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UOMINI CHE AMANO TROPPO

TESTIMONIANZE

Gentile Dr. Cavaliere, mi sono imbattuto in questo sito casualmente, cercando una risposta a tutti i miei perchè.

Mi presento mi chiamo Antonino ho 46 anni, un matrimonio fallito alle spalle ed una storia d’amore bellissima ma per lei finita, io ancora non riesco a crederci. Ho letto alcune e-mail di lettori, e cosi ho deciso di scrivere anch’io.

Mi sono sposato all’età di 25 ed ho 3 figli che amo più della mia vita, mi sono sposato per amore con mia moglie ci siamo conosciuti che avevamo 17anni. Il nostro matrimonio è andato presto in crisi convivendo ci siamo accorti che qualcosa non andava, purtroppo il mio lavoro mi portava a lunghi periodi fuori casa, lei lo sapeva quando ci siamo sposati ma evidentemente l’impatto con la realtà per lei è stato diverso dall’ immaginazione.

Dopo anni di crisi 4anni fa, mentre ero ancora sposato ho conosciuto in chat una donna anche lei sposata ed un matrimonio in crisi. Lei è una mia conterranea ma vive al nord, all’inizio è stata amicizia ma poi pian piano l’ amicizia si è trasformata in amore. il nostro amore e stato per un certo periodo telefonico, ci sentivamo sempre e ci mandavamo sms continuamente, ma forse per questo molto forte eravamo in perfetta sintonia, ci capivamo anche dai nostri silenzi, una cosa unica, mi dava forza e vitalità. Poi ci siamo visti e questo ha rafforzato ancora di più il mio amore, era è lo è tuttora il centro del mio universo. Io passavo da lei quando rientravo dalle mie trasferte e per vederla di più riuscì anche a viaggiare di più, a casa il mio rapporto con mia moglie si deteriorava sempre più per me esisteva solo Angela, mi ero allontanato anche dal letto coniugale perchè sapevo che a lei dava fastidio che io dormissi con mia moglie. Purtroppo a causa della mia condizione di uomo sposato non riuscivo a darle di più per il momento, ma le avevo detto che mi sarei separato perchè amavo lei e solo lei. A giugno dell’anno scorso intanto lei si separa dal marito e logicamente si aspetta che anche io faccia la stessa cosa, ma al momento la mia realtà familiare me lo impediva. Nel mese di Agosto mi chiede di passare una settimana da lei ma io purtroppo non potevo mi sarei tirato la zappa sui piedi nei confronti di mia moglie, che già sapeva della mia relazione con lei. Lei a causa di questo mio comportamento si sente messa da parte ma non è cosi lei è sempre la donna che amo, solo che la mia situazione del momento non mi permetteva di fare certe cose ma lei questo non lo capiva. Comincia a mandare sms a mia moglie ma la cosa non mi dava fastidio perché ormai il mio matrimonio era completamente finito. Poi per un certo periodo la nostra relazione sembrava in ripresa, ad Ottobre la Società per la quale lavoro mi propone un trasferimento verso un altra sede, da premettere che potevo scegliere di rimanere a lavorare nella mia città, ma io scelgo il trasferimento per potermi avvicinare un pochino a lei e per rompere ancora di più con mia moglie, e questo a lei l’ avevo detto, ma lei non si fidava più eppure ho fatto tante cose per lei, ho rischiato di perdere il lavoro, ho affrontato suo marito, ho provato a cercare lavoro da lei, mi sono trasferito allontanandomi dai miei figli ma lei non mi credeva pensava che io la usassi per i miei comodi. Durante le feste natalizie lei mi chiede di passarle da lei ma io purtroppo non potevo ancora, cosi lei si stanca. La svolta avviene a febbraio di quest’anno parlo ancora una volta con mia moglie per separarmi e parto in trasferta. Nel frattempo lei dice di volermi lasciare non mi crede più però dice che mi ama ancora.

Intanto io ho un grave problema in famiglia, nonostante questo continuo con la separazione da mia moglie, l’ho fatto perchè mi sono reso conto che lei era il mio mondo e l’amavo tanto ma mi dice che ormai era troppo tardi anche se mi amava ancora non mi credeva più, io cerco di farle capire che non l’ho mai presa in giro ma lei niente sembrava che i quattro anni insieme non fossero mai esistiti.

Come conseguenza cado in depressione la tempestavo di telefonate e adesso mi rendo conto che era un grave errore. Nonostante tutto non mi arrendo le chiedo un altra possibilità ci vediamo diverse volte, lei mi fa conoscere sua figlia alla quale mi affeziono, faccio tutto quello che un uomo può fare per dimostrare amore. Durante la depressione pensavo di farla veramente finita, non rendevo più nel lavoro ed ero abbandonato a me stesso, mi rialzo anche perchè lei mi aveva detto che mi avrebbe dato un altra opportunità ed io ci credevo ancora, parto per la Tunisia e ci lasciamo che lei avrebbe riflettuto sulla nostra situazione. Al mio rientro ero ottimista non potevo pensare che una storia così bella finisse miseramente. Avevo sbagliato in passato, ma la punizione mi sembrava dura avevo riflettuto sui mie sbagli e mi ero reso conto che non l’ avevo mai presa in giro l’amavo è l’amo veramente avevo rivoluzionato il mio modo di essere e la mia vita per lei non poteva aver dimenticato questo. Vado da lei senza avvisarla, volevo farle una sorpresa, ma lei non l’ha prende bene mi dice che da 15 giorni aveva iniziato un altra storia con un altro e che ormai era tardi, il mondo mi crolla di nuovo addosso. Avevo creduto veramente che mi avrebbe dato una possibilità l’amavo e l’amo. Perchè mi aveva fatto conoscere sua figlia e portato a casa sua in questo periodo se aveva intenzione di lasciarmi definitivamente?

E adesso mi ritrovo con una separazione in corso (ma di questo non mi pento era inevitabile prima o poi), lontano ai miei figli che amo immensamente e che mi mancano tanto, solo,e con tanto amore nel cuore ma anche tanta amarezza. Vorrei riuscire a dimenticare, lei mi dice di riprendere la mia vita, ma quale vita se la mia vita era lei! Non so nemmeno perchè ho scritto, penso che l’ho fatto come sfogo perchè non ho nessuno con cui parlare e per lasciare la mia esperienza per altre persone che come me soffrono. Ora mi sto buttando nel lavoro, quello grazie a Dio va bene, ma mi sento vuoto dentro mi sento lo stomaco come se avessi un cane che me lo morde continuamente e non so per quanto tempo durerà perchè lei mi manca, mi manca il nostro amore l’essere con lei un tutt’uno perchè eravamo cosi. Avevamo fatto tanti progetti, e non riesco a darmi pace. Ho tanto amore dentro e non sono riuscito a dimostrarlo e questo mi fa star male. Adesso spero che almeno lei possa essere felice perchè anche lei ha sofferto e so quanto mi ha amato e spero che io possa riprendere la mia vita, anche se so che sarà molto difficile l’amo tanto non avevo mai amato così, mi ero totalmente aperto a lei e mi sono ritrovato molto vulnerabile,cosa che non mi era mai successo, ma ero sicuro di noi. Non mi pento di quello che ho fatto perchè non ho fatto niente di male ho soltanto amato e lottato per amore. Di questo non bisogna mai vergognarsi.

Io spero sempre che lei si renda conto di quanto l’ho amata e quanto l’amo e spero che questo mio dolore si calmi e lasci il posto ad un bellissimo ricordo o ad una realtà più bella. A questa mio sfogo vorrei aggiungere un altra crudeltà del destino. Ho cercato di dimenticarla scrivendomi ad un agenzia matrimoniale on-line e ricevo il profilo di una donna totalmente compatibile con me, ebbene quella donna era lei, me lo ha confermato per telefono, pensate come mi sento.

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Carissimi sto soffrendo la seconda volta come un cane. Dopo un matrimonio che è durato 12 anni, la seconda Relazione (lei oggi 34 io 42) soprattutto conflittuale e durata 9 anni. Adesso lei ha chiuso il rapporto. Mi ha detto ben chiaro, che a chiuso mentalmente da tempo. Non sente più niente per me. Poi nel momento che un amico , mi ha confermato di avere visto lei con un uomo, si scatto in me una pressione incredibile, che mi ha portato in depressione. Il problema e che non accetto che lei ha chiuso, tento di tutto di riconquistarla. Quanto per ore non si fa sentire, piango e cado in sofferenza. Non mi sento di fare nulla, nel momento che gli telefono, o telefona lei, incomincio a vivere, faccio i servizi di casa e altro. Quanto vado a casa di lei, non mi regala neanche uno sguardo. Gli fa fastidio che sono li. guarda l´orologio, per non dirmi vai a casa. Esco con dolore e lacrime. Mi fa male. aiutatemi non so come uscirne. e una vera e propria dipendenza. cordiali saluti Salvo (Germania)

COMMENTI

Caro Salvo, grazie per la tua testimonianza.

Abbi fiducia nel tempo, secondo la mia esperienza è sempre la migliore medicina. Ma ricorda che è fondamentale lo spirito con cui affronti le situazioni. Sii positivo, anche se ti sembra che tutto sia perduto, che non abbia più senso la tua vita, che tu da solo non abbia un senso… non è vero, tu sei una persona unica e speciale. Oggi le cose vanno così, ma domani la vita ti sorriderà di nuovo. Ma se tu vuoi che la vita ti sorrida, sorridile tu per primo e ringrazia te stesso per tutte le cose belle che hai, per tutto il bene che fai per te e che hai fatto nel tempo. Guarda intorno a te quante cose belle ci sono, e quante altre puoi costruire tu. Ama tutto e tutti, perchè solo dall’amore può nascere altro amore. Non sappiamo se con questa donna tornerà l’amore, ma se così non fosse è solo perchè c’è qualcos’altro di buono che ti aspetta. Oggi ancora non sai cosa sia, ma un giorno riuscirai a vedere, e allora tutto sarà chiaro e darai un senso a questa sofferenza di oggi. Crea oggi qualcosa di buono e di bello. Ti abbraccio, f.

Carissimo Salvo, conosco molto bene il tipo di dolore che stai provando;é un travaglio mostruoso che devasta la personalità intera. Secondo me, non ci sono soluzioni o ricette a buon mercato;sino a quando tu sarai innamorato di questa ragazza e non potrai ristabilire il rapporto,sarai costretto a soffrire le pene della privazione. Io cercherei di risolvere il caso con un ragionamento razionale e filosofico: Chi è L’uomo? chi è la donna? ,perchè la solitudine?, c’è un futuro? perchè esiste il bisogno di un altro essere per poter vivere meglio? esiste Dio ? esiste il destino?. Secondo mè la causa di questa sofferenza è dovuta al fatto, che tu hai esperimentato il Paradiso in Terra ,avendo avuto un’esperianza amorosa con questa ragazza.(una donna per un uomo, é sempre immagine sublime e quasi oserei dire, Dio stesso.) Caro Salvo , penso che il dolore che stai provando sia peggio del morire; resisti a questo attacco della natura ,a questo vomito di percezione,io intanto cerco di piangere con te… Ne Usciremo vittoriosi, perchè chi Ama lo dimostra solamente nella privazione e nell’oscurità . un abbraccio forte da Luca

FALLIMENTO

Gianni Età: 48 Egregio Dottore, meglio un dolore lancinante che una ferita sempre aperta, vero?

Allora, storia simile a tante altre, la mia: venticinque anni fà ormai, alle soglie del matrimonio ormai fissato, mia moglie ebbe un ripensamento confessato a me solo perché, poco più che ventenne avrebbe dovuto trasferirsi a molte centinaia di chilometri dai suoi affetti e dalle sue amicizie d’infanzia (come me del resto). Dietro mia insistenza ci fu il ripensamento e l’accettazione. Questo credo sia stato il peccato originale che ho commesso che non ho mai espiato a sufficienza. Per questo motivo ho perdonato una sua prima distrazione che si concesse con un comune “amico” conoscente in occasione di uno dei tanti periodi che trascorreva per i motivi su esposti presso la famiglia d’origine. Stetti molto male ma perdonai e mi impegnai ancor di più. Ho condotto la mia vita nell’interesse di mia moglie e dei figli. Mi sono sempre concesso poco. Ciò che facevo, l’aiuto sostanzioso che ho sempre dato in casa, rinunciando nei primi anni anche alla carriera è sempre stato da lei sempre poco apprezzato e riconosciuto perché ritenuto a torto o ragione dovuto; in ogni caso non mi è mai pesato e mi ha sempre gratificato. C’era il piacere di donare all’altro una parte di me. Lei invece ha continuato a sentirsi poco gratificata perché ha vissuto, come dicevo, con dolore il distacco geografico dalla sua famiglia di origine. Pur amandoci i nostri dissidi hanno avuto sempre questa origine. E per questo motivo ho sempre accettato, e solo quando la convivenza si protraeva oltre il sopportabile, a malincuore, di condividere molto del nostro tempo e la nostra casa e le feste comandate con i suoi familiari.

Avrei voluto stare solo con lei in occasione della nascita del primo figlio ma con il pretesto dell’aiuto in casa ho accettato la presenza in casa della di lei madre per lunghi periodi come fatto ineluttabile, quasi fosse la “condicio sine qua non” della tranquillità di mia moglie ed, in definitiva,dell’integrità della nostra unione.

Sono stato molto attento sempre alla qualità del nostro rapporto e queste cose che le scrivo le ho evidenziate mentre accadevano ma ho trovato su quest’aspetto sempre un muro invalicabile da parte sua, e solo per paura di perderla non ho posto quello che, col senno del poi, sarebbe stato un salutare aut-aut al momento dovuto. Per un lungo periodo ha sempre anteposto gli interessi affettivi verso la sua famiglia d’origine piuttosto che per la “nostra” famiglia. Periodi comunque alterni bilanciati da molti momenti sereni e veramente felici. Sempre per non incrinare il rapporto ho condiviso il suo desiderio di avere un secondo figlio; i primi tre anni sono stati difficili per le notti insonni, il comune lavoro di entrambi di giorno e il primo figlio da accudire. Non so se per questo o per le sue pregresse mancate gratificazioni si profilò cupo all’orizzonte il suo secondo tradimento che io accidentalmente scopersi sul nascere. Per me iniziò un secondo periodo buio, accettai di nuovo e con un lungo lavorio faticoso di entrambi siamo riusciti a superare anche questo. Da allora, vuoi per la maturità vuoi per l’ormai acquisita integrazione sociale e lavorativa lei ha raggiunto finalmente una sua serenità ed equilibrio. E qui viene il bello: quando avrei finalmente potuto raccogliere i frutti di una unione che ha resistito superando diverse difficoltà ho iniziato io (che ho sempre avuto occhi solo per lei) a scambiarmi degli imbecilli sms con una collega che peraltro non ho mai ritenuto alla mia portata. Ed invece il giochetto ormai iniziato quattro anni fa, e che all’inizio candidamente confessai anche a mia moglie, mi ha completamente annientato. Perché non ho mai accettato questa passione e sono riuscito a darle sfogo solo grazie a momenti particolari e contingenti ma mai consapevolmente programmati e vissuti; il mio rigore, non me lo ha mai consentito ma soprattutto perché, analizzandomi, non ho mai accettato che questo “incidente” possa arrivare a determinare il fallimento di una vita (con quel che ho investito!) e di esserne, per giunta, addirittura io la causa! Più mi negavo però e più la passione e l’ossessione e la dipendenza crescevano in ciò non agevolato dalla Signora che pur accettando a parole la mia volontà di non avere una storia parallela, da convinta assertrice del “carpe diem” non ha perso occasione per dimostrarmi il suo interesse ed il suo affetto (definito anche amore) in questi lunghi anni. Mi sono sentito in un cul di sac incapace di prendere una decisione. Alla fine in qualche occasione la passione si è scatenata e su di me ha avuto un effetto dirompente. Unitamente agli inevitabili sensi di colpa ho sentito l’assoluta necessità, fortemente credendoci, di tornare nel mio guscio protettivo e mai più di uscirne riuscendo a guardare con disincanto e distanza anche l’altra. Perché? Durava purtroppo poco questa sensazione perché il desiderio anche solo di vederla e i sensi di colpa, questa volta nei confronti dell’altra, non mi hanno mai indotto a troncare questa che per il 95% del tempo è stata solo una complice amicizia ed un amore inespresso e sempre nella fase dell’innamoramento. Sono prostrato, svuotato senza più interessi nei confronti della vita e della mia famiglia. Sto male anche fisicamente e mi domina unicamente il dolce pensiero della Signora salvo poi ripiombare nei sensi di colpa nel caso riuscissi di nuovo a lasciarmi andare. Mi infastidisco dopo un nostro incontro se mi chiama, ma sbircio 100 volte il cell nei giorni successivi in attesa di un suo segnale! Ho deciso di non assumere alcun farmaco e sono ricorso all’aiuto di una terapeuta la quale ha evidenziato oltre al mio rigore assoluto la mia assoluta indisponibilità a concedermi alcunché oltre ad una presunzione smisurata.

Da laico, seppur bacchettone, in cuor mio non credo che concedersi un’amica di cuore faccia parte degli spazi individuali consentiti in un rapporto di coppia! Inoltre non ho mai ritenuto di potermici abbandonare perché l’ho sempre ritenuto, oltre che banale, una debolezza inaccettabile (dopo aver biasimato quella di mia moglie..) quasi un’arrendevolezza agli eventi. Vorrei insomma poter condividere un giorno l’aforisma che le difficoltà aiutano a crescere, di aver sofferto ma di avercela fatta! Invece…sto sempre peggio i miei stati d’animo dipendono dalla mutevolezza dell’umore della Signora. Sono geloso ma non posso permettermelo perché non c’è ufficialmente storia e per di più l’altra potenziale alternativa credo stia ormai svanendo. Dopo aver masochisticamente sperato per anni che ciò accadesse adesso ne soffro maledettamente! Da una settimana, infatti, dopo l’ultimo incontro la Signora mi ha confessato di aver staccato (pur nell’occasione baciandomi con ardore…).

Ho deciso dopo aver letto la sua “Teoria del Distacco Totale” di tentare per l’ennesima volta questa strada almeno perché i sensi di colpa nei confronti della Signora non hanno più motivo di esistere. E’ difficile data la colleganza, spero di farcela. Che poi arrivi ad un risultato dopo quattro anni mi pare ormai obiettivamente difficile ma non ho altre alternative. La cosa che veramente invece non credo riuscirò a riconquistare è la voglia e la gioia di vivere anche per le piccole cose quotidiane in famiglia. Una delusione, drammatica, dottore, lei dice, può aprire la via ad una nuova occasione; nel mio caso l’agognata alternativa futura che soppianta quella perduta è un vestito ormai logoro. Mi trovo a vivere in una realtà che ormai non mi appartiene più perché ho in mente l’altra? quando l’altra non ci sarà più mi piacerà di nuovo? o l’altra è solo il detonatore delle mie contraddizioni? Causa od effetto? Di una cosa sono certo mi annienterò accettando una vita senza stimoli ma non credo riuscirò a prendere atto del fallimento (se di questo dovesse trattarsi). Forse le mie difficoltà sono queste…

COMMENTO

Buonasera, stessa età stessa durata del matrimonio, stessa situazione tranne il fatto che io, la moglie, non l’ho mai tradito o a suo dire ho tradito il suo grande amore verso di me non amandolo come avrebbe voluto lui. Oggi le mie tenerezze non le vuole più perchè sta esplorando alla ricerca della donna ideale che io non posso più essere. I miei cambiamenti non sono più importanti per lui, ha sofferto e ora vuole farmi soffrire, ma sta soffrendo ancora anche lui, perchè, come me, non accetta il fallimento. Io lo aspetto da dove siamo partiti per ricominciare, se mai lo vorrà, come se fosse la prima volta.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

DIPENDENZE… AMICALI

(….)”L’amico, così come l’innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l’accetta così com’è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l’ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo? E se un amico ci delude perché non è un vero amico, possiamo forse metterlo sotto accusa, rinfacciargli il suo carattere, la sua debolezza? Quanto vale un’amicizia in cui apprezziamo l’altro per le sue virtù, per la sua fedeltà, per la sua perseveranza? Quanto vale un’amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l’amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione? Non è forse questo il contenuto più autentico di ogni relazione umana, un altruismo che dall’altro non esige nulla e non si aspetta nulla, assolutamente nulla? E che quanto più dà tanto meno si aspetta di essere contraccambiato? Chi dedica all’altro tutta la confidenza della giovinezza e tutta l’abnegazione dell’età virile, oltre al dono più prezioso che un essere umano possa offrire a un suo simile – la fiducia più appassionata, cieca e assoluta -, e si vede ripagato con l’infedeltà e l’abbandono, ha forse il diritto di offendersi, di volersi vendicare? E se colui che è stato tradito e abbandonato si offende, se grida vendetta, era davvero un amico?”. (Sandor Màrai)

 

Testimonianze

Mary Età: 23 Da circa due anni e mezzo convivo, per motivi di studio, con una ragazza. Nonostante la grande differenza caratteriale siamo diventate ben presto amiche. Tutto sembrava procedere per il meglio fino a circa un anno fa, quando ad un tratto cominciai a sentire per lei un qualcosa di strano. A questo punto faccio un passo indietro. Fino ai miei 10 anni sono stata cresciuta solo da mia madre, con la quale ho un buon rapporto. Ad un certo punto, purtroppo per motivi di necessità, lei si è sposata con una persona che non so neanche come definire..comunque da allora la nostra vita è cambiata, la mia vita è cambiata…Non avevo il permesso di uscire o di frequentare liberamente altre persone..Questo mi ha fatto rinchiudere in me stessa e soprattutto con il sesso maschile sono diventata molto diffidente (per gli esempi passati, presenti e nessuna nuova esperienza che mi potesse far cambiare opinione). Quando conobbi la mia coinquilina, per me si è aperto un mondo del tutto nuovo, in fatto di ragazzi io non avevo nessuna esperienza, lei invece aveva anche più storie in contemporanea…lei era di una solarità unica..mente io mi sentivo un essere inutile. Trascorrendo del tempo con lei..assaporai la vita,cominciai a sentirmi al settimo cielo..stetti bene per un anno intero..ma il bello deve sempre finire. Nel periodo di Natale 2008, quando ce ne andammo ognuna a casa propria..mi sentii persa, sola, avevo voglia di sentirla, di riaverla vicina.. Di solito ci sentivano tramite internet..ma in quei giorni di festa si fece sentire (giustamente) molto poco.. Stetti molto male..me ne andai persino prima da casa per avere la scusante “qui non hai il pc..non la puoi contattare”. Per altri sei mesi, ci pensai e ripensai su cos’era questa strana sensazione..verso estate maturai l’idea che ne ero innamorata. Con il passare del tempo però..non riuscivo a convincermi che era solo questo..di amori non rivelati/corrisposti ne avevo vissuto..ma il sentimento provato per lei andava oltre.. avevo bisogno della sua presenza, avevo bisogno di sentirmi dire anche un “ti voglio bene”, di sfiorarla, di sapere tutto di lei..di far parte di lei.. Anche la sua capacità con i ragazzi ebbe il rovescio della medaglia per me.. li vedevo e li vedo tutt’ora come quelli che la portano via da me, che rubano il mio tempo con lei, che rubano la mia parte di lei.. Purtroppo, nonostante la consapevolezza di questa dipendenza, e tutta la sofferenza che ne diriva, non riesco a capire cosa fare. Non voglio troncare completamente i rapporti con lei, in fondo è una buona amica e coinquilina..ma forse è solo una giustificazione? Che fare allora? E soprattutto vorrei sapere PERCHE’LEI? Io non ho mai desiderato una storia seria di “fidanzamento” con lei..Può esserci dipendenza senza amore? Può essere utile parlarne con la diretta interessata? Grazie per gli eventuali consigli, aspettando con ansia l’articolo sulla dipendenza amicale.

marialuisa Età: 45 Dipendenza amicale e modelli di comportamento Gentilissimo dott. Cavaliere Sono una donna di 45 anni, non sposata e affermata professionalmente, che ha vissuto per buona parte della sua vita in situazione di dipendenza affettiva e che solo negli ultimi 10 anni ne ha preso consapevolezza. Questo non è bastato a far cessare lo stato di dipendenza, ma indubbiamente qualche progresso vi è stato. La dipendenza affettiva si è sempre rivolta a figure femminili, prima mia madre e poi le mie amiche. Al momento i due uomini che ho avuto come partner, per brevi periodi, non hanno svolto ruoli significativi. Il che ovviamente non è privo di significato, anche se non so bene quale esso sia. Quello che vorrei sottoporre alla sua attenzione è il modello di comportamento che accompagna ogni storia di dipendenza. Solitamente essa ha inizio con una nuova amicizia, che sembra colmare un vuoto emotivo che costantemente ha accompagnato la mia vita. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno difficoltà o addirittura di emarginate. Dopo un primo entusiasmante periodo di conoscenza, che spesso (non sempre) conduce a un’identificazione con l’altra e la sua vita, iniziano le difficoltà. Come può immaginare la perdita di identità reca con se l’adattamento e la sopportazione di atteggiamenti e stili di vita che spesso non fanno parte del mio corredo di valori. Seguono delusione, frustrazione e disprezzo. La mancata espressione delle mie esigenze induce alla fine al conflitto e la pretesa di avere indietro quello che ho dato spinge la persona a ritrarsi sempre più. La fase finale è segnata da un crescente dissidio e da un enorme sofferenza e senso di vuoto, fino alla rottura. In 20 anni ciò è accaduto almeno 5 volte, segnando negativamente buona parte dei miei rapporti amicali. Quando le amicizie sono sane, e fortunatamente in alcuni casi è così, non vi è pretesa, sovrapposizione, perdita di identità.  Una di queste per esempio dura da 30 anni. Per molti anni ho vissuto queste storie come eventi sfortunati, ma a un certo punto la sofferenza vissuta a causa di un amicizia mi ha portato a una situazione di grande difficoltà emotiva e di depressione, che mi ha costretto a riconoscere che qualcosa non andava. Non dormivo, ero ossessionata dal suo pensiero, avevo sintomi depressivi e difficoltà a svolgere qualsiasi attività. Ho iniziato a leggere libri sulla dipendenza e a frequentare il suo sito. Conosco tutta o quasi la teoria, ma è la pratica la parte difficile. Certamente, come le dicevo, ho fatto molti progressi. Per esempio, noto che in molti contributi si pone l’attenzione sul soggetto da cui si dipende, sul suo narcisismo e su altre sue caratteristiche. Ma io so, e tutti noi dipendenti dovremo sapere, che prima di tutto dovremo guardare ai nostri problemi e concentrare gli sforzi sulla cura di noi stessi. In questo senso la lezione della Norwood è tra quelle più utili e da tenere presente. Dopo l’ultimo conflitto, avvenuto un paio di mesi or sono, con la mia amica storica (quella che mi ha costretto a tanta sofferenza da costringermi a analizzare a fondo me stessa) ho avuto per un certo tempo la tentazione di rivolgere tutto il mio rancore e la mia rabbia verso di lei. Ma so bene che devo pazientemente riprendere il cammino e la terapia del recupero. Oggi la sensazione di vuoto non è lontanamente paragonabile a quella di 8-9 anni fa ed è sempre più limitata. Se mai perdura più a lungo la rabbia. A questo riguardo devo dirle che mi è stata di grande utilità la lettura del libro “la ferita dei non amati”, che certo lei conosce, dove si cerca di far luce sui modelli di comportamento e sulle energie positive e negative che essi esplicano. Secondo l’autore le pressioni esterne (anche familiari) generano in noi flussi positivi e negativi di energia, che seguono un certo modello appunto. Nonostante mi sforzi non riesco a collegare il mio modello alle dinamiche familiari e alle pressioni da esse esercitate su di me. So che la mia famiglia è disturbata, nel senso che in essa ho sofferto la fame d’amore e di riconoscimento e non era certo una famiglia aperta ai discorsi sui sentimenti. Mia madre è secondo me una dipendente e mi ha comunicato un idea degli uomini non positiva, e nel suo ruolo di vittima non ha saputo darmi l’amore di cui avevo bisogno. Mio padre è un uomo autoritario e che fatica a esprimere affetto. So che mi vogliono bene e non riesco a provare rancore alcuno verso di loro, anche se in passato ho dato loro molte colpe. In questo quadro la mia dipendenza avrà un senso, che se comprendessi fino in fondo potrei affrontare meglio. Perché rivolgo la mia dipendenza alle donne? Le fasi che le ho descritto che significato hanno? Mi sono chiesta se sia un comportamento omosessuale, ma non provo attrazione verso il genere femminile e la provo verso quello maschile. Però esso non ha rappresentato l’esperienza affettiva più importante fino ad ora. Mi chiedo se per caso non vi sia una scissione tra eros (verso gli uomini) e agape (verso le donne). Se il mio intervento venisse pubblicato vorrei dire a tutte le donne che soffrono di dipendenza che è possibile attenuare il mal d’amore e limitarne la sofferenza. In questi 10 anni ho dovuto mio malgrado compiere sforzi enormi per conoscermi e analizzare me stessa, per cercare di capire e provare ad amare. Ma questo è avvenuto solo ed esclusivamente quando ho abbandonato il ruolo di vittima e ho spostato l’attenzione dall’altra (o altro per la maggior parte delle donne) a me stessa. La ringrazio per l’attenzione e per questo sito marialuisa

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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PERDONARE LA DIPENDENZA AFFETTIVA

“Perdonare è la capacità di scrivere una pagina nuova e di colmare il baratro che si è creato tra le persone” Madre Teresa di Calcutta

 

SINTESI DI UNA DISCUSSIONE TRATTA DAL FORUM

Eccomi qua a parlare di una faccenda che inizia a farmi pressione
L’ultimo passo, ancora non affrontato.
Di che si tratta? Provo un profondo RANCORE verso la DIPENDENZA AFFETTIVA.
E’ un sentimento che è nato nel momento in cui mi sono resa conto di averla acquisita e quanto essa mi aveva condizionata nella vita sotto l’aspetto relazionale.
Per molto tempo sono stata “presa” ad affrontare ogni aspetto, ogni paura… insomma, ogni sfaccettatura…
Poi mi sono dedicata ad altro… del resto avevo raggiunto il mio obiettivo.
Tuttavia, ultimamente, prestando attenzione a me stessa, mi sto rendendo conto che questo rancore verso la dipendenza affettiva mi sta condizionando negativamente. Trovo ingiusto che l’abbia acquisita… non è stata una scelta consapevole,
ero piccola quando è nata… ed anche se l’ho superata sono incavolatissima (il termine non rende ciò che provo, ma almeno a parole, qui nel forum,
mi auto-modero:grin:) perchè ho sofferto, perchè ho perso tempo prezioso… anni della mia vita! E mi fa incavolare ancora perché anche il provare rancore per lei mi fa perdere tempo!
Proprio questa mattina mi sono posta una domanda <<Come faccio a liberarmi dal rancore che provo verso la dipendenza affettiva?>> . Per il momento non so rispondermi.
A me è capitato di provare rancore per qualcuno in passato, ma poi sono riuscita a superarlo perché ho compreso che le ferite ricevute dalle persone in questione non erano state volontarie.
Ma in questo caso la faccenda è diversa, per lo meno, in questo momento mi sembra più complicata…
Allora, il mio obiettivo è : LIBERARMI DAL RANCORE VERSO LA DIPENDENZA AFFETTIVA !
Forse è meglio formularlo in modo positivo: PERDONARE LA DIPENDENZA AFFETTIVA !
Per ora non so altro… non so da dove iniziare… del resto mi è successo anche quando volevo raggiungere l’altro obiettivo : indipendenza affettiva… non sapevo che fare, ma poi, supportata dalle mie risorse interiori – motivazione, volontà e costanza – ci sono riuscita! Accolgo a braccia aperte ogni punto di vista! Barbara

gio62
Non ci ho riflettuto.. ti scrivo di getto e magari poi mi pento e ti riscrivo ….
Secondo me la dipendenza affettiva fa parte di te.. non riesci a perdonare quella parte di te che l’ha immagazzinata e fatta propria. La dipendenza non è un mostro.. ma sei tu, e quindi.. devi perdonare te stessa.
Poi.. da dove cominciare.. non me lo chiedere quando scrivevo della rabbia io provavo un grosso sentimento di rabbia orientato verso di me e adesso mi ha lasciato un po da quando ho cominciato a lavorare su me stessa in modo attivo ed intenso e ho capito che sto facendo tutto il possibile per superare questi limiti che mi sono posta.
Quando parli del tempo perduto è quello che provo in questi giorni riferito ai miei genitori e soprattuto a mio padre. E’ come se non lo avessi mai conosciuto e rischiassi di non conoscerlo mai.. eppure sono 44 anni che lo conosco e ci vediamo ogni giorno. Non l’ho mai voluto vedere perchè gli ho messo addosso la maschera del mostro che mi ha causato tutto questo.
Ma mio padre è una risorsa.. anche la dipendenza affettiva è una risorsa. Ci ha fatto “perdere tempo” ma a causa sua stiamo aprendo gli occhi vedendo cose che non tutti vedono. Conoscere se stessi non è un obiettivo che si pongono tutti.. ci si arriva quando si sta male e quindì si è obbligati a cercare “una cura”. Io non vorrei cambiarmi con un altro.
Ringrazio la mia dipendenza perchè attraverso lei sto imparando a conoscere me stessa.
Non so.. era una risposta di getto… Un abbraccio Gio

Questa mattina mi sono svegliata. Di solito mi alzo dal letto
immediatamente, invece sono rimasta lì ad ascoltarmi… cosa che non facevo da diverso tempo.
Come ho già detto mi sono resa conto fino a che punto fossi incavolata con la dipendenza affettiva…
Mi sono alzata, ho fatto le solite cose e intanto continuavo a pensarci. Poi ho acceso il PC con l’intenzione di lavorare un po’ prima di uscire… ma ero “distratta”. Quindi sono venuta qui e ho scritto.
Dopo un po’, poco prima di uscire, arriva la notifica e leggo il tuo punto di vista e queste tue parole mi sorprendono come un arcobaleno improvviso mentre c’è un temporale estivo! … anche la dipendenza affettiva è una risorsa. Ci ha fatto “perdere tempo”
ma a causa sua stiamo aprendo gli occhi vedendo cose che non tutti vedono.
Conoscere se stessi non è un obiettivo che si pongono tutti.. ci si arriva quando si sta male e quindi si è obbligati a cercare “una cura”. Io non vorrei cambiarmi con un altro. Ringrazio la mia dipendenza perchè attraverso lei sto imparando a conoscere me stessa.

E’ vero! E’ anche grazie alla dipendenza affettiva che sono quel che sono!
E’ grazie alla dipendenza affettiva che mi sono messa in cammino verso me stessa… ed ho “viaggiato” alla scoperta di aspetti di me sconosciuti!
E’ grazie alla dipendenza affettiva che il mio rapporto con me stessa e con gli altri è costruttivo! Potrei dire che la lista è lunga!
Grazie Gio! Grazie di cuore! Sento il cuor leggero e colmo di gioia! barbara

Buongiorno carissima gio!
Mi sono svegliata con un bel sorriso stampato in faccia… non so fino a quando avrò questa espressione tipo “stato di grazia”…
Dunque, come allora avrò modo di testare concretamente se ho superato la faccenda, quindi raggiunto l’obiettivo.
Per me ogni volta è stato così… oltre alla comprensione a livello razionale è stato necessario “testare” le reazioni emotive sul campo (detta così sembra una partita sportiva ).
C’è una situazione particolare che ha stimolato il mio rancore: quando vedevo M. per strada.
Come c’è l’attacco di ansia a me veniva un attacco di rabbia, perchè lui, indirettamente, rappresentava per me la dipendenza affettiva.
Quindi, anche se (grazie a te) mi rendo conto degli aspetti positivi… voglio “testare” concretamente.
Non so se mi sono spiegata! Non farò nulla di particolare per trovarmi nella situazione di cui parlavo… prima o poi accadrà! barbara

Ciao Barbara, sono contenta che con la mia risposta a getto ti sono stata di aiuto.
E’ molto bello stare qui, confrontarsi.
Il mio ingresso qui coincide con un momento ben preciso in cui hanno cominciato a riaffiorare le emozioni in modo più pieno.
Molte volte sento dire da alcuni qui che sembra di vivere periodi in cui non si prova nulla. E’ quello che sembrava a me, ma in realtà non si smette mai di provare emozioni. In realtà ci riferiamo all’amore e alle emozioni positive. Almeno, per me è stato così. C’è stato un momento in cui nella mia storia sono affiorate emozioni negative “scollegandomi” dalla mia parte positiva.E in quel momento mi sentivo vuota, come se non fossi in grado di provare nulla. Non so se riesco a spiegarmi perchè poi tutto sembra chiaro quando lo si prova ma prima no.
Queste riflessioni me le fai venire in mente tu parlando di espressione “da stato di grazia” 🙂 che parlatro so cosa vuole dire..:-)
Per molto tempo io mi sono trascinata senza apparenti emozioni in preda di rabbia, delusione, dolore ( queste sono emozioni!!!!) e poi ho iniziato un viaggio dentro di me ed anche ora che non direi di essere felice ma, al contrario, di provare molto dolore, lo provo nella sua pienezza. Non so come spiegarmi. le emozioni che sto provando in questo momento per mio padre che sta male sono un misto di emozioni ma non sono più solo negative. I sensi di colpa, il dolore e la tristezza, si mescolano con la compassione e anche con quello che credo sia amore ( dico “credo” perchè sono ancora “giovane” per saperlo). E di questo mix io ne ho la consapevolezza. Non ne ho il controllo ma non ne sono succube. E da un momento in cui ero arrivata a non riuscire più a sopportare, adesso è tutto più sopportabile perchè per ogni cosa negativa che affiora vedo e colgo anche la parte positiva. E’ molto bello questo che sto provando perchè credo di non averlo mai provato in modo così consapevole. E’ come se avessi ritrovato la mia strada che sentivo persa che adesso so deve passare attraverso queste emozioni che sono collegate al mio passato, al mio essere anche nel presente.
Sono contenta di avervi trovati.. non so se mi sono spiegata…
Un abbraccio (Gio62

Carissime Gio e Barbara..
Avete toccato una questione, secondo me, importantissima. Una questione che puo’, a seconda di come viene affrontata, far fare enormi passi nel superamento della dipendenza affettiva o nel raggiungimento della serenita’ nella vita in generale, oppure bloccare un passo decisivo.

Premetto che avrei voluto scrivere cio’ che sto per dire tempo fa e, accidenti, Barbara, se avessi saputo che la questione ti creava questo tipo di difficolta’, l’avrei scritta prima!!!
Non l’ho mai fatto perche’ avevo bisogno di ripescare e riportare il pensiero di un autore a proposito di questa visione sulla dipendenza affettiva, e non sono mai riuscita a ritrovarlo..penso di ricordare comunque l’autore, ma visto che non ne sono sicura, non voglio fare citazioni errate..
Dunque, ahivoi (), sono costretta ad esprimere con le mie parole questo pensiero, percio’ scrivero’ sicuramente tre volte tanto di quanto avrei fatto
In realta’ forse e’ meglio, perche’ questa visione io l’ho fatta mia, ci credo molto, e l’ho ampliata con considerazioni personali..

C’e’ un autore (forse molti altri) che ritiene che la dipendenza affettiva abbia in se una forza particolare che le conferisce lo stato di risorsa importantissima per attuare un cambiamento, proprio grazie alle sue caratteristiche.
Insomma Barbara…questa teoria penso fosse condivisa inconsciamente anche da te, perche’ e’ la stessa cosiderazione che hai fatto piu’ volte tu sulle “crisi”..il fatto che una crisi possa essere vista come una risorsa di miglioramento, di consapevolezza. Le crisi, i problemi, quindi anche la dipendenza affettiva, ci portano a riconsiderare alcuni dei nostri atteggiamenti, ad elaborare emotivamente qualcosa, o comunque prima o poi a porci delle domande. Se si guarda la crisi sotto un aspetto positivo, si puo’ scorgere il dono che in essa e’ nascosto. La si puo’ utilizzare per conoscersi, per migliorare, per non cadere negli stessi errori…

Lo stesso vale per la dipendenza affettiva.
In questo pensiero era contenuta l’idea che, proprio grazie alla forte passione, l’esasperazione dei sentimenti, il coinvolgimento, il “sentire” quasi a livello viscerale il dolore e i sentimenti e la forte ricerca dell’amore caratteristici di una persona dipendente affettiva, tale condizione (la dipendenza affettiva, appunto) puo’ incarnare una risorsa molto importante per capire se stessi, la vita, ed attuare un cambiamento.
Perche’ la dipendenza affettiva contiene in se’ un trasporto vitale enorme, una passione che, se viene trasformata in positivo, se vengono fatte di tutte le caratteristiche malate delle sane virtu’, puo’ essere considerata un grande dono, a dispetto di tante altre condizioni nevrotiche o psicopatologiche.

Questo pensiero e’ stato farcito di tutte le mie considerazioni personali sulla dipendenza, ma piu’o meno la linea su cui viaggiava era questa.

Quello che ha scritto Gio incarna perfettamente cio’ che penso io e quello che “provo” nei confronti della dipendenza. Io non sono arrabbiata da molto tempo con “lei”, l’ho accettata e l’ho anche ringraziata. Ultimamente poi, ne ho anche meno paura. Sono consapevole che potrei ricadere in qualche atteggiamento che la caratterizza, sono consapevole che il cambiamento effettivo forse va sempre alimentato e chi lo sa se sara’ mai sara’ totale..ma non m’interessa piu’.
La dipendenza affettiva mi ha fatto diventare la persona che sono, mi ha donato una sensibilita’ che molte persone non hanno (anzi, sono convinta che ce l’hanno, ma non riescono ad attivarla), mi sta facendo vedere la vita per quello che e’ e cioe’ meravigliosa e piena di amore e di sorprese che bisogna solamente scorgere. Mi ha fatto capire cose che non avrei mai compreso, tra cui, prima di tutto, i miei genitori.
Mi ha fatto sentire che anche io, come tutti, merito e posso essere amata e che, se voglio, posso amare con un’intensita’ ed un’autenticita’ enormi.
La dipendenza affettiva e’ stata per me un dono che mi porta ogni giorno sulla strada della felicita’ e della serenita’.
Come dice Gio, non tutti si pongono cosi’ nel profondo delle domande a proposito di loro stessi, non tutti sono portati a mettersi in discussione, a guardarsi dentro, a conoscersi per quello che realmente sono e a cambiare quello che non va delle loro vite…invece, secondo me, in linea generale, un dipendente affettivo che scopre di esserlo, e’ prima o poi portato a farlo!

Voglio fare un esempio assolutamente personale a cui pensavo tempo fa..

Da un po’ di tempo sto studiando la personalita’ “narcisista”, che mi sembra piu’ difficile da comprendere e da delineare della dipendenza affettiva.
Quello che sta sotto allo sviluppo di tale personalita’, senza entrare nei dettagli, e’ il fatto che queste persone, sempre a causa di ferite subite nell’infanzia, tendono a reprimere, a “non sentire” i loro stessi sentimenti.
Io vedo un po’ la personalita’ narcisista, con tutte le dovute differenze, come una dipendenza affettiva inconsapevole e schermata dall’apatia e dalla non accettazione assoluta del dipendere da un qualsiasi essere umano, anche in forma sana.
C’e’ una differenza, tra le tante, che secondo me genera una risorsa in piu’ nella personalita’ del dipendente rispetto al narcisista, ed e’ proprio questo suo sentire ed accogliere a cuore aperto questo sentire dei sentimenti e del dolore (a volte sembra che il dipendente “difenda” quasi questo suo sentire in modo cosi’ accentuato).
Per contro, il narcisista non vuole “sentire”, lo rifiuta, lo nega, ad ogni percezione di sentimento o dolore profondo si spaventa e mette un muro davanti a se stesso e intorno al suo cuore.
Ecco, questo muro, che secondo me il dipendente non ha, fatto di apatia, indifferenza, noncuranza, egocentrismo (fittizi), tipici del narcisista, penso che costituiscano un ostacolo enorme alla comprensione di se stessi. E quindi alla soluzione dei propri problemi e alla messa in discussione dei propri schemi.
Entrambi tendono a situare il problema fuori di se’ e dentro gli altri, ma, a causa della forte pressione dei sentimenti e delle sensazioni, che dal dipendente sono intercettati ed accolti, quest’ultimo secondo me e’ spinto molto piu’ che il narcisista a chiedersi prima o poi: “che cosa succede realmente?”

Questa e’ una mia personalissima conclusione, ma era per far risaltare la potenza risanatrice della dipendenza affettiva.

Anche io, come Gio, penso che la dipendenza affettiva sia una parte di noi.
La dipendenza affettiva non e’ altro che un nome che noi abbiamo dato ad un insieme di caratteristiche e di comportamenti di alcune persone.
Finche’ non scopriamo di cosa potremmo essere capaci potenzialmente (amare veramente), noi SIAMO dipendenti affettivi. E’ uno stato, una condizione, non ne abbiamo colpa, ma lo siamo.
Quindi anche per me, essere arrabbiati con la dipendenza significa essere ancora un pochino arrabbiati con se stessi e non essersi perdonati del tutto. Non abbiamo ancora perdonato la parte bambina di noi che non e’ riuscita a svilupparsi senza farsi male, quella parte bambina che, a causa della sua immaturita’ psicologica ed emotiva, ha scelto l’unica alternativa che le sembrava possibile. Non abbiamo colpe, ma siamo noi che dobbiamo comprenderlo fino in fondo e liberarci da esse.
Penso che considerare la dipendenza affettiva come qualcosa di esterno a noi, sia in minima parte come non accettarci completamente ed attribuire la responsabilita’ del problema ancora a qualcun altro.
Riuscire a vedere la dipendenza come qualcosa d’inglobato in noi, come parte della nostra personalita’ da poter migliorare penso sia un passo decisivo per liberarsene.
Forse, Barbara, non avevi ancora accettato del tutto quello che eri diventata e cio’ che questo tuo modo di essere ti aveva creato. Lo capisco, non e’ facile, ma solo prendendo atto di una cosa la si puo’ comprendere totalmente, accettare e poi dirottarla verso un cambiamento.
Alcune parti di noi si possono cambiare solo se si accetta veramente di averle incorporate, altrimenti e’ come se un po’ si pensasse che non avessero mai fatto parte di noi.
E’ vero che sottostanti ad esse si nascondono un amore ed un’autostima che noi possiamo alimentare, ma quando eravamo dipendenti lo eravamo, in tutta la nostra pienezza. Insomma, non eravamo sotto ipnosi!

Credo che anche la rabbia che ti continuava ad accompagnare quando incontravi lui (non so se succede ancora, ma comunque mi sembra di aver capito che hai paura di questo, o che comunque e’ una cosa che metti in conto possa succedere) fosse un segnale che ancora non “avevi lasciato andare” completamente la dipendenza, oppure lui (che per te la incarna), oppure la Barbara di prima, che non riuscivi a perdonare in modo completo.
E’ il discorso gia’ affrontato della rabbia, del rancore, del non totale perdono: ci tengono legati al nostro passato, ai nostri schemi precedenti (o che stiamo superando piano piano), alle persone che sono state oggetti della nostra dipendenza. In una parola alla dipendenza!

Sono contenta che tu abbia tirato fuori questo tema, perche’ penso sia un punto molto sottile su cui poter riflettere e che puo’ portare ad un vero superamento.
Inoltre, sono contenta che stamattina tu ti sia svegliata con il sorriso e con una sensazione di “stato di grazia”. Spero che tutte queste considerazioni ti possano essere utili, come le tue lo sono state per me quando sono arrivata qui. Un abbraccio infinito.. Yana

Perdonarsi la propria dipendenza affettiva? Più che perdonarsi, io direi accettarla, accettare che c’è un parte di noi (che per i motivi più disparati, ma soprattutto per il nostro modo di interagire con quelle cause) ci ha portati ad essere dipendenti affettivi o anaffettivi. Perché da come la vedo io, da come cerco di guardare tutte le facce della medaglia l’unica differenza tra un “narciso” e un “dipendente” è il modo in cui si è digerito
emotivamente dei fatti inerenti la propria storia personale. C’è chi porta dentro la ferita e se ne assume la colpa cercando di esorcizzarla ripetendo un comportamento di dipendenza dalle persone a cui vuol bene per punirsene, c’è chi rifiuta la responsabilità e decide di non cedere più alle proprie valenze affettive e ogni volta che qualcuno scalfisce la corazza costruita, se ne allontana con violenza e rabbia reiterando il comportamento antico; questi due modi generano altrettanto dolore e infelicità. In fondo la soluzione sarebbe accorgerci che l’infanzia è passata, che ciò che di buono o di negativo ci ha portato ci ha reso più forti e unici e quindi assumersi la responsabilità di ciò che si desidera per sè stessi. Non è facile, un ex dipendente affettivo rischia di diventare un anaffettivo e viceversa.
Io lotto ogni giorno perché le vecchie abitudini o le nuove paure non diventino un ostacolo alla mia voglia di essere felice. A volte ci si riesce, a volte si fa più fatica del necessario. E’ difficile osare sovvertire il passato, è difficile credere e avere fiducia nella possibilità di innamorarsi ancora con nuove modalità mettendo a rischio l’equilibrio così faticosamente ritrovato. E’ difficile, ma non impossibile.
Quello che mi aiuta e mi incoraggia a proseguire è l’aver constatato (due mie amiche finalmente si sono innamorate della persona giusta quando ormai non ci speravano più) come davvero proprio nel momento in cui è giusto che accada (quando siamo pronti, quando tutte le ferite si sono rimarginate, anche se le cicatrici ci sono ancora) un velo si solleva e ciò che cerchiamo diventa realtà e spesso ciò che desideriamo è proprio sotto i nostri occhi.
E quando il passato è stato analizzato e rivisto nella giusta dimensione, ecco che siamo pronti a cogliere ciò che ci viene porto nel modo giusto, la paura è sempre tanta ma è proprio quella paura che aiuta a non ricadere nei vecchi giochi. Io auguro a tutte, così come auguro a me stessa di riuscire a saper cogliere quel velo che si solleva….e saper tener presente, sempre, ciò che ho vissuto, senza che questo mi impedisca di “amare”
il volto sotto quel velo. Un abbraccio. Pat

Carissima Yana, affermare che le tue considerazioni, insieme a quelle di gio62, siano state “utili” non rende affatto l’idea!
Con amorevolezza mi avete mostrato un aspetto della dipendenza affettiva e un aspetto di me che non avevo valutato e di cui non ero consapevole.
Da dove comincio?… Dall’inizio, è spero di non incartarmi!
Quando ho scoperto la faccenda della dipendenza affettiva, attraverso il libro “Donne che amano troppo” per me è stato uno shoch… non ci volevo credere. In seguito l’ho ammesso (è diverso di accettato) a me stessa, tuttavia ho affrontato per tutto il tempo la faccenda come se fosse sgradita… da eliminare.
C’era… ma volevo a tutti costi che sparisse.
Esattamente com’era accaduto con i miei occhi. Non sono nata con gli occhi sporgenti, sono diventati così perché ad una certa età ho avuto problemi con la tiroide (ipertiroidismo).
Per me la dipendenza affettiva rappresentava solo ed esclusivamente la causa dei miei problemi relazionali.
Chissà, ci devo riflettere ancora, forse un aspetto del narcisismo mi appartiene (Yana, ti cito in parte: la personalità narcisista come una dipendenza affettiva inconsapevole e schermata dalla non accettazione assoluta del dipendere da un qualsiasi essere umano). Questo mi rispecchia esattamente. Non ho accettato il fatto di dipendere affettivamente!
Sotto l’aspetto “autonomia” ho iniziato molto presto a volermela cavare da sola… non volevo aver bisogno di nessuno sotto l’aspetto pratico della vita… naturalmente ho messo in atto questo meccanismo per difesa, i miei genitori erano poco presenti ed io ho reagito così. E’ stato raro chiedere aiuto a qualcuno… nel tempo era diventata un’abitudine per me tant’è che non mi veniva neppure in mente di farmi aiutare.
Ciò ha il suo lato positivo perché per poter fare qualcosa è necessario imparare, inoltre mi ha reso una persona piena di iniziative… ma è vero anche che con le persone che avrebbero voluto essermi di aiuto, perché era un modo per creare un legame (in senso positivo) con me, creavo una certa “distanza”.
Mi accorgo ora che sto cambiando sotto questo aspetto, perché in passato ero molto rigida… ultimamente accetto più spesso il contributo degli altri.

Forse, ci sono stati due aspetti che hanno giocato a mio favore:
1) La sofferenza e i disagi che vivevo da anni mi hanno MOTIVATA
2) Il non accettare il fatto di dipendere da qualcuno ha rafforzato la FORZA
DI VOLONTA’ e la COSTANZA.
E’ vero Yana, fino a ieri non avevo accettato (inteso come abbracciato, accolto) la dipendenza affettiva, l’avevo solo ammessa guardandola con “distacco” ed è diverso. Era come se la “vita” mi avesse dato una patata bollente ed io me la dovevo pelare. Fino a ieri non vedevo l’altra faccia della medaglia, o meglio, non associavo il fatto che anche grazie alla dipendenza sono ciò che sono.

Grazie gio62 e Yana per il vostro aiuto… non so se nel leggermi ho dato l’idea di quanto abbiate fatto a favore della mia accettazione e gratitudine verso ciò, che fino a ieri, mi ha più o meno, condizionata.
Yana, la questione della rabbia mi ha creato difficoltà solo ultimamente, o meglio, me ne sono resa conto solo ieri.
Penso che le vostre parole siano arrivate nel momento giusto per me, perché ero pronta a percepirle! Barbara

Ciao Pat
Si, si tratta di accettazione…
Ieri ho parlato di “perdono” perchè, come ho spiegato, avevo una percezione diversa (distorta?! ) della dipendenza…poi, grazie a gio62 e Yana, ho compreso.
E dire che in questi anni ho avuto a che fare con l’ACCETTAZIONE molto spesso…
Condivido ogni tua parola, in particolare:
In fondo la soluzione sarebbe accorgerci che l’infanzia è passata, che ciò che di buono o di negativo ci ha portato ci ha reso più forti e unici e quindi assumersi la responsabilità di ciò che si desidera per sè stessi. Il tuo augurio è bellissimo!
Un abbraccio che vi avvolge tutte

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it