PERCHE’ CONTINUIAMO A PENSARE AGLI UOMINI CHE NON CI HANNO VOLUTO

Capita di non riuscire a superare una storia d’amore, magari anche un semplice flirt che ci ha fatto intravedere la possibilità di una vita diversa al momento della separazione

Buonasera.

Dopo mesi di riflessioni e sedute da una terapeuta, ancora non riesco a comprendere i motivi della mia sofferenza e superarla definitivamente.
quasi due anni fa rivedo un uomo con il quale avevo avuto una storia anni prima. l’intesa è subito perfetta come la ricordavo, il mio sentimento riprende vita, ma lui, immagino impaurito, fugge, e io non lo rivedrò mai più da quel momento. Io ero in piena crisi coniugale, sfociata poi in una separazione. A distanza di quasi due anni, ormai separata e quindi formalmente anche libera di “cercare altro”, io penso ancora a quell’uomo che nn mi ha più voluta, arrivando ad ignorare anche i miei saluti. E io soffro ancora terribilmente. Perché? Esistono davvero amori che restano dentro e che nn fanno più vivere, o è solo perché vivo di un bel ricordo non avendo nessuna alternativa in questo momento? Sono preoccupata al pensiero di vivere x sempre legata a lui da questo filo.

Grazie

Rita (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Lei pone questa domanda nella sua email: “Perché? Esistono davvero amori che restano dentro e che nn fanno più vivere, o è solo perché vivo di un bel ricordo non avendo nessuna alternativa in questo momento?”. Le rispondo che la seconda opzione della sua domanda potrebbe essere quella giusta. In amore spesso più che rimanere legati alla persona rimaniamo legati all’idea della relazione che che potremmo avere con quella persona. La invito a riflettere su questo pensiero di Denis de Rougemont

Tristano ama di sentirsi amato, ben più che non ami Isotta la bionda. E Isotta non fa nulla per trattene Tristano presso di sé: le basta un sogno appassionato. Hanno bisogno l’uno dell’altro per bruciare, ma non dell’altro come è in realtà; e non della presenza dell’altro, ma piuttosto della sua assenza!

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email: cavalierer@iltuopsicologo.it

INNAMORATA DI UN UOMO CHE NON LASCIA LA MOGLIE

Malgrado le promesse raramente gli uomini sposati decidono davvero di separarsi dalla moglie, quanto è legittimo aspettare? Come capire se le nostre attese sono unicamente delle illusioni?

Salve,

Le racconto la mia storia. Sono tre anni che ho una storia con un uomo sposato con una figlia di 4 anni. Io ho 29 anni, lui 42. All’inizio era un “gioco”. Fino a che entrambi ci siamo innamorati e lui ha iniziato a promettere di separarsi dalla moglie, con la quale era comunque già in crisi. Dopo 1 anno e mezzo, una sera va via di casa, ed inizia a fare la vita da separato, fino a che, dopo 3 mesi, ritorna a vivere a casa perchè non riusciva a staccarsi la sera dalla figlia e perchè la moglie lo ricattava dicendogli che sarebbe andata a vivere in un’altra città con la piccola. Da allora ci siamo lasciati, ripresi, ripromessi di tornare insieme. E’ andato finalmente dall’avvocato per una separazione consensuale, ma senza giungere ad una conclusione, per cui l’ho lasciato. Siamo stati 5 mesi senza cercarci, finché un giorno lo cerco di nuovo io. Abbiamo ricominciato con tanto di promesse che avrebbe concluso il suo matrimonio e si sarebbe separato, ma una settimana fa, dopo avermi detto che se ne sarebbe andato gli ho detto che non gli credo più e non credo più nel nostro rapporto. Lui non mi ha più cercata, io idem. Con il fatto peró che lui mi ha salutata dicendo che mi avrebbe cercata perché sarebbe andato via di casa. Ennesima promessa. Ho amato e amo molto quest’uomo. Ho sopportato tutto ció per quello che mi aveva promesso convinta che dopo sarebbe cambiato. Abbiamo fatto molte cose insieme e non da amanti, ma anche alla luce del sole. Io non capisco perché non riesco ad allontanarmi da lui. Pur non cercandolo, spero che mi cerchi per dirmi che finalmente è andato via di casa. In fondo io chiedo solo che vada via di casa per iniziare la nostra storia insieme con tutto ció che ne deriva. Ma nulla. Vorrei uscire dall’utopia di questo amore, ma non so come fare. Vorrei andare avanti. Ma la speranza è sempre in me, ma anche la consapevolezza che quest’uomo non riesca ad affrontare questa separazione per l’amore della figlia ed i ricatti della moglie che, a suo dire, non odia, ma non ama più. Avevo pensato di rivolgermi ad uno psicologo, ma, al momento del dunque ho tentennato credendo che le risposte fossero tutte in me e che la forza di chiudere questo rapporto sia dentro di me.

La ringrazio vivamente

Corinna (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Condivido il passaggio finale della sua email quando scrive: “Avevo pensato di rivolgermi ad uno psicologo, ma, al momento del dunque ho tentennato credendo che le risposte fossero tutte in me e la forza di chiudere questo rapporto sia dentro di me.” La risposta è dentro di lei ma spesso la buona volontà e la riflessione autonoma non sono sufficienti a far comprendere le ragioni profonde di una difficoltà a separarsi da un amore senza futuro. Potrebbe essere utile chiedere un aiuto esterno. La invito, anche, a riflettere sul seguente brano di Anthony De Mello:


Noi non proviamo dolore quando perdiamo qualcosa a cui abbiamo concesso la libertà e che non abbiamo mai tentato di possedere. Il dolore è sintomo del fatto che ho condizionato la mia felicità a questa cosa o a questa persona

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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SE DOPO IL DIVORZIO IL FIGLIO RIPRENDE L’ATTEGGIAMENTO VIOLENTO DEL PADRE

Cosa fare se dopo la fine del matrimonio il figlio comincia a emulare il comportamento aggressivo che aveva il padre? C’è modo di aiutarlo affinché viva le sue relazioni in maniera più equilibrata e serena?

Salve,
ho vissuto con il matrimonio un’esperienza terribile, con mio marito è andata male quasi da subito e con gli anni non ha fatto che peggiorare. Ora ci siamo lasciati e per quel che mi riguarda mi ritengo in pace, non ho voglia di cercare nuove storie e sto bene così. Chi mi preoccupa è mio figlio di 17 anni, ho io la custodia e ogni tanto lo sento litigare con la fidanzata al telefono. I toni sono sempre duri, è sgarbato e prepotente e devo ammettere che questo atteggiamento assomiglia molto a quello di mio marito nei miei confronti. Mi addolora sapere che lo abbiamo danneggiato, vorrei aiutarlo e spiegargli che questo non è modo di costruire un rapporto sereno con una donna, ma non so come fare.

Miriam (nome di fantasia scelto dalla redazione)
Da piccoli non s’impara solo a leggere e scrivere ma anche ad amare ed essere amati. In poche parole in età adulta si ripetono i copioni affettivi che si sono visti recitare ai propri genitori. Probabilmente è ciò che è capitato a suo figlio.  Cosa fare ? Semplicemente faccia osservare a suo figlio che il determinati comportamenti che mette in atto colla fidanzata possono avere analogie col comportamento passato del padre. Se lei ha visto giusto qualche risultato lo raccoglierà.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME VINCERE L’IMBARAZZO CON IL NUOVO COMPAGNO SE HAI AVUTO UN SOLO PARTNER SESSUALE

Il timore di non sentirsi all’altezza è particolarmente vivo in chi non avendo una grande esperienza sessuale si appresta a vivere l’intimità con un partner nuovo, magari più navigato. Come fare in modo che questo non ci blocchi?

Ciao, questo probabilmente è un problema molto stupido che le altre donne non hanno. Sono separata e con una certa fatica sono riuscita a ricostruirmi una storia, ed è qui che viene il bello. Mio marito è stato l’unico e il solo per me e ora ho paura che questo allontani il mio nuovo compagno perché sono troppo inesperta. Io ero soddisfatta della vita sessuale con il mio ex marito, ma se non fosse abbastanza?

Anna Laura (nome di fantasia scelto dalla redazione)

E’ del tutto naturale che persone che abbiano avuto un solo partner sessuale abbiano timore di non essere all’‘altezza’ in relazioni sessuali successive. Come si vince questo timore ? Accettandolo e osando fare esperienza. Anzi l’avere poca esperienza potrebbe essere uno stimolo in più per chi è più esperto nella coppia.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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COME FARE ENTRARE UN NUOVO UOMO NELLA NOSTRA VITA

Dopo la fine di una relazione importante, dalla quale magari sono nati anche dei figli, è difficile ricominciare da capo con un altro uomo. Non si tratta solo di riscoprire l’amore fisico, ma proprio di riabituarsi a condividere i normali momenti di vita

L’ingresso di un nuovo uomo nella propria vita affettiva e relazionale rappresenta comunque un momento di cambiamento. Sono come tutti i cambiamenti è gravido di aspettative e allo stesso tempo di timori. Di là dalle modalità individuali di introdurre un uomo nella propria vita ci sono delle considerazioni generali da effettuare.
In maniera più o meno conscia si chiede al ‘nuovo arrivo’ di soddisfare le aspettative disattese delle precedenti relazioni. Quanto più queste aspettative sono state disattese tanto più si chiede al nuovo uomo di soddisfarle, rischiando di andare incontro a ulteriori e cocenti delusioni.
Quindi la comprensione delle proprie aspettative è una premessa necessaria al come introdurre un uomo nella propria vita.

Se non si ha consapevolezza piena delle proprie aspettative, se queste sono troppo alte, se la loro realizzazione sono delegate in toto alla nuova relazione, si rischia d’introdurre d’impeto il nuovo uomo senza quella gradualità che è necessaria. Gradualità: questa è la modalità per introdurre ogni nuova persona nella propria vita.

Gradualità nell’aprirsi, nel raccontare di sé, nel condividere i vari aspetti della propria vita, nell’affidarsi inteso sia nell’af-fidarsi sia nel fidarsi e via dicendo. Perché come amo dire in terapia: “Le cose buone crescono lentamente, solo le cose cattive crescono in fretta”.

“Chi si dà all’altro come un soldato si dà prigioniero deve prima consegnare tutte le armi. E così privato di ogni difesa, non può fare a meno di chiedersi quando arriverà il colpo”. M. Kundera

 

Dott. Roberto Cavaliere

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CHE COSA FARE SE I FIGLI NON SOPPORTANO LA NUOVA COMPAGNA DI PAPA’

Può capitare che i figli abbiano un comportamento ostile nei confronti della nuova fidanzata del padre, come ci si deve comportare in questo caso per aiutarli?

Spesso capita che i figli dimostrino un’ostilità più o meno palese nei confronti della nuova compagna del padre. Tale ostilità può originare da varie cause:

 

  • figli potrebbero non essere pronti e maturi ad accettare una nuova presenza femminile al fianco dei padri memori dell’abitudine a vedere propria madre al suo fianco;

 

  • Il modo di portare avanti la relazione della nuova compagna con i suoi figli chenon favorisce una sua integrazione nella famiglia allargata;

 

  • Gelosia dell’ex moglieche si riverbera sui figli e usa questi ultimi per attaccare la nuova arrivata;

 

  • Rifiuto del nuovo ruolo affettivoed eventualmente genitoriale della nuova compagna;

 

  • Altre problematiche legate acaratteristiche psicologiche individuali dei figli.

Che fare in questi casi?

Ascoltare e osservare per comprendere. Vale a dire che i papà devono cercare di capire quali fra queste possibili cause elencate sono all’origine di quest’ostilità dei loro figli. E il loro intervento sarà diverso secondo la causa che origina il tutto. Non bisogna mai dimenticare che nuovi equilibri con i figli necessitano sempre di un approccio preventivo lì dove è possibile.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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HO AVUTO UNA RELAZIONE CON UNA DONNA, E’ UNA SBANDATA O SONO GAY?

Che significato può avere una relazione occasionale con una persona dello stesso sesso?

Buongiorno, sono stata per molto tempo con un uomo ma nell’ultimo anno mi è capitato di avere una relazione extraconiugale con una donna. Mio marito l’ha scoperto e io gli ho detto che però lo amo e che voglio rimanere con lui, dato che oltretutto già da un po’ non vedevo l’altra persona. Ma in realtà non capisco cosa provo: voglio davvero stare con mio marito, è possibile che quella per un’altra donna sia stata solo una sbandata passeggera?

Grazia (nome di fantasia scelto dalla redazione)

La sua domanda richiederebbe un esposizione meno sintetica di quella dell’email al fine di un esame più approfondito. Posso solo formularle una ipotesi su cui la invito a riflettere ed approfondire. Una relazione extraconiugale è sempre sintomo di un disagio individuale e/o di coppia.

Per cui le consiglio di non liquidare il tutto con il termine di ‘sbandata passeggera’ ma di sostituire tale definizione con ‘sbandata relazionale’ da intendere sia in senso affettivo che sessuale ed approfondire queste due dimensioni.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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MIO FIGLIO VUOLE ANDARE A VIVERE DAL PADRE, CHE FARE?

Per un genitore può essere un duro colpo scoprire che il figlio ha scelto di andare a vivere con l’ex, come bisogna comportarsi in questo caso?

Salve, mi sto separando da mio marito e mio figlio ha espresso il desiderio di andare a vivere da lui invece che restare con me. Penso che lo stia facendo perché il padre è estremamente permissivo e gli permette di fare tutto ciò che vuole. Secondo lei cosa devo fare, ostacolare questo suo desiderio o rassegnarmi? Mi costerebbe moltissimo ma se sapessi che lo faccio per lui alla fine cederei

Federica (nome di fantasia scelto dalla redazione)

Non deve ne ostacolare questo desiderio ne rassegnarsi: deve comprendere. Lei dà una sua lettura della richiesta di suo figlio: è sicura che sia quella giusta ?

Solo comprendendo quale siano le vere motivazioni dietro la richiesta di suo figlio potrà decidere quale sia il comportamento preferibile da adottare.

 

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LE PAURE DI CHI HA DIVORZIATO NEI CONFRONTI DI UNA NUOVA RELAZIONE

Chi divorzia è spesso reticente davanti alla possibilità di un legame serio, le ragioni sono profonde e serie, scopriamole insieme per comprenderle

Il nuovo spaventa sempre un po’ soprattutto se deve costruirsi sulle macerie del vecchio. Questa premessa vale soprattutto per chi è reduce da un divorzio e si ritrova a ricostruire una nuova vita relazionale. Le paure che subentrano oltre ai normali timori per il nuovo sono molto legate alla precedente relazione. Proviamo ad analizzarle.
 

•    Innanzitutto, come già detto, c’è la classica paura per il nuovo che avanza, per l’imprevedibilità che esso comporta, per il timore di fallire, fallire di nuovo se reduci da un divorzio.

•    Timore di affidarsi all’altro, inteso sia come affidarsi sia fidarsi, soprattutto se si ritiene che questo affidarsi e fidarsi sia stata una delle cause del fallimento della  precedente relazione.

•    Classica paura di fallire di nuovo, in particolar modo se si è vissuta la fine del proprio matrimonio come un fallimento.

•    Ritenere che non si possa sbagliare di nuovo, che la prossima relazione non deve lasciare spazio a esiti negativi. Della serie: “Ho sbagliato una volta e non posso permettermelo di nuovo”. E’ evidente che l’unica cosa che non ci si può permettere è non ritentare.

•    Senso di colpa nei confronti dei figli. Timore di far rivivere loro di nuovo tutte le tensioni legate a un’ eventuale conflittualità che potrebbe portare una nuova relazione, soprattutto se quella precedente lo è stata.

•    Timore di riversare sul nuovo rapporto tutto il carico di aspettative mancate e di bisogni non corrisposti che non hanno trovato realizzazione in precedenza.

L’elenco di possibili paure potrebbe continuare all’infinito, di tipo individuale, di coppia e legate al proprio passato affettivo e relazionale.

Prendere consapevolezza appieno di esse e tentare di superarle è la condizione essenziale per entrare in un nuovo rapporto di coppia.

“La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale .In una relazione puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia. Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta. Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai. E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro. Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia. L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.

Bauman “L’amore liquido”

 

Dott. Roberto Cavaliere

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DEPRESSA PERCHE’ MI SENTO TROPPO SOLA, COSA POSSO FARE?

La solitudine affettiva può portare alla depressione, come si può fare per tentare di superare questo stato?

Sono una persona di 38 anni e credo che sto andando verso la depressione. Vedo tutto buio e senza via d’uscita non ho un lavoro ogni tanto mi occupo di assistere anziani come ho fatto per tanti anni, ma ora non c’è la faccio più anche per via di questa mia condizione mentale non ho amici non esco e non ho un compagno. Ma mi manca tantissimo un amore mio, un sogno un progetto, solo non ce la faccio a reagire e sto ancora in casa con mia madre. A questo stato mentale ha contribuito molto la morte improvvisa di papà, l’aver subito un anno fa il mobbing sul lavoro da parte di una persona che credevo amica. Un altro problema è poi che per questa mia fame d’amore mi lego troppo e subito alle persone e poi prendo delusioni. Posso sperare di uscire da questo blocco mentale? Sarei felice di una risposta perchè sto male,

Grazie per l’aiuto

Gaetana (nome di fantasia scelto dalla redazione)

 

Lei nella sua email da sola riesce a trovare le cause che la stanno conducendo verso uno sfondo depressivo. Come uscirne ? Lo indica lei stessa sempre nella sua email quando parla che le servirebbe un amore, un sogno, un progetto ma le manca la forza di reagire. E’ questa forza di reagire che deve recuperare nonostante gli eventi avversi, anche con un supporto psicologico. La saluto con un brano che mi auguro le apra un barlume di speranza.

“Io vorrei farti dormire, ma come i personaggi delle favole, che dormono per svegliarsi solo il giorno in cui saranno felici. Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani. Guarda, Natalia, il cielo! È una meraviglia!

Da “Le notti bianche” Fedor Dostoevskij”

 

Dott. Roberto Cavaliere

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