I 2 PERCHE’ DELLA FINE DI UN AMORE

Quando finisce un amore , sopratutto se avviene in maniera improvvisa e si è dalla parte di chi ha subito la fine, inizia il processo doloroso dell’elaborazione del lutto

Elaborazione della fine della relazione che è accompagnata dalla presenza di 2 PERCHE’: un Perchè Esclamativo !!! ed un Perchè Interrogativo ???

Il Perchè Esclamativo !!! è inerente alla rabbia ed al dolore che accompagna la fine della relazione, la perdita della persona amata. E’ l’esclamazione del grido interiore che chiede perchè sia finita senza porre domande, finalizzato solo ad esprimere gli stati d’animo e le emozioni provate.

A questo segue un Perchè Interrogativo ??? che pone domande che pretendono risposte. Ciò avviene perchè si ha la speranza che trovando risposte si possa recuperare la relazione o sentire meno dolore, rabbia, sensi di colpa. Il voler dare una logica a ciò che spesso non ha logica. A dare una volontà a cio che non dipende dalla nostra volontà, ma da una volonta altrui.

E’ normale che all’inizio della fine dell’amore ci sia la presenza di entrambi i Perchè, ma man mano, entrambi, debbono attenuarsi con una velocità maggiore per il Perchè interrogativo ???

Per quale motivo il Perchè Interrogativo ??? deve attenuarsi più velocemente ? La risposta è insita nel fatto che il porsi troppe domande con la pretesa di trovare risposte alimenta il circolo del dolore e della rabbia. Non solo porta a rimurginare e ad avere maggiori dubbi su quello che è successo, ma li dove si trovassero anche delle risposte, quest’ultime portebbero una pace temporanea, perchè si ripartirebbe con nuove domande in un circolo senza fine di domande e risposte che alimenta a sua volta dolore e rabbia. Si potrebbe avere lo sviluppo anche di esiti ossessivi.

Individualmente e/o con strumenti terapeutici adeguati e mirati bisogna agire sul Perchè Interrogativo ??? al fine di elaborarlo e porvi fine il più presto possibile, mentre lasciar fluire naturalmente il Perchè Eslamativo !!! che è il perchè sano ai fine del superamento del lutto.

SI PUO’ TORNARE INDIETRO IN AMORE ?

SI PUO’ TORNARE INDIETRO IN AMORE ?

La domanda è ampia come casistica, oltre a dover tenere conto di molteplici variabili soggettive ed oggettive, per cui una risposta assoluta non esiste, come d’altronde tutte le domande sull’amore e sulle relazioni.

Innanzitutto bisogna comprendere su cosa s’intende il ritornare indietro in amore. S’intende: ritornare all’interno di una relazione già finita ? ritornare alla passione di una fase iniziale della relazione ? ritornare dopo aver sperimentato un’altra relazione ? e tante altri punti interrogativi.

Dopo aver chiarito il punto precedente bisogna tener conto di una serie di variabili soggettive quali : caratteristiche di personalità individuali personali e del partner, natura della relazione, durata della relazione, quanto tempo è trascorso dalla fine della relazione,  condizionamenti esterni  e non ultime, ma le più importanti, le cause del perchè la relazione è finita.

Inoltre ci sono variabili ambientali oggettive quale l’essere già in un altra relazione, l’aver costruito una famiglia con un’altra persona nel frattempo, età anagrafica, distanze geografiche

Ultimo fattore, il più importante, una volontà determinata e costante nel voler ritornare indietro, ripartire dalle macerie e cercari di ricostruire il tutto, sempre che le variabili ambientali oggettive lo permottono. Volontà che deve essere di entrambi i membri della coppia. Una terapia di coppia mirata può essere di supporto in tal senso.

TRE STRATEGIE “SCIENTIFICHE” PER SUPERARE LA FINE DI UN AMORE

Dei ricercatori americani hanno provato a elaborare strategie per superare la fine di una relazione, testandole su alcue persone che erano state lasciate da pocoo r lo studio è stato pubblicato sul Journal of Experimental Psychology.

L’obiettivo della ricerca era capire quale tecnica fosse più efficace per “curare” il mal d’amore. Alla sperimentazione ha partecipato un gruppo di 24 persone di età compresa tra 20 e 37 anni, che aveva appena chiuso una relazione durata in media due anni e mezzo. Tutti avevano un elemento in comune: erano ancora innamorati del loro ex partner.

I ricercatori hanno dato ai candidati tre strategie:

la prima strategia era quella di pensare intensamente a qualcosa di fastidioso che faceva abitualmente il proprio ex, anche senella fase di distacco si è portati a pensare che si amavano anche i difetti.

la seconda strategia– detta di rivalutazione dell’amore – consisteva nell’accettare i propri sentimenti, senza giudicarli. Per farlo occorreva ripetersi come fosse un mantra che “è lecito amare qualcuno, anche se non si è più ricambiati”.

La terza strategia cognitivo comportamentale è (forse) la più comune: la distrazione. Ai candidati era suggerito di lasciar vagare la mente pensando a qualcosa di gratificante: una musica, un cibo o un’emozione.

Mentre i candidati sperimentavano le tre strategie i ricercatori hanno mostrato a ognuno la foto dell’ex sottoponendo il candidato a un encefalogramma (EEG): l’obiettivo era valutare l’intensità delle emozioni provate e il fascino esercitato dall’immagine.

I risultati hanno rivelato che in tutti e tre i casi gli innamorati provavano emozioni meno intense. Con alcune differenze. Chi pensava ai difetti del proprio ex era di cattivo umore, ma alla vista della foto risultava decisamente meno innamorato del solito. E secondo gli studiosi è proprio questo il rimedio più efficace nel lungo termine per rialzarsi da una batosta sentimentale.

Per avere un po’ di buonumore nell’immediato la strategia migliore è risultata però quella della distrazione. O meglio: i candidati continuavano a sentirsi innamoratissimi del loro ex partner… ma con il sorriso sulle labbra!

La rivalutazione dell’amore invece non ha mostrato alcun effetto né sull’amore né sull’umore. In compenso ha ridotto complessivamente l’intensità delle emozioni provate.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

SE LA MAMMA SI DEPRIME DOPO LA FINE DEL MATRIMONIO

La depressione coglie spesso dopo una separazione particolarmente dolorosa e molte donne ne sono vittime. Quali sono i metodi e le terapie giuste per riuscire ad aiutarle?

Carissimo Dottor Cavaliere,
sono una ragazza di 21 anni e, in seguito ad una separazione tra i miei genitori, mia mamma è caduta in depressione. Proprio per questo si è rivolta al suo medico curante chiedendo una cura. Questo le ha prescritto un farmaco chiamato DENIBAN. Da principio sembrava che mia madre si fosse ripresa, conducendo una vita felice e serena. Ma da qualche mese a questa parte, mia madre non è più la stessa: sta sempre sul divano, giù di morale e a dir suo, ha sempre una sensazione di “cupo” e ansia dentro. Non è più la madre di una volta, a stento cammina, tutto la infastidisce, ed io vorrei aiutarla, ma sono disperata e in questo momento in lacrime. La prego, mi dia un consiglio, dovrei andare insieme a mia madre dal medico curante a chiedere se cambiare il farmaco o dovrei cercare un bravo psicologo cosicché questo le faccia elaborare il suo dolore e magari le prescriva qualcosa per farla stare meglio?Lei cosa mi consiglia? La prega dottore, mi aiuti, ne vale della felicità di mia madre e della mia.

Cordiali saluti,

Sandra (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Diversi studi e ricerche hanno dimostrato che psicoterapia e farmaci insieme sono più efficaci dal punto di vista terapeutico rispetto solo all’uno o all’altro. Ritengo quindi utile abbinare sia una psicoterapia che informare il medico curante degli esiti terapeutici del farmaco prescritto.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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LA SUA NUOVA DONNA: COME AFFRONTARE LA PAURA DI INCONTRARLA

Conoscere la nuova compagna del nostro ex può spaventarci, il confronto è immediato e può far riaffiorare insicurezze e ricordi infelici legati alla relazione che abbiamo chiuso, come fare per superare questi timori?

Buongiorno Dottore,

con mio marito è finita e sinceramente non ho nemmeno tanta voglia di rivederlo, ci sono però di mezzo i figli e quindi inevitabilmente le occasioni d’incontro si creano. Infatti presto ci sarà la laurea di uno dei nostri due figli e quindi sarò obbligata a vederlo. Ciò che mi scoccia di più è che so che verrà accompagnato dalla sua compagna, che io non ho mai voluto conoscere. Mi sento depressa perché a differenza del mio ex non sono riuscita a ricostruirmi una vita e questo mi sta danneggiando tremendamente rovinando le mie giornate e spingendomi a riflessioni che proprio non vorrei fare, volevo chiederle dei consigli per affrontare questa sensazione che sempre più mi sta angosciando.

Grazie

Giulia (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Una separazione sancisce la fine di una vita per incominciarne un’altra. Si dà per scontato che la nuova vita debba avere gli stessi presupposti della precedente: essere in due. Ma forse la vera nuova vita è ritornare ad essere single ed una nuova relazione di coppia deve nascere da un incontro e non da una ricerca di ricostruire lo stesso schema a due del proprio passato affettivo.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME AFFRONTARE UN PERIODO DA SEPARATI IN CASA E NON USCIRNE DANNEGGIATI

Convivere con l’ex dopo la separazione può avere degli effetti collaterali, ecco la strategia giusta per evitare che questa situazione ci danneggi

Sempre più coppie sono separate in casa con tutte le implicazioni psicologiche e pratiche che ciò comporta.  Innanzitutto bisogna stabilire se il periodo da separati in casa nasce di comune accordo o se è in parte o in tutto subito da uno dei due partner. E’ evidente che in quest’ultimo caso il partner che subisce la separazione in casa rischia di uscirne maggiormente danneggiato.

Inoltre anche la durata di tale separazione, il momento di vita della coppia in cui interviene, la presenza di figli e la loro età, e altro ancora concorre al vissuto soggettivo e individuale di tale separazione.

Come affrontarlo?

  • Innanzitutto vedendo come una risorsa tale periodo, come un momento di riflessione ampio su se stessi, sull’altro e sulla relazione a prescindere se è stata concordata o no.  Se tale separazione è seguita da questa riflessione, può anche rappresentare un momento di crescita per la coppia e per se stessi.
  • Non vivere tale periodo con attesa trepida che finisca il prima possibile o che possa essere il preludio a una definitiva separazione. L’ansia anticipatoria in tale senso potrebbe acuire quei disagi e tensioni che hanno favorito il periodo di separazione e che si dovrebbero stemperare col passare del tempo.
  • Ritrovare se stessi: può essere l’occasione per ritrovare interessi e passioni individuali che spesso nella dimensione della coppia sono perse.
  • Se si è in difficoltàvalutare l’opportunità di chiedere un supporto psicologico. Soprattutto se si è subito il periodo di separazione, il disagio psicologico che ne proviene potrebbe essere troppo forte da poterlo sopportare da soli.

Riflessione finale:

“Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.” Mary Schmich

 

Dott. Roberto Cavaliere

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NON CAPISCO PERCHE’ I MIEI GENITORI ORMAI ANZIANI VOGLIONO DIVORZIARE

Il divorzio può arrivare a qualsiasi età, anche quando non si è più giovani e sembra non esserci più tempo per rifarsi una vita completamente da zero

Salve Dottore, i miei genitori si stanno separando e la cosa mi shocca profondamente. Io ho ormai 40 e l’idea di vedere i miei che ne hanno ormai 70 separarsi mi distrugge e francamente non capisco nemmeno il perché. Secondo lei è possibile che lo volessero già fare in passato? Non spaventa di più l’idea di una vecchiaia da soli?

Simona (nome di fantasia scelto dalla redazione)


E’ naturale che lasci perplessi una separazione in età avanzata quasi in prossimità delle nozze d’oro. E’ anche naturale che i figli siano costernati da tale decisione dei genitori durante la terza età e si pongono le stesse domande che si pone lei. Posso risponderle che decidere di separarsi è l’atto finale di un processo che parte lontano nel tempo, a maggior ragione con l’avanzare dell’età.

E se tale malessere è profondo supera anche quelle che possono essere resistenze ambientali come quella di rimanere soli nella vecchiaia.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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QUANTO TEMPO CI VUOLE PER RIPRENDERSI DA UNA SEPARAZIONE

Si parla sempre della separazione come di un evento traumatico, ma c’è un tempo fisiologicamente necessario per riuscire a superarla?

Buongiorno vorrei sapere se c’è un tempo entro il quale è normale riprendersi dopo una separazione.  Sono 2 anni che mio marito mi ha lasciata e non riesco a venirne fuori in nessun modo, sono sempre triste e depressa, ho cominciato anche a lavorare da casa perché mi pesava uscire…è normale?

Maria (nome di fantasia scelto dalla redazione)


Non c’è un tempo normale e standard in cui riprendersi da una separazione. Questo perché ci sono due tipi di separazione: quella reale e quella psicologica. Ci si è separati ma di fatto ma dentro si continua a rimanere legati all’ex. E’ la separazione psicologica che non è avvenuta. Andrebbe indagato perché tale tipo di separazione non si è avviata. In mancanza potrebbe scivolare in una fase depressiva come forse sta avvenendo.

La saluto con un brano d’incoraggiamento:

“è una follia..È una follia..odiare tutte le rose solo perché una volta una spina ti ha punto,seppellire tutti i tuoi sogni, perche uno di essi non si realizzò, condannare l’amicizia perché un amico ti tradì, non credere nell’amore perché qualcuno ti ingannò. Esiste sempre un’altra opportunità, una nuova amicizia, un nuovo amore. Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio.” da Il Piccolo Principe

 

Dott. Roberto Cavaliere

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PERCHE’ SPESSO LE COPPIE CHE SI LASCIANO CONTINUANO AD AVERE UNA RELAZIONE SESSUALE

Accade a volte che sebbene ci si sia lasciati alle spalle il matrimonio o la convivenza non si riesca invece a tagliare il legame sessuale, come mai?

Varie sono le motivazioni che possono condurre a ritrovare una relazione sessuale col proprio o colla propria ex. Innanzitutto è evidente che il ritornare a letto con l’ex presuppone che non si abbia nessun’altra relazione stabile o soddisfacente nel frattempo. Se si sta vivendo una nuova relazione coinvolgente in tutti i sensi non c’è intesa sessuale precedente che tenga.


 – Si può ritornare col partner precedente perché la relazione era deficitaria dal punto di vista affettivo e della quotidianità, ma dal punto di vista sessuale era soddisfacente e quantomeno si vuole continuare a conservare quest’aspetto seppur  non in un contesto di coppia fissa.


–  Potrebbe esserci timore di sperimentarsi dal punto di vista sessuale col nuovo, e si preferisce rimanere sulla strada del già noto. D’altronde finché non si trova di nuovo un ‘’grande amore’ perché non conservare l’intesa sessuale coll’ex.


– Forse non ci si è separati psicologicamente, vale a dire che si continua a rimanere legati ancora dentro affettivamente all’ex, e continuare a mantenere un ‘’legame di letto’ alimenta la speranza, più o meno conscia, che la relazione possa riprendere in pieno.


E’ inutile affermare che continuare a mantenere una relazione, anche se solo semplicemente dal punto di vista sessuale, non aiuta quel ‘’distacco totale’premessa indispensabile di ogni separazione psicologica.  Capita spesso che uno dei due continui ada essere legato, in maniera più o meno conscia all’altro, e spera che mantenendo quando meno un legame sessuale possa col temporiprendere tutti gli altri tipi di legame.


“Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità. Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell’attività sessuale, con l’esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive.

Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue. Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l’amore inietta nella sessualità sarebbe l’uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d’asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere annaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. …….. Ci sono tanti sensi minori, che buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi.”

Anais Nin – Il delta di Venere

 

Dott. Roberto Cavaliere

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PERCHE’ PER TANTE COPPIE L’AUTUNNO E’ LA STAGIONE DELLA SEPARAZIONE

L’autunno segue l’estate e segna il declino del bel tempo. Declino del bel tempo in tutti i sensi, anche nella coppia.

Metafora climatica a parte cerchiamo di vedere perché per tante coppie l’autunno è la stagione della separazione.

L’autunno segue l’estate e con esso un periodo di ferie estive che comporta che la coppia stia maggiormente in contatto quotidiano rispetto al resto dell’anno. Questo maggiore tempo a disposizione e la maggiore condivisione della coppia possono acuire tensioni che durante l’anno gli impegni quotidiani di entrambi i membri della coppia possono aiutare a stemperare.

Paradossalmente il maggior tempo a disposizione allontana e non unisce. Ecco quindi che si arriva in autunno ‘esasperati’ e se questa esasperazione covava già prima arriva come conseguenza la separazione.

Inoltre la decisione di separarsi potrebbe già essere precedente al periodo estivo, ma ci si concede un ulteriore tentativo di provare a recuperare la relazione, approfittando del maggiore tempo che d’estate si ha per stare insieme. Tentativo che si rivela vano.

Se sono presenti dei figli per un senso di colpa nei loro confronti, si decide di trascorrere almeno l’estate tutti insieme e rimandare all’autunno una decisione che è già stata piena.

Un ultimo fattore potrebbe essere legato che l’autunno è anche correlato a una fase depressiva e nelle fasi depressive si preferisce rimanere soli. Ciò coniugato a un profondo malessere di coppia è la goccia che fa traboccare il vaso. Quindi l’autunno come ‘stagione delle separazioni’ è solo l’anello terminale di un processo di separazione che ha attraversato tutte le stagioni.

“Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini

 

Dott. Roberto Cavaliere

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