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INCAPACITA’ D’AMARE

“Non sono sempre stato buono con lei, anzi, di solito ero un figlio di puttana. La amavo tanto e non sapevo cosa fare. Invece di darle ciò che sentivo, di colmarla di quell’amore aspro, me lo inghiottivo. E’ una cosa che non riesco ancora a capire: il suo amore mi arrivava senza problemi, il mio invece non fluiva verso di lei. Credo che il suo amore reprimesse il mio. Lei e il suo amore formavano una sostanza densa in cui il mio amore e io rimanevamo impantanati, allora diventavo una furia e lei non riusciva a capirlo. L’ho trattata male molte volte perché ero disperato ma l’amavo più della mia stessa vita e quando se n’è andata la mia vita si è spenta.
Quando ho saputo che l’avevo perduta per sempre sono impazzito. Prima che sia trascorso un secondo sarai morto centomila volte, dice un versetto del Corano e io ho dovuto viverlo. Non aveva smesso di amarmi ma il suo amore era malato e non sopportava la mia presenza. Ho visto tutto il dolore nei suoi occhi, tutti i miei tradimenti e le mie bugie, io ero la persona che si frapponeva tra lei e me, il rivale impossibile. Allora, quando ormai era troppo tardi, il mio amore è esploso, il suo amore malato non opponeva resistenza e il mio è andato dritto verso di lei ma lei ormai mi aveva chiuso le porte. E ho dovuto tenermi il mio amore e ci sono state gocce di sangue nel mio silenzio. Lei si è allontanata e io sono entrato nella cella frigorifera, il locale meno accogliente di tutti i manicomi, e non ne sono ancora uscito.” Efraim Medina Reyes

In questo significativo brano di un noto poeta è riassunta in maniera magistrale quella che è un incapacità d’amare o quella che tecnicamente viene chiamata philofobia (paura d’amare).

Questa incapacità d’amare potrebbe assume anche la forma di quello che definisco attacco al legame (vai al link)

Ogni altra parola è superfla rispetto alla descrizione del brano.

Per uscirne, il rpimo passaggio terapeutico è prenderne consapevolezza piena.

Il secondo passaggio è averne la volontà ed il desiderio di uscirne

Il terzo passaggio è agire in senso terapeutico, lottando contro le proprie resistenze.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

PHILOFOBIA (PAURA D’AMARE)

La signora P. – una patetica, bellissima Ofelia vestita solo di una lacera vestaglia – mi tirò sul divano cui era seduta. “Stiamo vicini, – disse. – Ho fatto una grande scoperta filosofica. Sa che differenza c’è tra vicinanza, somiglianza, uguaglianza e unione ? Vicinanza significa essere vicini, come con lei; quando somigliamo a qualcuno, gli somigliamo soltanto, restiamo due persone distinte; uguaglianza… significa che sei uguale all’altro, ma lui continua a essere lui e tu sei tu; nell’unione, invece non ci sono più due persone… ma una sola, una sola, è orribile… orribile, – continuò a ripetere, poi balzando in piedi in preda a un terrore improvviso, disse: – Non si avvicini troppo, se ne vada dal divano, non voglio essere lei”, e mi aggredì, cercando di spingermi via. Jacoboson in – La depressione – Giunti Barbera (pp.253-254)

 

C’è un termine, poco conosciuto, per definire la paura d’amare ed è PHILOFOBIA, vale a dire la paura d’innamorarsi o di essere innamorati.
Questa paura, nelle sue fasi acute o nei casi più estremi, si manifesta con gli stessi sintomi di un attacco d’ansia o di panico. Come sintomi abbiamo: dispnea, sudore eccessivo, nausea, tachicardia, agitazione ed altri sintomi tipici dell’ansia.
Quali le cause?
Le cause possono essere diverse, e la maggior parte riconducibile ad una sorta di “meccanismo di difesa”, non amiamo per non soffrire.

Ci sono cause che definirei reattivo-situazionali, quali ad esempio una passata e profonda delusione sentimentale che ci ha profondamente ferito al punto di non volerne più sapere d’innamorarci per il timore di soffrire di nuovo o di essere nuovamente delusi.

Altre cause sono riconducibili all’aforisma di C.Pavese “Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.” Amare significa denudarsi, gettare la maschera esterna che spesso indossiamo, rivelare le nostre debolezze. Queste cause le ritroviamo, spesso, nelle persone che vogliono a tutti i costi, in tutte le situazioni, dimostrare d’essere forti e l’innamorarsi potrebbe, invece, rivelare tutta la loro debolezza interiore.
Inoltre ci sono cause che affondano nella nostra infanzia, nel rapporto con i nostri genitori. Un esempio, fra i tanti, richieste d’affetto ai propri genitori che non trovano risposta o anzi inducono una loro risposta negativa.

Quando tale paura assume aspetti patologici rapppresenta il timore della perdita dei confini del sè, timore che si presenta in talune malattie mentali. Il brano citato di Jacobson descrive, appunto, il caso di una paziente quasi psicotica.

La psicanalisi è del parere che nell’amore il desiderio di unione coesiste con la paura della fusione, originando una lotta fra queste due forze opposte che nel caso della Philofobia vede uscire vincitrice la seconda.

Ritengo che la paura d’amare è fra le peggiore delle paure, perché ci priva della più bella delle componenti della nostra vita, quella d’amare e di essere amati.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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