STALKING E DIPENDENZA AFFETTIVA

“Se ami saprai che tutto inizia e tutto finisce e che c’è un momento per l’inizio e un momento per la fine e questo non crea una ferita. Non rimani ferito, sai che quella stagione è finita. Non ti disperi, riesci a comprendere e ringrazi l’altro: “Mi hai dato tanti bei doni, mi hai donato nuove visioni della vita, hai aperto finestre nuove che non avrei mai scoperto da solo. Adesso è arrivato il momento di separarci, le nostre strade si dividono” Non con rabbia, non con risentimento, senza lamentele e con infinita gratitudine, con grande amore,con il cuore colmo di riconoscenza. Se sai come amare, saprai come separarti”(OSHO)

 

All’interno del fenomeno della dipendenza affettiva, spesso la persona dipendente attua una serie di comportamenti che potrebbero ravvisare molte analogie con i comportamenti tipici del fenomeno dello “stalking”.

La parola “stalking” deriva dal linguaggio venatorio della caccia e letteralmente significa “fare la posta” per poi estendersi al comportamento intenzionale, malevolo e persistente, di seguire o molestare un’altra persona, creando così il fenomeno dello stalking.

Secondo gli studiosi il fenomeno dello stalking necessita della presenza di tre elementi:

  • un soggetto, detto stalker, che investe di un’intensa fissazione ideo – affettiva una determinata persona.
  • una sequenza comportamentale ossessiva di atti di sorveglianza, di controllo, di comunicazione, di ricerca di contatto
  • la persona individuata dallo stalker, detta stalking victim, che percepisce a livello personale come invadenti e sgraditi tali comportamenti, vivendoli come delle minaccia alla propria persona e svillupando un senso di ansia, di paura e altre problematiche psicologiche.

I comportamenti tipici del fenomeno dello stalking sono: telefonate, sms, pedinamenti, lettere e fiori, appostamenti vari (casa, lavoro, ecc…), violazione di domicilio, visita sul luogo di lavoro, minacce di violenza, violenza fisica e sessuale di diversa entità, fino ad arrivare a comportamenti estremi come tentato omicidio ed omicidio.

La maggioranza degli stalkers sono di sesso maschile ed attuano tali comportamenti nei confronti di compagne che hanno interrotto o vogliono interrompere la relazione.

Il comportamento di stalking viene agito per diversi motivi, quali:

  • per recuperare la relazione
  • per vendicarsi dei torti subiti
  • per dipendenza affettiva
  • per desiderio di continuare a esercitare un controllo sulla vittima.

Nel caso della dipendenza affettiva il dipendente-persecutore agisce il prorpio stalking per due motivi principali:

  • al fine di esercitare un controllo per timore di essere lasciato
  • dopo la rottura di una relazione per recuperarla o vendicarsi della sua ex.

Il livello di stalking messo in atto, e i correlati aspetti violenti variano in base al grado di intimità precedente esistente nella relazione. Una maggiore intimità presenta un maggiore rischio di violenza. A volte l’entità del fenomeno è anche associata a disturbi di personalità presenti nel molestatore. Molti studiosi ritengono che il fenomento non possa essere studiato tenendo conto solo del molestatore ma vada studiata la relazione di coppia che è una variabile importante nel fenomeno dello stalking.

Il profilo psicologico dello stalker ha diversi punti in comune con quello del soggetto affetto da dipendenza affettiva. Si è in presenza, il più delle volte, di una personalità debole che, per la paura di essere abbandonato, al pari di un copione già vissuto di esperienze infantili simili, si lega ossessivamente a qualcuno. Quindi lo stalker manifesta un gran bisogno d’affetto in presenza di disturbi relazionali legati ad eventi traumatici. Facendo riferimento alla teoria dell’attaccamento nello stalker c’è la presenza di un modello di attaccamento insicuro (ansioso – ambivalente, evitante o disorganizzato) per cui il non può fare a meno dell”altra persona, la quale diventa necessaria per la propria esistenza.

Scopo di questo articolo non vuole essere quello di accomunare il fenomeno dello stalking con quello della dipendenza affettiva, non fosse altro che lo stalking è anche perseguibile giudiziariamente. Si vuole, invece, far riflettere come il comportamento nei confronti dell’altro, di chi soffre di dipendenza affettiva, può, se portato all’estremo, diventare un comportamento da molestatore. Contribuendo, in questo modo a far “allontanare” ancora di più chi si teme di perdere o si è perduto.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

1 commento
  1. Monica
    Monica dice:

    Ci sono comportamenti facili da capire ma assai difficili da affrontare. Amare una persona non vuol dire sottomettersi al suo volere, ma spesso questo accade . Come essere rinchiusi in una stanza senza nessuna via d’uscita.

    Rispondi

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