La personalità evitante non scappa dall’altro.
Scappa da ciò che potrebbe sentire per l’altro.

Dietro l’apparente freddezza o il silenzio di chi evita il contatto, spesso non c’è indifferenza, ma paura.
Paura del rifiuto, della delusione, del giudizio. Paura di scoprire di non essere “abbastanza” se si lasciasse davvero vedere.

Chi vive con una struttura evitante desidera profondamente la relazione, ma la teme. Si ritira prima ancora di rischiare di perdere. Così, nel tentativo di non soffrire, finisce per restare solo.

Le cause affondano spesso nell’infanzia: esperienze di umiliazione, disconferma o amore condizionato che insegnano che mostrarsi è pericoloso.
Le ferite dell’attaccamento diventano corazze emotive.

La terapia può diventare uno spazio nuovo, dove il contatto non ferisce e la vicinanza non punisce.
Con tempo, fiducia e rispetto dei limiti, chi evita può imparare che sentirsi non è un pericolo, ma una possibilità.
Roberto Cavaliere Psicoterapeuta


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