato per primo il campo di battaglia e attende il nemico, è riposato; chi invece arriva più tardi e si impegna all’ultimo momento nella battaglia, è affaticato.

Per questo il generale esperto non va, ma fa in modo che sia il nemico a venire: non si lascia condurre da lui.

Per indurre il nemico a muovere, gli si deve prospettare un vantaggio. Per scoraggialo, fargli temere un danno.

Quando il nemico è riposato, devi essere in grado di stancarlo; quando è ben nutrito, di farlo morire di fame; quando è rilassato, di indurlo a muoversi.

Appari in luoghi dove sarà obbligato ad affaticarsi per raggiungerti in fretta; dirigiti rapidamente dove non se lo aspetta.

Puoi marciare anche per mille li senza stancarti, se ti muovi dove il nemico non c’è.

Per essere certo di conquistare la zona dove hai impegnato battaglia, attacca un punto che il nemico non difende. Per essere certo di tenere ciò che difendi, attestati dove il nemico non può attaccare.

L’attacco migliore è quello che non fa capire dove difendersi. La difesa migliore è quella che non fa capire dove attaccare.

Muovi con rapidità senza lasciare traccia, quasi fossi evanescente, meravigliosamente misterioso, impercettibile: sarai padrone del destino del nemico.

L’avanzata inarrestabile si getta nei varchi del nemico. La ritirata inafferrabile è data dalla massima velocità.

Se voglio ingaggiare battaglia contro i nemici salgo in difesa dietro alte mura e profondi fossati, attacco un obbiettivo che di sicuro dovrà difendere: così, non potrà evitare di uscire per muovere al contrattacco.

Se invece voglio evitare di ingaggiare battaglia, inganno il nemico con fattori di diversione. Così non muoverà contro di me, neppure se gli indicassi la strada disegnata sul terreno.

Induci il nemico a schierarsi, ma nello stesso tempo tieni l’esercito unito; così le forze saranno concentrate e le sue divise.

Un fronte forte significa una retroguardia debole, una retroguardia debole significa che il fronte è più vulnerabile. Essere forti a sinistra significa essere attaccabili a destra, rafforzarsi a destra significa rimanere scarsi a sinistra. Se poi ci si divide dappertutto si sarà deboli dappertutto.

Perciò, cerca di anticipare i piani del nemico, e individua i suoi punti forti e deboli: potrai decidere quale strategia usare per avere successo, e quale no.

Individua le sue posizioni: così conoscerai il terreno della vita e della morte.

La forma che vince i molti, non appare ai molti. Dopo la vittoria, la mia forma sarà palese a tutti. Prima della vittoria, nessuno sa la forma che impiegherò.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

IL PRINCIPIO D’INDIFFERENZA IN AMORE

Il principio d’indifferenza è stato elaborato dall’economista J.M.Keynes e può essere sintetizzato così: se non abbiamo valide ragioni per supporre che qualcosa sia vero o falso, possiamo assegnare pari probabilità ad entrambe . Questo principio ha trovato applicazione in diversi campi, oltre l’economia, la scienza, la statistica, la filosofia ed anche la psicologia.

Vediamo se è possibile applicarlo anche nel campo delle problematiche affettive.

Una persona non sa se credere o meno al proprio partner e non ha valide informazioni per propendere per un ipotesi o un altra. Può essere una promessa di matrimonio, una dichiarazione d’amore, il dichiarare di non aver tradito o qualsiasi altra problematica. Può essere vero quello che afferma; può essere falso. E’ identico al lancio di una monetina: le probabilità sono pari.

Ma quali sono le possibile conseguenze.

  • Supponiamo che accettiate per vero quanto vi viene dichiarato. Se l’altro è nel falso, non guadagnate nulla, ma se è nel vero godrete appieno della serenità e della felicità che derivano dall’aver dato fiducia.
  • Supponiamo che rigettiate quanto vi viene dichiarato. Se l’altra persona è nel falso non perdete nulla. Ma se l’altro è nel vero, avete perso una possibilità di essere sereni felici col vostro partner.

Ritengo che bisogna sempre valutare qual è la posta in gioco. Più essa è alta più vale la pena scommettere sul fatto che le dichiarazioni dell’altro siano veritiere.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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LA NEGOZIAZIONE DI COPPIA

Jules ebbe degli echi dei loro attriti. Raccontò loro una storia indù:

«Due amanti provavano i tormenti dell’amore e della gelosia. Conobbero insieme la più grande felicità, e la sciuparono. Molte volte si separarono e si ritrovarono, più innamorati di prima. Ma ognuno fece soffrire l’altro. Si lasciarono per sempre. Qualche anno dopo lui, col cuore spezzato, volle rivederla prima di morire. La cercò, viaggiò, pensando che, dovunque lei fosse, la sua bellezza l’avrebbe resa famosa. La ritrovò vedétte di una di una compagnia di danzatrici che conducevano un’esistenza frivola. Le andò incontro, la guardò, e non trovava niente da dirle, e le lacrime gli scendevano dagli occhi. Seguì la compagnia, e contemplava l’amica che ballava e sorrideva per gli altri. Non c’era rimprovero in lui, e non desiderava da lei che il permesso di guardarla. “Finalmente mi ami davvero!” gli disse lei».

Jules disse a Kathe: «La tua massima è questa: in una coppia bisogna che almeno uno dei due sia fedele: l’altro».

Disse pure: «Se si ama qualcuno, lo si ama così com’è. Non si desidera influenzarlo, perchè, se ci si riuscisse, non sarebbe più lui. Meglio rinunciare all’essere che si ama che cercare di modificarlo con la pietà o la tirannia».

Jim avrebbe voluto morire di Kathe. Sopravvivere era un’offesa. I ragni maschi lo sanno, e anche le loro femmine.

dal film Jules et Jim – Francois Truffaut –

 

Avete presente quando discutete su come spendere i vostri soldi, come suddividervi la gestione della casa, dove andare in vacanza, ecco, in quei momenti state negoziando o almeno ci provate.
Possiamo dire che è un’esperienza abbastanza comune, un modo particolare di comunicare e in quanto tale può sicuramente essere migliorato. Seguendo semplici indicazioni potrai diventare abile nel chiedere ciò che desideri senza dover manipolare o mettere in disparte il tuo partner.
Visto che ormai è chiaro a tutti che il conflitto tra due persone, che desiderano cose diverse, è inevitabile, vediamo come si può affrontare meglio.
Cominciamo sottolineando che è opportuno non attaccare direttamente l’altra persona ma cercare di separare i propri sentimenti dalla questione in discussione, concentrandosi sugli interessi ricercati e non su posizioni rigide, arrivando ad una decisione reciprocamente accettabile con flessibilità e perserveranza.
Allora a lavoro!!!!
La negoziazione si svolge attraverso cinque stadi.
PREPARAZIONE
REGOLE DI BASE:
Accetto il conflitto con serenità: il conflitto è inevitabile, essere in disaccordo è naturale e può essere un momento di crescita. Non è la rovina della coppia.
Voglio riuscire a raggiungere un accordo che sia per entrambi positivo.
Voglio abbandonare l’idea di volere vincere a tutti i costi.
Voglio essere flessibile, voglio cercare di liberare la mia mente dai pregiudizi
Dopo esserti chiarito queste regole di base inizia con una descrizione della situazione.

Adesso descrivi quali sentimenti ed emozioni ti caratterizzano nel momento in cui pensi a ciò che sta succedendo.
SENTIMENTI /EMOZIONI
Quindi cerca di descrivere quali sono gli interessi del tuo partner e i tuoi e quali possono essere comuni.

I mie interessi: ….
Gli interessi del partner: ….
I nostri interessi: ….

A questo punto analizza le soluzioni possibili considerando quale sarebbe per te la soluzione ideale, come potresti andare incontro al tuo partner e cosa invece sarebbe inaccettabile.

Soluzione ideale:

Come potresti andare incontro a:

Soluzione inaccettabile:

DISCUSSIONE

In questa fase si comincia a parlare ed è opportuno seguire le fasi della Preparazione quindi si comincia a:

Descrivere i fatti come si vedono

Esprimere le emozioni sia le tue sia quelle del tuo partner

Come si vede il problema rispetto agli interessi del tuo partner, ai tuoi e a quelli in comune

Osservare come il problema sia complicato da desideri di sostegno, fiducia, contatto e libertà

Lavorare su possibili soluzioni finché non sono chiari bisogni e interessi. Proponi la tua soluzione ideale.

Se si è impantanati in una discussione è opportuno fare un passo indietro e ricominciare seguendo questa logica:
Io penso (i fatti concreti)……………………………..
Io sento (le emozioni)………………………………….
Io voglio (gli interessi)……………………………….
Io desidero (le astrazioni)……………………………..
Forse si potrebbe (tentativo di soluzione)………………..

Nella negoziazione è importante utilizzare una comunicazione efficace e quindi seguire alcune regole fondamentali:

Non attaccare, non minacciare, non incolpare, non scoraggiare.

Avere una atteggiamento empatico, mettersi nei panni del partner per meglio comprenderlo.

Utilizzare l’ascolto attivo, parafrasare, riassumere e fare domande per comprendere meglio il punto di vista dell’altro.

Perseguire l’obiettivo: raggiungere una soluzione reciprocamente accettabile.

PROPOSTA/CONTROPROPOSTA

In questa fase entrambi i partner propongono una soluzione possibile, inizialmente estremamente diverse poi a poco a poco la soluzione più plausibile si connota come interesse di entrambi.

Per facilitare questo processo si possono tenere in considerazione alcuni classici metodi per raggiungere un compromesso.

“Io taglio la torta e tu fai la prima scelta”, o meglio uno decide come poter dividere una situazione e poi l’altro sceglie una delle due possibilità.

“Facciamolo entrambi avremo così un migliore risultato per tutti.” Ad esempio perché non stendiamo insieme i panni così io finisco prima e posso fare una buona cena e tu hai il tempo per leggere il giornale.

“Periodo di prova.” Lasciamo che tu vada una volta a settimana a fare quella cosa vediamo se in questo modo migliora la qualità del tempo che trascorri in casa.

“Facciamo a modo mio quando tocca a me, a modo tuo quando tocca a te.” Quando guido io vado a questa velocità, quando guidi te a quella che vuoi.

“Pari e patta.” Se tu pulisci il bagno una volta a settimana io farò la lavatrice una volta a settimana.

“Uniamo ciò che voglio io con ciò che vuoi tu.” Io mi prendo carico di fare questa cosa che a te non piace ma tu fai questa altra per me.

“Dividiamo la differenza.” Non mi interessa spendere per quell’oggetto, ma a te sì io mi prendo la metà del prezzo e compro un’altra cosa.

DISACCORDO

Questa è la fase più difficile. Per riuscire a superarla bisogna dirsi che non è la fine di tutto, ma solo una fase naturale della negoziazione. Quando si giunge alla fase del disaccordo è segno che bisogna fare qualche revisione alle fasi precedenti. Vediamo come:

Cerca una nuova controproposta, usando una diversa strategia di compromesso.

Ritorna alla discussione sugli interessi e i bisogni.

Fate un brainstorming (scrivete su carte tutte le possibili soluzioni che vi vengono in mente anche quelle meno sensate)

Quando uno dei due o entrambi siete veramente stanchi chiedete una pausa.

Ritorna alla fase della preparazione. Trascorri più tempo a cercare gli interessi comuni e le risoluzioni creative. Riesamina i tuoi sentimenti. Acquisisci ulteriori informazioni necessarie.

ACCORDO

Finalmente siete entrambi d’accordo su un’opzione che vi rende felici. Prima di dichiarare chiusa la negoziazione siate ben sicuri che vada per entrambi bene e ognuno di voi potrà per evidenziare ciò esprimere ad alta voce il suo consenso.

ARTICOLO SCRITTO DA BARBARA MODERATRICE DEL FORUM

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

MATRIMONIO… BIANCO

Per matrimonio bianco o meglio ancora per relazione bianca (visto la diminuzione dei matrimoni oggi) s’intendono quelle relazioni di coppia stabili in cui viene a mancare quasi del tutto se non del tutto l’intimità sessuale. La mancanza di quest’ultima può avvenire sia in presenza che in mancanza di un intimità affettiva.

Non esiste un criterio univoco per definire un matrimonio o un rapporto di coppia bianco. Criterio diagnostico potrebbe essere una accentuata diminuzione di rapporti sessuali rispetto ad uno standard della coppia. Ad esempio matrimonio bianco per una coppia è rappresentato dall’avere un rapporto al mese rispetto ad uno standard di 2 volte a settimana. Per un altra coppia è non averne più rispetto ad uno standard di una volta al mese.

La mancanza di rapporti sessuali può essere il volere sia di un componente che d’entrambi della coppia. A meno che non sia riconducibile a cause organiche di uno od entrambi i partner, tale mancanza è indice di un profondo disagio della coppia: a letto non si mente.

Spesso la coppia non vuole prendere nemmeno consapevolezza di tale problematica e tende a minimizzare il problema adducendolo al calo fisiologico naturale della passione col tempo o a problemi contigenti che una volta superati comporteranno il ritorno alla normalità.

Quando la conspevolezza è di uno solo dei componenti, ciò comporta una colpevolizzazione, più o meno velata dell’altro.

Utile è solo la prese di coscienza d’entrambi della problematica senza nessun tentativo di scaricare sull’altro cause e responsabilità. In coppia o si vince in due o si perde in due.

Dott. Roberto Cavaliere

 

TESTIMONIANZE

granatina Età: 24 Salve, grazie in anticipo per questo servizio che offrite on line. Dunque, sono fidanzata da 5 anni con il mio ragazzo di 23, gli voglio un mondo di bene, è una persona molto intelligente, brillante, educata… insomma ci troviamo su tutto, discutiamo ore ed ore di tutto, ci confidiamo i problemi e lui mi aiuta anche ad affrontare i problemi della vita quotidiana( università,relazioni ) dato che sono una ragazza chiusa e un pò debole… insomma, su questo punto di vista il mio ragazzo è davvero 30 e lode! Però sento che solo questo non mi soddisfa e che dentro mi sento comunque infelice e sola… perchè non lo sento come un vero fidanzato! Infatti, anche se ciò può sembrare assurdo, io e lui non viviamo mai momenti d’intimità e la cosa più grave è che a lui non viene mai nemmeno la voglia… in un anno abbiamo al massimo 4 “rapporti”( il motivo è sempre lui). Di questo aspetto la cosa che più mi fa stare male è che mi sento come se fossi io il problema e di conseguenza mi sento una “nullità”, mi sento non amata, non desiderata… e ciò amplifica ancora di più la mia insoddisfazioe interiore e le mie insicurezze… L’altro giorno, dopo anni che andiamo avanti così, ne ho parlato con lui e lui si è mostrato molto dispiaciuto e m’ha confidanto che anche lui non riesce a darsi una spiegazione del perchè non riesce a vivere la sessualità come i suoi coetanei…e ciò rappresenta anche per lui un “problema”, però ha detto che con me non gli viene, ma che allo stesso tempo vuole stare solo cone me, non ci pensa nemmeno a lasciarmi. Ripeto, a me non fa stare male la mancanza del sesso di per sè, ma mi mancano tutte quella serie di atteggiamenti, attenzioni,passioni che dovrebbero esistere tra 2 fidanzati. Spero di ricevere una risposta per riuscire a capire qualcosa…non riesco a vivere in pace perchè non so cosa fare e cosa pensare e soprattutto se ci sono consigli per il mio ragazzo, del motivo per cui si comporta così con me. Grazie per l’attenzione, distinti saluti. P.S: non so se può essere utile, ma io e lui non abbiamo avuto altri rapporti…la nostra “prima volta” e stato poco meno di 4 anni fa…però le cose sono andate quasi sempre così

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

SEPARATI IN CASA

Tratto dalla discussione del forum “Finito l'”amore”…separati in casa? Non ce l’ho fatta. Dopo mesi sono andato via.”

Argomento: Crisi di coppia, Tradimento, Separazione

Autore: Pandaniels

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Ciao
come ho già descritto scritto in altro post, il mio matrimonio è in forte crisi…è un momento di forte rottura.
Lei mi ha confessato di non amarmi più, di non avere più “pulsioni” verso di me…ecc ecc..
Nel frattempo rivede l’ex fidanzato di 20 anni prima (che i genitori gli fecero troncare) e “ha bisogno” di vederlo (dice lei) per parlarci…
Questo è il dato di fatto.
Lei mi propone di andar via e di star fuori per un periodo di tempo indeterminato…in modo che possa capire bene i suoi sentimenti…la sua vita…ecc…
Abbiamo tre figli…io ho bisogno di loro…e loro di me
Staccarmi da lei mi aiuterebbe in questo periodo perchè inizio a non sopportarla e non accetto che possa vedere un altro uomo.
Provo a fare l’indifferente, il distaccato e a vivere da “separato in casa”…
ma quando si prepara, si imbelletta tutta ed esce sto male e spesso l'”attacco” e partono le litigate…
Sto sulla via della disperazione…
Vorrei consigli sul da farsi…su come comportarmi…
se andar via di casa oppure rimanere perchè altrimenti le lascerei “campo completamente libero” …
Ma come si fa a convivere in un appartamento da separati in casa…e sperare (perchè io ancora spero) che lei “torni”?
Che atteggiamento devo avere nei suoi confronti?
saluti.
Pandaniels

“se andar via di casa oppure rimanere perchè altrimenti le lascerei “campo completamente libero” io credo che dovresti andartene, almeno i tuoi nervi riposerebbero. In fin dei conti nemmeno la tua presenza sembra essere un freno alle sue pulsioni.

Quando leggo queste storie mi sento sconfortato, come è possibile che una madre di famiglia si possa comportare così?

Minimo

“come è possibile che una madre di famiglia si possa comportare così?”

Quello che non riesco a spiegarmi… o forse sto cercando di giustificare con l’adattamento ad un “ruolo” per diversi anni…
poi improvvisamente è tornata “ventenne” e le “pulsioni” ora sono di una ventenne…

Quello che non accetto: perchè se era in crisi non ne ha parlato serenamente e esplicitamente con me (o con una amica, un familiare, uno psicologo…) invece di andare a “consolarsi” con un ex di vent’anni fa’…
Io sono devastato dal dolore.. ed inizio ad essere confuso.

Pandaniels

Penso che il discorso sia assai più delicato.
Non parliamo solo di un amore che non trova più respiro…ma bensì di una complessa sfera di situazioni, emozioni, sentimenti…
Qui ci sono di mezzo dei figli, una famiglia, sentimenti (amore paterno)…cose che per la maggior parte della loro dimensione “esulano” dalla semplice relazione di coppia.
Lei ha fatto la sua scelta, ha deciso di vivere in un certo modo…ma non può chiedere a te di andar via, di lasciare i tuoi figli…il tuo spazio…
Se l’amore è finito non ci sono parole…non c’è soluzione…ma lei con coraggio deve assumersi la resonsabilità di quello che ha deciso…

Blu_profondo
E’ quello che le ho detto io…
mi piacciono le tue parole (forse quello che mi volevo sentir dire…)
ritengo che io “debba esserci” in casa…
In passato ho provato a staccarmi per brevi periodi , ne uscivo rinforzato (più distaccato da lei) ma nel contempo ne uscivo impoverito come padre…
Quello che ritengo di dover fare è riuscire a trovare un equilibrio mentale che mi permetta di stare in casa…
(facile a dirsi…molto complicato da farsi)

Io provo a distaccarmi ma inevitabilmente “nel quotidiano” intervengono suoi gesti e/o richieste che mi danno una parvenza di “normalità” e alle quali io rispondo con disponibilità… Credo che in questo sbaglio… Devo comunque mantenere un “distacco” nei suoi confronti …

Pandaniels

“come è possibile che una madre di famiglia si possa comportare così?”
Cadere e ruotare intorno ai luoghi comuni o a i pregiudizi non serve a molto, penso.
Il ruolo di “madre di famiglia” non è intrinsecamente ed automaticamente legato alla maturità, alla forza interiore, all’equilibrio. Sarebbe bello (specialmente per i figli) se così fosse, ma se una persona non ha pace ed equilibrio dentro non sarà un figlio a dargliela, nè tantomeno una famiglia.
Anzi, è molto più probabile che una donna si scontri con i suoi più pesanti fardelli interiori, se ancora non sono stati risolti, proprio nel momento della procreazione, durante una relazione sentimentale o quando si scontra con le responsabilità ed i “ruoli” famigliari e di coppia. Anche se non lo considera o non se ne rende conto.

E’ come quando ci si chiede come fa un padre di famiglia ad andare a cercare donne per strada, o persino bambini.
Come fa? Non è a posto con se stesso, e costruirsi una famiglia, o dare vita a dei bambini, non gli regalerà di per sè l’equilibrio che cerca, se non ne ha dentro.
Lo vediamo ogni giorno in questo stesso forum: la pace di spirito la si trova dentro di sè e non nelle cose e nelle persone esterne a noi, o nei ruoli che ricopriamo.

Altrimenti le famiglie dovrebbero essere automaticamente tutte felici e spensierate, cosa che spesso non sono.

Per crescere sul serio è bene farsi domande su di noi e tentare di comprendere davvero le realtà di chi ci è vicino, altrimenti si pensa che lo status di una persona ne faccia una persona buona o cattiva, ci si bendano gli occhi, e poi si hanno le delusioni più grandi ed “inaspettate”.

Yana

@ Yana
Il tuo intervento a parer mio è giusto.
Ad oggi lei non rinnega il fatto di essere mamma…ma “rivendica” libertà (forse) non avute da adolescente/ragazza.
Cmq io non sto giudicando…ci mancherebbe…
La mia “preoccupazione” (sono la parte in causa) è la sua inerzia…il suo comunque lasciarsi andare e pur riconoscendo di “non star bene” in questo periodo, il non voler accettare il fatto che forse l’aiuto di un terapeuta le gioverebbe. Indipendentemente dalla vita coniugale che verrà. Per lei come persona.
Pandaniels

Caro Pandaniels,
deve essere molto tormentoso vivere in una situazione del genere.
Chiaramente non mi sento di darti “consigli” sul da farsi (andare/rimanere) perchè ognuno deve seguire le proprie sensazioni, in base ad un imprecisato numero di fattori ed elementi appartenenti alla propria situazione (di coppia ed interiore).

Credo che però, se sei così confuso su come muoverti (normalissimo penso) tu debba porti delle domande importanti, che ti permettano di prendere una scelta, e risponderti con onestà.

In questo momento mi pare di aver capito che tu stia male con e senza di lei.
Ma qual è la scelta, tra andare e rimanere, che ti gioverebbe di più a lungo andare?
Cosa ti trattiene e cosa invece ti suggerisce di andartene?
Risponditi e poi valuta il peso delle due situazioni.

Avete anche dei figli.
Valuta anche quale sarebbe per loro, sempre nel lungo termine, la condizione più traumatica, considerando che se prendi una decisione che si fonda più sulla speranza di un ritorno che sulla tua serenità e ricostruzione di te stesso, per i tuoi figli questo sarebbe determinante.

Qualsiasi decisione prenderai, e so che non è semplice scegliere, bensì infinitamente complesso e stressante, cerca di farlo pensando il più possibile alla raggiungimento di una tua ripresa interiore, piuttosto che ragionare solamente in termini di ritorno della stabilità di coppia.

Credo che la tua presenza/assenza non determini necessariamente un ritorno/allontanamento di lei.
E’ molto più importante, da parte di entrambi, scegliere di assecondare la propria serenità (quella vera, non quella apparente) per, eventualmente, ricostruire qualcosa.
Altrimenti anche un eventuale ritorno, magari forzato, o implorato, potrebbe rivelarsi fasullo o non realmente sentito. E questo aumenterebbe illusioni, stress, tristezza, malessere e determinare un picco in discesa dell’autostima e dell’equilibrio.

Ti abbraccio
Yana

 

Riesco ad immedesimarmi nella sofferenza di questa donna….anche io ho perso la mamma da piccola, e stessa situazione con la nuova donna! si diventa responsabili molto presto, si cresce privandosi di molti divertimenti, e delle esperienze dell’età giusta.
Sì perchè c’è un età giusta per vivere le cose, anche io mi sono sentita oppressa da questa situazione….e poi sono esplosa a 30 anni nel rapporto di coppia che avevo da sempre (l’unico uomo della mia vita).
Ma purtroppo non si può vivere al contrario, non si può far pagare agli altri lo scotto che la vita ci ha dato.

E’ una realtà che solo noi stessi dobbiamo superare, accettare, digerire. Lei ora si sente probabilmente insoddisfatta, e vorrebbe riprendere in mano la sua vita che in questi anni ha lasciato passare con senso del dovere accentuato, e con autoresponsabilizzazione….e che poi provoca appunto l’esplosione.
Deve riuscire a comprendere che non è più il tempo e la situazione, deve trovare un aiuto esterno per digerire ciò che ha vissuto e come l’ha vissuto.
Comunque ammiro il coraggio di questa esplosione. Lei ha deciso di volersi bene con questa decisione, purtroppo però indirizzando le energie nel senso sbagliato….ha bisogno di essere indirizzata.

Stella7

 

x Yana: grazie delle parole e degli abbracci che ricambio.
Come hai gia capito nel tuo intervento…
Cosa ti trattiene e cosa invece ti suggerisce di andartene?
Mi trattiene la speranza che un giorno mia moglie mi possa ri-desiderare…
Mi suggerisce di andar via il motivo opposto: lei non mi cerca, non mi ama non mi desidera…perchè star qui e soffrire accanto a lei?
Pandaniels 

Quello che sto cercando di capire con questa discussione è se c’è la possibilità di “rappresentare un problema di pericolo imminente”, cioè far avvertire a lei la sensazione della mia “perdita”, pur rimanendo in casa.
Un modo potrebbe essere avere un atteggiamento di indifferenza e completo distacco da lei. Cambiare abitudini “spiazzarla” continuamente…
non so …cosa ne pensate?

Pandaniels

E’ difficile sai, purtroppo le strategie sono rischiose, si mette in atto un comportamento che non è nostro, ma calcolato, e se poi va male….ci si potrebbe sentire in colpa per la strategia adottata.

Devi fare ciò che senti nel cuore e nella mente, trovando un giusto compromesso.
Io ho adottato queste strategie dopo il tradimento, mi sentivo messa da parte, data per scontata, volevo che lui capisse il dolore che mi aveva causato, volevo dargli uno scossone e così ho chiesto la pausa, ho chiesto che se ne andasse di casa…..risultato, se n’è andato e anche quando gli ho chiesto di ricominciare….lui non è più tornato.

Forse dovrei dire Bene, le carte si sono scoperte e ho capito che lui ha preso questa decisione che forse non aveva il coraggio di prendere…e ha preso la palla al balzo!
Ma non ti nego che io rimugino proprio su questa vicenda, con i se ed i ma del caso…e se non lo avessi lasciato? e se non avessi forzato la cosa?…..
Insomma è difficile darti un consiglio, devi essere tu a fare ciò che giusto per te.
Un abbraccio

Stella7

“E’ difficile sai, purtroppo le strategie sono rischiose, si mette in atto un comportamento che non è nostro, ma calcolato, e se poi va male….ci si potrebbe sentire in colpa per la strategia adottata.”

E aggiungo: e se va “bene”? la persona sarà ritornata perchè ci ama davvero o perchè è attratta ed affascinata dalle maschere che sono venute fuori attraverso le nostre strategie?
E ancora, questo ritorno potrà durare?
E’ chiaro che non si può mai sapere se una relazione durerà, anche nel caso di un atteggiamento autentico, spontaneo, e non premeditato, ma quantomeno se si è se stessi e la relazione dura questo accadrà perchè è autentica e lo è anche l’amore dell’altro.
Contrariamente, e quindi adottando delle tattiche “forzate”, si rischia di tenere legata a sè una persona non per ciò che si è ma per il senso di perdita che si provoca in lei.
Sono questi amore, vicinanza, accettazione, condivisione, intimità reali?

Io rifletterei bene, si rischia di ottenere nel breve periodo quello che si vorrebbe, ma poi si vacillerebbe di nuovo.
Qualsiasi cosa non sia reale prima o poi vacilla.

Pandaniels, tu cosa vuoi veramente?
Vuoi che lei torni perchè si rende conto che è innamorata e ti desidera ancora davvero, o vuoi che lei torni solo perchè si sente abbandonata e percepisce paura di perdere un punto fermo?
Nella seconda opzione si annullano le proprie esigenze primarie (condividere amore ed intimità autentici) in cambio dell’illusoria sicurezza di avere vicino qualcuno.
Ma se questo qualcuno non fosse più poi così vicino si rischia di farsi più male riconciliandosi che accettando la fine di una relazione.

Io credo che l’atteggiamento migliore sia sempre quello di esprimere quanto più possiamo autenticità. Così non piaceremo proprio a tutti, ma chi deciderà di rimanerci al fianco lo farà perchè ci ama davvero, così come siamo.
Un abbraccio Yana

Io non penso nè che Pandaniels debba restare nè che se ne debba andare, penso che debba fare quello che il cuore gli concede, senza forzare eccessivamente una situazione già in crisi tramite strategie premeditate.
Le strategie sono razionali e non hanno nulla a che vedere nè con l’Amore nè con l’innamoramento, semmai vanno a braccetto ed condiscendono le nostre paure, che rischiamo veramente di mandarci fuori strada.

E’ chiaro che quando si ha la percezione di perdere una persona che si sente di amare, istintivamente ci si fa prendere dal panico e si tenta ogni strada per indurre l’altro a rimanere. Chi non l’ha mai fatto? E’ umano.

Ma se ci si pensa bene, l’esigenza più grande che aneliamo (oltre che l’esperienza più bella) è quella di riuscire a “condividere Amore”.
E quindi è bene lottare per un amore, ma è anche bene restare aderenti alla realtà ed eventualmente accettare, nel tempo e se questo è il caso, che la persona che vorremmo accanto a noi non ci ama.
Questo perchè, se non fosse come tu interpreti, si rischia di rimanere attaccati ad un’idea, ad un’illusione e di non trarne poi, a lungo andare, i benefici che l’Amore ci può riservare.

Bisogna sempre comprendere ed accettare se la persona che è al nostro fianco ci ama autenticamente o meno, o se ci ama ancora.
Per fare questo io credo che sia necessario rimanere il più possibile fedeli a noi stessi e mostrare ciò che siamo.
Un abbraccio Yana

 

@Yana
Grazie ancora delle tue parole…
Che probabilmente sono quelle che sento più “mie”.
Pandaniels, tu cosa vuoi veramente? 
Vuoi che lei torni perchè si rende conto che è innamorata e ti desidera ancora davvero, o vuoi che lei torni solo perchè si sente abbandonata e percepisce paura di perdere un punto fermo? 
Ovvio. La prima.

Io credo che l’atteggiamento migliore sia sempre quello di esprimere quanto più possiamo autenticità. Così non piaceremo proprio a tutti, ma chi deciderà di rimanerci al fianco lo farà perchè ci ama davevro, così come siamo.

Mi rispecchio in questo.
La sincerità la lealtà, l’autenticità che mi aspetto dal prossimo, deve essere per prima la mia.
Riflettevo poi anche sul tuo precedente intervento:
Valutare la decisione da prendere ” a lungo termine “…
Pandaniels

Ciao Pandaniels,
la tua situazione mi tocca molto da vicino perchè anche io mi sono trovata di fronte ad un dilemma simile al tuo: mandare via mio marito o lasciare che restasse?

Rispondere a queste domande è difficilissimo, specie se si ricerca la risposta ovunque tranne che nel nostro sentire.
Per educazione e cultura, io avrei optato per buttarlo fuori di casa su due piedi; per timore di perderlo lo avrei trattenuto ad ogni costo.
Qual’era la soluzione giusta?
Nessuna delle due, perchè entrambe partivano dal tenere al centro della questione chiunque (la famiglia, la società, mio marito) tranne che me stessa.

Concordo con Yana e con chi ti ha suggerito che certe decisioni non si assumono seguendo una strategia.
E non solo perchè si corre il rischio di arrivare a risultati non veritieri ma anche perchè in ogni situazione di crisi non c’è niente di banale, di scontato o di lineare quanto può sembrare in apparenza.

Certo, può darsi che tua moglie senta attaccamento, passione o attrazione o comunque la si voglia chiamare, nei confronti di un uomo verso il quale non ha potuto esprimere liberamente se stessa da giovane ma credo che questa sia solo la punta dell’iceberg.
Un iceberg composto dal rapporto con i genitori,dalle sue stesse scelte e che certo non si può ridurre e contenere in poche righe di analisi.

Soltanto lei potrà giungere a comprendere se stessa, le sue motivazioni e le sue mancanze.
E per fare questo, credo per la mia esperienza, si debba guardare bene dentro se stessi senza affidare all’assenza o alla presenza di terzi la soluzione dei propri problemi.

Credere che la vicinanza di quell’uomo così come la tua lontananza le possano permettere di comprendere ciò che sente è ancora affidare all’esterno di se la soluzione dei problemi se non addirittura credere che questa soluzione sia rappresentata da una persona piuttosto che da un’altra.
Se siamo infelici e ci manca “qualcosa” non sono gli altri a dovercelo dare: certo non un uomo o comunque una relazione.

La soluzione migliore è certamente quella che a lungo termine può farci acquisire maggiore serenità ma questo non vuol dire dover scegliere su due piedi.
Se dovessi decidere che per il tuo benessere è meglio che tu vada, non devi fare le valigie e andare via domani.
E’ importante, qualunque sia la nostra scelta, attuarla nel momento in cui ci sentiamo pronti.

In questo momento sei confuso e non sai che fare: prendi atto di questo e datti il tempo di trovare una dimensione giusta per te, che ti consenta poi di agire.
Il momento in cui ho deciso che io e la mia serenità venivano prima di tutto è stato un grande punto di svolta, anche se di per se nulla sembrava essere cambiato.

Non ho mai mandato via mio marito perchè sentivo dentro di me che non ero pronta ma ho iniziato, poco alla volta, a crearmi nuovi spazi e nuovi modi di vivere che non fossero incentrati su di lui, sulle sue uscite, su dove andava e con chi.
E ho cominciato a vivere per me: nuovi hobbies, nuovi spazi, il forum, nuovi amici.

D’un tratto la mia vita era piena di me e questo mi ha consentito di avere maggiore forza.
Si può anche decidere di agire secondo delle strategie ma chi ci è accanto sente la differenza tra una strategia e la volontà ferma e sincera.
A che pro cercare di far credere che siamo pronti ad andarcene se non è vero?
Ho detto tante volte che lo buttavo fuori che alla fine ero persino stufa di sentirmi da sola.
E non ero affatto credibile.

Si è credibili quando ci si comporta coerentemente col proprio sentire.
Perciò se quello che senti tu ora è confusione, esprimi confusione.
Cerca un modo per ritrovare un tuo equilibrio.
Tu non hai il potere di risolvere le problematiche di tua moglie ma puoi cercare di risolvere le tue.
So che la situazione al momento è complessa, proprio perchè ora nessuna soluzione ti rende felice e ti fa stare bene.

Anche io sentivo tutto questo e capisco, ora, che semplicemente allora non ero pronta a decidere ma avevo bisogna prima di tutto di lavorare su di me, all’interno.
Al dove stare, come e con chi ho pensato dopo.

Al di la di tutto, io credo che se si è convinti di qualcosa niente e nessuno ci impediscono di perseguire una scelta: mio marito ha minacciato più volte (anche lui!) di andarsene.
E mi ha detto a lungo che così gli avevo impedito di capire cosa voleva.
Non è vero: cosa avrei potuto fare se davvero avesse voluto andarsene? Aggrapparmi ai pantaloni??

La verità è che allora nemmeno lui sapeva cosa voleva e al di là del risultato ( che si resti insieme o ci si separi) conta soprattutto compiere delle scelte sentite.
Se non si sente una scelta come giusta, allora forse è il caso di chiedersi come mai e lavorare su di se per arrivare a sentire finalmente “una” scelta come quella giusta per noi.
E noi non sta per noi come coppia ma per noi come individui.
Quando sapremo cosa è giusto davvero per noi, allora potremmo scoprire cosa è giusto per la coppia e lavorarci insieme, sia per lasciarsi che per restare.

Un forte abbraccio
Zebretta 

Il mio consiglio è del tutto personale, soggettivo e approssimativo.
Non consiglio un atteggiamento artificioso o tattico, ritengo, semplicemente,in base alle poche righe scritte per descrivere la situazione, che la signora abbia bisogno di uno scossone.
La mia opinione è che, come accade a molte persone dopo una lunga vita insieme allo stesso partner, la signora sia esplosa e si sia presa una vacanza (l’ex può rappresentare il periodo in cui era spensierata; la parte di sè che rimpiange, più che l’ex in sè).
In questo momento non è lucida; è troppo presa da sè; come una pentola a pressione che abbia accumulato e si sia scoperchiata.
Non la sto condannando, si badi. Dico solo che succede; e succede molto ma molto spesso.
E quando una persona non è lucida e non ragiona, la si prende a pizze (metaforicamente e affettuosamente, si badi bene); non la si guarda aspettando che le passi (forse, speriamo bene).
Andare via per un pò potrebbe rappresentare lo scossone che la farebbe tornare in sè.
La presenza piagnucolosa, in trepida attesa, in questo momento potrebbe solo infastidire.
E io ribadisco che, secondo me, non ha smesso di amarti.
E’ solo sbottata perchè (probabilmente anche per colpa sua) non si era dedicata più a se stessa e ora vuole recuperare il tempo perduto.
Malox_70

@ zebretta Grazie delle tue parole
In questo momento…a parole capisco e comprendo che devo badare ai miei bisogni, alla mia serenità…
ma all’atto pratico ancora ritengo che questa mio star bene è legato allo stare con lei, al condividere fisicamente il mio tempo con lei.
Banalmente: potrei uscire da solo, occuparmi di me stesso…fare una cosa che piace a me…invece ritengo che il mio benessere sia accanto a lei…condividendo il mio tempo con lei (passeggiando con lei, stando al mare con lei…ecc)
Forse dovrei rifletterre sul fatto che se condividessi il mio tempo con la “lei” attuale (che per me non è la lei di prima) questo tempo vorrei allora veramente dedicarlo a me stesso…(?)

Il momento in cui ho deciso che io e la mia serenità venivano prima di tutto è stato un grande punto di svolta, anche se di per se nulla sembrava essere cambiato.

Considera poi che sono sempre “condizionato” dal mio ruolo di padre e non riesco a staccarmi da questo e pensare solo a me stesso. Anche per problemi oggettivi (chi impegnerebbe il tempo con i miei figli?)

Pandaniels

Ciao Malox,
ognuno di noi qui da e legittimamente la propria opinione e molto spesso si basa anche sulla propria esperienza.
E ognuno di noi ha esperienze diverse. Perchè siamo tutti diversi e proprio per questo non esiste un modo univoco di fronteggiare una crisi.
Ognuno deve trovare il proprio, in relazione a ciò che è ed al proprio vissuto di coppia.

Quando leggiamo una storia ne abbiamo sempre e solo una visione parziale: sia perchè è difficile condensare una relazione in poche righe sia perchè comunque ascoltiamo solo una delle due parti in causa.
Una relazione è tale proprio in quanto due persone interagiscono.
In più molte delle dinamiche di una coppia sono inconsce e difficilmente individuali se non attraverso un’approfondita analisi.

Per questo credo che solo chi vive la relazione possa alla fine essere in grado di comprendere quale sia realmente la situazione e trovare di conseguenza la soluzione migliore.

E quando una persona non è lucida e non ragiona, la si prende a pizze (metaforicamente e affettuosamente, si badi bene); non la si guarda aspettando che le passi (forse, speriamo bene). 
Andare via per un pò potrebbe rappresentare lo scossone che la farebbe tornare in sè. 

Può darsi che per qualcuno possa essere utile lo scossone come per altri no.
E può darsi che andare via possa essere proprio lo scossone giusto oppure rivelarsi un boomerang dall’effetto devastante.
Io resto convinta che le soluzioni siano dentro di noi e non all’esterno.
Questo è coerente con me e con ciò che vissuto e dunque una soluzione “scossone” sarebbe assolutamente deleteria nel mio caso.
Evidentemente la tua esperienza è diversa.

Ma conta l’esperienza di Pandaniels ed il suo modo di essere e sentire: non esistono soluzioni giuste e soluzioni sbagliate ma soluzioni coerenti al nostro essere che, in quanto tali, diventano giuste.

Io ho scelto di restare perchè era giusto per me, non sentendomi pronta ad una scelta.
Questo non si è tradotto in un restare in un angolo in disparte a piagnucolare (per carità, all’inizio ho fatto anche quello, non lo nego…è umano) ma poi ho utilizzato quel tempo come il mio tempo per trasformarmi, per passare da crisalide a farfalla e spiegare le ali, ovunque esse mi portassero.

Un abbraccio

Zebretta

ma all’atto pratico ancora ritengo che questa mio star bene è legato allo stare con lei, al condividere fisicamente il mio tempo con lei.

Lo capisco, era così anche per me e non è stato facile accettare e introiettare una visione diversa.
Durante la crisi con mio marito, io gli ho scritto molte lettere in cui analizzavo me stessa e la nostra storia.
Ho sempre amato scrivere e “scoprirmi” attraverso la rilettura e una volta mi sono sorpresa: gli avevo scritto quanto fosse e fosse stato importante per me ma che lui era parte della mia vita e non la vita.

Accettare che pensiero fosse sano è stato difficile perchè mi sembrava così di amarlo meno e invece ho capito, nel tempo, che questo coincide con l’amare di più me stessa e di conseguenza anche lui.
Amarlo in un modo più sano e non attraverso la necessità della sua presenza.

Più ci si ama, più ci si completa da soli, più si è in grado di donarsi veramente.
Anche una passeggiata solo o con i tuoi figli fa parte della vita e ti può dare serenità, anche se lei non c’è.

Oggi guardo le persone che amo e sono felice di averle accanto a me: se le perdessi ne soffrirei ma so che comunque starei bene.
Se mio marito c’è io sono felice ma se non ci fosse questo non equivarrebbe alla fine della mia vita.

Se la tua serenità dipende da lei, stai anche tu, in questo modo, delegando il tuo benessere alla sua assenza/presenza.
Il benessere nasce da noi: se non stiamo bene con noi stessi, non possiamo stare bene con gli altri.

Se una storia è stata “proficua”, nel senso che entrambi i partner ne hanno goduto, sono stati felici ed hanno potuto realizzare i propri progetti, allora questa implica una crescita, un’evoluzione e un modo diverso e più “adulto” di amare.
E’ normale e giusto che sia, così come è normale che questo cambiamento possa spiazzare.

Tuttavia, almeno secondo me, l’amore si esplica attraverso la libertà di scegliere ed essere scelti.
E questo, sempre per me, vuol dire scegliere ogni giorno chi amo, non perchè senza non posso vivere ( e dunque per bisogno)ma perchè sto bene con me stessa e voglio donarmi ad un altra persona.

Chi impegna il tempo con i tuoi figli quando tua moglie esce?
Al di là del fatto che non siete in armonia come coppia, siete sempre genitori, con uguali responsabilità, diritti e doveri.
Ognuno di voi due ha diritto ai propri spazi e il dovere ad occuparsi dei figli.

Un abbraccio Zebretta 

uno dei motivi principali secondo me della nostra crisi, è proprio il fatto che io negli ultimi mesi non stavo bene con me stesso..
e gliel’ho avevo anche confessato…
avevo perso molto del mio amor proprio (come si dice…della voglia di vivere forse…)
poi la crisi è esplosa. (ed è arrivato l’altro …)

Leggendoti mi fai riflettere che probabilmente la nostra storia non è stata molto “proficua”… per entrambi…

Ora però io vedo lei che è felice, che sta bene con se stessa…(almeno a me sembra…) e probabilmente si vorrà donare a quel suo ex …o come mi dice lei…se non era questo sarebbe stato un altro fra qualche mese.

Chi impegna il tempo con i tuoi figli quando tua moglie esce?
Io, oppure i miei genitori con il mio aiuto.
Da quando c’è questa crisi lei ha avuto qualche sabato o domenica per concedersi il “suo spazio” (su sua richiesta …sperando sempre in un “ritorno” …l’ho lasciata libera di riflettere…di star con se stessa…) mentre io non ho mai avuto il “mio spazio”

Pandaniels 

Non so se la tua storia sia stata proficua ma con “proficua” io intendo rispetto ai progetti che si avevano all’inizio della stessa.

Forse prima avevate la necessità di costruire sicurezza e stabilità, magari ora avete altre priorità.
In ogni caso, se tu hai sentito prima della crisi che qualcosa stonava in te, sarebbe bene, nel caso ancora non ti fosse chiaro, che tu cercassi di capire cosa.

Se tua moglie sia felice o convinta della sua scelta è qualcosa che può dirti solo lei: noi possiamo supporre soltanto cosa pensa e sente ma la verità la conosce solo lei.
Forse, aggiungo. Nel senso che la mia convinzione resta che quando siamo certi delle nostre scelte le applichiamo senza remore.

Il che non vuol necessariamente dire che lei ti ami ancora ma magari che anche lei è confusa e non sa cosa fare oppure lo sa ma non in che modo.
Insomma, secondo me presumere cosa sente e pensa chi ci sta vicino è sempre molto rischioso.
E’ molto meglio chiederlo.

Tu ti sei sentito in crisi e lo hai detto; lei si è sentita in crisi e ha agito rivolgendosi ad un ex.
La crisi di una coppia non può essere colpa dell’uno piuttosto che dell’altro perchè la coppia è un sistema che interagisce.
Si possono avere però reazioni diverse ed ognuno è responsabile della propria.
Essere responsabili vuol dire scegliere accogliendone le conseguenze.

Le motivazioni che vi hanno portato a questa situazione sono precedenti all’esplosione della crisi ed è lì che vanno cercati i motivi ed i modi di risolvere la situazione.
Stare insieme comporta anche crescere insieme, sia come individuo che come coppia.

Prova a valutare se, per esempio, il non aver mai avuto spazi soltanto tuoi possa in qualche modo aver contribuito a farti sentire in crisi.
Per me è stato così e l’ho realizzato nel momento esatto dello scoppio: all’improvviso ho capito che io esistevo e mi vivevo solo in quanto “moglie di” e mi ero dimenticata che io ero anche altro, anzi quasi non lo sapevo più.
Anche perchè nel frattempo ero cambiata e con me le mie esigenze e i miei desideri, anche se io li avevo ignorati.

A parte il dolore, immenso e lacerante, questa crisi mi ha regalato l’opportunità di comprendere chi sono, cosa mi piace, di esplorare limiti che credevo invalicabili per me.
Banalmente: ho sperimentato l’andar via da sola qualche giorno e il poter stare bene; cenare da sola ad un tavolo di ristorante senza sentirmi una fallita; rispolverare un vecchio desiderio (quello di prendere lezioni di canto) e riuscire persino a cantare in pubblico.

Sono piccole cose che un tempo non avrei fatto nemmeno sotto tortura e che oggi mi regalano grande fiducia in me stessa e una nuova autostima.
Tutte piccole cose che mi hanno anche permesso di cambiare lavoro e provare a fare quello che mi piace davvero.

Sei all’inizio di una situazione difficile e per giunta che vede coinvolti i tuoi bambini e sono certa che questo renda tutto ancora più complesso ma il lato positivo delle crisi (credimi esiste davvero) è che ti obbligano a guardarti dentro e a spostare il fuoco su di te.

Non possiamo obbligare qualcuno a condividere il suo tempo con noi nè ad amarci; non possiamo indurre all’analisi se non nasce da un moto spontaneo ma tutto quello che non possiamo fare per gli altri, lo possiamo fare per noi.

Tieni comunque presente che se anche lei tornasse ora, questo non cambierebbe la sensazione di malessere che avevi già prima della crisi e solo tu puoi arrivare a comprendere a cosa era dovuta e trovare di conseguenza un tuo equilibrio.

Un abbraccio

Zebretta 


@zebretta
I progetti che si avevano all’inizio erano quelli di crescere e avere dei figli…
e questi sono arrivati.
Forse poi ci siamo “seduti” …ora i figli ci sono…ma non abbiamo più “progettato” nulla…

Volevo far presente un altro particolare della nostra vicenda:
prima che esplodesse la crisi lei mi ha lanciato diversi segnali…che io non ho saputo cogliere,
come addirittura quello “…guarda che io mi faccio l’amante!”
Io non l’ho mai trascurata sessualmente…nel senso che sono sempre stato attratto da lei,
ma probabilmente l’ho trascurata “emotivamente”.
Sapevo che lei c’era. Lei era mia moglie.
Lei minacciava anche che ci saremmo separati…
io (AHIME’) non davo peso alla cosa…Stavo già male di mio…già non mi volevo bene.
E negli ultimi tempi mi rinfacciava di non provare attrazione per me…e che io spesso non l’avevo soddisfatta sessualmente
(dopo 16 anni me lo dici????)

Riguardo a quello che lei prova…gliel’ho chiesto:
Verso di me -ora- non ha “pulsioni”, non sente amore.
Mi dice che è confusa. molto confusa…che per quest’uomo ora prova attrazione.
Attrazione fisica. Che lui era ed è lo stereotipo del suo ideale fisico di uomo…al contrario di me.
Che probabilmente non sarà per lui che ci separeremo…che cmq ora lei avrebbe piacere ad essere corteggiata da altri uomini
(e che potrebbe “cadere” alle loro avances)
Che lei cmq potrebbe separarsi e continuare a vivere senza un compagno accanto.

Non trascurate il fatto che lei si è sposata forse anche perchè io rientravo nei “canoni” dei suoi genitori…ma non nei suoi…

zebretta ha scritto:
Il che non vuol necessariamente dire che lei ti ami ancora ma magari che anche lei è confusa e non sa cosa fare oppure lo sa ma non in che modo. 

lei sa cosa vuole ora : separarsi.
(Non so se ha capito che a lungo termine potrebbe non essere la sua reale volontà…)
Nel contempo si rende conto chè è un problema: per i nostri figli (è consapevole di quanto loro hanno bisogno di me…; organizzativo, dove vado io, dove va lei, come ci si organizza?

Prova a valutare se, per esempio, il non aver mai avuto spazi soltanto tuoi possa in qualche modo aver contribuito a farti sentire in crisi. 
Per me è stato così e l’ho realizzato nel momento esatto dello scoppio: all’improvviso ho capito che io esistevo e mi vivevo solo in quanto “moglie di” e mi ero dimenticata che io ero anche altro, anzi quasi non lo sapevo più. 
Anche perchè nel frattempo ero cambiata e con me le mie esigenze e i miei desideri, anche se io li avevo ignorati. 

E_S_A_T_T_A_M_E_N_T_E! come me.
“marito di” e “padre di” stop.
io non esistevo ed esisto più.
Ora forse lo sto capendo e inizio a capire che mi devo riprendere i miei spazi.

Tieni comunque presente che se anche lei tornasse ora, questo non cambierebbe la sensazione di malessere che avevi già prima della crisi e solo tu puoi arrivare a comprendere a cosa era dovuta e trovare di conseguenza un tuo equilibrio. 
ne sono perfettamente consapevole 😉
(grazie a voi che mi siete vicini)
Pandaniels

Ciao,
non so se sia questo il caso, però credo che chi non dovesse più avere l’amore di genitore (e mette solo se stesso al centro della sua vita) è giusto che si faccia da parte per lasciare i figli a chi, al contrario, questo amore ancora ce l’ha. I figli hanno tutto il diritto di crescere nel modo migliore possibile. Quindi, anche se fosse solo una pausa, io credo sia lei a dover andare (magari cercando di mettere in ordine la sua vita).

Ti chiedi perchè è andata a cercare proprio l’ex: forse proprio perchè non ha avuto modo a suo tempo di sperimentare se quello poteva essere l’amore della sua vita. Diciamo che l’ha tenuto in congelatore. Non voglio dire che non si sia innamorata di te o che non lo sia ancora ora.
Troppo stress accumulato, troppe volte senza avere nemmeno 5 minuti per se (insomma, con tre figli), troppo tempo senza avere 5 minuti per la coppia, ecc, … questo dovresti saperlo/scoprirlo tu.
È importante comprenderlo … per lei .. ma anche per te.
Immagino che in questo momento i figli siano per lei più dei “fratellini minori”.

Aiutati (e aiutala, senza forzare) a comprendere i motivi di questo suo essere.

Un abbraccio
AlanR
Grazie AlanR del tuo intervento…
in effetti non è (ancora) proprio questo il caso…
nel senso che lei ha ancora un “senso materno”, si è attenuato rispetto al passato ma ce l’ha.

Ieri mi sono preso un pomeriggio “per me” sono stato bene, ma oggi già sono in “ricaduta” al pensiero che mentre sono a lavoro lei è uscita (per suoi “motivi”) “sbolognando” i figli a destra e manca.

” Non vorrei illuderti ” mi dice sempre per “negarsi” quando ancora le propongo qualche uscita insieme o altro…
Forse veramente io non dovrei illudermi…
ma il conviverci e vederla più che quotidianamente non aiuta me.

Io non so perchè…ma non riesco a “mollare”
mi sembro “aggrappato” a questa donna per un filo sottile come una ragnatela.
Filo che io non riesco a spezzare…
…ma forse anche lei non riesce a “scrollare”.

Mi farò ancora più male alla fine… (???)
non lo so…ora mi sento questo. Di starle ancora accanto. Sento ancora amore.

Pandaniels 

Stamane ho avuto uno “scatto”…ho litigato con lei (anzi più che altro io urlo le chiedo motivazioni…e lei ascolta e non sa rispondere)
Ho scoperto che il suo “amante” le manda messaggi d’amore con desiderio sessuale…non ho retto. (Mea cupla)
Inizio a pensare che la convivenza civile tra separati in appartamento è impossibile.
Io poi sto sempre lì a “sbavarle” dietro sperando in un suo “ritorno”…
Vivendola quotidianamente, non me ne faccio una ragione.
Alla fine della lite mi ha ribadito che è meglio se ci separiamo temporaneamente.
Ma perchè devo andar via io???

Pandaniels

no… non devi essere tu ad andartene …
Piuttosto che decidere chi deve andarsene, io la metterei su chi deve restare:
e per me è tra i due quello che meglio può essere genitore dei vostri figli.
I figli sono gli unici ad avere il diritto di continuare a vivere li, con almeno
un genitore presente.

Da quello che so, spesso la legge attribuisce la responsabilità di genitore alla madre.
Non è detto però che sia sempre la scelta “giusta” …

AlanR

Da ieri sera inizio a star meglio, a soffrire meno.
Me ne sono reso conto nel momento in cui ho scoperto l’ennesimo sms del suo “amante”… Per la prima volta non ho “reagito” non ho avuto attacchi d’ira verso di lei, non ho fatto “scenate” di gelosia…
La cosa mi è scivolata via come nulla fosse… L’ho ignorata.

Non so cosa mi è successo o mi sta succedendo ma inizio a guardare le cose sotto una luce diversa.
Nel fine settimana sono stato da solo con due dei figli, li ho portati al mare, sono stato, anzi siamo stati, benissimo.
Alla sera rientrando in casa un po’ d’ansia…di agitazione al pensiero che l’avrei rivista…Ora coabitare mi provoca un certo nervosismo, o ansia…non saprei.

AlaN in altri post parlava delle “meraviglie” che la vita quotidianamente può riservarci…
è incredibile, stamane in treno alzandomi per scendere ho avuto il piacere il bisogno (boh?) di salutare due ragazze che mi sedevano di fronte. Augurare a due sconosciute la buona giornata…una “stranezza” che ho sentito di fare e che mi ha fatto star bene. Per me questa è stata una meraviglia della giornata.
Forse inizio a cogliere che quello che sto vivendo sia veramente una opportunità per me, per la mia vita, per conoscere e riscoprire me stesso.

Buon proseguimento a tutti

Pandaniels

Sto smettendo di soffrire.
Ma inizio ad essere molto confuso.
Convivendo con lei mi rendo conto che lei non è più la stessa (e probabilmente anche io non sono e non sarò quello di prima). Son caduti i “veli” che avevo davanti. Ora inizia la confusione, la paura…
E’ veramente lei quella che voglio?
Se 15/20 gg fa… ero disposto a lottare con i denti per questa relazione…oggi no, non ne sono più così sicuro.
Ho paura (sarà paura questa…?) di “disamorarmi” di lei.

Pandaniels

Tra ieri sera e stamane ho avuto una ricaduta. Era inevitabile (credo) che avvenisse…
Lei ha dormito insieme a me, nel nostro letto (solo dormire)
Io l’ho coccolata…non ho resistito…lei ha accettato le mie coccole. Le coccole fatte a lei, sono state una calda carezza per il mio cuore… Una sensazione che mi si è risvegliata e che era oramai del passato…ma penso che mi farà male nei prossimi giorni. Ma lo sentivo, l’ho voluto fare.
Ora comunque sento veramente di essere per lei “un fratello”.
Lei in questo momento è debole e la sua debolezza è la cosa che mi rende debole e mi riavvicina a lei (perchè?) Forse io da sempre sono innamorato della sua fragilità, della sua debolezza…può essere?
il suo stato d’animo è ora mutato perchè in questo momento l’altro si sta “tirando indietro”. Così lei che ha lottato contro mille avversità (me, la nostra famiglia, i suoi genitori…lei stessa…) per cercare di riprenderselo ora si sente “tradita” delusa… Ed io mi sento un sopramobile accantonato di cui lei non sa che farsene.
Potrebbe anche essere che il rapporto si recuperi, col tempo…ma io sarò stato “la ruota di scorta”
Sono confusissimo…e (forse) sempre innamorato.
Pandaniels 

Ti sembrerà drastico il mio pensiero, ma io credo questo (in base a quello che tu mi dici):
tu la rivuoi vicino a te e che tu ne sia cosciente o meno, faresti qualunque cosa per questo: fai attenzione
perchè il confine tra amore e attaccamento non è disegnato su nessuna mappa!
lei desidera ricevere: in fondo, non è molto importante da chi..
La soluzione sta non tanto in ciò che si desidera, ma in ciò che c’è veramente bisogno:
in altre parole, la soluzione sta nella soluzione e non nel desiderio di palliativi alla stessa.

Lei ha bisogno di stare da sola, senza coccole, senza supporto, senza niente che non venga
che da se stessa: gli chiarirebbe le idee su ciò che vuole veramente per la sua vita.
Tu hai bisogno di sentire se c’è ancora amore nei suoi confronti o se è attaccamento:
sicuramente non arrivi a questo dando tutto ciò che lei, in modo evidente o meno, chiede.

L’unico modo di stare insieme con Amore, è amarvi: RECIPROCAMENTE.
Se solo uno dei due non ama, la relazione non è “in amore”.
Una relazione che non è “in amore” può andare avanti anche tutta la vita:
ma dove sta la felicità ?
Solitamente, nei casi più “fortunati”, non dura tutta la vita: dura il tempo che, ad esempio,
chi dei due ha tradito tradisce di nuovo, e l’altro capisce che un rapporto così non lo vuole.
Di fatto dura quanto è la pazienza e il non amore per se stesso di chi ama e non è amato.
Questo se la relazione non è ” in amore”.

Mi ripeto ad oltranza: i figli in tutto questo devono subire il meno possibile.
Capisco il tuo “forse” attaccamento. Capisco anche il suo “voglio…da altri, non importa da chi”.
Cercate invece voi due di capire che avete un dovere comune (se non l’hai ancora fatto, parlagliene):
avete la crescita di due vite a VOSTRA completa RESPONSABILITÀ.
Se c’e’ o meno (ancora) amore reciproco non dipende (e non è colpa) dei figli.

Io sono figlio di divorziati… so cosa vuol dire per un bambino quando i genitori fanno i bambini (chiedono,
chiedono, chiedono), o quando fanno gli adulti (prendono, prendono, prendono) dimenticando di
fare i genitori (dare, dare, dare).

Auguro a tutti una buona giornata, piena di meraviglie e di consapevolezza per poterle cogliere.
AlanR

Non m’ama me l’ha ribadito questa notte.
E guarda caso l’amante è ritornato “alla carica”.
Sono distrutto.
Le ho rivomitato addosso di tutto stanotte. Poi ho pianto e le ho pianto davanti
E ancora piango stamane, con lei in casa e figli he mi vedono sconvolto.
E’ una caduta senza fine…tocchi il fondo o quello che pensi sia il fondo…no c’è ancora del peggio da sperimentare da sentire.
Sono ricaduto. Di brutto!
Probabilmente nel momento in cui lui s’era tirato indietro mi sono illuso e creato forti aspettative di ricostruzione. Vane.

Pandaniels

Ciao Pandaniels,
mi dispiace vederti in balia delle emozioni e degli eventi.

Anche se questo non ti consolerà di certo, credo che sia una fase abbastanza normale.
Ognuno di noi gestisce il dolore e questa fase di crisi in modo differente e nessuno è sbagliato.
E’ semplicemente diverso.

Anche io come te sono andata su e giù per le montagne russe, seguendo i suoi cambi d’umore e di “sentire”.
Oggi probabilmente non lo farei più ma oggi io sono molto diversa.
E paradossalmente lo sono proprio per quel prcorso tormentoso e tormentato che ho compiuto.
Il mio psicoterapeuta dice che non sono più la piccola fragile, bisognosa di protezione: dirlo equivarrebbe a rinnegare tutto ciò che ho fatto in questo tempo, tutte le mie conquiste.

Anche riuscire ad accettare i propri limiti, come l’incapacità ora come ora di saper gestire le tue emozioni o il poter prendere una decisione definitiva è un passo verso la crescita e l’accettazione di se.
Evidentemente in questo momento non hai i mezzi e le capacità di agire diversamente.

Cercare di comprendere cosa ti tiene fermo e così dipendente da lei e dai suoi cambi di umore, è l’unico consiglio che mi sento di darti.
Andare, restare o qualunque altra soluzione sono valide solo rispetto a te ed al tuo vissuto.

Un abbraccio

Zebretta 

Quando “mi ascolto” ancora non sono freddo e razionale. Penso a lei e penso soprattutto al bene dei figli…insomma penso a tutti meno che a me.
E’ come per senso di responsabilità…o viceversa come se provassi “sensi di colpa” se pensassi per me.
Sono stato “costruito” male… “gli altri prima di me…” è ancora troppo radicato in me, anche se gli ‘altri’ qui sono parte di me (figli) …

Pandaniels

Ciao Pandaniels,
comprendo perfettamente la tua confusione e la tua indecisione.
Di certo non stai vivendo una situazione piacevole, nè semplice, neppure immediata da risolvere, e condivido pienamente con chi ti ha detto che qualsiasi scelta deve essere sentita ed è strettamente legata al tuo vissuto, al tuo modo di essere, a quello che cerchi ed a molto altro. Ma riguarda te; le strategie generalizzanti non credo servano a qualcosa.

So che sembra difficile tutto in questo momento, anche capire forse realmente quello che vuoi. Allora significa che ti serve più tempo.
E a volte il tempo non è utile solo per dimenticare, ma anche per arrivare a comprendere meglio quale strada sia più giusta per noi.
Quando si è coinvolti ed in crisi non sempre è semplice ascoltarsi in profondità e nemmeno seguire ciò che si sente, nel caso in cui si sentisse chiaramente.

Vorrei solo dirti che il dono più bello che puoi fare ai tuoi figli è la conquista della tua serenità, comunque deciderai di raggiungerla.
Loro saranno nutriti per sempre dal tuo benessere e dal tuo sapere od imparare a compiere scelte consapevoli.
Certo, ai figli non servono dei genitori pseudo perfetti, tutte le persone sbagliano e soffrono in alcuni momenti e per loro è necessario anche apprendere che questo fa parte della vita.
Ma lavorando per te stesso, oltre che a fare del bene a te, insegnerai loro che l’importante è, anche nel dolore, sapersi e volersi rialzare sempre e rincorrere sempre la propria serenità, ascoltando se stessi il più possibile.

E se adesso non ci riesci come vorresti, vuol dire che ora puoi fare del tuo meglio con le risorse che hai a disposizione.
Stai male, ma sicuramente ne hai a disposizione più di quanto pensi.
Io ho imparato che si può sempre fare qualcosa per sè, anche se ogni volta è diverso, ed anche se talvolta si fa di più mentre altre volte si è in grado di fare meno.

Un abbraccio fortissimo di incoraggiamento
Yana

La cosa che mi fa più male: è un treno in corsa, passa oltre e va per la sua strada. (Questa è la mia percezione)
Le ho detto chiaramente o lui o me.
Lei non ha la “forza” (lucidità…?) per prendere una decisione. Così è veramente disumano, lei afferma con naturalezza che il matrimonio è finito.
La mia intenzione a questo punto è quella di intraprendere un “percorso” che porti ad una separazione consensuale.
Iniziare a dire:
– consensualmente decidiamo che io vada via di casa -non abbandono…- in attesa di una sentenza giudiziale,
– per le spese da ora in poi ci regoleremo così…x provvedo io y provvedi tu.
Definire delle regole di vita da separati, visto che di fatto io per lei non sono più suo marito.
Instaurare un regime di “separazione” di fatto, e contestualmente iniziare a prendere contatto con uno ( o due) avvocati che ci seguano.
Cosa ne pensate?

Pandaniels

A volte partiamo dal presupposto che gli altri si comportino in modo tale solo per colpirci o per mancanza di discernimento.
E’ indubbio che alcune scelte siano poco consone e che comportino dolore per noi ma ciascuno di noi, anche chi ci fa del male, agisce secondo una sua logica e ha delle motivazioni.
Possiamo non condividerle ma esistono.

Se osserviamo la situazione dal punto di vista di Pandaniels non possiamo che sentire e quasi vivere, o come nel mio caso, rivivere il suo dolore.
Eppure, per quante responsabilità possa avere sua moglie(e indubbiamente ne ha), non riesco ad immaginare una madre che spontaneamente lascia i propri figli per vivere una relazione, adultera per giunta.

E volendo essere sinceri fino in fondo, se lo facesse, oggi saremmo qui a discutere di quanto poco ama questi stessi figli, di quanta leggerezza ed irresponsabilità si potrebbe intravedere in una simile scelta.

Le separazioni sono sempre dolorose e sempre condivisibili nelle responsabilità, anche se in proporzioni diverse.
Possiamo decidere di instaurare la guerra dei Roses ma cosa cambia di fatto?
Nulla. Se una storia è finita è finita a prescindere dal modo in cui ci si lascia.

Chiudere, semplicemente, almeno dal mio punto di vista, è un atto di amore verso se stessi perchè è il solo modo che consente di spezzare un legame che altrimenti viene alimentato in modo perverso tramite l’odio, la ripicca e la vendetta.

Diventa una scelta ancora più importante quando non è possibile smettere di vedersi, come in questo caso, e ci sono dei bambini che saranno sempre un legame e che subiranno le conseguenze delle nostre decisioni.
Purtroppo qualcuno deve lasciare la casa coniugale ma forse questa scelta, più che essere basata sulla rabbia(umana e comprensibile) andrebbe basata su cosa è meglio per i figli.

Credo che una chiacchierata, anche solo informale con un avvocato sia più che consigliabile.
La separazione in presenza di figli è rigidamente regolata ed ha dei vincoli.
E’ bene essere a conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri.
Questo per tutelarsi meglio e per tutelare anche la serenità dei bambini.

Se la separazione è consensuale e si è d’accordo sulle modalità di condivisione delle spese e dei doveri in generali di entrambi i coniugi può bastare un solo avvocato ( è anche un risparmio), altrimenti è necessario sceglierne due diversi.

Qualunque cosa tu scelga, Pandaniels, è importante che tu la senta davvero dentro di te.
Se senti il bisogno di “regolamentare” questa separazione vuol dire che è giunto il momento di muoversi in questa direzione.

Ti sono vicina.
Un abbraccio

Zebretta

 

Zebretta dice “Se una storia è finita è finita a prescindere dal modo in cui ci si lascia”….il modo fa la differenza eccome.
Certo che vivere in un contesto simile abbassa il morale, oltre ad intaccare il cuore, intacca l’autostima, la fiducia nel prossimo.
Come si fa a non essere arrabbiati? a non volere la guerra? a non volere vendetta?
Spezzare il legame è giusto, e farlo rispettando i propri principi ed i propri valori è altrettanto giusto….non si può sempre porgere l’altra guancia.
questa è la mia opinione.

Stella7

Ciao Stella,
sono d’accordo con te: il modo in cui ci si lascia fa una grande differenza.
E’ giusto non porgere l’altra guancia, o almeno non quando questo lede la nostra dignità ed i nostri diritti.
Altro, secondo me, è instaurare una guerra che in quanto tale ha lo scopo di ferire.

Parlando di dipendenza abbiamo sottolineato più volte quanto anche questo tipo di atteggiamento contribuisca a mantenere in vita un legame, anche quando il rapporto è ormai compromesso.

Comprendo profondamente la voglia di ribellarsi, di punire chi ci ha ferito, persino arrivando a pensare di ripagarlo con la stessa moneta o anche di più: è umano.
Ma questo non toglie nulla al nostro dolore, non ci ripaga dell’ingiustizia subita.
Far valere i propri diritti non equivale a dimenticarsi dei propri doveri: in primis verso se stessi e, come in questo caso,anche verso i figli.
Non è facile, ma noi che siamo qui a valutare e verificare ogni giorno quanto le scelte dei nostri genitori abbiano influenzato ed ancora influenzino le nostre vite, non possiamo non tener conto di quale impatto certe scelte, anche se umanamente ed emotivamente più che comprensibili, possono avere.

So che questo suona banale ma in fondo la vita è una sola: possiamo passare il tempo a decidere di far scontare agli altri i torti che ci hanno fatto subire oppure possiamo impiegarlo per ricostruire noi stessi.

Un abbraccio

Zebretta

condivido pienamente “le scelte dei nostri genitori abbiano influenzato ed ancora influenzino le nostre vite, non possiamo non tener conto di quale impatto certe scelte” e di quanto impattano i modi di scegliere un cambiamento e di viverlo.
Pandaniels ora si deve impegnare su se stesso per trovare la forza di supportare i figli, aspettare che lei rinsavisca è frustrante e di certo non rigenerante.

Non posso dire consigliare su cosa fare, ma l’unica cosa che mi sento di dire è che non è più ora di aspettare un cambiamento. E’ un aspettativa troppo rischiosa da tenere.
un caro saluto

Stella7
Continuando in questa convivenza sto perdendo la lucidità e le discussioni iniziano ad affiorare troppo spesso per non turbare i bambini.
Non sono il compagno forte che il mio psicologo auspicava per un eventuale “recupero” del rapporto.
Sto mollando ora dopo ora giorno dopo giorno.
Non si può diventare quello che non si è.
Non accetto questa sua “ribellione” questo suo voler viversi la sua vita ora. Come è diventata ora lei e come si comporta ora lei, mi fa male (anche se so che non è nelle sue intenzioni, come dice anche zebretta: si fanno cose secondo una logica)
In questo momento quello che sento/penso è che potrei per me e per i miei figli essere migliore separandomi da lei.
Sacrificio che costa ma che penso porterà frutti al mio e al benessere dei figli.

zebretta ha scritto: Parlando di dipendenza abbiamo sottolineato più volte quanto anche questo tipo di atteggiamento contribuisca a mantenere in vita un legame, anche quando il rapporto è ormai compromesso. 

Potresti approfondire?
Io sento che molto del mio amore in questo momento è dipendenza da lei. Non sono forte abbastanza, non amo me stesso abbastanza da essermi “aggrappato” a lei ora.

Riguardo la separazione nel mio caso non è per rabbia che la intraprendo nè sul piano della ripicca la voglio basare.
E soltanto che in questo momento in cui lei mi ribadisce che “è finita”, la vedo come unica possibilità per uscirne sani, anzi con meno ferite e meno danneggiati, io e i tre bimbi.

Grazie a voi tutti della vicinanza.

Pandaniels 

zebretta ha scritto: Parlando di dipendenza abbiamo sottolineato più volte quanto anche questo tipo di atteggiamento contribuisca a mantenere in vita un legame, anche quando il rapporto è ormai compromesso.

Mi riferivo al fatto che quando non ci sentiamo abbastanza forti da staccarci da un rapporto (i motivi possono essere i più diversi) ma questo rapporto non è più proficuo per la coppia, a volte instauriamo delle dinamiche diverse per continuare ad alimentare comunque il legame che ci spaventa spezzare.

Coltivare odio, rabbia e scagliarsi in una guerra senza fine è un modo per mantenere in vita un legame, per alimentare il filo che ci tiene legati ad una persona.
Esistono tanti modi diversi per mantenere in vita un legame e sono tutti moti inconsci che è abbastanza difficile cogliere, almeno all’inizio.

Giustifichiamo quello che sentiamo e facciamo nei modi più disparati me credo che se una persona o una storia sono davvero terminati nel nostro cuore, allora ciò che desideriamo è solo pace e serenità.

Questo momento è molto delicato per te ed è più che normale che tu avverta dentro di te tante emozioni diverse: rabbia, dolore, tristezza, senso di impotenza e anche difficoltà a staccarsi.

Quando ci si sposa si attua un progetto di vita e rendersi conto che il progetto è naufragato comporta uno sforzo considerevole.
Non so in che senso tu ritenga di essere dipendente: pensi che non sia solo amore ma paura di restare solo?

Il fatto che, seppure nella difficoltà oggettiva della situazione, tu abbia valutato che separarti da lei adesso ti può rendere un padre ed un uomo migliore, a me pare un pensiero molto sano e positivo.
Che, per il poco che so io di dipendenza, non potrebbe essere presente, specie in tempi così brevi.

Poi non so a quali aspetti specifici ti riferisci.
Ma smarrimento e difficoltà ora mi sembrano normali.
Sarebbe diverso, credo, se diventassero persistenti e se tu non sentissi nessuno stimolo ad uscire da questa situazione.
Un abbraccio Zebretta

“ Coltivare odio, rabbia e scagliarsi in una guerra senza fine è un modo per mantenere in vita un legame, per alimentare il filo che ci tiene legati ad una persona. 
Esistono tanti modi diversi per mantenere in vita un legame e sono tutti moti inconsci che è abbastanza difficile cogliere, almeno all’inizio. 

Quando ci si sposa si attua un progetto di vita e rendersi conto che il progetto è naufragato comporta uno sforzo considerevole 

Queste due frasi sono per me la descrizione di quello che sto vivendo.
Il matrimonio.
Chissà forse è questa parola così definitiva che mette angoscia quando finisce.
IL PROGETTO.
Noi ci abbiamo creduto ed è dura dire: è stato un errore.
Anche se un errore non è stato finchè è durato, il fatto che finisca è come se finisse la solidità, la sicurezza di quella promessa, tutti i progetti.
Si fa di tutto per tenerlo in vita.
La guerra che ci si fa non è contro l’altro ma è contro il fallimento.

Troppoingenua

zebretta ha scritto: 
Non so in che senso tu ritenga di essere dipendente: pensi che non sia solo amore ma paura di restare solo? 

Non è paura di restare solo perchè in questi mesi mi è capitato di ri-apprezzare il piacere di essere soli, soli con se stessi con i propri pensieri.
Temo sia una dipendenza fisica (non necessariamente sessuale, ma anche di coccole, di carezze, di contatti, di massaggi)
Lei è stata la mia prima e unica donna. Credo sia la paura di non poter avere nessun altro rapporto, anzi direi proprio contatto ‘confidenziale’ con altre donne.
Pandaniels

Ciao Pandaniels e ciao tutti,
io credo che la paura di non riuscire ad avere un altro rapporto intenso e soddisfacente sia in generale un pò avere paura di restare soli, ma..
C’è la paura intrinseca al nostro modo di vivere in generale e la paura, normalissima, che si sperimenta in alcune vicissitudini e che può essere momentanea e comprensibile, se non addirittura funzionale.
Pandaniels, io credo che in una fase del genere sia normale provare le emozioni e le sensazioni (a volte discordanti) che stai provando tu.
Insomma, non per forza si hanno problemi affettivi invalidanti o distruttivi solo perchè a fronte di una separazione (difficilissima da affrontare per chiunque) si sta male.
E’ normale.
Non saresti di questo mondo se riuscissi in un battibaleno a superare la crisi e tutto ciò che comporta.

Forse non dovresti pretendere troppo da te stesso, ma comprenderti e comprendere che sei un momento difficile e che stai reagendo con un pò di fragilità e confusione, come è normale che sia, secondo me.

Non intendo dire che tu debba essere per forza forte interiormente e che tu non possa avere difficoltà affettive, ma solo che la cosa non è automatica solo perchè in questo frangente hai delle difficoltà.
Comunque, per qualsiasi motivo tu ti senta combattuto, o fragile, o in difficoltà, credo che in casi come questi, specialmente per via della presenza di figli, chiedere un supporto ad un professionista (avvocato) possa essere utile.
Quantomeno, anche se si continua a stare male (è fisiologico per un certo periodo), ci si tutela e si tutelano i propri figli.
Yana

Ancora qui.
Ancora a raccontare di dolore provato di rabbia e di ira scagliata contro di lei.
Sabato da solo son stato bene,
ieri invece mi propone una passeggiata insieme, io e lei…da amici.
Non resisto “alla tentazione”. Accetto.
E’ tempo di saldi si compra un bel vestito, mi coinvolge nella scelta (“ti piace”, “come mi sta?”)
Alla sera scopro che manda sms all'”amico-amante” dicendole dell’acquisto che non vedeva l’ora di mostrarglielo.
Ma perchè continuo a controllare il suo cellulare? Perchè continuo frequentarla e a cadere nella tentazione dei suoi inviti…
Durante l’uscita mi confessa che ora tra me e lui, lei si sente più “presa” da lui, ma che non è una “storia di sesso” (io non ci credo, con quello che gli scrive negli sms poi…), che cmq io non mi devo trascurare (come ho fatto in passato) che questo dovrebbe essere da stimolo per me, per noi, per la nostra storia…(insomma capisco che forse potrei “riconquistarla”…)
Ma poi l’sms a lui… Lei che cmq dice che per star bene tutti e due dovremmo separarci.
Io sto impazzendo, ma nel vero senso del termine.
Pandaniels

“La libertà di un individuo incontra un limite nella libertà di un altro individuo”.
Questo è fondamentale.
Il groviglio di sentimenti, di situazioni che si vengono a creare in un momento di crisi portano veramente sull’orlo della perdita della sanità mentale.

Io capisco perfettamente quello che sta provando pandaniels.

A un certo punto uno dei due viaggia da sè ma il problema è che spesso vuole tenere il piede in due scarpe come uno di quei figli adulti che vogliono evadere ma non vogliono lasciare il nido sicuro.

Io penso che nonostante il desiderio di libertà di chi se ne va o se ne vuole andare che io posso anche capire l’amore, la relazione è fatta anche di responsabilità verso l’altro perchè la storia è stata comunque di tutti e due.
Se l’amore finisce bisogna prima di tutto trovare le radici profonde di questa fine, parlarne con l’altro, non scappare.

Si potrà forse essere anche più felici andandosene sapendo di essere stati leali, sinceri e umani perchè non c’è bisogno di essere crudeli per strappare i legami.

Troppoingenua
Dopo mesi ritorno e riscrivo.
Da un mese non vivo più in casa.
Ho fallito (forse) non sono stato l’uomo forte capace di restare cmq in casa.

Scelta travagliata ma ponderata e valutata.
E’ il male minore (ma che male…soprattutto la domenica sera quando riporto i figli a casa – la mia ex casa- dalla madre)
Sto nella fase dell’odio verso di lei, verso colei che (ritengo) abbia distrutto quanto costruito…ma nel frattempo, il mio sguardo inizia a volgersi altrove.
Ora tanta tristezza e preoccupazione per il futuro dei figli.
L’amore è finito anche per me.
Buona serata.

Pandaniels

 

Anche io ho passato un bruttissimo momento con mio marito, un momento troppo lungo e troppo doloroso.
Sono ancora sposata con lui. Siamo “marito e moglie”. So di provare ancora amore, anche se molto diverso di anni prima. Provo una nostalgia pungente per quello che é stato e che a volte penso sia impossibile provare ancora. Devo dire che ho pensato di lasciarlo molte volte in questi ultimi anni. Glielo pure detto, diverse volte, ma penso invece che passerò con lui tutti i nostri giorni.
Facendo tutte le dovute considerazioni, quella basilare, per me, é solo una: in un rapporto a due bisogna comunicare e bisogna farlo in due. In verità, posso dire che ho sempre cercato di farlo. Ho sempre cercato di analizzare quello che accadeva tra noi……….., ma mio marito si chiudeva sempre più in se stesso. Forse per vergogna, forse per dimenticare l’accaduto, forse per prepotenza e un bisogno disperato di tenersi a galla.
In ogni modo spero che ognuno di noi possa trovare il proprio equilibrio e la propria serenità per godere a piene mani della vita.

Ro.sy50

 

Ciao ro.sy50,
grazie del tuo intervento.
L’amore tra marito e moglie a parer mio è inevitabile che cambi e si trasformi nel tempo. Riuscire a capire dove vi/ci sta portando e continuare a condividerlo -penso nel mio piccolo- sia il modo per alimentarlo.
In passato anche a me per la mente è passato quel pensiero:
” … e se lasciassi tutto…”
Come tuo marito …si “rimane a galla”, si va avanti, il sorriso di un figlio ti da ancora la forza e recuperi un po’… e vivi con la fiducia che domani ci saranno nuovamente emozioni di amore con la tua compagna.

Certo se manca la comunicazione -come è accaduto a noi- è difficile decodificare dove sta evolvendo l’amore di coppia
Io ho decodificato troppo tardi (tardi per lei -scusate la precisazione-).
Peccato.
Io mi sono aperto molto in questi mesi… ma lei è rimasta nella sua “chiusura”. Credo che ancora oggi lei non comunichi molto con me…
Tanta tristezza e rimpianto per quello che poteva essere.
Mi son domandato e mi domando se i “forti” siamo noi che tentiamo di rimanere nel rapporto (e “tenere in piedi la famiglia”) o son loro che “hanno la forza” di dare il taglio.
La risposta che sento dentro di me (presuntuoso?) è che io e quelli come me siamo quelli “forti”
Sicuramente mia moglie se si ponesse questa domanda risponderebbe il contrario.
Ma credo che la risposta giusta è che non ci sono “forti” e “deboli”, ci sono persone che hanno sentimenti che li hanno portati a fare scelte.

Pandaniels

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it