
“Non posso vivere né con te, né senza di te”
Quando un verso di duemila anni fa spiega meglio di un manuale la trappola in cui cadono tante coppie.
Ovidio lo scriveva negli Amores, parlando di una passione che lo tormentava: “nec sine te, nec tecum vivere possum” — non posso vivere né con te, né senza di te. Un verso che sembra scritto ieri, magari sotto forma di messaggio mai inviato, o di pensiero delle tre di notte dopo l’ennesima discussione con la persona che si ama e che, nello stesso momento, si fa fatica a sopportare.
Non è solo poesia d’amore. È la fotografia perfetta di una condizione relazionale molto comune, che in psicoterapia si incontra spesso: la relazione ambivalente. Due bisogni che sembrano incompatibili — stare vicini e allontanarsi — vissuti non in sequenza, ma insieme, nello stesso istante. Si desidera l’altro e, contemporaneamente, si desidera la propria libertà da lui. Si soffre per la sua presenza e si soffre, ancora di più, all’idea della sua assenza.
Perché succede?
Spesso questa oscillazione nasce da un equivoco di fondo: pensare che amare qualcuno significhi dover scegliere per sempre tra sé e l’altro, come se le due cose si escludessero a vicenda. Chi vive così una relazione oscilla continuamente tra fusione e fuga, perché non ha mai imparato — spesso fin dai primi legami della propria vita — che si può restare in contatto con l’altro senza perdere il contatto con sé stessi.
È qui che il verso di Ovidio, letto con occhi psicoterapeutici, smette di essere solo una constatazione dolorosa e diventa un punto di partenza.
La trasformazione possibile
Il lavoro terapeutico su questo tipo di legami parte da un piccolo, decisivo spostamento di grammatica: da un non posso imposto dal bisogno, a un posso che nasce dalla libertà.
Non più: “non posso vivere né con te, né senza di te” — una frase che imprigiona, perché entrambe le strade sembrano chiuse.
Ma: “posso vivere con te, e posso vivere senza di te.”
Non è un invito a distaccarsi, né una promessa fredda di autosufficienza. È l’opposto: solo chi sa di poter reggere anche senza l’altro, può scegliere di stargli accanto per amore e non per paura. La presenza dell’altro smette di essere l’unica cosa che tiene in piedi la propria vita, e diventa — finalmente — una scelta libera, rinnovata ogni giorno.
Paradossalmente, è proprio quando smettiamo di dover stare con qualcuno che possiamo davvero scegliere di restare.
Roberto Cavaliere Psicoterapeuta
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