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DIPENDENZA AFFETTIVA VERSO I FIGLI

“L’amore materno per il bambino che cresce, amore fine a se stesso, è la forma d’amore più difficile a raggiungersi, ed è anche la più ingannevole, a causa della faciltà con cui una madre ama la propria creatura. Ma proprio a causa di questa difficoltà, una donna può essere una madre veramente amorosa solo se può amare, se è capace di amare il proprio marito, altri bambini, il prossimo, tutti gli esseri umani. La donna che è capace di amare in questo modo, può essere una madre affettuosa finchè il bambino è piccolo, ma non può essere una madre amorosa. La condizione per esserlo è la volontà di affrontare la separazione, e anche dopo la separazione, la capacità di continuare ad amare.” Erich Fromm

 

I brani citati rapppresentano uno spunto di riflessione sul ruolo di essere genitori senza sviluppare una dipendenza affettiva verso i figli.
Oggi mariti e mogli si aspettano di essere l’uno per l’altro la maggior fonte di calore, affetto e sostegno; essi considerano il loro matrimonio come una sorta di rifugio; vivono in funzione reciproca per ricaricarsi quando le energie vengono meno, trovare insieme una soluzione ai problemi, consolarsi, dividere gli alti e i bassi della vita familiare ed extrafamiliare.
Questo grande carico di aspettative che ognuno dei due coniugi riversa sull’altro diventa inevitabilmente causa di tensioni e conflitti.
Una delle principali fonti di conflitto è la divisione dei compiti relativi ai lavori domestici e alla cura dei bambini. Anche nelle coppie che si ripropongono una divisione equa di tali compiti in realtà, dopo la nascita del bambino, le donne svolgono più lavori domestici di prima e i padri si occupano dei bambini meno di quanto loro stessi avessero previsto.
Il grado di coinvolgimento degli uomini incide sulla percezione che le loro mogli hanno della qualità del matrimonio e della vita familiare.
Meno un padre si sente coinvolto nella cura dei figli, più è probabile che lui e la moglie perdano fiducia nel rapporto di coppia.
I principali fattori di ostacolo ad una equa suddivisione dei ruoli familiari è la difficoltà nel sradicare l’idea che l’allevamento dei figli sia compito delle donne. Gli uomini non hanno modelli maschili di riferimento, e le donne difficilmente riescono a rinunciare al ruolo di figure primarie di accudimento.
Gli uomini si aspettano che le loro mogli siano esperte di bambini fin dall’inizio; si sentono a disagio davanti alla propria inadeguatezza e basta un minimo di critica, anche implicita, perché rimettano il bambino nelle mani dell’esperta.
Le donne che sono madri a tempo pieno possono sentirsi minacciate se i loro mariti diventano troppo abili. Molti padri si sentono tagliati fuori da un ruolo centrale (cambiare un pannolino dopo che la mamma ha allattato non gli sembra un contributo importante) così rinunciano e si buttano nel lavoro dove sanno di poter offrire un contributo visibile.
Più gli uomini assumono ruolo attivo nella cura dei figli , più confusa o negativa è la reazione dei propri genitori. Molti nonni considerano i ruoli familiari paritari come una minaccia o una critica alla famiglia tradizionale. Questa tensione intergenerazionale, sottile ma efficace, mette un freno allo slancio dei padri.
L’economia dell’occupazione e l’assenza di adeguati servizi di assistenza extrafamiliare spingono i padri a lavorare e le madri a restare a casa.
Per essere sicuri che i nostri figli crescano nella atmosfera familiare giusta dobbiamo:

– Sentirci soddisfatti di noi stessi e della nostra vita.

– Risolvere il problema del “chi fa cosa”, invece di evitarlo.

– Provare a fare i conti con ciò che ci tormenta nelle relazioni con i nostri genitori.

– Pensare al modo di conciliare lavoro e famiglia dedicando il giusto tempo ad entrambi.

– Metterci d’accordo su quelle che pensiamo siano le esigenze di nostro figlio e sul modo di soddisfarle.

Se sapremo far funzionare meglio il nostro rapporto di coppia saremo anche dei buoni genitori.

Le seguenti, indicazioni di massima utili a meglio svolgere la funzione genitoriale, pur ribadendo che quest’ultima rimane unica ed irripetibile per ogni situazione, serviranno per commettere qualche “errore” di meno ed essere più consapevoli della proprio funzione genitoriale.

  1. Cercate di vedere il mondo dal punto di vista di vostro figlio. Mettete da parte tutte le idee che vi siete fatti su di lui e riflettete su chi è vostro figlio, quali sono le piccole grandi prove che affronta quotidianamente, e in che maniera le affronta
  2. Immaginate come apparite agli occhi di vostro figlio. Se per lui siete genitori severi, affettuosi, invadenti, autorevoli o altro…Questa nuova prospettiva potrebbe modificare il modo in cui vi ponete nei suoi confronti, il modo di parlargli e ciò che dite.
  3. Considerate i vostri figli perfetti così come sono. Accettateli per quello che sono, senza pretendere che siano più simili a voi o a come pensate che dovrebbero essere.
  4. Siate coscienti delle aspettative che avete sui figli e considerate se sono veramente rivolte al loro interesse. Siate consapevoli anche del modo in cui comunicate queste aspettative e di che peso possano avere nella loro vita.
  5. Anteponete i bisogni di vostro figlio ai vostri ogni volta che sia possibile, poi vedete se c’è un terreno comune in cui anche i vostri bisogni possano essere soddisfatti.
  6. Quando vi sentite perduti, o in scacco, restate immobili. Meditate sulla situazione, su vostro figlio e su di voi. Se questo non è sufficiente a suggerirvi una soluzione, allora la cosa migliore è non fare nulla finchè le cose non si chiariscono. A volte rimanere in silenzio fa bene.
  7. Ascoltate attentamente ciò che vostro figlio vi dice. Ascoltate con le orecchie, con la testa e con il cuore.
  8. Imparate a vivere nelle tensioni senza perdere il vostro equilibrio. Vostro figlio, specialmente quando è piccolo, ha bisogno di vedere in voi il suo centro di equilibrio e di fiducia, un punto di riferimento affidabile attraverso cui può trovare l’orientamento all’interno del suo paesaggio personale.
  9. Chiedete scusa a vostro figlio quando vi accorgete di aver tradito la sua fiducia, anche in modi apparentemente insignificanti. Una scusa dimostra che avete ripensato ad una situazione considerandola dal punto di vista di vostro figlio. Attenti però a non essere spiacenti troppo spesso; le scuse perdono il loro significato se ne abusiamo, oppure diventano un modo per non assumersi le proprie responsabilità.
  10. Ogni figlio è speciale ed ogni figlio ha bisogni speciali. Non trattate i vostri figli tutti nello stesso modo perché non ne esiste uno che sia uguale ad un altro.
  11. Ci sono momenti in cui bisogna essere chiari, forti e non equivoci. Ponete delle regole facilmente identificabili e costanti, ma ammettete, solo occasionalme nte, una certa flessibilità.
  12. Il più grande dono che potete fare ai vostri figli è il vostro Sé. Fare il genitore equivale a continuare a crescere nella conoscenza e nella consapevolezza di sé. Questo è un lavoro continuo che ciascuno può portare avanti in qualunque modo gli sembri più adatto (con la psicoanalisi, con la meditazione, con l’introspezione, ecc…). Facciamolo dunque per il bene dei nostri figli e per il nostro.

Dott.ssa Rosalia Cipollina

TESTIMONIANZA: SUCCEDE ANCHE AGLI UOMINI

Sto leggendo con molto interesse il sito. Lo sto leggendo accorgendomi che le testimonianze riportate sono tutte di ragazze e donne.
Ma succede anche agli uomini
Ho 53 anni. Sono un dirigente d’azienda e dopo 22 anni di matrimonio, con una figlia di 19 anni, lo scorso luglio mia moglie , quasi con un comunicato stampa, mi ha detto “Non t’amo più”.
L’impatto è stato devastante. Per darle il tempo di riflettere , dopo aver posto mille domande sul perchè , quali ragioni, quali cause, sentendosi rispondere “Come è nato, è morto”, mi sono allontanato da casa, pensando di rientrarci dopo qualche tempo. Sono stato via due mesi, girovagando da una residence, ad un appartamento di un amico, ad un altro residence, in un periodo (agosto) in cui non c’era un cane di amico, di fratello, di cugino, di prete con cui parlare. Non potete immaginare i chilometri che ho fatto a piedi dentro Roma (ho un paio di scarpe, la cui gomma è completamente consumata; le terrò come cimelio)
Tutto questo con un braccio menomato (con due chiodi nel gomito e mobilità ridotta al 50%) a causa di un incidente di moto avvenuto ia giugno.
A metà settembre, acconsentendo alla separazione consensuale, dopo che mia moglie oltre al mantenimento per mia figlia , ha chiesto anche quello per lei (all’inizio aveva detto “So di farti male, so che soffrirai, ma stai sicuro: a te non chiederò una lira!!) sono tornato a casa, in attesa di trovare un appartamento (forse a giorni avrò una risposta). Così almeno sono potuto stare un po’ più vicino a mia figlia.
In più occasioni, con tanti atteggiamenti differenti (calmo, adirato, sarcastico, remissivo, persino compassionevole) ho cercato di farmi dire le ragioni di questa fine. Mia moglie mi ha risposto che la sua non è stata una decisione avventata, ma maturata nel corso di ben due anni, durante i quali lei non pensava si spegnasse l’amore, che poi si è, invece spento.
Il mio lavoro e l’incarico di responsabilità che rivesto mi hanno fatto essere ben poco presente in casa, specialmente da settembre 2005 a maggio 2006. Ma ogni volta spiegavo, o almeno tentavo di farlo, le ragioni di questa mia mancata presenza a casa e di obbligo di essere fuori per lavoro (in ufficio e spesso in viaggio; la mia azienda è una agenzia turistica). Ogni tanto riuscivo a strappare un week end al lavoro e organizzavo due/tre/quattro giorni a Parigi, Barcellona o nella campagna toscana. In questi brevi periodi cercavo di parlare con lei, di chiedere, di sondare. Ma lei diceva che tutto era OK, che capiva il mio lavoro, facevamo l’amore, e…..il week end finiva. Poi qualche domenica andavamo insieme allo stadio (lei è, come me, una grande tifosa romanista) .
Eppoi: una settimana terribile. Comincia a vederla assolutamente fredda. Le chiesi che succedeva e lei rispose che sentiva qualcosa scricchiolare nel nostro rapporto, ma specificando che non aveva nessuna intenzione di romperlo. Una sera mi invita a cena. E con un”comunicato stampa” , mi dice che è tutto finito.
Non credevo che una cosa del genere potesse dare tanto dolore, che io ho provato in maniera fisica; un topo che ti mangia continuamente lo stomaco, che non ti fa dormire, pensare ad altro, provare altre sensazioni se non un continuo, assoluto malessere.
Ha sempre giurato che non c’è un altro. Le poche indagini che ho fatto (senza diventare Maigret) me lo hanno confermato.
E allora la testa naviga, sul passato, su quello che hai fatto di giusto e di sbagliato, dandoti mille colpe, cercando di rivivere al rallenty mille momenti, episodi, situazioni.E soprattutto chiedendoti mille volte : PERCHE’?!’!
Poi, come scritto nel sito, da qualche parte, ti accorgi che anche gli amori più grandi possono finire e le ragioni sono mille e nessuna..Che se esamini bene il triangolo della teoria empirica sull’amore, ti accorgi che alla fine , tutti e due, non abbiamo curato bene nessuno dei tre lati. A soli 4 mesi di distanza, non te ne fai una ragione. Ancora soffro come un animale ferito. Ma ogni giorno mi dico di non essere ferito a morte e cerco aiuto. Negli amici, in uno psicologo (non mi vergogno assolutamente), in mia figlia (anche se il rapporto con la madre, stante la mia poca presenza, è, ovviamente preferenziale) ma soprattutto cercando di essere egoista quanto basta e un po’ narciso. Da quando è cominciata questa storia ho perso 18 chili (ero oggettivamente sovra peso) e adesso sto facendo, almeno tre volte a settimana, sport per mantenermi.
Riesco a mettermi anche i jeans, con cui prima mi sentivo ridicolo.
Insomma: piccolo messaggio a chi come me sta soffrendo. Parafrasando Borrelli “Resistere, resistere, resistere!!” e soprattutto non aver paura di farsi dare una mano (anche da un dottore se necessario)
Un grande in bocca al lupo a tutte e a quei pochi tutti che non si vergogneranno di scrivere la propria storia su questo bellissimo sito
Giuliano
Grazie a lei Giuliano, per la sua testimonianza. Sappiamo benissimo che succede anche agli uomini (nel privato professionale me ne capitano tanti). Ma gli uomini, paradossalmente, hanno meno “coraggio” a raccontarsi. Cordiali saluti .

TESTIMONIANZA: CONCLUSIONE DI UN MATRIMONIO

Mi chiamo Francesco ho 41 anni.
Ho letto la testimonianza di Giuliano “Succede anche agli uomini”.
La mia storia ha alcune analogie con la sua anche se la fine dell’amore di mia moglie e’ stata vissuta da entrambi nel corso di 2 anni.
La conclusione del matrimonio non e’ stata improvvisa ma annunciata dopo 2 anni di tormenti in cui sia lei che io abbiamo cercato i motivi (e forse li avevamo anche trovati: la mancanza di figli , la non realizzazione professionale, il non sentirsi da me in piu’ occasioni considerata ) ma soprattutto le soluzioni per recuperare i sentimenti che lei provava per me.
In questi 2 anni iniziati con la frase “non so cosa mi stia succedendo ma non ho piu desideri sessuali” e’ iniziato il calvario.
Lunghissimi dialoghi spesso pacati, a volte accesi e momenti di grande sconforto. Lei che affermava che comunque il “nostro matrimonio non era in discussione” .
Poi dopo alcuni mesi una sua crisi profonda durata per circa 1 mese nella quale “non sentiva piu’ la casa come la sua” e non c’era piu’ dialogo; poi e’ sembrata tornare lentamente a risorgere anche grazie ai colloqui con uno psicologo.
E’ riemersa un po’ di progettualita’ personale e una convivenza civile durante la quale abbiamo continuato a parlare tanto. Ma tutto si e’ fermato li’, lei in una camera ed io in un’altra e nei messi successivi mi sono tante volte arrabbiato e cio’ ha solo peggiorato la situazione portandoci inevitabilmente alla separazione : l’esperienza piu’ atroce che io abbia mai vissuto. Io la amavo ancora . Tra i rimorsi quello che se ci fossimo fatti aiutare da psicologici di coppia forse avremmo avuto maggiori possibilita’ di evitare la separazione. In fondo ci siamo lasciati nel massimo rispetto e stima con tanto dolore per quello che era successo ma nell’impotenza di fare di piu’. Quando se ne e’ andata di casa credevo di morire e come si sa nell’esperienza comune, vivere nei ricordi di lei in una casa vuota e’ una delle cose piu’ angoscianti che possono capitare ad una persona. Certo c’e il lavoro , gli amici i famigliari ma comunque e’ un tuo problema esistenziale con cui devi convivere e cercare di superare. Dalla separazione sono trascorsi solo 15 giorni ed immagino che occorrera’ molto tempo ancora per elaborare questo fallimento di vita. Seguo comunque il consiglio di Giuliano “resistere, resistere, resistere” e se non basta vedro’ di farmi aiutare da qualcuno ; questa volta avro’ piu’ umilta’ cercando di non fare tutto da solo .
Francesco

1 commenti Anonimo

Ho rotto la mia storia dopo 5 anni da poco piùdi un mese. Rivedo molte analogie in quello che scrivi. Facevamo meno l’amore perchè lei si stava laureando…l’ho aiutata, poi ha trovato lavoro e si è come resa “indipendente” da me…come se di me non avesse più bisogno.
Anche io entro in una casa vissuta con lei e vorrei cambiare tutto. Mi dice che il nostro è stato un grande amore e che ha messo in conto di perderlo perchè ora vede il sentimento nel passato.
Dovrò ricominciare da capo e non mi sento in grado…spero di farcela!In bocca al lupo

SUCCEDE ANCHE AGLI UOMINI

Certo che succede anche agli uomini, succede a tutti coloro che amano! Ho 38 anni e premetto di non riuscire ad innamorarmi facilmente, questo perchè per innamorarmi devono codificarsi alcuni elementi caratteriali, della personalità e mentali (non necessariamente fisici) che mi fanno perdere la testa e non facilmente riscontrabili. E purtroppo non conosco mezze misure, non riesco a scendere a compromessi con i miei sentimenti, o amo o non amo e quindi posso solo provare attrazione fisica, la quale da sola non serve a nulla se manca un trasporto interiore. Fatta questa premessa, posso affermare con assoluta certezza di essermi innamorato solo tre volte nella mia vita, pur avendo avuto un numero maggiore di relazioni. E tutte e tre le volte sono stato lasciato. Sarà un caso? Non credo, sono convinto che se si ama troppo si ama male, se si crea una forma di dipendenza troppo forte non si è più sè stessi, ci si annulla per l’altro e si vive nel terrore di essere mollati, la forza di uno inevitabilmente fa leva sulla debolezza dell’altro. La parola d’ordine è equilibrio. Ho compreso che nella vita si deve imparare ad essere pilastri e non muri poggiati ad un pilastro, per cui se crolla quest’ultimo roviniamo miseramente anche noi. Però la ragione non basta, la comprensione di tutto ciò aiuta ma non è sufficiente a vincere l’emozione e l’impulso della sofferenza scaturenti da ciò che percepiamo come un’emarginazione, l’interruzione di un ruolo che ci faceva stare bene e rendeva la nostra vita la cosa più bella da vivere in compagnia della nostra amata donna. Il terzo innamoramento è terminato il 18 agosto, con una telefonata in cui mi disse che eravamo troppo diversi e che non potevamo stare insieme. Non riuscivo a farmene una ragione, speravo che ci avrebbe ripensato e che sarebbe stato solo un momento, anche perchè nei tanti frangenti in cui non era irascibile (faceva parte del suo carattere anche se nell’ultimo periodo si era acutizzata tale irascibilità), fino a due giorni prima di lasciarmi era dolcissima e sembrava innamorata. Sono stato male, ho pensato che mai avrei trovato un’altra ragazza come lei, una donna in grado di “prendere” tanto il mio cuore e con cui avevo immaginato i progetti di vita più belli. Sono sparito, non ho cercato di contattarla anche se morivo dalla voglia di farlo, mi dicevo: si farà risentire lei! E così è stato. Ieri mi ha contattato, abbiamo parlato del più e del meno e poi, inevitabilmente, il discorso è scivolato su di noi. Io le ho detto che ero sinceramente convinto che eravamo fatti l’uno per l’altro e lei mi ha detto che era convinta dell’esatto contrario, ribadendo, a mente fredda, di non essere innamorata ma di stimarmi tanto. Ma la cosa che mi ha fatto stare più male era la sua tranquillità, io stavo malissimo e lei era serena, mi raccontava cosa stesse facendo in questo periodo e anzi mi consigliava di non lasciarmi sfuggire eventuali occasioni femminili. Da questo dialogo ho compreso, con tutta la crudezza e il cinismo possibile, che era davvero finita. E ho anche compreso come per diciotto giorni non sono stato malissimo solo perchè covavo dentro di me la speranza che tornasse sui propri passi. Adesso che questo velo è caduto senza pietà, sto davvero male, non riesco a fermene una ragione e il pensiero ossessivo delle sue parole e di tutti i momenti belli tarscorsi insieme martella la mia mente, soprattutto quando mi trovo solo nel mio letto, avvolto dal buio della mia stanza. Tutto ciò lo scrivo nel pieno delle mie sensazioni e non sul ricordo delle stesse, e sentirmi dire “era giusto che finisse se non andavate d’accordo” oppure “nulla avviene per caso e da ciò puoi trarre importanti insegnamenti per il futuro” in questo momento serve a ben poco. Però posso affermare una cosa con sicurezza: le vicende passate costituiscono un’importante finestra sul futuro e all’inizio di questa mia testimonianza ho scritto di essere stato innamorato per tre volte nella mia vita e di essere stato lasciato tutte e tre le volte. Bene, anche le volte precedenti mi sono trovato, come adesso, in un tunnel buio da cui non intravedevo la luce, e speravo che anche per me l’uscita della galleria fosse vicina, confidavo ardentemente che quella luce potesse tornare presto ad illuminare la mia vita. E così è stato. Adesso, anche se porto dentro un dolore indicibile, riesco ad essere un pò sereno perchè so che passerà, so che il tunnel ha uno sbocco e che presto lo raggiungerò. Ed è con questa fiducia, nel momento del mio massimo dolore, che invito tutti ad averne, a vivere la forte sofferenza come una situazione temporanea che dovrà per forza finire, per farci poi ripensare a quei momenti con una tenerezza e un distacco ora inimmaginabili ma certamente tra non molto traducibili in realtà. In fondo la fede è anche questo. Un grosso in bocca al lupo a tutti e anche a me stesso! Carlo

AIUTATEMI VI PREGO

Carissimi sto soffrendo la seconda volta come un cane. dopo un matrimonio che è durato 12 anni fino il 1996. la seconda Relazione inizio il 1997 (lei oggi 34 io 42) soprattutto confittuale e durata 9 anni. adesso lei ha chiuso ilrapporto. mi ha detto ben chiaro. che a chiuso mentalmente da tempo. non sentepiu per me. poi nel momento che un amico , mi ha confermato di avere visto leicon un uomo, si scatto in me una pressione incredibile, che mi ha portato indepressione. il problema e che non accetto che lei ha chiuso, tento di tutto di riconquistarla. quanto per ore non si fa sentire. piango e cado in sofferenza. non mi sento di fare nulla. nel momento che gli telefono, ho telefona lei. incomincio a vivere, faccio i servizi di casa e altro.quanto vado a casa di lei. non mi regala neanche un squardo. gli fa fastidio che sono li. quarda con la mia presenza l´orologio. per non dirmi vai a casa. ed esco con dolore e lacrime. mi fa male. aiutatemi non so come come uscirne. e una vera e propia dipendenza. cordiali saluti Salvo (Germania)

2 commenti

Caro Salvo,
grazie per la tua testimonianza.
Abbi fiducia nel tempo, secondo la mia esperienza è sempre la migliore medicina. Ma ricorda che è fondamentale lo spirito con cui affronti le siuazioni. Sii positivo, anche se ti sembra che tutto sia perduto, che non abbia più senso la tua vita, che tu da solo non abbia un senso… non è vero, tu sei una persona unica e speciale. Oggi le cose vanno così, ma domani la vita ti sorriderà di nuovo. Ma se tu vuoi che la vita ti sorrida, sorridile tu per primo e ringrazia te stesso per tutte le cose belle che hai, per tutto il bene che fai per te e che hai fatto nel tempo. Guarda intorno a te quante cose belle ci sono, e quante altre puoi costruire tu. Ama tutto e tutti, perchè solo dall’amore può nascere altro amore. Non sappiamo se con questa donna tornerà l’amore, ma se così non fosse è solo perchè c’è qualcos’altro di buono che ti aspetta. Oggi ancora non sai cosa sia, ma un giorno riuscirai a vedere, e allora tutto sarà chiaro e darai un senso a questa sofferenza di oggi. Crea oggi qualcosa di buono e di bello.
Ti abbraccio, f.

Carissimo Salvo,
conosco molto bene il tipo di dolore che stai provando;é un travaglio mostruoso che devasta la personalità intera. Secondo me, non ci sono soluzioni
o ricette a buon mercato;sino a quando tu sarai innamorato di questa ragazza e non potrai ristabilire il rapporto,sarai costretto a soffrire le pene della privazione.
Io cercherei di risolvere il caso con un ragionamento razionale e filosofico:Chi è L’uomo? chi è la donna? ,perchè la solitudine?, c’è un futuro? perchè esiste il bisogno di un altro essere per poter vivere meglio? esiste Dio ? esiste il destino?. Secondo mè la causa di questa sofferenza è dovuta al fatto, che tu hai esperimentato il Paradiso in Terra ,avendo avuto un’esperianza amorosa con questa ragazza.(una donna per un uomo, é sempre immagine sublime e quasi oserei dire, Dio stesso.)
Caro Salvo , penso che il dolore che stai provando sia peggio del morire; resisti a questo attacco della natura ,a questo vomito di percezione,io intanto cerco di piangere con te…
Ne Usciremo vittoriosi ,perchè chi Ama lo dimostra solamente nella privazione e nell’oscurità
un abbraccio forte da Luca

POTEVO FARE DI PIU’?

Federico Età: 44 Gentile Dr.Cavaliere, credo che la mia sia una lettera come tante ma in certi momenti si ha bisogno che qualcuno ascolti le tue sofferenze. La mia e’ una storia comune , finita male ma ricca di amore, sincerita’ e disperazione. Avevo sposato Elena 10 anni fa (aveva 31 anni) dopo 10 anni di fidanzamento.Una ragazza piena di vita, un volto splendido un po’ grassottella figlia unica, generosa ed esplosiva nei mostrare i sentimenti verso il prossimo, . Da tempo pero’ era tormentata dalla ricerca di un lavoro come ragioniera che “le consentisse dimostrare le sue capacita’. Io decisamente piu’ freddo, laureato e realizzato nel lavoro. Tra di noi un bel rapporto, un sincero dialogo quotidiano che si e’ mantenuto anche nel matrimonio dove pero’ sempre piu’ Elena riversava una crescente angoscia nei confronti di insoddisfazioni professionali ripetute (ma debbo dire senza che lei avesse particolari colpe e dopo che aveva profuso un impegno intenso). Da parte mia in piu’ riconosco che, anche se a fin di bene, le facevo notare che mangiava male , doveva fare un po’ di sport e calare qualche Kg avrebbe rischiato di ammalarsi in futuro. Ci provava ma era dificile . Poi la vita non ti aiuta: non siamo riusciti ad avere figli , i genitori di lei buoni e generosi apparivano pero’ dipendenti dalla figlia nelle quotidiane scelte della vita e questo la angosciava. Aveva una passione per i cani e quello che aveva si e’ paralizzato e per 7 anni lei lo ho gestito in casa quasi come un figlio .Nel 2005 Elena comincia ad essere diversa , non mi desidera piu’, appare piu’ assente anche in casa. Cento volte ci parliamo per capire cosa stia succedendo ma Lei rimane sempre vaga. Anche a domande dirette ribadisce che il nostro matrimonio non era in discussione ma non aveva desideri sessuali. Cerco di capirla, da poco ha deciso (ed io non l’ho contrastata per non causarle dei sensi di colpa )di non proseguire i tentativi medici per avere figli e stava concludendo l’ennesima esperienza di lavoro negativa. Poi comincia ad essere afflitta da una insonnia feroce in parte controllata con ansiolitici. Andiamo al mare nell’estate del2006 e a vederla in “superficie” sembra la solita Elena: affettuosa egenerosa . Al mare pero’ la svolta ; durante una discussione ammette che “probabilmente” ha perso nei miei confronti i sentimenti di un tempo: “forse e’ finita, le storie nascono e finiscono”. Rimango allibito anche se a posteriori era una logica evoluzione degli eventi. Elena si trasforma completamente esce di casa con nuove amiche 3-4 sere la settimana, in casa e’ assente. Non parla quasi piu’, e’ un muro di gomma. La assecondo anche se in alcune occasioni nelle quali litighiamo arriviamo prossimi alla separazione legale. Poi lentamente nel corso del 2006 Elena sembra un po’ tornare a quella di un tempo, esce molto poco con le amiche , segue la casa cerca un nuovo lavoro ma ormai dorme in una camera separata.Per 2 volte ha colloqui con uno psicologo , un po’ la aiutano, me ne parla ed insieme sembriamo di nuovo uniti per cercare una soluzione a tutto cio’. Io pero’ sempre piu’ spesso alterno estrema comprensione a crisi di rabbia che la turbano profondamente. In una di queste occasioni lei di nuovo pensa alla separazione, “non puo’ fare piu’ di cosi” , mi “vuole tanto bene, sono la persona piu’ importante dela sua vita ma non si sente piu’una moglie e non vuole ferirmi ancora”.Andiamo da un legale e fra pochi giorni firmeremo la separazione. Le ho chiesto ancora ma cosa e’ successo Elena perche’ siamo arrivati a questo? Lei mi ha risposto : “vedi e’ diffile spiegarlo, tu rimani la persona migliore e piu’ importante che ho conosciuto, ma lentamente senza rendermi conto sono arrivata ad essere arida e cinica. Forse e’ stato un meccanismo di difesa ma ora dopo tanto tempo che lotto contro questo mio atteggiamento debbo vivere da sola , non ho voglia di rendere i conti piu’ a nessuno, mi spiace ma non voglio farti altro male.Il mio amore per Lei rimane comunque immutato anche per le gioie passate che mi ha dato. Il mio dolore e’ atroce ma forse il suo e’ anche piu’ grande. Guardo le foto di Elena, un volto dolce , una persona sensibile e generosa che non ho capito e che ho contribuito probabilmente a ferire. Mi rimangono anche tanti rimorsi e domande : Potevo fare di piu? Se fossimo andati da un consulente matrimoniale ? Non sono stato abbastanza paziente ? Se non avesi avuto quelle crisi di rabbia forse altro tempo ci avrebbe aiutato ? So che non potra’ fornirmi risposte certe ma un suo pensiero su cio’ che ci e’ capitato mi conforterebbe molto. Grazie ancora.

Le rispondo con un brano tratto dall'”Amore liquido” di Baumann: “Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta.Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai.E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro.Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia.L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.”

NON SO’ COSA FARE

Jack Età: 35 Gentilissimo Dottore Le scrivo per la situazione che sto vivendo, sono circa 8 mesi che mi sonoinnamorato di una persona che non è mia moglie. Dopo attente riflessioni mi sono reso conto di tante cose, sposati da 9 anni ho messo sempre a tacere il mio modo di essere di fare per l’equilibrio della famiglia e nel frattempo divento papà ma quello che provo e che sento è un grandissimo affetto per mia moglie che non mi fa mancare niente da un punto di vista familiare. Ma siamo totalmente diversi nel modo di pensare, agire e nelle nostre priorità e da qui divergenze continue che non esplodono in liti ma di una serie di silenzi e compromessi che più passa il tempo è più non riesco a soportare e portare avanti e quindi esce fuori il mio vero modo di essere da lì ad essere definito “diverso e ostile”. Più volte mi è stato detto da parte di mia moglie “se sei così non dovevi sposarti” . Il punto ora che con i figli di cui sono pazzo non so come affrontare questa mia relazione, nel senso continuare o troncare o interrompere il mio matrimonio oppure continuare questa relazione che mi sentire senza inibizioni, sereno di essere me stesso.Ma allo stesso tempo non causare un trauma e/o dolori ai miei figli..non so cosa fare

NASCONDO LE MIE ESIGENZE E NECESSITA’

Vlasco73 Età: 34 Salve, sono un “ragazzo” di 34 anni, da circa un mese uscito da una relazione di due mesi con una ragazza, in cui ho nascosto le mie esigenze e le mie necessità pensando solo a soddisfare le sue; mi sono buttato a capofitto in questa relazione dopo aver passato un anno in solitudine ed aver terminato una precedente relazione altrettanto disastrosa basata sugli stessi preconcetti. Il modo in cui sto vivendo la fine di questa relazione (la sofferenza, il dolore, il non riuscire a smettere di telefonarle e mandarle messaggi, ossessionandola) mi ha spinto a rivolgermi ad un psichiatra, cugino di mio padre, che dopo un incontro mi ha consigliato di rivolgermi ad un’associazione o comunità che tratta le dipendenze comportamentali. Da premettere che all’età di 3 anni mi accadde un fatto che penso abbia segnato la mia vita e in parte giustifichi il mio comportamento. Ho vissuto la mia infanzia ad Aosta, all’età di 3 anni mio padre mi portò in Sicilia da mia nonna e mi lascio là con lei per una settimana: io non accettai il fatto e passai tutto il tempo a piangere fino a quando una brutta febbre costrinse mio padre a ritornare e riportarmi ad Aosta con lui. Da quando ho cominciato ad avere ragazze non ho fatto altro che avere un attaccamento morboso ed ossessivo a loro, chiedendo di continuo attenzioni e abbracci.La prima relazione è durata 7 anni ma è stata alquanto disastrosa perché ha annullato la mia personalità: ho dedicato tutto il tempo alla mia compagna trascurando me e i miei studi. Dopo 6 anni passati in solitudine ho intrapreso un’altra relazione aBruxelles, facendo lo stesso errore: anche questa volta dopo un anno di sofferenza lei ha deciso di interrompere la relazione; io ho continuato a stare a Bruxelles con la speranza di poterla riconquistare, ma inutilmente. All’inizio di giugno ho incontrato l’ultima ragazza di cui parlavo prima; anche qui lo stesso errore, ho dedicato tutto me stesso a lei annientando le mie esigenze e la mia personalità.Le sarei grato se potesse darmi qualche consiglio riguardo a chi rivolgermi e cosa fare per uscire da questa situazione che mi ha provocato e mi provoca un grande malessere e dolore. Attualmente risiedo a Bruxelles e vorrei contattare la DASA (Dépendantsaffectives et sexuels Anonymes) ma vorrei chiederle dei consigli circa laterapia da seguire e a chi potermi rivolgere.La ringrazioVlady

Il collega psichiatra le ha già fornito un ottima indicazione. Contatti la DASA ed in quella sede avrà maggiori chiarimenti sul percorso terapeutico da seguire. Saluti Dott. Cavaliere.

POTEVO FARE DI PIU’?

Federico Età: 44 Gentile Dr.Cavaliere, credo che la mia sia una lettera come tante ma in certi momenti si ha bisogno che qualcuno ascolti le tue sofferenze. La mia e’ una storia comune , finita male ma ricca di amore, sincerita’ e disperazione. Avevo sposato Elena 10 anni fa (aveva 31 anni) dopo 10 anni di fidanzamento.Una ragazza piena di vita, un volto splendido un po’ grassottella figlia unica, generosa ed esplosiva nei mostrare i sentimenti verso il prossimo, . Da tempo pero’ era tormentata dalla ricerca di un lavoro come ragioniera che “le consentisse dimostrare le sue capacita’. Io decisamente piu’ freddo, laureato e realizzato nel lavoro. Tra di noi un bel rapporto, un sincero dialogo quotidiano che si e’ mantenuto anche nel matrimonio dove pero’ sempre piu’ Elena riversava una crescente angoscia nei confronti di insoddisfazioni professionali ripetute (ma debbo dire senza che lei avesse particolari colpe e dopo che aveva profuso un impegno intenso). Da parte mia in piu’ riconosco che, anche se a fin di bene, le facevo notare che mangiava male , doveva fare un po’ di sport e calare qualche Kg avrebbe rischiato di ammalarsi in futuro. Ci provava ma era dificile . Poi la vita non ti aiuta: non siamo riusciti ad avere figli , i genitori di lei buoni e generosi apparivano pero’ dipendenti dalla figlia nelle quotidiane scelte della vita e questo la angosciava. Aveva una passione per i cani e quello che aveva si e’ paralizzato e per 7 anni lei lo ho gestito in casa quasi come un figlio .Nel 2005 Elena comincia ad essere diversa , non mi desidera piu’, appare piu’ assente anche in casa. Cento volte ci parliamo per capire cosa stia succedendo ma Lei rimane sempre vaga. Anche a domande dirette ribadisce che il nostro matrimonio non era in discussione ma non aveva desideri sessuali. Cerco di capirla, da poco ha deciso (ed io non l’ho contrastata per non causarle dei sensi di colpa )di non proseguire i tentativi medici per avere figli e stava concludendo l’ennesima esperienza di lavoro negativa. Poi comincia ad essere afflitta da una insonnia feroce in parte controllata con ansiolitici. Andiamo al mare nell’estate del2006 e a vederla in “superficie” sembra la solita Elena: affettuosa egenerosa . Al mare pero’ la svolta ; durante una discussione ammette che “probabilmente” ha perso nei miei confronti i sentimenti di un tempo: “forse e’ finita, le storie nascono e finiscono”. Rimango allibito anche se a posteriori era una logica evoluzione degli eventi. Elena si trasforma completamente esce di casa con nuove amiche 3-4 sere la settimana, in casa e’ assente. Non parla quasi piu’, e’ un muro di gomma. La assecondo anche se in alcune occasioni nelle quali litighiamo arriviamo prossimi alla separazione legale. Poi lentamente nel corso del 2006 Elena sembra un po’ tornare a quella di un tempo, esce molto poco con le amiche , segue la casa cerca un nuovo lavoro ma ormai dorme in una camera separata.Per 2 volte ha colloqui con uno psicologo , un po’ la aiutano, me ne parla ed insieme sembriamo di nuovo uniti per cercare una soluzione a tutto cio’. Io pero’ sempre piu’ spesso alterno estrema comprensione a crisi di rabbia che la turbano profondamente. In una di queste occasioni lei di nuovo pensa alla separazione, “non puo’ fare piu’ di cosi” , mi “vuole tanto bene, sono la persona piu’ importante dela sua vita ma non si sente piu’una moglie e non vuole ferirmi ancora”.Andiamo da un legale e fra pochi giorni firmeremo la separazione. Le ho chiesto ancora ma cosa e’ successo Elena perche’ siamo arrivati a questo? Lei mi ha risposto : “vedi e’ diffile spiegarlo, tu rimani la persona migliore e piu’ importante che ho conosciuto, ma lentamente senza rendermi conto sono arrivata ad essere arida e cinica. Forse e’ stato un meccanismo di difesa ma ora dopo tanto tempo che lotto contro questo mio atteggiamento debbo vivere da sola , non ho voglia di rendere i conti piu’ a nessuno, mi spiace ma non voglio farti altro male.Il mio amore per Lei rimane comunque immutato anche per le gioie passate che mi ha dato. Il mio dolore e’ atroce ma forse il suo e’ anche piu’ grande. Guardo le foto di Elena, un volto dolce , una persona sensibile e generosa che non ho capito e che ho contribuito probabilmente a ferire. Mi rimangono anche tanti rimorsi e domande : Potevo fare di piu? Se fossimo andati da un consulente matrimoniale ? Non sono stato abbastanza paziente ? Se non avesi avuto quelle crisi di rabbia forse altro tempo ci avrebbe aiutato ? So che non potra’ fornirmi risposte certe ma un suo pensiero su cio’ che ci e’ capitato mi conforterebbe molto. Grazie ancora.

Le rispondo con un brano tratto dall'”Amore liquido” di Baumann: “Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta.Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai.E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro.Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia.L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.” Dott. Roberto Cavaliere

COMMENTO

E’ strano sentire tanta voglia di capire, di comprendere, di imparare dai propri sbagli da parte di un uomo… Scusami, ma purtroppo non ho molta stima degli uomini nella relazioni interpersonali con le donne… E’ bello sentire che c’è ancora qualche uomo che ci tiene a dare e avere delle spiegazioni, a capire… per mio conto sono come sempre qui da sola a tirare le fila di 10 anni di vita e di relazione, non ho avuto una spiegazione, il mio ex ‘uomo’ come non ha fatto niente per stare con me, non ha fatto niente per non stare con me, ma questa è una storia già raccontata.
Dal tuo racconto, ovviamente sintesi impossibile di una così lunga relazione, ci sono alcune cose non chiare per chi legge sul vostro rapporto. Posso solo esprimere ciò che sembra dalle tue parole, ma ci tengo a chiarire che nessuno, io per prima, può certo capire cosa possa esserci in anni di relazione e amore; ma certo una visione esterna e estranea può sempre servire, altrimenti non saremo qui…
A me sembra che questa donna non sia riuscita a risolvere se stessa nella relazione con te, anzi per lei la relazione è stata strumento perché la sua situazione personale si affossasse sempre più, e questo forse le ha causato del risentimento (probabilmente immotivato) verso di te…
Credo che la vostra relazione si sia trasformata piano piano, perlomeno per lei, in strumento di dolore e non di piacere e benessere. Sinceramente, penso che tu non avresti potuto fare niente più di quello che hai fatto e che stai facendo, come ad esempio quello di metterti in discussione e ammettere i tuoi limiti, è sintomatico di un rispetto verso te stesso e verso il tuo matrimonio.
Le relazioni funzionano quando c’è un percorso personale parallelo e uno insieme. L’altra persona non può essere la soluzione e lo strumento per risolversi e realizzarsi personalmente, anzi, molte volte questo è elemento di conflitto e rancore.
Per me è stato così, ho cercato di allontanare P. dalla dipendenza dalla marijuana, da quelle tre o quattro occasioni l’anno di tirare cocaina, ho cercato di responsabilizzarlo verso di me, verso di se, ho tentato, pur di non lasciarlo, di portarlo in terapia di coppia (ma lui si è ovviamente rifiutato), ho cercato di aiutarlo per alleviare la frustrazione della sua non realizzazione lavorativa (ed anch’io sono sempre stata personalmente una persona motivata, con successi personali, e tanti obbiettivi raggiunti), ecc. ecc. ecc… e ti assicuro che non ha funzionato, anzi è stato elemento, prima di gratitudine, poi di scontro, di allontanamento, di fastidio, di chiusura, di silenzi e isolamento nei miei confronti… Credo che abbia influito anche un sentimento di competizione nei miei confronti, purtroppo…
Ma non ci dobbiamo sentire in colpa, è stato fatto tutto per l’immenso amore che provavamo, nel mio caso, per una persona che non lo ha meritato, soprattutto negli ultimi anni.
Anch’io sono passata dalla depressione, alla rabbia… mi vergogno a dirlo ma ho anche alzato le mani, e mi sono fatta male, presa dall’enorme disperazione nel vedere questa storia sgretolarsi nelle mie mani… Adesso, malgrado l’enorme sofferenza, sono felice finalmente di essere riuscita lasciare una persona così sbagliata per me.
Certo, nel vostro caso l’apice probabilmente è stato raggiunto quando avete dovuto affrontare il problema di non poter avere figli, ma da ciò che scrivi sembra, che è stato solo l’apice di una sua protratta insoddisfazione di se, proiettata, come succede, anche nel rapporto con la persona che ami. Sinceramente penso, che con il segno di poi, forse è stato meglio così.
Adesso se ci fosse stato un figlio sarebbe stato ancora più doloroso e straziante.
In bocca la lupo! Un saluto. Fri

QUANTO L’HO AMATA E QUANTO L’AMO

Gentile Dr. Cavaliere, mi sono imbattuto in questo sito casualmente, cercando una risposta a tutti i miei perchè.Mi presento mi chiamo Antonino ho 46 anni, un matrimonio fallito alle spalle ed una storia D’amore bellissima ma per lei finita, io ancora non riesco a crederci. Ho letto alcune e-mail di lettori, e cosi ho deciso di scrivere anch’io.mi sono sposato all’età di 25 ed ho 3 figli che amo più della mia vita, mi sono sposato per amore con mia moglie ci siamo conosciuti che avevamo 17anni. Il nostro matrimonio è andato presto in crisi convivendo ci siamo accorti che qualcosa non andava, purtroppo il mio lavoro mi portava a lunghi periodi fuori casa, lei lo sapeva quando ci siamo sposati ma evidentemente l’impatto con la realtà per lei è stato diverso dall’ immaginazione. Dopo anni di crisi 4anni fa, mentre ero ancora sposato ho conosciuto in chat una donna anche lei sposata ed un matrimonio in crisi. Lei è una mia conterranea ma vive al nord,all’ inizio è stata amicizia ma poi pian piano l’ amicizia si è trasformata in amore. il nostro amore e stato per un certo periodo telefonico, ci sentivamo sempre e ci mandavamo sms continunamente, ma forse per questo molto forte eravamo in perfetta sintonia, ci capivamo anche dai nostri silenzi, una cosa unica, mi dava forza e vitalità.Poi ci siamo visti e questo ha rafforzato ancora di più il mio amore, era è lo è tuttora il centro del mio universo. Io passavo da lei quando rientravo dalle mie trasferte e per vederla di più riusci anche a viaggiare di più, a casa ilmio rapporto con mia moglie si deteriorava sempre più per me esisteva soloAngela, mi ero allontanato anche dal letto coniugale perchè sapevo che a lei dava fastidio che io dormissi con mia moglie. Purtroppo a causa della mia condizione di uomo sposato non riuscivo a darle di più per il momento, ma le avevo detto che mi sarei separato perchè amavo lei e solo lei. A giugno dell’anno scorso intanto lei si separa dal marito e logicamente si aspetta che anche io faccia la stessa cosa, ma al momento la mia realtà familiare me lo impediva. Nel mese di Agosto mi chiede di passare una settimana da lei ma io purtroppo non potevo mi sarei tirato la zappa sui piedi nei confronti di mia moglie. che già sapeva della miarelazione con lei. Lei a causa di questo mio comportamento si sente messa daparte ma non è cosi lei è sempre la donna che amo, solo che la mia situazionedel momento non mi permetteva di fare certe cose ma lei questo non lo capiva.Comincia a mandare sms a mia moglie ma la cosa non mi dava fastidio perchèormai il mio matrimonio era completamente finito. Poi per un certo periodo lanostra relazione sembrava in ripresa, ad Ottobre la Società per la quale lavoromi propone un trasferimento verso un altra sede, da premettere che potevoscegliere di rimanere a lavorare nella mia città, ma io scelgo il trasferimentoper potermi avvicinare un pochino a lei e per rompere ancora di più con miamoglie, e questo a lei l’ avevo detto, ma lei non si fidava più eppure ho fatto tante cose per lei, horischiato di perdere il lavoro, ho affrontato suo marito, ho provato a cercarelavoro da lei, mi sono trasferito allontanantomi dai miei figli ma lei non micredeva pensava che io la usassi per i miei comodi. durante le feste natalizielei mi chiede di passarle da lei ma io purtroppo non potevo ancora, cosi lei sistanca. La svolta avviene a febbraio di quest’anno parlo ancora una volta conmia moglie per separarmi e parto in trasferta nel frattempo lei dice di volermilasciare non mi crede più però dice che mi ama ancora. Intanto io ho un graveproblema in famiglia, nonostante questo continuo con la separarazione da miamoglie, l’ho fatto perchè mi sono reso conto che lei era il mio mondo e l’amavotanto ma mi dice che ormai era troppo tardi anche se mi amava ancora non micredeva più, io cerco di farle capire che non l’ho mai presa in giro ma leiniente sembrava che i quattro anni insieme non fossero mai esistiti. come consequenza cado in depressione la tempestavo di telefonate e adesso mi rendo conto che era un grave errore. Nonostante tutto non mi arrendo le chiedo un altra possibilità ci vediamo diverse volte, lei mi fa conoscere sua figlia alla quale mi affeziono, faccio tutto quello che un uomo può fare per dimostrare amore. Durante la depressionepensavo di farla veramente finita, non rendevo più nel lavoro ed eroabbandonato a me stesso, mi rialzo anche perchè lei mi aveva detto che miavrebbe dato un altra opportunità ed io ci credevo ancora, parto per l’ Egittoe ci lasciamo che lei avrebbe riflettuto sulla nostra situazione. Al miorientro ero ottimista non potevo pensare che una storia così bella finissemiseramente. avevo sbagliato in passato, ma la punizione mi sembrava dura avevoriflettuto sui mie sbagli e mi ero reso conto che non l’ avevo mai presa ingiro l’amavo è l’amo veramente avevo rivoluzionato il mio modo di essere e la mia vita per lei non poteva averdimenticato questo. Vado da lei senza avvisarla, volevo ferle una sorpresa, ma lei non l’ha prende bene mi dice che da 15 giorni aveva iniziato un altra storia con un altro e che ormai era tardi, il mondo mi crolla di nuovo addosso,Avevo creduto veramente che mi avrebbe dato una possibiltà l’ amavo e l’amo.Perchè mi aveva fatto conoscere sua figlia e portato a casa sua in questoperiodo se aveva intenzione di lasciarmi definitivamente? E adesso mi ritrovocon una separazione in corso( ma di questo non mi pento era inevitabile prima opoi), lontano ai miei figli che amo immensamente e che mi mancano tanto, solo,e con tanto amore nel cuore ma anche tanta amarezza. Vorrei riuscire adimenticare, lei mi dice di riprendere la mia vita, ma quale vita se la miavita era lei! Non so nemmeno perchè ho scritto, penso che l’ho fatto come sfogo perchè non ho nessuno con cui parlare e per lasciare la mia esperianza per altre persone che come me soffrono.Ora misto buttando nel lavoro, quello grazie a Dio va bene, ma mi sento vuoto dentromi sento lo stomaco come se avessi un cane che me lo morde continuamente e non so per quanto tempo durerà perchè lei mi manca, mi manca il nostro amore l’essere con lei un ttutt’uno perchè eravamo cosi. Avevamo fatto tanti progetti, e non riesco a darmi pace.Ho tanto amore dentro e non sono riuscito a dimostrarlo e questo mi fa star male. Adesso spero che almeno lei possa essere felice perchè anche lei ha sofferto e so quanto mi ha amato e spero che io possa riprendere la mia vita, anche se so che sarà molto difficile l’ amo tanto non avevo mai amatocosì, mi ero totalmente aperto a lei e mi sono ritrovato molto vulnerabile,cosa che non mi era mai successo, ma ero sicuro di noi. Non mi pento di quello che ho fatto perchè non ho fatto niente di male ho soltanto amato e lottato per amore. e di questo non bisogna mai vergorgnarsi. Io spero sempre che lei si renda conto di quanto l’ho amata e quanto l’amo e spero che questo mio dolore si calmi e lasci il posto ad un bellissimo ricordo o ad una realtà più bella. A questa mio sfogo vorrei aggiungere un altra crudeltà del destino. Ho cercatodi dimenticarla scrivendomi ad un agenzia matrimoniale on-line e ricevo ilprofilo di una donna totalmente conpatibile con me, ebbene quella donna eralei, me lo ha confermato per telefono, pensate come mi sento.

NOTE LEGALI E PRIVACY

Le testimonianze e le consulenze pubblicate sono pervenute con modalità anonima per cui non è possibile risalire al mittente o controllarne la veridicità. Inoltre testimonianze e consulenze, per motivi di privacy, sono state private di ogni riferimento dettagliato a situazioni e persone per cui ognuna di esse non è riconducibile a nessuna storia personale in particolare. Ad ulteriore tutela della privacy, chiunque in una delle testimonianze e consulenze pubblicate ravvedesse dei chiari riferimenti ad una sua vicenda personale, può richiederne la cancellazione contattando il Dott. Roberto Cavaliere.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

UOMINI CHE AMANO TROPPO

TESTIMONIANZE

Gentile Dr. Cavaliere, mi sono imbattuto in questo sito casualmente, cercando una risposta a tutti i miei perchè.

Mi presento mi chiamo Antonino ho 46 anni, un matrimonio fallito alle spalle ed una storia d’amore bellissima ma per lei finita, io ancora non riesco a crederci. Ho letto alcune e-mail di lettori, e cosi ho deciso di scrivere anch’io.

Mi sono sposato all’età di 25 ed ho 3 figli che amo più della mia vita, mi sono sposato per amore con mia moglie ci siamo conosciuti che avevamo 17anni. Il nostro matrimonio è andato presto in crisi convivendo ci siamo accorti che qualcosa non andava, purtroppo il mio lavoro mi portava a lunghi periodi fuori casa, lei lo sapeva quando ci siamo sposati ma evidentemente l’impatto con la realtà per lei è stato diverso dall’ immaginazione.

Dopo anni di crisi 4anni fa, mentre ero ancora sposato ho conosciuto in chat una donna anche lei sposata ed un matrimonio in crisi. Lei è una mia conterranea ma vive al nord, all’inizio è stata amicizia ma poi pian piano l’ amicizia si è trasformata in amore. il nostro amore e stato per un certo periodo telefonico, ci sentivamo sempre e ci mandavamo sms continuamente, ma forse per questo molto forte eravamo in perfetta sintonia, ci capivamo anche dai nostri silenzi, una cosa unica, mi dava forza e vitalità. Poi ci siamo visti e questo ha rafforzato ancora di più il mio amore, era è lo è tuttora il centro del mio universo. Io passavo da lei quando rientravo dalle mie trasferte e per vederla di più riuscì anche a viaggiare di più, a casa il mio rapporto con mia moglie si deteriorava sempre più per me esisteva solo Angela, mi ero allontanato anche dal letto coniugale perchè sapevo che a lei dava fastidio che io dormissi con mia moglie. Purtroppo a causa della mia condizione di uomo sposato non riuscivo a darle di più per il momento, ma le avevo detto che mi sarei separato perchè amavo lei e solo lei. A giugno dell’anno scorso intanto lei si separa dal marito e logicamente si aspetta che anche io faccia la stessa cosa, ma al momento la mia realtà familiare me lo impediva. Nel mese di Agosto mi chiede di passare una settimana da lei ma io purtroppo non potevo mi sarei tirato la zappa sui piedi nei confronti di mia moglie, che già sapeva della mia relazione con lei. Lei a causa di questo mio comportamento si sente messa da parte ma non è cosi lei è sempre la donna che amo, solo che la mia situazione del momento non mi permetteva di fare certe cose ma lei questo non lo capiva. Comincia a mandare sms a mia moglie ma la cosa non mi dava fastidio perché ormai il mio matrimonio era completamente finito. Poi per un certo periodo la nostra relazione sembrava in ripresa, ad Ottobre la Società per la quale lavoro mi propone un trasferimento verso un altra sede, da premettere che potevo scegliere di rimanere a lavorare nella mia città, ma io scelgo il trasferimento per potermi avvicinare un pochino a lei e per rompere ancora di più con mia moglie, e questo a lei l’ avevo detto, ma lei non si fidava più eppure ho fatto tante cose per lei, ho rischiato di perdere il lavoro, ho affrontato suo marito, ho provato a cercare lavoro da lei, mi sono trasferito allontanandomi dai miei figli ma lei non mi credeva pensava che io la usassi per i miei comodi. Durante le feste natalizie lei mi chiede di passarle da lei ma io purtroppo non potevo ancora, cosi lei si stanca. La svolta avviene a febbraio di quest’anno parlo ancora una volta con mia moglie per separarmi e parto in trasferta. Nel frattempo lei dice di volermi lasciare non mi crede più però dice che mi ama ancora.

Intanto io ho un grave problema in famiglia, nonostante questo continuo con la separazione da mia moglie, l’ho fatto perchè mi sono reso conto che lei era il mio mondo e l’amavo tanto ma mi dice che ormai era troppo tardi anche se mi amava ancora non mi credeva più, io cerco di farle capire che non l’ho mai presa in giro ma lei niente sembrava che i quattro anni insieme non fossero mai esistiti.

Come conseguenza cado in depressione la tempestavo di telefonate e adesso mi rendo conto che era un grave errore. Nonostante tutto non mi arrendo le chiedo un altra possibilità ci vediamo diverse volte, lei mi fa conoscere sua figlia alla quale mi affeziono, faccio tutto quello che un uomo può fare per dimostrare amore. Durante la depressione pensavo di farla veramente finita, non rendevo più nel lavoro ed ero abbandonato a me stesso, mi rialzo anche perchè lei mi aveva detto che mi avrebbe dato un altra opportunità ed io ci credevo ancora, parto per la Tunisia e ci lasciamo che lei avrebbe riflettuto sulla nostra situazione. Al mio rientro ero ottimista non potevo pensare che una storia così bella finisse miseramente. Avevo sbagliato in passato, ma la punizione mi sembrava dura avevo riflettuto sui mie sbagli e mi ero reso conto che non l’ avevo mai presa in giro l’amavo è l’amo veramente avevo rivoluzionato il mio modo di essere e la mia vita per lei non poteva aver dimenticato questo. Vado da lei senza avvisarla, volevo farle una sorpresa, ma lei non l’ha prende bene mi dice che da 15 giorni aveva iniziato un altra storia con un altro e che ormai era tardi, il mondo mi crolla di nuovo addosso. Avevo creduto veramente che mi avrebbe dato una possibilità l’amavo e l’amo. Perchè mi aveva fatto conoscere sua figlia e portato a casa sua in questo periodo se aveva intenzione di lasciarmi definitivamente?

E adesso mi ritrovo con una separazione in corso (ma di questo non mi pento era inevitabile prima o poi), lontano ai miei figli che amo immensamente e che mi mancano tanto, solo,e con tanto amore nel cuore ma anche tanta amarezza. Vorrei riuscire a dimenticare, lei mi dice di riprendere la mia vita, ma quale vita se la mia vita era lei! Non so nemmeno perchè ho scritto, penso che l’ho fatto come sfogo perchè non ho nessuno con cui parlare e per lasciare la mia esperienza per altre persone che come me soffrono. Ora mi sto buttando nel lavoro, quello grazie a Dio va bene, ma mi sento vuoto dentro mi sento lo stomaco come se avessi un cane che me lo morde continuamente e non so per quanto tempo durerà perchè lei mi manca, mi manca il nostro amore l’essere con lei un tutt’uno perchè eravamo cosi. Avevamo fatto tanti progetti, e non riesco a darmi pace. Ho tanto amore dentro e non sono riuscito a dimostrarlo e questo mi fa star male. Adesso spero che almeno lei possa essere felice perchè anche lei ha sofferto e so quanto mi ha amato e spero che io possa riprendere la mia vita, anche se so che sarà molto difficile l’amo tanto non avevo mai amato così, mi ero totalmente aperto a lei e mi sono ritrovato molto vulnerabile,cosa che non mi era mai successo, ma ero sicuro di noi. Non mi pento di quello che ho fatto perchè non ho fatto niente di male ho soltanto amato e lottato per amore. Di questo non bisogna mai vergognarsi.

Io spero sempre che lei si renda conto di quanto l’ho amata e quanto l’amo e spero che questo mio dolore si calmi e lasci il posto ad un bellissimo ricordo o ad una realtà più bella. A questa mio sfogo vorrei aggiungere un altra crudeltà del destino. Ho cercato di dimenticarla scrivendomi ad un agenzia matrimoniale on-line e ricevo il profilo di una donna totalmente compatibile con me, ebbene quella donna era lei, me lo ha confermato per telefono, pensate come mi sento.

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Carissimi sto soffrendo la seconda volta come un cane. Dopo un matrimonio che è durato 12 anni, la seconda Relazione (lei oggi 34 io 42) soprattutto conflittuale e durata 9 anni. Adesso lei ha chiuso il rapporto. Mi ha detto ben chiaro, che a chiuso mentalmente da tempo. Non sente più niente per me. Poi nel momento che un amico , mi ha confermato di avere visto lei con un uomo, si scatto in me una pressione incredibile, che mi ha portato in depressione. Il problema e che non accetto che lei ha chiuso, tento di tutto di riconquistarla. Quanto per ore non si fa sentire, piango e cado in sofferenza. Non mi sento di fare nulla, nel momento che gli telefono, o telefona lei, incomincio a vivere, faccio i servizi di casa e altro. Quanto vado a casa di lei, non mi regala neanche uno sguardo. Gli fa fastidio che sono li. guarda l´orologio, per non dirmi vai a casa. Esco con dolore e lacrime. Mi fa male. aiutatemi non so come uscirne. e una vera e propria dipendenza. cordiali saluti Salvo (Germania)

COMMENTI

Caro Salvo, grazie per la tua testimonianza.

Abbi fiducia nel tempo, secondo la mia esperienza è sempre la migliore medicina. Ma ricorda che è fondamentale lo spirito con cui affronti le situazioni. Sii positivo, anche se ti sembra che tutto sia perduto, che non abbia più senso la tua vita, che tu da solo non abbia un senso… non è vero, tu sei una persona unica e speciale. Oggi le cose vanno così, ma domani la vita ti sorriderà di nuovo. Ma se tu vuoi che la vita ti sorrida, sorridile tu per primo e ringrazia te stesso per tutte le cose belle che hai, per tutto il bene che fai per te e che hai fatto nel tempo. Guarda intorno a te quante cose belle ci sono, e quante altre puoi costruire tu. Ama tutto e tutti, perchè solo dall’amore può nascere altro amore. Non sappiamo se con questa donna tornerà l’amore, ma se così non fosse è solo perchè c’è qualcos’altro di buono che ti aspetta. Oggi ancora non sai cosa sia, ma un giorno riuscirai a vedere, e allora tutto sarà chiaro e darai un senso a questa sofferenza di oggi. Crea oggi qualcosa di buono e di bello. Ti abbraccio, f.

Carissimo Salvo, conosco molto bene il tipo di dolore che stai provando;é un travaglio mostruoso che devasta la personalità intera. Secondo me, non ci sono soluzioni o ricette a buon mercato;sino a quando tu sarai innamorato di questa ragazza e non potrai ristabilire il rapporto,sarai costretto a soffrire le pene della privazione. Io cercherei di risolvere il caso con un ragionamento razionale e filosofico: Chi è L’uomo? chi è la donna? ,perchè la solitudine?, c’è un futuro? perchè esiste il bisogno di un altro essere per poter vivere meglio? esiste Dio ? esiste il destino?. Secondo mè la causa di questa sofferenza è dovuta al fatto, che tu hai esperimentato il Paradiso in Terra ,avendo avuto un’esperianza amorosa con questa ragazza.(una donna per un uomo, é sempre immagine sublime e quasi oserei dire, Dio stesso.) Caro Salvo , penso che il dolore che stai provando sia peggio del morire; resisti a questo attacco della natura ,a questo vomito di percezione,io intanto cerco di piangere con te… Ne Usciremo vittoriosi, perchè chi Ama lo dimostra solamente nella privazione e nell’oscurità . un abbraccio forte da Luca

FALLIMENTO

Gianni Età: 48 Egregio Dottore, meglio un dolore lancinante che una ferita sempre aperta, vero?

Allora, storia simile a tante altre, la mia: venticinque anni fà ormai, alle soglie del matrimonio ormai fissato, mia moglie ebbe un ripensamento confessato a me solo perché, poco più che ventenne avrebbe dovuto trasferirsi a molte centinaia di chilometri dai suoi affetti e dalle sue amicizie d’infanzia (come me del resto). Dietro mia insistenza ci fu il ripensamento e l’accettazione. Questo credo sia stato il peccato originale che ho commesso che non ho mai espiato a sufficienza. Per questo motivo ho perdonato una sua prima distrazione che si concesse con un comune “amico” conoscente in occasione di uno dei tanti periodi che trascorreva per i motivi su esposti presso la famiglia d’origine. Stetti molto male ma perdonai e mi impegnai ancor di più. Ho condotto la mia vita nell’interesse di mia moglie e dei figli. Mi sono sempre concesso poco. Ciò che facevo, l’aiuto sostanzioso che ho sempre dato in casa, rinunciando nei primi anni anche alla carriera è sempre stato da lei sempre poco apprezzato e riconosciuto perché ritenuto a torto o ragione dovuto; in ogni caso non mi è mai pesato e mi ha sempre gratificato. C’era il piacere di donare all’altro una parte di me. Lei invece ha continuato a sentirsi poco gratificata perché ha vissuto, come dicevo, con dolore il distacco geografico dalla sua famiglia di origine. Pur amandoci i nostri dissidi hanno avuto sempre questa origine. E per questo motivo ho sempre accettato, e solo quando la convivenza si protraeva oltre il sopportabile, a malincuore, di condividere molto del nostro tempo e la nostra casa e le feste comandate con i suoi familiari.

Avrei voluto stare solo con lei in occasione della nascita del primo figlio ma con il pretesto dell’aiuto in casa ho accettato la presenza in casa della di lei madre per lunghi periodi come fatto ineluttabile, quasi fosse la “condicio sine qua non” della tranquillità di mia moglie ed, in definitiva,dell’integrità della nostra unione.

Sono stato molto attento sempre alla qualità del nostro rapporto e queste cose che le scrivo le ho evidenziate mentre accadevano ma ho trovato su quest’aspetto sempre un muro invalicabile da parte sua, e solo per paura di perderla non ho posto quello che, col senno del poi, sarebbe stato un salutare aut-aut al momento dovuto. Per un lungo periodo ha sempre anteposto gli interessi affettivi verso la sua famiglia d’origine piuttosto che per la “nostra” famiglia. Periodi comunque alterni bilanciati da molti momenti sereni e veramente felici. Sempre per non incrinare il rapporto ho condiviso il suo desiderio di avere un secondo figlio; i primi tre anni sono stati difficili per le notti insonni, il comune lavoro di entrambi di giorno e il primo figlio da accudire. Non so se per questo o per le sue pregresse mancate gratificazioni si profilò cupo all’orizzonte il suo secondo tradimento che io accidentalmente scopersi sul nascere. Per me iniziò un secondo periodo buio, accettai di nuovo e con un lungo lavorio faticoso di entrambi siamo riusciti a superare anche questo. Da allora, vuoi per la maturità vuoi per l’ormai acquisita integrazione sociale e lavorativa lei ha raggiunto finalmente una sua serenità ed equilibrio. E qui viene il bello: quando avrei finalmente potuto raccogliere i frutti di una unione che ha resistito superando diverse difficoltà ho iniziato io (che ho sempre avuto occhi solo per lei) a scambiarmi degli imbecilli sms con una collega che peraltro non ho mai ritenuto alla mia portata. Ed invece il giochetto ormai iniziato quattro anni fa, e che all’inizio candidamente confessai anche a mia moglie, mi ha completamente annientato. Perché non ho mai accettato questa passione e sono riuscito a darle sfogo solo grazie a momenti particolari e contingenti ma mai consapevolmente programmati e vissuti; il mio rigore, non me lo ha mai consentito ma soprattutto perché, analizzandomi, non ho mai accettato che questo “incidente” possa arrivare a determinare il fallimento di una vita (con quel che ho investito!) e di esserne, per giunta, addirittura io la causa! Più mi negavo però e più la passione e l’ossessione e la dipendenza crescevano in ciò non agevolato dalla Signora che pur accettando a parole la mia volontà di non avere una storia parallela, da convinta assertrice del “carpe diem” non ha perso occasione per dimostrarmi il suo interesse ed il suo affetto (definito anche amore) in questi lunghi anni. Mi sono sentito in un cul di sac incapace di prendere una decisione. Alla fine in qualche occasione la passione si è scatenata e su di me ha avuto un effetto dirompente. Unitamente agli inevitabili sensi di colpa ho sentito l’assoluta necessità, fortemente credendoci, di tornare nel mio guscio protettivo e mai più di uscirne riuscendo a guardare con disincanto e distanza anche l’altra. Perché? Durava purtroppo poco questa sensazione perché il desiderio anche solo di vederla e i sensi di colpa, questa volta nei confronti dell’altra, non mi hanno mai indotto a troncare questa che per il 95% del tempo è stata solo una complice amicizia ed un amore inespresso e sempre nella fase dell’innamoramento. Sono prostrato, svuotato senza più interessi nei confronti della vita e della mia famiglia. Sto male anche fisicamente e mi domina unicamente il dolce pensiero della Signora salvo poi ripiombare nei sensi di colpa nel caso riuscissi di nuovo a lasciarmi andare. Mi infastidisco dopo un nostro incontro se mi chiama, ma sbircio 100 volte il cell nei giorni successivi in attesa di un suo segnale! Ho deciso di non assumere alcun farmaco e sono ricorso all’aiuto di una terapeuta la quale ha evidenziato oltre al mio rigore assoluto la mia assoluta indisponibilità a concedermi alcunché oltre ad una presunzione smisurata.

Da laico, seppur bacchettone, in cuor mio non credo che concedersi un’amica di cuore faccia parte degli spazi individuali consentiti in un rapporto di coppia! Inoltre non ho mai ritenuto di potermici abbandonare perché l’ho sempre ritenuto, oltre che banale, una debolezza inaccettabile (dopo aver biasimato quella di mia moglie..) quasi un’arrendevolezza agli eventi. Vorrei insomma poter condividere un giorno l’aforisma che le difficoltà aiutano a crescere, di aver sofferto ma di avercela fatta! Invece…sto sempre peggio i miei stati d’animo dipendono dalla mutevolezza dell’umore della Signora. Sono geloso ma non posso permettermelo perché non c’è ufficialmente storia e per di più l’altra potenziale alternativa credo stia ormai svanendo. Dopo aver masochisticamente sperato per anni che ciò accadesse adesso ne soffro maledettamente! Da una settimana, infatti, dopo l’ultimo incontro la Signora mi ha confessato di aver staccato (pur nell’occasione baciandomi con ardore…).

Ho deciso dopo aver letto la sua “Teoria del Distacco Totale” di tentare per l’ennesima volta questa strada almeno perché i sensi di colpa nei confronti della Signora non hanno più motivo di esistere. E’ difficile data la colleganza, spero di farcela. Che poi arrivi ad un risultato dopo quattro anni mi pare ormai obiettivamente difficile ma non ho altre alternative. La cosa che veramente invece non credo riuscirò a riconquistare è la voglia e la gioia di vivere anche per le piccole cose quotidiane in famiglia. Una delusione, drammatica, dottore, lei dice, può aprire la via ad una nuova occasione; nel mio caso l’agognata alternativa futura che soppianta quella perduta è un vestito ormai logoro. Mi trovo a vivere in una realtà che ormai non mi appartiene più perché ho in mente l’altra? quando l’altra non ci sarà più mi piacerà di nuovo? o l’altra è solo il detonatore delle mie contraddizioni? Causa od effetto? Di una cosa sono certo mi annienterò accettando una vita senza stimoli ma non credo riuscirò a prendere atto del fallimento (se di questo dovesse trattarsi). Forse le mie difficoltà sono queste…

COMMENTO

Buonasera, stessa età stessa durata del matrimonio, stessa situazione tranne il fatto che io, la moglie, non l’ho mai tradito o a suo dire ho tradito il suo grande amore verso di me non amandolo come avrebbe voluto lui. Oggi le mie tenerezze non le vuole più perchè sta esplorando alla ricerca della donna ideale che io non posso più essere. I miei cambiamenti non sono più importanti per lui, ha sofferto e ora vuole farmi soffrire, ma sta soffrendo ancora anche lui, perchè, come me, non accetta il fallimento. Io lo aspetto da dove siamo partiti per ricominciare, se mai lo vorrà, come se fosse la prima volta.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

PERDONARE LA DIPENDENZA AFFETTIVA

“Perdonare è la capacità di scrivere una pagina nuova e di colmare il baratro che si è creato tra le persone” Madre Teresa di Calcutta

 

SINTESI DI UNA DISCUSSIONE TRATTA DAL FORUM

Eccomi qua a parlare di una faccenda che inizia a farmi pressione
L’ultimo passo, ancora non affrontato.
Di che si tratta? Provo un profondo RANCORE verso la DIPENDENZA AFFETTIVA.
E’ un sentimento che è nato nel momento in cui mi sono resa conto di averla acquisita e quanto essa mi aveva condizionata nella vita sotto l’aspetto relazionale.
Per molto tempo sono stata “presa” ad affrontare ogni aspetto, ogni paura… insomma, ogni sfaccettatura…
Poi mi sono dedicata ad altro… del resto avevo raggiunto il mio obiettivo.
Tuttavia, ultimamente, prestando attenzione a me stessa, mi sto rendendo conto che questo rancore verso la dipendenza affettiva mi sta condizionando negativamente. Trovo ingiusto che l’abbia acquisita… non è stata una scelta consapevole,
ero piccola quando è nata… ed anche se l’ho superata sono incavolatissima (il termine non rende ciò che provo, ma almeno a parole, qui nel forum,
mi auto-modero:grin:) perchè ho sofferto, perchè ho perso tempo prezioso… anni della mia vita! E mi fa incavolare ancora perché anche il provare rancore per lei mi fa perdere tempo!
Proprio questa mattina mi sono posta una domanda <<Come faccio a liberarmi dal rancore che provo verso la dipendenza affettiva?>> . Per il momento non so rispondermi.
A me è capitato di provare rancore per qualcuno in passato, ma poi sono riuscita a superarlo perché ho compreso che le ferite ricevute dalle persone in questione non erano state volontarie.
Ma in questo caso la faccenda è diversa, per lo meno, in questo momento mi sembra più complicata…
Allora, il mio obiettivo è : LIBERARMI DAL RANCORE VERSO LA DIPENDENZA AFFETTIVA !
Forse è meglio formularlo in modo positivo: PERDONARE LA DIPENDENZA AFFETTIVA !
Per ora non so altro… non so da dove iniziare… del resto mi è successo anche quando volevo raggiungere l’altro obiettivo : indipendenza affettiva… non sapevo che fare, ma poi, supportata dalle mie risorse interiori – motivazione, volontà e costanza – ci sono riuscita! Accolgo a braccia aperte ogni punto di vista! Barbara

gio62
Non ci ho riflettuto.. ti scrivo di getto e magari poi mi pento e ti riscrivo ….
Secondo me la dipendenza affettiva fa parte di te.. non riesci a perdonare quella parte di te che l’ha immagazzinata e fatta propria. La dipendenza non è un mostro.. ma sei tu, e quindi.. devi perdonare te stessa.
Poi.. da dove cominciare.. non me lo chiedere quando scrivevo della rabbia io provavo un grosso sentimento di rabbia orientato verso di me e adesso mi ha lasciato un po da quando ho cominciato a lavorare su me stessa in modo attivo ed intenso e ho capito che sto facendo tutto il possibile per superare questi limiti che mi sono posta.
Quando parli del tempo perduto è quello che provo in questi giorni riferito ai miei genitori e soprattuto a mio padre. E’ come se non lo avessi mai conosciuto e rischiassi di non conoscerlo mai.. eppure sono 44 anni che lo conosco e ci vediamo ogni giorno. Non l’ho mai voluto vedere perchè gli ho messo addosso la maschera del mostro che mi ha causato tutto questo.
Ma mio padre è una risorsa.. anche la dipendenza affettiva è una risorsa. Ci ha fatto “perdere tempo” ma a causa sua stiamo aprendo gli occhi vedendo cose che non tutti vedono. Conoscere se stessi non è un obiettivo che si pongono tutti.. ci si arriva quando si sta male e quindì si è obbligati a cercare “una cura”. Io non vorrei cambiarmi con un altro.
Ringrazio la mia dipendenza perchè attraverso lei sto imparando a conoscere me stessa.
Non so.. era una risposta di getto… Un abbraccio Gio

Questa mattina mi sono svegliata. Di solito mi alzo dal letto
immediatamente, invece sono rimasta lì ad ascoltarmi… cosa che non facevo da diverso tempo.
Come ho già detto mi sono resa conto fino a che punto fossi incavolata con la dipendenza affettiva…
Mi sono alzata, ho fatto le solite cose e intanto continuavo a pensarci. Poi ho acceso il PC con l’intenzione di lavorare un po’ prima di uscire… ma ero “distratta”. Quindi sono venuta qui e ho scritto.
Dopo un po’, poco prima di uscire, arriva la notifica e leggo il tuo punto di vista e queste tue parole mi sorprendono come un arcobaleno improvviso mentre c’è un temporale estivo! … anche la dipendenza affettiva è una risorsa. Ci ha fatto “perdere tempo”
ma a causa sua stiamo aprendo gli occhi vedendo cose che non tutti vedono.
Conoscere se stessi non è un obiettivo che si pongono tutti.. ci si arriva quando si sta male e quindi si è obbligati a cercare “una cura”. Io non vorrei cambiarmi con un altro. Ringrazio la mia dipendenza perchè attraverso lei sto imparando a conoscere me stessa.

E’ vero! E’ anche grazie alla dipendenza affettiva che sono quel che sono!
E’ grazie alla dipendenza affettiva che mi sono messa in cammino verso me stessa… ed ho “viaggiato” alla scoperta di aspetti di me sconosciuti!
E’ grazie alla dipendenza affettiva che il mio rapporto con me stessa e con gli altri è costruttivo! Potrei dire che la lista è lunga!
Grazie Gio! Grazie di cuore! Sento il cuor leggero e colmo di gioia! barbara

Buongiorno carissima gio!
Mi sono svegliata con un bel sorriso stampato in faccia… non so fino a quando avrò questa espressione tipo “stato di grazia”…
Dunque, come allora avrò modo di testare concretamente se ho superato la faccenda, quindi raggiunto l’obiettivo.
Per me ogni volta è stato così… oltre alla comprensione a livello razionale è stato necessario “testare” le reazioni emotive sul campo (detta così sembra una partita sportiva ).
C’è una situazione particolare che ha stimolato il mio rancore: quando vedevo M. per strada.
Come c’è l’attacco di ansia a me veniva un attacco di rabbia, perchè lui, indirettamente, rappresentava per me la dipendenza affettiva.
Quindi, anche se (grazie a te) mi rendo conto degli aspetti positivi… voglio “testare” concretamente.
Non so se mi sono spiegata! Non farò nulla di particolare per trovarmi nella situazione di cui parlavo… prima o poi accadrà! barbara

Ciao Barbara, sono contenta che con la mia risposta a getto ti sono stata di aiuto.
E’ molto bello stare qui, confrontarsi.
Il mio ingresso qui coincide con un momento ben preciso in cui hanno cominciato a riaffiorare le emozioni in modo più pieno.
Molte volte sento dire da alcuni qui che sembra di vivere periodi in cui non si prova nulla. E’ quello che sembrava a me, ma in realtà non si smette mai di provare emozioni. In realtà ci riferiamo all’amore e alle emozioni positive. Almeno, per me è stato così. C’è stato un momento in cui nella mia storia sono affiorate emozioni negative “scollegandomi” dalla mia parte positiva.E in quel momento mi sentivo vuota, come se non fossi in grado di provare nulla. Non so se riesco a spiegarmi perchè poi tutto sembra chiaro quando lo si prova ma prima no.
Queste riflessioni me le fai venire in mente tu parlando di espressione “da stato di grazia” 🙂 che parlatro so cosa vuole dire..:-)
Per molto tempo io mi sono trascinata senza apparenti emozioni in preda di rabbia, delusione, dolore ( queste sono emozioni!!!!) e poi ho iniziato un viaggio dentro di me ed anche ora che non direi di essere felice ma, al contrario, di provare molto dolore, lo provo nella sua pienezza. Non so come spiegarmi. le emozioni che sto provando in questo momento per mio padre che sta male sono un misto di emozioni ma non sono più solo negative. I sensi di colpa, il dolore e la tristezza, si mescolano con la compassione e anche con quello che credo sia amore ( dico “credo” perchè sono ancora “giovane” per saperlo). E di questo mix io ne ho la consapevolezza. Non ne ho il controllo ma non ne sono succube. E da un momento in cui ero arrivata a non riuscire più a sopportare, adesso è tutto più sopportabile perchè per ogni cosa negativa che affiora vedo e colgo anche la parte positiva. E’ molto bello questo che sto provando perchè credo di non averlo mai provato in modo così consapevole. E’ come se avessi ritrovato la mia strada che sentivo persa che adesso so deve passare attraverso queste emozioni che sono collegate al mio passato, al mio essere anche nel presente.
Sono contenta di avervi trovati.. non so se mi sono spiegata…
Un abbraccio (Gio62

Carissime Gio e Barbara..
Avete toccato una questione, secondo me, importantissima. Una questione che puo’, a seconda di come viene affrontata, far fare enormi passi nel superamento della dipendenza affettiva o nel raggiungimento della serenita’ nella vita in generale, oppure bloccare un passo decisivo.

Premetto che avrei voluto scrivere cio’ che sto per dire tempo fa e, accidenti, Barbara, se avessi saputo che la questione ti creava questo tipo di difficolta’, l’avrei scritta prima!!!
Non l’ho mai fatto perche’ avevo bisogno di ripescare e riportare il pensiero di un autore a proposito di questa visione sulla dipendenza affettiva, e non sono mai riuscita a ritrovarlo..penso di ricordare comunque l’autore, ma visto che non ne sono sicura, non voglio fare citazioni errate..
Dunque, ahivoi (), sono costretta ad esprimere con le mie parole questo pensiero, percio’ scrivero’ sicuramente tre volte tanto di quanto avrei fatto
In realta’ forse e’ meglio, perche’ questa visione io l’ho fatta mia, ci credo molto, e l’ho ampliata con considerazioni personali..

C’e’ un autore (forse molti altri) che ritiene che la dipendenza affettiva abbia in se una forza particolare che le conferisce lo stato di risorsa importantissima per attuare un cambiamento, proprio grazie alle sue caratteristiche.
Insomma Barbara…questa teoria penso fosse condivisa inconsciamente anche da te, perche’ e’ la stessa cosiderazione che hai fatto piu’ volte tu sulle “crisi”..il fatto che una crisi possa essere vista come una risorsa di miglioramento, di consapevolezza. Le crisi, i problemi, quindi anche la dipendenza affettiva, ci portano a riconsiderare alcuni dei nostri atteggiamenti, ad elaborare emotivamente qualcosa, o comunque prima o poi a porci delle domande. Se si guarda la crisi sotto un aspetto positivo, si puo’ scorgere il dono che in essa e’ nascosto. La si puo’ utilizzare per conoscersi, per migliorare, per non cadere negli stessi errori…

Lo stesso vale per la dipendenza affettiva.
In questo pensiero era contenuta l’idea che, proprio grazie alla forte passione, l’esasperazione dei sentimenti, il coinvolgimento, il “sentire” quasi a livello viscerale il dolore e i sentimenti e la forte ricerca dell’amore caratteristici di una persona dipendente affettiva, tale condizione (la dipendenza affettiva, appunto) puo’ incarnare una risorsa molto importante per capire se stessi, la vita, ed attuare un cambiamento.
Perche’ la dipendenza affettiva contiene in se’ un trasporto vitale enorme, una passione che, se viene trasformata in positivo, se vengono fatte di tutte le caratteristiche malate delle sane virtu’, puo’ essere considerata un grande dono, a dispetto di tante altre condizioni nevrotiche o psicopatologiche.

Questo pensiero e’ stato farcito di tutte le mie considerazioni personali sulla dipendenza, ma piu’o meno la linea su cui viaggiava era questa.

Quello che ha scritto Gio incarna perfettamente cio’ che penso io e quello che “provo” nei confronti della dipendenza. Io non sono arrabbiata da molto tempo con “lei”, l’ho accettata e l’ho anche ringraziata. Ultimamente poi, ne ho anche meno paura. Sono consapevole che potrei ricadere in qualche atteggiamento che la caratterizza, sono consapevole che il cambiamento effettivo forse va sempre alimentato e chi lo sa se sara’ mai sara’ totale..ma non m’interessa piu’.
La dipendenza affettiva mi ha fatto diventare la persona che sono, mi ha donato una sensibilita’ che molte persone non hanno (anzi, sono convinta che ce l’hanno, ma non riescono ad attivarla), mi sta facendo vedere la vita per quello che e’ e cioe’ meravigliosa e piena di amore e di sorprese che bisogna solamente scorgere. Mi ha fatto capire cose che non avrei mai compreso, tra cui, prima di tutto, i miei genitori.
Mi ha fatto sentire che anche io, come tutti, merito e posso essere amata e che, se voglio, posso amare con un’intensita’ ed un’autenticita’ enormi.
La dipendenza affettiva e’ stata per me un dono che mi porta ogni giorno sulla strada della felicita’ e della serenita’.
Come dice Gio, non tutti si pongono cosi’ nel profondo delle domande a proposito di loro stessi, non tutti sono portati a mettersi in discussione, a guardarsi dentro, a conoscersi per quello che realmente sono e a cambiare quello che non va delle loro vite…invece, secondo me, in linea generale, un dipendente affettivo che scopre di esserlo, e’ prima o poi portato a farlo!

Voglio fare un esempio assolutamente personale a cui pensavo tempo fa..

Da un po’ di tempo sto studiando la personalita’ “narcisista”, che mi sembra piu’ difficile da comprendere e da delineare della dipendenza affettiva.
Quello che sta sotto allo sviluppo di tale personalita’, senza entrare nei dettagli, e’ il fatto che queste persone, sempre a causa di ferite subite nell’infanzia, tendono a reprimere, a “non sentire” i loro stessi sentimenti.
Io vedo un po’ la personalita’ narcisista, con tutte le dovute differenze, come una dipendenza affettiva inconsapevole e schermata dall’apatia e dalla non accettazione assoluta del dipendere da un qualsiasi essere umano, anche in forma sana.
C’e’ una differenza, tra le tante, che secondo me genera una risorsa in piu’ nella personalita’ del dipendente rispetto al narcisista, ed e’ proprio questo suo sentire ed accogliere a cuore aperto questo sentire dei sentimenti e del dolore (a volte sembra che il dipendente “difenda” quasi questo suo sentire in modo cosi’ accentuato).
Per contro, il narcisista non vuole “sentire”, lo rifiuta, lo nega, ad ogni percezione di sentimento o dolore profondo si spaventa e mette un muro davanti a se stesso e intorno al suo cuore.
Ecco, questo muro, che secondo me il dipendente non ha, fatto di apatia, indifferenza, noncuranza, egocentrismo (fittizi), tipici del narcisista, penso che costituiscano un ostacolo enorme alla comprensione di se stessi. E quindi alla soluzione dei propri problemi e alla messa in discussione dei propri schemi.
Entrambi tendono a situare il problema fuori di se’ e dentro gli altri, ma, a causa della forte pressione dei sentimenti e delle sensazioni, che dal dipendente sono intercettati ed accolti, quest’ultimo secondo me e’ spinto molto piu’ che il narcisista a chiedersi prima o poi: “che cosa succede realmente?”

Questa e’ una mia personalissima conclusione, ma era per far risaltare la potenza risanatrice della dipendenza affettiva.

Anche io, come Gio, penso che la dipendenza affettiva sia una parte di noi.
La dipendenza affettiva non e’ altro che un nome che noi abbiamo dato ad un insieme di caratteristiche e di comportamenti di alcune persone.
Finche’ non scopriamo di cosa potremmo essere capaci potenzialmente (amare veramente), noi SIAMO dipendenti affettivi. E’ uno stato, una condizione, non ne abbiamo colpa, ma lo siamo.
Quindi anche per me, essere arrabbiati con la dipendenza significa essere ancora un pochino arrabbiati con se stessi e non essersi perdonati del tutto. Non abbiamo ancora perdonato la parte bambina di noi che non e’ riuscita a svilupparsi senza farsi male, quella parte bambina che, a causa della sua immaturita’ psicologica ed emotiva, ha scelto l’unica alternativa che le sembrava possibile. Non abbiamo colpe, ma siamo noi che dobbiamo comprenderlo fino in fondo e liberarci da esse.
Penso che considerare la dipendenza affettiva come qualcosa di esterno a noi, sia in minima parte come non accettarci completamente ed attribuire la responsabilita’ del problema ancora a qualcun altro.
Riuscire a vedere la dipendenza come qualcosa d’inglobato in noi, come parte della nostra personalita’ da poter migliorare penso sia un passo decisivo per liberarsene.
Forse, Barbara, non avevi ancora accettato del tutto quello che eri diventata e cio’ che questo tuo modo di essere ti aveva creato. Lo capisco, non e’ facile, ma solo prendendo atto di una cosa la si puo’ comprendere totalmente, accettare e poi dirottarla verso un cambiamento.
Alcune parti di noi si possono cambiare solo se si accetta veramente di averle incorporate, altrimenti e’ come se un po’ si pensasse che non avessero mai fatto parte di noi.
E’ vero che sottostanti ad esse si nascondono un amore ed un’autostima che noi possiamo alimentare, ma quando eravamo dipendenti lo eravamo, in tutta la nostra pienezza. Insomma, non eravamo sotto ipnosi!

Credo che anche la rabbia che ti continuava ad accompagnare quando incontravi lui (non so se succede ancora, ma comunque mi sembra di aver capito che hai paura di questo, o che comunque e’ una cosa che metti in conto possa succedere) fosse un segnale che ancora non “avevi lasciato andare” completamente la dipendenza, oppure lui (che per te la incarna), oppure la Barbara di prima, che non riuscivi a perdonare in modo completo.
E’ il discorso gia’ affrontato della rabbia, del rancore, del non totale perdono: ci tengono legati al nostro passato, ai nostri schemi precedenti (o che stiamo superando piano piano), alle persone che sono state oggetti della nostra dipendenza. In una parola alla dipendenza!

Sono contenta che tu abbia tirato fuori questo tema, perche’ penso sia un punto molto sottile su cui poter riflettere e che puo’ portare ad un vero superamento.
Inoltre, sono contenta che stamattina tu ti sia svegliata con il sorriso e con una sensazione di “stato di grazia”. Spero che tutte queste considerazioni ti possano essere utili, come le tue lo sono state per me quando sono arrivata qui. Un abbraccio infinito.. Yana

Perdonarsi la propria dipendenza affettiva? Più che perdonarsi, io direi accettarla, accettare che c’è un parte di noi (che per i motivi più disparati, ma soprattutto per il nostro modo di interagire con quelle cause) ci ha portati ad essere dipendenti affettivi o anaffettivi. Perché da come la vedo io, da come cerco di guardare tutte le facce della medaglia l’unica differenza tra un “narciso” e un “dipendente” è il modo in cui si è digerito
emotivamente dei fatti inerenti la propria storia personale. C’è chi porta dentro la ferita e se ne assume la colpa cercando di esorcizzarla ripetendo un comportamento di dipendenza dalle persone a cui vuol bene per punirsene, c’è chi rifiuta la responsabilità e decide di non cedere più alle proprie valenze affettive e ogni volta che qualcuno scalfisce la corazza costruita, se ne allontana con violenza e rabbia reiterando il comportamento antico; questi due modi generano altrettanto dolore e infelicità. In fondo la soluzione sarebbe accorgerci che l’infanzia è passata, che ciò che di buono o di negativo ci ha portato ci ha reso più forti e unici e quindi assumersi la responsabilità di ciò che si desidera per sè stessi. Non è facile, un ex dipendente affettivo rischia di diventare un anaffettivo e viceversa.
Io lotto ogni giorno perché le vecchie abitudini o le nuove paure non diventino un ostacolo alla mia voglia di essere felice. A volte ci si riesce, a volte si fa più fatica del necessario. E’ difficile osare sovvertire il passato, è difficile credere e avere fiducia nella possibilità di innamorarsi ancora con nuove modalità mettendo a rischio l’equilibrio così faticosamente ritrovato. E’ difficile, ma non impossibile.
Quello che mi aiuta e mi incoraggia a proseguire è l’aver constatato (due mie amiche finalmente si sono innamorate della persona giusta quando ormai non ci speravano più) come davvero proprio nel momento in cui è giusto che accada (quando siamo pronti, quando tutte le ferite si sono rimarginate, anche se le cicatrici ci sono ancora) un velo si solleva e ciò che cerchiamo diventa realtà e spesso ciò che desideriamo è proprio sotto i nostri occhi.
E quando il passato è stato analizzato e rivisto nella giusta dimensione, ecco che siamo pronti a cogliere ciò che ci viene porto nel modo giusto, la paura è sempre tanta ma è proprio quella paura che aiuta a non ricadere nei vecchi giochi. Io auguro a tutte, così come auguro a me stessa di riuscire a saper cogliere quel velo che si solleva….e saper tener presente, sempre, ciò che ho vissuto, senza che questo mi impedisca di “amare”
il volto sotto quel velo. Un abbraccio. Pat

Carissima Yana, affermare che le tue considerazioni, insieme a quelle di gio62, siano state “utili” non rende affatto l’idea!
Con amorevolezza mi avete mostrato un aspetto della dipendenza affettiva e un aspetto di me che non avevo valutato e di cui non ero consapevole.
Da dove comincio?… Dall’inizio, è spero di non incartarmi!
Quando ho scoperto la faccenda della dipendenza affettiva, attraverso il libro “Donne che amano troppo” per me è stato uno shoch… non ci volevo credere. In seguito l’ho ammesso (è diverso di accettato) a me stessa, tuttavia ho affrontato per tutto il tempo la faccenda come se fosse sgradita… da eliminare.
C’era… ma volevo a tutti costi che sparisse.
Esattamente com’era accaduto con i miei occhi. Non sono nata con gli occhi sporgenti, sono diventati così perché ad una certa età ho avuto problemi con la tiroide (ipertiroidismo).
Per me la dipendenza affettiva rappresentava solo ed esclusivamente la causa dei miei problemi relazionali.
Chissà, ci devo riflettere ancora, forse un aspetto del narcisismo mi appartiene (Yana, ti cito in parte: la personalità narcisista come una dipendenza affettiva inconsapevole e schermata dalla non accettazione assoluta del dipendere da un qualsiasi essere umano). Questo mi rispecchia esattamente. Non ho accettato il fatto di dipendere affettivamente!
Sotto l’aspetto “autonomia” ho iniziato molto presto a volermela cavare da sola… non volevo aver bisogno di nessuno sotto l’aspetto pratico della vita… naturalmente ho messo in atto questo meccanismo per difesa, i miei genitori erano poco presenti ed io ho reagito così. E’ stato raro chiedere aiuto a qualcuno… nel tempo era diventata un’abitudine per me tant’è che non mi veniva neppure in mente di farmi aiutare.
Ciò ha il suo lato positivo perché per poter fare qualcosa è necessario imparare, inoltre mi ha reso una persona piena di iniziative… ma è vero anche che con le persone che avrebbero voluto essermi di aiuto, perché era un modo per creare un legame (in senso positivo) con me, creavo una certa “distanza”.
Mi accorgo ora che sto cambiando sotto questo aspetto, perché in passato ero molto rigida… ultimamente accetto più spesso il contributo degli altri.

Forse, ci sono stati due aspetti che hanno giocato a mio favore:
1) La sofferenza e i disagi che vivevo da anni mi hanno MOTIVATA
2) Il non accettare il fatto di dipendere da qualcuno ha rafforzato la FORZA
DI VOLONTA’ e la COSTANZA.
E’ vero Yana, fino a ieri non avevo accettato (inteso come abbracciato, accolto) la dipendenza affettiva, l’avevo solo ammessa guardandola con “distacco” ed è diverso. Era come se la “vita” mi avesse dato una patata bollente ed io me la dovevo pelare. Fino a ieri non vedevo l’altra faccia della medaglia, o meglio, non associavo il fatto che anche grazie alla dipendenza sono ciò che sono.

Grazie gio62 e Yana per il vostro aiuto… non so se nel leggermi ho dato l’idea di quanto abbiate fatto a favore della mia accettazione e gratitudine verso ciò, che fino a ieri, mi ha più o meno, condizionata.
Yana, la questione della rabbia mi ha creato difficoltà solo ultimamente, o meglio, me ne sono resa conto solo ieri.
Penso che le vostre parole siano arrivate nel momento giusto per me, perché ero pronta a percepirle! Barbara

Ciao Pat
Si, si tratta di accettazione…
Ieri ho parlato di “perdono” perchè, come ho spiegato, avevo una percezione diversa (distorta?! ) della dipendenza…poi, grazie a gio62 e Yana, ho compreso.
E dire che in questi anni ho avuto a che fare con l’ACCETTAZIONE molto spesso…
Condivido ogni tua parola, in particolare:
In fondo la soluzione sarebbe accorgerci che l’infanzia è passata, che ciò che di buono o di negativo ci ha portato ci ha reso più forti e unici e quindi assumersi la responsabilità di ciò che si desidera per sè stessi. Il tuo augurio è bellissimo!
Un abbraccio che vi avvolge tutte

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

STALKING E DIPENDENZA AFFETTIVA

“Se ami saprai che tutto inizia e tutto finisce e che c’è un momento per l’inizio e un momento per la fine e questo non crea una ferita. Non rimani ferito, sai che quella stagione è finita. Non ti disperi, riesci a comprendere e ringrazi l’altro: “Mi hai dato tanti bei doni, mi hai donato nuove visioni della vita, hai aperto finestre nuove che non avrei mai scoperto da solo. Adesso è arrivato il momento di separarci, le nostre strade si dividono” Non con rabbia, non con risentimento, senza lamentele e con infinita gratitudine, con grande amore,con il cuore colmo di riconoscenza. Se sai come amare, saprai come separarti”(OSHO)

 

All’interno del fenomeno della dipendenza affettiva, spesso la persona dipendente attua una serie di comportamenti che potrebbero ravvisare molte analogie con i comportamenti tipici del fenomeno dello “stalking”.

La parola “stalking” deriva dal linguaggio venatorio della caccia e letteralmente significa “fare la posta” per poi estendersi al comportamento intenzionale, malevolo e persistente, di seguire o molestare un’altra persona, creando così il fenomeno dello stalking.

Secondo gli studiosi il fenomeno dello stalking necessita della presenza di tre elementi:

  • un soggetto, detto stalker, che investe di un’intensa fissazione ideo – affettiva una determinata persona.
  • una sequenza comportamentale ossessiva di atti di sorveglianza, di controllo, di comunicazione, di ricerca di contatto
  • la persona individuata dallo stalker, detta stalking victim, che percepisce a livello personale come invadenti e sgraditi tali comportamenti, vivendoli come delle minaccia alla propria persona e svillupando un senso di ansia, di paura e altre problematiche psicologiche.

I comportamenti tipici del fenomeno dello stalking sono: telefonate, sms, pedinamenti, lettere e fiori, appostamenti vari (casa, lavoro, ecc…), violazione di domicilio, visita sul luogo di lavoro, minacce di violenza, violenza fisica e sessuale di diversa entità, fino ad arrivare a comportamenti estremi come tentato omicidio ed omicidio.

La maggioranza degli stalkers sono di sesso maschile ed attuano tali comportamenti nei confronti di compagne che hanno interrotto o vogliono interrompere la relazione.

Il comportamento di stalking viene agito per diversi motivi, quali:

  • per recuperare la relazione
  • per vendicarsi dei torti subiti
  • per dipendenza affettiva
  • per desiderio di continuare a esercitare un controllo sulla vittima.

Nel caso della dipendenza affettiva il dipendente-persecutore agisce il prorpio stalking per due motivi principali:

  • al fine di esercitare un controllo per timore di essere lasciato
  • dopo la rottura di una relazione per recuperarla o vendicarsi della sua ex.

Il livello di stalking messo in atto, e i correlati aspetti violenti variano in base al grado di intimità precedente esistente nella relazione. Una maggiore intimità presenta un maggiore rischio di violenza. A volte l’entità del fenomeno è anche associata a disturbi di personalità presenti nel molestatore. Molti studiosi ritengono che il fenomento non possa essere studiato tenendo conto solo del molestatore ma vada studiata la relazione di coppia che è una variabile importante nel fenomeno dello stalking.

Il profilo psicologico dello stalker ha diversi punti in comune con quello del soggetto affetto da dipendenza affettiva. Si è in presenza, il più delle volte, di una personalità debole che, per la paura di essere abbandonato, al pari di un copione già vissuto di esperienze infantili simili, si lega ossessivamente a qualcuno. Quindi lo stalker manifesta un gran bisogno d’affetto in presenza di disturbi relazionali legati ad eventi traumatici. Facendo riferimento alla teoria dell’attaccamento nello stalker c’è la presenza di un modello di attaccamento insicuro (ansioso – ambivalente, evitante o disorganizzato) per cui il non può fare a meno dell”altra persona, la quale diventa necessaria per la propria esistenza.

Scopo di questo articolo non vuole essere quello di accomunare il fenomeno dello stalking con quello della dipendenza affettiva, non fosse altro che lo stalking è anche perseguibile giudiziariamente. Si vuole, invece, far riflettere come il comportamento nei confronti dell’altro, di chi soffre di dipendenza affettiva, può, se portato all’estremo, diventare un comportamento da molestatore. Contribuendo, in questo modo a far “allontanare” ancora di più chi si teme di perdere o si è perduto.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

TIPOLOGIE DEI DIPENDENTI AFFETTIVI (di Susan Peabody)

Introduzione

La dipendenza affettiva è un problema grave. Non solo è “la droga per eccellenza” per molte persone, ma ci sono migliaia di alcolisti e tossicodipendenti in recupero che soffrono di dipendenza affettiva e non ne sono coscienti.

La dipendenza affettiva può essere meno problematica rispetto alla loro dipendenza da droga o alcohol, ma può minare il loro recupero da queste sostanze.

Questo articolo è stato scritto originariamente per l’Associazione “Love Addicts Anonymous” (Dipendenti Affettivi Anonimi) per permettere alle persone di comprendere se soffrano di questo disturbo.

Categorie tipiche di dipendenti affettivi

Dalla prima pubblicazione di “Addiction to love” (Susan Peabody – 1989) non molto è cambiato nel mondo della Dipendenza Affettiva eccetto il modo in cui la consideriamo.

Nel 1989, ciò che sapevamo di questo disturbo emergeva ancora dalle nostre conoscenze sulla Codipendenza. Allora, per molti di noi, Dipendenza Affettiva e Codipendenza erano un’unica cosa. Tuttavia oggi comprendiamo che ciò non è vero.

Il dipendente affettivo codipendente è solo uno dei molti tipi di dipendente affettivo. Per comprendere in modo chiaro come i dipendenti affettivi si differenziano tra loro, ecco un’elenco:

Dipendente Affettivo Ossessivo

Gli OLA (Obsessed Love Addicts) non riescono a lasciar andare il partner, neanche se questi è: non disponibile, a livello emotivo o sessuale, impaurito di impegnarsi, incapace di comunicare, non amorevole, distante, abusivo, indagatore e dittatoriale, egocentrico, egoista, dipendente da qualcosa al di fuori della relazione (hobbies, droghe, alcohol, sesso, un’altra persona, il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, etc)…

Dipendente Affettivo Codipendente

CLA (Codependent Love Addicts) sono i più ampiamente riconosciuti. Rappresentano un profilo particolarmente comune. Molti di loro soffrono di scarsa autostima ed hanno un modo di pensare, sentire e comportarsi, in certo modo, prevedibile.

Ciò significa che da una condizione di insicurezza e bassa autostima cercano disperatamente di rimanere attaccati alla persona da cui sono dipendenti, manifestando un comportamento codipendente. Questo include: essere permissivi, aiutare, prendersi cura del partner, esercitare un controllo passivo – aggressivo ed accettazione di abbandono ed abusi. In generale, i CLA faranno di tutto per “prendersi cura” dei loro partner nella speranza di non essere lasciati o di essere un giorno ricambiati.

Dipendenti dalla Relazione

Gli RA (Relationship Addicts), a differenza degli altri dipendenti affettivi, non sono più innamorati dei loro partners ma sono incapaci di lasciarli andare, di rinunciare. Solitamente sono così infelici che la loro relazione mina la loro salute, il loro spirito e benessere emotivo.

Anche nel caso in cui i loro partners li picchino o sappiano di essere in pericolo, essi sono incapaci di rinunciare al rapporto. Hanno il terrore di rimanere soli. Hanno paura del cambiamento. Non vogliono ferire o abbandonare i loro partners. Tutto ciò può essere descritto come: “Ti odio, non lasciarmi”.

Dipendenti Affettivi Narcisisti

Gli NLA (Narcissistic Love Addicts) utilizzano il dominare l’altro, la seduzione ed il trattenere l’altro per controllare i propri partners. A differenza dei codipendenti, che sono disposti a tollerare un notevole disagio, i narcisisti non accondiscendono a nulla che possa interferire con la loro felicità.

Sono assorbiti da se stessi e la loro bassa autostima è mascherata dalla loro grandiosità. Inoltre, piuttosto che essere ossessionati dalla relazione, gli NLA appaiono distaccati ed indifferenti. Non sembrano affatto essere dipendenti. Raramente ci si può accorgere che gli NLA siano dipendenti finché il partner non cerca di lasciarli. Allora non saranno più distaccati ed indifferenti. Entreranno in uno stato di panico ed useranno qualsiasi mezzo a loro disposizione per protrarre la relazione, incluso l’uso di violenza.

Molti psicologi hanno rifiutato l’idea che i narcisisti possano essere dipendenti affettivi. Può darsi ciò sia avvenuto perché raramente i narcisisti ricercano un trattamento terapeutico. Tuttavia, se mai capiti di poter vedere come molti narcisisti reagiscono all’abbandono, temuto o reale, ci si accorgerà che certamente essi presentano le caratteristiche del dipendente affettivo.

Dipendenti Affettivi Ambivalenti

Gli ALA (Ambivalent Love Addicts) soffrono di un disturbo di personalità evitante. Non hanno particolari problemi a lasciar andare il partner, hanno invece molti problemi ad andare avanti. Bramano disperatamente l’amore ma allo stesso tempo sono terrorizzati dall’intimità. Questa combinazione di tendenze è agonizzante.

Gli ALA sono a loro volta divisibili in categorie:

Torch Bearers (portatori di una fiamma) sono ALA che sono ossessionati da persone non disponibili. Ciò può avvenire senza che questi compiano alcuna azione (soffrire in silenzio) oppure con la ricerca di contatto con la persona amata.

Alcuni Torch Bearers sono più dipendenti di altri. Questo tipo di dipendenza si nutre di fantasie ed illusioni. E’ anche conosciuta come “amore non corrisposto”.

Sabotatori sono ALA che distruggono le relazioni quando queste cominciano a diventare serie o in qualsiasi momento venga percepita la paura dell’intimità. Ciò può accadere in qualunque momento, prima del primo appuntamento, dopo il primo appuntamento, dopo il rapporto sessuale, dopo che si sia manifestato il timore dell’impegno.

Seduttori Rifiutanti (Seductive Withholders) sono degli ALA che ricercano una persona quando desiderano un rapporto sessuale o compagnia. Quando si sentono impauriti o in pericolo cominciano a rifiutare compagnia, sesso, affetto, qualsiasi cosa li renda ansiosi. Se lasciano la relazione sono soltanto Sabotatori. Se invece continuano a ripetere il modello disponibile/non disponibile sono Seduttori Rifiutanti.

Dipendenti Romantici sono ALA che dipendono da più partners. A differenza dei dipendenti dal sesso, i quali cercano di evitare del tutto il legame, i Dipendenti romantici si legano ad ognuno dei loro partners, in grado diverso, anche se i legami romantici sono brevi ed avvengono simultaneamente.

Con “romantica” intendo una passione sessuale ed una pseudo intimità emozionale. Da notare che, sebbene i Dipendenti romantici si leghino a ciascuno dei propri partners, in vario grado, il loro scopo, insieme alla ricerca dell’intensità delromance e del dramma, è di evitare l’impegno ed il legame su di un piano più profondo con il partner. Spesso i Dipendenti romantici vengono confusi con i Dipendenti dal sesso.

Nota sui Dipendenti Affettivi Ambivalenti:

Non tutti gli evitanti sono dipendenti affettivi. Se si accetta la propria paura dell’intimità e delle interazioni sociali e non ci si lascia attrarre da persone non disponibili o semplicemente si crea un piccolo cerchio sociale, non si è necessariamente dei Dipendenti Affettivi Ambivalenti.

Ma se ci si strugge, anno dopo anno, su di una persona non disponibile o si tende a sabotare una relazione dopo l’altra o si hanno relazioni romantiche occasionali seriali o si avverte la vicinanza solo con un altro evitante, allora si può parlare di Dipendenti Affettivi Ambivalenti.

Combinazioni

Si può scoprire di soffrire di più di un tipo di dipendenza affettiva. Molte di queste categorie si sovrappongono o combinano con altri problemi comportamentali. Per esempio si può avere il caso del codipendente, alcolista, dipendente affettivo. Oppure di un Dipendente Affettivo/Relazionale.

La cosa più importante è identificare il proprio profilo personale per sapere con che cosa ci si stia confrontando.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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LIMERENCE O ULTRATTACAMENTO

Il concetto di Limerence (in italiano ultrattaccamento) è stato elaborato dalla psicologa Dorothy Tennov in seguito ad uno studio scientifico sull’amore romantico. Questa psicologa ha intervistato oltre 500 soggetti sul concetto di amore. In seguito a tale ricerca Tennov ha coniato nel 1977 il termine “limerence„ pubblicandolo in Love and Limerence: The Experience of Being in Love.

Con tale termine la Tennov descrive lo stadio finale, quasi ossessivo dell’amore romantico. La Limerence è uno stato cognitivo ed emozionale caratterizzato da intenso desiderio per un’altra persona. Il termine limerence si riferisce spesso a voler intendere lo stato di una persona che esprime, preoccupazione per la persona amata, e, come mostrano recenti ricerche sulla neurochimica, uno stato mentale simile a un disturbo ossessivo-compulsivo. La Limerence sarebbe, infatti, lo stato ossessivo, l’idealizzazione irrazionale e l’intenso desiderio di essere ricambiati. Gli individui colpiti da Limerence sono costantemente attratti da partner sbagliati, soffrono amori non corrisposti e sono incapaci di imparare dalle loro esperienze. Ne deriva un senso di angoscia emotiva e un grave senso d’inutilità che accompagna la persona nel corso della vita. A tal riguardo tale stato può durare mesi, anni o anche tutta una vita, anche in un’assenza totale di reciprocità della persona amata. Inoltre in amore affetto e tenerezza esistono solo come disposizioni verso un’altra persona, a prescindere dal fatto che questi sentimenti siano ricambiati, laddove invece la limerence richiede che lo siano. Il contatto fisico con l’oggetto amato non è né essenziale né sufficiente a chi stia facendo esperienza di limerence, a differenza di chi prova un’attrazione sessuale.

Nello stato iniziale dell’innamoramento definito in inglese New Relationship Energy (NRE) si avvantaggia di una comunicazione aperta e di una consapevole mutualità di sentimenti ed è generalmente vista come una positiva esperienza di legame, mentre la limerence può disperdersi una volta che si sia stabilita una reciprocità, ed è caratterizzata da incertezza e ansietà.

Le principali caratteristiche del limerence sono:

  • Pensiero ossessivo e intrusivo sulla persona amata (detto limerent).
  • Timore del rifiuto
  • Speranza nel conquistare prima o poi l’altro
  • Manifestazioni fisiologiche del limerent (stati ansiosi, tachicardia e altro)
  • Intensificazione dell’attaccamento nelle avversità.
  • Attenzione selettiva a qualsiasi azione, pensiero, o circostanza che può essere interpretata favorevolmente come sentimento ricambiato da parte della persona amata.
  • Capacità d’ inventare o trovare spiegazioni logiche favorevoli ad azioni, pensieri e circostanze del tutto neutre in tal senso, della persona amata.

Pensiero ossessivo e intrusivo

Durante il limerence, i pensieri dell’oggetto limerent sono sia persistenti, che involontari che intrusivi. Limerence è in primo luogo un’ossessione che porta anche a vere e proprie fantasie sulla vita con la persona amata una volta conquistata . Inoltre tali fantasie si spingono anche a pensieri estremi quali il salvare la persona amata da una situazione di pericolo di vita o la persona amata che dichiara il proprio amore solo in punto di morte. Tutto questo prende vita particolarmente nei sogni, anche quelli a occhi aperti, che rappresentano una vera e propria fuga dalla realtà.

Timore del rifiuto e Speranza

Nel limerence si vive costantemente colla paura di un atto concreto di rifiuto che non lascia nessuna speranza. Speranza che è sempre presente in questa forma d’attaccamento che è alimentata dall’incertezza. Quest’ultima da una parte aumenta il dolore ma d’altra parte aumenta desiderio e speranza. Come accennato in precedenza, la speranza nel limerence porta a vedere solo i pensieri e le azioni dell’amato che confermano il desiderio di essere ricambiati, tralasciando tutto ciò che non va in tale direzione. Secondo gli studi, il limerence dura circa tre anni in media, ma può anche durare molto di più fino ad arrivare a coprire un’intera vita nei casi più patologici.

Tipologie di relazioni limerent

Abbiamo due tipologie di relazioni limerent:

Legame di Limerent-Nonlimerent: definisce le relazioni in cui uno dei due è limerent. Secondo la Tennov la maggioranza delle relazioni s’inquadra in questa tipologia e durano abbastanza a lungo.

Legame di Limerent-Limerent: definisce le relazioni in cui entrambi sono limerent. Per la Tennov questo tipo di relazione è breve.

La Tennov è del parere che le relazioni Limerent-Nonlimerent sono più forti e sicure se la donna è limerent e l’uomo è nonlimerent, perché l’uomo che è più limerent renderebbe la donna più incline ad abbandonarlo .

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email: cavalierer@iltuopsicologo.it

IL MITO E LA SINDROME DI ECO

Un giorno mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, nè si accorse di lei nè si accorse che si era allontanato dai compagni e aveva smarrito il sentiero. Iniziò Narciso a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto non sapendo dove andare. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d’amore e con il cuore traboccante di teneri pensieri.

Ma ancora una volta la reazione di Narciso fu spietata: alla vista di questa ninfa che si offriva a lui fuggi inorridito tanto che la povera Eco avvilita e vergognandosi, scappò via dolente. Si nascose nel folto del bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso e questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente che si dimenticò anche di vivere e il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifesta solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continua a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte.

Eco rimanda a tante donne innamorate di Narcisi che vivono la loro passione nelle stesse modalità che rimanda il mito di Eco e Narciso:
completa dedizione al partner,
passione non ricambiata,
dolore struggente,
solitudine,
ossessione,
grido ripetitivo del proprio dramma interiore,
annullamento della propria persona,
lenta agonia.

Roberto Cavaliere

TEST SUL MANIPOLATORE AFFETTIVO

COME RICONOSCERE UN NARCISISTA PATOLOGICO O MANIPOLATORE AFFETTIVO ?
SE ALMENO 14 PUNTI CORRISPONDONO, SIAMO IN PRESENZA DI UN MANIPOLATORE AFFETTIVO OVVERO NARCISISTA PATOLOGICO
1. Colpevolizza gli altri, nel nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale ecc.
2. Sa atteggiarsi da vittima affinché venga compatito (malattie esagerate, persone che gli stanno intorno »difficili », sovrappiù di lavoro ecc)
3. Può essere invidioso pur essendo un parente o un coniuge
4.Scarica la sua responsabilità sugli altri o si dimette dalle proprie responsabilità
5. Ignora le richieste (anche se dice di occuparsene)
6. Non sopporta le critiche e nega l’evidenza
7.Non comunica chiaramente le sue richieste, i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue opinioni
8.Utilizza i principi morali degli altri per asservire ai suoi bisogni (nozione d’umanità, di carità, razzismo, « buona » o « cattiva » madre ecc)
9. Non tiene conto dei diritti, dei bisogni e dei desideri degli altri
10.Risponde molto spesso in modo vago
11.Minaccia in modo mascherato o ricatta apertamente
12. Utilizza molto spesso l’ultimo momento per chiedere, ordinare o fare agire gli altri
13. Cambia le sue opinioni, i suoi comportamenti, i suoi sentimenti a secondo delle persone e delle situazioni
14. Cambia totalmente discorso durante una conversazione
15.Il suo discorso pare logico o coerente mentre le sue attitudini, le sue azioni o il suo modo di vivere rispondono allo schema opposto
16. Invoca motivi logici per mascherare le sue richieste
17. Evita o sfugge da un dialogo, o da una riunione
18.Adopera l’adulazione per piacerci, fa regali o diventa improvvisamente premuroso nei nostri confronti
19.Fa credere agli altri che devono essere perfetti, che devono sapere tutto e rispondere immediatamente alle richieste e alle domande.
20. Punta sull’ignoranza degli altri e fa credere di essere superiore
21. Produce uno stato di malessere o un sentimento di mancanza di libertà (trappola)
22. Mette in dubbio le qualità, la competenza, la personalità degli altri ; critica senza sembrare, svalorizza e giudica
23. Mente
24. E’ perfettamente efficace per raggiungere i propri scopi ma al detrimento degli altri
25. Trasmette i suoi messaggi per mezzo degli altri, o par suoi intermediari (telefono invece di faccia a faccia, lascia note scritte)
26. Predica il falso per sapere il vero, deforma, interpreta
27. Ci fa compiere delle cose che altrimenti non avremmo fatte di buon grado
28. Semina la zizzania e crea sospetto, divide per meglio regnare e può provocare la rottura di una coppia
29. E’ egocentrico
30. E’ costantemente l’oggetto di discussioni tra gente che lo conosce anche se non è presente


traduzione a cura di Marylise Veillon
Fonte: http://violence.morale.over-blog.com/article-1-test-pour-de

DONNE CHE AMANO TROPPO

“Donne che amano Troppo” è un libro scritto, negli anni ’70, dalla Psicologa americana R. Norwood che ha fatto da apripista alla discussione sulle dipendenze affettive. Sul sito si potranno trovare diversi passaggi di questo libro e dei successivi scritti, sempre della Norwood.

I libri della Norwood sono i seguenti:

  • Donne che amano troppo
  • Lettere di donne che amano troppo
  • Un pensiero al giorno
  • Guarire coi perchè

In Italia tutte le opere di questa autrice sono Edite da Feltrinelli

BRANI E FRASI TRATTE DAGLI SCRITTI

 

Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci.

Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi.

Donne che amano troppo sono molto responsabili, impegante molto seriamente e con successo ma con poca stima di sé; hanno poco riguardo per la propria integrità personale e riversano tutte le loro energie in tentativi disperati di influenzare e controllare gli altri per farli diventare come loro desiderano.

Hanno un profondo timore dell’abbandono; pensano che è meglio stare con qualcuno che non soddisfi del tutto i loro bisogni ma che non le abbandoni, piuttosto che un’uomo più affettuoso e attraente che potrebbe anche lasciarle per un’altra donna.

Molte donne commettono l’errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all’interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto.

Dobbiamo guarire dal bisogno di dare più amore di quanto se ne riceva; guarire dal continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c’è dentro di noi.

Finchè continuiamo a comportarci così, cercando di sfuggire a noi stesse e al nostro dolore, non possiamo guarire.Più ci dibattiamo e cerchiamo altre vie di scampo, più peggioriamo , mentre cerchiamo di risolvere la dipendenza con l’ossessione. Alla fine, scopriamo che le nostre soluzioni sono diventate i nostri problemi più gravi. Cercando disperatamente un sollievo e non trovandone alcuno, a volte arriviamo sull’orlo della follia.

Ciò che manifestiamo esternamente è un riflesso di ciò che c’è nel più profondo di noi: ciò che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, ciò che crediamo di meritare dalla vita.

Quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.

LA VIA DELLA GUARIGIONE

-Andare a cercare aiuto

-Considerate la vostra guarigione una priorità che ha il diritto di precedenza su qualsiasi altra

-Trovate un gruppo di sostegno fatto da vostre pari che vi capiscano

-Sviluppate il vostro lato spirituale con esercizi quotidiani

-Smettete di dirigere e controllare gli altri

-Imparate a non lasciarvi invischiare nei giochi di interazione

-Affrontate coraggiosamente i vostri problemi e le vostre manchevolezze personali

-Coltivate qualsiasi bisogno che debba essere soddisfatto in voi stesse

-Diventate “egoiste”

-Spartite con altre donne quello che avete sperimentato e imparato

-Trovate affermazioni positive da ripetervi più volte nel corso del giornata: hanno il potere di eliminare i pensieri e i sentimenti distruttivi, anche quando la negatività dura da anni.

CARATTERISTICHE DI UNA DONNA GUARITA DALLA MALATTIA DI AMARE TROPPO

-Accetta pienamente se stessa, anche se desidera cambiare qualche aspetto della sua personalità.

Questo amore e rispetto di sé stessa è fondamentale e lei lo alimenta con affetto, e si propone di espanderlo

-Accetta gli altri come sono, senza cercare di cambiarli per soddisfare i suoi bisogni

-E’ consapevole dei suoi sentimenti e del suo atteggiamento verso ogni aspetto della vita, compresa la sessualità

-Ama tutto di se stessa: la sua personalità, il suo aspetto, le sue convinzioni e i suoi valori, il suo corpo, i suoi interessi e i suoi talenti. Valorizza sé stessa invece di cercare di trovare il senso del proprio valore in una relazione

-La sua autostima è abbastanza profonda da consentirle di apprezzare il piacere di stare insieme ad altre persone e preferisce uomini che siano a posto così come sono. Non le necessita che qualcuno abbia bisogno di lei per avere l’impressione di valere qualcosa

-Si permette di essere aperta e fiduciosa con chi lo merita; non ha paura di lasciarsi conoscere a un livello personale profondo, ma non si espone al rischio di essere sfruttata da chi non ha riguardo per il suo benessere

-Si domanda. “Questa relazione va bene per me? Mi consente di sviluppare tutte le mie possibilità e diventare quello che sono capace di essere?”

-Quando una relazione è distruttiva, è capace di lasciarla perdere senza sprofondare nella depressione ha una cerchia di amiche che la sostengono e fanno del loro meglio per vederla uscire da una crisi.

-Apprezza più di ogni altra cosa la propria serenità; tutte le lotte, le tragedie e il caos del passato hanno perso il loro fascino; ha un atteggiamento protettivo verso sé stessa, la sua salute e il suo benessere.

-Sa che una relazione, per poter funzionare, deve essere tra due patner che condividono valori, interessi e fini, e che siano entrambi capaci di intimità.

-Sa anche di essere degna del meglio che la vita può offrirle.

AFORISMI TERAPEUTICI di ROBIN NORWOOD

Siamo in grado di dedicarci da sole amore e attenzioni: non è necessario aspettare, inerti, che arrivi un uomo a dispensarceli.

Cercare di guarire dalla dipendenza relazionale (o da qualsiasi altra forma di dipendenza) senza fede è come camminare in salita, all’indietro, su tacchi a spillo.

Se stiamo realmente guarendo, non telefoniamo certo a un uomo per dirgli che non abbiamo più intenzione di parlargli.

Il nostro compito su questa terra è di crescere, imparare e aprire gli occhi.

Non praticare la propria dipendenza richiede uno sforzo maggiore del semplice ripetere a se stesse di cambiare.

Quando le persone stanno veramente cercando di cambiare, non perdono tempo a parlarne. Sono troppo occupate nel farlo.

Il vero cambiamento richiede una resa che è simile, per certi versi, a una crocifissione.

La vita consiste, dopotutto, nel prendere coscienza e crescere. Rendiamo questi processi più dolorosi perché non li accettiamo di buon grado.

La guarigione ci permette due doni: la qualità della nostra vita migliorerà e saremo davvero d’aiuto.

Recupero significa scegliere solo ciò che favorisce la vostra serenità e il vostro benessere.

Amare se stesse abbastanza da vincere la dipendenza è un prerequisito essenziale per amare un’altra persona.

Il vero recupero avviene quando smettiamo di situare il problema fuori di noi e dentro qualcun altro.

Per superare il rancore, all’altra persona augurate solo il bene e pregate perché lo raggiunga

Quando proviamo invidia, siamo preda dell’errata convinzione che in questo mondo non vi sia bene sufficiente per tutti.

Riceviamo quel che auguriamo agli altri, dunque augurate tutto il bene possibile!

Qualsiasi comportamento tra esseri umani che non sia onesto, aperto e affettuoso, affonda le sue radici nella paura.

Di solito gli uomini temono maggiormente di essere soffocati dalla partner, mentre le donne hanno più paura di essere abbandonate.

Quando le nostre ferite non sono ancora rimarginate, tendiamo ad essere pericolose.

Uomini e donne con problemi relazionali tirano su figli e figlie destinati a soffrire allo stesso modo.

L’amore per una persona ha in sé la stabilità emotiva non il disordine.

La capacità di amare un’altra persona sboccia da un cuore pieno, non da uno vuoto.

Ogni giorno, guardatevi allo specchio, dite il vostro nome e aggiungete: “Ti voglio bene e ti accetto esattamente per quello che sei”.

Se qualcosa non va bene per noi, in realtà non va bene per nessun altro.

Se davvero siete sulla via del recupero dell’amare troppo, sappiate di essere un miracolo.

Dovete considerare l’eventualità che, una volta smesso di amare troppo, la vostra relazione possa finire.

E’ attraverso il perdono che impariamo la lezione per la quale la nostra anima ha scelto questa esistenza.

La dipendenza relazionale è il tipo di dipendenza che viene maggiormente idealizzato.

Noi tutte tendiamo a rimuovere ciò che è troppo doloroso da accettare o troppo spaventoso da immaginare.

Se tutto ciò che abbiamo fatto sinora avesse davvero funzionato, non avremmo bisogno di guarire.

Il dolore è il più saggio dei consiglieri che bussa alla nostra porta.

Alcuni rapporti caratterizzati da forte dipendenza sono tra persone dello stesso sesso.

Una delle caratteristiche primarie dell’amare troppo è un’assoluta dipendenza, spesso mascherata da forza apparente.

Imparate a vivere evitando di concentrarvi su un uomo come la fonte o la soluzione di tutti i vostri problemi.

Per molte di noi la chiave della guarigione sta nell’imparare a fare esattamente il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto.

Quando rinunciamo a fare la nostra parte di battaglia, la battaglia è perduta.

Non fate minacce che non siete in grado di mettere in pratica; anzi, meglio non farne affatto.

norwood