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SI PUO’ TORNARE INDIETRO IN AMORE ?

SI PUO’ TORNARE INDIETRO IN AMORE ?

La domanda è ampia come casistica, oltre a dover tenere conto di molteplici variabili soggettive ed oggettive, per cui una risposta assoluta non esiste, come d’altronde tutte le domande sull’amore e sulle relazioni.

Innanzitutto bisogna comprendere su cosa s’intende il ritornare indietro in amore. S’intende: ritornare all’interno di una relazione già finita ? ritornare alla passione di una fase iniziale della relazione ? ritornare dopo aver sperimentato un’altra relazione ? e tante altri punti interrogativi.

Dopo aver chiarito il punto precedente bisogna tener conto di una serie di variabili soggettive quali : caratteristiche di personalità individuali personali e del partner, natura della relazione, durata della relazione, quanto tempo è trascorso dalla fine della relazione,  condizionamenti esterni  e non ultime, ma le più importanti, le cause del perchè la relazione è finita.

Inoltre ci sono variabili ambientali oggettive quale l’essere già in un altra relazione, l’aver costruito una famiglia con un’altra persona nel frattempo, età anagrafica, distanze geografiche

Ultimo fattore, il più importante, una volontà determinata e costante nel voler ritornare indietro, ripartire dalle macerie e cercari di ricostruire il tutto, sempre che le variabili ambientali oggettive lo permottono. Volontà che deve essere di entrambi i membri della coppia. Una terapia di coppia mirata può essere di supporto in tal senso.

UN ROMANZO-SAGGIO COME AUTOTERAPIA DI COPPIA

Il libro “IL CORSO DELL’AMORE” di Alain De Botton è un libro che consigliamente vivamente di leggere perchè aiuta a riflettere seriamente e approfonditamente sul rapporto di coppia dopo che è passata la fase iniziale dell’innamoramento. Tende a smontare l’idea di amore romantico inteso come qualcosa di idilliaco e senza problemi ma lo restituisce nella sua dimensione di quotidianeità e concretezza. E’ forse la lettura di questo libro, se effettuata in due, può anche rappresentare un’auto-terapia di coppia.

Di seguito riporto la descrizione del retro copertina ed alcuni passaggi.

Descrizione
Rabih e Kirsten si conoscono, si innamorano, si sposano e hanno dei figli. Sembra la serena conclusione di una bella storia come tante, ma in realtà è solo l’inizio… Che cosa c’è dopo il classico “e vissero tutti felici e contenti”? L’evoluzione dell’amore, il percorso di crescita e maturazione compiuto da una coppia dopo la magica ebbrezza e la folle emozione dei primi incontri. Perchè l’amore non è una semplice esperienza, un sogno di passione, ma una competenza che possiamo e dobbiamo imparare. Divertente, saggia e commovente, una riflessione sui moderni rapporti di coppia, un racconto in cui ritrovare se stessi, i nostri limiti e la nostra grandezza nell’imparare e praticare la difficile ma meravigliosa arte dell’amore.

“Quando mettiamo il broncio, le motivazioni profonde sono uno spiazzante misto di rabbia intensa e di desiderio, ugualmente intenso, di non rivelare perché siamo arrabbiati. Chi si imbroncia, ha un disperato bisogno che l’altro capisca, eppure si rifiuta categoricamente di aiutarlo a capire. Il nocciolo dell’insulto, infatti, è proprio la necessità di spiegare: se il partner ha bisogno di spiegazioni, chiaramente non è degno di riceverne. Si aggiunga che è un onore se qualcuno ci tiene il broncio: significa che ci rispetta e ha abbastanza fiducia in noi da pensare che dovremmo capire al volo i motivi inespressi per cui si è offeso. È uno dei doni più strani dell’amore.”

“Le accuse che riversiamo sulla persona amata non hanno senso. Non oseremmo dire cose tanto ingiuste a nessun altro sulla faccia della terra. Ma i nostri feroci attacchi sono una singolare prova di intimità e di fiducia, un sintomo di amore, niente meno, e a modo loro una perversa manifestazione di dedizione. Una frase carina ed educata la sappiamo dire a qualunque estraneo, ma è solo in presenza di chi amiamo con tutto il cuore che possiamo osare un’irragionevolezza stravagante e sconfinata.”

“Bisogna trovare un sistema per adattarsi il più delicatamente e gentilmente possibile a vivere accanto a un’altra creatura imperfetta. Tutti, visti da vicino, hanno qualcosa che non va.”

CLICCANDO QUI SI POSSONO LEGGERE LE PAGINE INIZIALI DEL LIBRO

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)
possibilità di consulenze telefoniche e via Skype

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 o email:cavalierer@iltuopsicologo.it

E’ NATURALE ILLUDERSI IN AMORE

Quando amiamo,l’energia che ci pervade deriva da nuove forze che ci conducono in una dimensione estranea,diversa da quella dei periodi in cui non amiamo.
E nessuno può amare pensando che quell’amore finisca,nessuno può amare pensando di morire o che quella esperienza sia limitata nel tempo.
Ecco perché è profondamente giustificata,allorché quel rapporto si spezza, la nostalgia,la sofferenza per qualcosa che è andato davvero perduto,in quanto nessun nuovo incontro potrà ridare vita a quella realtà.La sofferenza vera la conosciamo soprattutto in queste circostanze,è una scoperta,una rivelazione: ora sappiamo che è l’unica cosa certa e pensiamo che essa non possa avere termine, esattamente come fino a poco tempo prima pensavamo che non potesse finire l’amore.
Qualcuno potrebbe rimproverarci dicendoci che avremmo dovuto prevedere la fine del sentimento,ma come avremmo mai potuto saperlo o immaginarlo? Non potremmo amare se lo sapessimo,se soltanto ipotizzassimo la caducità dell’esperienza amorosa.Con tutte le nostre forze,invece,nel momento in cui transitiamo per questa esperienza dobbiamo avere il coraggio di illuderci.
Penso che non esista età che non ci permetta di illuderci,perché è la struttura stessa di questo sentimento che suggerisce la sensazione dell’eternità. Basti solamente pensare ai ricordi,alla possibilità di rievocare i momenti lieti e di provare nuovamente,sia pure attutita dalla lontananza nel tempo e nello spazio,quella pienezza interiore che la persona amata sapeva regalarci,per avere una prova che nessun amore è mai stato inutile,dal momento che ci ha lasciato questa piccola ma preziosa rendita sentimentale.
Ma soprattutto,per quanto rancore possiamo sentire verso la persona che ci ha causato tanta sofferenza,dobbiamo riconoscere che quel rapporto finito sia ancora presente in noi,in quello che ha fatto di noi, nel nostro essere cresciuti, maturati,trasformati.
E’ vero,la fine di quella relazione ha comportato il prendere atto della nostra incompletezza;e questo è un vissuto doloroso,perché ci inchioda all’inadeguatezza,all’impossibilità di sentirci pieni e di essere inseriti nella dimensione dell’eterno senza una persona accanto.
Ma è anche,in assoluto,una conquista;e va ascritto a merito dell’amore questo farci vivere in prima persona il senso della nostra imperfezione che,come sappiamo,la rottura del rapporto ci ripropone.
Si potrebbe parlare di crudeltà dell’esistenza,ma nel momento in cui siamo testimoni e succubi di una devastazione interiore,la vita ci offre una chance che non dobbiamo lasciarci sfuggire:noi dobbiamo andare sino in fondo a questo vissuto,perché si tratta di uno di quei momenti che ci fanno capire, che ci fanno realmente conoscere chi siamo.
Aldo Carotenuto

LIBRO: QUANDO L’AMORE NON BASTA PIU’

UN LIBRO PER COPPIE, SINGLE E PROFESSIONISTI

L’amore non basta per stare e rimanere insieme.
Terminata la fase iniziale dell’innamoramento, della passione e dell’idealizzazione dell’altro, la relazione incomincia a mostrare tutte le sue difficoltà: subentra una valutazione realistica del partner e del rapporto di coppia in generale.
Attraverso gli esercizi proposti dall’autore, pensati per essere svolti sia individualmente sia in coppia, è possibile rinsaldare quelle radici profonde, fondamentali per far durare la relazione nel tempo, per verificare la corrispondenza dei punti di vista nella coppia sulle diverse aree del rapporto, ma anche per avviare un successivo momento di riflessione e di confronto.
Gli esercizi, quindi, assumono un ruolo importante per stimolare e per incentivare la comunicazione diretta e vis-à-vis all’interno della coppia e per questo motivo Quando l’amore non basta più si presenta come uno strumento utile per continuare a stare insieme anche dopo l’innamoramento iniziale. Perché dopo questa fase, anche se ci si continua ad amare, l’amore da solo può non bastare.

Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta, esercita la sua attività professionale tra Milano, Roma, Napoli e Salerno. Fondatore e responsabile dei siti psicologiadellamore.it, laterapiadicoppia.it, e maldamore.it, si occupa di dipendenze e problematiche affettive, relazionali e di coppia. Per la FrancoAngeli ha pubblicato Se non mi amo, non ti amo (2017).

Indice
Introduzione
Il grafico della relazione
L’affinità di coppia
La comunicazione nella coppia
Lo spazio e il tempo della coppia
I bisogni e i desideri della coppia
I ruoli nella coppia
Le aspettative nella coppia
Le idee irrazionali nella coppia
L’io, il tu e il noi
La rabbia nella coppia
Il cartellone dei momenti sereni e felici
Conclusioni
Bibliografia e letture consigliate.

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UNA FORMULA MATEMATICA PER STABILIRE SE E’ VERO AMORE

Donn Byrne, psicologo sociale alla State University of New York ad Albany, ha elaborato una formula che consente a chiunque di verificare se ciò che sentiamo per il partner è vero amore oppure no.

La formula è questa:

              1,7xA + 1,5xB + 1,5xC + 1,5xD + 1,3xE= Y

  • A è l’attrazione per il partner,
  • B il piacere psicologico della sua compagnia,
  • C il desiderio di intimità con lui/lei,
  • D il bisogno di essere accettati dal partner,
  • E la paura di essere abbandonati da lui/lei.

A ognuna di queste variabili bisogna attribuire un valore da 1 a 10 e poi fare il calcolo.

Una volta eseguito il calcolo, si ottiene un numero Y.

Bisogna poi ripetere l’operazione pensando all’amico/a più caro/a.

Secondo Byrne, la relazione è tanto più stabile quanto più la differenza tra i due risultati Y è grande (dev’essere almeno 15). Cioè, quanto più il partner è importante rispetto all’amicizia più cara.

I fattori di moltiplicazione (i numeri davanti alle variabili) permettono di mettere a confronto molte amicizie e amori.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

NOI SIAMO IL RISULTATO DELLE RELAZIONI CHE RIUSCIAMO AD AVERE

“Le prime relazioni vengono vissute all’interno dell’ambiente familiare ma in seguito, via via che ci sviluppiamo, a queste se ne aggiungeranno molte altre. Quando parliamo di rapporti, non intendiamo riferirci solo a quelli di tipo sentimentale.
I rapporti umani rappresentano per la nostra psiche degli stimoli importantissimi. Ogni relazione, di qualunque tipo essa sia, determina sempre il nostro coinvolgimento a livello emozionale, implica il sentirci chiamati in causa con la nostra sensibilità. Ma il coinvolgimento emotivo ha anche una valenza conoscitiva, perchè una persona che si lascia coinvolgere emotivamente è una persona che può davvero comprendere il senso della vita. Attraverso l’amore, attraverso il coinvolgimento emotivo, il mondo diventa più comprensibile, si offre e si apre a noi come mai era accaduto. Fin quando non avremo l’opportunità di vivere questo tipo di esperienze, capiremo molto poco del mondo che ci circonda. L’esperienza di un rapporto autentico, infatti, agisce come se fosse una lente di ingrandimento che ci permette di vedere dei fenomeni, delle dinamiche umane, da una prospettiva completamente diversa da quella a cui siamo abituati. Noi siamo il risultato delle relazioni che riusciamo ad avere.”
Aldo Carotenuto in L’anima delle donne.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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SPINGERE L’AMORE OLTRE IL LIMITE

Qualcosa nel tuo modo di amarmi non mi dà pace
Non voglio essere una tua prigioniera
Quindi baby voglio che tu mi liberi
Basta giocare con il mio cuore
Termina quello che cominci
Quando tu fai spegnere il mio amore
Quando tu vorrai fammelo sapere
Baby fammelo capire
Tesoro non divertirti

Prova solo a capire, io ho dato tutto quello che potevo
Perchè tu hai il meglio di me

Coro:
Oltre il limite, mi sembra di impazzire
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Continui a spingermi baby
Sai che non so più cosa pensare?
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Qualcosa nei tuoi occhi mi sta prendendo in giro
Quando sono nelle tue braccia tu mi ami
Così tanto che me ne dimentico

Ma poi tu mi riprendi, quando io mi guardo attorno
Baby non riesco a trovarti
Basta allontanarmi da te, voglio restare
Ho qualcosa da dirti

Prova solo a capire, io ho dato tutto quello che potevo
Perchè tu hai il meglio di me
(coro)

Continui a spingermi baby
Sai che non so più cosa pensare?
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Guarda come mi ha ridotto il tuo amore
Andiamo baby lasciami libera
Continui a spingere il mio amore oltre il limite
Mi fa così male, penso di impazzire
Come posso farti capire?
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Continui a spingermi
Continui a spingermi
Continui a spingere il mio amore
Andiamo, baby
Andiamo, caro, yeah

La canzone BORDERLINE di MADONNA esprime in maniera significativa la tendenza di taluni soggetti a spingere il proprio amore oltre ogni limite su richiesta del partner.

Nel campo della dipendenza affettiva tale limite viene infranto costantemente infranto ogni volta in una spirale senza fine. Ciò avviene sopratutto quando la relazione è con soggetti affetti da disturbi di personalità come i borderline ed i narcisisti.

Nella canzone di Madonna si richiede all’altro di fermare tale spirale ma nella realtà ciò non è possibile perché l’altro vuole proprio tale dinamica e tende, conseguentemente,  a mettere continuamente alla prova la relazione.

Solo con un percorso di profonda consapevolezza di tale dinamica affettiva e di successivi tentativi di superamento è possibile uscirne.

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

ALLA FINE SI GUARISCE DALLA FINE DI UN AMORE

E’ il volto tuo che ho disegnato
chino per terra io l’ho dipinto:
ho usato il nero per i tuoi occhi
e bianca sabbia per la tua pelle
Quando la pioggia l’avrà lavato
e i tuoi colori confuso,
e quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.

E’ il volto tuo che ho disegnato,
mi son seduto ed ho aspettato:
ho usato il nero per i capelli
e rossa sabbia per la tua bocca.
Verrà la pioggia e lo laverà,
confonderà i tuoi colori,
e quando il vento sarà passato
sarò alla fine guarito.

Colori di Angelo Branduardi

Questa canzone di Angelo Branduardi è una metafora di come dovrebbe essere un percorso di guarigione dalla fine di un amore.
All’inizio bisogna dar spazio ai ricordi, al dolore, alla rabbia non tentare di rimuoverli. Più si dà spazio a tali sentimenti come Branduardi riporta nella canzone e prima arriverà il tempo ad attenuare man mano tutto fino ad una graduale scomparsa, per quanto doloroso possa essere veder cancellare tutto, e si potrà dire di essere guariti.

Roberto Cavaliere 

IO SCELGO L’AMORE

Tratto dal thread : “Io scelgo l’amore”

Autore: Yana

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Non e’ recentemente che ho scoperto questi pensieri dentro di me, ma oggi ho deciso di metterli per iscritto e di condividerli con voi.
Più che veri e propri pensieri, questo e’ un fluire di sensazioni spontanee dentro di me, di cui mi nutro ogni minuto sempre di più.

“Scelgo l’amore”, si, dunque scelgo di dialogare con me stessa, con il mondo e con gli altri attraverso questo bene prezioso di cui molto spesso mi sono privata.
Perché scegliere di vivere amando significa decidere di confrontarsi con gli spettri della propria vita, sentire dentro la voglia di combattere quelle paure scolpite dentro a noi stessi da così tanto tempo, da figurare erroneamente come un tempo infinito ed irrecuperabile.

Significa, per me, comprendermi ed accarezzarmi amorevolmente, come se fossi la madre di me stessa, accompagnarmi per mano e con tenerezza anche negli spazi più offuscati del mio sentire più profondo e fermarmi ad ascoltare..
Ascoltare, capire, sorridermi, e non più giustificarmi, o schermarmi.
Dialogare attivamente con me stessa e con la vita intorno a me.
Solo cosi facendo posso amarmi e posso accettarmi. Mi accetto perché il mio valore esiste ed io voglio nutrirmene e voglio esprimerlo agli altri senza pretendere nulla in cambio.

L’amore e’ scambio naturale, io esprimo e regalo qualcosa di me, senza sforzarmi di essere ciò che non sono, ne’ pretendere troppo da me stessa.
Semplicemente sono, e sono ciò che più liberamente e naturalmente posso essere perché mi permetto di esserlo. Ho il diritto di esserlo!
Nessuno ha l’obbligo di scegliermi, di apprezzarmi o di condividermi, ma altrettanto nessuno ha il diritto di non rispettarmi, neppure io stessa. E il rispetto che io volgo a me stessa e’ l’accesso di quello degli altri: solo io posso permettere a qualcuno di non rispettarmi.
Solo io posso decidere di trattenere dentro di me la durezza, l’amarezza, la debolezza che gli altri mi porgono.

Scegliere l’amore per me significa smettere di elemosinare attenzioni, vivere senza sentirne il bisogno soffocante, volgere lo sguardo verso dove l’amore per me sboccia e si alimenta liberamente.
L’amore vive nell’aria, e se io non lo respingo imprigionandomi e schermandomi della mia stessa paura di amare, se non mi costringo ad un modo di essere che mendica amore con sofferenza, se mi aiuto a prendere contatto con la parte naturale di me, apprezzandomi e riconoscendo che io merito amore, merito tanto, merito il bene, allora non respirerò solamente l’aria inquinata che mi preservo, ma tutto l’amore di cui e’ impregnata.

Per amare, per ricevere amore, non c’e’ bisogno di diventare egoisti e sentimentalmente avari, non vi e’ utilità nel costruirsi intorno un muro indistruttibile, perché quella e’ la casa dove regna il non amore.
Noi non abbiamo bisogno di innalzare dei muri, perché quella e’ un’arte che ci viene insegnata già fin troppo rigorosamente e che non e’ la soluzione, perché non permette di lasciar trapassare amore dentro di noi.
I muri si costruiscono attraverso le paure e la paura siamo noi, se non la lasciamo andare via.
La paura e’ il non amore, il non amore e’ la paura che ne abbiamo.
Quello che ho imparato io e’ che dobbiamo imparare a lasciare andare, e non trattenere; dobbiamo costruire e non distruggere, ma per costruire qualcosa che si regga sulle proprie basi e’ necessario sapere che cosa si sta costruendo e perché. Per arrivarci, con trasparenza, e’ necessario imparare ad interpretare, riconoscere, ammettere, accettare le proprie sensazioni.
Il filtro che impedisce il contatto con le sensazioni più profonde e’ sempre lei: la paura.
La paura blocca il respiro, blocca il fluire dell’energia, che fa da veicolo dentro di noi per far trapassare le sensazioni in tutta la loro pienezza.
La paura e’ un’emozione ingannevole, per non farci “sentire” e’ capace di congelare le sensazioni e di manomettere i nostri pensieri. La paura ci confonde, per questo e’ molto importante sconfiggerla, e l’unico modo che abbiamo per sconfiggerla e’ affrontarla.
Finché non l’affrontiamo ci appare come un mostro imbattibile, che si presenta sotto le più disparate sembianze, se invece impariamo a familiarizzarci, possiamo scoprire che noi siamo più forti e che più forte e’ l’amore, che paziente ci viene incontro in ogni momento della vita e che aspetta solo di essere riconosciuto e accolto.

Io scelgo l’amore, perché solo in questo modo riesco a comunicare in modo coerente con il mondo.
Se indossi l’amore, e lo porti agli altri, lo si legge nei tuoi occhi, lo si sente nel profumo della tua pelle, e se lo conservi dentro di te non hai bisogno di rincorrere chi non può offrirtene, perché ne hai una fonte tua da cui attingere ed incroci e accogli spontaneamente lo sguardo di chi desidera apportarne ancora nella tua vita.

Scelgo l’amore perché scelgo di essere fedele a me stessa e perché ho capito che il male che ci fanno gli altri e’ il male che abbiamo deciso di accogliere noi e di trattenere.
Abbiamo deciso di leggere le pagine della sofferenza e di saltare quelle della benevolenza, perché così ci hanno insegnato. Affettivamente abbiamo delle lacune, talvolta così grandi da renderci degli analfabeti nella lettura dei codici dell’amore.
Interpretiamo amore e invece e’ paura.
Interpretiamo cattiveria, invece e’ paura.
Non guardiamo dove l’amore c’e’, perché l’occhio ci cade sulla paura.
Cresciuti in mezzo alla paura, siamo capaci di specchiarci e di riconoscerci, sentirci, solo attraverso di essa e non siamo in grado di assorbire ed esprimerci attraverso il sentimento libero e gioioso.
Ma se nessuno e’ stato in grado di insegnarci a riconoscerlo, a nutrirlo, a dargli fiducia, noi possiamo scegliere nuovamente della nostra vita, possiamo decidere di rieducarci ad un amore che non senta più il peso delle catene che noi gli abbiamo ricamato sopra.

Ogni tanto nella vita accadono dei piccoli miracoli, di cui possiamo essere noi gli artefici.
La mia famiglia e’ intrisa di paura, io sono cresciuta a braccetto con la paura.
Ho imparato che l’unico mezzo di comunicazione appagante ed universale e’ quello che si esplica attraverso l’amore, anche quando sembra essere impossibile.
Ma l’amore e’ possibile, sempre.
Quando ho smesso di rispondere all’aggressività con altrettanta aggressività, quando ho smesso di rispondere al dolore con il dolore, quando ho iniziato a rapportarmi deponendo le armi pungenti con cui mi difendevo, ed ho iniziato ad interpretare quei messaggi con il significato della paura, e’ successo qualcosa.
E’ cambiato qualcosa.
Ho riconosciuto la paura ed ho provato a combatterla con l’amore.
L’amore e’ più forte e la paura dell’altro di fronte ad una tale potenza si scioglie, anche solo momentaneamente. Avviene una liberazione, uno scambio. Se gli offri amore, l’altro lo sente, e abbatte i muri eretti dalla paura.

Io sto scegliendo di regalare e di regalarmi amore.
Auguro una tale gioia a tutti quanti voi.

Yana

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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DIPENDENZA AFFETTIVA

“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.” (Robin Norwood)


La problematica della dipendenza affettiva è recente: nasce sull’onda del successo, negli anni ’70,di un libro della psicologa americana Robin Norwood “Donne che amano troppo”. Tracce di tale tipo di dipendenza si possono rinvenire anche prima, ad opera di altri studiosi. Lo psicanalista Fenichel nel 1945 nel libro Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi introduceva il termine amoredipendenti ad indicare persone che necessitano dell’amore come altri necessitano del cibo o della droga.

Nella dipendenza affettiva, l’amore verso l’altro presenta diverse caratteristiche delle dipendenze in generale, pur presentando, rispetto a quest’ultime una differenza sostanziale: essa si sviluppa nei confronti di una persona e ciò la rende più difficile da riconoscere e da contrastare.

Una premessa è d’obbligo: è normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi coll’altro”, ma questo desiderio “fusionale” collo stabilizzarsi della relazione tende a scemare. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed anzi ci si tende a “fondersi nell’altro”.

Il dipendente dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione “sana”. I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il partner assume il ruolo di un salvatore , egli diventa lo scopo della loro esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere (DuPont, 1998). Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità. A causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni, ci si “maschera” replicando antichi copioni passati, gli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale.

Proprio per questi motivi spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner “problematici”, portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza (droghe, alcol, gioco d’azzardo, ecc…). Ciò sempre al fine di negare i propri bisogni, perchè l’altro ha bisogno di essere aiutato. Ma è un aiuto “malato” in cui si diventa “codipendenti”, anzi si rafforza la dipendenza dell’altro, perchè possa essere sempre “nostro”. In questi casi la persona non è assolutamente in grado di uscire da una relazione che egli stesso ammette essere senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva. Inoltre sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia, idee ossessive. Quasi sempre c’e incompatibilità d’anima, mancanza di rispetto, progetti di vita diversi se non opposti, bisogni e desideri che non possono essere condivisi, oltre ad essere poco presenti momenti di unione profonda e di soddisfazione reciproca.

Chi è affetto da tale tipo di dipendenza s’identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse.I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Ritengono che occupandosi sempre dell’altro la loro relazione diventi stabile e durataura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura “amplificato”. Non ci si rende conto che l’amore richiede onesta e integrità personale perché l’amore è un accrescimento reciproco, uno scambio reciproco tra persone che si amano.Gli affetti che comportano paura e dipendenza, tipici della dipendenza affettiva, sono invece destinati a distruggere l’amore. Chi soffre di tale dipendenza è così attento a non ferire l’altro, da non rendersi conto che in questo modo finisce col ferire gravemente sé stesso.

Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe. Infatti la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di se, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro irrisolvibilità. A questo riguardo Interessanti sono anche le considerazioni della psichiatria Marta Selvini Palazzoli. A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l‘Hybris, vale a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo

Il già citato psicanalista Fenichel è del parere che gli amoredipendenti necessitano enormemente di essere amati nonostante abbiano scarse capicità di amare. Essi elemosinano continuamente dal partner maggior amore ottenendo, però il risultato opposto. Si legano a partner che considerano non adatti a loro, ma nonostante ciò li renda arrabbiati ed infelici non riescono a liberarsi di quest’ultimi.

La dipendenza affettiva colpisce, sopratutto il sesso femminile, in tutte le fascie d’età . Sono donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate.Esse hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme.

Attualmente, la dipendenza affettiva, non è stata classificata come patologia nei vari sistemi diagnostici psichiatrici, come il DSM IV e si cerca di farla rientrare nei vari disturbi contemplati in essi, anche se ricerche svolte in questo campo, come quelle di Giddens, la considerano come un disturbo autonomo. Secondo quest’ultimo la dipendenza presenta alcune specifiche caratteristiche: L’”ebbrezza” (il soggetto affettivamente dipendente prova una sensazione di ebbrezza dalla relazione dei partner, che gli è indispensabile per stare bene). La “dose” – il soggetto affettivamente cerca “dosi” sempre maggiori di presenza e di tempo da spendere insieme al partner. La sua mancanza lo getta in uno stato di prostrazione. Il soggetto esiste solo quando c’è l’altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo, ha bisogno di manifestazioni continue e concrete. L’aumento di questa “dose”non di rado esclude la coppia dal resto del mondo. Se la dipendenza è reciproca la coppia si alimenta di se stessa. L’altro è visto come un’ evasione, come l’unica forma di gratificazione della vita. Le normali attività quotidiane sono trascurate quotidianamente. L’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro perché è la prova della propria esistenza, senza di lui non si esiste, diventa inimmaginabile pensare la propria vita senza l’altro. Tutto ciò rivela un basso grado di autostima, seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. In alcuni momenti si è “lucidi” su questo tipo di relazione con l’altro, s’intuisce che la dipendenza è dannosa ed è necessario farne a meno. Ma subentra la considerazione di essere dipendenti e ciò rafforza il basso livello d’autostima personale e quindi spinge ancora di più verso l’altro che accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di possedere. Quindi ogni tentativo di riscatto dalla propria dipendenza muore sul nascere.

A queste caratteristiche comune a tutte le dipendenze, elaborate da Giddens, nè aggiungerei, un’altra, non presente nelle altre dipendenze: la PAURA. Paura ossessiva e fobica di perdere la persona amata, che s’alimenta a dismisura ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce. A volte basta rimanere inaspettatamente soli o non ricevere una telefonata per avere paura di un’abbandono definitivo.

Inoltre nel soggetto affetto da tale tipo di dipendenza è possibile rintracciare una sorta di ambivalenza affettiva che è riassumibile nella massima del poeta latino Ovidio: “Non posso stare nè con tè, nè senza di tè”. “Non posso stare con tè” per il dolore che si prova in seguito alle umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti e quant’altro si subisce. “Non posso stare senza di tè” perchè è indicibile la paura e l’angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata.

Riepilogando i sintomi della dipendenza affettiva sono (l’elenco è lungi dall’essere esaustivo):

  • Ossessione dell’altro
  • Paura di perdere l’amore
  • Paura dell’abbandono, della separazione
  • Paura della solitudine e della distanza
  • Paura di mostrarsi per quello che si è
  • Senso di colpa
  • Senso d’inferiorità nei confronti del partner
  • Rancore e Rabbia
  • Coinvolgimento totale e vita sociale limitata
  • Gelosia e possessività

Concluderei con una considerazione:

Un’amore autentico nasce dall’incontro fra due unità e non due metà

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Invito a visionare il film “Adele H” la storia della prima dipendente affettiva