TEST-ESERCIZIO SUL “PRENDERE LE DISTANZE” DA CHI CI FA SOFFRIRE

Quando siamo lontani dalla persona amata, decidiamo di fare e dire molte cose, ma quando le siamo vicini, siamo titubanti. Da che cosa deriva tutto ciò? Il fatto è che quando siamo lontani la ragione non è tanto scossa, come stranamente lo è in presenza dell’amata. Quindi, nella decisione occorre quella fermezza che è invece soffocata dall’agitazione. (Blaise Pascal)

Prendere le distanze da ci fa soffrire, non è facile, richiede impegno ed allenamento oltre a presentare una serie di resistenze personali, psicologiche ed emotive che rendono tale training una vera e propria scalata disseminata di difficoltà. Ma niente è impossibile. Provate ad effettuarlo col seguente esercizio

Innanzitutto delineate quali sono per voi gli atteggiamenti ed i comportamenti che denotano una presa di distanza dal partner e/o relazione fonte di disagio e sofferenza

Di seguito ve ne delineo una serie e segnate quelle che sentite come prese di distanza che volete e potreste effettuare.

  • Non Parlare sempre o troppo spesso dell’altro/a
  • Evitare confronti inutili e/o dannosi
  • Cercare di stare di meno in loro Compagnia
  • Condividere meno quotidianeitò possibile con loro
  • Condividere meno Tempo in generale con loro
  • Cercare di attivare il meno possibile comportamenti di Controllo dell’altro/a
  • Non rispondere alle loro Critiche e/o Giudizi
  • Essere Assertivi

Adesso elencate almeno tre personali atteggiamenti e/o comportamenti che ritenete utili a prendere le distanze. Più ne individuate e maggiori sono le probabilità di metterle in pratica

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Una volta completato l’elenco, mettete il tutto in ordine di difficoltà personale a metterle in atto.

Ad esempio al primo posto mettete quella che ritenete più facile ad effettuare (ad esempio parlare di meno dell’altro/a con gli altri) all’ultimo posto quello che avete più difficoltà ad effettuare.

Man mano che consolidate a livello comportamentale una “presa di distanza” passate a quella successiva fino a completare l’elenco dal punto di vista del training

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

TEST-ESERCIZIO SUL SENTIRSI “VITTIMA” NELLE RELAZIONI

Quasi ogni ego ha perlomeno un elemento di quello che possiamo chiamare «identità di vittima». Alcune persone hanno di sé un’immagine di vittima così forte che diviene il centro del loro ego. Risentimento e lamentela formano una parte essenziale del loro senso del sé. Anche se le vostre lamentele sono totalmente giustificate, avete costruito per voi stessi un’identità che è proprio come una prigione.
(Eckhart Tolle)

All’interno di una relazione disfunzionale e/o di dipendenza affettiva per arrivare a quelle patologiche, tutti si sentono in qualche modo vittima.

Diventa importante comprendere e distinguere in quali aspetti si si sente vittima dell’altro e in quali altri aspetti si sente vittima di se stessi.

Provate a comprenderlo e distinguerlo nel seguente esercizio

MI SENTO VITTIMA DELL’ALTRO/A PERCHE’ :

  • Mi Umilia
  • Mi Controlla
  • Mi Svaluta
  • Mi Ossessiona
  • Non si prende cura di me
  • Mi Tradisce
  • Mi lascia Sola
  • Mi Abbandona
  • Non mi Ascolta
  • Mi Giudica
  • Mi Critica
  • Mi Manipola
  • Mi colpevolizza
  • Non mi Perdona niente

Adesso prova ad aggiungere almeno altre tre caratteristiche che ritieni ti possano far pensare che sei vittima dell’altro

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  • ………………………………………………………………….
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MI SENTO VITTIMA DI ME STESSO/A PERCHE’ :

  • Mi Lamento
  • Mi Giudico sempre negativamente
  • Non ho Fiducia in me Stessa/o
  • Ho difficoltà ad affermarmi nei confronti dell’altro/a
  • Mi aspetto di essere Aiutata/o ed Approvata/o
  • Mi Colpevolizzo
  • Non mi Perdono niente
  • Accetto di Rimanere Sola/o
  • Ho desiderio di Vendetta
  • Vorrei essere io Carnefice
  • Tendo a sopportare tutto

Adesso prova ad aggiungere almeno altre tre caratteristiche che ritieni ti possano far pensare che sei vittima di te stesso/a

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Come in tutti le situazioni e/o relazioni la verità tende a stare nel mezzo. Vale a dire che si sono atteggiamenti e comportamenti dell’altro/a che oggettivamente tendono a rendere vittime. Ma allo stesso tempo ci sono anche personali atteggiamenti e comportamenti che fanno sentire vittime

Su quelli altrui non si può intervenire, su quelli personali è possibile ed è doverso fare qualcosa.

Prendete spunto dall’esercizio per intervenire su quegli aspetti e atteggiamenti individuati come personali e suscettibili, dunque, d’intervento.

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
(Pablo Neruda)

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TEST-ESERCIZIO SULLE FERITE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei.
(Paulo Coelho)

Quali delle seguenti ferite emotive e psicologiche avvertite che la vostra relazione e/o dipendenza affettiva vi sta procurando ?

  • Paura dell’Abbandono
  • Timore del Rifiuto
  • Timore dell’Esclusione
  • Ossessione del Controllo
  • Svalutazione della vostra Persona
  • Timore del Tradimento
  • Gelosia eccessiva e/o ossessiva
  • Senso d’inferiorità
  • Umiliazioni
  • Senso di Sottomissione
  • Senso di Solitudine
  • Timore di mostrarsi nella propria Autenticità

Adesso provate ad aggiungere voi almeno tre altre ferite, non comtemplate in quelle precedenti che la relazione vi sta procurando

  • …………………………………………………
  • …………………………………………………
  • …………………………………………………

Ed adesso fate vostri questi significativi versi:

Il cuore va in frantumi
e ti sembra di morire dissanguato
e hai perso così tanto sangue
che ti senti fragile e debole,
e invece una parte di te,
sta costruendo delle fortezze
una parte di te ti sta rendendo più solido.
(Fabrizio Caramagna)

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TESTIMONIANZA: LA RELAZIONE TRA FAVOLA E REALTA’

“…dopo viene Maria Mezzomondo, sette anni, detta così perché ha la doppia vista: con l’occhio destro vede le cose della realtà, e col sinistro le fiabe.
Dopo di lei c’è Bimbo Dumbo, sei anni, detto così per le sue grandi orecchie a sventola, con cui sente benissimo tutti i rumori del mondo vicini e lontani.

– Allora attraversiamo? – chiede Pam, che vuole andare dall’altra parte della strada a trovare la sua amica Federica.
– No, – dice Valentino, – stiamo giocando a chi passa lungo il fiume.
– Chi passa lungo il fiume? Quale fiume? – chiede Pam.
– Ma non lo vedi? – dice Maria Mezzomondo coprendosi l’occhio della realtà, e guardando la strada con quello delle fiabe. Così vedeva il largo fiume Congo, nonno d’acqua, pieno di schiene di tartarughe e coccodrilli.
– Ma non lo sentì? – dice Bimbo Dumbo, orientando le orecchie giganti chissà a quale foresta lontanissima. Così sentiva uccelli e scimmie gridare, foreste fronzute stormire, correnti di acque frusciare.”
Da “Storie del viavai” di Bruno Tognolini.

Anche voi avete un occhio della realtà e uno delle fiabe? E le orecchie di Bimbo Dumbo che possono sentire suoni provenienti da spazi lontanissimi e luoghi profondissimi?

Io si!

Se mi copro l’occhio della realtà, con quello delle fiabe posso vedere arcobaleni quando il cielo è sereno e scoiattoli arrampicarsi veloci sugli alberi del mio giardino. E con le orecchie magiche posso sentire note melodiose ad ogni passo dei miei gatti, o i pesci del laghetto che parlano tra loro.

Il guaio è che, molte volte, con l’occhio delle fiabe ho visto scenari meravigliosi dove di meraviglioso non c’era assolutamente niente, ma proprio niente! E mi sono pure ostinata a tenere coperto l’occhio della realtà, mentre le orecchie giganti sentivano perfettamente la mia VOCE INTERIORE che gridava e mi scongiurava di non buttarmi in certi fiumi pieni di coccodrilli, ma non le ho dato ascolto.

Ma fa niente, il necessario è che i coccodrilli non mi hanno mangiata se sto qua a scrivere questo post.
C’è ancora vita!
Nuova, diversa, migliore!

Maria Rosaria Esposito https://www.facebook.com/mariarosaria.esposito.58

TEST-ESERCIZIO DEL “NON VOGLIO PIU’ “

La vita è una resistenza continua all’inerzia che tenta di sabotare il nostro volere più profondo. Chi si stanca di volere, vuole il nulla.
(Friedrich Nietzsche)

Spesso nelle problematiche affettive e relazionali, ci ritroviamo a volere ciò che non avremmo mai voluto volere (scusate il gioco di parole)

Individuare ciò che non vogliamo più, è una delle condizioni indispensabili per uscire dal proprio disagio, oltre ad essere un utile esercizio di assertività.

ESERCIZIO DEL NON VOGLIO PIU’

Non voglio più avere paura di essere lasciata

Non voglio avere più paura di parlare

Non voglio più essere mancata di rispetto

Non voglio più sentirmi così poco importante

Non voglio più vivere nell’incertezza continua

Non voglio più provocazioni

Non voglio più discorsi paradossali

Non voglio più giornate da sola

Non voglio più sentirmi non amata

Non voglio più essere ignorata

Non voglio più rincorrerlo

Non voglio più aspettare

Non voglio più voci fredde e distaccate

Non voglio più silenzi paurosi

Non voglio più sentirmi punita

Non voglio più essere abbandonata a me stessa ovunque

Non voglio più sentirmi disperata

Non voglio più sentirmi angosciata

Non voglio più sentirmi dire che sono egoista

Non voglio più sentirmi dire che sono bugiarda

Non voglio più sentirmi dire che sono cattiva

Non voglio più sentirmi dire che non sono sensuale, che non sono calorosa

Non voglio più sentirmi dire che non può fidarsi di me, non gli faccio sentire il mio amore.

Non voglio più essere lo specchio nel quale rifletti te stesso.

ADESSO AGGIUNGI ALMENO TRE PERSONALI “NON VOGLIO PIU’”

Non voglio più……………………………………………………………………….

Non voglio più……………………………………………………………………….

Non voglio più………………………………………………………………………..

 

Dott. Roberto Cavaliere

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TEST-ESERCIZIO SULLE COLPEVOLIZZAZIONI

Colui che incolpa gli altri delle proprie disgrazie è un ignorante: colui che incolpa sé stesso comincia a migliorare;  il galantuomo non incolpa né sé né gli altri, ma pensa a rimediarvi.
(Cesare Cantù).

 

Spesso, all’interno della dipendenza affettiva, il partner colpevolizza di determinati atteggiamenti e comportamente che, abitualmente, si tendono a mettere in atto.

Colpevolizzazione che scaturisce da una mancanza di accettazione e comprensione, da parte dell’altro, della vera origine di tali atteggiamenti e comportamenti.

Proviamo ad individuarli al fine di consapevolizzarli del tutto ed evitare che ne veniamo colpevolizzati e/o ci colpevolizziamo.

ESERCIZIO DEL “E CHE SE,,,,,”

E che se piango faccio la vittima e se mi arrabbio abbaio.

E che se cambio tono di voce urlo

E che se sono allegra sono falsa

E che se sono triste sono pesante

E che sono aggressiva

E che devo stare zitta

E che non sono la priorità

E che con me non vale la pena

E che gli faccio passare la voglia di vivere

E che è tutta colpa mia, sempre e solo colpa mia.

ADESSO AGGIUNGI ALMENO TRE PERSONALI “E CHE SE’”

E che se………………………………………………………………………………………………….

E che se………………………………………………………………………………………………….

E che se…………………………………………………………………………………………………..

Dopo aver individuato tutte le “colpevolizzazioni” prova a distinguere su quali il tuo partner potrebbe anche avere ragioni e quali invece rappresentano una vera e propria colpevolizzazione.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TEST-ESERCIZIO SUL “PRENDERE IL VOLO” DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

– Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando
– Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba
– Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano
– Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.
(Luis Sepúlveda)

RISPONDI AL SEGUENTE QUESITO

Ci sono 4 uccellini su un ramo pronti a spiccare il loro primo volo.
3 di essi hanno finalmente deciso di spiccarlo!
Quanti uccellini rimangono sul ramo?

Qual è la risposta esatta ?
Bene, a questa domanda la maggior parte delle persone risponde 1!
Purtroppo, però, è la risposta sbagliata.

Sul ramo sono infatti rimasti sempre 4 uccellini perchè, in realtà, gli uccellini avevano solo DECISO di spiccare il volo, ma ancora non avevano AGITO.
Questo piccolo test ci aiuta a capire come le decisioni non bastino se non sono seguite dall’AZIONE.

E tu hai deciso di spiccare il VOLO abbandonando la tua dipendenza affettiva ?

Stai mettendo in atto azioni concrete che ti permetteranno di spiccare il VOLO definitivo ?

Se Si, quali ?

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E non dimenticare che anche volare richiede allenamento, pratica.

Dott. Roberto Cavaliere

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AMARE SE STESSI FA BENE

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’università di Exeter e Oxford, le persone che sono gentili con se stesse stanno meglio. Hanno una frequenza cardiaca più bassa e un sistema immunitario più forte, che fornisce migliori possibilità di guarigione.

Lo studio è stato guidato dal dott. Anke Karl, docente di psicologia presso l’Università di Exeter. Prevedeva l’ascolto di clip audio che incoraggiavano ad essere compassionevoli verso se stessi. Dopo soli 11 minuti, le frequenze cardiache dei partecipanti erano significativamente inferiori.

I ricercatori hanno diviso 135 studenti universitari in cinque gruppi, ciascuno dei quali ha ascoltato una serie diversa di istruzioni.
Uno dei gruppi è stato guidato attraverso una “scansione compassionevole del corpo“. E’ stato detto loro di prestare attenzione alle diverse sensazioni nei loro corpi con un atteggiamento di interesse e calma. Al secondo gruppo è stato dato un “esercizio di gentilezza amorevole auto-focalizzato.” Questo esercizio li ha coinvolti pensando pensieri positivi su se stessi e sui loro cari. Il terzo e il quarto gruppo hanno ascoltato le registrazioni che hanno innescato la loro voce interiore critica. Le hanno inserite in un “modello positivo ma competitivo e auto-valorizzante“. Come controllo, al gruppo finale è stato chiesto di immaginare che stavano facendo acquisti in un ambiente “emotivamente neutrale“.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Psychological Science. Hanno rivelato che il cuore di coloro che hanno ascoltato i messaggi d’amore aveva un battito cardiaco più basso degli altri.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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L’ORMONE DELL’AMORE

L’ossitocina ha un ruolo chiave nella relazione di attaccamento tra i cuccioli e la madre.

Nel 2005, in un articolo pubblicato su Nature, il neuroeconomista Paul Zak sosteneva che uno spruzzo nasale a base di ossitocina rendesse più inclini a fidarsi degli altri in un compito di spartizione di denaro. Altri studi hanno associato lo stesso spray a una maggiore volontà di confidarsi con sconosciuti, e a un miglioramento della teoria della mente, ossia la capacità di comprendere le intenzioni e i pensieri altrui, in parte compromessa in alcune condizioni, come nel caso dei disturbi dello spettro autistico.

Altre ricerche hanno associato una dose extra di ossitocina a una maggiore propensione ad affidare segreti compromettenti alla sorveglianza altrui.

In un nuovo studio pubblicato su Nature Communications l’8 febbraio 2019, Daniel Quintana, che si occupa di basi biologiche della psichiatria all’Università di Oslo (Norvegia), ha realizzato una mappa dei recettori dell’ossitocina nel cervello, e ha scoperto che l’ormone è attivo nelle regioni cerebrali coinvolte nella regolazione dell’appetito, nell’esperienza della ricompensa, nell’anticipazione e nelle relazioni sociali.

Dai risultati, ottenuti sovrapponendo una mappa che localizza i recettori dell’ormone, con un altro database che associa alle varie aree un diverso stato psicologico o comportamento, sembrerebbe che l’ossitocina abbia un ruolo nel regolare l’omeostasi (l’equilibrio) dell’organismo, e che abbia anche un ruolo – non ancora del tutto chiaro – nelle relazioni. Secondo Quintana, l’ormone dirige la nostra attenzione sulle interazioni sociali, senza necessariamente controllare le emozioni all’interno di esse.

Sul concetto di “interesse per l’altro” convergono alcuni interessanti studi animali.

Bloccando l’azione dell’ossitocina nel cervello dell’arvicola delle praterie (Microtus ochrogaster), un roditore noto per il comportamento monogamo, questo perde completamente l’interesse per il partner. Allo stesso tempo, se si somministra ossitocina a femmine di ratto vergini, queste iniziano a comportarsi da madri, raccogliendo i cuccioli nei paraggi e preparando tane per accudirli.

Altri studi associano la somministrazione di ossitocina all’emergere di sentimenti di invidia, al piacere derivante dalla sfortuna altrui e ad altre manifestazioni un po’ meno nobili di quelle di norma associate all'”ormone morale”.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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MUSICA, PELLE D’OCA E CERVELLO

Avere i brividi ed emozionarsi mentre si è in ascolto di una musica particolare è segno di un cervello fine: nelle persone “più sensibili” e con una musica molto piacevole il sistema uditivo si unisce ai sistemi di emozione e di ricompensa del cervello.

A sostenerlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience di Oxford Academic Press e condotta da Matthew Sachs, dottorando dell’University of Southern California, in collaborazione con altri ricercatori dell’Università di Harvard e della Wesleyan University, in Connecticut, secondo i quali tutto ciò è dovuto al fatto che ci sono molte più fibre che uniscono due particolari regioni cerebrali.

Gli studiosi hanno coinvolto un campione di venti studenti selezionati online tra oltre 200 candidati. Hanno poi selezionato 10 soggetti portati a rabbrividire alla loro canzone preferita e 10 che mai avevano provato questa sensazione.

I partecipanti sono stati poi sottoposti ad alcuni test per analizzarne le reazioni fisiologiche in risposta alle loro canzoni preferite: da qui è emerso che solo la metà dei partecipanti aveva avuto la pelle d’oca, nonostante fossero degli appassionati di musica. Quei volontari sono stati in seguito sottoposti a delle scansioni cerebrali (imaging con tensore di diffusione, DTI), da cui è risultato che gli individui a cui la musica fa venire i brividi hanno strutture cerebrali particolari. Avrebbero, cioè, un maggior numero di connessioni neurali tra la corteccia uditiva e le aree che elaborano le emozioni. Ciò significa che nel loro caso la corteccia uditiva e le aree adibite alle emozioni comunicano in maniera migliore.

Insomma, chi ha la pelle d’oca da musica presentava più fibre nervose che dalla corteccia uditiva, indispensabile all’ascolto, portavano a due altre regioni: la corteccia insulare anteriore, coinvolta nei sentimenti, e la corteccia prefrontale mediale, che monitora le emozioni assegnando loro un valore.

Dott. Roberto Cavaliere

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