IL BREADCRUMBING NELLE RELAZIONI

 

Non accettate le briciole. Ci hanno fatto donne, non formiche.
(Marilyn Monroe)

Le briciole non soddisfano, non saziano, non riempiono, non nutrono.
Applicabile a tutto ciò che si desidera.
(la5fettaditorta, Twitter)

Breadcrumbing è un termine inglese che significa “SPARGERE LE BRICIOLE” Il termine viene usato in amore e/o nelle relazioni per definire quel comportamento ambiguo e manipolatorio di “spargere le briciole” appunto, per attirare a sé una persona. Chi lo mette in atto non andrà mai al di là di dare le briciole, ma nel frattempo avrà legata a se quella persona che attirata dalle briciole spera che arriverà il pasto completo successivamente. Quindi: ATTENTI alle BRICIOLE che vi possono essere date in qualsiasi tipo di relazioni. Chi persiste in tale comportamento non vi ama e/o vi vuole bene veramente ma vuole solo soggiogarvi, lasciandovi sempre…”affamati”.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

INNAMORARSI FA PERDERE PESO

È dimostrato che soprattutto durante l’eccitante e idilliaca prima fase della relazione, si verifica un drastico calo dell’appetito e si riduce parecchio il desiderio di dolciumi, di conseguenza si dimagrisce. La spiegazione scientifica arriva da due studi: uno condotto dalla scuola medica di Harvard in collaborazione con l’Endocrine Society di San Diego, l’altro dall’Università di Pisa.

Quando ci s’innamora entrano in gioco principalmente due ormoni, la cui produzione ha una brusca impennata. Il primo è l’oxitocina, che accelera il metabolismo, riduce la fame e rallenta la tensione nervosa. Il secondo è la dopamina, detta anche molecola della felicità perché dà una piacevole sensazione di ebbrezza, predispone all’ottimismo e infonde energia, uno stato di benessere che rende meno desiderabili le gratificazioni derivanti dal cibo.

Dal momento che l’amore difficilmente è platonico, occorre tenere conto anche degli effetti legati dall’attività sessuale. Anzitutto, durante l’orgasmo si scatena la produzione di endorfine, neurotrasmettitori deputati al piacere, in grado di influire positivamente su tutte le manifestazioni ansiogene, compresa la fame nervosa. Poi, è giusto considerare il dispendio energetico che comporta un rapporto sessuale completo. In genere, all’inizio della storia, quando ancora non ci si conosce bene e c’è un naturale pudore, si consumano dalle di 150 alle 200 calorie. In seguito, è auspicabile che gli amplessi diventino più appassionati e disinibiti, arrivando così a bruciare fino a 350 calorie.

Secondo i ricercatori dell’Università di Pisa lo stato di grazia prodotto dall’innamoramento ha una durata che varia dai 18 mesi a un massimo di tre anni. Poi, per prolungare almeno una parte dei benefici ottenuti a livello psicofisico, bisogna seguire una dieta a calorie controllate e ricca di alimenti che stimolano la naturale produzione di oxitocina (cioccolato fondentemelogranobananefragolefichi e vaniglia), di dopamina (semi di zuccasesamo e girasolemandorle, banane, nociavocado, cacao e curcuma) e di endorfine (peperoncino e cioccolato fondente).

Dott. Roberto Cavaliere

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FREUD E LA SECONDA UNIONE DI UNA DONNA

Di seguito una significativa riflessione di Freud sulla migliore soddisfazione  di una seconda unione, da parte della donna, rispetto alla prima.

«Le cause che determinano la scelta oggettuale della donna sono rese abbastanza spesso irriconoscibili a causa dei condizionamenti sociali. Là dove tale scelta può mostrarsi liberamente, spesso risulta attuata in base a un ideale narcisistico, ove l’ideale è quel particolare uomo che la bambina aveva desiderato diventare. Se la bambina è rimasta ferma all’attaccamento al padre, e quindi al complesso edipico, sceglie secondo il tipo paterno. Dato che nel suo volgersi dalla madre al padre l’ostilità del rapporto emotivo ambivalente è rimasta sulla madre, una scelta di tal genere dovrebbe assicurare un matrimonio felice. Ma molto spesso l’esito è tale da minacciare comunque la risoluzione del conflitto di ambivalenza. L’ostilità lasciata indietro segue dappresso l’attaccamento positivo e si estende al nuovo oggetto. Il marito, che dapprima aveva ereditato dal padre, assume col tempo anche l’eredità materna. Pertanto può facilmente accadere che la seconda metà della vita di una donna sia riempita dalla lotta contro il marito, così come la prima, più breve, lo era stata dalla ribellione contro la madre. Dopo che la reazione è stata vissuta a fondo, un secondo matrimonio può facilmente riuscire molto più soddisfacente.»
S. Freud

Dott. Roberto Cavaliere

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E’ POSSIBILE L’AMICIZIA TRA UOMO E DONNA ?

E’ POSSIBILE L’AMICIZIA TRA UOMO E DONNA ?

Mai domanda è stata così controversa e non riesce a trovare una risposta definitiva.

Studi scientifici, riflessioni e/o pareri di esperti, opinione comune concordono prevalentemente che non sia possibile un tale tipo di amicizia o al massimo diventa possibile se si mantiene ad un livello superficiale e/o limitata nel tempo. S’adduce, come causa principale, l’irrompere, prima o poi, dell’eros nell’amicizia soprattutto da parte maschile. A quest’ultimo riguardo, è opinione comune, che l’uomo amico finisce inesorabilmente col deisderare sessualmente la donna amica e spesso anche affettivamente. La donna riesce invece, maggiormente, a mantenere il proprio amico nella friendzone vale a dire la zona amicale delle relazioni, talvolta con grande disappunto dell’amico innamorato.

Ritengo che ultimamente, in seguito anche alle evoluzioni delle relazioni nel terzo millennio, anche da parte maschile si riesca a mantenere un atteggiamento puramente amicale.

Mai come nell’epoca attuale, nel mondo delle relazioni tutto è possibile, e diversi credenze sulle relazioni vengono man mano smentite, se non del tutto, quantomeno in parte

Di seguito rimando ad una serie di citazioni su tale argomento

Ma amici mai / per chi si cerca come noi / non è possibile. (Antonello Venditti )

Uomini e donne possono essere amici, ed è quello che dobbiamo essere. Parte del problema è che non siamo abbastanza amici. I nostri rapporti sono negoziati, e questa non è amicizia. (Hill Harper)

Dicono che uomini e donne non possono essere amici, ma non è vero. (Ginnifer Goodwin)

Mi piacerebbe aver visto una relazione uomo-donna che non aveva niente a che fare con l’innamoramento. Mi piacerebbe dimostrarlo, anche in TV – anche se non è vero! – che uomini e donne possono essere amici senza alcun tipo di coinvolgimento. (Nana Visitor)

Le donne sono fatte per essere amate, non per essere capite. (Oscar Wilde)

− Nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente. Vuole sempre portarsela a letto. − Allora stai dicendo che un uomo riesce a essere amico solo di una donna che non è attraente? − No, di norma vuole farsi anche quella. (Billy Crystal e Meg Ryan – Harry, ti presento Sally)

Un rapporto d’amicizia che sia fra uomini o fra donne, è sempre un rapporto d’amore. E in una carezza, in un abbraccio, in una stretta di mano a volte c’è più sensualità che nel vero e proprio atto d’amore. (Dacia Maraini)

Tra un uomo e una donna, l’amicizia é soltanto un punto di passaggio per arrivare all’amore. (Jules Renard)

Un’amica è semplicemente una donna che la dà a qualcun altro. (Gianni Monduzzi)

Se tuo marito/tua moglie non è il tuo migliore amico/a hai sbagliato matrimonio. (Santy Giuliano)

Fra uomo e donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia. (Oscar Wilde)

L’amicizia fra un uomo e una donna é sempre un poco erotica, anche se inconsciamente. (Jorge Luis Borges)

Una donna può essere amica di un uomo soltanto in questa successione: prima conoscente, poi amante, quindi amica. (Anton Čechov)

L’amicizia tra persone di sesso diverso è una nobile pianta artificiale, ma richiede doti da giardiniere. (Lou Von Salomé)

Scegliti come sposa solo una donna che sceglieresti come amico se fosse un uomo. (Joseph Joubert)

L’amicizia fra uomo e donna ha questo di bello: non dura. (Roberto Gervaso)

Ma che disastro, io mi maledico! Ho scelto te, una donna, per amico. (Lucio Battisti – Una donna per amico)

Quando una donna mi propone: «restiamo buoni amici» a me, tradotto, suona così: “piuttosto che con te, lo farei con un rospo”. (Gianni Monduzzi)

Le donne possono stringere benissimo amicizia con un uomo; ma per poterla conservare – a tal fine deve ben aiutare una piccola antipatia fisica. (Friedrich Nietzsche)

Gli amici sono generalmente dello stesso sesso, perché uomini e donne sono d’accordo solo nelle conclusioni; le loro ragioni sono sempre diverse. (George Santayana)

Dott. Roberto Cavaliere

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LA STORIA DI PINOCCHIA E NARCISO

Tutti conosciamo la storia di Pinocchio, il burattino che voleva diventare un bambino, al quale cresceva il naso ogni volta che diceva una bugia.
Pochissimi conoscono invece la storia di Pinocchia.
Pinocchia era una bambina dal cuore d’oro, graziosa e allegra. Si fidava sempre del prossimo e non diceva mai bugie perché era un’anima pura. Credeva che tutti fossero sinceri come lei e guardava al suo futuro con gioia e speranza.
Un giorno Pinocchia incontrò Narciso, un ragazzo brillante, intelligente e bellissimo dagli occhi verde smeraldo. I due si innamorarono perdutamente e vissero tanti momenti meravigliosi. Ma Narciso iniziò a rivelarsi diverso da come sembrava: fuggiva, poi tornava, spesso senza dare nemmeno spiegazioni; prometteva ma non manteneva mai la parola; diceva bugie ma negava di farlo; dava a lei tutte le colpe senza prendersi mai la propria responsabilità. Però tornava sempre da lei promettendo ancora una volta mari e monti.
Pinocchia lo riaccoglieva sempre con gioia perché credeva nel loro amore ed era convinta che insieme potessero superare ogni ostacolo.
Ma la giovane donna iniziò ad ammalarsi: ogni volta che Narciso diceva una bugia, il cuore di Pinocchia si rimpiccioliva. La ragazza iniziò a desiderare di diventare una bambola per non soffrire più. Una bambola bella e sorridente come quella con cui giocava da piccola.
Il tempo passava ma il comportamento di Narciso non cambiava: altre sparizioni e riapparizioni, altre bugie, altre promesse non mantenute.
Il cuore di Pinocchia diventava sempre più piccolo, finché un giorno si spezzò in minuscoli pezzettini e infine scomparve per sempre.
Pinocchia si trasformò in una bellissima bambola dai lunghi capelli biondi e dagli occhi tristi.
La leggenda dice che di notte essa torni ad essere una fanciulla vera e che vada nei sogni delle donne tristi per ridar loro la speranza e salvare il loro cuore.
(per gentile concessione dell’autrice MaryJo Calì)

Dott. Roberto Cavaliere

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LA SINDROME DI PETER PAN (O NANOTENIA PSICHICA) NELLE RELAZIONI

La sindrome di Peter Pan è una condizione psicologica non classificata come disturbo mentale. In realtà si chiama nanotenia psichica e rientra nella casistica dei disturbi da immaturità psicoaffettiva oltre ad essere molto vicina ad un disturbo narcisitico di personalità. Infatti, come il personaggio della nota fiaba, che si rifiutava di crescere, chi è affetto da questa sindrome, anche se è già adulto, in varie situazioni della vita tende ad assumere degli atteggiamenti da bambino o adolescente. La sindrome di Peter Pan è in grado di provocare enormi disagi e sofferenze a chi è in relazioni con tali soggetti, oltre al soggetto stesso. La persona affetta da questa sindrome è generalmente molto intelligente, brillante, affascinante, a volte anche ben inserita nel lavoro, ma totalmente incapace di amare e di coltivare relazioni profonde ed autentiche. Il Peter Pan sa socializzare molto bene, ma non sa relazionare affatto. Nella relazione con gli altri cerca sempre di primeggiare o di stare al centro dell’attenzione. E’ in grado di vivere delle strepitose passioni sentimentali e/o sessuali, salvo diventare freddo e distaccato quando si impelaga in relazioni serie. L’immaturità psicoaffettiva è destinata ad aggravarsi con il passare degli anni, perchè la crescita costituisce il disadattamento più grave per il Peter Pan. Infatti, alla base della sindrome omonima c’è un profondo rifiuto di crescere. Si tratta di una condizione naturalmente inconscia, che lavora al di sotto della coscienza dell’individuo, ma che provoca grande sofferenza. Il Peter Pan, infatti, proprio come un bambino, è portato a guardare solo al lato divertente e positivo della vita, sfuggendo a quello negativo. Per non soffrire, evita. E cosa evita? Le scomodità, le responsabilità, il rischio. Tutte cose che si affrontano per crescere. Quando gli eventi dolorosi o negativi della vita gli si presentano comunque, il Peter Pan può reagire con rabbia, frustrazione o totale rifiuto dell’evento che lo porterà a sviluppare dei sintomi fisici o psichici, come cefalee, mal di stomaco, ansia, depressione, Doc, sbalzi di umore. Possono cadere in depressione ogni volta che devono entrare profondamente in relazione cogli altri o assumersi delle responsablità troppo gravose. In questi casi non serve uscire dal disturbo fisico o psicologico, ma dalla sindrome che li ha determinati.  Il Peter Pan è vittima di uno schema errato: è come se tenesse in vita un ruolo che appartiene al passato. Si sente bimbo o figlio, anche quando dovrebbe sentirsi adulto. E’ come se la sua mente fosse rimasta “congelata” nel passato. E’ chiaro che una persona con uno schema emotivo infantile non avrà alcuna capacità di adattamento ai normali cambiamenti richiesti dalle varie fasi della vita. Per lui sarà faticoso adattarsi al ruolo di marito, moglie o genitore o nonno, ad esempio, perchè lo schema emotivo che guiderà le sue azioni, i suoi comportamenti e le sue reazioni, sarà sempre quello di quando era bambino. Ecco perchè il Peter Pan si trova a suo agio solo nelle situazioni in cui può primeggiare(anche nel lavoro) o non deve assumersi alcuna responsabilità ( vedi relazioni sentimentali non impegnative). Impegno e responsabilità, specie nei confronti degli altri, sono vocaboli che la mente dell’immaturo patologico non è in grado di comprendere ed attuare.  Nel tentativo di evitare la sofferenza degli adulti, questa persona vivrà una sofferenza ancora più grande: il disadattamento alla vita. Possono essere vittime di immaturità psicoaffettiva i figli di genitori deboli o depressi o che li hanno amati poco o che erano affetti da una personalità dipendente.

Per vincere i disagi provocati dalla sindrome di Peter Pan occorre una corretta psicoterapia, ma anche tanta comprensione e perdono se dimostra di vaer preso consapevolezza della propria problematica. Il Peter Pan ha paura di crescere perchè ha paura di amare, perchè non gli è stato insegnato ad amare o perchè non è stato amato e, conseguetemente, si ama poco. Chi non sa amare si pone sempre come un bimbo che cerca di ricevere, invece che di dare.

La prima mossa per venir fuori dalla sindrome è imparare ad amarsi per poter amare. Su questa strada diminuiranno anche i disturbi psicosomatici e quelli psicologici.

Secondo passo: bisogna elaborare la causa della sofferenza passata alla base della sindrome ed accettarla per quello che è: un fatto immutabile.

Terzo passo: imparare ad accettarsi con i propri limiti, anche quello di sentirsi sempre degli adolescenti.

Qualsiasi percorso terepaeutico non può prescindere dalla presa di consapevolezza della propria problematica da parte del Peter Pan. L’ostacolo maggiore è proprio in questo: il Peter Pan spesso rifiuta di essere tale e si giustifica adducendo il possesso solo di tratti caratteriali e non di un disturbo.

LA POSITIVITA’ DELL’ “AMORE BISOGNO”

Lo studioso C.S. Lewis nel suo libro “I Quattri amori” edito da JacaBook Reprint nell’effettuare la distinzione tra “amore dono” ed “amore bisogno” tende a riabilitare quest’ultimo in contrasto con l’opinione dominante che tende a considerarlo in termini negativi.

Riporto di seguito i passaggi essenziali del libro che ‘riabilitano’ l’ ‘amore bisogno’

“…”amore dono” e “amore bisogno”: appartiene alla prima catogoria il sentimento che spinge un uomo a lavorare, fare progetti, risparmiare per il benessere futuro della sua famiglia che, pure, la morte gli impedirà di condividere o di vedere realizzato; è del secondo tipo, invece, l’amore che spinge un bambino a rifugiarsi nelle braccia della madre quando si sente solo o spaventato. …

… non credo sia giusto negare all’ “amore bisogno” la qualifica di amore…

… bisogna andarci cauti nel definire l’ “amore bisogno” un’espressione di “mero egoismo”: l’uso di questo aggettivo è sempre pericoloso. E’ vero che si può indulgere egoisticamente all’ amore bisogno come a tante altre nostre debolezze, e di certo è riproverevole una pretesa d’amore tirranica e vorace, ma nella nostra esperienza quotidiana non chiamamo certamente egoista il bambino che si rivolge alla madre per essere consolato, o l’adulto che cerca compagnia “per non sentirsi solo”.

Quei bambini o quegli adulti, che piu’ si sforzano di combattere questo istinto, raramente posseggono le doti dell’autentico altruista. So bene che chi prova questo “amore bisogno” può avere dei buoni motivi per cercare di  sopprimerlo o di mortificarlo, ma l’esserne del tutto privi è un marchio che contraddistingue il freddo egoista. Dal momento che il nostro bisogno degli altri è reale (“Non è bene che l’uomo sia solo”), il venir meno nella nostra coscienza, del senso di questo bisogno che si esprime attraverso l’ “amore bisogno”-in altre parole, la convinzione, ingannevole, che sia bene per noi stare da soli-è un brutto sintomo spirituale, proprio cone l’inappetenza è un cattivo sintomo sotto il profilo medico, perchè l’uomo ha veramente bisogno del cibo.”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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LA STELLA MARINA ED IL NARCISISTA

La stella marina è un invertebrato che con le sue molteplici forme affascina  tutti . I colori di una stella marina sono molto sgargianti e variano dal giallo, al verde, al rosa, al rosso e può essere sia omogenea che screziata.
La stella marina passa la maggior parte della sua giornata in cerca di cibo. Può ingoiare piccole prede intere ma può anche rovesciare lo stomaco all’esterno della bocca, farvi aderire animali anche grandicelli e digerirli esternamente. Le sue prede preferite sono piccoli crostacei e molluschi, tra cui ricci e cozze. Con le sue forti zampe, la stella marina, riesce ad aprire il guscio anche delle conchiglie più resistenti e a cibarsene. Non ha nemici fra i predatori ma è vittime dei parassiti. Nonostante la sua bellezza, la stella marina viene definita come uno degli abitanti più voraci dei fondali marini. Sono diffuse in tutti i mari della terra e a tutte le profondità.

Metaforicamente il Narcisista patologico ha le stesse caratteristiche della Stella Marina:

  • Affascina e seduce con i suoi modi di essere e di comportarsi così come fa la Stella Marina con le sue molteplici forme e colori;
  • Va alla ricerca continua di prede per sfamare il proprio narcisismo nello stesso modo in cui ricerca continuamente cibo la Stella Marina
  • Non molla la propria preda finché non la conquista allo stesso modo della Stella Marina che con le sue forti zampe riesce ad aprire le conchiglie più resistenti
  • Entrambi non hanno nemici se non i loro parassiti interni
  • Entrambi sono diffusi dappertutto.
  • Ed altre analogie che v’invito a trovare

Conclusione: Tutto ciò che affascina e seduce può essere vorace come una Stella Marina

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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PERCHE’ CONTINUIAMO A PENSARE AGLI UOMINI CHE NON CI HANNO VOLUTO

Capita di non riuscire a superare una storia d’amore, magari anche un semplice flirt che ci ha fatto intravedere la possibilità di una vita diversa al momento della separazione

Buonasera.

Dopo mesi di riflessioni e sedute da una terapeuta, ancora non riesco a comprendere i motivi della mia sofferenza e superarla definitivamente.
quasi due anni fa rivedo un uomo con il quale avevo avuto una storia anni prima. l’intesa è subito perfetta come la ricordavo, il mio sentimento riprende vita, ma lui, immagino impaurito, fugge, e io non lo rivedrò mai più da quel momento. Io ero in piena crisi coniugale, sfociata poi in una separazione. A distanza di quasi due anni, ormai separata e quindi formalmente anche libera di “cercare altro”, io penso ancora a quell’uomo che nn mi ha più voluta, arrivando ad ignorare anche i miei saluti. E io soffro ancora terribilmente. Perché? Esistono davvero amori che restano dentro e che nn fanno più vivere, o è solo perché vivo di un bel ricordo non avendo nessuna alternativa in questo momento? Sono preoccupata al pensiero di vivere x sempre legata a lui da questo filo.

Grazie

Rita (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Lei pone questa domanda nella sua email: “Perché? Esistono davvero amori che restano dentro e che nn fanno più vivere, o è solo perché vivo di un bel ricordo non avendo nessuna alternativa in questo momento?”. Le rispondo che la seconda opzione della sua domanda potrebbe essere quella giusta. In amore spesso più che rimanere legati alla persona rimaniamo legati all’idea della relazione che che potremmo avere con quella persona. La invito a riflettere su questo pensiero di Denis de Rougemont

Tristano ama di sentirsi amato, ben più che non ami Isotta la bionda. E Isotta non fa nulla per trattene Tristano presso di sé: le basta un sogno appassionato. Hanno bisogno l’uno dell’altro per bruciare, ma non dell’altro come è in realtà; e non della presenza dell’altro, ma piuttosto della sua assenza!

 

Dott. Roberto Cavaliere

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INNAMORATA DI UN UOMO CHE NON LASCIA LA MOGLIE

Malgrado le promesse raramente gli uomini sposati decidono davvero di separarsi dalla moglie, quanto è legittimo aspettare? Come capire se le nostre attese sono unicamente delle illusioni?

Salve,

Le racconto la mia storia. Sono tre anni che ho una storia con un uomo sposato con una figlia di 4 anni. Io ho 29 anni, lui 42. All’inizio era un “gioco”. Fino a che entrambi ci siamo innamorati e lui ha iniziato a promettere di separarsi dalla moglie, con la quale era comunque già in crisi. Dopo 1 anno e mezzo, una sera va via di casa, ed inizia a fare la vita da separato, fino a che, dopo 3 mesi, ritorna a vivere a casa perchè non riusciva a staccarsi la sera dalla figlia e perchè la moglie lo ricattava dicendogli che sarebbe andata a vivere in un’altra città con la piccola. Da allora ci siamo lasciati, ripresi, ripromessi di tornare insieme. E’ andato finalmente dall’avvocato per una separazione consensuale, ma senza giungere ad una conclusione, per cui l’ho lasciato. Siamo stati 5 mesi senza cercarci, finché un giorno lo cerco di nuovo io. Abbiamo ricominciato con tanto di promesse che avrebbe concluso il suo matrimonio e si sarebbe separato, ma una settimana fa, dopo avermi detto che se ne sarebbe andato gli ho detto che non gli credo più e non credo più nel nostro rapporto. Lui non mi ha più cercata, io idem. Con il fatto peró che lui mi ha salutata dicendo che mi avrebbe cercata perché sarebbe andato via di casa. Ennesima promessa. Ho amato e amo molto quest’uomo. Ho sopportato tutto ció per quello che mi aveva promesso convinta che dopo sarebbe cambiato. Abbiamo fatto molte cose insieme e non da amanti, ma anche alla luce del sole. Io non capisco perché non riesco ad allontanarmi da lui. Pur non cercandolo, spero che mi cerchi per dirmi che finalmente è andato via di casa. In fondo io chiedo solo che vada via di casa per iniziare la nostra storia insieme con tutto ció che ne deriva. Ma nulla. Vorrei uscire dall’utopia di questo amore, ma non so come fare. Vorrei andare avanti. Ma la speranza è sempre in me, ma anche la consapevolezza che quest’uomo non riesca ad affrontare questa separazione per l’amore della figlia ed i ricatti della moglie che, a suo dire, non odia, ma non ama più. Avevo pensato di rivolgermi ad uno psicologo, ma, al momento del dunque ho tentennato credendo che le risposte fossero tutte in me e che la forza di chiudere questo rapporto sia dentro di me.

La ringrazio vivamente

Corinna (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Condivido il passaggio finale della sua email quando scrive: “Avevo pensato di rivolgermi ad uno psicologo, ma, al momento del dunque ho tentennato credendo che le risposte fossero tutte in me e la forza di chiudere questo rapporto sia dentro di me.” La risposta è dentro di lei ma spesso la buona volontà e la riflessione autonoma non sono sufficienti a far comprendere le ragioni profonde di una difficoltà a separarsi da un amore senza futuro. Potrebbe essere utile chiedere un aiuto esterno. La invito, anche, a riflettere sul seguente brano di Anthony De Mello:


Noi non proviamo dolore quando perdiamo qualcosa a cui abbiamo concesso la libertà e che non abbiamo mai tentato di possedere. Il dolore è sintomo del fatto che ho condizionato la mia felicità a questa cosa o a questa persona

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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