IL TRADIMENTO DI COPPIA: COSA ACCADE, COME SUPERARLO?

Tradire in amore significa rompere un equilibrio che è stato accordato, che è stato  voluto, che è stato costruito dall’azione congiunta di due persone.

Il tradimento di coppia in genere rappresenta più che la ricerca di un’evasione sessuale, una risposta a un generico senso d’insoddisfazione nel rapporto, soprattutto coniugale. L’infedeltà può dare luogo a due tipi di sentimenti diversi: delusione e rimorso verso il partner abituale oppure senso di soddisfazione, psicologico e sessuale, tanto è vero che in alcuni casi l’esperienza occasionale riesce perfino a influenzare positivamente l’esperienza abituale…

Una domanda che ci si pone spesso riguardo al tema del tradimento è: ”meglio raccontarsi tutto o tacere?”. La risposta è, senza dubbio: “tacere!”.  Infatti la sincerità in sé non deve essere considerato un valore assoluto: può ferire, deludere, schiacciare il partner. Una sincerità totale può essere anche una forma mascherata di aggressività e il bisogno di raccontare ogni minimo particolare deve far nascere qualche sospetto di disinnamoramento. In questo campo vale forse la vecchia regola che è meglio non dire sempre tutto ciò che si pensa, ma pensare tutto ciò che si dice; in senso più generale, bisogna essere fedeli a se stessi, per poterlo essere anche con gli altri…

Se scoprite di essere stati traditi, quindi, è inutile aspettare una confessione poiché chi l’ha fatto, ha già preso precisa posizione nei vostri confronti e poi sarebbe difficile stabilire un tempo massimo di attesa oltre il quale sarete voi a rivelare la vostra scoperta: meglio affrontare subito il problema e discuterne. Dall’altro lato bisognerebbe sbarazzarsi  dal senso di colpa che può scaturire dal non essersi accorti o dall’essersi  fidati ciecamente e valutare piuttosto non tanto le proprie colpe ma quelle altrui. Il proprio obiettivo deve essere, quindi, quello di ricostruire in senso positivo il senso di sé e far lavorare l’autostima, quindi la capacità di amarsi. Come difendersi allora da ciò che ci può portare a una sofferenza che a volte raggiunge anche livelli molto intensi? Le emozioni legate all’essere traditi riguardano l’altro (rabbia e desiderio di vendetta) e noi stessi (delusione e senso di colpa). La volontà di rivalsa pura e semplice dovrebbe essere trasformata nel desiderio concomitante di far rivalere la propria persona, di riporre all’attenzione dell’altro la propria presenza. Ciò preclude la comunicazione, il segnalare e il porre l’accento gli aspetti negativi del tradimento che ci è stato inflitto. Subire semplicemente, riflettere in solitudine sul significato di ciò che è accaduto senza cercare un contatto con l’altra persona contribuirebbe a indebolire ulteriormente l’idea già provata della nostra identità.

Se invece siete voi ad aver tradito, rivelarlo significherebbe mostrare pentimento e sarebbe comunque preferibile a continuare a tenerlo nascosto: non peggiorate una situazione che già di per sé farà soffrire l’altra persona.

E’ possibile superare un tradimento e, anzi, innamorarsi di nuovo del partner? Cercando di immaginare il panorama emotivo di chi diviene consapevole di essere stato tradito, vengono in mente due estremi: la delusione, la sensazione che il mondo stia franando tutt’intorno a noi, l’improvviso sentimento di vuoto incolmabile e di solitudine senza soluzione… stati d’animo che si alternano o che si accompagnano alla rabbia e, perché no, al desiderio di vendetta.

In seguito al black out generato dall’esplosione dei nostri sentimenti, non appena ci sembra di poter ricominciare a pensare, una domanda inizia a girarci per la testa senza sosta riguardo alla necessità di una soluzione sul piano pratico: cosa fare? Troncare o meno il rapporto col partner che ci ha tradito? A questo punto si apre un mondo diverso per ognuno di noi.  Talvolta le coppie che stanno insieme da tempo è probabile che continuino a stare insieme; più è alto il livello di coinvolgimento o di soddisfazione nella relazione, maggiori sono le probabilità che la relazione sia stabile in futuro. E’ più verosimile che un tradimento venga “perdonato” all’interno di una relazione che dura da molto tempo perché non solo essa è costituita da prospettive future ma anche dalla condivisione di una storia che ha dato un identità unica a questo piccolo nucleo; è anche vero che proprio per gli stessi motivi la delusione e la rabbia, possibili conseguenze del tradimento, possono essere più intensi. Il grado di soddisfazione della relazione prima del tradimento appare fondamentale: quanto siamo disposti a lottare per ciò che ci ha reso felici? Nella risposta a questa domanda rientrano anche le sfumature di personalità di ognuno di noi: Quale sarebbe la risposta giusta per voi?  Lottereste per la vostra coppia e continuereste la relazione, nonostante il tradimento? Non c’è una risposta giusta o sbagliata in questi casi: è importante imparare a leggere quale può essere la più giusta per noi.

Maria Letizia Rotolo

Psicologa-psicoterapeuta

Studi a Bologna: via Cellini 18, via Masserenti 472

3286852606

marialetizia.rotolo@homail.it

www.marialetiziarotolo.it

LA LETTERATURA DEL TRADIMENTO

Denis de Rougement è stato chiaro: “Senza l’adulterio, che ne sarebbe di tutte le nostre letterature?”. Identico il parere di un altro studioso quale Tony Tanner: “Forse è l’adulterio, con il suo triangolo instabile, piuttosto che il matrimonio, con la sua statica simmetria, ad essere la forma generativa della letteratura occidentale”. Queste due citazioni, vere colonne d’ Ercole, delimitano un tema che è alla base della nostra cultura. Passiamo a qualche esempio, cominciando da quell’ amore di Elena e Paride che condurrà alla distruzione di Troia. Dopo Omero (e la lunga parentesi dei costumi, talvolta molto liberi, della società romana), l’ adulterio ritorna a sfolgorare nel Medioevo. Se da un lato ci imbattiamo nella passione “privata” di Tristano e Isotta, dall’ altro incontriamo il legame interdetto fra Lancillotto e Ginevra, destinato a far crollare l’ordine della Tavola Rotonda. Ma l’ossessione prosegue incontrollabile, prima con Dante, che modella l’unione di Paolo e Francesca, poi con Shakespeare, che dedica all’ adulterio (sia pure solamente immaginario) Otello e Cimbelino. Tuttavia, dopo la pausa di un Settecento libertino e razionalista, sarà il XIX secolo a produrre quattro romanzi addirittura paradigmatici del tradimento sentimentale: Le affinità elettive di Wolfgang Goethe (1809), Madame Bovary di Gustave Flaubert (1857), Anna Karenina di Lev Tolstoj (1877) e Effi Briest di Theodor Fontane (1894). Di lì a poco, Henry James noterà: “È il matrimonio, dunque, quel che tu chiami il mostro?” Insomma, anche tralasciando la letteratura spagnola o la portoghese, non sarebbe azzardato definire l’Ottocento “il secolo d’ oro dell’adulterio”. È quanto propone Emilia Fiandra in un saggio dove spicca il capitolo “L’ Ottocento infelice”. Con ciò arriviamo a un punto cruciale: possibile che “il carattere intrinsecamente romanzesco dell’adulterio” debba portare sempre alla tragedia? La risposta sta in un paradossale articolo nel 1891, in cui Emile Zola si scagliò contro un progetto di legge sulla separazione, sostenendo che l’abolizione dell’adulterio avrebbe seriamente danneggiato i romanzieri… In effetti, se il tradimento esprime quella che Max Horkheimer chiamò la ribellione dell’eros contro l’autorità, tale trasgressione verrà meno con l’introduzione del divorzio. Al termine di questa parabola, troviamo infatti Coppie, un romanzo di John Updike del 1968, nel quale l’ infedeltà, con la moda dello scambio di partner, è decaduta a mero gioco mondano. Sparita l’indissolubilità matrimoniale, però, non sparirà il dolore del tradimento. Lo dimostra il capolavoro di Philip Roth, Pastorale americana (1997), a riprova di come l’adulterio sia un fuoco che non cessa di bruciare.

Maria Letizia Rotolo

Psicologa psicoterapeuta

Studi a Bologna: via Cellini 18, via Masserenti 472

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CORSO DI TERAPIA DI COPPIA: “O SI VINCE IN DUE O SI PERDE IN DUE”

“In coppia o si vince in due o si perde in due perchè ogni comportamento e/o decisione non condivisa è una sconfitta anche per il partner che si è imposto sull’altro.”  Roberto Cavaliere

Breve corso di Terapia di coppia per coppie, singoli e terapeuti che affronterà i seguenti temi:

  1. Cosa s’intende per Terapia di Coppia
  2. Quando è utile la Terapia di Coppia
  3. Premesse Teoriche della Terapia di Coppia
  4. Metodologia della Terapia di Coppia
  5. Strategie della Terapia di Coppia
  6. Esercizi della Terapia di Coppia
  7. Riflessioni finali sulla Terapia di Coppia

IL SEMINARIO SI SVOLGERA’ SEMPRE DI DOMENICA NELLE VARIE SEDI (10,30-13,30 / 14,30-17,30) ED AVRA’ UN COSTO DI EURO 70 A PERSONA

DATE E SEDI:

BOLOGNA: domenica 25 febbraio 2018 presso lo studio KLARIA, via San Giuliano 13 – Conduttori: Dottor Roberto Cavaliere (Psicologo e Psicoterapeuta) e Dott.ssa Maria Letizia Rotolo (Psicologa e Psicoterapeuta) Info e iscrizioni: tel. 3286252606 email marialetizia.rotolo@hotmail.it

VIETRI SUL MARE (SA) Costiera Amalfitana: domenica 4 marzo 2018 presso lo studio del Dottor Roberto Cavaliere. Conduttori: Dottor Roberto Cavaliere (Psicologo e Psicoterapeuta) e Dott.ssa Rosalia Cipollina (Psicologa e Psicoterapeuta) Info e iscrizioni: tel. 3208573502 email cavaliere@iltuopsicologo.it

MILANO: domenica 11 marzo 2018 presso lo studio della Dottor Roberto Cavalierein Via Vittor Pisani 13. Conduttore: Dottor Roberto Cavaliere (Psicologo e Psicoterapeuta) Info e iscrizioni: tel. 3208573502 email cavaliere@iltuopsicologo.it

ROMAdomenica 18 marzo 2018 presso la libreria Empiria in via Baccina 70 (quartiere Monti). Conduttore: Dottor Roberto Cavaliere (Psicologo e Psicoterapeuta)  Info e iscrizioni: tel. 3208573502 email cavaliere@iltuopsicologo.it

SITO DI RIFERIMENTO www.laterapiadicoppia.it

VIDEO: IL PERCHE’ DI UNA TERAPIA DI COPPIA (tratto dal film “Il matrimonio che vorrei”)

LA POSITIVITA’ DELL’ “AMORE BISOGNO”

Lo studioso C.S. Lewis nel suo libro “I Quattri amori” edito da JacaBook Reprint nell’effettuare la distinzione tra “amore dono” ed “amore bisogno” tende a riabilitare quest’ultimo in contrasto con l’opinione dominante che tende a considerarlo in termini negativi.

Riporto di seguito i passaggi essenziali del libro che ‘riabilitano’ l’ ‘amore bisogno’

“…”amore dono” e “amore bisogno”: appartiene alla prima catogoria il sentimento che spinge un uomo a lavorare, fare progetti, risparmiare per il benessere futuro della sua famiglia che, pure, la morte gli impedirà di condividere o di vedere realizzato; è del secondo tipo, invece, l’amore che spinge un bambino a rifugiarsi nelle braccia della madre quando si sente solo o spaventato. …

… non credo sia giusto negare all’ “amore bisogno” la qualifica di amore…

… bisogna andarci cauti nel definire l’ “amore bisogno” un’espressione di “mero egoismo”: l’uso di questo aggettivo è sempre pericoloso. E’ vero che si può indulgere egoisticamente all’ amore bisogno come a tante altre nostre debolezze, e di certo è riproverevole una pretesa d’amore tirranica e vorace, ma nella nostra esperienza quotidiana non chiamamo certamente egoista il bambino che si rivolge alla madre per essere consolato, o l’adulto che cerca compagnia “per non sentirsi solo”.

Quei bambini o quegli adulti, che piu’ si sforzano di combattere questo istinto, raramente posseggono le doti dell’autentico altruista. So bene che chi prova questo “amore bisogno” può avere dei buoni motivi per cercare di  sopprimerlo o di mortificarlo, ma l’esserne del tutto privi è un marchio che contraddistingue il freddo egoista. Dal momento che il nostro bisogno degli altri è reale (“Non è bene che l’uomo sia solo”), il venir meno nella nostra coscienza, del senso di questo bisogno che si esprime attraverso l’ “amore bisogno”-in altre parole, la convinzione, ingannevole, che sia bene per noi stare da soli-è un brutto sintomo spirituale, proprio cone l’inappetenza è un cattivo sintomo sotto il profilo medico, perchè l’uomo ha veramente bisogno del cibo.”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

MEGLIO SINGLE O IN COPPIA ?

Secondo un rapporto dell’ufficio del censimento statunitense, il numero di adulti non sposati ha raggiunto nel 2017 livelli record: più del 45% dei residenti – circa 110 milioni di persone di età superiore ai 18 anni – è divorziata, vedova o è sempre stata single. Ed è aumentata l’età in cui si si sposa: negli anni 70, 8 persone su 10 si sposavano entro i 30 anni di età, mentre oggi, invece, per osservare lo stesso rapporto numerico si devono aspettare i 45 anni: l’età media del primo matrimonio è salita a 29,5 anni negli uomini e a 27,4 anni nelle donne ed è probabile che quando i giovani di oggi raggiungeranno i 50 anni, circa una persona su quattro di loro sarà stata single per tutta la vita.

Il rapporto rivela inoltre che per più della metà del campione analizzato non ritiene il matrimonio o il concepimento di un figlio una pietra miliare importante dell’età adulta. Le energie degli adulti convergono maggiormente sull’istruzione e sulla ricerca di un lavoro stabile. Poi c’è il discorso legato all’attività sessuale: le persone single fanno più sesso rispetto alle persone sposate o divorziate, sebbene si stia facendo strada anche la tendenza all’asessualità – una scelta, non dovuta a disfunzioni o disturbi sessuali, né tanto meno a quelli psichiatrici – che interessa il 3% della popolazione mondiale.

Avere una relazione non significa per forza avere maggiore autostima. Gli esperti Eva C. Luciano e Ulrich Orth, che hanno condotto uno studio su 9mila adulti in Germania in materia, spiegano infatti che “l’inizio di una relazione migliora l’autostima solo se la relazione funziona in modo stabile per un certo periodo, un anno o più”. Le persone sposate prese in analisi dai ricercatori, infatti, non godevano di una maggiore autostima rispetto a chi era single.

Inoltre alcuni studi rivelano che il matrimonio o una relazione stabile non è per forza indice di un maggior benessere psico-fisico: in uno di questi studi i ricercatori hanno preso in esame per 3 anni più di 79mila donne statunitensi di età compresa tra 50 e 79 anni, chiedendo loro quale fosse la relativa situazione sentimentale (se erano sposate, separate, divorziate o single) e hanno misurato alcuni parametri fisici, come l’indice di massa corporea e la pressione arteriosa, e richiesto informazioni sui loro stili di vita (dieta, esercizio fisico, alcol, fumo). Le donne che erano rimaste single invece di sposarsi o che avevano divorziato invece di restare sposate mostravano i risultati migliori.

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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