SE LA MAMMA SI DEPRIME DOPO LA FINE DEL MATRIMONIO

La depressione coglie spesso dopo una separazione particolarmente dolorosa e molte donne ne sono vittime. Quali sono i metodi e le terapie giuste per riuscire ad aiutarle?

Carissimo Dottor Cavaliere,
sono una ragazza di 21 anni e, in seguito ad una separazione tra i miei genitori, mia mamma è caduta in depressione. Proprio per questo si è rivolta al suo medico curante chiedendo una cura. Questo le ha prescritto un farmaco chiamato DENIBAN. Da principio sembrava che mia madre si fosse ripresa, conducendo una vita felice e serena. Ma da qualche mese a questa parte, mia madre non è più la stessa: sta sempre sul divano, giù di morale e a dir suo, ha sempre una sensazione di “cupo” e ansia dentro. Non è più la madre di una volta, a stento cammina, tutto la infastidisce, ed io vorrei aiutarla, ma sono disperata e in questo momento in lacrime. La prego, mi dia un consiglio, dovrei andare insieme a mia madre dal medico curante a chiedere se cambiare il farmaco o dovrei cercare un bravo psicologo cosicché questo le faccia elaborare il suo dolore e magari le prescriva qualcosa per farla stare meglio?Lei cosa mi consiglia? La prega dottore, mi aiuti, ne vale della felicità di mia madre e della mia.

Cordiali saluti,

Sandra (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Diversi studi e ricerche hanno dimostrato che psicoterapia e farmaci insieme sono più efficaci dal punto di vista terapeutico rispetto solo all’uno o all’altro. Ritengo quindi utile abbinare sia una psicoterapia che informare il medico curante degli esiti terapeutici del farmaco prescritto.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email: cavalierer@iltuopsicologo.it

 

LA SUA NUOVA DONNA: COME AFFRONTARE LA PAURA DI INCONTRARLA

Conoscere la nuova compagna del nostro ex può spaventarci, il confronto è immediato e può far riaffiorare insicurezze e ricordi infelici legati alla relazione che abbiamo chiuso, come fare per superare questi timori?

Buongiorno Dottore,

con mio marito è finita e sinceramente non ho nemmeno tanta voglia di rivederlo, ci sono però di mezzo i figli e quindi inevitabilmente le occasioni d’incontro si creano. Infatti presto ci sarà la laurea di uno dei nostri due figli e quindi sarò obbligata a vederlo. Ciò che mi scoccia di più è che so che verrà accompagnato dalla sua compagna, che io non ho mai voluto conoscere. Mi sento depressa perché a differenza del mio ex non sono riuscita a ricostruirmi una vita e questo mi sta danneggiando tremendamente rovinando le mie giornate e spingendomi a riflessioni che proprio non vorrei fare, volevo chiederle dei consigli per affrontare questa sensazione che sempre più mi sta angosciando.

Grazie

Giulia (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Una separazione sancisce la fine di una vita per incominciarne un’altra. Si dà per scontato che la nuova vita debba avere gli stessi presupposti della precedente: essere in due. Ma forse la vera nuova vita è ritornare ad essere single ed una nuova relazione di coppia deve nascere da un incontro e non da una ricerca di ricostruire lo stesso schema a due del proprio passato affettivo.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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COME AFFRONTARE UN PERIODO DA SEPARATI IN CASA E NON USCIRNE DANNEGGIATI

Convivere con l’ex dopo la separazione può avere degli effetti collaterali, ecco la strategia giusta per evitare che questa situazione ci danneggi

Sempre più coppie sono separate in casa con tutte le implicazioni psicologiche e pratiche che ciò comporta.  Innanzitutto bisogna stabilire se il periodo da separati in casa nasce di comune accordo o se è in parte o in tutto subito da uno dei due partner. E’ evidente che in quest’ultimo caso il partner che subisce la separazione in casa rischia di uscirne maggiormente danneggiato.

Inoltre anche la durata di tale separazione, il momento di vita della coppia in cui interviene, la presenza di figli e la loro età, e altro ancora concorre al vissuto soggettivo e individuale di tale separazione.

Come affrontarlo?

  • Innanzitutto vedendo come una risorsa tale periodo, come un momento di riflessione ampio su se stessi, sull’altro e sulla relazione a prescindere se è stata concordata o no.  Se tale separazione è seguita da questa riflessione, può anche rappresentare un momento di crescita per la coppia e per se stessi.
  • Non vivere tale periodo con attesa trepida che finisca il prima possibile o che possa essere il preludio a una definitiva separazione. L’ansia anticipatoria in tale senso potrebbe acuire quei disagi e tensioni che hanno favorito il periodo di separazione e che si dovrebbero stemperare col passare del tempo.
  • Ritrovare se stessi: può essere l’occasione per ritrovare interessi e passioni individuali che spesso nella dimensione della coppia sono perse.
  • Se si è in difficoltàvalutare l’opportunità di chiedere un supporto psicologico. Soprattutto se si è subito il periodo di separazione, il disagio psicologico che ne proviene potrebbe essere troppo forte da poterlo sopportare da soli.

Riflessione finale:

“Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.” Mary Schmich

 

Dott. Roberto Cavaliere

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NON CAPISCO PERCHE’ I MIEI GENITORI ORMAI ANZIANI VOGLIONO DIVORZIARE

Il divorzio può arrivare a qualsiasi età, anche quando non si è più giovani e sembra non esserci più tempo per rifarsi una vita completamente da zero

Salve Dottore, i miei genitori si stanno separando e la cosa mi shocca profondamente. Io ho ormai 40 e l’idea di vedere i miei che ne hanno ormai 70 separarsi mi distrugge e francamente non capisco nemmeno il perché. Secondo lei è possibile che lo volessero già fare in passato? Non spaventa di più l’idea di una vecchiaia da soli?

Simona (nome di fantasia scelto dalla redazione)


E’ naturale che lasci perplessi una separazione in età avanzata quasi in prossimità delle nozze d’oro. E’ anche naturale che i figli siano costernati da tale decisione dei genitori durante la terza età e si pongono le stesse domande che si pone lei. Posso risponderle che decidere di separarsi è l’atto finale di un processo che parte lontano nel tempo, a maggior ragione con l’avanzare dell’età.

E se tale malessere è profondo supera anche quelle che possono essere resistenze ambientali come quella di rimanere soli nella vecchiaia.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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QUANTO TEMPO CI VUOLE PER RIPRENDERSI DA UNA SEPARAZIONE

Si parla sempre della separazione come di un evento traumatico, ma c’è un tempo fisiologicamente necessario per riuscire a superarla?

Buongiorno vorrei sapere se c’è un tempo entro il quale è normale riprendersi dopo una separazione.  Sono 2 anni che mio marito mi ha lasciata e non riesco a venirne fuori in nessun modo, sono sempre triste e depressa, ho cominciato anche a lavorare da casa perché mi pesava uscire…è normale?

Maria (nome di fantasia scelto dalla redazione)


Non c’è un tempo normale e standard in cui riprendersi da una separazione. Questo perché ci sono due tipi di separazione: quella reale e quella psicologica. Ci si è separati ma di fatto ma dentro si continua a rimanere legati all’ex. E’ la separazione psicologica che non è avvenuta. Andrebbe indagato perché tale tipo di separazione non si è avviata. In mancanza potrebbe scivolare in una fase depressiva come forse sta avvenendo.

La saluto con un brano d’incoraggiamento:

“è una follia..È una follia..odiare tutte le rose solo perché una volta una spina ti ha punto,seppellire tutti i tuoi sogni, perche uno di essi non si realizzò, condannare l’amicizia perché un amico ti tradì, non credere nell’amore perché qualcuno ti ingannò. Esiste sempre un’altra opportunità, una nuova amicizia, un nuovo amore. Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio.” da Il Piccolo Principe

 

Dott. Roberto Cavaliere

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PERCHE’ SPESSO LE COPPIE CHE SI LASCIANO CONTINUANO AD AVERE UNA RELAZIONE SESSUALE

Accade a volte che sebbene ci si sia lasciati alle spalle il matrimonio o la convivenza non si riesca invece a tagliare il legame sessuale, come mai?

Varie sono le motivazioni che possono condurre a ritrovare una relazione sessuale col proprio o colla propria ex. Innanzitutto è evidente che il ritornare a letto con l’ex presuppone che non si abbia nessun’altra relazione stabile o soddisfacente nel frattempo. Se si sta vivendo una nuova relazione coinvolgente in tutti i sensi non c’è intesa sessuale precedente che tenga.


 – Si può ritornare col partner precedente perché la relazione era deficitaria dal punto di vista affettivo e della quotidianità, ma dal punto di vista sessuale era soddisfacente e quantomeno si vuole continuare a conservare quest’aspetto seppur  non in un contesto di coppia fissa.


–  Potrebbe esserci timore di sperimentarsi dal punto di vista sessuale col nuovo, e si preferisce rimanere sulla strada del già noto. D’altronde finché non si trova di nuovo un ‘’grande amore’ perché non conservare l’intesa sessuale coll’ex.


– Forse non ci si è separati psicologicamente, vale a dire che si continua a rimanere legati ancora dentro affettivamente all’ex, e continuare a mantenere un ‘’legame di letto’ alimenta la speranza, più o meno conscia, che la relazione possa riprendere in pieno.


E’ inutile affermare che continuare a mantenere una relazione, anche se solo semplicemente dal punto di vista sessuale, non aiuta quel ‘’distacco totale’premessa indispensabile di ogni separazione psicologica.  Capita spesso che uno dei due continui ada essere legato, in maniera più o meno conscia all’altro, e spera che mantenendo quando meno un legame sessuale possa col temporiprendere tutti gli altri tipi di legame.


“Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità. Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell’attività sessuale, con l’esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive.

Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue. Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l’amore inietta nella sessualità sarebbe l’uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d’asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere annaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. …….. Ci sono tanti sensi minori, che buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi.”

Anais Nin – Il delta di Venere

 

Dott. Roberto Cavaliere

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PERCHE’ PER TANTE COPPIE L’AUTUNNO E’ LA STAGIONE DELLA SEPARAZIONE

L’autunno segue l’estate e segna il declino del bel tempo. Declino del bel tempo in tutti i sensi, anche nella coppia.

Metafora climatica a parte cerchiamo di vedere perché per tante coppie l’autunno è la stagione della separazione.

L’autunno segue l’estate e con esso un periodo di ferie estive che comporta che la coppia stia maggiormente in contatto quotidiano rispetto al resto dell’anno. Questo maggiore tempo a disposizione e la maggiore condivisione della coppia possono acuire tensioni che durante l’anno gli impegni quotidiani di entrambi i membri della coppia possono aiutare a stemperare.

Paradossalmente il maggior tempo a disposizione allontana e non unisce. Ecco quindi che si arriva in autunno ‘esasperati’ e se questa esasperazione covava già prima arriva come conseguenza la separazione.

Inoltre la decisione di separarsi potrebbe già essere precedente al periodo estivo, ma ci si concede un ulteriore tentativo di provare a recuperare la relazione, approfittando del maggiore tempo che d’estate si ha per stare insieme. Tentativo che si rivela vano.

Se sono presenti dei figli per un senso di colpa nei loro confronti, si decide di trascorrere almeno l’estate tutti insieme e rimandare all’autunno una decisione che è già stata piena.

Un ultimo fattore potrebbe essere legato che l’autunno è anche correlato a una fase depressiva e nelle fasi depressive si preferisce rimanere soli. Ciò coniugato a un profondo malessere di coppia è la goccia che fa traboccare il vaso. Quindi l’autunno come ‘stagione delle separazioni’ è solo l’anello terminale di un processo di separazione che ha attraversato tutte le stagioni.

“Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini

 

Dott. Roberto Cavaliere

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LA SEPARAZIONE CON GLI OCCHI DI LUI: COSA PROVANO GLI UOMINI QUANDO SI SEPARANO

La separazione viene vissuta in maniera diversa da uomini e donne, scopriamo come la vivono i nostri partner anche per riuscire a gestire meglio questo momento

La separazione è donna: vale a dire che nella stragrande maggioranza dei casi sono le donne a prendere la decisione di separarsi, a prendere atto delle criticità della relazione, ad avere consapevolezza che non si può più andare avanti. L’uomo prova sentimenti ed emozioni soprattutto se subisce la separazione.

Quindi spesso l’uomo è spettatore passivo in questo processo di separazione e questo non significa che non prova sofferenza. La sua sofferenza può essere di due tipi: attiva e passiva .

– La sofferenza attiva è quella che prevale nella maggioranza degli uomini quando si separano.  Molti uomini diventano come dei bambini che sono abbandonati dalla madre. Non accettano tale separazione che è vissuta al pari di un vero e proprio abbandono. Si agitano, si disperano, negano la separazione stessa. Si può arrivare a mettere in atto veri e propri comportamenti ossessivinei confronti della partner fino ad arrivare anche allo stalking o a brutti episodi di cronaca giudiziaria.

– Taluni soffrono passivamente, non reagiscono, si rinchiudono in una fase depressiva. Non riescono a elaborare il processo del lutto della separazione.

– Ma c’è anche una terza categoria, spesso trasversale alle altre due descritte. Quelli che per non sentire il dolore della disperazione o della depressione attuano la pratica del chiodo scaccia chiodo. Con quali esiti è facile immaginare soprattutto per la partner che subentra immediatamente alla fine di una separazione.

In ogni caso nell’uomo che ci separa c’è una difficoltà a entrare in risonanza con le sue emozioni più profonde. Non vogliono provare, non vogliono sentire per non soffrire.

“La storia di una certa ragazza mi fa ancora male, non trovo quello che cerco e quello che cerco ormai non può più essere lei, lei mi ha mandato a vedere se il gallo aveva fatto l’uovo e quando sono tornato e le ho detto di si mi ha mandato a quel paese e mi ha detto di non farmi più vedere. Per un po’ ci ho provato, ma sai bene che quando l’amore si spegne è più freddo della morte. Il problema è che le due parti in causa non si spengono contemporaneamente e quando sei la parte ancora accesa preferiresti essere morto. È incredibile come le parole possano imitare la saggezza. Se ti ostini a cercare qualcosa corri il rischio di trovarla. Vorrei amare ancora, dare il meglio di me a una ragazza. Il problema è che non so cosa sia il meglio di me, non sono sicuro che ci sia un meglio in me. Quando un aereo perde la rotta basta una manovra per ritrovare le coordinate ma quando un treno deraglia non c’è più molto che si possa fare.

C’era un’idea che mi ronzava in testa, cioè che magari non saremo mai in grado di capire del tutto qualcuno, tanto meno chi più amiamo, ma possiamo comunque amarlo senza riserve. Secondo me amare una persona è forse più facile che capirla ma molto più pericoloso perché l’amore fa sempre male. Si può cercare di capire qualcuno ma non si può cercare di amarlo. L’amore nasce involontario. L’amore può aumentare o diminuire fino a sfumare del tutto ma non si può imporre. A volte ci piacerebbe amare una certa persona, possiamo addirittura dire che quella persona ha tutte le qualità perché ci innamoriamo di lei ma questo non accade. Con uno sforzo più o meno grande ci si abitua a chiunque ma abituarsi non è amare. Non so se le mie idee sono giuste oppure assurde ma tendo a credere che l’amore esiste, che è un’invenzione dell’uomo e che ora è fuori controllo.”

Efraim Medina Reyes

 

Dott. Roberto Cavaliere

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SEPARATI IN CASA CON IL CONIUGE CHE NON PAGA LE SPESE

Convivere da separati in casa se il coniuge non contribuisce alle spese può spingere a sospendere la convivenza con l’ex

Sono separata “in casa” dal mio compagno da poco, abbiamo una bellissima figlia di 3 anni. Uno dei motivi della separazione è che lui non portava soldi a casa, pagavo TUTTO io, adesso che siamo separati in casa lui dorme sul divano però esce il venerdì sera e torna dopo il lavoro il sabato; dorme un paio di ore esce di nuovo torna domenica mattina per portare fuori la bambina per 2 ore, (sono le prime 2 domeniche che passano insieme dalla nascita di lei) torna mangia dorme ed esce di nuovo, a volte torna a volte no.

Lui insiste che non c’è nessun’altra, ho i miei dubbi ma in questo momento non è il problema che mi preoccupa di più, il problema è che anche se siamo separati in casa non mi da ancora soldi, tutto e dico tutto pago io, bollette scuola materna privata, mutuo (la casa è intestata a me in quanto l’ho comprata prima di conoscerlo).

Comunque le uniche cose che paga lui sono le sue cose per l’alimentazione “speciale” essendo un body builder. Lui dice che non ne ha, di soldi. Purtroppo lo amo, e vederlo in mezzo alla strada mi fa più dolore che mantenerlo in casa, però so che non può continuare, ho debiti, ho tante cose da pagare una stupenda bambina da accudire.

Come posso risolvere questa maledetta situazione in cui mi trovo.Un’altra cosa che mi preoccupa è che lui per la bambina NON fa niente, non la porta neanche al nido (una volta ho dovuto portarla al nido, guidando 27 km con la febbre alta perchè lui aveva da fare). Lei chiede spesso di “papà” e gli vuole tanto bene ma viene sempre da me quando vuole qualcosa perche sono sempre presente. Ho bisogno di capire come posso fare senza fare troppo danni ne a me ne alla bambina e ovviamente a lui

Cristina (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Cercare di salvare tutto e tutti la porta, paradossalmente, a fare danni. Prendere atto della situazione ed accettare che l’altro non cambia getta le basi per una separazione. Purtroppo ci sono abissi che neanche la forza di un amore può superare. E spesso in nome dell’amore si finisce in un abisso senza fondo. Fermi tale caduta nell’interesse e nel bene di tutti.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME CAPIRE SE VALE LA PENA RIPROVARCI

Come essere certi che valga la pena tentare il tutto per tutto pur di salvare il proprio matrimonio?

Vale sempre la pena riprovarci, ma non ostinarsi a riprovare. In quest’affermazione è sintetizzata la risposta alla domanda del titolo, proviamo adesso a capire perché è utile riprovarci senza però ostinarsi. Partirei per l’analisi da questo brano del sociologo Baumann, tratto dal libro “L’amore liquido”:

TERAPIA DI COPPIA: I DIVERSI APPROCCI PER SUPERARE LA CRISI

“Fino a quando le relazioni sono viste come investimenti redditizi, come garanzie di sicurezza a soluzioni ai tuoi problemi, non c’è via di scampo: testa perdi, croce vince l’altro. La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti altrettanto insicuro di quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia…
Una volta insinuato il tarlo dell’insicurezza, la navigazione non è mai sicura, ragionata e tranquilla. Senza timone, la fragile zattera della relazione ondeggia tra due nefasti scogli su cui tanti rapporti si infrangono: sottomissione totale e potere totale, accettazione supina e prevaricazione arrogante, rinuncia alla propria autonomia e distruzione dell’autonomia del partner. L’infrangersi contro uno qualsiasi di questi due scogli farebbe affondare finanche una nave in perfette condizioni e con un equipaggio esperto – figuriamoci una zattera con a bordo un marinaio inesperto che, cresciuto nell’epoca dei pezzi di ricambio, non ha mai imparato l’arte della riparazione. Nessuno dei marinai di oggi perderebbe tempo a riparare la parte danneggiata, ma la sostituirebbe con un’altra identica. Sulla zattera delle relazioni, tuttavia, non si sono ricambi disponibili.”

Appunto come afferma Baumann serve un’arte della riparazione che oggi manca nelle relazioni e l’arte della riparazione consiste anche nel riprovarci.

Vale la pena riprovarci:

  •  almeno una volta;
  • Se si è in due a volerlo;
  • Quando il sentimento non si è spento del tutto.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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