Amore o Umore o Tumore ?
Amore o Umore o Tumore?
C’è un gioco di parole che uso spesso in studio, perché dice in tre parole quello che a volte serve un’ora intera di seduta per far emergere: Amore o Umore o Tumore.
Perché in certi legami non si ama una persona: si ama il suo umore. Ci si sveglia ogni mattina a controllare la temperatura affettiva dell’altro, si impara a leggere il tono di una voce, il ritardo di un messaggio, il silenzio a tavola, come fossero bollettini meteo da cui dipende il nostro stesso diritto a stare bene. Quando l’altro è su, siamo su. Quando l’altro è giù, crolliamo con lui. Non è amore, è dipendenza dall’umore altrui: un saliscendi che promette intensità e restituisce solo instabilità.
E se questo saliscendi si cronicizza, l’amore-umore può davvero trasformarsi nel terzo termine del titolo: un tumore relazionale. Qualcosa che cresce silenzioso, si nutre di ansia anticipatoria e di piccole rinunce quotidiane, e nel tempo erode l’autostima, il sonno, il senso di sé. Non ce ne accorgiamo perché non fa male tutto insieme: fa male un po’ alla volta, ed è proprio per questo che è più pericoloso.
La domanda da farsi non è “quanto lo amo”, ma: la mia serenità dipende dalla sua? Se la risposta è sì in modo costante, non stiamo parlando di amore che nutre, ma di un legame che consuma.
Per immagine scelgo “L’Abbraccio” di Egon Schiele: due corpi avvinghiati fino a perdere i contorni, un’unione che sembra fusione ma che, guardata da vicino, è anche tensione, contrazione, quasi lotta. È l’immagine perfetta di certi amori: talmente intrecciati da non distinguere più dove finisce l’uno e comincia l’altro — e in quella confusione, spesso, si perde per primo il proprio umore.
Roberto Cavaliere Psicoterapeuta
per info e contatti https://wa.me/393208573502
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