IL MATRIMONIO MODERNO E’ UN ISTITUZIONE DI SALVEZZA E NON DI BENESSERE

Di seguito riporto uno scritto sul matrimonio che condivido come pensiero e che invito a commentare

….Il matrimonio moderno è soprattutto un’istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l’inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d’oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza. Il matrimonio è un’istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell’altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi.
Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. E’ logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere.
Il terrorismo legato all’immagine del ‘matrimonio felice’ procura notevoli danni.
A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

COME PROVARE A RICOSTRUIRE IL RAPPORTO DI COPPIA

Quando la relazione entra in crisi è necessario ripartire dalle fondamenta dell’unione per riuscire a ritrovarsi

Ricostruire una relazione dopo una crisi profonda e violenta che l’ha attraversata, come potrebbe essere un tradimento richiede la conoscenza dell’ ‘arte della riparazione’ come affermerebbe Bauman (vedi brano alla fine dell’articolo). Ma ancor prima di provare a ricostruire bisogna volerlo veramente e bisogna volerlo in due.

Potrebbe sembrare scontato quando si tenta di ripartire all’interno di una coppia, ma non è così. La buona intenzione talvolta è solo di facciata, nasconde dolori rabbie e rancori profondi e vecchi che potrebbero minare in partenza il tentativo di ricostruzione. Diventa quindi necessario prima di cercare di stabilire se si è veramente liberati quasi del tutto (del tutto è impossibile) delle emozioni negative che si ha dentro verso l’altro.

Stabilito ciò, si deve iniziare a discutere dei rispettivi bisogni, delle rispettiveaspettative che abbiamo nei confronti della relazione. Comunicare, dialogare in maniera attiva ed empatica ascoltando veramente l’altro e non come monologo da parte di entrambi. Gettare le basi di una comunicazione e di un ascolto attivi, empatici e profondi permette di gettare fondamenta solide per la ricostruzione della relazione, dove tutti gli altri passaggi avvengono spontaneamente e inizia il vero e proprio processo di rinascita per la coppia.

Se non avviene quanto descritto le varie ‘ricette di coppia’ servono a ben poco.

“Una volta insinuato il tarlo dell’insicurezza, la navigazione non è mai sicura, ragionata e tranquilla. Senza timone, la fragile zattera della relazione ondeggia tra due nefasti scogli su cui tanti rapporti si infrangono: sottomissione totale e potere totale, accettazione supina e prevaricazione arrogante, rinuncia alla propria autonomia e distruzione dell’autonomia del partner. L’infrangersi contro uno qualsiasi di questi due scogli farebbe affondare finanche una nave in perfette condizioni e con un equipaggio esperto – figuriamoci una zattera con a bordo un marinaio inesperto che, cresciuto nell’epoca dei pezzi di ricambio, non ha mai imparato l’arte della riparazione. Nessuno dei marinai di oggi perderebbe tempo a riparare la parte danneggiata, ma la sostituirebbe con un’altra identica. Sulla zattera delle relazioni, tuttavia, non si sono ricambi disponibili.
Da L’amore liquido di Bauman, edito da Laterza

 

Dott. Roberto Cavaliere

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QUANDO LA SUOCERA SI ALLEA CON L’EX MOGLIE

I rapporti fra nuora e suocera sono sempre difficili e tutto si complica se per qualche motivo la mamma di lui prende le parti della prima moglie. Questa inaspettata alleanza rischia di creare delle fratture profonde

Caro psicologo,il mio problema è il rapporto che mia suocera ha con la ex di mio marito. Mio marito ha un bambino da un precedente matrimonio e per adulterio da parte della madre si sono lasciati. Premetto che prima che noi stessimo insieme la descrivevano come una poco di buono, una donna molto libera che per creargli disagi invece di fare un una separazione consensuale, ha voluto la giudiziaria. Infatti un giudice ha stabilito che il bambino dovesse stare 2 weekend alterni con padre. Allora per prima cosa è la madre di mio marito che gestisce tutto infatti, dal momento che la ex ha da fare automaticamente lo molla sempre a lei che è molto accondiscendente. Prima che mio marito stesse con me non stava neanche davanti al cancello adesso invece addirittura delle volte in presenza mia e di mio marito entra ed è capitato che ci abbia detto detto di tornare dopo. Adesso io non voglio essere puritana ,ma come, prima non la fate entrare, vi porta davanti a un giudice e adesso tutto quello che “lei ha voluto” non conta e le fa i suoi comodi?? Oltretutto  noi adesso abbiamo 2 bambini e siamo SOLI…  perchè lei anche se questa donna ha madre e sorelle e il bambino va a scuola, deve fare  come se non ci fossero e fare tutto quello che l’ex nuora le dice. Adesso ci siamo allontanati perchè oltre a tremila avvenimenti sempre assurdi e provocatori, queste mancanze di rispetto non ci  piacciono e  non le vogliamo subire

Elisabetta (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Le dinamiche fra suocera ed ex del proprio partner sono sempre abbastanza complesse e di non facile lettura. Al di là delle possibili interpretazioni ritengo che ancor prima dell’allontanamento bisogna provare a parlarne con in vari protagonisti della vicenda e solo dopo che qualsiasi tentativo in tal senso non abbia dato frutti, allontanarsi. ‘Le fughe’ sono sempre da considerare le ultime opzioni.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME RIUSCIRE A DOMINARE I SENTIMENTI NEI CONFRONTI DELL’EX IN PRESENZA DEI FIGLI

Non è facile tenere nascoste emozioni quali la rabbia o il rancore che può suscitare un ex marito. Sappiamo però che dovremmo farlo per i nostri figli, ma come riuscire a mettere in pratica questo buon proposito?

Ogni separazione è accompagnata da un misto di sentimenti ed emozioni sia positive che negative. Allo stesso tempo la coppia cessa di essere coppia coniugale ma continua a essere coppia genitoriale. Ciò comporta che se la separazione non è stata accettata del tutto da una delle parti (in questo caso dalla donna) o sono stati molto conflittuali i momenti d’incontro come coppia genitoriale nei confronti dei figli si possono rivelare momenti di forte tensione innescando sentimenti ed emozioni sia positive sia negative del tutto sopite.
Che cosa fare in questi casi?
Prendere atto che si continuerà a essere per sempre coppia genitoriale e quest’ultima va tenuta nettamente distinta dalla coppia coniugale che non c’è più.  Spesso ci si dimentica di questo e i momenti d’incontro con i figli portano a rivivere in maniera inconscia una dimensione coniugale che non c’è più. Prendere atto semplicemente di questa consapevolezza aiuta a contenere i propri sentimenti alla presenza dei figli.
Sembra che la maggior parte delle “relazioni d’amore” diventi relazione di amore-odio entro breve tempo. L’amore può allora in un batter d’occhio trasformarsi in attacchi selvaggi, sentimenti di ostilità o in una completa rinuncia all’affetto. E’ considerato normale. Allora il rapporto per qualche tempo, mesi o anni, oscilla fra le polarità dell’ “amore” e dell’ “odio” e fornisce piacere e dolore in egual misura. Non è insolito per le coppie diventare dipendenti da questi cicli.
Il loro dramma le fa sentire vive. Quando l’equilibrio fra le polarità positiva e negativa va perduto e i cicli negativi, distruttivi, si ripetono con frequenza crescente, il che tende ad avvenire presto o tardi, allora entro breve tempo larelazione crolla definitivamente.

“il lato negativo di un rapporto affettivo è naturalmente più facile da riconoscere come disfunzione rispetto al lato positivo.
Ed è anche più facile riconoscere la fonte della negatività nell’altra persona piuttosto che vederla in se stessi.
Può manifestarsi sotto varie forme: ossessività, gelosia, controllo, chiusura in se’ stessi e risentimento inespresso, bisogno di avere ragione, insensibilità, esigenze emotive e manipolazione, impulso a litigare, criticare, giudicare, biasimare oppure attacco, collera, vendetta inconsapevole per il dolore passato inflitto da un genitore, rabbia e violenza fisica
.” Eckhart Tolle

 

Dott. Roberto Cavaliere

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PERCHE’ RIPENSIAMO AL PRIMO AMORE QUANDO SIAMO IN CRISI DI COPPIA

E’ molto frequente che a seguito di un momento di crisi del rapporto si ricerchi quello che è stato il nostro primo amore, magari utilizzando come via privilegiata i social network come Facebook, ma come mai questo fenomeno è così diffuso?

Ogni amore, anzi ogni innamoramento è legato a una fase d’idealizzazione. In questa fase l’altro/a unitamente alla relazione sono investiti di una serie divisioni interiori su una figura ideale di persona da amare e di un’altrettanta relazione ideale. La mente realizza al suo interno un’immagine della persona amata, e nel creare questa immagine interiore è catturata dall’amore.

Già Dante, infatti, sembra sapere che l’uomo non s’innamora di una persona del mondo reale se, quando la incontra, non ha già creato intrapsichicamente un’immagine interiore. Questo processo è accentuato nella fase d’innamoramento del primo amore e lo stesso primo amore quando finisce può portare con sé un’idealizzazione dei ricordi a esso legati, come una sorta di ‘eden perduto’.
Ciò comporta che in momenti di crisi di relazioni successive al primo amore si tenda a ricordare ciò che di bello e ideale ci sia stato nel primo amore che proprio perché primo conserva spesso tutto il suo fascino iniziale intatto. Bisogna rendersi conto che se anche fosse stato ‘ideale’,  in tutti i sensi, il primo amore è legato a una fase evolutiva della propria vita che è passata. Nel frattempo si è ‘cresciuti’ ed è ‘cresciuto’ anche il modo di amare ed essere amati.

“Chiamiamo “idealizzazione” quella tendenza che falsa il giudizio, come avviene ad esempio invariabilmente nel caso delle infatuazioni amorose, dove l’Io diventa sempre meno esigente, più umile, mentre l‘oggetto sempre più magnifico, più prezioso, fino a impossessarsi da ultimo dell’intero amore che l’Io ha per sé, di modo che, quale conseguenza naturale, si ha l’autosacrificio dell’Io. L’oggetto ha per così divorato l’Io”. S.Freud

 

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PERCHE’ SPESSO LE COPPIE CHE SI LASCIANO CONTINUANO AD AVERE UNA RELAZIONE SESSUALE

Accade a volte che sebbene ci si sia lasciati alle spalle il matrimonio o la convivenza non si riesca invece a tagliare il legame sessuale, come mai?

Varie sono le motivazioni che possono condurre a ritrovare una relazione sessuale col proprio o colla propria ex. Innanzitutto è evidente che il ritornare a letto con l’ex presuppone che non si abbia nessun’altra relazione stabile o soddisfacente nel frattempo. Se si sta vivendo una nuova relazione coinvolgente in tutti i sensi non c’è intesa sessuale precedente che tenga.


 – Si può ritornare col partner precedente perché la relazione era deficitaria dal punto di vista affettivo e della quotidianità, ma dal punto di vista sessuale era soddisfacente e quantomeno si vuole continuare a conservare quest’aspetto seppur  non in un contesto di coppia fissa.


–  Potrebbe esserci timore di sperimentarsi dal punto di vista sessuale col nuovo, e si preferisce rimanere sulla strada del già noto. D’altronde finché non si trova di nuovo un ‘’grande amore’ perché non conservare l’intesa sessuale coll’ex.


– Forse non ci si è separati psicologicamente, vale a dire che si continua a rimanere legati ancora dentro affettivamente all’ex, e continuare a mantenere un ‘’legame di letto’ alimenta la speranza, più o meno conscia, che la relazione possa riprendere in pieno.


E’ inutile affermare che continuare a mantenere una relazione, anche se solo semplicemente dal punto di vista sessuale, non aiuta quel ‘’distacco totale’premessa indispensabile di ogni separazione psicologica.  Capita spesso che uno dei due continui ada essere legato, in maniera più o meno conscia all’altro, e spera che mantenendo quando meno un legame sessuale possa col temporiprendere tutti gli altri tipi di legame.


“Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità. Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell’attività sessuale, con l’esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive.

Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue. Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l’amore inietta nella sessualità sarebbe l’uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d’asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere annaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. …….. Ci sono tanti sensi minori, che buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi.”

Anais Nin – Il delta di Venere

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME CAPIRE SE E’ MEGLIO LASCIARE IL MARITO O RIPROVARCI

Decidere di lasciare il proprio compagno e di chiudere un matrimonio non è mai facile, come si deve fare per essere sicura di aver preso la decisione giusta?

Dilemma quasi shakespeariano quello di porsi la domanda : “Lascio o non lascio mio marito”. Conseguentemente la risposta richiede un attento e approfondito esame di riflessione. Proviamo a farlo.


–  Innanzitutto bisogna approfondire se le cause del malessere di coppia sono esclusivamente da attribuire al marito o anche al tipo di relazione instaurata o ancora a se stessi. Spesso si tende ad attribuire tutta la colpa del malessere individuale e di coppia all’altro. Prendere consapevolezza delle reali cause del malessere è premessa necessaria di qualsiasi decisione.

–  In seguito bisogna chiedersi che cosa si è fatto per riprovare. Si è comunicato il proprio malessere? Se n’è discusso in coppia? Il proprio marito si è reso disponibile ad ascoltare e a condividere soluzioni? E’ stato esperito in maniera concreta il tentativo di riprovarci?

–  Non da meno è chiedersi se si provano ancora sentimenti per il proprio partner e di che tipo. Se l’amore dovesse essere completamente spento, non c’è tentativo che sia efficace per riprovare. Almeno che non si abbiano altre motivazioni per continuare a stare in coppia.

– Quarto e ultimo passaggio quello fondamentale: Ci riprovo o no con mio marito è solo la logica conclusione degli altri tre delineati. La decisione di separarsi è solo la conclusione di un processo e non un’azione fine a se stessa.

“Stasera lo sa. Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto, dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male. Invece non succede: si arriva fino in fondo, si scola tutta la merda, anche quella che non vi spetta, che rigurgita dai tombini, quella dell’intero palazzo, dell’intera città, di tutte le coppie che si sono lasciate prima di voi, contemporaneamente a voi.

Tutte le coppie che si lasciano s’infilano nello stesso buco, ripetono lo stesso giro nel castello degli orrori. No,non bisognerebbe arrivare dove sono arrivati loro. Ai primi sintomi bisogna andarsene, lasciare il campo. Tanto non va meglio, va peggio e peggio.”

Margaret Mazzantini

 

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COME PARLARE DELLA SEPARAZIONE EVITANDO LE LITI PER PROTEGGERE I FIGLI

Come si fa ad introdurre il discorso separazione al marito cercando di non scatenare lotte che possono danneggiare i figli

Salve, ho 43 anni e avrei bisogno di un consiglio su come affrontare un momento molto difficile. Mi sono sposata a 24 anni dopo 3 di convivenza, praticamente conosco mio marito da una vita e ho passato insieme a lui metà della mia esistenza. Per anni non sono arrivati figli e dopo 10 anni di matrimonio sono iniziati i primi problemi, forse allora solo da parte mia; stanchezza, noia, l’ho tradito ma non glie l’ho mai confessato e credevo che col tempo si sarebbe risolto tutto.

Per dare nuovo vigore alla nostra relazione ho deciso di avere un figlio, strada in salita perché ci siamo sottoposti a cure per la fertilità: sono arrivati 2 gemelli che ora hanno 6 anni, ma questo non ha risolto il mio malessere e i nostri problemi. Anzi, ad aggravare tutto c’è stata la notizia che i nostri bambini erano affetti da autismo; lo stress da quando abbiamo avuto la diagnosi è salito alle stelle, abbiamo iniziato a litigare per ogni cosa ma soprattutto per le scelte riguardo ai nostri figli: adesso tra liti violente, recriminazioni, e il fatto che comunque continuo a non stare bene con lui come coppia siamo agli sgoccioli.

Il vaso da parte mia è già traboccato, ma ho la netta sensazione che lui non voglia ammettere che siamo ad un bivio ed io non ho la forza o il coraggio di parlargli apertamente e dirgli che mi voglio separare, seppure questo comporterà enormi problemi e non sono psicologici vista la nostra situazione. Vorrei sapere come posso fare a parlare con lui senza scatenare la guerra e il risentimento da parte sua, so che sarebbe deleterio per noi e per i bambini e vorrei fare tutto senza dispetti e altre liti inutili. Lui si dice ancora innamorato di me, ma sono convinta (forse perché da parte mia l’amore non c’è più) che in realtà lui non voglia affrontare un cambiamento così grande è solo legato ad una situazione ma non più a me. Mi può aiutare?

Elisabetta (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Spesso quando ci separa se una delle parti non accetta la separazione per un qualsiasi motivo è difficile condurre la separazione stessa in maniera serena e senza conflittualità. La ricerca di una separazione serena da parte sua potrebbe anche essere dovuta ad eventuali sensi di colpa che lei potrebbe provare essendo lei a volere la risoluzione del rapporto. Se fossero presenti tali sensi di colpa ed ancora dubbi residui li affronti al più presto e vada per la sua strada senza ulteriori esitazioni.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME CONVINCERE L’EX A TORNARE INSIEME

Come fare se non si accetta di essere state lasciate? Esiste una strategia per riuscire a riconquistare l’ex malgrado tutto?

Salve, in questa giornata scrivo perché il mio stato di salute vacilla continuamente. Siamo giovani, abbiamo 17 anni, il mio fidanzato un mese e mezzo fa mi ha lasciato dicendomi che litigavamo troppo,non stava più bene con me e non sapeva più cosa provava. Ha finto due volte di essere ubriaco per giustificare il non avermi salutato, mi ha visto con altro ragazzo e in quel caso è venuto a salutarmi. Successivamente mi ha bloccato da Facebook e a distanza di neanche un mese da quando mi ha lasciata. Sono venuta a sapere che si era fidanzato. La ragazza in questione è più piccola di lui e non abbiamo assolutamente nulla in comune. Lei è la tipica ragazza molto alta, magrissima, priva di forme, bionda e con gli occhi azzurri mentre io invece sono bassina, più in carne, ben fornita di curve, mora e con gli occhi scuri. Io ora lo ammetto, non ho intenzione di lasciarmelo scappare anche se lui sta con un altra. Sono 2 settimane che non gli scrivo, sono in vacanza ma sto pensando a quando ritorno a come fare per riconquistarlo. Ho bisogno di un consiglio per tornare felice con lui! Ora non desidero altro, aspetto con ansia una risposta. Grazie mille.

Lara (nome di fantasia scelto dalla redazione)
Qualsiasi strategia di riconquista è efficace se la persona  riconquistare conserva ancora  un interesse verso la persona che ha lasciato. Ancor prima di riconquistare dovrebbe chiedersi su quali sono i veri motivi della fine della sua relazione. Una volta individuati può riproporsi all’altro, sempre che l’altro sia ancora disponibile a concedere un’altra possibilità.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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PERCHE’ FARE UN FIGLIO PER SALVARE UNA RELAZIONE NON FUNZIONA

Ogni coppia attraversa momenti difficili, critici, problematici che possono spaventare far temere che la relazione stessa può finire.

Se manca la capacità di mettersi in discussione o di mettere in discussione la relazione stessa da parte di entrambi i membri o da parte di uno  di essi, ecco che si cerca d’individuare la soluzione più facile, quasi una bacchetta magica che tutto risolve: facciamo un figlio. Ma fare un figlio non risolve niente . Vediamo perché:
– Sposta solo il problema nel tempo perché esaurita la fase della gravidanza e i primi anni di vita del bambino i problemi della coppia si ripresentano come prima se non addirittura accentuati.

– Quella di concepire un figlio potrebbe diventare una modalità ricorrente di risoluzione dei problemi. Ci sono coppie che in ogni fase di critica della relazione concepiscono un figlio. Questo avveniva soprattutto nel passato.

– Fare un figlio al massimo può rafforzare il legame di coppia genitoriale manon quello di coppia coniugale che prescinde dalla presenza di figli.

– Se concepire un figlio è un desiderio solo di uno dei due componenti della coppia (di solito la donna) potrebbe legare l’altro a rimanere in coppia solo per unvincolo genitoriale e non coniugale.

– Ma la cosa più importante di tutti è che un figlio dovrebbe essere desiderato enon frutto di un momento di crisi della coppia. Col passare del tempo il figlio stesso potrebbe capire che la sua nascita doveva contribuire a salvare la coppiae non frutto di un amore. Si può immaginare come tale vissuto può avereripercussioni psicologiche sul bambino e poi sull’adulto che sarà.

“….Il matrimonio moderno è soprattutto un’istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l’inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d’oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza. Il matrimonio è un’istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell’altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi. Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile.”

A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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