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IN AMORE FERMATI CON CHI TI VUOLE SFOGLIARE E NON SPOGLIARE

“- E allora vai

– Avrò paura?

– Sì

– Poca o tanta?

– Tantissima

– A destra o a sinistra?

– Se puoi non schierarti mai, resta al centro. Del tuo cuore.

– E se arriva il lupo?

– Il lupo arriva, ma anche il gatto, il cane, l’orso, le acciughe, il vento, il sole, la neve. Amore mio, arriverà tutto, non posso ometterti niente.

– E se mi perdo?

– Che ti perdi non è un forse, ma una certezza; quindi quando ti perdi chiedi informazioni

– A chi?

– Ecco, a chi. Se dovesse succedere prima di aver imparato a riconoscere tutte le erbe spontanee, i fiori e gli alberi, aspetta, non chiedere a nessuno, chè poi può succedere che scambi ciliege per bacche velenose. Aspetta, impara i prati i boschi e soprattutto i venti, poi, se ancora sarai perduta, saprai da sola a chi rivolgerti

– Ma il tempo è contato

– No, il tempo è contatto, è toccare tutto, provarci almeno, tutte le parti

– Mi risolverò?

– Non sei un rebus, sei un puzzle senza pezzi mancanti. Imparerai a metterli insieme, dal verso e con lo sguardo giusto

– Promettimelo

– Di più, te lo giuro

– Incontrerò l’amore?

– Te lo auguro, ma attenta a chi ti vuole spogliare, fermati piuttosto da chi ti vuole sfogliare. Chè l’amore, per me, assomiglia molto a qualcuno che ti tiene la fronte mentre tu, vomiti i giorni più duri.

– Allora vado?

– Allora vai.”

CIT alice in the womderland

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa). Possibilità anche di effettuare consulenze via Skype o telefoniche

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

COSA FA MATURARE LE RELAZIONI ?

Un giorno un contadino incontra Dio e gli dice: – Hai creato il mondo ma non sei un contadino, non conosci l’agricoltura. Hai ancora molto da imparare.

Dio gli chiese: – Qual è il tuo consiglio?

Il contadino: – Dammi un anno e lascia che le cose vadano come voglio e vedrai che la povertà non esisterà mai più.

Dio accettò. Naturalmente, l’agricoltore chiese il massimo: niente più tempeste né alcun pericolo per il grano. Il grano cresceva sano e abbondante e i contadini erano felici. Tutto sembrava perfetto.

Alla fine dell’anno, l’agricoltore rivede Dio e gli dice con orgoglio: – Hai visto quanto grano ? C’è abbastanza cibo per 10 anni senza dover più lavorare!

Tuttavia, una volta raccolto tutto il grano il contadino si rese conto che i chicchi erano tutti vuoti. Perplesso, chiese a Dio cosa fosse accaduto,

ed Egli rispose: – Hai deciso di eliminare tutti i conflitti e gli attriti, così il grano non ha potuto maturare. (Racconto buddista)

In questo significativo racconto buddista è contenuta una profonda verità per le relazioni in generale : eliminare del tutto la conflittualità, le difficoltà, le avversità nelle relazioni non aiuta quest’ultime ad evolversi e maturare con la deriva di arrivare a “relazioni vuote” come i chicchi di grano vuoti del racconto, anche se all’inizio le relazioni potrebbero avere la sensazione di essere perfette e felici.

Ben venga, allora, una giusta dose di conflitto, difficoltà ed avversione come elementi per permettere alle relazioni di diventare forti e mature.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa) e possibilità di effettuare consulenze via Skype e telefoniche

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COME “TENERSI PER MANO” NELLE RELAZIONI

Una coppia di fidanzati stavano attraversando un ponte…
Lui un po’ ansioso disse alla sua donna: “Amore, ti prego di tenere la mia mano così non cadi nel fiume”.
La donna gli rispose:”no amore tieni tu la mia mano”.
“qual è la differenza?”chiese lui perplesso.
“c’è una grande differenza, “rispose la donna.
“Se tengo io la tua mano e mi succede qualcosa, è probabile che allento la presa e cado giu’…ma se sei tu a tenermi la mano, io so per sicuro che qualunque cosa accada…tu non la lascerai mai…

(libero riadattamento da parte del Dottor Roberto Cavaliere di una storia sul web)

In questa significativa storia viene descritto come bisognerebbe tenere per mano la persona amata: non chiedendo all’altro di prendere la propria mano ma tenendo la sua.

Perchè potrebbe capitare che il partner abbia la tentazione di lasciare la mano, per varie ragioni, ma tenendo la sua mano lo si aiuta a trattenersi dall’andare via.

Questo non significa trattenere a tutti i costi chi vuole andare via, ma essere colui che “trattiene e contiene”  l’altro e/o la relazione nei momenti di crisi della vita di coppia.

Dott. Roberto Cavaliere

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FREUD E LA SECONDA UNIONE DI UNA DONNA

Di seguito una significativa riflessione di Freud sulla migliore soddisfazione  di una seconda unione, da parte della donna, rispetto alla prima.

«Le cause che determinano la scelta oggettuale della donna sono rese abbastanza spesso irriconoscibili a causa dei condizionamenti sociali. Là dove tale scelta può mostrarsi liberamente, spesso risulta attuata in base a un ideale narcisistico, ove l’ideale è quel particolare uomo che la bambina aveva desiderato diventare. Se la bambina è rimasta ferma all’attaccamento al padre, e quindi al complesso edipico, sceglie secondo il tipo paterno. Dato che nel suo volgersi dalla madre al padre l’ostilità del rapporto emotivo ambivalente è rimasta sulla madre, una scelta di tal genere dovrebbe assicurare un matrimonio felice. Ma molto spesso l’esito è tale da minacciare comunque la risoluzione del conflitto di ambivalenza. L’ostilità lasciata indietro segue dappresso l’attaccamento positivo e si estende al nuovo oggetto. Il marito, che dapprima aveva ereditato dal padre, assume col tempo anche l’eredità materna. Pertanto può facilmente accadere che la seconda metà della vita di una donna sia riempita dalla lotta contro il marito, così come la prima, più breve, lo era stata dalla ribellione contro la madre. Dopo che la reazione è stata vissuta a fondo, un secondo matrimonio può facilmente riuscire molto più soddisfacente.»
S. Freud

Dott. Roberto Cavaliere

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UN’ATTIVITA’ ARTISTICA INSIEME PER MIGLIORARE IL RAPPORTO DI COPPIA

Praticare un attività artistica e/o ricreativa insieme al partner, potrebbe migliorare non solo l’umore ma anche la relazione di coppia. A mostrarlo è uno studio, condotto dall’Università di Baylor, in Texas, che mette in luce gli effetti benefici di alcune attività ricreative. Dipingere in compagnia del partner, ma anche in misura minore dedicarsi a giochi da tavolo, favorisce il rilascio dell’ossitocina, una sostanza prodotta dal nostro corpo nota come l’ormone dell’amore. E così la complicità che nasce durante questi passatempi potrebbe aiutare a rafforzare la relazione affettiva della coppia. I risultati sono pubblicati sul Journal of Marriage and Family.

L’ossitocina è un ormone che viene prodotto dal nostro organismo, soprattutto nel caso di contatto fisico affettuoso, ma anche di contatto visivo, non solo col partner, e in altre situazioni di interazioni sociale e affettiva. In generale questo ormone promuove l’attaccamento all’interno di una relazione e rinforza i legami significativi. Fino ad oggi, spiegano gli scienziati, non c’erano studi sul collegamento fra le attività ricreative e l’ossitocina. Partendo da tale gap, il gruppo ha voluto analizzare questo legame in un gruppo di persone che praticavano giochi o dipingevano insieme al partner.

I ricercatori hanno coinvolto 20 coppie, di età compresa fra i 25 e i 40 anni. Una parte delle coppie hanno giocato a un gioco da tavolo a loro scelta fra le carte, Jenga, monopoli ed altri. Ciascuna coppia giocava da sola in un ambiente familiare, che ricordava quello domestico. Ad altre coppie, invece, è stato proposto di partecipare, tutte insieme, ad un corso di pittura all’interno di uno studio artistico. In entrambi i casi, la durata della sessione era di un’ora. Inoltre, all’inizio e alla fine di questa esperienza i ricercatori misuravano i livelli di ossitocina dei partecipanti attraverso un’analisi delle urine.
Stando ai risultati, in tutte le coppie che giocavano o dipingevano si è registrata la produzione di ossitocina, valutata alla fine della sessione. Tuttavia, il risultato interessante riguarda il fatto che hobby artistici, come quello della pittura potrebbero essere associati a un rilascio di ossitocina maggiore rispetto ai giochi da tavolo. “Solitamente un corso di arte non viene associato mentalmente all’idea di un appuntamento col partner”, commenta Karen Melton, primo autore dello studio, “ma in certi casi, le coppie, mentre dipingono, fanno in modo di trasformare quest’occasione in un momento di interazione, ad esempio cingendo il partner con le braccia o semplicemente complimentandosi con lui per il buon lavoro”.

Un’altra sorpresa, sottolineano gli autori, riguarda il fatto che gli uomini che avevano dipinto mostravano un rilascio di ossitocina circa due volte superiore rispetto a quello misurato nelle donne dopo la stessa attività e nelle coppie che avevano giocato ai giochi in scatola. La ragione, spiegano gli autori, potrebbe risiedere nel fatto che questo passatempo prevede un maggior contatto fisico col partner rispetto al gioco. “Tale elemento – spiega Melton, primo autore dello studio – può indicare che un certo tipo di attività può portare maggiori benefici agli uomini invece che alle donne e viceversa”.

Alla base del rilascio dell’ossitocina ci sono diversi elementi chiave. Da un lato la comunicazione, che avviene maggiormente durante il gioco, dall’altro il contatto fisico, più frequente quando si dipinge o si praticano altri hobby in cui si cerca il tocco del partner. Anche l’interazione visiva, cioè il semplice gesto di guardarsi negli occhi, promuove sensazioni positive e il buonumore di coppia. Ma c’è un altro ingrediente da considerare: il luogo in cui si praticano queste attività può fare la differenza. Lo studio, infatti, mostra che cambiare ambiente e panorama visivo potrebbe avere un impatto significativo nel rilascio di ossitocina. Così, darsi appuntamento col partner in luoghi nuovi e inesplorati risulta essere un’idea non solo originale ma anche benefica per il rapporto di coppia.

fonte: https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/07/17/news/coppia_se_dipingere_insieme_aumenta_l_unione

Dott. Roberto Cavaliere

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I LINEAMENTI DEL VOLTO CHE RIVELANO IL TRADIMENTO

Secondo gli autori di una ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista Open Science della Royal Society, l’uomo dai tratti marcatamente “virili” è maggiormente predisposto al tradimento. Parliamo di mascella squadrata, mento prominente, sopracciglia folte e labbra strette. Queste sarebbero le caratteristiche dell’uomo infedele. Ovviamente, tengono a sottolinearlo, che si parla di una maggioranza di casi.

Nello studio è stato chiesto a 299 uomini e a 452 donne di guardare le foto degli uomini e di valutare su una scala da 1 a 10 di quanto probabilmente potrebbero tradire. E’ risultato che gli uomini con caratteristiche maggiormente “mascoline” hanno ammesso di essere più “provoloni”. E anche le persone che hanno visto le stesse foto, uomini e donne, hanno riconosciuto in loro una maggiore inclinazione ad essere infedeli.

E’ importante sottolineare, inoltre, che questo discorso non vale per le donne. Quindi le donne marcatamente “femminili”, se così possiamo dire, sono fedeli più o meno come le altre. Quindi non esistono dei tratti “inequivocabili” come negli uomini. I ricercatori, dopo aver generalizzato e diffuso questi risultati, però sottolineano: “non dovremmo fare affidamento sulle nostre prime impressioni per esprimere giudizi diagnostici sull’infedeltà nelle situazioni quotidiane”.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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TERAPIA DI COPPIA IN COSTIERA AMALFITANA

LA COSTIERA ALMAFITANA E’ LA TERRAZZA DELL’AMORE

Quale miglior location per una terapia di coppia se non la Costiera Amalfitana, riconosciuta a livello internazionale come uno dei luoghi più romantici ? Potrebbe essere un setting terapeutico addizionale che potrebbe favorire un riavvicinamento della coppia, oltre all’indispensabile terapia.

Nel Centro-Studio del Dottor Roberto Cavaliere sulle problematiche di coppia, individuali e relazionali e tutto ciò che attinente al MALdAMORE sito a Marina di Vietri sul Mare (50 mt dal mare e dalla spiaggia) è possibile effettuare la terapia di coppia.  Vietri sul Mare è il primo comune della Costiera Amalfitana, a soli 3 km da Salerno (dove arriva anche l’alta velocità) ed a 50 km dall’aeroporto di Napoli, oltre ad avere un casello autostradale. Quindi facilmente raggiungibile in tutti i modi.

Il percorso di coppia può essere anche effettuato per migliorare la propria relazione di coppia e non solo per superare problematiche.

Si può scegliere tra due moduli di terapia di coppia

MODULO TERAPEUTICO DI 3 GIORNI (8 sessioni di coppia e individuali da 50 minuti ognuna)

1° GIORNO :

  • Una Sessione di coppia iniziale dove entrambi i componenti esporranno la problematica.
  • Due  Sessioni  individuali dove entrambi esporranno individualmente il proprio disagio nella coppia

Al termine del primo giorno verrà “assegnato” un esercizio da effettuare in coppia di fronte ai “Due Fratelli” due incantevoli scogli di fronte alla spiaggia a 100 mt dal Centro-Studio

2° GIORNO

Due Sessioni di coppia, con intervallo di mezz’ora tra l’una e l’altra, dove si discuterà tutti insieme delle dinamiche di coppia e si porranno in essere esercizi a tal scopo

Al termine del secondo giorno verrà “assegnato” un esercizio da effettuare in coppia  all’interno del giardino dell’incantevole Villa Guariglia (villa pubblica gratuita) a 1500 mt dal Centro-Studio

3° GIORNO

  • Due Sessioni individuali dove ci si confronterà individualmente col terapeuta su quello che è emerso nelle sessioni precedenti e da parte del terapeuta verrano restituiti spunti di riflessione ed indicazioni sul percorso da intraprendere da un punto di vista individuale nella coppia
  • Una Sessione finale di coppia che riassumerà il lavoro terapeutico effettuato con indicazioni sul come proseguire in futuro e nella quotidianeità

Costo totale euro 500

Ci sarà sempre la possibilità, li dove richiesto, di un successivo follow-up o di ulteriori sedute di coppia da effettuare o sempre a Vietri sul Mare o negli Studi di Milano, Roma e Napoli o tramite Skype o videochiamate

 

MODULO TERAPEUTICO DI UN SOLO GIORNO/MAX DUE  (4 sessioni di coppia ed individuali di 50 minuti ognuna)

  • Una Sessione di coppia iniziale dove entrambi i componenti esporranno la problematica di coppia.
  • Due Sessioni individuali dove entrambi esporranno individualmente il proprio disagio nella coppia
  • Una Sessione finale di coppia di confronto a tre con indicazioni sul come proseguire in futuro e nella quotidianeità

Al termine delle 4 sessioni verrà “assegnato” un esercizio da effettuare in coppia di fronte ai “Due Fratelli” due incantevoli scogli di fronte alla spiaggia a 100 mt dal Centro-Studio

In questo secondo modulo le sessioni totali sono 4 per un costo totale di 300 euro

Anche in questo caso ci sarà sempre la possibilità, li dove richiesto e/o necessario, di un successivo follow-up o di ulteriori sedute di coppia da effettuare o sempre a Vietri sul Mare o negli Studi di Milano, Roma e Napoli o tramite Skype o videochiamate

In entrambi i moduli, la coppia verrà omaggiata di un oggetto in pregevole ceramica vietrese e del libro di esercizi del dottor Cavaliere “Quando l’amore non basta più”

E’ sempre possibile concordare modalità diverse come tempi e sedute della propria terapia di coppia. Si può effettuare la terapia anche durante la settimana e le festività,  previo accordo.

Possibilià di alloggiare in casa-vacanze (bilocale) convenzionata a 150 euro per due notti e tre giorni o in altre strutture a proprio piacimento.

Possibilità di effettuare anche TERAPIA INDIVIDUALE SUL MALdAMORE IN COSTIERA AMALFITANA(clicca qui)

PER INFO E CONTATTI : tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Dott. Roberto Cavaliere (clicca sul nome per curriculum professionale) 

 Psicologo, Psicoterapeuta  Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

Centro studio a Marina di Vietri sul Mare

 

Studio a Vietri sul Mare

 

PANORAMICA DI VIETRI SUL MARE

 

 

AMARE E’ TUTTO

AMARE È TUTTO
“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.”


Hermann Hesse” Sull’Amore”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private in studio, telefoniche o via Skype

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L’AMORE NON E’ GIA’ FATTO. SI FA

L’AMORE NON E’ GIA’ FATTO.SI FA
Non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, cucire
Non è un appartamento ‘chiavi in mano’,
ma una casa da concepire, costriure,
conservare e spesso riparare.
Non è vetta conquistata, ma partenza dalla valle,
scalate appassionanti,
cadute dolorose nel freddo della notte
o nel calore del sole che scoppia.
Non è solido ancoraggio nel porto della felicità
ma è un levar l’ancora, è un viaggio in pieno Mare,
sotto la brezza o la tempesta.
Non è un “sì” trionfale,
enorme punto fermo che si segna fra le musiche,
i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di “sì”
che punteggiano la Vita,
fra una moltitudine di “no”
che si cancellano strada facendo.
Non è l’apparizione improvvisa di una nuova Vita,
perfetta fin dalla nascita,
ma sgorgare di sorgente
e lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri,
qualche volta in secca, altre volte traboccante,
ma sempre in cammino verso il Mare infinito.


M. Quoist 

Dott. Roberto Cavaliere

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LA SINDROME DI PETER PAN (O NANOTENIA PSICHICA) NELLE RELAZIONI

La sindrome di Peter Pan è una condizione psicologica non classificata come disturbo mentale. In realtà si chiama nanotenia psichica e rientra nella casistica dei disturbi da immaturità psicoaffettiva oltre ad essere molto vicina ad un disturbo narcisitico di personalità. Infatti, come il personaggio della nota fiaba, che si rifiutava di crescere, chi è affetto da questa sindrome, anche se è già adulto, in varie situazioni della vita tende ad assumere degli atteggiamenti da bambino o adolescente. La sindrome di Peter Pan è in grado di provocare enormi disagi e sofferenze a chi è in relazioni con tali soggetti, oltre al soggetto stesso. La persona affetta da questa sindrome è generalmente molto intelligente, brillante, affascinante, a volte anche ben inserita nel lavoro, ma totalmente incapace di amare e di coltivare relazioni profonde ed autentiche. Il Peter Pan sa socializzare molto bene, ma non sa relazionare affatto. Nella relazione con gli altri cerca sempre di primeggiare o di stare al centro dell’attenzione. E’ in grado di vivere delle strepitose passioni sentimentali e/o sessuali, salvo diventare freddo e distaccato quando si impelaga in relazioni serie. L’immaturità psicoaffettiva è destinata ad aggravarsi con il passare degli anni, perchè la crescita costituisce il disadattamento più grave per il Peter Pan. Infatti, alla base della sindrome omonima c’è un profondo rifiuto di crescere. Si tratta di una condizione naturalmente inconscia, che lavora al di sotto della coscienza dell’individuo, ma che provoca grande sofferenza. Il Peter Pan, infatti, proprio come un bambino, è portato a guardare solo al lato divertente e positivo della vita, sfuggendo a quello negativo. Per non soffrire, evita. E cosa evita? Le scomodità, le responsabilità, il rischio. Tutte cose che si affrontano per crescere. Quando gli eventi dolorosi o negativi della vita gli si presentano comunque, il Peter Pan può reagire con rabbia, frustrazione o totale rifiuto dell’evento che lo porterà a sviluppare dei sintomi fisici o psichici, come cefalee, mal di stomaco, ansia, depressione, Doc, sbalzi di umore. Possono cadere in depressione ogni volta che devono entrare profondamente in relazione cogli altri o assumersi delle responsablità troppo gravose. In questi casi non serve uscire dal disturbo fisico o psicologico, ma dalla sindrome che li ha determinati.  Il Peter Pan è vittima di uno schema errato: è come se tenesse in vita un ruolo che appartiene al passato. Si sente bimbo o figlio, anche quando dovrebbe sentirsi adulto. E’ come se la sua mente fosse rimasta “congelata” nel passato. E’ chiaro che una persona con uno schema emotivo infantile non avrà alcuna capacità di adattamento ai normali cambiamenti richiesti dalle varie fasi della vita. Per lui sarà faticoso adattarsi al ruolo di marito, moglie o genitore o nonno, ad esempio, perchè lo schema emotivo che guiderà le sue azioni, i suoi comportamenti e le sue reazioni, sarà sempre quello di quando era bambino. Ecco perchè il Peter Pan si trova a suo agio solo nelle situazioni in cui può primeggiare(anche nel lavoro) o non deve assumersi alcuna responsabilità ( vedi relazioni sentimentali non impegnative). Impegno e responsabilità, specie nei confronti degli altri, sono vocaboli che la mente dell’immaturo patologico non è in grado di comprendere ed attuare.  Nel tentativo di evitare la sofferenza degli adulti, questa persona vivrà una sofferenza ancora più grande: il disadattamento alla vita. Possono essere vittime di immaturità psicoaffettiva i figli di genitori deboli o depressi o che li hanno amati poco o che erano affetti da una personalità dipendente.

Per vincere i disagi provocati dalla sindrome di Peter Pan occorre una corretta psicoterapia, ma anche tanta comprensione e perdono se dimostra di vaer preso consapevolezza della propria problematica. Il Peter Pan ha paura di crescere perchè ha paura di amare, perchè non gli è stato insegnato ad amare o perchè non è stato amato e, conseguetemente, si ama poco. Chi non sa amare si pone sempre come un bimbo che cerca di ricevere, invece che di dare.

La prima mossa per venir fuori dalla sindrome è imparare ad amarsi per poter amare. Su questa strada diminuiranno anche i disturbi psicosomatici e quelli psicologici.

Secondo passo: bisogna elaborare la causa della sofferenza passata alla base della sindrome ed accettarla per quello che è: un fatto immutabile.

Terzo passo: imparare ad accettarsi con i propri limiti, anche quello di sentirsi sempre degli adolescenti.

Qualsiasi percorso terepaeutico non può prescindere dalla presa di consapevolezza della propria problematica da parte del Peter Pan. L’ostacolo maggiore è proprio in questo: il Peter Pan spesso rifiuta di essere tale e si giustifica adducendo il possesso solo di tratti caratteriali e non di un disturbo.