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IL CIRCOLO CULTURALE BERTOLT BRECHT Spazio 4/Via Giovanola 19/C_Milano Tel +39 3397908472 - www.bertoltbrecht.it - MM2 Abbiategrasso A cura di: Maria Chiara Salvanelli presenta Lunedì 23 Marzo 2009 alle ore 18.30 Tracce
di Micol Ferrea Ciclo: Un artista al di sopra di ogni sospetto La mostra resterà aperta da lunedì a giovedì dalle 16 alle 18 fino al 08/04/2009
Tracce di materia, di colore, tracce di vita vissuta che raccontano una storia ed una trasformazione. La pittura di Micol Ferrea è materica e al tempo stesso significante, astratta, ma profondamente comunicativa. E' una pittura fatta di impulso e istinto, laddove nasce l’idea e si trasforma immediatamente in colore e forma. Il processo creativo è per l'artista istantaneo e fulmineo, un furor che l'attraversa e la pervade e si può scorgere in lei quell'atteggiamento saturnino e melanconico proprio di molti pittori e poeti. Fantasie e ossessioni che dirompono sulla tela bianca e che la fanno parlare. Sigmund Freud diceva che «l'uomo felice non fantastica; solo l'insoddisfatto lo fa. Sono desideri insoddisfatti le forze promotrici delle fantasie, e ogni singola fantasia è un appagamento di un desiderio, una correzione della realtà che ci lascia insoddisfatti»[1]. Un percorso catartico dunque quello di Micol, ma al tempo stesso un'evoluzione interiore e pittorica. Nelle prime tele ricorre e compare sovente l'immagine dell'infinito, simbolo archetipico per eccellenza, con cui l'artista si mette in comunicazione. «Ogni relazione con l'archetipo, vissuta o semplicemente espressa, è commovente» - scrive Jung - «cioè essa agisce poichè sprigiona in noi una voce più potente della nostra. Colui che parla con immagini primordiali, è come se parlasse con mille voci; egli afferra e domina, e al tempo stesso eleva, ciò che ha designato dallo stato di precarietà e di caducità alla sfera delle cose eterne»[2]. In seguito la pittura di Micol diviene più intimista, introspettiva, meno simbolica (l'immagine dell'infinito è scomparsa!): un cambiamento di rotta, si potrebbe pensare, piuttosto una consapevolezza cercata e raggiunta, una visione interiore dai contorni più definiti e forse più ottimista, perchè legata alla hic et nunc. Una tela si intitola Baudelaire, il cantore dello spleen e della malinconia. Il poeta è ritratto come davanti ad uno specchio o forse al cospetto di un suo alterego, segno della volontà di apertura verso il mondo esterno, traccia, nella pittura e nella vita dell'artista, di una rinnovata coscienza nel rapporto con se stessa e con gli altri. -------------------------------------------------------------------------------- [1] FREUD S., Il poeta e la fantasia (1908), in Id., Opere, Torino 1972, p. 378. [2] JUNG C.G., Psicologia analitica e arte poetica (1922), in Id., Scritti scelti, ed. cons. a cura di J. Campbell, Como 1992, p. 306. |