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LA FASE DELLA SINDROME DEL GAMBERO NELLA FINE DI UNA RELAZIONE

IL SEGUENTE ARTICOLO E’ TRATTO DA UN’INTERVISTA AL DOTTOR CAVALIERE SUL SETTIMANALE “VIVERSANI & BELLI”

Pensavo di averlo dimenticato e invece…

Avevamo fatto un patto con noi stesse, giurando che non ci avremmo pensato mai più. Cancellato il numero di telefono, bloccato l’accesso su Whats App, cambiato giro di amicizie. Sembrava funzionare: stava tornando la pace nel nostro cuore e il suo ricordo sbiadiva ogni giorno di più. Finché il pensiero di lui non ha ricominciato a tenerci sveglie la notte, provocandoci frustrazione e nuove sofferenze. Non siamo sole: la “sindrome del gambero” è una fase normalissima, quasi obbligata, alla fine di una relazione. Purché passi in fretta.

 

PERCHE’ SI TORNA INDIETRO?

«Con questo termine si intende il processo psicologico vissuto da chi viene lasciato e che comincia qualche tempo dopo la rottura», spiega il dottor Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta a Milano, Roma, Napoli e Salerno. «Dà la sensazione che, nonostante il tempo trascorso e gli sforzi per superare l’accaduto, non si riesca a voltare pagina. Anzi, sembra di tornare indietro rispetto ai progressi fatti, anche a distanza di tempo. Per esempio si ricomincia a cercare l’ex, anche indirettamente chiedendo informazioni su di lui, o si tenta un timido riavvicinamento, magari postando un commento sul suo profilo social. Esponendosi, si cerca di suscitare una reazione, ma il carico di aspettative deluse alla fine pesa come un macigno. Ogni rifiuto o segnale mancato da parte dell’altro accelera la marcia all’indietro del gambero e amplifica il suo dolore. Il rischio è di cadere in un vortice di emozioni negative che ci impedisce di aprirci a nuove esperienze affettive».

 

UN PERCORSO IN 3 FASI

Accettazione. «Il processo di separazione non è mai lineare, ma pieno di interruzioni, salti, curve e ostacoli da superare: ci sono momenti in cui sembra di avercela fatta, altri in cui l’amato ci manca terribilmente. È questa discontinuità che, paradossalmente, ci consente di raggiungere la serenità alla fine », spiega l’esperto.

«Mettiamo in conto qualche cedimento lungo la strada e cerchiamo di essere indulgenti con noi stessi».

Allontanamento. «Il distacco avviene in due fasi: fisica e psicologica. Primo: non possiamo cancellare dalla mente una persona che abbiamo davanti tutti i giorni. Se ciò è inevitabile, magari per motivi lavorativi, bisogna trovare delle strategie (farsi trasferire in un altro ufficio, cambiare gli orari di lavoro). Tagliamo i ponti».

Sostituzione. La fase del distacco psicologico è la più difficile. Non basta ripetersi come un mantra: “non ci devo pensare”. La mente non registra queste imposizioni, anzi, continua a riproporre il pensiero proibito. «Non si può sostituire un pensiero con un altro pensiero, ma con un’azione sì: impegnate la mente in qualcosa da fare, che vi gratifichi e vi rassereni».

 

L’IDENTIKIT

Il gambero è sia uomo che donna. «Lui ha diverse ricadute nel tempo ma supera abbastanza rapidamente la fine di una relazione, soprattutto se trova un’altra persona, mentre nelle donne il percorso è più lungo, ma anche più lineare», spiega lo psicologo. «C’entra anche il carattere. Alcune persone fanno più fatica di altre a elaborare i lutti e le perdite: è una caratteristica intrinseca che allunga i tempi di guarigione delle ferite. In questi casi si mette in atto una sorta di rifiuto ad andare avanti, si ricerca l’amato per non dover affrontare il lungo e doloroso percorso di perdita. Altre volte la “sindrome dei passi indietro” colpisce chi ha vissuto un rapporto “morboso”, basato sulla dipendenza. Per questi è più difficile invertire la rotta del gambero, che va incontro a vere e proprie crisi di astinenza: il bisogno di vedere o sentire l’ex può assumere i connotati del dolore fisico».

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

DEPRESSIONE E SEPARAZIONE

La depressione è una malattia della mancanza della volontà e/o del desiderio.
Stare in una relazione è volontà e desiderio.
Da qui, purtroppo, nasce una profonda antitesi.
Entriamo nel dettaglio di questa dinamica.
Chi è depresso, chi vive un periodo depressivo all’interno di un quadro clinico di tipo bipolare o ciclotimico, o chi semplicemente vive un periodo depressivo, è caratterizzato dalla mancanza totale o parziale della volontà e/o del desiderio per cui ha grande difficoltà a impegnarsi in qualsiasi tipo di attività, a maggior ragione in quelle a forte contenuto emotivo e affettivo come stare in una relazione sentimentale e/o affettiva. Da qui può nascere un senso di oppressione, di eccessivo carico di responsabilità, di eccessivo impegno, tutti dovuti allo stare in relazione con un’altra persona.
Ecco che può nascere un desiderio di fuga volto ad alleggerire questo carico emotivo e affettivo che si vive nella relazione. Se si mette in atto la fuga, ci si potrebbe pentirsene nel momento in cui la depressione va via e rendersi conto che il desiderio di seperazione nasceva da una spinta depressiva e non esistenziale o di crisi di coppia.
Conseguentemente mai prendere la decisione di separarsi all’interno di un periodo depressivo, ma semplicemente far presente al proprio partner che si desidera stare un po’ soli, ripiegarsi in sé.
Allo stesso tempo il partner non deve insistere affinché la persona depressa compia uno sforzo di volontà, che si dia una svolta, che s’impegni maggiormente nella relazione. Il partner depresso non ha volontà sufficiente per impegnarsi in tutto questo. Se la depressione dovesse prolungarsi insistere unicamente perché l’altro accetti di curarsi, essere assertivi su quest’ultimo aspetto. Spesso chi è depresso non riconosce di esserlo e tende ad attribuire le cause del suo malessere a crisi esistenziali e a cause esterne o a un malessere di coppia. Aiutarlo ad accettare la dimensione di malattia della depressione significa aver già fatto un enorme passo in avanti.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

STARE INSIEME SOLO PER I FIGLI

Stare insieme solo per i figli – Molte coppie decidono di restare insieme per il bene dei propri figli, ma non è detto che questa scelta si riveli alla fine vincente

Stare insieme solo per i figli

Chi non ha sentito la classica frase: “Non mi separo a causa dei figli”? Il più delle volte quest’affermazione è un pretesto per nascondere una difficoltà personale a separarsi. Separarsi non è facile: richiede coraggio, determinazione, predisposizione al cambiamento. Pensare di rimanere per i figli, per il loro benepreserva dalle proprie indecisioni personali.

E’ giusto stare insieme per i figli?

Ma non giova ai figli. Il modello che loro si trasmette, è quello di una coppia coniugale conflittuale che sta insieme solo a causa e per ’colpa’ dei figli. Appunto, i bambini percepiscono la loro ‘colpa’ di essere aghi della bilancia di una conflittualità di coppia che ha ben altre origini e la cui difficoltà a separarsi è principalmente soggettiva e individuale.

Ai bambini giova un ambiente familiare sereno sotto tutti i punti di vista. Di sicuro non salteranno di gioia se i genitori si separano ma se questi ultimi continueranno a essere coppia genitoriale, anche se non più coniugale, il dolore della separazione presto passerà. Anche per i bambini vale il motto: “Meglio un dolore che urla che una ferita sempre aperta.”

Stare insieme per i figli o separarsi

Riflessione finale: “Invece di osservare noi stessi spesso disprezziamo gli altri. Questa si chiama proiezione: cioè proiettiamo sugli altri i problemi che abbiamo dentro di noi, trasferendoli su chi è del tutto “innocenti”. Così facendo evitiamo di guardare noi stessi.

Tutti ci siamo comportati in questo modo in situazioni difficili e siamo tutti, più o meno, stati oggetto di proiezioni da parte degli adulti, quando eravamo bambini. Esempio: quando un adulto è sotto stress a causa di problemi personali, è facile che dica a un bambino: come sei piagnucolone e noioso! Smettila! Sei davvero impossibile!”

Questo è un tipico esempio di proiezione: trasferire un problema personale, su qualcuno che non c’entra affatto. Molti di noi sono stati trattati così da bambini: gli adulti scaricavano addosso a noi i loro problemi. E così la maggior parte di noi ha imparato quanto possa essere semplice “risolvere” i problemi della vita: basta dare la colpa a qualcun altro.

Questo è, naturalmente, poco costruttivo. Trovate il modo di parlare apertamente delle proiezioni con i vostri amici e colleghi. Cosa fare quando vi accorgete che state proiettando qualcosa su qualcuno. Il primo passo, sicuramente, l’avrete già intrapreso! Consiste nel vedere e nel sapere che lo state facendo.”  (Kay Pollak)

Separazione come dirlo ai figli

E’ importante invece spiegare bene ai figli cos’è la separazione e insistere sul fatto che loro non sono stati in nessun modo la causa scatenante della fine del matrimonio. E’ normale che all’inizio il bambino sia pieno di paure, ma se vedrà che le cose nei suoi confronti non cambiano, i genitori sono sempre presenti ed affettuosi, piano piano si tranquillizzerà.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

SEPARATI IN CASA

Tratto dalla discussione del forum “Finito l'”amore”…separati in casa? Non ce l’ho fatta. Dopo mesi sono andato via.”

Argomento: Crisi di coppia, Tradimento, Separazione

Autore: Pandaniels

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Ciao
come ho già descritto scritto in altro post, il mio matrimonio è in forte crisi…è un momento di forte rottura.
Lei mi ha confessato di non amarmi più, di non avere più “pulsioni” verso di me…ecc ecc..
Nel frattempo rivede l’ex fidanzato di 20 anni prima (che i genitori gli fecero troncare) e “ha bisogno” di vederlo (dice lei) per parlarci…
Questo è il dato di fatto.
Lei mi propone di andar via e di star fuori per un periodo di tempo indeterminato…in modo che possa capire bene i suoi sentimenti…la sua vita…ecc…
Abbiamo tre figli…io ho bisogno di loro…e loro di me
Staccarmi da lei mi aiuterebbe in questo periodo perchè inizio a non sopportarla e non accetto che possa vedere un altro uomo.
Provo a fare l’indifferente, il distaccato e a vivere da “separato in casa”…
ma quando si prepara, si imbelletta tutta ed esce sto male e spesso l'”attacco” e partono le litigate…
Sto sulla via della disperazione…
Vorrei consigli sul da farsi…su come comportarmi…
se andar via di casa oppure rimanere perchè altrimenti le lascerei “campo completamente libero” …
Ma come si fa a convivere in un appartamento da separati in casa…e sperare (perchè io ancora spero) che lei “torni”?
Che atteggiamento devo avere nei suoi confronti?
saluti.
Pandaniels

“se andar via di casa oppure rimanere perchè altrimenti le lascerei “campo completamente libero” io credo che dovresti andartene, almeno i tuoi nervi riposerebbero. In fin dei conti nemmeno la tua presenza sembra essere un freno alle sue pulsioni.

Quando leggo queste storie mi sento sconfortato, come è possibile che una madre di famiglia si possa comportare così?

Minimo

“come è possibile che una madre di famiglia si possa comportare così?”

Quello che non riesco a spiegarmi… o forse sto cercando di giustificare con l’adattamento ad un “ruolo” per diversi anni…
poi improvvisamente è tornata “ventenne” e le “pulsioni” ora sono di una ventenne…

Quello che non accetto: perchè se era in crisi non ne ha parlato serenamente e esplicitamente con me (o con una amica, un familiare, uno psicologo…) invece di andare a “consolarsi” con un ex di vent’anni fa’…
Io sono devastato dal dolore.. ed inizio ad essere confuso.

Pandaniels

Penso che il discorso sia assai più delicato.
Non parliamo solo di un amore che non trova più respiro…ma bensì di una complessa sfera di situazioni, emozioni, sentimenti…
Qui ci sono di mezzo dei figli, una famiglia, sentimenti (amore paterno)…cose che per la maggior parte della loro dimensione “esulano” dalla semplice relazione di coppia.
Lei ha fatto la sua scelta, ha deciso di vivere in un certo modo…ma non può chiedere a te di andar via, di lasciare i tuoi figli…il tuo spazio…
Se l’amore è finito non ci sono parole…non c’è soluzione…ma lei con coraggio deve assumersi la resonsabilità di quello che ha deciso…

Blu_profondo
E’ quello che le ho detto io…
mi piacciono le tue parole (forse quello che mi volevo sentir dire…)
ritengo che io “debba esserci” in casa…
In passato ho provato a staccarmi per brevi periodi , ne uscivo rinforzato (più distaccato da lei) ma nel contempo ne uscivo impoverito come padre…
Quello che ritengo di dover fare è riuscire a trovare un equilibrio mentale che mi permetta di stare in casa…
(facile a dirsi…molto complicato da farsi)

Io provo a distaccarmi ma inevitabilmente “nel quotidiano” intervengono suoi gesti e/o richieste che mi danno una parvenza di “normalità” e alle quali io rispondo con disponibilità… Credo che in questo sbaglio… Devo comunque mantenere un “distacco” nei suoi confronti …

Pandaniels

“come è possibile che una madre di famiglia si possa comportare così?”
Cadere e ruotare intorno ai luoghi comuni o a i pregiudizi non serve a molto, penso.
Il ruolo di “madre di famiglia” non è intrinsecamente ed automaticamente legato alla maturità, alla forza interiore, all’equilibrio. Sarebbe bello (specialmente per i figli) se così fosse, ma se una persona non ha pace ed equilibrio dentro non sarà un figlio a dargliela, nè tantomeno una famiglia.
Anzi, è molto più probabile che una donna si scontri con i suoi più pesanti fardelli interiori, se ancora non sono stati risolti, proprio nel momento della procreazione, durante una relazione sentimentale o quando si scontra con le responsabilità ed i “ruoli” famigliari e di coppia. Anche se non lo considera o non se ne rende conto.

E’ come quando ci si chiede come fa un padre di famiglia ad andare a cercare donne per strada, o persino bambini.
Come fa? Non è a posto con se stesso, e costruirsi una famiglia, o dare vita a dei bambini, non gli regalerà di per sè l’equilibrio che cerca, se non ne ha dentro.
Lo vediamo ogni giorno in questo stesso forum: la pace di spirito la si trova dentro di sè e non nelle cose e nelle persone esterne a noi, o nei ruoli che ricopriamo.

Altrimenti le famiglie dovrebbero essere automaticamente tutte felici e spensierate, cosa che spesso non sono.

Per crescere sul serio è bene farsi domande su di noi e tentare di comprendere davvero le realtà di chi ci è vicino, altrimenti si pensa che lo status di una persona ne faccia una persona buona o cattiva, ci si bendano gli occhi, e poi si hanno le delusioni più grandi ed “inaspettate”.

Yana

@ Yana
Il tuo intervento a parer mio è giusto.
Ad oggi lei non rinnega il fatto di essere mamma…ma “rivendica” libertà (forse) non avute da adolescente/ragazza.
Cmq io non sto giudicando…ci mancherebbe…
La mia “preoccupazione” (sono la parte in causa) è la sua inerzia…il suo comunque lasciarsi andare e pur riconoscendo di “non star bene” in questo periodo, il non voler accettare il fatto che forse l’aiuto di un terapeuta le gioverebbe. Indipendentemente dalla vita coniugale che verrà. Per lei come persona.
Pandaniels

Caro Pandaniels,
deve essere molto tormentoso vivere in una situazione del genere.
Chiaramente non mi sento di darti “consigli” sul da farsi (andare/rimanere) perchè ognuno deve seguire le proprie sensazioni, in base ad un imprecisato numero di fattori ed elementi appartenenti alla propria situazione (di coppia ed interiore).

Credo che però, se sei così confuso su come muoverti (normalissimo penso) tu debba porti delle domande importanti, che ti permettano di prendere una scelta, e risponderti con onestà.

In questo momento mi pare di aver capito che tu stia male con e senza di lei.
Ma qual è la scelta, tra andare e rimanere, che ti gioverebbe di più a lungo andare?
Cosa ti trattiene e cosa invece ti suggerisce di andartene?
Risponditi e poi valuta il peso delle due situazioni.

Avete anche dei figli.
Valuta anche quale sarebbe per loro, sempre nel lungo termine, la condizione più traumatica, considerando che se prendi una decisione che si fonda più sulla speranza di un ritorno che sulla tua serenità e ricostruzione di te stesso, per i tuoi figli questo sarebbe determinante.

Qualsiasi decisione prenderai, e so che non è semplice scegliere, bensì infinitamente complesso e stressante, cerca di farlo pensando il più possibile alla raggiungimento di una tua ripresa interiore, piuttosto che ragionare solamente in termini di ritorno della stabilità di coppia.

Credo che la tua presenza/assenza non determini necessariamente un ritorno/allontanamento di lei.
E’ molto più importante, da parte di entrambi, scegliere di assecondare la propria serenità (quella vera, non quella apparente) per, eventualmente, ricostruire qualcosa.
Altrimenti anche un eventuale ritorno, magari forzato, o implorato, potrebbe rivelarsi fasullo o non realmente sentito. E questo aumenterebbe illusioni, stress, tristezza, malessere e determinare un picco in discesa dell’autostima e dell’equilibrio.

Ti abbraccio
Yana

 

Riesco ad immedesimarmi nella sofferenza di questa donna….anche io ho perso la mamma da piccola, e stessa situazione con la nuova donna! si diventa responsabili molto presto, si cresce privandosi di molti divertimenti, e delle esperienze dell’età giusta.
Sì perchè c’è un età giusta per vivere le cose, anche io mi sono sentita oppressa da questa situazione….e poi sono esplosa a 30 anni nel rapporto di coppia che avevo da sempre (l’unico uomo della mia vita).
Ma purtroppo non si può vivere al contrario, non si può far pagare agli altri lo scotto che la vita ci ha dato.

E’ una realtà che solo noi stessi dobbiamo superare, accettare, digerire. Lei ora si sente probabilmente insoddisfatta, e vorrebbe riprendere in mano la sua vita che in questi anni ha lasciato passare con senso del dovere accentuato, e con autoresponsabilizzazione….e che poi provoca appunto l’esplosione.
Deve riuscire a comprendere che non è più il tempo e la situazione, deve trovare un aiuto esterno per digerire ciò che ha vissuto e come l’ha vissuto.
Comunque ammiro il coraggio di questa esplosione. Lei ha deciso di volersi bene con questa decisione, purtroppo però indirizzando le energie nel senso sbagliato….ha bisogno di essere indirizzata.

Stella7

 

x Yana: grazie delle parole e degli abbracci che ricambio.
Come hai gia capito nel tuo intervento…
Cosa ti trattiene e cosa invece ti suggerisce di andartene?
Mi trattiene la speranza che un giorno mia moglie mi possa ri-desiderare…
Mi suggerisce di andar via il motivo opposto: lei non mi cerca, non mi ama non mi desidera…perchè star qui e soffrire accanto a lei?
Pandaniels 

Quello che sto cercando di capire con questa discussione è se c’è la possibilità di “rappresentare un problema di pericolo imminente”, cioè far avvertire a lei la sensazione della mia “perdita”, pur rimanendo in casa.
Un modo potrebbe essere avere un atteggiamento di indifferenza e completo distacco da lei. Cambiare abitudini “spiazzarla” continuamente…
non so …cosa ne pensate?

Pandaniels

E’ difficile sai, purtroppo le strategie sono rischiose, si mette in atto un comportamento che non è nostro, ma calcolato, e se poi va male….ci si potrebbe sentire in colpa per la strategia adottata.

Devi fare ciò che senti nel cuore e nella mente, trovando un giusto compromesso.
Io ho adottato queste strategie dopo il tradimento, mi sentivo messa da parte, data per scontata, volevo che lui capisse il dolore che mi aveva causato, volevo dargli uno scossone e così ho chiesto la pausa, ho chiesto che se ne andasse di casa…..risultato, se n’è andato e anche quando gli ho chiesto di ricominciare….lui non è più tornato.

Forse dovrei dire Bene, le carte si sono scoperte e ho capito che lui ha preso questa decisione che forse non aveva il coraggio di prendere…e ha preso la palla al balzo!
Ma non ti nego che io rimugino proprio su questa vicenda, con i se ed i ma del caso…e se non lo avessi lasciato? e se non avessi forzato la cosa?…..
Insomma è difficile darti un consiglio, devi essere tu a fare ciò che giusto per te.
Un abbraccio

Stella7

“E’ difficile sai, purtroppo le strategie sono rischiose, si mette in atto un comportamento che non è nostro, ma calcolato, e se poi va male….ci si potrebbe sentire in colpa per la strategia adottata.”

E aggiungo: e se va “bene”? la persona sarà ritornata perchè ci ama davvero o perchè è attratta ed affascinata dalle maschere che sono venute fuori attraverso le nostre strategie?
E ancora, questo ritorno potrà durare?
E’ chiaro che non si può mai sapere se una relazione durerà, anche nel caso di un atteggiamento autentico, spontaneo, e non premeditato, ma quantomeno se si è se stessi e la relazione dura questo accadrà perchè è autentica e lo è anche l’amore dell’altro.
Contrariamente, e quindi adottando delle tattiche “forzate”, si rischia di tenere legata a sè una persona non per ciò che si è ma per il senso di perdita che si provoca in lei.
Sono questi amore, vicinanza, accettazione, condivisione, intimità reali?

Io rifletterei bene, si rischia di ottenere nel breve periodo quello che si vorrebbe, ma poi si vacillerebbe di nuovo.
Qualsiasi cosa non sia reale prima o poi vacilla.

Pandaniels, tu cosa vuoi veramente?
Vuoi che lei torni perchè si rende conto che è innamorata e ti desidera ancora davvero, o vuoi che lei torni solo perchè si sente abbandonata e percepisce paura di perdere un punto fermo?
Nella seconda opzione si annullano le proprie esigenze primarie (condividere amore ed intimità autentici) in cambio dell’illusoria sicurezza di avere vicino qualcuno.
Ma se questo qualcuno non fosse più poi così vicino si rischia di farsi più male riconciliandosi che accettando la fine di una relazione.

Io credo che l’atteggiamento migliore sia sempre quello di esprimere quanto più possiamo autenticità. Così non piaceremo proprio a tutti, ma chi deciderà di rimanerci al fianco lo farà perchè ci ama davvero, così come siamo.
Un abbraccio Yana

Io non penso nè che Pandaniels debba restare nè che se ne debba andare, penso che debba fare quello che il cuore gli concede, senza forzare eccessivamente una situazione già in crisi tramite strategie premeditate.
Le strategie sono razionali e non hanno nulla a che vedere nè con l’Amore nè con l’innamoramento, semmai vanno a braccetto ed condiscendono le nostre paure, che rischiamo veramente di mandarci fuori strada.

E’ chiaro che quando si ha la percezione di perdere una persona che si sente di amare, istintivamente ci si fa prendere dal panico e si tenta ogni strada per indurre l’altro a rimanere. Chi non l’ha mai fatto? E’ umano.

Ma se ci si pensa bene, l’esigenza più grande che aneliamo (oltre che l’esperienza più bella) è quella di riuscire a “condividere Amore”.
E quindi è bene lottare per un amore, ma è anche bene restare aderenti alla realtà ed eventualmente accettare, nel tempo e se questo è il caso, che la persona che vorremmo accanto a noi non ci ama.
Questo perchè, se non fosse come tu interpreti, si rischia di rimanere attaccati ad un’idea, ad un’illusione e di non trarne poi, a lungo andare, i benefici che l’Amore ci può riservare.

Bisogna sempre comprendere ed accettare se la persona che è al nostro fianco ci ama autenticamente o meno, o se ci ama ancora.
Per fare questo io credo che sia necessario rimanere il più possibile fedeli a noi stessi e mostrare ciò che siamo.
Un abbraccio Yana

 

@Yana
Grazie ancora delle tue parole…
Che probabilmente sono quelle che sento più “mie”.
Pandaniels, tu cosa vuoi veramente? 
Vuoi che lei torni perchè si rende conto che è innamorata e ti desidera ancora davvero, o vuoi che lei torni solo perchè si sente abbandonata e percepisce paura di perdere un punto fermo? 
Ovvio. La prima.

Io credo che l’atteggiamento migliore sia sempre quello di esprimere quanto più possiamo autenticità. Così non piaceremo proprio a tutti, ma chi deciderà di rimanerci al fianco lo farà perchè ci ama davevro, così come siamo.

Mi rispecchio in questo.
La sincerità la lealtà, l’autenticità che mi aspetto dal prossimo, deve essere per prima la mia.
Riflettevo poi anche sul tuo precedente intervento:
Valutare la decisione da prendere ” a lungo termine “…
Pandaniels

Ciao Pandaniels,
la tua situazione mi tocca molto da vicino perchè anche io mi sono trovata di fronte ad un dilemma simile al tuo: mandare via mio marito o lasciare che restasse?

Rispondere a queste domande è difficilissimo, specie se si ricerca la risposta ovunque tranne che nel nostro sentire.
Per educazione e cultura, io avrei optato per buttarlo fuori di casa su due piedi; per timore di perderlo lo avrei trattenuto ad ogni costo.
Qual’era la soluzione giusta?
Nessuna delle due, perchè entrambe partivano dal tenere al centro della questione chiunque (la famiglia, la società, mio marito) tranne che me stessa.

Concordo con Yana e con chi ti ha suggerito che certe decisioni non si assumono seguendo una strategia.
E non solo perchè si corre il rischio di arrivare a risultati non veritieri ma anche perchè in ogni situazione di crisi non c’è niente di banale, di scontato o di lineare quanto può sembrare in apparenza.

Certo, può darsi che tua moglie senta attaccamento, passione o attrazione o comunque la si voglia chiamare, nei confronti di un uomo verso il quale non ha potuto esprimere liberamente se stessa da giovane ma credo che questa sia solo la punta dell’iceberg.
Un iceberg composto dal rapporto con i genitori,dalle sue stesse scelte e che certo non si può ridurre e contenere in poche righe di analisi.

Soltanto lei potrà giungere a comprendere se stessa, le sue motivazioni e le sue mancanze.
E per fare questo, credo per la mia esperienza, si debba guardare bene dentro se stessi senza affidare all’assenza o alla presenza di terzi la soluzione dei propri problemi.

Credere che la vicinanza di quell’uomo così come la tua lontananza le possano permettere di comprendere ciò che sente è ancora affidare all’esterno di se la soluzione dei problemi se non addirittura credere che questa soluzione sia rappresentata da una persona piuttosto che da un’altra.
Se siamo infelici e ci manca “qualcosa” non sono gli altri a dovercelo dare: certo non un uomo o comunque una relazione.

La soluzione migliore è certamente quella che a lungo termine può farci acquisire maggiore serenità ma questo non vuol dire dover scegliere su due piedi.
Se dovessi decidere che per il tuo benessere è meglio che tu vada, non devi fare le valigie e andare via domani.
E’ importante, qualunque sia la nostra scelta, attuarla nel momento in cui ci sentiamo pronti.

In questo momento sei confuso e non sai che fare: prendi atto di questo e datti il tempo di trovare una dimensione giusta per te, che ti consenta poi di agire.
Il momento in cui ho deciso che io e la mia serenità venivano prima di tutto è stato un grande punto di svolta, anche se di per se nulla sembrava essere cambiato.

Non ho mai mandato via mio marito perchè sentivo dentro di me che non ero pronta ma ho iniziato, poco alla volta, a crearmi nuovi spazi e nuovi modi di vivere che non fossero incentrati su di lui, sulle sue uscite, su dove andava e con chi.
E ho cominciato a vivere per me: nuovi hobbies, nuovi spazi, il forum, nuovi amici.

D’un tratto la mia vita era piena di me e questo mi ha consentito di avere maggiore forza.
Si può anche decidere di agire secondo delle strategie ma chi ci è accanto sente la differenza tra una strategia e la volontà ferma e sincera.
A che pro cercare di far credere che siamo pronti ad andarcene se non è vero?
Ho detto tante volte che lo buttavo fuori che alla fine ero persino stufa di sentirmi da sola.
E non ero affatto credibile.

Si è credibili quando ci si comporta coerentemente col proprio sentire.
Perciò se quello che senti tu ora è confusione, esprimi confusione.
Cerca un modo per ritrovare un tuo equilibrio.
Tu non hai il potere di risolvere le problematiche di tua moglie ma puoi cercare di risolvere le tue.
So che la situazione al momento è complessa, proprio perchè ora nessuna soluzione ti rende felice e ti fa stare bene.

Anche io sentivo tutto questo e capisco, ora, che semplicemente allora non ero pronta a decidere ma avevo bisogna prima di tutto di lavorare su di me, all’interno.
Al dove stare, come e con chi ho pensato dopo.

Al di la di tutto, io credo che se si è convinti di qualcosa niente e nessuno ci impediscono di perseguire una scelta: mio marito ha minacciato più volte (anche lui!) di andarsene.
E mi ha detto a lungo che così gli avevo impedito di capire cosa voleva.
Non è vero: cosa avrei potuto fare se davvero avesse voluto andarsene? Aggrapparmi ai pantaloni??

La verità è che allora nemmeno lui sapeva cosa voleva e al di là del risultato ( che si resti insieme o ci si separi) conta soprattutto compiere delle scelte sentite.
Se non si sente una scelta come giusta, allora forse è il caso di chiedersi come mai e lavorare su di se per arrivare a sentire finalmente “una” scelta come quella giusta per noi.
E noi non sta per noi come coppia ma per noi come individui.
Quando sapremo cosa è giusto davvero per noi, allora potremmo scoprire cosa è giusto per la coppia e lavorarci insieme, sia per lasciarsi che per restare.

Un forte abbraccio
Zebretta 

Il mio consiglio è del tutto personale, soggettivo e approssimativo.
Non consiglio un atteggiamento artificioso o tattico, ritengo, semplicemente,in base alle poche righe scritte per descrivere la situazione, che la signora abbia bisogno di uno scossone.
La mia opinione è che, come accade a molte persone dopo una lunga vita insieme allo stesso partner, la signora sia esplosa e si sia presa una vacanza (l’ex può rappresentare il periodo in cui era spensierata; la parte di sè che rimpiange, più che l’ex in sè).
In questo momento non è lucida; è troppo presa da sè; come una pentola a pressione che abbia accumulato e si sia scoperchiata.
Non la sto condannando, si badi. Dico solo che succede; e succede molto ma molto spesso.
E quando una persona non è lucida e non ragiona, la si prende a pizze (metaforicamente e affettuosamente, si badi bene); non la si guarda aspettando che le passi (forse, speriamo bene).
Andare via per un pò potrebbe rappresentare lo scossone che la farebbe tornare in sè.
La presenza piagnucolosa, in trepida attesa, in questo momento potrebbe solo infastidire.
E io ribadisco che, secondo me, non ha smesso di amarti.
E’ solo sbottata perchè (probabilmente anche per colpa sua) non si era dedicata più a se stessa e ora vuole recuperare il tempo perduto.
Malox_70

@ zebretta Grazie delle tue parole
In questo momento…a parole capisco e comprendo che devo badare ai miei bisogni, alla mia serenità…
ma all’atto pratico ancora ritengo che questa mio star bene è legato allo stare con lei, al condividere fisicamente il mio tempo con lei.
Banalmente: potrei uscire da solo, occuparmi di me stesso…fare una cosa che piace a me…invece ritengo che il mio benessere sia accanto a lei…condividendo il mio tempo con lei (passeggiando con lei, stando al mare con lei…ecc)
Forse dovrei rifletterre sul fatto che se condividessi il mio tempo con la “lei” attuale (che per me non è la lei di prima) questo tempo vorrei allora veramente dedicarlo a me stesso…(?)

Il momento in cui ho deciso che io e la mia serenità venivano prima di tutto è stato un grande punto di svolta, anche se di per se nulla sembrava essere cambiato.

Considera poi che sono sempre “condizionato” dal mio ruolo di padre e non riesco a staccarmi da questo e pensare solo a me stesso. Anche per problemi oggettivi (chi impegnerebbe il tempo con i miei figli?)

Pandaniels

Ciao Malox,
ognuno di noi qui da e legittimamente la propria opinione e molto spesso si basa anche sulla propria esperienza.
E ognuno di noi ha esperienze diverse. Perchè siamo tutti diversi e proprio per questo non esiste un modo univoco di fronteggiare una crisi.
Ognuno deve trovare il proprio, in relazione a ciò che è ed al proprio vissuto di coppia.

Quando leggiamo una storia ne abbiamo sempre e solo una visione parziale: sia perchè è difficile condensare una relazione in poche righe sia perchè comunque ascoltiamo solo una delle due parti in causa.
Una relazione è tale proprio in quanto due persone interagiscono.
In più molte delle dinamiche di una coppia sono inconsce e difficilmente individuali se non attraverso un’approfondita analisi.

Per questo credo che solo chi vive la relazione possa alla fine essere in grado di comprendere quale sia realmente la situazione e trovare di conseguenza la soluzione migliore.

E quando una persona non è lucida e non ragiona, la si prende a pizze (metaforicamente e affettuosamente, si badi bene); non la si guarda aspettando che le passi (forse, speriamo bene). 
Andare via per un pò potrebbe rappresentare lo scossone che la farebbe tornare in sè. 

Può darsi che per qualcuno possa essere utile lo scossone come per altri no.
E può darsi che andare via possa essere proprio lo scossone giusto oppure rivelarsi un boomerang dall’effetto devastante.
Io resto convinta che le soluzioni siano dentro di noi e non all’esterno.
Questo è coerente con me e con ciò che vissuto e dunque una soluzione “scossone” sarebbe assolutamente deleteria nel mio caso.
Evidentemente la tua esperienza è diversa.

Ma conta l’esperienza di Pandaniels ed il suo modo di essere e sentire: non esistono soluzioni giuste e soluzioni sbagliate ma soluzioni coerenti al nostro essere che, in quanto tali, diventano giuste.

Io ho scelto di restare perchè era giusto per me, non sentendomi pronta ad una scelta.
Questo non si è tradotto in un restare in un angolo in disparte a piagnucolare (per carità, all’inizio ho fatto anche quello, non lo nego…è umano) ma poi ho utilizzato quel tempo come il mio tempo per trasformarmi, per passare da crisalide a farfalla e spiegare le ali, ovunque esse mi portassero.

Un abbraccio

Zebretta

ma all’atto pratico ancora ritengo che questa mio star bene è legato allo stare con lei, al condividere fisicamente il mio tempo con lei.

Lo capisco, era così anche per me e non è stato facile accettare e introiettare una visione diversa.
Durante la crisi con mio marito, io gli ho scritto molte lettere in cui analizzavo me stessa e la nostra storia.
Ho sempre amato scrivere e “scoprirmi” attraverso la rilettura e una volta mi sono sorpresa: gli avevo scritto quanto fosse e fosse stato importante per me ma che lui era parte della mia vita e non la vita.

Accettare che pensiero fosse sano è stato difficile perchè mi sembrava così di amarlo meno e invece ho capito, nel tempo, che questo coincide con l’amare di più me stessa e di conseguenza anche lui.
Amarlo in un modo più sano e non attraverso la necessità della sua presenza.

Più ci si ama, più ci si completa da soli, più si è in grado di donarsi veramente.
Anche una passeggiata solo o con i tuoi figli fa parte della vita e ti può dare serenità, anche se lei non c’è.

Oggi guardo le persone che amo e sono felice di averle accanto a me: se le perdessi ne soffrirei ma so che comunque starei bene.
Se mio marito c’è io sono felice ma se non ci fosse questo non equivarrebbe alla fine della mia vita.

Se la tua serenità dipende da lei, stai anche tu, in questo modo, delegando il tuo benessere alla sua assenza/presenza.
Il benessere nasce da noi: se non stiamo bene con noi stessi, non possiamo stare bene con gli altri.

Se una storia è stata “proficua”, nel senso che entrambi i partner ne hanno goduto, sono stati felici ed hanno potuto realizzare i propri progetti, allora questa implica una crescita, un’evoluzione e un modo diverso e più “adulto” di amare.
E’ normale e giusto che sia, così come è normale che questo cambiamento possa spiazzare.

Tuttavia, almeno secondo me, l’amore si esplica attraverso la libertà di scegliere ed essere scelti.
E questo, sempre per me, vuol dire scegliere ogni giorno chi amo, non perchè senza non posso vivere ( e dunque per bisogno)ma perchè sto bene con me stessa e voglio donarmi ad un altra persona.

Chi impegna il tempo con i tuoi figli quando tua moglie esce?
Al di là del fatto che non siete in armonia come coppia, siete sempre genitori, con uguali responsabilità, diritti e doveri.
Ognuno di voi due ha diritto ai propri spazi e il dovere ad occuparsi dei figli.

Un abbraccio Zebretta 

uno dei motivi principali secondo me della nostra crisi, è proprio il fatto che io negli ultimi mesi non stavo bene con me stesso..
e gliel’ho avevo anche confessato…
avevo perso molto del mio amor proprio (come si dice…della voglia di vivere forse…)
poi la crisi è esplosa. (ed è arrivato l’altro …)

Leggendoti mi fai riflettere che probabilmente la nostra storia non è stata molto “proficua”… per entrambi…

Ora però io vedo lei che è felice, che sta bene con se stessa…(almeno a me sembra…) e probabilmente si vorrà donare a quel suo ex …o come mi dice lei…se non era questo sarebbe stato un altro fra qualche mese.

Chi impegna il tempo con i tuoi figli quando tua moglie esce?
Io, oppure i miei genitori con il mio aiuto.
Da quando c’è questa crisi lei ha avuto qualche sabato o domenica per concedersi il “suo spazio” (su sua richiesta …sperando sempre in un “ritorno” …l’ho lasciata libera di riflettere…di star con se stessa…) mentre io non ho mai avuto il “mio spazio”

Pandaniels 

Non so se la tua storia sia stata proficua ma con “proficua” io intendo rispetto ai progetti che si avevano all’inizio della stessa.

Forse prima avevate la necessità di costruire sicurezza e stabilità, magari ora avete altre priorità.
In ogni caso, se tu hai sentito prima della crisi che qualcosa stonava in te, sarebbe bene, nel caso ancora non ti fosse chiaro, che tu cercassi di capire cosa.

Se tua moglie sia felice o convinta della sua scelta è qualcosa che può dirti solo lei: noi possiamo supporre soltanto cosa pensa e sente ma la verità la conosce solo lei.
Forse, aggiungo. Nel senso che la mia convinzione resta che quando siamo certi delle nostre scelte le applichiamo senza remore.

Il che non vuol necessariamente dire che lei ti ami ancora ma magari che anche lei è confusa e non sa cosa fare oppure lo sa ma non in che modo.
Insomma, secondo me presumere cosa sente e pensa chi ci sta vicino è sempre molto rischioso.
E’ molto meglio chiederlo.

Tu ti sei sentito in crisi e lo hai detto; lei si è sentita in crisi e ha agito rivolgendosi ad un ex.
La crisi di una coppia non può essere colpa dell’uno piuttosto che dell’altro perchè la coppia è un sistema che interagisce.
Si possono avere però reazioni diverse ed ognuno è responsabile della propria.
Essere responsabili vuol dire scegliere accogliendone le conseguenze.

Le motivazioni che vi hanno portato a questa situazione sono precedenti all’esplosione della crisi ed è lì che vanno cercati i motivi ed i modi di risolvere la situazione.
Stare insieme comporta anche crescere insieme, sia come individuo che come coppia.

Prova a valutare se, per esempio, il non aver mai avuto spazi soltanto tuoi possa in qualche modo aver contribuito a farti sentire in crisi.
Per me è stato così e l’ho realizzato nel momento esatto dello scoppio: all’improvviso ho capito che io esistevo e mi vivevo solo in quanto “moglie di” e mi ero dimenticata che io ero anche altro, anzi quasi non lo sapevo più.
Anche perchè nel frattempo ero cambiata e con me le mie esigenze e i miei desideri, anche se io li avevo ignorati.

A parte il dolore, immenso e lacerante, questa crisi mi ha regalato l’opportunità di comprendere chi sono, cosa mi piace, di esplorare limiti che credevo invalicabili per me.
Banalmente: ho sperimentato l’andar via da sola qualche giorno e il poter stare bene; cenare da sola ad un tavolo di ristorante senza sentirmi una fallita; rispolverare un vecchio desiderio (quello di prendere lezioni di canto) e riuscire persino a cantare in pubblico.

Sono piccole cose che un tempo non avrei fatto nemmeno sotto tortura e che oggi mi regalano grande fiducia in me stessa e una nuova autostima.
Tutte piccole cose che mi hanno anche permesso di cambiare lavoro e provare a fare quello che mi piace davvero.

Sei all’inizio di una situazione difficile e per giunta che vede coinvolti i tuoi bambini e sono certa che questo renda tutto ancora più complesso ma il lato positivo delle crisi (credimi esiste davvero) è che ti obbligano a guardarti dentro e a spostare il fuoco su di te.

Non possiamo obbligare qualcuno a condividere il suo tempo con noi nè ad amarci; non possiamo indurre all’analisi se non nasce da un moto spontaneo ma tutto quello che non possiamo fare per gli altri, lo possiamo fare per noi.

Tieni comunque presente che se anche lei tornasse ora, questo non cambierebbe la sensazione di malessere che avevi già prima della crisi e solo tu puoi arrivare a comprendere a cosa era dovuta e trovare di conseguenza un tuo equilibrio.

Un abbraccio

Zebretta 


@zebretta
I progetti che si avevano all’inizio erano quelli di crescere e avere dei figli…
e questi sono arrivati.
Forse poi ci siamo “seduti” …ora i figli ci sono…ma non abbiamo più “progettato” nulla…

Volevo far presente un altro particolare della nostra vicenda:
prima che esplodesse la crisi lei mi ha lanciato diversi segnali…che io non ho saputo cogliere,
come addirittura quello “…guarda che io mi faccio l’amante!”
Io non l’ho mai trascurata sessualmente…nel senso che sono sempre stato attratto da lei,
ma probabilmente l’ho trascurata “emotivamente”.
Sapevo che lei c’era. Lei era mia moglie.
Lei minacciava anche che ci saremmo separati…
io (AHIME’) non davo peso alla cosa…Stavo già male di mio…già non mi volevo bene.
E negli ultimi tempi mi rinfacciava di non provare attrazione per me…e che io spesso non l’avevo soddisfatta sessualmente
(dopo 16 anni me lo dici????)

Riguardo a quello che lei prova…gliel’ho chiesto:
Verso di me -ora- non ha “pulsioni”, non sente amore.
Mi dice che è confusa. molto confusa…che per quest’uomo ora prova attrazione.
Attrazione fisica. Che lui era ed è lo stereotipo del suo ideale fisico di uomo…al contrario di me.
Che probabilmente non sarà per lui che ci separeremo…che cmq ora lei avrebbe piacere ad essere corteggiata da altri uomini
(e che potrebbe “cadere” alle loro avances)
Che lei cmq potrebbe separarsi e continuare a vivere senza un compagno accanto.

Non trascurate il fatto che lei si è sposata forse anche perchè io rientravo nei “canoni” dei suoi genitori…ma non nei suoi…

zebretta ha scritto:
Il che non vuol necessariamente dire che lei ti ami ancora ma magari che anche lei è confusa e non sa cosa fare oppure lo sa ma non in che modo. 

lei sa cosa vuole ora : separarsi.
(Non so se ha capito che a lungo termine potrebbe non essere la sua reale volontà…)
Nel contempo si rende conto chè è un problema: per i nostri figli (è consapevole di quanto loro hanno bisogno di me…; organizzativo, dove vado io, dove va lei, come ci si organizza?

Prova a valutare se, per esempio, il non aver mai avuto spazi soltanto tuoi possa in qualche modo aver contribuito a farti sentire in crisi. 
Per me è stato così e l’ho realizzato nel momento esatto dello scoppio: all’improvviso ho capito che io esistevo e mi vivevo solo in quanto “moglie di” e mi ero dimenticata che io ero anche altro, anzi quasi non lo sapevo più. 
Anche perchè nel frattempo ero cambiata e con me le mie esigenze e i miei desideri, anche se io li avevo ignorati. 

E_S_A_T_T_A_M_E_N_T_E! come me.
“marito di” e “padre di” stop.
io non esistevo ed esisto più.
Ora forse lo sto capendo e inizio a capire che mi devo riprendere i miei spazi.

Tieni comunque presente che se anche lei tornasse ora, questo non cambierebbe la sensazione di malessere che avevi già prima della crisi e solo tu puoi arrivare a comprendere a cosa era dovuta e trovare di conseguenza un tuo equilibrio. 
ne sono perfettamente consapevole 😉
(grazie a voi che mi siete vicini)
Pandaniels

Ciao,
non so se sia questo il caso, però credo che chi non dovesse più avere l’amore di genitore (e mette solo se stesso al centro della sua vita) è giusto che si faccia da parte per lasciare i figli a chi, al contrario, questo amore ancora ce l’ha. I figli hanno tutto il diritto di crescere nel modo migliore possibile. Quindi, anche se fosse solo una pausa, io credo sia lei a dover andare (magari cercando di mettere in ordine la sua vita).

Ti chiedi perchè è andata a cercare proprio l’ex: forse proprio perchè non ha avuto modo a suo tempo di sperimentare se quello poteva essere l’amore della sua vita. Diciamo che l’ha tenuto in congelatore. Non voglio dire che non si sia innamorata di te o che non lo sia ancora ora.
Troppo stress accumulato, troppe volte senza avere nemmeno 5 minuti per se (insomma, con tre figli), troppo tempo senza avere 5 minuti per la coppia, ecc, … questo dovresti saperlo/scoprirlo tu.
È importante comprenderlo … per lei .. ma anche per te.
Immagino che in questo momento i figli siano per lei più dei “fratellini minori”.

Aiutati (e aiutala, senza forzare) a comprendere i motivi di questo suo essere.

Un abbraccio
AlanR
Grazie AlanR del tuo intervento…
in effetti non è (ancora) proprio questo il caso…
nel senso che lei ha ancora un “senso materno”, si è attenuato rispetto al passato ma ce l’ha.

Ieri mi sono preso un pomeriggio “per me” sono stato bene, ma oggi già sono in “ricaduta” al pensiero che mentre sono a lavoro lei è uscita (per suoi “motivi”) “sbolognando” i figli a destra e manca.

” Non vorrei illuderti ” mi dice sempre per “negarsi” quando ancora le propongo qualche uscita insieme o altro…
Forse veramente io non dovrei illudermi…
ma il conviverci e vederla più che quotidianamente non aiuta me.

Io non so perchè…ma non riesco a “mollare”
mi sembro “aggrappato” a questa donna per un filo sottile come una ragnatela.
Filo che io non riesco a spezzare…
…ma forse anche lei non riesce a “scrollare”.

Mi farò ancora più male alla fine… (???)
non lo so…ora mi sento questo. Di starle ancora accanto. Sento ancora amore.

Pandaniels 

Stamane ho avuto uno “scatto”…ho litigato con lei (anzi più che altro io urlo le chiedo motivazioni…e lei ascolta e non sa rispondere)
Ho scoperto che il suo “amante” le manda messaggi d’amore con desiderio sessuale…non ho retto. (Mea cupla)
Inizio a pensare che la convivenza civile tra separati in appartamento è impossibile.
Io poi sto sempre lì a “sbavarle” dietro sperando in un suo “ritorno”…
Vivendola quotidianamente, non me ne faccio una ragione.
Alla fine della lite mi ha ribadito che è meglio se ci separiamo temporaneamente.
Ma perchè devo andar via io???

Pandaniels

no… non devi essere tu ad andartene …
Piuttosto che decidere chi deve andarsene, io la metterei su chi deve restare:
e per me è tra i due quello che meglio può essere genitore dei vostri figli.
I figli sono gli unici ad avere il diritto di continuare a vivere li, con almeno
un genitore presente.

Da quello che so, spesso la legge attribuisce la responsabilità di genitore alla madre.
Non è detto però che sia sempre la scelta “giusta” …

AlanR

Da ieri sera inizio a star meglio, a soffrire meno.
Me ne sono reso conto nel momento in cui ho scoperto l’ennesimo sms del suo “amante”… Per la prima volta non ho “reagito” non ho avuto attacchi d’ira verso di lei, non ho fatto “scenate” di gelosia…
La cosa mi è scivolata via come nulla fosse… L’ho ignorata.

Non so cosa mi è successo o mi sta succedendo ma inizio a guardare le cose sotto una luce diversa.
Nel fine settimana sono stato da solo con due dei figli, li ho portati al mare, sono stato, anzi siamo stati, benissimo.
Alla sera rientrando in casa un po’ d’ansia…di agitazione al pensiero che l’avrei rivista…Ora coabitare mi provoca un certo nervosismo, o ansia…non saprei.

AlaN in altri post parlava delle “meraviglie” che la vita quotidianamente può riservarci…
è incredibile, stamane in treno alzandomi per scendere ho avuto il piacere il bisogno (boh?) di salutare due ragazze che mi sedevano di fronte. Augurare a due sconosciute la buona giornata…una “stranezza” che ho sentito di fare e che mi ha fatto star bene. Per me questa è stata una meraviglia della giornata.
Forse inizio a cogliere che quello che sto vivendo sia veramente una opportunità per me, per la mia vita, per conoscere e riscoprire me stesso.

Buon proseguimento a tutti

Pandaniels

Sto smettendo di soffrire.
Ma inizio ad essere molto confuso.
Convivendo con lei mi rendo conto che lei non è più la stessa (e probabilmente anche io non sono e non sarò quello di prima). Son caduti i “veli” che avevo davanti. Ora inizia la confusione, la paura…
E’ veramente lei quella che voglio?
Se 15/20 gg fa… ero disposto a lottare con i denti per questa relazione…oggi no, non ne sono più così sicuro.
Ho paura (sarà paura questa…?) di “disamorarmi” di lei.

Pandaniels

Tra ieri sera e stamane ho avuto una ricaduta. Era inevitabile (credo) che avvenisse…
Lei ha dormito insieme a me, nel nostro letto (solo dormire)
Io l’ho coccolata…non ho resistito…lei ha accettato le mie coccole. Le coccole fatte a lei, sono state una calda carezza per il mio cuore… Una sensazione che mi si è risvegliata e che era oramai del passato…ma penso che mi farà male nei prossimi giorni. Ma lo sentivo, l’ho voluto fare.
Ora comunque sento veramente di essere per lei “un fratello”.
Lei in questo momento è debole e la sua debolezza è la cosa che mi rende debole e mi riavvicina a lei (perchè?) Forse io da sempre sono innamorato della sua fragilità, della sua debolezza…può essere?
il suo stato d’animo è ora mutato perchè in questo momento l’altro si sta “tirando indietro”. Così lei che ha lottato contro mille avversità (me, la nostra famiglia, i suoi genitori…lei stessa…) per cercare di riprenderselo ora si sente “tradita” delusa… Ed io mi sento un sopramobile accantonato di cui lei non sa che farsene.
Potrebbe anche essere che il rapporto si recuperi, col tempo…ma io sarò stato “la ruota di scorta”
Sono confusissimo…e (forse) sempre innamorato.
Pandaniels 

Ti sembrerà drastico il mio pensiero, ma io credo questo (in base a quello che tu mi dici):
tu la rivuoi vicino a te e che tu ne sia cosciente o meno, faresti qualunque cosa per questo: fai attenzione
perchè il confine tra amore e attaccamento non è disegnato su nessuna mappa!
lei desidera ricevere: in fondo, non è molto importante da chi..
La soluzione sta non tanto in ciò che si desidera, ma in ciò che c’è veramente bisogno:
in altre parole, la soluzione sta nella soluzione e non nel desiderio di palliativi alla stessa.

Lei ha bisogno di stare da sola, senza coccole, senza supporto, senza niente che non venga
che da se stessa: gli chiarirebbe le idee su ciò che vuole veramente per la sua vita.
Tu hai bisogno di sentire se c’è ancora amore nei suoi confronti o se è attaccamento:
sicuramente non arrivi a questo dando tutto ciò che lei, in modo evidente o meno, chiede.

L’unico modo di stare insieme con Amore, è amarvi: RECIPROCAMENTE.
Se solo uno dei due non ama, la relazione non è “in amore”.
Una relazione che non è “in amore” può andare avanti anche tutta la vita:
ma dove sta la felicità ?
Solitamente, nei casi più “fortunati”, non dura tutta la vita: dura il tempo che, ad esempio,
chi dei due ha tradito tradisce di nuovo, e l’altro capisce che un rapporto così non lo vuole.
Di fatto dura quanto è la pazienza e il non amore per se stesso di chi ama e non è amato.
Questo se la relazione non è ” in amore”.

Mi ripeto ad oltranza: i figli in tutto questo devono subire il meno possibile.
Capisco il tuo “forse” attaccamento. Capisco anche il suo “voglio…da altri, non importa da chi”.
Cercate invece voi due di capire che avete un dovere comune (se non l’hai ancora fatto, parlagliene):
avete la crescita di due vite a VOSTRA completa RESPONSABILITÀ.
Se c’e’ o meno (ancora) amore reciproco non dipende (e non è colpa) dei figli.

Io sono figlio di divorziati… so cosa vuol dire per un bambino quando i genitori fanno i bambini (chiedono,
chiedono, chiedono), o quando fanno gli adulti (prendono, prendono, prendono) dimenticando di
fare i genitori (dare, dare, dare).

Auguro a tutti una buona giornata, piena di meraviglie e di consapevolezza per poterle cogliere.
AlanR

Non m’ama me l’ha ribadito questa notte.
E guarda caso l’amante è ritornato “alla carica”.
Sono distrutto.
Le ho rivomitato addosso di tutto stanotte. Poi ho pianto e le ho pianto davanti
E ancora piango stamane, con lei in casa e figli he mi vedono sconvolto.
E’ una caduta senza fine…tocchi il fondo o quello che pensi sia il fondo…no c’è ancora del peggio da sperimentare da sentire.
Sono ricaduto. Di brutto!
Probabilmente nel momento in cui lui s’era tirato indietro mi sono illuso e creato forti aspettative di ricostruzione. Vane.

Pandaniels

Ciao Pandaniels,
mi dispiace vederti in balia delle emozioni e degli eventi.

Anche se questo non ti consolerà di certo, credo che sia una fase abbastanza normale.
Ognuno di noi gestisce il dolore e questa fase di crisi in modo differente e nessuno è sbagliato.
E’ semplicemente diverso.

Anche io come te sono andata su e giù per le montagne russe, seguendo i suoi cambi d’umore e di “sentire”.
Oggi probabilmente non lo farei più ma oggi io sono molto diversa.
E paradossalmente lo sono proprio per quel prcorso tormentoso e tormentato che ho compiuto.
Il mio psicoterapeuta dice che non sono più la piccola fragile, bisognosa di protezione: dirlo equivarrebbe a rinnegare tutto ciò che ho fatto in questo tempo, tutte le mie conquiste.

Anche riuscire ad accettare i propri limiti, come l’incapacità ora come ora di saper gestire le tue emozioni o il poter prendere una decisione definitiva è un passo verso la crescita e l’accettazione di se.
Evidentemente in questo momento non hai i mezzi e le capacità di agire diversamente.

Cercare di comprendere cosa ti tiene fermo e così dipendente da lei e dai suoi cambi di umore, è l’unico consiglio che mi sento di darti.
Andare, restare o qualunque altra soluzione sono valide solo rispetto a te ed al tuo vissuto.

Un abbraccio

Zebretta 

Quando “mi ascolto” ancora non sono freddo e razionale. Penso a lei e penso soprattutto al bene dei figli…insomma penso a tutti meno che a me.
E’ come per senso di responsabilità…o viceversa come se provassi “sensi di colpa” se pensassi per me.
Sono stato “costruito” male… “gli altri prima di me…” è ancora troppo radicato in me, anche se gli ‘altri’ qui sono parte di me (figli) …

Pandaniels

Ciao Pandaniels,
comprendo perfettamente la tua confusione e la tua indecisione.
Di certo non stai vivendo una situazione piacevole, nè semplice, neppure immediata da risolvere, e condivido pienamente con chi ti ha detto che qualsiasi scelta deve essere sentita ed è strettamente legata al tuo vissuto, al tuo modo di essere, a quello che cerchi ed a molto altro. Ma riguarda te; le strategie generalizzanti non credo servano a qualcosa.

So che sembra difficile tutto in questo momento, anche capire forse realmente quello che vuoi. Allora significa che ti serve più tempo.
E a volte il tempo non è utile solo per dimenticare, ma anche per arrivare a comprendere meglio quale strada sia più giusta per noi.
Quando si è coinvolti ed in crisi non sempre è semplice ascoltarsi in profondità e nemmeno seguire ciò che si sente, nel caso in cui si sentisse chiaramente.

Vorrei solo dirti che il dono più bello che puoi fare ai tuoi figli è la conquista della tua serenità, comunque deciderai di raggiungerla.
Loro saranno nutriti per sempre dal tuo benessere e dal tuo sapere od imparare a compiere scelte consapevoli.
Certo, ai figli non servono dei genitori pseudo perfetti, tutte le persone sbagliano e soffrono in alcuni momenti e per loro è necessario anche apprendere che questo fa parte della vita.
Ma lavorando per te stesso, oltre che a fare del bene a te, insegnerai loro che l’importante è, anche nel dolore, sapersi e volersi rialzare sempre e rincorrere sempre la propria serenità, ascoltando se stessi il più possibile.

E se adesso non ci riesci come vorresti, vuol dire che ora puoi fare del tuo meglio con le risorse che hai a disposizione.
Stai male, ma sicuramente ne hai a disposizione più di quanto pensi.
Io ho imparato che si può sempre fare qualcosa per sè, anche se ogni volta è diverso, ed anche se talvolta si fa di più mentre altre volte si è in grado di fare meno.

Un abbraccio fortissimo di incoraggiamento
Yana

La cosa che mi fa più male: è un treno in corsa, passa oltre e va per la sua strada. (Questa è la mia percezione)
Le ho detto chiaramente o lui o me.
Lei non ha la “forza” (lucidità…?) per prendere una decisione. Così è veramente disumano, lei afferma con naturalezza che il matrimonio è finito.
La mia intenzione a questo punto è quella di intraprendere un “percorso” che porti ad una separazione consensuale.
Iniziare a dire:
– consensualmente decidiamo che io vada via di casa -non abbandono…- in attesa di una sentenza giudiziale,
– per le spese da ora in poi ci regoleremo così…x provvedo io y provvedi tu.
Definire delle regole di vita da separati, visto che di fatto io per lei non sono più suo marito.
Instaurare un regime di “separazione” di fatto, e contestualmente iniziare a prendere contatto con uno ( o due) avvocati che ci seguano.
Cosa ne pensate?

Pandaniels

A volte partiamo dal presupposto che gli altri si comportino in modo tale solo per colpirci o per mancanza di discernimento.
E’ indubbio che alcune scelte siano poco consone e che comportino dolore per noi ma ciascuno di noi, anche chi ci fa del male, agisce secondo una sua logica e ha delle motivazioni.
Possiamo non condividerle ma esistono.

Se osserviamo la situazione dal punto di vista di Pandaniels non possiamo che sentire e quasi vivere, o come nel mio caso, rivivere il suo dolore.
Eppure, per quante responsabilità possa avere sua moglie(e indubbiamente ne ha), non riesco ad immaginare una madre che spontaneamente lascia i propri figli per vivere una relazione, adultera per giunta.

E volendo essere sinceri fino in fondo, se lo facesse, oggi saremmo qui a discutere di quanto poco ama questi stessi figli, di quanta leggerezza ed irresponsabilità si potrebbe intravedere in una simile scelta.

Le separazioni sono sempre dolorose e sempre condivisibili nelle responsabilità, anche se in proporzioni diverse.
Possiamo decidere di instaurare la guerra dei Roses ma cosa cambia di fatto?
Nulla. Se una storia è finita è finita a prescindere dal modo in cui ci si lascia.

Chiudere, semplicemente, almeno dal mio punto di vista, è un atto di amore verso se stessi perchè è il solo modo che consente di spezzare un legame che altrimenti viene alimentato in modo perverso tramite l’odio, la ripicca e la vendetta.

Diventa una scelta ancora più importante quando non è possibile smettere di vedersi, come in questo caso, e ci sono dei bambini che saranno sempre un legame e che subiranno le conseguenze delle nostre decisioni.
Purtroppo qualcuno deve lasciare la casa coniugale ma forse questa scelta, più che essere basata sulla rabbia(umana e comprensibile) andrebbe basata su cosa è meglio per i figli.

Credo che una chiacchierata, anche solo informale con un avvocato sia più che consigliabile.
La separazione in presenza di figli è rigidamente regolata ed ha dei vincoli.
E’ bene essere a conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri.
Questo per tutelarsi meglio e per tutelare anche la serenità dei bambini.

Se la separazione è consensuale e si è d’accordo sulle modalità di condivisione delle spese e dei doveri in generali di entrambi i coniugi può bastare un solo avvocato ( è anche un risparmio), altrimenti è necessario sceglierne due diversi.

Qualunque cosa tu scelga, Pandaniels, è importante che tu la senta davvero dentro di te.
Se senti il bisogno di “regolamentare” questa separazione vuol dire che è giunto il momento di muoversi in questa direzione.

Ti sono vicina.
Un abbraccio

Zebretta

 

Zebretta dice “Se una storia è finita è finita a prescindere dal modo in cui ci si lascia”….il modo fa la differenza eccome.
Certo che vivere in un contesto simile abbassa il morale, oltre ad intaccare il cuore, intacca l’autostima, la fiducia nel prossimo.
Come si fa a non essere arrabbiati? a non volere la guerra? a non volere vendetta?
Spezzare il legame è giusto, e farlo rispettando i propri principi ed i propri valori è altrettanto giusto….non si può sempre porgere l’altra guancia.
questa è la mia opinione.

Stella7

Ciao Stella,
sono d’accordo con te: il modo in cui ci si lascia fa una grande differenza.
E’ giusto non porgere l’altra guancia, o almeno non quando questo lede la nostra dignità ed i nostri diritti.
Altro, secondo me, è instaurare una guerra che in quanto tale ha lo scopo di ferire.

Parlando di dipendenza abbiamo sottolineato più volte quanto anche questo tipo di atteggiamento contribuisca a mantenere in vita un legame, anche quando il rapporto è ormai compromesso.

Comprendo profondamente la voglia di ribellarsi, di punire chi ci ha ferito, persino arrivando a pensare di ripagarlo con la stessa moneta o anche di più: è umano.
Ma questo non toglie nulla al nostro dolore, non ci ripaga dell’ingiustizia subita.
Far valere i propri diritti non equivale a dimenticarsi dei propri doveri: in primis verso se stessi e, come in questo caso,anche verso i figli.
Non è facile, ma noi che siamo qui a valutare e verificare ogni giorno quanto le scelte dei nostri genitori abbiano influenzato ed ancora influenzino le nostre vite, non possiamo non tener conto di quale impatto certe scelte, anche se umanamente ed emotivamente più che comprensibili, possono avere.

So che questo suona banale ma in fondo la vita è una sola: possiamo passare il tempo a decidere di far scontare agli altri i torti che ci hanno fatto subire oppure possiamo impiegarlo per ricostruire noi stessi.

Un abbraccio

Zebretta

condivido pienamente “le scelte dei nostri genitori abbiano influenzato ed ancora influenzino le nostre vite, non possiamo non tener conto di quale impatto certe scelte” e di quanto impattano i modi di scegliere un cambiamento e di viverlo.
Pandaniels ora si deve impegnare su se stesso per trovare la forza di supportare i figli, aspettare che lei rinsavisca è frustrante e di certo non rigenerante.

Non posso dire consigliare su cosa fare, ma l’unica cosa che mi sento di dire è che non è più ora di aspettare un cambiamento. E’ un aspettativa troppo rischiosa da tenere.
un caro saluto

Stella7
Continuando in questa convivenza sto perdendo la lucidità e le discussioni iniziano ad affiorare troppo spesso per non turbare i bambini.
Non sono il compagno forte che il mio psicologo auspicava per un eventuale “recupero” del rapporto.
Sto mollando ora dopo ora giorno dopo giorno.
Non si può diventare quello che non si è.
Non accetto questa sua “ribellione” questo suo voler viversi la sua vita ora. Come è diventata ora lei e come si comporta ora lei, mi fa male (anche se so che non è nelle sue intenzioni, come dice anche zebretta: si fanno cose secondo una logica)
In questo momento quello che sento/penso è che potrei per me e per i miei figli essere migliore separandomi da lei.
Sacrificio che costa ma che penso porterà frutti al mio e al benessere dei figli.

zebretta ha scritto: Parlando di dipendenza abbiamo sottolineato più volte quanto anche questo tipo di atteggiamento contribuisca a mantenere in vita un legame, anche quando il rapporto è ormai compromesso. 

Potresti approfondire?
Io sento che molto del mio amore in questo momento è dipendenza da lei. Non sono forte abbastanza, non amo me stesso abbastanza da essermi “aggrappato” a lei ora.

Riguardo la separazione nel mio caso non è per rabbia che la intraprendo nè sul piano della ripicca la voglio basare.
E soltanto che in questo momento in cui lei mi ribadisce che “è finita”, la vedo come unica possibilità per uscirne sani, anzi con meno ferite e meno danneggiati, io e i tre bimbi.

Grazie a voi tutti della vicinanza.

Pandaniels 

zebretta ha scritto: Parlando di dipendenza abbiamo sottolineato più volte quanto anche questo tipo di atteggiamento contribuisca a mantenere in vita un legame, anche quando il rapporto è ormai compromesso.

Mi riferivo al fatto che quando non ci sentiamo abbastanza forti da staccarci da un rapporto (i motivi possono essere i più diversi) ma questo rapporto non è più proficuo per la coppia, a volte instauriamo delle dinamiche diverse per continuare ad alimentare comunque il legame che ci spaventa spezzare.

Coltivare odio, rabbia e scagliarsi in una guerra senza fine è un modo per mantenere in vita un legame, per alimentare il filo che ci tiene legati ad una persona.
Esistono tanti modi diversi per mantenere in vita un legame e sono tutti moti inconsci che è abbastanza difficile cogliere, almeno all’inizio.

Giustifichiamo quello che sentiamo e facciamo nei modi più disparati me credo che se una persona o una storia sono davvero terminati nel nostro cuore, allora ciò che desideriamo è solo pace e serenità.

Questo momento è molto delicato per te ed è più che normale che tu avverta dentro di te tante emozioni diverse: rabbia, dolore, tristezza, senso di impotenza e anche difficoltà a staccarsi.

Quando ci si sposa si attua un progetto di vita e rendersi conto che il progetto è naufragato comporta uno sforzo considerevole.
Non so in che senso tu ritenga di essere dipendente: pensi che non sia solo amore ma paura di restare solo?

Il fatto che, seppure nella difficoltà oggettiva della situazione, tu abbia valutato che separarti da lei adesso ti può rendere un padre ed un uomo migliore, a me pare un pensiero molto sano e positivo.
Che, per il poco che so io di dipendenza, non potrebbe essere presente, specie in tempi così brevi.

Poi non so a quali aspetti specifici ti riferisci.
Ma smarrimento e difficoltà ora mi sembrano normali.
Sarebbe diverso, credo, se diventassero persistenti e se tu non sentissi nessuno stimolo ad uscire da questa situazione.
Un abbraccio Zebretta

“ Coltivare odio, rabbia e scagliarsi in una guerra senza fine è un modo per mantenere in vita un legame, per alimentare il filo che ci tiene legati ad una persona. 
Esistono tanti modi diversi per mantenere in vita un legame e sono tutti moti inconsci che è abbastanza difficile cogliere, almeno all’inizio. 

Quando ci si sposa si attua un progetto di vita e rendersi conto che il progetto è naufragato comporta uno sforzo considerevole 

Queste due frasi sono per me la descrizione di quello che sto vivendo.
Il matrimonio.
Chissà forse è questa parola così definitiva che mette angoscia quando finisce.
IL PROGETTO.
Noi ci abbiamo creduto ed è dura dire: è stato un errore.
Anche se un errore non è stato finchè è durato, il fatto che finisca è come se finisse la solidità, la sicurezza di quella promessa, tutti i progetti.
Si fa di tutto per tenerlo in vita.
La guerra che ci si fa non è contro l’altro ma è contro il fallimento.

Troppoingenua

zebretta ha scritto: 
Non so in che senso tu ritenga di essere dipendente: pensi che non sia solo amore ma paura di restare solo? 

Non è paura di restare solo perchè in questi mesi mi è capitato di ri-apprezzare il piacere di essere soli, soli con se stessi con i propri pensieri.
Temo sia una dipendenza fisica (non necessariamente sessuale, ma anche di coccole, di carezze, di contatti, di massaggi)
Lei è stata la mia prima e unica donna. Credo sia la paura di non poter avere nessun altro rapporto, anzi direi proprio contatto ‘confidenziale’ con altre donne.
Pandaniels

Ciao Pandaniels e ciao tutti,
io credo che la paura di non riuscire ad avere un altro rapporto intenso e soddisfacente sia in generale un pò avere paura di restare soli, ma..
C’è la paura intrinseca al nostro modo di vivere in generale e la paura, normalissima, che si sperimenta in alcune vicissitudini e che può essere momentanea e comprensibile, se non addirittura funzionale.
Pandaniels, io credo che in una fase del genere sia normale provare le emozioni e le sensazioni (a volte discordanti) che stai provando tu.
Insomma, non per forza si hanno problemi affettivi invalidanti o distruttivi solo perchè a fronte di una separazione (difficilissima da affrontare per chiunque) si sta male.
E’ normale.
Non saresti di questo mondo se riuscissi in un battibaleno a superare la crisi e tutto ciò che comporta.

Forse non dovresti pretendere troppo da te stesso, ma comprenderti e comprendere che sei un momento difficile e che stai reagendo con un pò di fragilità e confusione, come è normale che sia, secondo me.

Non intendo dire che tu debba essere per forza forte interiormente e che tu non possa avere difficoltà affettive, ma solo che la cosa non è automatica solo perchè in questo frangente hai delle difficoltà.
Comunque, per qualsiasi motivo tu ti senta combattuto, o fragile, o in difficoltà, credo che in casi come questi, specialmente per via della presenza di figli, chiedere un supporto ad un professionista (avvocato) possa essere utile.
Quantomeno, anche se si continua a stare male (è fisiologico per un certo periodo), ci si tutela e si tutelano i propri figli.
Yana

Ancora qui.
Ancora a raccontare di dolore provato di rabbia e di ira scagliata contro di lei.
Sabato da solo son stato bene,
ieri invece mi propone una passeggiata insieme, io e lei…da amici.
Non resisto “alla tentazione”. Accetto.
E’ tempo di saldi si compra un bel vestito, mi coinvolge nella scelta (“ti piace”, “come mi sta?”)
Alla sera scopro che manda sms all'”amico-amante” dicendole dell’acquisto che non vedeva l’ora di mostrarglielo.
Ma perchè continuo a controllare il suo cellulare? Perchè continuo frequentarla e a cadere nella tentazione dei suoi inviti…
Durante l’uscita mi confessa che ora tra me e lui, lei si sente più “presa” da lui, ma che non è una “storia di sesso” (io non ci credo, con quello che gli scrive negli sms poi…), che cmq io non mi devo trascurare (come ho fatto in passato) che questo dovrebbe essere da stimolo per me, per noi, per la nostra storia…(insomma capisco che forse potrei “riconquistarla”…)
Ma poi l’sms a lui… Lei che cmq dice che per star bene tutti e due dovremmo separarci.
Io sto impazzendo, ma nel vero senso del termine.
Pandaniels

“La libertà di un individuo incontra un limite nella libertà di un altro individuo”.
Questo è fondamentale.
Il groviglio di sentimenti, di situazioni che si vengono a creare in un momento di crisi portano veramente sull’orlo della perdita della sanità mentale.

Io capisco perfettamente quello che sta provando pandaniels.

A un certo punto uno dei due viaggia da sè ma il problema è che spesso vuole tenere il piede in due scarpe come uno di quei figli adulti che vogliono evadere ma non vogliono lasciare il nido sicuro.

Io penso che nonostante il desiderio di libertà di chi se ne va o se ne vuole andare che io posso anche capire l’amore, la relazione è fatta anche di responsabilità verso l’altro perchè la storia è stata comunque di tutti e due.
Se l’amore finisce bisogna prima di tutto trovare le radici profonde di questa fine, parlarne con l’altro, non scappare.

Si potrà forse essere anche più felici andandosene sapendo di essere stati leali, sinceri e umani perchè non c’è bisogno di essere crudeli per strappare i legami.

Troppoingenua
Dopo mesi ritorno e riscrivo.
Da un mese non vivo più in casa.
Ho fallito (forse) non sono stato l’uomo forte capace di restare cmq in casa.

Scelta travagliata ma ponderata e valutata.
E’ il male minore (ma che male…soprattutto la domenica sera quando riporto i figli a casa – la mia ex casa- dalla madre)
Sto nella fase dell’odio verso di lei, verso colei che (ritengo) abbia distrutto quanto costruito…ma nel frattempo, il mio sguardo inizia a volgersi altrove.
Ora tanta tristezza e preoccupazione per il futuro dei figli.
L’amore è finito anche per me.
Buona serata.

Pandaniels

 

Anche io ho passato un bruttissimo momento con mio marito, un momento troppo lungo e troppo doloroso.
Sono ancora sposata con lui. Siamo “marito e moglie”. So di provare ancora amore, anche se molto diverso di anni prima. Provo una nostalgia pungente per quello che é stato e che a volte penso sia impossibile provare ancora. Devo dire che ho pensato di lasciarlo molte volte in questi ultimi anni. Glielo pure detto, diverse volte, ma penso invece che passerò con lui tutti i nostri giorni.
Facendo tutte le dovute considerazioni, quella basilare, per me, é solo una: in un rapporto a due bisogna comunicare e bisogna farlo in due. In verità, posso dire che ho sempre cercato di farlo. Ho sempre cercato di analizzare quello che accadeva tra noi……….., ma mio marito si chiudeva sempre più in se stesso. Forse per vergogna, forse per dimenticare l’accaduto, forse per prepotenza e un bisogno disperato di tenersi a galla.
In ogni modo spero che ognuno di noi possa trovare il proprio equilibrio e la propria serenità per godere a piene mani della vita.

Ro.sy50

 

Ciao ro.sy50,
grazie del tuo intervento.
L’amore tra marito e moglie a parer mio è inevitabile che cambi e si trasformi nel tempo. Riuscire a capire dove vi/ci sta portando e continuare a condividerlo -penso nel mio piccolo- sia il modo per alimentarlo.
In passato anche a me per la mente è passato quel pensiero:
” … e se lasciassi tutto…”
Come tuo marito …si “rimane a galla”, si va avanti, il sorriso di un figlio ti da ancora la forza e recuperi un po’… e vivi con la fiducia che domani ci saranno nuovamente emozioni di amore con la tua compagna.

Certo se manca la comunicazione -come è accaduto a noi- è difficile decodificare dove sta evolvendo l’amore di coppia
Io ho decodificato troppo tardi (tardi per lei -scusate la precisazione-).
Peccato.
Io mi sono aperto molto in questi mesi… ma lei è rimasta nella sua “chiusura”. Credo che ancora oggi lei non comunichi molto con me…
Tanta tristezza e rimpianto per quello che poteva essere.
Mi son domandato e mi domando se i “forti” siamo noi che tentiamo di rimanere nel rapporto (e “tenere in piedi la famiglia”) o son loro che “hanno la forza” di dare il taglio.
La risposta che sento dentro di me (presuntuoso?) è che io e quelli come me siamo quelli “forti”
Sicuramente mia moglie se si ponesse questa domanda risponderebbe il contrario.
Ma credo che la risposta giusta è che non ci sono “forti” e “deboli”, ci sono persone che hanno sentimenti che li hanno portati a fare scelte.

Pandaniels

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

L’AUTUNNO E’ LA STAGIONE DELLA SEPARAZIONE PER TANTE COPPIE

L’autunno segue l’estate e segna il declino del bel tempo. Declino del bel tempo in tutti i sensi, anche nella coppia.

Metafora climatica a parte cerchiamo di vedere perché per tante coppie l’autunno è la stagione della separazione.

L’autunno segue l’estate e con esso un periodo di ferie estive che comporta che la coppia stia maggiormente in contatto quotidiano rispetto al resto dell’anno. Questo maggiore tempo a disposizione e la maggiore condivisione della coppia possono acuire tensioni che durante l’anno gli impegni quotidiani di entrambi i membri della coppia possono aiutare a stemperare.

Paradossalmente il maggior tempo a disposizione allontana e non unisce. Ecco quindi che si arriva in autunno ‘esasperati’ e se questa esasperazione covava già prima arriva come conseguenza la separazione.

Inoltre la decisione di separarsi potrebbe già essere precedente al periodo estivo, ma ci si concede un ulteriore tentativo di provare a recuperare la relazione, approfittando del maggiore tempo che d’estate si ha per stare insieme.Tentativo che si rivela vano.

Se sono presenti dei figli per un senso di colpa nei loro confronti, si decide di trascorrere almeno l’estate tutti insieme e rimandare all’autunno una decisione che è già stata piena.

Un ultimo fattore potrebbe essere legato che l’autunno è anche correlato a una fase depressiva e nelle fasi depressive si preferisce rimanere soli. Ciò coniugato a un profondo malessere di coppia è la goccia che fa traboccare il vaso. Quindi l’autunno come ‘stagione delle separazioni’ è solo l’anello terminale di un processo di separazione che ha attraversato tutte le stagioni.

Dottor Roberto Cavaliere

“Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini

LA DEPRESSIONE POST SEPARAZIONE E DIVORZIO

Il divorzio è un momento molto stressante nella vita di una persona che può facilmente scivolare in una spirale depressiva dalla quale può essere faticoso uscire

La separazione e/o il divorzio, soprattutto se subiti, rappresentano comunque un ’lutto’ talvolta un vero e proprio trauma e mettono a dura prova le capacità personali di affrontare eventi stressati e/o traumatici della propria esistenza. Inoltre la separazione rappresenta la perdita dell’altro e per quanto tale perdita era nell’aria da qualche tempo, l’evento lascia comunque increduli e può intervenire un vissuto di negazione dell’evento stesso.
Ed ecco arrivare primi sentimenti di rabbia, di negazione come già detto, didisperazione agitata, fino a subentrare uno sfondo depressivo. Da premettere che sentimenti di tristezza, di malinconia, di un lieve sfondo depressivo sono comuni in seguito ad una separazione subita. Anzi l’arrivo di tali sentimenti coincide con la presa d’atto che la relazione è finita mentre la rabbia rappresenta comunque un legame.

I sentimenti citati in taluni casi possono sprofondare in una vera e propria depressione. In questi casi il vissuto psicologico della separazione si allea con caratteristiche personali di uno sfondo depressivo preesistente a causa stessa della relazione che è andata a terminare

Aver paura di perdere l’altro è già vivere un po’ la perdita, la separazione, l’abbandono e quindi sentimenti depressivi erano già preesistenti. Nel momento in cui avviene la vera e propria separazione, arriva anche la vera e propria depressione.

Come uscirne?

ACCETTARE –  Accettare che sentimenti di tristezza, malinconia e un lieve velo di depressione fanno parte di quel processo di elaborazione del lutto che accompagna una separazione. Negarli non può altro che far precipitare di più in una depressione che alla fine arriverà.

VIVERE LA DEPRESSIONE – Dare spazio a sentimenti depressivi in una prima fase. Piangere, disperarsi, ritirarsi in se stessi devono trovare spazio e non essere repressi perché del tutto naturali in un processo di superamento della separazione.

CHIEDERE AIUTO – Se la fase depressiva si prolunga nel tempo o è troppo intensa chiedere aiuto sia alla rete familiare sia a uno specialista. I farmaci dovrebbero rappresentare sempre l’ultima spiaggia.

Dottor Roberto Cavaliere

“Il lutto per la perdita di qualcosa che abbiamo amato o ammirato sembra talmente naturale che il profano non esita a dichiararlo ovvio. Per lo psicologo invece il lutto è un grande enigma, uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma ai quali si riconducono altre cose oscure. Noi reputiamo di possedere una certa quantità di capacità di amare che chiamiamo libido la quale agli inizi del nostro sviluppo è rivolta al nostro stesso Io. In seguito, ma in realtà molto presto, la libido si distoglie dall’Io per dirigersi sugli oggetti, che noi in tal modo accogliamo per così dire nel nostro Io. Se gli oggetti sono distrutti o vanno perduti per noi, la nostra capacità di amare (la libido) torna ad essere libera. Può prendersi altri oggetti come sostituti o tornare provvisoriamente all’Io. Ma perché questo distacco della libido dai suoi oggetti debba essere un processo così doloroso resta per noi un mistero sul quale per il momento non siamo in grado di formulare alcuna ipotesi. Noi vediamo unicamente che la libido si aggrappa ai suoi oggetti e non vuole rinunciare a quelli perduti, neppure quando il loro sostituto è già pronto. Questo è dunque il lutto.”

(da Sigmund Freud, Opere. 1915-1917 Volume 8°)

LA SEPARAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEGLI UOMINI

La separazione è donna: vale a dire che nella stragrande maggioranza dei casi sono le donne a prendere la decisione di separarsi, a prendere atto delle criticità della relazione, ad avere consapevolezza che non si può più andare avanti. L’uomo prova sentimenti ed emozioni soprattutto se subisce la separazione.

Quindi spesso l’uomo è spettatore passivo in questo processo di separazione e questo non significa che non prova sofferenza. La sua sofferenza può essere di due tipi: attiva e passiva .

– La sofferenza attiva è quella che prevale nella maggioranza degli uomini quando si separano.  Molti uomini diventano come dei bambini che sono abbandonati dalla madre. Non accettano tale separazione che è vissuta al pari di un vero e proprio abbandono. Si agitano, si disperano, negano la separazione stessa. Si può arrivare a mettere in atto veri e propri comportamenti ossessivinei confronti della partner fino ad arrivare anche allo stalking o a brutti episodi di cronaca giudiziaria.

– Taluni soffrono passivamente, non reagiscono, si rinchiudono in una fase depressiva. Non riescono a elaborare il processo del lutto della separazione.

– Ma c’è anche una terza categoria, spesso trasversale alle altre due descritte. Quelli che per non sentire il dolore della disperazione o della depressione attuano la pratica del chiodo scaccia chiodo. Con quali esiti è facile immaginare soprattutto per la partner che subentra immediatamente alla fine di una separazione.

In ogni caso nell’uomo che ci separa c’è una difficoltà a entrare in risonanza con le sue emozioni più profonde. Non vogliono provare, non vogliono sentire per non soffrire.

Dottor Roberto Cavaliere

“La storia di una certa ragazza mi fa ancora male, non trovo quello che cerco e quello che cerco ormai non può più essere lei, lei mi ha mandato a vedere se il gallo aveva fatto l’uovo e quando sono tornato e le ho detto di si mi ha mandato a quel paese e mi ha detto di non farmi più vedere. Per un po’ ci ho provato, ma sai bene che quando l’amore si spegne è più freddo della morte. Il problema è che le due parti in causa non si spengono contemporaneamente e quando sei la parte ancora accesa preferiresti essere morto. È incredibile come le parole possano imitare la saggezza. Se ti ostini a cercare qualcosa corri il rischio di trovarla. Vorrei amare ancora, dare il meglio di me a una ragazza. Il problema è che non so cosa sia il meglio di me, non sono sicuro che ci sia un meglio in me. Quando un aereo perde la rotta basta una manovra per ritrovare le coordinate ma quando un treno deraglia non c’è più molto che si possa fare.

C’era un’idea che mi ronzava in testa, cioè che magari non saremo mai in grado di capire del tutto qualcuno, tanto meno chi più amiamo, ma possiamo comunque amarlo senza riserve. Secondo me amare una persona è forse più facile che capirla ma molto più pericoloso perché l’amore fa sempre male. Si può cercare di capire qualcuno ma non si può cercare di amarlo. L’amore nasce involontario. L’amore può aumentare o diminuire fino a sfumare del tutto ma non si può imporre. A volte ci piacerebbe amare una certa persona, possiamo addirittura dire che quella persona ha tutte le qualità perché ci innamoriamo di lei ma questo non accade. Con uno sforzo più o meno grande ci si abitua a chiunque ma abituarsi non è amare. Non so se le mie idee sono giuste oppure assurde ma tendo a credere che l’amore esiste, che è un’invenzione dell’uomo e che ora è fuori controllo.”

Efraim Medina Reyes

PAURA DELL’ABBANDONO, DELLA SEPARAZIONE

La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto. Ma quella buona notte era così di breve durata, ella ridiscendeva così presto, che il momento in cui la sentivo salire… era un momento per me doloroso… Qualche volta, quando dopo avermi baciato, ella apriva la porta per andarsene, volevo chiamarla indietro, dirle “dammi ancora un bacio”, ma sapevo che subito ella avrebbe fatto il viso scuro, giacché la concessione che faceva alla mia tristezza e alla mia agitazione, salendo ad abbracciarmi, portando quel bacio di pace, irritava mio padre (…)

Abbandonai ogni fierezza verso Albertine, le spedii un telegramma disperato che le chiedeva di tornare a qualsiasi condizione, che essa avrebbe potuto fare tutto quello che avesse voluto, che io chiedevo soltanto di poterla baciare per un minuto tre volte la settimana prima che prendesse sonno. E se lei avesse posto come condizione una volta sola, avrei accettato anche una volta.

Marcel Proust – Recherche

ANGOSCIA – A seconda di tale o talaltra circostanza, il soggetto amoroso si sente trascinato dalla paura di un pericolo, di una ferita, di un abbandono, di un improvviso cambiamento – sentimento che egli esprime con la parola angoscia…

Lo psicotico vive nel timore del crollo. Ma “la paura clinica del crollo è la paura d’un crollo che è già stato subito… e vi sono dei momenti in cui un paziente ha bisogno che gli si dica che il crollo la cui paura mina la sua vita è già avvenuto”. Lo stesso avviene, a quanto sembra, per l’angoscia d’amore: essa è la paura di una perdita che è già avvenuta, sin dall’inizio dell’amore, sin dal momento in cui sono stato stregato. Bisognerebbe che qualcuno potesse dirmi: “Non essere più angosciato, tu l’hai già perduto(a)”.

Roland Barthes – Frammenti di un discorso amoroso – Einaudi

Sofferenza […] ci minaccia da tre parti: dal nostro corpo che, destinato a deperire e a disfarsi, non può eludere quesi segnali di allarme che sono il dolore e l’angoscia, dal mondo esterno che contro di noi può infierire con forze distruttive inesorabili e di potenza immane, e infine dalle nostre relazioni con altri uomini. La sofferenza che trae origine dall’ultima fonte viene da noi avvertita come più dolorosa di ogni altra. (Freud, 1929)

Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato. Se lo riempi con altro ancor di più spalancherà le fauci. Non si chiude un abisso con l’aria. (Dickinson)

“Basta ricordare che siamo fatti d’acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perchè sempre ossessionati dal controllo a tutti i costi dei particolari.

L’abbandono invece è partecipazione alle pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.

Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.

Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce.”

(“la musica in testa” di Giovanni Allevi)

Ognuno si lascia dietro qualcosa che non va più d’accordo con la sua vita, senza che tuttavia abbia la sensazione di essere diventato più povero. D’altra parte esistono persone che non riescono a separarsi da nulla. Per paura di perdere le storie della loro infanzia le raccontano fino alla nausea ai loro interlocutori. Guai a lasciare in giro una parola dimenticata! Quelle persone muoiono tenendo in braccio lo stesso orsacchiotto con il quale sono cresciute. Si vede che l’orecchio mancante è stato aggiustato con affetto, però si vede anche che è stato aggiustato. M. Krüger, La violoncellista.

 

La paura della separazione, dell’abbandono accompagna la vita di tutti: da bambini abbiamo paura della separazione dai genitori, ma anche da adulti continuiamo a temere che le persone che amiamo ci abbandonano.

Per la psicanalisi la prima esperienza di separazione avviene al momento della nascita, quando ci si separa dalla “fusionalità” corporea con la madre. Ogni tentativo successivo di fusionalità coll’altro è un tentativo di riparare all’originaria separazione. Sarà proprio la figura materna, che durante il processo evolutivo, dovrà porre riparo a quella separazione originaria e far evolvere il proprio figlio verso un maturo svincolo dalle figure genitoriali. Se questo processo non avviene o avviene in modo ambivalente tutte le successive separazioni saranno estremamente dolorose.

Dietro la paura dell’abbandono c’è la paura della solitudine, ma anche qualcosa di più profondo: la paura di non esistere. Quando siamo amati da qualcuno abbiamo anche la conferma della nostra esistenza: la persona che ci ama ci fa sentire importanti ed amati, ma prima di tutto ci fa sentire che ci siamo. Nel momento in cui questo amore viene a mancare ci sentiamo smarriti e proviamo un senso di vuoto. Non è così per tutti, ma per alcuni la perdita dell’amato ha a che fare con la perdita di se stessi.

Per riuscire a vincere questa paura il primo passo è quello di ammetterla e riconoscerla.
Quando ci innamoriamo sopravvalutiamo l’altro, che ci sembra perfetto. In realtà trasferiamo sull’altro tutte le qualità che vorremmo avere noi. Ci costruiamo nell’altro un “noi stessi” perfetto. Nel momento in cui un rapporto finisce ci ritroviamo piccoli e di poco valore, ci sembra di non esistere o di non valere.
Per riuscire a vincere questa paura è necessario “strutturare” non stessi, di non riversare sugli altri le cose che non abbiamo e che vorremmo avere, ma di cercare piuttosto di costruircele dentro.
Il distacco, se ci ripensiamo a distanza, porta con sé anche aspetti positivi. E’ in realtà anche una fonte importante di riflessione. Quando lasciamo passare il tempo necessario perché la ferita si rimargini ci accorgiamo che il distacco è stata una ricchezza, che ci ha fatto crescere, ci ha fatto capire più cose, ci ha fatto vedere il mondo con altri occhi, ci ha offerto più opportunità.
Può quindi rappresentare uno stimolo verso situazioni nuove, di cui non dobbiamo avere paura.

C’è anche un altro lato della medaglia In alcuni casi la paura della separazione e dell’abbandono è così forte che si comincia a non volere più nessuno accanto, per evitare di essere abbandonati. Si tratta di persone talmente terrorizzate all’idea di essere abbandonate e di trovarsi incapaci di governare le emozioni, che preferiscono anticiparle. Se sono loro stesse a provocare il distacco, cioè, hanno la sensazione di poterlo governare meglio. Quindi, ad esempio, ci sono soggetti che, per non subire la frustrazione e il dolore di essere lasciati, preferiscono lasciare per primi, anche se la relazione non presenta particolari problematiche.

In ogni caso concordo con l’affermazione di Barthes che la paura della perdita e come fosse una perdita già avvenuta, perchè non permette di vivere il qui ed ora della relazione, ma proietta quest’ultima nel passato abbandonico ed in un futuro simile.

Infine la paura dell’abbandono, della perdita dell’altro ha anche un altra faccia: la paura che l’amore emerso dal nostro inconscio, possa andare via così come è arrivato.Quindi perdita non intesa come perdita dell’altro, ma perdita dell’amore che si prova.

DISTURBO D’ANSIA DI SEPARAZIONE

I criteri diagnostici per il Disturbo d’Ansia di Separazione sono i seguenti:

Ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, come evidenziato da tre (o più) dei seguenti elementi:

  1. malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa o dai principali personaggi di attaccamento o quando essa è anticipata col pensiero
  2. persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita dei principali personaggi di attaccamento, o alla possibilità che accada loro qualche cosa di dannoso
  3. persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti separazione dai principali personaggi di attaccamento (per es., essere smarrito o essere rapito)
  4. persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove per la paura della separazione
  5. persistente ed eccessiva paura o riluttanza a stare solo o senza i principali personaggi di attaccamento a casa, oppure senza adulti significativi in altri ambienti
  6. persistente riluttanza o rifiuto di andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento o di dormire fuori casa
  7. ripetuti incubi sul tema della separazione
  8. ripetute lamentele di sintomi fisici (per es., mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito) quando avviene od è anticipata col pensiero la separazione dai principali personaggi di attaccamento.
  1. La durata dell’anomalia è di almeno 4 settimane.
  2. L’esordio è prima dei 18 anni.
  3. L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, scolastica (lavorativa), o di altre importanti aree del funzionamento.
  4. L’anomalia non si manifesta esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, di Schizofrenia, o di un altro Disturbo Psicotico e, negli adolescenti e negli adulti, non è meglio attribuibile ad un Disturbo di Panico con Agorafobia

Dott. Roberto Cavaliere

TESTIMONIANZE

mariate Età: 52 Sono una donna di 52 anni vivo sola dopo la rottura di una penosa convivenza durata ben sei anni anni in cui mi sono occupata principalmente di mia madre malata di Alzheimer, ho incontrato ahimè un altra persona, ma da quando lo conosco la mia già non buona situazione condizionata da un gran senso di solitudine che io ho comunque gestito bene creandomi molte occasioni per uscire di casa e qualche nuova amicizia, è molto peggiorata. Premetto che svolgo un lavoro di responsabilità sono un avvocato e dirigo un settore di un certo rielivo all’interno della struttura dove lavoro. Sono sempre stata instabile nei miei rapporti affettivi e penso anche questa volta di essere arrivata alla conclusione della mia storia dalla quale ne uscirò sicuramente umiliata e soprattutto molto sola. Ho tanta paura ed ho bisogno di aiuto. Il mio attuale “fidanzato” così lui si definisce secondo me mi aggredisce psicologicamente con continue critiche alla mia persona ed al mio carattere. Non saprei da dove inziare ma alcune amiche che a causa di questa storia hanno poi deciso di tagliare i ponti con me mi hanno messo sull’avviso che secondo loro aveva un carattere psicologicamente disturbato.Mi sento circondata dalle continue critiche di tutti o sono io che esagero? Non mi sento amata ed ho una grande paura di essere sola e abbandonata e rifiutatada tutti. Sono stata in analisi anni fa e certe problematiche si erano risolte ma ora sono nella merda a cinquanta anni una donna sola non può e non sa più come vivere.Non so se è giusto e se devo trovare la forza di troncare questo rapporto soprattutto perchè da un momento all’altro potrebbe farlo lui con ulteriore senso di fallimento per me, e soprattutto perchè si apre un baratro di solitudine immensa in cui ho paura di sprofondare. Se provo a cercare qualche amica ricevo rifiuti incomprensioni o aggressività, un’aggressività che non so esprimere con nessuno tranne che al lavoro dove ho imparato a gestire ben 30 persone senza problemi così nella vita ma quando si tratta di amici parenti e fidanzati la paura di non essere amata o di perdere l’amore e la stima delle persone che mi circondano combino dei disastri bestiali. Ho paura che lui mi voglia lasciare sono disperata.

Età: 30 Anche stamani mi sono svegliata con le lacrime agli occhi: nessun messaggio da lui che è lontano per lavoro.
Sto male,dottore,male davvero, perchè vorrei che fosse più presente, perchè ogni volta ho paura che tornando a casa pensi a me e non mi voglia più vedere. Mi rovino la mente nel fare castelli in aria sui suoi presunti tradimenti: pensi stanotte l’ho anche sognato, ed era la stessa scena che avevo vissuto,però realmente, col precedente fidanzato.
Mi aiuti,sto male,non voglio rovinare questa storia.Lui dice di volermi bene,tanto, e che anche quando non c’è deve bastarmi la consapevolezza del nostro amore. Dico di sì:ma poi da sola mi consumo di paure,tristezza,insicurezza,rabbia…
Perchè è così? Cosa rincorro,perchè a me l’amore non basta mai,perchè non mi fido…perchè? Perchè?
Dare la colpa ad un padre assente? Ad una mamma soffocante,ma infantile? Alle “attenzioni” di un parente,troppo “premuroso”?
Non lo so,so solo che vivo male ogni legame affettivo,vivo col terrore dell’abbandono e per questo passo da un letto all’altro,perchè sto bene solo nella fase iniziale della storia,quando si pensa che mai finirà…per quello strano gioco di ormoni ed endorfine! Ma poi,quando si consolida il rapporto,via che si ripiomba nel vortice; allora due alternative: lasciare o ossessionare per farsi lasciare.
Ma questa volta no,voglio che duri,voglio conoscere davvero questa persona,non voglio scappare. Come posso riuscirci?
Cavolo, anche adesso sto piangendo come una vite tagliata,sto male dottore,mi aiuti, non riesco più a vivere: sono due persone,davanti a lui la persona ragionevole che capisce i problemi di un’azienda in crescita,da sola una persona fragile che guarda compulsivamente il telefono e piange perché “lui non pensa a me perchè chissà con chi starà facendo l’amore adesso”.
Ho paura non voglio distruggere la mia vita,non voglio distruggere questa storia.
Mi aiuti,per favore, due parole per dare luce a questo buco nero di paure e pensieri.
E poi: se mi lasciasse? Morirei? No…lo so,ci sono già passata,ma è proprio l’idea dell’abbandono che mi fa morire dentro al solo pensiero di passarci ancora in mezzo. Mi aiuti,voglio iniziare a star bene. Grazie.

COMMENTI

Cara amica ti capisco perchè ci sono passata anch’io.. Ho la tua stessa età e per dieci anni sono passata da un fidanzato all’altro senza stare sola neanche un giorno per il terrore di stare sola. Poi negli ultimi due anni sono stata sola passando anch’io da un letot ad un altro ed ero molto più serena e tranquilla. Adesso mi sto nuovamente affezionando ad un altro ed ho le stesse paure.. Il segreto di “l’importante è non pensarci” e capovolgere la frase in “Posso stare con te e senza di te” è altrettanto una buona idea.. nel frattempo tu hai avuto qualche novità?

Sono stata fidanzata con un ragazzo per 4 anni,tra romanticismo,bugie,dolcezze,tradimenti(suoi),passioni travolgenti. 
Quando è finita questa storia mi sono sentita morire dentro.Da allora sono passati 9 anni lui ha avuto diverse storie “serie”,io invece storielle senza impegno o il sesso di una notte.Non abbiamo mai smesso di sentirci anche se non con una frequenza giornaliera ma,come si usa dire,ogni morte di papa.Negli anni siamo stati insieme tra la fine di una sua storia e l’inizio di una nuova.Io non sono mai riuscita a creare qualcosa di vero con un altro uomo.Mi sono sempre data la colpa per lui e per chi è venuto dopo d’essere io quella sbagliata,quella che non merita d’essere amata e che deve ringraziare Dio se di tanto in tanto qualcuno si interessa anche solo per una notte.Mi sono resa conto che legarsi significa rischiare di perdere,d’essere lasciati soli eppure il meccanismo che ho innescato gioca proprio su questo.Ci sarebbero tante cose da dire per definire la mia storia ma la cojnclusione è una sola…mi sento sola,vuota,mi sento come se non valessi un soldo bucato ma non lo dico ad amici o parenti per non sentirmi definire”vittima”.Gli anni dalla chiusura di quella storia sono passati sopportando un dolore immenso e profondo che non mi lascia respirare.

riferito al commento sopra: forse hai solo scelto di idealizzare qualcosa per paura di scegliere.

anche io sono stata innamorata ed ho idealizzato tanto una persona ma, consapevole di non poterla mai avere, ho preferito avere le mie storie.. continuando solo a sognare questo Luca..

Ti auguri con tutta me stessa che tu trovi un pò di serenità.Perchè anch’io ho i tuoi stessi problemi.Ho 24 anni e passo da un ragazzo all’altro ormai da 10 anni senza rimanere mai sola e con tutti i ragazzi che ho avuto ho sempre avuto l’ossessione di essere lasciata.Adesso sono sola da 2 mesi e vado da uno psicologo.la mia vita è un inferno perchè ho capito che non stando mai sola non ho mai avuto il tempo di pensare seriamente a me stessa e ad amarmi per ciò che sono e adesso ho paura perchè mi sento sola.

Anche io sono nella stessa situazione. Ho 24 anni e in tutte le mie storie passate ho sempre avuto una paura folle di essere lasciata…l’ironia è che è sempre stato questo atteggiamento a portare il mio lui a lasciarmi. Ho riflettuto molto su questa situazione e mi sono chiesta più volte come uscirne. Una volta messo a fuoco il problema (io non ero consapevole di questa mia sindrome da abbandono fino a poco tempo fa) bisogna lavorarci sopra, è un lavoro duro ma fatto con uno slancio positivo darà i suoi frutti. Dobbiamo convincerci che abbiamo dentro di noi il valore necessario per vivere bene e felici anche da soli, che volendo attaccarci agli altri per sentirci protetti distruggiamo noi stessi e la relazione a cui teniamo. Per poter costruire un legame sano dobbiamo riuscire ad riappacificarci con noi stessi, coltivando la nostra autostima e le cose che amiamo, concedendo ai nosri bisogni il ruolo importante che gli spetta e accettando i nostri limiti. Cara amica, la felicità non ti potrà mai essere data dall’amore di un’altra persona, sei tu che per prima devi iniziare ad amare e rispettare te stessa. Spero che tu riesca a superare l’angoscia e la paura, hai la forza per farlo!
Ilaria

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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