NON ESISTE LA RELAZIONE FELICE ?

“….Il matrimonio moderno è soprattutto un’istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l’inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d’oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza.
Il matrimonio è un’istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell’altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi.
Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. E’ logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere.
Il terrorismo legato all’immagine del ‘matrimonio felice’ procura notevoli danni.”
A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

Guggenbuhl-Craig smaschera un mito che fa più danni di quanto sembri: quello del “matrimonio felice”.
Il punto centrale, è la distinzione tra salvezza e benessere. Il benessere è comfort, armonia, assenza di attrito. La salvezza è trasformazione, e la trasformazione passa per il conflitto, non lo evita.

Clinicamente lo vedo spesso: la coppia arriva in studio convinta che “se c’è sofferenza, qualcosa non va”. Ma il “lato psicopatico” di cui parla l’autore — quella parte rigida, non negoziabile del carattere dell’altro — è semplicemente l’incontro con l’alterità reale, non un difetto da correggere.
Ogni relazione a lungo termine ci mette di fronte a un limite dell’altro che non cambierà mai.
Un’osservazione critica però va fatta: l’idea che debba essere “il meno psicopatico” ad arrendersi rischia di legittimare dinamiche di squilibrio cronico, specialmente quando la freddezza emotiva diventa strutturale e non occasionale.
Tollerare l’intollerabile è un conto; normalizzare la disparità affettiva permanente è un altro.
La tenuta di un legame non dovrebbe mai chiedere a uno dei due di sparire emotivamente per sempre.

La sintesi utile per chi legge: cercare un matrimonio “sempre felice” è una trappola che genera solo colpa e delusione. Cercare un matrimonio vero significa accettare che attraversarlo — non evitarlo — è ciò che fa crescere.

Roberto Cavaliere Psicoterapeuta


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