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   USCIRE DA UNA DIPENDENZA AFFETTIVA

Mi chiamo Flavia, ho 34 anni da poco compiuti. Avrei necessità di capire ad un certo punto della mia vita cosa sto sbagliando.In breve racconto il punto della situazione ma devo partire comunque da lontano.Ho due fidanzamenti alle spalle: 1°( 8 anni) ero giovane, siamo cresciuti insieme avendo una vita irregolare.Quando ci siamo ripresi abbiamo capito; più lui che non era il caso di continuare.2°( 7 anni) avevo comprato anche casa ; ma la vita di relazione sessuale era finita da un po' per il resto tutto ok.Quando poi ho conosciuto un ragazzo che mi ha fatto particolarmente perdere latesta.La nostra storia è incominciata qui.Lui 44 anni con una storia alle spalle di "playboy" ed una relazione con unaragazza ex sposata semiconvivente con un altro ed una figlia. Lei estetista; lui era cliente e si frequentavano da circa 2 anni; lui andava acasa da lei e ci dormiva anche quando l' altro era via per lavoro.Nel frattempo lui ha messo su un centro estetico chiedendo a lei di andare a lavorare per lui , lei si rifiuta, ma ci va una sua collega che avra' a sua volta una piccola relazione poi scoperta dal marito.( Tutto finisce).Poi eccomi io: la nostra storia incomincia e Mario mi dice di questa relazione: lui continua a vederla e vede anche me. Piano piano lui decide e si stacca da lei .Lui ce l'ha con lei per il fatto dello smacco del lavoro .A distanza da un anno circa; lei si è rifatta viva e preme .Soprattutto perchè ora vuol andare a lavorare da lui.Lui non vede l'ora .Lui mi dice che devo dormire su due guanciali ma io non penso proprio.Per lui ho fatto di tutto ; visto come ci ho perso la testa.Mi sembra quasi di essere instabile anche caratterialmente.Il suo compartamente comunque è abbastanza ambiguo...non parla molto è un tipo taciturno però non pare mi nasconda niente.Ma io vivo nell' ossessione pura.NOn riesco a vivere in pieno e godermi lui in modo naturale senza pensieri .Ho sempre un senso di malessere .Mi sento sconfitta dal mondo intero.Mi sento completamente una frana .Non riesco a tenermi una persona con me e che mi faccia "star bene".Sarebbero tante altre le cose da dire ma volevo essere sintetica.

Caro dottore,è da tanto che vi seguo. Non è la prima volta che Le scrivo, ma ci sono altri tasselli alla mia avventura che dopo tre mesi si sono aggiunti. Mi siete stati d'aiuto per capire che soffrivo di una dipendenza affettiva e che questa è un'ombra che offusca la mia anima, ma che per il futuro imparerò a leggere.Questa consapevolezza non mi fa paura, anzi mi rassicura perché mi consente di capire perché ho sbagliato. Le scrivo, tuttavia, per rendere una testimonianza. Per far conoscere fin dove può arrivare la miseria delle persone che instaurano le dipendenze affettive e come chi ha il ruolo della vittima possa finire con il rimanere schiacciato dagli eventi. Ma le scrivo anche per riconoscere che grazie ad un maggiore distacco si può provare a lasciare che le azioni degli altri non siano motivo di disperazione. La storia è lunga e non voglio indugiare. Ne riassumerò i tratti salienti. L'avevo già raccontata ma ora sono accadute nuovi eventi e conosco altri elementi, prima a me ignoti. Sono stata fidanzata con una persona per due anni. Si è trattata di una storia che è iniziata da subito con delle complicazioni. Lui è una persona che nella vita si è sempre fatto travolgere dagli eventi piuttosto che dominarli. Ha paura delle relazioni, ma si fidanza continuamente, non consente alle sue donne di avvicinarsi fino in fondo, e poi quando le perde si chiede se è un pazzo.Quando avrebbe potuto sposarsi si è spaventato e l'ha persa. Quando avrebbe potuto avere un figlio l'ha fatta abortire e poi ha proseguito il rapporto anche in virtù di quella che poi ha vissuto come una tragedia. Quando non voleva niente ha messo incinta una donna che lo ha incastrato per tutta la vita in quanto si è tenuta il bambino. Un bambino che lui non voleva e che in due anni non è mai riuscito ad amare, né in fondo ha mai provato ad avvicinarsi a lui seriamente.Come si capisce bene è il profilo di una persona, diciamo, complicata. Sono arrivata io. Proprio a ridosso della nascita del bambino. Lui peraltro si era rifiutato di assumere notizie sulle scelte della madre, sicché io non sapevo, e lui non ne era cosciente, che da lì a poco sarebbe diventato padre. Sono rimasta accanto a lui, pur facendomi molta paura la sua situazione psicologica. E sono stata la classica donna devota. Devota a lui in tutto, pur covando un malessere di fondo che non mi ha mai abbandonato. In breve, sono passati i mesi, talvolta, ci siamo anche allontanati. Lui succhiava da me tutto il mio amore. Mi manipolava, mi spingeva ad esprimermi al massimo, mi metteva alla prova perché in fondo voleva conferme. Perché pensa che in fondo nessuno può amare candidamente. Come ha riconosciuto lui stesso da recente, ha cercato sempre il mio limite. Voleva conferme sul fatto che io non fossi realmente la persona che aveva accanto, che fossi sporca e isterica come tutte le donne. Voleva la dimostrazione che prima o poi gli avrei fatto del male, lo avrei tradito, non tanto fisicamente, ma nel modo in cui ero e nei valori di onestà, dialogo, serenità e comprensione, in cui fermamente manifestavo di credere e per i quali spendo la mia vita con tutti. Ma questo limite non lo ha mai trovato. Al contempo, ha cominciato a distruggere il nostro rapporto. Non mi voleva, non mi amava e pur chiedendomi e manifestandomi una grande felicità per quello che giorno per giorno gli dimostravo, ringraziandomi per questo amore dolcissimo, facendomi sentire una persona unica, tramava alle mie spalle. Si è entusiasmato della "amica" con la quale aveva un rapporto morboso da ventanni. Lavoravano insieme, lui era il suo punto di riferimento, colmando i vuoti della sua vita, e lei aveva il ruolo che non potevano avere le sue fidanzate, tenute sempre ad una distanza di sicurezza. Ciascuno aveva l'arroganza di non sentire mai il vuoto sotto i piedi, quel vuoto che l'amore quando è vero spesso ti fa sentire.Sono stati insieme, dapprima in un periodo in cui noi eravamo lasciati e lei era sola: ma poi lei lo ha lasciato in asso senza una parola rimettendosi con il suo fidanzato di dieci anni. Poi dopo circa sette mesi, non so se prima o dopo che lei si lasciasse nuovamente, hanno ricominciato a stare assieme, agendo non so per quanto tempo alle mie spalle. Mentiva e lo faceva in modo che ora mi appare spudorato, che mi fa paura perché perverso.Nel frattempo abbiamo vissuto il periodo più intenso e dolce della nostra storia, dove lui talvolta sembrava mi amasse. Durante il quale faceva progetti, sia pur timidamente e con una grande ritrosia. All'improvviso - un mese - ha cambiato atteggiamento e mi ha lasciata, dicendo che non mi amava, che era incapace di arrivare al fondo delle sue storie; che arriva sempre allo stesso punto e al momento della svolta distrugge tutto. Io ho sempre avvertito tutte le sue paure. Sono riuscita a leggere quell'inquietudine che annida nel suo cuore, vivendo un sentimento empatico che mi avvolgeva e mi riempiva della profonda conoscenza del suo animo. Ho sofferto ma speravo che avrebbe fatto un percorso quanto meno per capire meglio il suo animo. Esattemente come ho cercato di fare io. Bene, dopo soli tre mesi, lei è incinta, la notizia l'ho appresa da poco. Ed è chiaro che ciò è successo a ridosso dalla fine del mio rapporto. La cosa che mi ha fatto più male non è il tradimento, ma il fatto che mentre io lo difendevo agli occhi di un mondo che lo ha sempre criticato, dicendo che era una persona negativa, io lo ho sostenuto e gli ho dato un amore puro. Lui orami ha detto che invece non avrebbe dovuto ricominciare la storia con me dopo lei e che ha agito per sgretolare il nostro rapporto, volendo così vendicarsi delle donne.Ma non è finita. Ora ha paura di ciò che gli sta accadendo, del bambino, di questa donna che infondo non conosce come compagna, non sa quanto lo ama, e peraltro aveva una granfretta di avere un figlio (ha 40 anni). Ora dice che si rende conto che il mio era un amore sincero, crede in chi sono e pensa che una persona come me, capace di accogliere e sostenere, di andare al fondo delle cose e di volere andare oltre, non la potrà più avere, che mi ha voluto e ora che mi ha perso mi vorrà moltissimo.Ho mille pensieri e mille convinzioni. Ancora una volta penso a lui: la sua miseria mi fa una profonda pena. Non riesco ad odiarlo, ancora lo guardo con il cuore che si stringe. E' come se lo guardassi dall'alto e lui mi fa una tenera tristezza.Alla fine, sono distrutta perché il mio amore candido è stato oltraggiato nel peggiore dei modi. Sento, però, di stare bene. Mi sento forte; a pezzi maforte; perché ho forte dentro di me la consapevolezza che la mia fortuna è il mio essere una persona buona e capace d'amare. Mi sento forte perché adesso conosco anche quali erano i miei problemi. Vorrei che la vita mi desse un'altra chance, ma allo stesso tempo non mi spaventa stare da sola. Mi nutro del mio equilibrio e della ricerca di me. Non cercherò quello di cui ho bisogno negli altri. Non avverto il bisogno degli altri, ma - questo sì, lo devo ammettere - avverto la voglia di avere la possibilità di amare in modo ancora più maturo di quanto non abbia mai fatto. Chissà se alla fine la vita darà anche a me questa occasione. Certo, non nascondo che ho paura di ricadere nei miei errori, soprattutto perché mi sono sempre innamorata di persone che mentalmente erano stimolanti ma che psicologicamente si sono rivelate dopo un po' fragili. A volte dottor Cavaliere vorrei che qualcuno mi dicesse che lui sarà un infelice, vorrei che qualcuno mi dicesse che nella vita la cattiveria e la perversione si paga. Lei cosa pensa? Ciò non toglie che il dolore è la manifestazione più lampante di insensatezza!


Flavia la ringrazio per la significativa testimonianza. Lei ha iniziato un percorso di "guarigione" che è ancora lungo e doloroso ma se sarà determinata e tenace riuscirà. Ed il dolore che prova non è insensatezza ma lo consideri il più saggio dei consigliereri, l'unico che può dare la forza di compiere un percorso d'uscita dalla dipendenza affettiva. Cordiali saluti.

Caro dott. Cavaliere, La ringrazio per il suo incoraggiamento, offertomi in risposta alla mia precedente lettera. Però, forse perché cerco sempre di andare a fondo alle cose, mi rimane un senso di insoddisfazione. Si parla solo di vittime. Certo, siamo noi che spesso facciamo un percorso che nel dolore ci porta a cercare delle risposte e delle vie di guarigione. E tuttavia, continuo a chiedermi: i carnefici che destino hanno? Continuiamo a essere vittime solo noi? Siamo solo noi che dobbiamo affrontare frustrazioni, prese di coscienza, paure? Loro non sono, a loro volta, vittime di se stessi? Continueranno a essere vincitori anche dopo? Insomma, essere carnefice in una relazione dipendente non provoca mai nessuna conseguenza? Non nasce mai da una patologia o da qualche problematica pregressa e irrisolta? Basta che la relazione finisca, affinché il loro essere "carnefici" non si riproponga? Solo le vittime incorrono nel rischio di una coazione a ripetere? Tutto questo mi lascia molto perplessa. Spero che ci dia qualche indicazione in più. Non so, infatti, se può essere utile, ma una sua risposta a questi interrogativi continuo a pensare potrebbe completare il quadro di quella parte in ombra rappresentata dal "carnefice" che in tutte le testimonianze, le richieste e il dolore che leggo rimane sempre oscura a tutti noi, e che conoscere ci potrebbe aiutare a "riconoscere" in futuro, onde evitare di tornare a sbagliare. Si spera.Flavia

Flavia lei centra un'aspetto molto importante, quello dei "carnefici" che sarà oggetto di un mio prossimo articolo sul sito. Posso solo dirle, come lei ha già intuito, che il "carnefice" è vittima di sè stesso, del suo "narcisismo patologico". Nacisismo che lo porta a collezionare "vittime" per rafforzare la sua debole autostima. E talvolta diventa "vittima" delle sue stesse "vittime". Una relazione vittima-carnefice non è mai così lineare come sembra. Saluti

DIPENDENZA AFFETTIVA ORA BASTA

Età: 40 Dopo 6 anni di convivenza ho detto basta!

Ero diventata dipendente dal mio compagno non solo economicamente( mi consigliò vivamente di lasciare il mio lavoro per gestire un suo negozio)ma in tutto e per tutto.

Lui gelosissimo di tutti, improvvisamente aveva scatti d'ira, mi ingiuriava, mi umiliava, mi cacciava fuori di casa,mi allontanava dal lavoro...sembrava che cercasse un pretesto per picchiarmi o offendermi ed io vivevo con la convinzione che fosse veramente colpa mia se lui s'arrabbiava, allora cercavo di indovinare i suoi umori, i suoi desideri ed in punta di piedi e con il terrore di sbagliare ancora lo accontentavo in tutto. Mi ripeteva che mi amava moltissimo e che se avessi provato a lasciarlo m\'avrebbe ammazzata. Io ci sorridevo su anche un pò lusingata;in fondo erano episodi distaccati nel tempo...avevo il tempo di recuperare le forze per riaffrontare le umiliazioni (anche davanti alla gente)e gli oggetti tirati in faccia. Mi ha sempre fatta sentire in colpa anche quando succedeva qualcosa che non dipendeva da me....ma forse nulla dipendeva da me! E' stato sempre lui a dirigere,organizzare,decidere. Se partiva pretendeva che io stessi sveglia la notte per telefonargli e tenergli compagnia mentre lui guidava...se mi addormentavo me lo avrebbe rinfacciato al suo ritorno...Se dimenticavo qualcosa fuori posto era una tragedia..era capace di farmi alzare nel cuore della notte per risistemare. Durante la notte mi abbracciava..a volte era anche tenero...ma improvvisamente gli davo fastidio...diceva che russavo...mi svegliava violentemente con ingiurie ed improperi. Di giorno ,appena alzata, dovevo trottare per andare a lavorare e se lui arrivava e qualcosa gli andava stortomi accusava del suo nervosismo...perchè non lo avevo fatto dormire!Ma potrei stare qui a scrivere per ore...6 anni sono lunghi. L\'ho amato troppo ed ho accettato tutto.

Ora ho saltato il fosso: ho lasciato lui e il lavoro e da circa un mese sto cercando di rimettere insieme i pezzi della mia vita. Da un mese finalmente la notte dormo!A volte mi sfiora un pò di nostalgia ma mi appare subito il suo sguardo torvo,la sua voce alterata,il suono violento delle sue parole,l\'umiliazione delle botte. A volte mi sfiora l\'ansia e la paura del domani..non ho ancora un lavoro, ma mi appare un tramonto meraviglioso o il sorriso dei miei figli: LA MIA VITA é TROPPO BELLA , non posso avvelenarla con problemi che non sono miei.Credo di avere avuto un\'infanzia tutto sommato serena anche se ho una madre un pò troppo invadente che io provvedo a tenere a bada. Le chiedo di confortarmi e lei di sua iniziativa va a supplicare il \"mostro\" di riprendermi con se,teme forse che io possa morire di fame. Voglio uscirne...voglio la libertà...voglio vivere…

La ringrazio per aver pubblicato la mia testimonianza.

Ho apportato altri cambiamenti alla mia vita: sto piano piano riprendendo a svolgere il mio precedente lavoro.Ero un\'insegnante di canto...SONO un\'insegnante di canto e sto mettendo su un coro polifonico di voci bianche e voci femminili...mi circondo di donne dai 5 ai 70 anni ..scrivo io i canti e la prossima settimana ci esibiremo...pendono tutte dalle mie labbra ed i risultati sono considerevoli. In più dò lezioni individuali e riesco a racimolare qualcosina.Ho ripreso a frequentare amici e amiche che mi danno tanta solidarietà, compagnia e forza per superare la \"malattia\". A marzo ho la possibilità di partecipare ad uno stage per animatori..e forse c\'è la possibilità di un lavoro stagionale in una località turistica.Prendo in considerazione ogni offerta lavorativa...purchè nessuno mi sfrutti.Continuo a guardarmi dentro per capire le cause che mi hanno portato alla dipendenza affettiva. Penso di averne trovato almeno uno: ho un precedente matrimonio fallito con un uomo che per la sua inettitudine ed inconcludenza mi ha creato seri problemi economici e legali(una società in cui ero l\'amministratore solo nominale è stata dichiarata fallita con bancarotta fraudolenta)..a 33 anni l\'ho lasciato aggrappandomi ad un uomo che mi sembrava più forte anche da un punto di vista lavorativo...la mia ancora di salvezza...la risoluzione ai miei problemi: il mostro. Il mostro mi ha dato fiducia, un lavoro più stabile, l\'amore, il sesso, ma pretendeva che lo amassi incondizionatamente subendo i suoi umori, le percosse, le umiliazioni ubbidendo senza esitare alle sue \"indicazioni\". Ho sempre sofferto ma inconsciamente pensavo che me lo meritavo visto che non avevo fatto abbastanza per salvare il mio precedente matrimonio...non potevo fare di nuovo lo stesso errore..anche perchè \"il mostro\" mi rinfacciava spesso i miei antichi errori(anche un tradimento al mio ex marito). E così sono trascorsi 6 anni di sensi di colpa, sacrifici, sofferenze annientamento..ecc.ecc.Poi la ribellione ..e spero la rinascita. Ora \"il mostro\" mi ha inviato una lettera implorandomi di tornare da lui..Eccone un estratto:\"Perchè sei così arrabbiata?Perchè hai voluto distruggere?Perchè mi hai abbandonato? perchè non hai voluto chiarire? Perchè hai permesso che questo rapporto finisse per una banale incomprensione? TU LO SAI CHE TI AMO!Possibile che hai dimenticato tutti i momenti belli passati insieme?\" Delle percosse,le umiliazioni,le offese nessun accenno.Ho risposto alla sua lettera affermando che ricordavo poco i bei momenti visto che iricordi più vividi erano i maltrattamenti fisici e psicologici ma non gli portavo rancore ho attribuito il fallimento del rapporto ad una incompatibilità di carattere e di \"vedute\" pensavo piuttosto a riprendermi la mia vita, a curare la mia anima lontano da lui e, siccome ho amato quest\'uomo, gli ho consigliato di fare altrettanto magari facendosi aiutare da uno psicologo.Non so se lo farà e francamente non mi importa più di tanto...è un suo problema...io sono troppo concentrata a risolvere i miei. Ogni tanto ho ancora delle incertezze,forse è la paura di non farcela ma non dura molto. Vorrei creare un gruppo di auto aiuto nel mio paese visto che io ho avuto difficoltà ..è un\'idea che già ho proposto ad alcune amiche...ma hanno paura di esporsi..la dipendenza affettiva è molto più acuta in un piccolo centro purtroppo. Grazie ancora. La informerò sul decorso della mia malattia e sui miei progetti.

E' trascorsa un'altra settimana ed io sono ancora qui a lottare contro il "mostro" che continua a controllarmi facendomi chiamare da tutti gli amici comuni ed alleandosi con mia madre,la vera maschilista della storia,la quale è convinta che io sia ancora innamorata di lui e che quindi sia giusto che torni sotto le sue grinfie. E' lo stesso comportamento che adottava quando ero piccola nei confronti del mio fratellino maggiore. Il "fratellino" di 3 anni più grande di me,mi torturava,mi picchiava, rubava i miei giocattoli e mia madre: " lui è più grande...è maschio...tu sei più buona...lascialo perdere"..solo che quando io avevo circa 8 anni, il "fratellino" ne aveva11... pensavo che questo episodio fosse irrilevante...eravamo bambini... io ricordo bene...ma non ho mai voluto ammetterlo nemmeno con me stessa...ma anche in quel caso mia madre diede la colpa a me..ero io la puttana..avevo solo 8anni. Non se ne è mai più parlato..ed io non ho nessun contatto con il "fratellino" ormai da anni...ma ora ho avuto la forza di tirare fuori ogni episodio della mia infanzia...io voglio la serenità io devo uscirne..Ho tanta rabbia...tanto rancore..e pure se non odio mia madre,lei è anziana e sola, la ritengo responsabile dei miei problemi. Scusi per lo sfogo..ma mi è servito per ricordare e per capire. Grazie

 


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