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VIOLENZA NELLA COPPIA

Tratto dal thread “vi racconto la mia storia….”

Autore: Virna

Argomento: violenza nella coppia

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Ciao a tutti, ho 30 anni. vi racconto la mia storia perchè spero sia d’aiuto e di speranza a tutti quelli che come me hanno subito o subiscono ancora violenze psicologiche o fisiche, perchè oltre a queste righe ci sia un messaggio che anche nelle giornate sterili e disperate un seme può fiorire.
ho 30 anni, lui l’ho conosciuto a 19 perchè era venuto a studiare nella mia città. amore bellissimo, travolgente, di quelli che per anni ti baci e senti dentro “le farfalle” che borbottano, che lo sogni tutte le notti e ti svegli col sorriso sapendo che poi lo vedrai… poi.. poi il tracollo. la mia famiglia di origine si sfascia, nel giro di tre mesi mi ritrovo orfana di padre, stroncato da un tumore, e con una madre invalidata da un ictus. e lui al mio fianco, un pò più oscuro, più nervoso, fino al suo ricovero in ospedale per esaurimento nervoso. andiamo a vivere assieme, facciamo il “grande passo” e mi sembrava di essere felice, ma poco a poco le cose peggiorano. sempre più nervoso e distante, capita che mi insulta per la fiamma del gas troppo alta, perchè gli sposto le cose… non che si litiga o si discute, mi sento insultare, dare della stupida, della superficiale.. si alza la voce per un nonnulla, all’inizio rispondo, poi inizio a far parte di questo gioco, poco alla volta le discussioni si fanno più accese, lui non lavora, non è nella sua città, io ho una mamma alla quale dedicare certe attenzioni… l’alcool entra prepotentemente nella sua vita, due o tre bottiglie prima di birra poi di vino al giorno, ogni volta che provo a farlo smettere sono nomi e “sono io l’essere inferiore invidioso della sua vita rock and roll”. non si decideva a trovare lavoro, avevamo perso tutti gli amici..tre anni fa le prime botte, eravamo in montagna a cuocere della carne alla brace e allo squillo del mio telefonino ha preso dei sassi, 4 o 5, grandi come una mano, e me li ha lanciati urlandomi che mia madre non doveva disturbarci in montagna. all’inizio credevo fosse un episodio sporadico, volevo dimenticare e godermi quei mesi di pace e serenità che sarebbero seguiti, pensando che se mi fossi comportata bene non ce ne sarebbero stati più. forse nel mio inconscio speravo anche di “cambiarlo”, di renderlo mite come l’avevo conosciuto. un anno dopo, dopo una serata tranquilla ad ascoltare musica, mentre mi apprestavo a dormire .. ha iniziato a prendermi a calci, a insultarmi in ogni modo, a darmi degli schiaffi urlandomi dietro che non mi potevo permettere di addormentarmi senza il suo consenso, perchè lui era ancora li che ascoltava musica e io l’avevo abbandonato. quando sei dentro a certi meccanismi, non è facile come per chi legge capire le cose, quando giorno dopo giorno e per anni sei abituata a certe cose, come dire, ci fai il callo, l’amore diventa ossessione, morbosità, paura, fobia, essere succube dell’altro e infine giustificare certe azioni. quella sera prese una bottiglia cercando di spaccarmela in testa, mi mise le mani sul collo, la bava alla bocca, e io urlavo se potevo, altrimenti tacevo in silenzio, io non so quant’è durato quel raptus, in quei momenti mi sentivo come spettatrice, la paura mi paralizzava e una parte di me diceva non stà succedendo davvero… sangue, sangue caldo da dietro la testa, poi il suono del citofono, i carabinieri allarmati da qualche vicino che probabilmente aveva sentito le mie urla, o la mia testa contro il muro.. poco importa.. ad ogni modo la salvezza. voi direte… ma poi l’hai lasciato? no, non ancora, dopo due settimane durante le quali mi sono fatta negare ho ceduto alla mia debolezza, ancora una volta sono stata debole, non mi sono amata come avrei dovuto, e sono tornata da lui, che era in un mare di lacrime, forse pentito, sicuramente mi sono fatta impietosire dallo stato in cui si era ridotto in mia assenza. un’altro anno c’è voluto prima che lo lasciassi, un altro anno di insulti, schiaffi, isolamento dal resto del mondo (solo andando da mia madre o a lavorare mi distraevo) e quel che fa più male quella minaccia psicologia, quel sottile stato di continua tensione, quel fino a qui tutto bene…. ma anche quell’ossessione che se me ne fossi andata mi sarei sentita in colpa di averlo abbandonato, quell’intestardirmi sul pensiero di amare che in realtà era un gioco morboso in cui ero vittima e carnefice, incapace di liberarmene e succube della situazione. una volta si arrabbiò con me perchè entrai in un pub a chiedere se avevano un bagno, e si ruppe una mano dal pugno violento che diede contro a un cartello stradale mentre mi urlava che ero una stupida a chiedere le cose, ad essere gentile.. un’altra volta alzò le mani anche contro mia madre facendola cadere, per fortuna su un letto, e dovemmo passare la notte io e mia madre chiuse a chiave in camera con la paura che lui, nella stanza a fianco, tornasse a darci il resto delle botte. quest’estate, di ritorno da un concerto, l’ennesima crisi, un raptus in autostrada mentre guidavo, all’improvviso ha iniziato a darmi dei pugni forti in testa. ho accostato, sono scappata, ho chiamato la polizia. pronto soccorso, prognosi di 7 giorni per trauma celebrale…- lei signorina lo vuole denunciare? – -no, ha dei disturbi, sicuramente è solo perchè ha bevuto troppo- iniziai a soffrire di attacchi di panico, all’improvviso il respiro si faceva convulso e il cuore mi saliva alla gola, iniziavo a urlare, a piangere, a sbattere la mia testa contro a un muro. poi a settembre, la liberazione. l’ho lasciato. ho sofferto della lontananza, si, ho perso 5 kg in meno di un mese. come prima cosa mi sono rivolta a un istituto di igiene mentale spiegando degli attacchi di panico, dell’apatia che avevo addosso, raccontando la mia storia a una psicologa e uno psichiatra che mi seguono tutt’ora. che dire… finchè non raggiungi il fondo, ma proprio il fondo, non te ne accorgi, e forse a volte non serve neanche quello. ad ogni modo ora è aprile e sono qui, e capita sempre più spesso che sono serena. di notte lo sogno, a volte, che mi mette le mani addosso o mi dice che torna e non mi lascia più, e io nel sogno mi sento soffocare, inizio a piangere. anche stanotte l’ho sognato, era dolce e premuroso come i primi anni e poi mentre mi baciava mi stringeva sempre più forte il collo…
e continuo a ricevere telefonate anonime, e so che lui è stato ricoverato in condizioni pessime e con ricovero obbligatorio in psichiatria, minaccia di uccidermi una volta uscito, a me sembra di vivere un incubo senza fine perchè più cerco di rifarmi una vita più so che lui è ancora ossessionato da me, e spero solo che i medici che lo hanno in cura si rendano conto della situazione e della pericolosità del soggetto.
che dire ancora? sul perchè io abbia voluto subire, sui meccanismi celebrali, ci stò lavorando, sulla qualità della vita ora non ne ho dubbi, anche se con molte cicatrici e qualche ferita aperta sono io, con la mia integrità, e voglio vivere. ho conosciuto un ragazzo qualche mese fa, ed è stato colpo di fulmine, ci conoscevamo già da qualche anno, ma eravamo entrambi alle prese con relazioni infelici. sto vivendo un rapporto sereno e alla pari, lui sa tutto del mio passato e mi appoggia e ogni mattina mi sorride solo perchè è contento che al mondo ci sono anch’io, senza pretese ma semplicemente amandomi. progettiamo un futuro assieme, senza fretta, passo a passo e nel completo rispetto uno dell’altro, sono felice, e come me anche voi lo sarete, ne sono certa.
un abbraccio.

Virna

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

MOBBING NELLA COPPIA E GASLIGHTING

Il mobbing all’interno della coppia, detto anche mobbing familiare è condotto all’interno delle dinamiche relazionali coniugali e familiari ed è finalizzata alla delegittimazione di uno dei coniugi e alla estromissione di questo dai processi decisionali riguardanti la famiglia in genere e nello specifico i figli.

Il mobbing familiare più frequente è quello che coinvolge le famiglie separate e viene messo in pratica da parte del genitore affidatario nei confronti di quello non affidatario al fine di spezzare il legame genitoriale nei confronti dei figli. Spesso questo comportamento ha come grave conseguenza la generazione nei figli della PAS (Parental Alienation Syndrome), ovvero la Sindrome da Alienazione Genitoriale.

Recenti studi e ricerche, hanno evidenziato come questo particolare tipo di mobbing stia diventando sempre più frequente nelle relazioni coniugali contraddistinte da una intensa conflittualità.

In alcuni casi, il mobbing familiare si presenta attraverso una serie di strategie “persecutorie” preordinate da parte di uno dei coniugi nei confronti dell’altro coniuge, allo scopo di costringere quest’ultimo a lasciare la casa coniugale o ad acconsentire, ad esempio, a una separazione consensuale, pur di chiudere rapporti coniugali fortemente conflittuali[3].

Il mobbing familiare è riconducibile a quattro casi:

  • sabotaggi delle frequentazioni con il figlio,
  • emarginazione dai processi decisionali tipici dei genitori,
  • minacce,
  • denigrazione e delegittimazione familiare e sociale.

Ha diverse anaologie col mobbing familiare il Gaslighting che è una tecnica di crudele ed infida manipolazione mentale. Il termine è derivato dal titolo del film “Gaslight” (1944) del regista americano Georg Cukor, uscito in italiano con il titolo di “Angoscia” e tratto dalla pièce teatrale “Angel Street”. Si tratta di un melodramma psicologico che narra della vita matrimoniale tra un uomo affascinante ed una bellissima donna. Dopo un periodo felice il rapporto si incrina ed il marito, con una diabolica ed artificiosa tecnica psicologica, alterando le luci delle lampade a gas della casa, spinge la moglie sull’orlo della pazzia. Solo l’intervento di un detective riuscirà a ristabilire la verità, scoprendo che il marito della vittima è uno psicopatico criminale.

Il gaslighting è un comportamento che la persona abusante mette in atto per minare alla base la fiducia che la vittima ripone in sé stessa, dei suoi giudizi di realtà, facendola sentire confusa fino a dubitare di stare impazzendo. E’ una subdola azione di manipolazione mentale con la quale il gaslighter, così si chiama l’agente di questo comportamento, mette in dubbio le reali percezioni dell’altra persona, facendola dubitare di se stessa, facendola sentire “sbagliata”.

Fonte: Gaetano Giordano, Conflittualità nella separazione coniugale: il “mobbing” genitoriale , 2003, Psychomedia Telematic Review

Link http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano.htm

ARTICOLO COLLEGATO IL MOBBING FAMILIARE: LE CONSEGUENZE GIURIDICHE – AVV.PAOLA VIGO

 

 

TESTIMONIANZE

IL MIO COMPLEANNO LO PASSERO’ DA SOLA

claudia72 Età: 35 Salve, oggi è il mio compleanno e… lo passerò completamente da sola. Mio marito si è svegliato stamattina molto prima di me, si è chiuso in bagno e poi è uscito senza dire una parola. Ho ricevuto poi un sms verso le 11 con scritto “non preparare la cena nè stasera nè per le serate successive, divertiti…” Simpatico… sà benissimo che sono completamente sola, che non ho neanche un lavoro e che me ne starò chiusa in casa tutto il giorno.

Per sposarlo ho litigato con i miei (che ancora mi rimproverano e mi dicono che mi sta bene quello che è successo perchè era prevedibile finisse così), per stare con lui e per avere una possibile famiglia con lui ho lasciato perdere un lavoro fisso che avevo duramente conquistato dopo tanti anni di studio (e con uno stipendio da favola). Per assecondarlo ho lasciato tutte le mie amicizie (perchè lui era geloso addirittura se anche solo parlavo o telefonavo con le mie amiche).

Mi ha mandato all’ospedale con il naso rotto, mi ha messo diverse volte le mani addosso. Mi ha fatto il vuoto intorno, mi ha convinto che nessuno mi vuole bene, nemmeno i miei. Mi ha fatto il lavaggio del cervello convincendomi che sono brutta, che lo dovevo ringraziare perchè solo lui poteva prendermi e se non era per lui sarei rimasta ancora zitella…

Ha cercato di affossarmi sempre con gli amici e con i conoscenti, minimizzando le mie doti e i miei successi (scolastici e lavorativi) e mettendosi sempre e solo lui al centro dell’attenzione, come una primadonna. Mio marito è invidioso di me, di quello che ero (una ragazza allegra, felice, carina, studiosa e fortunata nel lavoro)e mi ha ridotto triste, depressa, sovrappeso e disoccupata.. non ho più nulla, non faccio altro che mangiare per riempire il vuoto che ho dentro.. il vuoto d’amore.. oggi compio 35 anni ed eccomi qua… sola come un cane…

COMMENTI

L’amore è un sentimento strano, nel tuo caso autolesionistico. Non è giusto per nessuno amare una persona del genere. Tu vali molto di più. Guardati allo specchio, ripetiti che sei migliore e che è lui che non merita te. Non annullarti per un mostro simile, non lo meriti davvero…

..io ho vissuto cosi’ l’amicizia con la mia migliore amica che oggi adoro ma che a 20 odiavo…oggi ho scoperto tutte le sue debolezze e si lascia finalmente aiutare..ho scoperto quanto la sua insicurezza l’avesse resa aggressiva. Ci siamo allontanate per un po’ di anni e adesso sappiamo che la nostra amicizia durera’ per sempre.. Anche tuo marito e’ sicuramente una persona insicura e tu sei probabilmente il bersaglio su cui sfogare le sue frustrazioni..ha piu’ bisogno di aiuto lui..aiutalo reagendo con una cattiveria positiva e fatti rispettare un po’ di piu’ dimostrando tutta la tua forza ed intelligenza.. un bacione

Claudia, sono sicura che hai ancora tanta energia dentro di te. Sei giovane e la vita cambia traiettorie e direzioni anche improvvisamente. Vedrai che imparando a conoscersi e a capire perché abbiamo permesso a qualcun’altro di scegliere al posto nostro, possiamo a poco a poco riprenderci la nostra vitalità. Un abbraccio

ciao, sono rimasta molto colpita dal tuo sfogo. Anch’io, sia pure con delle differenze importanti, vengo da un’esperienza molto simile alla tua. Ho sopportato per molti anni le umiliazioni che mi sono state inflitte con gesti, parole, sguardi il tutto dettato da un atteggiamento di costante competizione nei miei confronti da parte di quell’uomo che tanto amavo e rispettavo. ma un giorno ho avuto il coraggio di dire basta e anche se la mia scelta così drastica ha portato molto dolore finalmente mi guardo allo specchio e vedo una giovane donna di 32 anni con tante cose da dare e ricevere dalla vita. perciò abbi coraggio e ricorda che nessuno ha il diritto di metterci le mani addosso e umiliarci. Non temere la reazione della tua famiglia, il loro è uno sfogo normale, vedrai che nel momento in cui avrai maggior bisogno di loro non ti lasceranno sola e saranno il tuo punto di forza. Un abbraccio

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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MOLESTIE E VIOLENZE PSICOLOGICHE

Possiamo considerare molestie e violenze psicologiche (l’elenco e lungi dall’essere esaustivo):

  • la molestia e violenza verbale
  • i comportamenti sadici che procurano sofferenza
  • i comportamententi tesi a sottovalutare l’altro
  • i comportamenti tesi a manipolare l’altro
  • il rifiuto affettivo di uno dei due all’interno della coppia
  • le pretese eccessive o sproporzionate rispetto alle possibilità dell’altro
  • i comandi e le ingiunzioni contradditorie ed impossibili da attuare

Queste molestie e violenze sono effettuate in maniera subdola, non troppo evidente, allo scopo di destabilizzare l’altro senza che chi le attua se ne assuma la responsabilità. Infatti, spesso, la vittima si coilpevolizza a tal punto da ritenere di meritare tali comportamenti.

Nel passato affettivo e relazionale dei soggetti vittime di tali molestie e violenze si riscontra un modello simile nella coppia genitoriale.

 

TESTIMONIANZE

Buongiorno.Io non so se riuscirò a vivere mai un amore pieno, normale, duraturo, maturo.Non so se riuscirò mai a realizzarmi nell’amore, così come nella vita.E credo che, prima del mio amore malato per un uomo, ci sia una delicata storia di infanzia negata, violata da due genitori che non hanno saputo trasmettermi la dignità di esistere. Inoltre, la mia incapacità di gestire relazioni sane con gli uomini, è solo il riverbero di una vita di umiliazioni, ahimè, autoinferte e reiterate.E’ come se la profezia lanciata da mio padre (uomo alcolista e violento) quando ero bambina: “Tu sarai sempre una serva!!”, si fosse autoavverata in tutti i campi della mia vita.E ora non so proprio con chi prendermela…Mio padre, che ha reso la mia infanzia terrificante, oggi è malato e infermo… mia madre è una anziana signora che si occupa di lui con tutta ladedizione di una coalcolista.Quando ero bambina temevo l’ira incontrollata di mio padre e pensavo che mia madre fosse la vittima sacrificale di tutta quella violenza. Povera mamma, pensavo, anche se a volte la imploravo di andarcene via da casa, io lei e le mie tre sorelle. Lei rispondeva che no, non si poteva e piangeva sulla mia spalla. Io, la consolavo.A sei anni consolavo mia madre che piangeva sulla mia spalla dopo che mio padre ubriaco l’aveva picchiata; spesso picchiava anche le mie sorelle (più grandi di me) e rompeva i mobili di casa (così celebrava compiutamente la sua rabbia).Salvo poi lasciami sola con lui, dopo queste sfuriate, io l’unica figlia che non toccava, per andarsene fuori casa qualche ora con le mie sorelle. E io avevo sempre paura che mi abbandonassero lì con mio padre quando, ubriaco e sfinito, si sdraiava accanto a me (impietrita dalla paura) per dirmi frasi sconnesse o chiedermi di tagliargli le unghie dei piedi. La mia infanzia, periodo di oscurantismo medievale, finisce a 15 anni, quandome ne vado di casa. Ma “le streghe son tornate”, a 19 anni quando scopro di essere sieropositiva, contagiata per via sessuale dal mio ragazzo, extossicodipendente. Dieci anni di aspettativa di vita, dicono i medici del reparto infettivi; l’esperienza fin ora non offre prospettive migliori. Quindi mi do da fare, rimuovo il problema, mi prendo la vita e la mangio finoall’osso. Studio, cinque anni di magistrali serali, che mi aprono al mondo meraviglioso ed intrigante della cultura; mi diplomo, faccio teatro, vado ateatro… lavoro in Comune.. decido di entrare in terapia (psicodramma), vivo da sola, anche se ho qualche storia. E’ difficile incontrare un uomo che non utilizzi la questione sieropositività per non impegnarsi… Comunque sono tutte relazioni con uomini problematici e abbandonici… Uno mi dice che mi lascia perchè non vuole vivere un lutto (ma io sto ancora molto bene…), l’altro non vuole fare l’amore con me e finisce per non baciarmi neanche più, l’altro ancora mi ama alla follia, mi conquista come fosse una prova con sé stesso… salvo poi lasciarmi quando io mi innamoro davvero. Un altro ancora si prodiga per avere le mie attenzioni, poi comincia a parlarmi diffusamente della sua ex e di quanto lui ne è ancora innamorato…Poi è la volta di un ex tossicodipentende, che proprio ex non è, quindi lo lascio e lui mi deruba, svuotandomi la casa. Insomma un disastro! Mi svendo,sì, per un abbraccio caldo vendo l’anima, a alla fine sono sempre più sottile… fragile, confusa, incapace di valutare se e quanto valgo.. La cosa diabolica è che, quando incontro gli uomini della mia vita, sento subito “puzza di bruciato” e malgrado ciò o forse proprio per questo, cado trale loro braccia come una pera matura… Consapevole che quello non è un uomo sano. Nelle mie storie, il timore fa parte del gioco. Sono consapevole di entrare ogni volta nella tana del lupo, ma quella tana mi attrae ed è come se non potessi starne fuori.E’ una specie di maledizione, un’implacabile destino che continuo ad assecondare nell’amore così come nella vita. Sì, nella vita, appunto, ho continuato a boicottare ogni prospettiva che fosse positiva per me. Ho cambiato una decina di volte casa, con un dispendio dienergie e denaro non indifferente. Avevo un lavoro sicuro, statale, ma mi sono licenziata per inseguire il sogno dell’Università… che ho concluso. Così ora sono una laureata con 110 e lode (educatore interculturale – che caso, mi piace potermi occupare degli “ultimi” gli immigrati), precaria, part-time diquarantadue anni. E, per integrare faccio la badante ad una nonnina di 99 anni, una noia mortale,un delirio, un’agonia, una svalorizzazione senza precedenti… una regressione negativa, ai tempi in cui facevo le pulizie e “ramazzavo” mezza città per pagarmi le spese di casa. La serva faccio, una serva laureata, con un’intelligenza brillante (così dissero alcuni miei docenti), ma sempre serva rimango, come mi diceva sempre mio padre.Come il protagonista di una poesia tratta dall’antologia di Spoon River il cui epitaffio suonava più o meno così: “Povero marinaio, la sua nave è logora, è lui ora non c’è più. Nessun naufragio, non ha mai salpato oltre il porto, si è dibattuto rovinosamente contro sé stesso”. E’ gli uomini ?Ho vissuto sei anni con un uomo, un amico di vecchia data che non credo diavere mai amato… Lui è una persona anaffettiva, introversa, impermeabile alleemozioni… ma non può fare diversamente. Non ha avuto altre relazioni oltrequella con me. Sua madre era depressa cronica, costantemente dentro e fuoridall’ospedale psichiatrico. Non credo possa essere diverso da quello che è, nési possa concedere il lusso di assaporare ed esprimere le proprie emozioni… Eneppure fidarsi di una donna. So che non si siamo incontrati per caso, ma ora èfinita e non gliene voglio.Ora ho una relazione con un uomo di colore incasinatissimo, senza soldi, moltoafricano, analfabeta, ma che mi sa coccolare. Ancora una volta una storia senzafuturo… Questa mattina mi ha chiesto in prestito 600 euro per l’assicurazionedella sua macchina. Io non glieli ho dati, ma ora mi sto domandando se domanici vedremo oppure lui sarà risentito con me… Una donna sana sarebbe lei risentita, credo.C’è speranza per me?Vi prego, non lasciatemi sola…Silvia

kikketta Età: 30 Salve, leggendo sul vostro sito, mi sono resa conto che le testimonianze riguardano soprattutto chi è stato “affetto”da dipendenza affettiva o scarsa autostima, ma non ci sono testimonianze al riguardo di chi tale dipendenza l’ha subita.Vi scrivo in quanto non sempre chi sta dall’altra parte è una persona che si comporta male in termini di tradimento, scarsa attenzione nei confronti del partener, violenza, poco tempo a disposizione della coppia ecc. Cosi leggendo diversi testi al riguardo (tra cui anche il libro della Norwood),mi sono resa conto che sebbene il rapporto io lo volessi vivere in modo normale, senza approfittare, o mancare di rispetto o tradire, anzi con un completo travolgimento e amore si sono comunque innescati in lui meccanismi che non sono legati a miei comportamenti (e non essendo del mestiere) non potevo capire (e che lui ovviamente non mi ha mai detto). Sono stata travolta da colpevolizzazioni, quando ormai aveva deciso di allontanarsi, ed insulti su cose che neanche lontanamente, non ho non solo fatto, ma neanche mai pensato di fare che mi hanno fatto cadere in una profonda crisi, poichè vedendolo soffrire(ed andare in terapia) pensavo di averli realmente fatti.La conseguenza per me è stata probabilmente “amare troppo”. Sono attualmente in terapia per capire perchè in me si sono successivamente innescati tali comportamenti, ma sono sicurissima, ORA, di essermi sempre comportata bene.

anna Età: 36 Leggendo il sito , mi chiedevo se sia possibile uscire dalla dipendenza affettiva pur rimanendo all’interno della relazione. Mi piacerebbe tantissimo poter amare , prendendo il bello del sesso e della passione senza soffrire per tutto l’altro dell’Altro. Si’, perche’ il mio principe azzurro all’improvviso si trasforma in un ranocchio…… Come faccio a non soffrire, quando torna a casa dopo una notte fuori perche’ lui dice, io l’ho fatto innervosire? Come faccio a dormire durante queste notti? Come faccio a non provare odio quando lui , come adesso torna di mattino e dorme come un bambino ed io vorrei ammazzarlo, fisicamente intendo.Come faccio stamattina a nuotare, passeggiare, fare compere, questa rabbia mi succhia tutta l’energia. Quando l’ho conosciuto ero autonoma, indipendente, libera nell’animo, ballavo ,sorridevo. Ora sono seriosa, spesso triste, silenziosa, sola. Continuo a ballare pero’,quando lui non torna a casa….. No, non mi tradisce, va solo al bar e torna a casa ubriaco e con una terribile puzza di birra e sigarette. Non accade spesso, ma quando accade lui mi dice che e’ colpa mia.Questo mi rende triste.Io so che non e´cosi’ eppure mi faccio sfiancare da queste accuse.Dove sono tutto il suo rispetto, il suo amore, la sua lealta´quando torna a casa ubriaco? Lui dice e’ colpa mia, scappa da me , dalla mia negativita’….. Pero’ se oggi io volessi scappare dalla sua puzza e dalla sua negativita’ io sarei solo una puttana, come dice lui.Quando io prendo o tento di avere il suo stesso spazio, non va piu’ bene, il gioco funziona diversamente. Stanotte lui ha fatto cio’ che voleva, adesso dorme ed io devo stare a casa, altrimenti, dice lui, significa che ho fatto quello che ho fatto per uscire sola. Spesso ho pensato di essere vittima di violenza domestica, psicologica, una violenza che mi manipola. Adesso sto iniziando a diventare strategica, aspetto lunedi per essere felice, vado a nuotare quando lui lavora……Inizio a sognare di conquistare altri uomini, di tradirlo a casa nel nostro letto…. La gioia piu’ grande, amarlo con freddezza, senza soffrire, usandolo un po’…Mi piacerebbe avere un dialogo, un aiuto sono sola.

libera75 Età: 32 Il mio matrimonio è finito dopo appena due anni di violenze fisiche e psichiche, una storia veloce inizialmente appassionata ma immatura che poi si è rivelata un inferno.. che mi ha regalato un figlio meraviglioso che rappresentava e rappresenta l’unico motivo per lottare e andare avanti. Ho raccolto a fatica i pezzi della mia vita tra attacchi di panico e depressione ma ce l’ho fatta ho lottato e ne sono uscita e dopo sette anni ho incontrato l’uomo della mia vita, almeno pensavo che lo fosse!S ono ormai 5 anni di dipendenza emotiva, dopo i primi momenti di dolcezza si è rivelato peggiore del mio ex, sono ricominciate le violenze mi dice che sono io che lo provoco, che sono io la pazza, che sono io che non gli do sicurezza ed è per questo che lui non vuole vivere con me , avere una famiglia con me…da un anno mangio e vomito… sono stanca

nikita N° di riferimento: 661717106 Età: 50 Da più di venti anni vivo un rapporto di coppia che ha portato allo sfinimento totale sia me che la mia famiglia di origine. Dopo anni di maltrattamenti psicologici fisici e di mancanza di rispetto per la mia persona e non solo, bisognosa in modo grande di amore poichè soffro di carenza d’affetto sin da bambina, non solo non mi è stato dato questo ma si è infierito contro di me come donna perchè dovevo sottomettermi a schemi di vita inaccettabili. Tre tentativi di separazione messi in atto da me ma mai andati a buon fine perche vittima di ricatti e angherie assurde da parte di mio marito e parenti. Allontanata da tutti per false calunnie da parte di lui per costringermi a tornare. Sopprusi e sofferenze psicologiche atroci fino a quando un mio giovane figlio si toglie la vita per problemi sopraggiunti e che io in questa situazione non sono riuscita a tamponare. Soluzione a tutt’oggi: Con la tragica perdita mi son sentita obbligata a ritornare accanto a quest’uomo che senza di me diventa pazzo violento piu che mai, incontrollabile e quindi indispensabile una vigilanza a favore di un un unico figlio rimasto. A nulla son sevite le mie costanti richieste di aiuto a dottori, psicologi, assistenti sociali. Niente oggi grazie a loro mi ritrovo con un figlio morto e mio marito vivo e vegeto che sguazza ancora nella sua più che evidente stranezza che tutti proteggono perchè lui è un uomo e io una donna perchè lui è un compaesano e io una trapiantata. Tutti lo proteggono, dal medico di famiglia dall’avvocato di famiglia dai parenti perchè timorosi e io sono una vittima come ………., lei lo ha perso in grembo il figlio io no, ma è lo stesso. Morta sta in una bara lei e pure puttana le dicono. Nooooooooo basta. Basta agli uomini padroni, basta. I talebani sono gli italiani. Io in trenta anni non ho mai vissuto i miei bambini non han potuto mai tirare un vero sorriso dentro la loro casa Io ho perso un figlio ma nessuno qui fa una piega. Sopra casa mia due anni fa han portato via tre bare bianche madre e 2 figlioletti e lui sta uscendo di prigione e gli daranno pure il capitale della moglie. Sa cosa dice il fratello? A ma lui voleva bene ai figli …. Si così bene da ammazzarli…. Cristo per pietà per carità basta. La giustizia non c’è per noi mogli e mamme, ma aiutatemi vi prego almeno a rimanere nella casa dove ho fatto nascere mio figlio e dove lui ha voluto morire. Aiutatemi a rimanere una donna normale come io sono. Nonostante tutto credo ciecamente in me. …..ma a che serve? le mamme in queste condizioni non possono aiutare veramente i figli come andrebbero aiutati perchè loro hanno bisogno di piu aiuti degli altri perchè sono figli dell’insicurezza del dubbio, del disamore di due genitori non fatti l’uno per l’altra. Mio marito accumula e a noi da le bricciole ciò che avanza se avanza. Io non so più se sono una donna o un oggetto o un trespolo io non so più dove sta il riso o il pianto.. io per vivere una giornata normale devo non pensare e per non pensare devo annullare e per annullare devo pensare che non esisto. I miei occhi son stati creati non per vedere ma per piangere. E allora dov’è l’amore di Cristo l’amore del nostro simile dov’è? per chi soffre come me per chi sa di aver perso un figlio in fiore frutto delle mie fatiche.. per egoismo e malvagità a lungo termine che neppure i più bravi avvocati possono portare a verità? mascherate dal falso bene. E c’è chi giustifica questi uomini chi li protegge… …… è morta .. e la vita continua. Nikita piange da più di vent’anni ora le lacrime sono più dense ma a nessuno importa. Nikita aveva tante cose belle da dare amore, tenerezze, baci e carezze, ma lui non le ha mai volute e oramai dentro il sangue si stà seccando, la linfa non scorre piùc ome prima ma lui ? Lui continua il suo percorso di lava vulcanica ….. dove passa PIETRIFICA.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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SELEZIONE TESTIMONIANZE SUL TRADIMENTO

HO TRADITO UN MARITO PERFETTO

Non ha importanza quanti anni ho, voglio solo dare la mia personale testimonianza sul tema del tradimento. Ho tradito un marito “perfetto”. Ho vissuto il mio tradimento come un “forte” sentimento.Ho conosciuto l’ “altro” senza cercarlo e senza volerlo, e non importa neanche come e dove. L’ho conosciuto, semplicemente, per caso, per una serie di circostanze fortuite, e sono caduta nel suo abbraccio. Ma quello non è un’abbraccio che ti ospita e ti desidera, non lo hai cercato e non ti ha cercato, semplicemente ci cadi dentro e non vuoi vedere. Non vuoi vedere perché il tuo cuore non deve vedere quello che piace al tuo corpo. Perché a volte è bello lasciare il possesso della volontà solo al tuo corpo, spegnere il cuore, gioire di sensazioni fisiche, vibrare di pienezza e di appagamento fisico, perdersi e liberarsi, gridare al tuo corpo che ti fa stare bene. Poi, passato quel momento, ritorni a vedere e non ti ritrovi, ricordi quel che c’è stato, ma non essendo collegato al cuore ti manca il senso di quello che è stato e vuoi solo andare via. Saluti e vai via. E non rimane segno, perché sai che la tua felicità passa da altre braccia.

Quando invece il tradimento è un forte sentimento che colpisce il cuore, ne diventi schiava.

Quando dell’altro rimane il segno, i suoi occhi, i suoi lineamenti, i suoi movimenti, la sua voce non ti liberi più di tutto questo. Puoi scollegare il corpo dal cuore, il tuo corpo può continuare come un burattino a rimanere lì, obbligato dagli impegni presi, ma il cuore vola di là. La forza del sentimento fa sì che vicini o lontani, presenti o assenti, il filo del legame sia sempre ben teso e vibri continuamente. Desideri l’altro, respiri l’altro, vivi l’altro e perdi la pace. E in casa ti senti sola. Senti d’impazzire. Vorresti non aver mai conosciuto l’ “altro”. Commenta

Commento anonimo. A tutti capita di tradire. A volte si tradisce col corpo, a volte con la mente.

Io ho tradito con la mente eppure non mi sento meno colpevole. Ho tradito la fiducia di una persona che aveva stima di me, che mi vuol bene anche se tra noi non c’è un rapporto stabilito e certificato. Eppure fa male, tanto, più che all’altro che si è sentito tradito. Ho tradito le sue parole, la sua confidenza. Il rapporto di amicizia-amore che era germogliato. Ho sopravvalutato me stessa e gli altri.

Sono stata tradita nella mia vita, ma non mi è mai capitato di tradire. Forse perché mi sentivo al di sopra di questo. A volte tradire serve, serve per ritornare sulla terra, per capire che si è soltanto degli esseri umani che possono sbagliare.

Ti senti senza certezze quando tradisci, perché è soprattutto tradire ciò in cui credi. Eppure è un bene anche questo, è un bene perché ridimensiona te stesso e il tuo rapporto con gli altri esseri umani. Nessuno può dire di non poter tradire, tutti, in circostanze diverse possiamo essere tentati di tradire ciò in cui crediamo. La vera sfida è andare oltre. È perdonare il passo falso che coscientemente o inconsciamente abbiamo fatto, così come dovremmo fare quando ci capita di subirlo un tradimento, imparare a vedere la luce e l’oscurità che ci appartiene, senza giudicare. Senza ergerci a giudici inflessibili di noi stessi o degli altri. Forse sia te che io non siamo vittime del caso, delle circostanze, siamo vittime di noi stesse e della paura di voler bene davvero con la responsabilità che questo comporta. Io ci sto provando a perdonarmi, sto provando a prendermi il tempo e a perdonare il tradimento di riflesso che l’altro ha messo in moto. Dovremmo provare a chiederci che cosa ci manca. Dici che tuo marito non meritava il tuo tradimento, forse nessuno merita di essere tradito, ma se accade qualcosa è mancato. Magari è qualcosa che per altri non avrebbe la stessa importanza, ma ognuno deve vedersela con se stesso, con ciò che manca a sé stesso. Usa quest’esperienza per cercare insieme al tuo compagno di ritrovare insieme le emozioni di un tempo e vai a cercare i motivi che ti hanno spinto. Io i miei li ho compresi: ero così spaventata, che, finalmente l’amicizia stava prendendo i binari di un vero amore, che l’ho messa a repentaglio, come se dovessi metterla alla prova o come se volessi provare a me stessa che l’amore non esiste. Che nessuno è in grado di amarmi senza farmi del male. Un abbraccio. Commenta

AMORE E TRADIMENTO

E’ inutile continuare a prendersi in giro … il problema c’è, c’è sempre stato, non è stato nascosto anzi … smascherato da me sempre con ostinazione e presunzione che bastasse smascherarlo e sentirmi dire da lui che avevo ragione … è figlio di separati (aveva solo 10 anni, in un paesino, con scandalo, tradimenti, superstizione e chi più ne ha più ne metta…) è molto intelligente e si è difeso decidendo di non soffrire, penso che abbia sviluppato questo pensiero forte “se le cose della vita non vanno bene la colpa è sempre e solo degli altri” … il bambino di 10 anni è sopravvissuto … poi crescendo ha cominciato a non realizzarsi pienamente rispetto alle sue capacità intellettive a causa di una volontà poco allenata e delle sue continue giustificazioni riguardo ai fallimenti, niente di grave, normali problemi di vita quotidiana ma … penso che questo faccia crescere un forte senso di frustrazione di cui io sono stata la vittima. C’è un aggravante che faccio fatica a scrivere ma che devo riconoscere … a causa della mia educazione rigida sono poco “libera” sessualmente, non mi lascio andare facilmente, e questo mio atteggiamento lui l’ha letto come mia insoddisfazione e punizione per le cose che non andavano bene.
Gli facevo notare che gli errori commessi bisognava riconoscerli per cercare di non ripeterli e che alle volte dire “è colpa mia” aiuta anche a crescere … mi sostituivo impietosamente alla sua coscienza, con amore e con il desiderio che imparasse a crescere per sé stesso e per noi (abbiamo due figli)… mi dava ragione, con convinzione, non ci siamo mai presi in giro e ci stimiamo … però, a lungo andare, ha cominciato a detestarmi, ad annullarmi nella sua mente e a cercare di annullarmi … non è un violento ma si può fare molto male anche solo con gli atteggiamenti … sempre critico e scontento di me e dei figli…
Negli ultimi tempi le cose sono peggiorate, io non riuscivo a capire, in più si sono aggiunti problemi di lavoro miei e suoi, io notavo che “fuggiva di casa” ma siamo stati sempre riciprocamente rispettosi della nostra libertà, non immaginavo nemmeno che mi stesse tradendo, con una donna sposata, scontenta del proprio marito e che non gli faceva sentire la vita “problematica”. La relazione è terminata ma non per naturale esaurimento, perché “non poteva andare avanti”. Mi son sentita di morire, rabbia, rancore, dolore … e … gli ho chiesto di starmi vicino perché stavo male e avevo bisogno di lui. Lui mi ha abbracciata e mi ha ringraziata, abbiamo parlato, pianto, litigato, fatto l’amore come non lo avevamo mai fatto prima … mi fermo qui perché mi viene da piangere … avrei ancora molte cose da dire, quando ho letto dal vostro sito Amore e Tradimento mi sono resa conto che forse, per caso, abbiamo scelto la strada giusta … perché abbiamo scelto la strada del “reciproco riconoscimento”, ma è difficile, perché in me c’è ancora la ferita, lui “ha lasciato intatto nella sua cruda realtà” il tradimento perchè non mi vuole prendere in giro, è quello che io voglio e che vogliamo “un rapporto sano” … ma è difficile, aiutatemi. Chiara

TRADIMENTO PER VENDETTA

Io ho tradito, per ripicca , perchè Lui mi feriva dicendomi che ero troppo grassa e che non riusciva a fare l’amore con me perchè gli facevo schifo…..all’altro piacevo per come ero dentro e mi faceva sentire importante, bella e sensuale….ma poi non mi vedevo più tra le sue braccia volevo essere amata dal mio uomo dal padre delle mie figlie….e sono tornata da Lui con la mente e con il corpo…..ma ora Lui mi ha tradito con una più giovane….ed è pazzamente innamorato di Lei …..non riesce a farne a meno però non riesce neanche a lasciare me……io lo amo e sono disposta a perdonare….ma la cosa forse è troppo fresca….abbiamo parlato molto…questo è servita a me a capire che sono una persona forte e sicura ma il dolore è terribile…forse lo merito ma ……chissà forse anche Lui prima o poi capirà che vuole solo me……non posso leggere il futuro…e non lo voglio sapere…

PERDERE PER GELOSIA

Gentile dottore ho avuto modo di conoscervi tramite mia sorella che ha frequentato un suo seminario a Roma di recente e mi ha dato le indicazioni sull’esistenza di questo sito. Oggi l’ho consultato per la prima volta e …. mi è crollato il mondo. Ho letto quanto lei dice su gelosia e possesso, risultato: me stesso. Si sono proprio io quello descritto nelle pagine che ho letto. Io sono geloso e possessivo nel modo peggiore del termine. Sposato, con un figlio (matrimonio “riparatore” perchè la mia ragazza era incinta) ho conosciuto una donna. Anche lei sposata e con un figlio. Ci siamo frequentati raccontandoci delle nostre vite e poi è nata una grande passione scaturita, purtroppo, nel suicidio del marito di lei. Io ho lasciato mia moglie per questa donna, L’ho amata e la amo in modo viscerale è tutta la mia vita. Ma ho paura di perderla e l’ho persa proprio per quello che lei ha detto. Sono diventato geloso in modo ossessivo e possessivo. In ogni suo atteggiamento ho visto “il tradimento”. Le sono stato addosso, l’ho offesa ed umiliata con i miei sospetti, con il modo di fare, con le parole. Ed il risultato è stato che in fondo in fondo sono il traditore: il traditore dei suoi sentimenti, del suo essere donna, della sua più profonda intimità che io conoscevo. L’ho scoperto oggi, lei era tempo che me lo diceva ma nel bieco orgoglio di marito geloso (si nel frattempo ci siamo sposati ed abbiamo avuto anche un figlio) non le ho dato ascolto, non ho prestato attenzione alla mano che mi tendeva per capire, per farmi uscire dal tunnel in cui mi ero cacciato. E così l’ho persa. Non so se riuscirò di nuovo ad avere un posto nella sua vita! Credo che non abbia bisogno di un uomo come me che non l’ha capita ed ha camminato al suo fianco. Spero di poterla conoscere ad un suo prossimo seminario per poterle parlare di persona.Un cordiale saluto Fabio

IL TRADIMENTO DISTRUGGE

rosa Età: 50 Il tradimento distrugge. Cerco di perdonare e fallisco ancora e ancora. Il rancore confina nell’odio e questo mi ferisce, perchè questo è un qualcosa a me sconosciuto del mio carattere. Così sono convinta che il perdono è la strada più giusta, ma chissà quanti riescono a perdonare? Mio marito mi ha tradita circa 10 anni fa in un momento particolare della nostra vita, dopo 22 anni di conoscenza e 17 di matrimonio e un figlio voluto con tutte le nostre forze che ci riempiva solo di “cose belle”. Sospettavo, ricevevo telefonate e lettere anonime (quasi sicuramente dalla sua amante), e chiedevo la verità a mio marito. Lui negava e io credevo, perchè avevo una fiducia illimitata. Qualcuno potrebbe ridere per questo, ma avevo fiducia in lui perchè così è stato da quando avevamo 18 anni, perchè i miei genitori avevano fiducia l’uno per l’altro e perchè ritenevo che il nostro fosse un matrimonio. oi un giorno mi confessa l’esistenza di un figlio di 5 anni. Ormai era costretto al riconoscimento e così ho saputo.Il mondo mi era quasi caduto addosso, scrivo “quasi”, perchè avevo un figlio adolescente a cui pensare, il quale contava più della mia esistenza e questo amore mi ha retto. Mio figliomi ha aiutato con coraggio. Mio figlio mi ha visto come non avrei mai voluto e per questo mi sono alzata e a lui ho voluto e voglio dare una visione “bella”della vita e dell’amore, nonostante i dolori che inevitabilimente fanno parte di ogni esistenza. In questo credo perciò voglio che lui goda della vita apiene mani, facendo delle cose giuste e buone. E’ la sola strada che porta al bene.Non sempre è bene “sapere”, ma nel mio caso, le continue bugie di mio marito non hanno avuto giustificazione di sorte. La sua paura era quel qualcosa che lo ha spinto in basso, ma tutti possono alzarsi di nuovo e questo gli auguro per tutti noi.Non ho mai tradito fisicamente mio marito. L’occasione c’è stata. Ho provato,e provo, grande rispetto e bene per uno, e lui mi ha aiutata, ma mi sono fermata perchè il tradimento non era per me, perchè non volevo imitare mio marito e perchè non volevo agire per “vendetta”. Non sarebbe stato giusto per nessuno, nemmeno per me.Ora sto meglio. Certo, ci sono dei brutti momenti, quando penso troppo alla cosa, che certamente non sarà mai dimenticata. Ma dalla mia parte sta l’avere agito secondo la mia coscienza e spero che il tempo mi dia ragione.

CREDO CHE TRADIRE SIA UNA SCELTA

Età: 36 Vorrei rispondere a Pat Ho trovato le sue considerazioni sul tradimento, un po’ opportunistiche e anche egoistiche… scommetto che il/la primo/a a tradire sei stato/a tu,forse’ e’ per questo che hai una visione del tradimento cosi indulgente?? Ho visto, sinceramente, molta ipocrisia in svariate testimonianze. La verita’ e’ dentro ognuno di noi e sicuramente l’effetto che puo’ fare un tradimento e’ strettamente personale e sicuramente direttamente proporzionale alla sensibilita’ che ognuno di noi ha. Forse Pat e’ convinto/a di aver trovato la soluzione dell’arcano in un libro.. beato/a lui/lei. Il tradimento e’ una mancanza di rispetto profondissima,(a questo punto potresti dirmi che anche tirarsi i piatti lo e’, ma fidati.. sortisce due effetti completamente diversi) ti rende insicuro come essere umano,come membro di una coppia, e come amante. Io non ho mai tradito ma ho subito il tradimento, e’ un qualcosa che ti annulla completamente. Non credo ci sia un modus operandi per superare questi momenti, rabbia e frustrazione devono seguire il proprio corso. Credo che tradire sia una scelta.. scegli la persona che vuoi essere seguendo l’impulso o ritraendoti perdendo la famigerata occasione. Non ho mai tradito, ma anche io ho desiderato essere amato corteggiato ammirato e coccolato di piu’…. ma ho preferito continuare a vivere con un rimpianto piuttosto che con un rimorso!!

COMMENTO

Perchè una persona decide di farti del male solo perchè lei stessa non è contenta di sè e cerca appagamento in ogni chimera?
Perchè devo essere stato vittima di lei?
Forse è vero…pensare o meno al tradimento fa parte della sensiblità che ognuno ha, dell’educazione ricevuta, dell’intelligenza e del grado di maturità raggiunto… capiamoci…non parlo dell’infatuazione, della chiusura di una storia perchè si è conosciuta un’altra persona…non penso a questo
…tradimento è quel comportamento che per forza di cosa rende la persona, che lo commette, una “persona vigliacca”… mente per lungo tempo al compagno e a tutti quelli che stanno attorno, perde il rispetto per l’altro e per se stesso, gode nel fare del male all’altra persona perchè così le emozioni sono più forti, intense… fa del male perchè lei lo aveva ricevuto…ma non guarda chi ha davanti… vive il momento come fanno gli animali…solo istinto e niente cervello… non parliamo dell’amore poi, non sanno nemmeno minimamente cosa sia… attacca il compagno ufficiale nei punti deboli per cercare cedimento e giustificare quello che fa..
induce il compagno a chiedere scusa per il tradimento subito… induce il compagno a pensare che il lavoro sia sbagliato, il suo modo di amare di stare con gli altri… il traditore è codardo… non sa scegliere… ecco cosa penso facciano e siano le persone che tradiscono. Sono solo vigliacchi.
Pensano di essere più furbi…ma come si può sentirsi “i più furbi”, “i più astuti…tanto non mi scopre!”
nel demolire la persona che prova amore, puro amore e per tale motivo da fiducia? Il tradito non è scemo, è solo colui che veramente ama perchè ripone fiducia…non c’è amore se non c’è fiducia.
Mi sento fiero di non essere mai sceso a compromessi, di avere principi ed ideali… di combattere per vincere le mie debolezze perchè le trasformo in energia in voglia di vivere e di credere… non tutti sono vigliacchi…ed ora so pure riconoscerli. Sì…li riconosco… ecco come sono riuscito a restare a galla in questi mesi… ho affinato la mia conoscenza del genere umano… ne ho conosciuti tanti di voi…quante cose vi accomunano… povere persone, tristi persone…soprattutto quando poi tornano indietro…
confessasate i vostri errori…piangete…rivolete il vecchio equilibrio…ma nulla…
più nulla vi rende credibili… davanti a vostra madre siete diversi… agli occhi degli amici…a quelli del vostro ex partner tradito.
Penso che anche in certi traditori a volte ci possa essere presa di visione.. senso di colpa… ma per poco, fino a che la prossima momentanea passione li coglierà e li farà ricadere nello stesso meccanismo.
La mia storia…io sono il tradito, la traditrice è un’ex violentata ed un’ex anoressica, la famiglia l’ha cresciuta con l’ideale dell’uomo ricco, lei mi tradisce con un uomo abituato piacente, lei cede, sceglie di cedere, fa tutte le cose dette sopra, intanto mi porta a volerle bene perchè mente, fa la buona, la disponibile, mi dice che mi ama, parla di progetti, di matrimonio, di vestito da sposa con mia madre, mi lascia 2 ore dopo che mi aveva ridetto che mi amava mi demolisce mettendo in discussione la mia persona, la mia famiglia, il mio lavoro, il nostro amore…tutto insomma. Usa la scusa del suo passato turbolento inducendo pure in me la compassione. Mi lascia, riprendo l’anello regalato, non dice dell’altro.
Dopo qualche mese scopro tutto, mando 1 sms di rabbia, ottengo una quasi denuncia, sparla con i miei amici… mi demolisce per la seconda volta.
Passa un mese, lei viene lasciata da questo perchè lui la tradiva con una biondina e lei lo aveva scoperto.
Me lo dice! Questa è la prima rivincita. Lei stà male perchè anche lei ricade nel ruolo della tradita.
La seconda rivincita la ottengo quando in pianto torna e mi dice che mi ama e che le rivuole la nostra storia… dico di no! dico che non è di nuovo sincera. Mai stato così felice di dire di no ad una donna.
Ho mantenuto la mia dignità e la mia voglia di amare. Certo ora so anche scegliere meglio perchè .
Ho cambiato lavoro, ho trovato la carica e l’energia del passato, sono ancora un po’ diffidente…è normale…ma sono positivo e speranzoso nella mia vita. Abbraccio tutti

TRADIMENTO MORALE

Rosy Età: 26 Salve, nonostante la mia giovane età avrei cosi tante cose da dire..sono vittima di una dipendenza d amore, nonostante i miei tormenti i dolori le amarezze subite da lui..nn riesco a nn chiamarlo,facendomi più male.La nostra è una storia iniziata 4 anni fà, una favola, anche se x molto tempo disturbata dalla sua inutile possessività, tra liti e amore abbiamo fatto tantiprogetti tra cui il matrimonio, che dovrebbe essere vicino, ma in realtà èlontanissimo dall’entusiasmo con cui ne parlavo, fino a sei mesi fà.Abbiamo iniziato a litigare anche senza alcun valido motivo, a farci male adirci cose che in realtà nn pensavamo, e io ho avvertito da subito ogni suominimo cambiamento, distacco, purtroppo anche il mio fisico ne iniziò arisentire, ho perso 10 kg nel giro di niente, sn dventata fragile siapsicologicamente che fisicamente..solo perchè il mio istinto mi diceva chequalcosa nn andava, lui aveva sempre cercato sicurezza in me, mi vedeva forte epoco innamorata, a volte soffriva per niente. In realtà ero solo una ragazzatranquilla e finalmente sicura di avere accanto una persona degna del mioamore..tutto questo però è stato distrutto nonostante lui abbia continuato afare progetti con me, comprare casa, mobili, prestiti, cercando di farmifelice. Contemporaneamente alle nostre ultime liti ha tradito la mia fiducia,ho scoperto che da circa 2 mesi quasi giornalmente si sentiva con una suacollega, la chiamava più volte e nn capisco perchè la chiamava pure di notte,mentre io invece sentivo che qualcosa nn andava e soffrivo già senza sapere chic fosse dietro.Non è stato lui spontaneamente a raccontarmelo, soffrivo ma sentivo che dovevoscoprire cos è che gli aveva dato quella sicurezza, cos è he lo allontanava dame. Dietro questa scoperta c è da dire che tutti i suoi colleghi con cui tra laltro uscivamo sanno tutto di noi, delle nostre liti, del nostro matrimonio, tutti compresa lei, l unica collega mai vista.Quella sera che l ho scoperto stavo malissimo, e ho sbagliato tanto a nn lasciarlo, forse si sarebbe reso conto maggiormente della umiliazione e dolore che mi ha dato. Per non perderlo ho creduto che cn lui vicino, avrei superato questo tradimento, che lui chiama “TRADIMENTO MORALE” dice di non esserci mai stato a letto con lei, ma semplicemente si trovava bene a parlare perchè lo capiva..mentre io nn lo capivo più. Sostiene di nn aver mai pensato didistruggere ciò che insieme abbiamo costruito. Purtroppo l ho scoperto da due mesi, e non ho pace, la notte mi sveglio penso e ripenso, e non ho più fiducia in lui perchè ho sofferto molto e sto ancora soffrendo. Ora lo assillo, lo controllo..sono malata di lui, tanto che gli dico sempre ciò che penso anche in modo brusco..gli dico che nn sono felice, che vorrei di più. Premetto che dopo questa situazione lui ha acellerato pure i tempi sugli ultimi preparativi, come a darmi dimostrazione di nn avere dubbi su ciò che vuole. Ora siamo litigati potrebbe essere l ultima lite, quella che cala un velo ietoso al nostro amore, ai ns progetti, dopo i miei ultimi assillamenti dice di nn poterne più, che io ormai vivo di fantasmi, e che nn possiamo vivere cosi. Io lo sò, nn sono felice penso troppo a quello che sò, e a ciò che si può costruire sopra in questi casi, e mi complico la vita. Il matrimonio e ormai vicinissimo, e ho paura, paura di nn riuscire a superare questa delusione, questa ormai credo perdita di lui e, soprattutto ho paura per la mia salute perchè tutta questa situazione, mi chiude l appettito, tanto da nn venirmi fame e nn riuscire pur volendo farlo per me stessa a non ingoiare. Scrivere queste righe mi ha aiutato molto, e spero di ricevere tanti consigli per nn sentirmi sola, perchè di lui c è da dire pure che è riuscito ad allontanarmi dal mondo intero, facendomi sentire al centro del mondo solo con lui vicino.

UNA DIVERSA LETTURA DEL TRADIMENTO

“Un padre, volendo insegnare al figlio a essere meno pavido, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul secondo gradino e gli dice: -Salta, che ti prendo.- Il bambino salta. Poi lo piazza sul terzo, dicendo: -Salta, che ti prendo.- Indi il padre lo sistema sul quarto, poi sul quinto, dicendo ogni volta: -Salta, che ti prendo-, e ogni volta il bambino salta e il padre lo afferra prontamente. A un certo punto il bambino è su un gradino molto in alto, ma salta ugualmente, come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino cade lungo e disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in piedi, il padre gli dice: – Così impari, mai fidarti…, neanche se è tuo padre.” James Hillman in “Puer Aeternus”

 

Vorrei proporre una lettura “diversa” del tradimento, dove la figura del traditore è meno colpevole di quanto sembri.

In questa lettura il traditore non è solo colui che tradisce, che inganna, che è subdolo ma è anche colui che affronta diversamente una crisi di coppia, rendendosi conto dell’effettiva realtà. Spesso una relazione è caratterizzata dalla stanchezza, dalle incomprensioni, dai continui litigi, dalla mancanza di una progettualità futura, dal venir meno di un autentico sentimento. In questo caso il tradito è colui che minimizza, che fà finta di niente, che non parla, aspettando una possibile soluzione che non c’è o che il tempo sistemi, non si sà come, il tutto. Al contrario del traditore che affronta la dura realtà della disfunzionale relazione di coppia, rompendo in qualche modo il silenzio e l’indifferenza, non in maniera esplicita, ma in maniera implicita attraverso il tradimento. Sintetizzando, in maniera molto forte, e come se il tradito avvesse costretto l’altro a tradire.

Al riguardo bisogna sfatare un luogo comune, in questi casi. In un tradimento soffre non solo chi è tradito ma anche chi tradisce e le colpe non sono solo di quest’ultimo. Davanti ad un tradimento, al di là se è stato “confessato” o “scoperto”, entrambi i membri della coppia devono avviare una seria e profonda riflessione sul perchè e come sia successo. Se alla conseguente e naturale esplosione di rabbia e dolore segue la riflessione accennata il tradimento aquisisce una funzione di rottura di un equilibrio di coppia apparente e patologico a tratti.

Per avvenire tale riflessione, il tradito deve accantonare un pò la propria rabbia, cercare di “leggere” diversamente il tradimento, vederci quasi una “richiesta d’aiuto” da parte del traditore affinchè si affrontino finalmente le problematiche di coppia. E quella che può sembrare una sconfitta si può trasformare in una vittoria perchè può rivitalizzare la relazione e gettare le basi per un nuovo sentimento ed una nuova progettualità di coppia.

Purtroppo il più delle volte avviene, quando il tradimento non è scoperto o si fa finta di non scoprirlo, che il traditore usa il tradimento per continuare a mantenere in vita la relazione di coppia. Come reazione all’inaridimento della relazione originaria ne cerca un altra al fine d’attingere quelle emozioni e quella vitalità che gli mancano e che utilizza, appunto, per il mantenimento della relazione originaria stessa.

Dott. Roberto Cavaliere

COMMENTI ALL’ARTICOLO TRATTI DAL FORUM

Caro dott.Rob, ecco la mia opinione:
credo nelle leggi di causa-effetto anche nella coppia. Se il partner arriva a “fantasticare” su un’altra persona, inevitabilmente ci sono cause imputabili a noi. Se una relazione finisce, entrambi gli attori hanno delle responsabilità. Oltre a questo, ritengo (aperto a critiche e/o opinioni differenti) che se c’è vero amore ci si sazia totalmente dell’altra persona: non si prova desiderio di altro, e se c’è questo sentimento i problemi si affrontano e si trova il modo di risolverli assieme.
Fatte queste premesse, ritengo che il tradimento uccide la fiducia e calpesta autostima e dignità in primo luogo di chi lo subisce. Per questo motivo non vedo nel tradimento un valido tentativo, tipo elettro-shock tra l’altro, per “sensibilizzare” sui problemi all’interno della coppia; semmai un valido tentativo per porre fine alla relazione divenuta complicata/insoddisfacente evitando un confronto col partner. Col tradimento si annienta la fiducia che si è riposta nell’altra persona e si ferisce non tanto per l’atto materiale quanto a livello morale: “ho riposto la mia fiducia in una persona che se ne è fatta gioco!”. A seguito del tradimento bisognerebbe prima superare tale umiliazione/delusione per poi poter affrontare i problemi che c’erano all’interno della coppia e migliorare il rapporto. Superare tale affronto è molto faticoso, forse così faticoso da impedire un dialogo costruttivo col traditore che viene visto non più degno del nostro rispetto, del nostro amore: abbiamo paura a fidarci ancora in quanto potremmo restare feriti nuovamente.
Per smuovere da una situazione di stallo si potrebbe, forse, minacciare un tradimento o abbandono, ma concretizzarlo per ottenere una reazione costruttiva lo ritengo un comportamento sadico, masochistico… oltre che difficile da accettare in quanto una simile giustificazione risulterebbe “troppo comoda”.
Ritengo comunque che il tradimento può essere una forma di fuga, ma non arriverei a giustificarlo proprio perchè la concretizzazione di un simile atto denoterebbe una certa superficialità ed incapacità ad affrontare la realtà con onore, lealtà, rispetto. Max.

buongiorno dott.rob,bella provocazione la sua e mi sento tirata dentro.
premetto che la parola tradimento non mi piace,che non sono minimamente gelosa e che penso con tranquillita’ al fatto che sia io che il mio compagno possiamo incontrare una persona e lasciarci sedurre da essa, ma la usero per facilità,perche mi pone nella condizione di pensare :”chi tradisce chi e/o cosa.”cerchero’ di spiegarmi:io penso che si chi pensa di tradire e chi si sente tradito non sia cresciuto.non riesco a condividere la sua diversa lettura del tradimento ,inquanto una persona che tradisce la sento immatura per un rapporto vero,cosi come la persona che si sente tradita non ha acquisito una stima di se e vive l’esperienza non essendo mai se stessa/o.ma non riesco neppure a condividere il tradimento come mezzo per smuovere una sitauazione di stallo.Ma come si puo pensare di andare con un’altra/o per aprire una discussione e riuscire a incontrarsi !!delego all’altro/a l’iniziare la discussione perchè ha scoperto ,casualmente o no,il tradimento?;vedo questa scelta(il tradire) come esempio di profonda immaturita’ e non riesco a trovare nessuna giustificazione.é vero che un rapporto deve essere arricchito da entrambi ma non riesco assolutamente a trovare una giustificazione.l’unica soluzione che io penso sana e matura sia il lasciare l’altra/o se in questa relazione non ci si sta bene.la coppia quella vera non ha bisogno del tradimento per parlarsi,se non si parlava prima figuriamoci che livello di discussione puo emergere dopo il tradimento.
nella speranza di essere stata chiara la saluto. Insienel
C’è una parte di verità in quello che Lei ha descritto come una diversa lettura del tradimento. Ma resta il fatto che la comunicazione è irrimediabilmente compromessa: tra chi ha maggiori informazioni e l’altro/a che non sa di non avere le stesse informazioni e comunica al “buio”, ignaro o inconsapevole della realtà. Un po’ come quando si bleffa nel gioco del poker. Alla fine del gioco, e’ una strategia perdente per chi non ha una sponda di appoggio e vince chi si è creato una rete di salvataggio. Meri
io sono stata amante di un uomo sposato ,senza figli, ma che ,ugualmente ,non avrebbe mai lasciato la moglie.Mi è sembrato che quella coppia fosse all’apparenza perfetta e,allora,cosa andava cercando lui altrove?certo io non conosco la moglie o le rispettive famiglie.
il suo senso di colpa era enorme e,spesso,ho pensato che abbia deciso di non vedermi più per alleviarlo.Chissà,starà bene per un certo periodo e poi la tradirà ancora!la moglie,una volta,ha scoperto un mio succhiotto.é stata la prima volta e noi abbiamo continuato ugualmente a vederci …anch’io mi sentivo in colpa e stupida.
lui continuerà a cercare emozioni altrove e lei, vedendo succhiotti, accetterà una bugia?non so quello che accadrà fra di loro.Non so,dopo tanti anni di fidanzamento, se siano approdati al matrimonio amandosi veramente.Quando lui mi chiedeva cosa pensasse mia sorella di lui ed io gli dicevo che lo considerava in una parola un bastardo,uno che si divertiva,lui mi diceva che non tutti gli uomini sono uguali.Così mi sono illusa un pò che potesse provare, per me,qualcosa di profondo e importante.
dunque,il senso di colpa c’era,enorme quanto una montagna.per il resto,vedo almeno 2 prospettive
1.lui non la ama e sta con lei perchè l’ha scelta come moglie e la sua educazione e la sua mentalità,anzi la sua identificazione nella società,non gli consentono di tornare sui suoi passi,di lasciarla.
2 la ama ed esiste quindi la figura del fedifrago!e lui la incarna bene,perchè prima di me l’aveva tradita con un’altra
lei annusa il tradimento ma accetta le scuse di lui per salvaguardare il matrimonio.
credo,quindi,che questa lettura sia corretta
Lui,ancora una volta,mi ha cercata dicendomi”se t’avessi conosciuto prima!”,”tu sei mia”,ecc ecc. Alba

Non solo sono d’accordo con lei dottore, ma riconosco che il tradimento è insito nella natura degli esseri umani e della natura, si è traditi e si tradisce da sempre qualcosa o qualcuno. Il primo tradimento si subisce da piccoli quando ci si accorge che non sempre i genitori possono comprenderci in tutto e per tutto, via via la vita è costellata di piccoli e grandi tradimenti. Quindi se si impara a leggere il tradimento come momento di rottura con una idealità che ci portiamo dentro è un bene, è un riconoscere l’oggettività dell’altro nella relazione (che questo sia un partner o un familiare o un amico), la realtà. E’ molto faticoso, più faticoso dell’eliminazione della relazione, ecco perché spesso preferiamo chiudere con qualcuno che ci ha tradito. Il traditore spesso arriva a tradire perché o non è consapevole del fatto che in realtà a sua volta si sente tradito dall’altro, magari perché l’altro vive una sorta di idealità del rapporto che lo rende stigmatizzato in una immagine di perfezione che è solo di superficie; o ne è consapevole ma non riesce a trovare con l’altro un piano di mediazione e di dialogo costruttivo che possa far ripartire il dinamismo di un confronto.
Io sono stata tradita ed ho tradito molte volte ed ogni volta mi sono accorta che quel tradimento era in germe all’interno della relazione da molto prima, dal momento in cui io/l’altro non abbiamo voluto vedere la vera realtà l’uno nei confronti dell’altro. La delusione che aveva/avevo provato nei miei/suoi confronti per come era stato affrontato o vissuto il rapporto fino a quel momento. E non parlo solo d’amore in senso stretto, tra due partner. Parlo anche delle amicizie.
Quando è accaduto mi sono chiesta: perché ho tradito? perché sono stata tradita? La causa non può essere soltanto quella di superficie: io/l’altro non mi stimolava più, non si curava più di me, mi sono innamorata di un altro.
Mi sono chiesta che cosa mi ricordava quello che vivevo, se nella vita mi ero mai sentita così, perché mi sentivo delusa. La prima risposta è stata di rifiuto: sono troppo sensibile e gli altri non mi comprendono, sono destinata ad essere tradita. Poi è capitato a me d’aver tradito e questo mi ha fatto ancora di più stare male perché finalmente vedevo la realtà, tradire è una specie di scossa, un maremoto che provochiamo direttamente o indirettamente per svegliarci e capire che non siamo perfetti e che l’altro non è perfetto, spesso abbiamo un’aspettativa troppo alta che carica l’altro di responsabilità castranti e lo spingono inconsciamente proprio a quel tradimento. Il traditore vuole sbattere in faccia al tradito: “vedi tu non sei come ti volevo come io non lo sono e con questo te lo dimostro, ora se vuoi mi puoi eliminare”. Certo deve esserci la volontà di entrambi traditore e tradito di mettere in discussione più profondamente l’azione consumata o subita se si vuole recuperare il rapporto. Poi si deve anche fare un esame di coscienza e rendersi conto se si è in grado di perdonare e di non far pesare il perdono, così come se si è in grado di non usare il tradimento come minaccia insita.
Insomma non è così tutto nero e bianco, le sfumature sono molteplici e le soluzioni altrettante. Pat
Aggiungo una piccola considerazione sul tradimento e sulla dipendenza:
A volte amare può essere peggio che tradire.
L’amore quando è morboso possesso, ossessione dilagante, ansia soffocante è una malattia, la cosiddetta dipendenza. Quando si ama in questo modo non ci si accorge di quanto male fa subirla. Bisognerebbe mettersi sempre nei panni di chi crediamo il nostro carnefice e tentare di capire, quanto abbiamo provocato quel comportamento, anche inconsapevolmente. Chiedersi come ci saremmo comportati noi nel subirlo e arrivare a farsi la vera domanda: perché amo a questo modo? Tentare di darsi una risposta è già un piccolo passo avanti. Guarire completamente non so’ quanto sia possibile, io penso di esserne uscita fuori, ma ogni volta che mi relaziono con gli altri ho imparato a riflettere su ciò che vivo, a chiedermi se la relazione è autonoma, se io so esistere e sentirmi intera e appagata anche senza di essa. Quando mi accorgo che qualcuno cerca di innescare con me certe dinamiche di dipendenza, chiarisco a priori che cosa intendo per amore, amicizia. Questo mi fa sentire padrona della mia vita e finora mi ha impedito di ricaderci.
A tutti consiglio di leggere: Amare Tradire di Carotenuto; Puer aeternus di Hillmann, a me sono stati utili. Pat
Il tradimento è l’inizio della fine di una coppia. Chi tradisce verrà tradito, in un modo o nell’altro, prima o poi. Chi viene tradito serberà eterno rancore represso nei confronti del traditore e prima o poi dovrà sfogare il dolore e la rabbia accumulati nel tempo. Il cosiddetto circolo vizioso. Perdonare un tradimento non serve a nulla se non a prolungare l’agonia di un’amore malato e distrutto per sempre, sempre che sia amore. Questa ovviamente è solo una mia opinione… Annullato
Caro annullato,
questa è l’opinione di chi vede il tradimento solo come dolore e rabbia perché le sue aspettative sono state disattese.
La diversa lettura del tradimento serve a capire che tra chi tradisce e chi è tradito c’è il legame di chi probabilmente con il tradimento tira fuori il malessere e chi lo lascia fare perché non ha il coraggio e non vuole vedere.
Non sempre è così, il tradimento può essere anche il modo di agire di una personalità narcisistica che attraverso il tradimento si sente padrona di sè stessa.
Perdonare un tradimento non vuol dire giustificare, ma capire se le responsabilità inconsce sono anche dell’altro, se questo può servire a salvare un amore o a distruggerlo completamente è poco importante. L’importante è passare attraverso il tradimento e non fermarsi al rancore, tenere rabbia e risentimento dentro porta sfiducia in noi stessi e nei confronti del mondo. A che servirebbe? A farci del male o a far del male a chi si metterà sulla nostra strada in seguito in quel circolo vizioso di cui parli. La vendetta, in questo caso come in molti altri, non paga. Pat
Ho scoperto per caso questo interessantissimo sito e, spinta da motivazioni personali ho deciso di iscrivermi per poter leggere ed eventualmente coinvolgermi scrivendo di me.
Non sono ancora pronta a parlare della mia storia, però la mia opinione sul significato del tradimento sento di poterla dare.
Penso che non si possa generalizzare sul significato del tradimento, nel senso che per ognuno ha un significato diverso,come lasciano intuire gli interventi precedenti. Può anche essere che ci sia una corresponsabilità tra traditore e tradito e che in alcuni casi il tradimento sia un tentativo di aprire un dialogo di coppia stantio e languente.Tuttavia ho avuto modo di conoscere persone che danno al tradimento significati e “peso” troppo diversi, in difetto o in eccesso…Insomma, ma è solo la mia opinione, i motivi del tradimento sono i più diversi, più omogenei sono gli effetti :delusione, rabbia, amarezza, rancore e distacco emotivo.Solo un’opinione. Sevia

EVITARE IL TRADIMENTO ?

Da “Chiudere una storia prima d’iniziarla” (forum “probemi di coppia ”)

Autore: Castalia

Argomento: problemi di coppia, tradimento, fine di una relazione

 

CASTALIA Ci conosciamo da un anno in quanto colleghi ed entrambi siamo sposati. E’ cominciata come amicizia e confidenza e ci siamo resi conto di stare bene insieme, nonostante nessuno dei due abbia mai voluto veramente far iniziare una vera e propria relazione. Al momento che ci siamo avvicinati di più e che poteva succedere qualcosa ci siamo spaventati ed allontanati. Ma la lontananza è comunque difficile da gestire: abbiamo voluto convincerci di poter salvare l’amicizia, ma di fatto la paura di avvicinarsi nuovamente rende i nostri rapporti freddi, formali ed insignificanti, lasciando al contempo una dipendenza l’uno dall’altra che non fa superare la questione. Penso che un taglio netto sia la soluzione più valida, ma mi chiedo se sia giusto chiudere senza affrontarsi, se un chiarimento possa facilitare l’elaborazione del lutto oppure invece se analizzare la situazione e darsi le risposte da soli sia preferibile, risparmiando così altre inutili aspettative

ANNABLUE Non capisco se stai parlando di una relazione effettiva o di una relazione che poteva esserci ma non c’è stata perchè l’avete bloccata sul nascere. Parli di elaborazione del lutto come si farebbe per una relazione vera e propria, comunque…..

CASTALIA Forse ho usato il termine sbagliato. Intendevo dire che quando abbiamo provato ad allontanarci ci siamo resi conto di stare entrambi male come nel caso di una vera e propria storia ed il problema sta nel togliersi definitivamente dalla testa l’intera faccenda. Preciso che ci vediamo tutti i giorni per lavoro e che ci prendiamo a volte anche giorni di ferie e cene per stare insieme.

ADANYCara Callista, tu parli di “togliersi definitivamente dalla testa l’intera faccenda”, con estrema facilità. Prova a leggre un pò qua e là nel forum e capirai che di così semplice non c’è proprio niente.

Immagino che siate enrambi maggiorenni e vacinati. Credo che parlarne apertamente tra voi non possa che essere propedeutico per entrambi.

Siete sposati con altri e prima di logorare due matrimoni con sotterfugi e scappatoie varie, provate a capivi tra di voi. Il resto verrà da solo.

CASTALIA Non credo assolutamente che sia facile dal momento che non riesco a superare questa vicenda. Non facciamo neanche sotterfugi, semmai è il contrario…proprio in virtù dei nostri matrimoni non vogliamo affrontare una situazione che comunque torna sempre fuori. Mi domando se sia sempre la cosa giusta salvaguardare un matrimonio solo perché si è fatto una scelta qualche tempo fa e che si basa su affetto e quotidianità, sacrificando tutta la complicità e l’affinità che si può provare per un’altra persona, nonostante ci si opponga con tutte le forze. In alcuni momenti difficili ho sentito più la sua vicinanza (e questa sensazione cresce sempre di più) che quella del mio compagno, dal quale non sento più di condividere una progettualità. Ma non voglio neanche essere la causa di rottura del suo matrimonio, per cui in quest’anno ho sempre lottato contro i miei ed i suoi sentimenti per ridimensionare tutto ed ora mi sento stanca e vorrei non pensare a lui e vorrei recuperare col mio compagno. Ma non ci riesco. Testa e cuore non vanno di pari passo. Naturalmente non mi aiuta vederlo tutti i giorni al lavoro. Mi sento immobilizzata…devo razionalizzare una sensazione che non sento.

ANNABLUE Testa e cuore non vanno mai a braccetto. Mai. Qualcosa nel vostro matrimonio non funziona, ma non è questo il punto.

Capita che si proietti in una persona (che non è il proprio compagno) qualcuno che si vorrebbe avere a fianco, una specie di idealizzazione… stando insieme qualche ora ogni tanto viene anche spontaneo. E’ come vedere solo un lato di quella persona, ma non conoscerla fino in fondo. Quando si sta insieme “rubando” il tempo, inizialmente quasi per gioco, poi si corre il rischio di invischiarsi in un terreno più pericoloso, ma molto spesso più per quello che vogliamo vedere noi, rispetto a quanto c’è realmente.

Io non troncherei nulla nettamente, perchè non c’è ancora nulla da troncare.

Ridimensionerei la cosa, le darei l’importanza oggettiva che può avere, senza distruggere reciprocamente il matrimonio l’uno dell’altro.

Se tagli in maniera drastica, corri il rischio di essere preda del rimpianto, perchè in genere si rimpiange una persona scomparsa, qualcuno che mai più tornerà indietro; dando tanta importanza alla chiusura, il sentimento di mancanza e di vuoto si amplifica nel nostro cuore. Non ci viene più a mancare un amico, un collega importante, un confidente, ma ….. una specie di soggetto indefinito che “avrebbe potuto essere in grande amore”. Ma anche no.

Insomma, io non voglio semplificare nessuna situazione, perchè tu sai quello che vivi, e credo che ti sia difficile razionalizzare se sei coinvolta. Io cercherei piuttosto di vedere anche i lati meno affettuosi, complici e positivi che ha questa tua relazione di “amicizia amorosa”. Ma senza drammi. Hai un marito e quella volta hai fatto una scelta importante. Io cercherei di recuperare con forza, credendoci, ricordando i motivi che mi hanno indotta a sposarlo.

CASTALIA Ti ringrazio annablue delle tue parole. In effetti erano quelle che cercavo. Ho paura di idealizzare ancora di più se chiudo; d’altro canto ho un senso di colpa per ciò che provo e che va oltre la mia volontà. I problemi con mio marito nascono da molto lontano: l’avevo lasciato per una sua scappatella e poi perdonato. Da quel momento si è comportato in modo esemplare, dimostrandomi pure di essere innamorato di me, ma non riesco ancora a sentirmi nuovamente coppia, a fidarmi, a lasciarmi andare. Voglio pensare che questa mia amicizia sia nata da un desiderio di essere compresa, di sentirmi complice e di fiducia verso un uomo. Grazie di aver parlato con me

VELIA Ciao Castalia, in linea generale sono d’accordo con annablue tranne che sulla sua prima affermazione:

“Qualcosa nel vostro matrimonio non funziona, ma non è questo il punto”.

Secondo me invece è proprio questo il punto, almeno secondo me.

Se il proprio rapporto di coppia funziona non si è attratti da un’altra persona, non si cerca la complicità con una persona che non sia il nostro compagno/a. Certo poi ci sono le situazioni di quotidianità con i colleghi, le ore migliori della giornata che comunque ciascuno di noi trascorre al lavoro e non con il proprio compagno, le situazioni di complicità che comunque si vengono a creare nel luogo di lavoro. Ma se alle spalle si ha un rapporto solido tutto rimane lì.

Tu stessa invece dici una cosa molto importante: sei stata tradita e hai perdonato. In realtà ti contraddici subito dopo poiché dici “non riesco ancora a sentirmi nuovamente coppia, a fidarmi, a lasciarmi andare. Voglio pensare che questa mia amicizia sia nata da un desiderio di essere compresa, di sentirmi complice e di fiducia verso un uomo”.

Da ciò che scrivi appare evidente che non hai affatto superato il tradimento. Non so se sia una cosa recente o sia passato tanto tempo: ciò non toglie che se anche pensi di aver perdonato, in realtà non lo hai fatto. Non sei riuscita a superare la lacerazione profonda che un tradimento crea. Il rapporto entra in una profonda crisi che non è facile da superare (ti parlo per esperienza personale). Credo dunque, come anche tu stessa dici, che la tua infatuazione per questa persona nasca da un profondo desiderio di ritrovare in un nuovo rapporto quello che non riesci più a trovare con tuo marito.

Penso però che se a suo tempo hai comunque deciso di “perdonare” tuo marito ci deve essere stata una molla profonda che ti ha spinto a farlo. Cerca di risalire a questo e di capire se c’è ancora qualche cosa che ti lega a lui, se tu pensi di amarlo ancora.

Dopo un tradimento può essere facile scambiare la “vicinanza” con qualcuno per qualcosa d’altro. Si ha bisogno di conferme, ci si sente fragili. Ma non credo sia l’atteggiamento migliore per cominciare una storia.

E poi anche lui non è libero ma è sposato.

Sei veramente sicura che quello che vuoi è tradire tuo marito e la moglie di lui?

Questa storia è ancora tutta in divenire, da come ne scrivi: l’altro che prova per te? Sarebbe disposto a mettere in discussione il suo matrimonio per te? E tu? Hai messo in conto che potresti perdere tuo marito?

Certo ha ragione annablue quando dice che testa e cuore non vanno mai a braccetto ma forse si possono dare una mano quando ancora gli eventi non sono precipitati.Un abbraccio

CASTALIA Non voglio tradire, tantomeno far tradire. Non mi piace in genere nessuna situazione di falsità o di sotterfugio. Per questo voglio solo fare la cosa giusta, voglio capire cosa mi succede, chiedermi se sia giusto fuggire da questa situazione (che lascerebbe però dei sospesi) oppure se affrontare un più ampio discorso. Se sia giusto mantenere questo contatto su livelli di amicizia oppure chiuderlo. So che il problema principale è il mio rapporto di coppia, dal momento che non è più mio marito il primo amico a cui fare le mie confidenze. Ringrazio questo forum e le risposte che mi date, perché non ne ho mai potuto parlare con nessuno

VELIA Ciao Castalia, cosa intendi precisamente con “affrontare un più ampio discorso”? Non credo tu intenda il piano di amicizia, che comunque è già presente. Se fosse solo questo non ne staremmo neanche a parlare. Se la sola idea di chiudere ti fa ipotizzare che rimarebbero dei sospesi è, secondo me, perché tu stai già proiettando su questa persona altro che non è certamente il sentimento dell’amicizia. Tu dici che non vuoi tradire o far tradire ma la strada è quella. Se ti sei posta il problema di chiudere definitivamente è perché forse hai superato il punto in cui potevi rimanere solo sua amica (e’ solo una mia impressione). Se è così non esiste una cosa giusta perché le parti in causa sono quattro: giusta per chi? Per te, per tuo marito, per lui o per sua moglie?

Però tu ti sei fermata prima di andare oltre e secondo me questo è già una cosa giusta, ma per te stessa. Prima di intraprendere qualsiasi altro rapporto forse sarebbe il caso che tu risolva i problemi con tuo marito.

So che il problema principale è il mio rapporto di coppia, dal momento che non è più mio marito il primo amico a cui fare le mie confidenze.

Non è proprio più possibile recuperare il vostro rapporto?

Secondo me, ma ovviamente è un’opinione assolutamente personale, dovresti prima di tutto risolvere le cose con tuo marito. Il resto poi si vedrà.

ANNABLUE Concordo con Velia, va chiarito il rapporto con tuo marito, prima di ogni altra cosa…. Il mio ex diceva “si tradisce anche con il pensiero” e nell’ultima parte del nostro rapporto si riteneva responsabile del tempo che dedicava a me e quindi toglieva alla sua compagna (lui era sposato). Forse non aveva tutti i torti, anche se all’inizio la cosa mi faceva sorridere, perchè immaginavo che esistesse solo il tradimento carnale. Invece no. Quello, tutto sommato, più comprensibile e “superabile” (tu stessa dicevi che gli hai perdonato una scappatella). Ecco, finchè sono scappatelle senza importanza, credo anch’io che si possa lottare per il proprio matrimonio. Ma tu gli stai togliendo molto, a tuo marito. Gli stai togliendo te stessa, la tua confidenza, la vostra intimità…. Su questo io rifletterei

VELIA Ciao annablue concordo con te. Quello che mi ha fatto male del tradimento di mio marito è stato proprio l’instaurare un rapporto di complicità e intimità con un’altra persona che non ero io. L’aver tolto a me il ruolo di amica e confidente. L’avermi esclusa per un perodo dalla sua vita, dalle sue emozioni, da ciò che gli stava succedendo mentendomi. Ed è questo che anche a lui ha fatto vivere malissimo la storia con l’altra.

CASTALIA Il mio dilemma è questo: è giusto lasciare un marito perché non riesco più a trovare quella complicità che c’era prima del suo tradimento (anche se lui mi ripete che mi ha sempre amato perché sapeva che sarebbe tornato da me) ma che “forse” con il tempo si potrà recuperare? e nel frattempo io con chi parlo? Non posso avvicinare nessuno per paura di sfociare nel tradimento? Io non voglio tradire, come ho detto fin dall’inizio, ma non voglio nemmeno impormelo, devo ritrovarne le ragioni e non allontanarmi come un’appestata perché altrimenti rischio di chiudermi troppo e di viverla come una rinuncia…l’ennesimo sacrificio fatto per perdonare mio marito.

ZEBRETTA Ciao Castalia, scegliere di perdonare è qualcosa di assolutamente intimo e nessuno può dire se sia giusto o sbagliato. E’ qualcosa che devi sentire tu.

Non so quanto tempo sia passato dalla scappatella di tuo marito: non intendo il tempo nel senso del trascorrere dei giorni ma quella percezione soggettiva del tempo che ci consente di valutare gli eventi ad una certa distanza e non sull’onda delle emozioni negative che, inevitabili, scaturiscono in certe situazioni traumatiche.

Non so nemmeno cosa tu intenda per perdono e quindi non so se tu abbia concretamente fatto qualcosa per raggiungere questo traguardo.

A volte, specie quando ancora sentiamo rabbia, abbiamo la convinzione e l’esigenza che chi ha tradito faccia qualcosa che automaticamente ci faccia sentire di nuova fiducia, stima, rispetto e complicità.

Sarebbe bello, forse anche appagante e riposante dopo il dispendio di energie messe in campo per arginare la caduta.

Una relazione è composta da due individui e due sono le persone che la devono ricostruire: non c’è “giustizia” in questo senso per chi ha pagato un prezzo tanto alto come un tradimento.

Anzi, paradossalmente chi è stato tradito è proprio colui che possiede più forza.

La complicità si ritrova quando si ricomincia a confidarsi.

Come fa tuo marito ad essere tuo amico se tu lo tieni a distanza?

Cosa potresti raccontare a quest’altro uomo che non puoi dire a lui?

Se tuo marito non ti avesse tradito come ti saresti comportata?

Avresti vissuto come una rinuncia o un sacrificio l’allontanamento da un uomo che ti fa pensare di poter tradire?

Se tu restassi con tuo marito “forse” potreste recuperare il vostro rapporto.

Se continuassi a frequentare quest’uomo “forse” potresti tradire, “forse” potresti innamorarti, “forse” potresti scoprire che non ne valeva la pena.

Nessuno di noi può sapere con certezza cosa accadrà.

Per te la fedeltà è un valore?

Perchè al di là di tuo marito o dell’altro uomo, tradire non è solo venire meno alle promesse fatte a qualcuno o acquisire il diritto di poterlo fare a nostra volta se l’abbiamo subito.

Tradire può voler dire prima di tutto tradire noi stessi. E questo poi porta a stare male, ad avere sensi di colpa.

Le scelte che compiamo devono essere coerenti con ciò che siamo. A prescindere dal tradimento di tuo marito, tu come vivresti questa esperienza?

Non so tuo marito: il mio era ed è ancora oggi lacerato da quella scelta.

Dopo due anni ancora gli procura un immenso dolore e mi ripete spesso che non riuscirà mai a perdonarselo.

Ci sono persone che non credono nella fedeltà ( e forse non dovrebbero sposarsi) ma se ci credi, tradendo vai in primo luogo contro te stessa.

Quanto a tuo marito e al vostro matrimonio:ci si sposa nella convinzione che sia per sempre ma non ci sono garanzie.

La realtà è che anche quando vi siete sposati “forse” avreste continuato ad essere complici e ad amarvi.

Chi poteva garantirlo?

Forse con lui sarai di nuovo felice, forse no.

Come pensi sia possibile saperlo?

Prova a ripensare ai motivi che ti hanno indotto a sposarlo, chiediti se esistono ancora.

E poi pensa a quale strada può essere quella giusta per te da percorrere: se riprovare con lui, se lasciarlo, se provare a vedere cosa succede con quest’altro uomo.

A quali risultati ti porterà ciascun cammino è qualcosa che potrai sapere solo quando inizierai a camminare. In ogni caso è un rischio.

Scegli in base al cammino che senti ti appartiene di più, perchè è in linea con la persona che sei ed è coerente con te stessa.

Per quel che mi riguarda per esempio,io ho scelto di proseguire con mio marito perchè, a prescindere da dove questo ci porterà, c’erano ancora i motivi per cui lo avevo scelto e perchè, per il mio modo di essere, ho bisogno di sentire di aver fatto tutto ciò che è in mio potere per potermi guardare indietro senza rimpianti.

Un’ultima considerazione: concordo con quanto ti ha detto Velia circa il perdono.

Possiamo dire di avere perdonato quando riusciamo a mettere nel passato il torto che abbiamo subito e, pur senza dimenticarlo, possiamo ripensarci senza provare più dolore.

Tu senti di avere perdonato davvero? Un forte abbraccio

CASTALIA Cara zebretta e cara velia avete perfettamente ragione quando mi dite che ancora non sono riuscita veramente a perdonare, ma anche se volessi cercare un recupero come chiudo questa “storia”? Se la chiudo bruscamente, ne avverto la mancanza e forse la idealizzo troppo. Non so come fare

VELIA cara Castalia, magari sapessi come si fa, ti pare starei qui? (ovviamente scherzo). Se il tuo problema è il chiudere bruscamente non c’è un modo per dilazionare i vostri incontri?

Forse allontanandoti poco per volta riuscirai a vedere anche nella giusta prospettiva questo rapporto e magari, nello stesso tempo potresti ricominciare a parlare con tuo marito. Forse magari proprio partendo da quello che hai detto a noi, che ti manca il vostro rapporto di prima, che non ti senti più complice, che il vostro rapporto è cambiato e tu sei cambiata dopo il tradimento. Io non so come avete affrontato il tradimento come coppia, forse non lo avete fatto fino in fondo. Se tu cominci a parlare di tutto ciò che ti ha ferito e ti ferisce e che ti ha portato a pensare ad un altro, forse tra voi le cose si rimetteranno in moto. Forse il vostro rapporto avrà la possibilità di ricomnciare in modo più profondo.

Certo ci sono troppi forse ma vale la pena di tentare. Soprattutto perchè penso che ciò ti farebbe stare molto meglio.

Nel mio caso specifico il tradimento ha invece sbloccato una situazione di stallo che si era creata precedentemente e che in parte lo aveva determinato. Ora, tra molti alti e qualche basso, siamo entrambi più consapevoli di noi e di ciò che veramente vogliamo l’uno dall’altra. A prescindere da come andranno nel futuro le cose (la vita è lunga e piena di sorprese e ho imparato a non dare più niente per scontato) per il momento ho deciso di ricostruire, di ricominciare riprendendo tutto ciò che di buono c’era tra di noi e partendo proprio da lì.

Nei momenti di fragilità post tradimento ( e non importa quanto tempo sia passato se tu non lo hai superato) è facile avvicinarsi ad un altra persona perchè si pensa di essere compresi e di nuovo apprezzati e degni di interesse e soprattutto perchè è più facile ricominciare ex novo un rapporto piuttosto che ricostruirne uno in cui siamo stati profondamente feriti. Il tradimento mina nel profondo le nostre sicurezze. ma spesso questi nuovi avvicinamenti sono del tutto irreali e molto più deleteri per noi stessi. Un saluto

CASTALIA Grazie velia e tutti gli intervenuti. Esco da un periodo difficilissimo della mia vita in cui mi sono sentita veramente sola preceduto dal tradimento di mio marito. Mi rendo conto dell’importanza di parlare con altre persone. Grazie di nuovo a tutti

ANNABLUE Castalia, parla con noi, allora. Ti senti sola, ti senti incompresa perchè sei stata ferita. E’normale cercare conforto.

E’ normale farsi accarezzare dal pensiero che altri uomini possano comprendere ciò che il nostro uomo non ha compreso.

Che altri uomini possano apprezzarci, possano star bene con noi…. tutto il resto è un film che ci costruiamo da sole.

Tu passi poche ore con il tuo collega, e ti pare tutto bello, facile, ti senti desiderata, ascoltata, corteggiata. Per qualsiasi essere umano questa è una soddisfazione, specie dopo una botta in testa come il tradimento di tuo marito (e tutto quello che ne è seguito immagino).

Ma ora hai trovato noi, che riusciamo ad essere mooolto irrazionali con noi stessi, ma con gli altri che passano emozioni come le nostre… siamo in grado di vedere meglio, di dare una mano, nel nostro piccolo.

Il tuo collega, idealizzato nelle ore in cui ci stai insieme, potrebbe rivelarsi un disastro nel lungo termine.

Rovinare due matrimoni per poi scoprire di aver commesso un immenso errore… ma ne vale la pena?

Non ti dico di perdonare tuo marito, se non te la senti.

Ne’ di fare la monaca di clausura, sbagliatissimo chiudersi in sè stesse.

Ma c’è un mondo fuori! non c’è solo il tuo collega.

Beh, per il momento ci siamo noi, e come vedi siamo tanti. Parla con noi.

Ti fa meglio e non fai male a nessuno, anzi.

Aiuti noi a capire certe dinamiche, e magari noi possiamo aiutare te, possiamo starti accanto e darti forza per essere più obiettiva e più determinata nelle tue scelte.

Anche se purtroppo non possiamo prenderle per te.

 

VELIA Ciao Castalia, sono d accordo con annablue. Il forum per me ha rappresentato un’ancora di salvezza, mi ha permesso di poter scrivere liberamente quello che più mi faceva soffrire e ne ho ricevuto conforto. Nessuno può prendere le decisioni al nostro posto ma parlare aiuta a chiarirsi le idee, a sfogarsi, a liberarsi da tutto ciò che ci fa soffrire. Nel momento stesso in cui scriviamo ciò che più ci fa stare male tutto appare sotto una nuova luce. Il bello di questo posto è che qui amanti, traditori, traditi e qunat’altro possono confrontarsi tutti insieme. E forse si può chiarire con dei perfetti estranei ciò che con le persone a noi più care non riusciamo a fare.

E poi quando si vede che altri hanno passato o passano le nostre stesse sensazioni ci si sente meno soli. Un abbraccio

CASTALIA Carissimi, sto cercando di vedere gli aspetti meno positivi di questa mia amicizia e con mio stupore mi sono accorta di esserne sempre meno dipendente da essa e credo che anzi questa esperienza potrà anche farmi capire alcuni aspetti del tradimento di mio marito. Pensavo fosse l’amore non cercato, ma capitato, quello che va oltre le proprie volontà ed invece ne vedo tutti i limiti. Forse è nato dalla solitudine, forse dalla ricerca di qualcosa di bello che non riuscivo a trovare e forse qualcosa di buono in effetti c’era. Le relazioni interpersonali hanno un fascino che seduce: qualunque sia il motivo per cui entri in contatto con gli altri sei sempre di fronte ad un’incognita. Cerchi di capire e di capirti ed è sempre un’avventura.

Io mi sono fermata prima di iniziare una relazione extraconiugale; ne ho ricercato le ragioni, ma mi chiedo perché mio marito non l’abbia fatto. E al di là delle ragioni che possano averlo indotto, mi chiedo se sia un uomo che abbia paura di conoscersi e di affrontare se stesso. Perché è facile tradire e forse si può anche capire la situazione che ha portato al tradimento; ma poi alla fine rimane sempre la persona che sei e con la quale devi fare i conti. Sei capace di farli o ne hai paura?

VELIA Ciao Castalia, mi piace ciò che hai scritto a proposito delle relazioni interpersonali, è vero e credo che, a maggior ragione, questo pensiero vada applicato anche alle relazioni di coppia in cui, probabilmente diamo troppo per scontata l’altra persona. Pensiamo di conoscerla ma in realtà non è così solo che mentre con un estraneo spesso siamo spinti dalla curiosità a conoscere, lo stesso sforzo non lo facciamo con le persone che ci sono più vicine. Se veramente ci soffermassimo di più a conoscere l’altro e non a immaginarlo come ormai abbiamo deciso che debba essere credo saremo tutti più felici. Conoscere l’altro ma anche noi stessi è una vera e propria avventura perché tutto cambia ed è in continua evoluzione. Peccato che tale saggezza arrivi solo dopo delle belle botte in testa!!!!

Hai ragione quando dici che è più facile tradire: è un modo comodo di sfuggire a qualcosa che non necessariamente deve essere nella coppia ma che magari è dentro di noi: insoddisfazione, paura, ansia, frustrazioni varie.

Tu ti sei fermata prima di tradire perché sicuramente non è nelle tue corde questo gesto (hai detto tu stessa che non ami i sotterfugi e le bugie) e hai preferito cercare di capire che cosa ti avesse spinto verso quest’altra persona e forse anche perché (ma è solo una cosa a cui sto pensando questi giorni) avendo provato cosa significa essere stati traditi hai preferito pensarci bene. Penso infatti che molti traditori non si rendano conto della sofferenza che “infliggono” all’altro. Pensano che sia una cosa che riguarda solo loro, un momento di libertà tutto personale e forse non pensano che possa provocare un dolore così profondo. Lo capiscono solo quando lo vedono manifestarsi in noi e allora cercano di minimizzare (“e che sarà mai, non ho ucciso nessuno” è la frase che più ho letto nel forum) perché si sentono tremendamente in colpa e hanno paura di affrontare quello che provano.

Tuo marito, come il mio, non si è fermato a pensare ma è andato dritto per la sua strada. Mio marito ha tradito perché in quel momento gli sembrava la cosa giusta da fare per se stesso. Non si è minimamente posto il problema che il suo gesto potesse ferirmi. Per lui non era possibile che io ne soffrissi. Non si è reso conto di quanto dolore mi ha provocato se non dopo. Per lui le due cose erano nettamente separate e quindi si è detto: “perché no?”. Solo dopo, parlando con me ha capito che dietro quel tradimento c’era tutto un suo universo interiore che lui non aveva voluto affrontare in altro modo.

Abbiamo cominciato a parlare e sono emersi lati del suo carattere che anche lui non pensava di avere. Questa esperienza ci sta permettendo di conoscerci meglio.

Certo sarebbe stato meglio se non fosse successo e se avessimo trovato il modo di fare questo “viaggio” all’interno di noi stessi in un altro modo. Però penso anche che si decide di capire chi siamo solo quando siamo in crisi. E se non fosse stato il tradimento e lui avesse riversato le sue frustrazioni su altro?

Forse per te e tuo marito potrebbe essere lo stesso. Non so se avete mai parlato chiaramente di quanto è accaduto. Forse solo parlandone sinceramente anche tuo marito potrebbe cominciare a fare i conti con se stesso e con il tuo dolore. Un caro saluto

 

CASTALIA Ritorno qui dopo qualche mese dai fatti. Spaventati da ciò che poteva essere, abbiamo, con tacito accordo, chiuso ogni sorta di confidenza personale. I nostri rapporti sono diventati freddi, distaccati e limitati al solo saluto quotidiano da bravi colleghi. Ieri per la prima volta dopo mesi eravamo a mensa insieme e ci siamo “raccontati” che tutto va bene nelle nostre vite, anche se ci siamo “letti” perfettamente. Mi domando cosa abbiamo ottenuto: io che non riesco a perdonare mio marito ed ogni sforzo per riavvicinarmi diventa sempre più pesante e lui che si sente sempre meno compreso nella sua affettività ed intimità. Eppure siamo dei coniugi perfetti: io che non tardo mai una cena e lui che ogni giorno la va a prendere al lavoro. Facciamo esattamente ciò che i nostri partners si aspettano da noi, la nostra coscienza ci ha impedito una relazione extraconiugale, agli occhi degli altri appariamo coppie perfette. In auto, tornando dal lavoro ieri, le mie lacrime avevano un calore particolare, bruciavano troppo. Mi domandavo dove sono finita io, dov’è finita la mia voglia di sentirmi amata, capita. Mi chiedevo se in realtà sto recitando un ruolo che non sento più e che cosa avrei detto ai figli che avrò riguardo al matrimonio: il matrimonio è un compromesso? E’ un sacrificio? E’ un impegno? con chi? con se stessi o con l’altro in virtù di una promessa che può anche svuotarsi fino a perdere di ogni significato?

VELIA Ciao Castalia, speravo che in questi mesi di assenza dal forum le cose per te si fossero sistemate e mi dispiace molto che invece non sia proprio così.

“Eppure siamo dei coniugi perfetti: io che non tardo mai una cena e lui che ogni giorno la va a prendere al lavoro. Facciamo esattamente ciò che i nostri partners si aspettano da noi, la nostra coscienza ci ha impedito una relazione extraconiugale, agli occhi degli altri appariamo coppie perfette.”

Mi ha colpito questa frase perchè tu sottolinei di fare ciò che tuo marito si aspetta da te ma è evidente che tu vorresti altro. Ne hai più parlato con lui, del tradimento, di come stai, del vostro rapporto? Oppure hai preferito andare avanti come se niente fosse sperando che le cose si sistemassero da sole?

Continuo a non credere nel tradimento come possibilità. Non lo è mai, almeno per me.

Sul fatto poi di essere coppie perfette comincio a nutrire seri dubbi su tutti quelli che lo sembrano, ma soprattutto penso che i gesti hanno un senso e un valore se gliene attribuiamo, altrimenti non rappresentano nulla. Andare a prendere la moglie al lavoro e la tua cena sono solo sinonimo di abitudine, non di rispetto per l’altro o sentimento.

Se credi che il tuo matrimonio si sia del tutto svuotato, che tu, nonostante ogni sforzo, non riesci a superare il tradimento di tuo marito, che comunque vi siete allonanati troppo, allora forse è il caso che tu chiarisca a te stessa se effettivamente vuoi portare avanti tutto ciò oppure forse devi prendere coscienza che il tuo rapporto con tuo marito è definitivamente finito.

Non è mai facile “decidere” che il proprio matrimonio è finito. Sono talmente tante le energie che si investono in un matrimonio che, anche nel momento in cui ci si accorge di non amare più l’altro e che comunque non ci sono più i presupposti per rimanere insieme, è difficile troncare. Si è investito tempo, affetto, desideri, speranze, tutto noi stessi e ci si chiede se per caso non abbiamo sbagliato tutto, magari la persona, magari con un altro sarebbe andata meglio.

Il fatto è che il tempo cambia tutto e tutti. Noi ci evolviamo senza nemmeno accorgercene e può anche succedere che, ad un certo punto, non ci si trovi più con la persona scelta tanto tempo fa. Sicuramente entrambi abbiamo concorso a camminare vicini ma a diventare estranei, ma oramai è successo.

E se nonostante gli sforzi proprio non si può ritrovare la sintonia allora forse è il momento di mollare.

Se quando ti volti indietro e ti chiedi cosa ti ha spinto a scegliere proprio lui e non sai più la risposta, non la trovi più o non corrisponde proprio più a ciò che stai vivendo, allora forse il percorso iniziato si è interrotto.

Io credo sinceramente che il matrimonio sia un po’ un insieme di tutte le cose che hai detto tu. E’ sicuramente un grosso impegno perchè lega due persone sulla base di un sentimento che troppo spesso diamo talmente per scontato che soffoca ancora prima di maturare del tutto.

E’ anche sacrificio perchè entrambi rinunciamo a qualcosa della nostra individualità in nome di un noi comune. Spesso è anche compromesso perchè siamo due individui diversi che si devono incastrare tra loro.

Ma tutti questi aspetti, che potrebbero sembrare negativi, dovrebbero essere controbilanciati da tutta una serie di altri sentimenti, quali ad esempio la comprensione di noi, l’essere accettato dall’altro per quello che veramente siamo, la serenità, la gioia di stare insieme e condividere delle cose, la voglia di stare insieme. Certo la passione travolgente dei primi tempi e l’innamoramento non durano ma semplicemente perchè cambiano forma e diventano quell’amore maturo e forte che ci rende veramente felici.

So che è così perchè ho avuto la fortuna di conoscere persone veramente felici nei loro matrimoni. Ma se tu vivi il tuo come una trappola allora forse è il caso di farsi delle domande. Un abbraccio

CASTALIA Come si ritrova il “noi”? Credo che sia un delicato equilibrio che non si può spezzare e rattoppare con semplicità. Il mio “noi” era fatto di tante cose, di passione, di rispetto, di complicità, di fiducia, di sicurezza, di libertà, di spontaneità, di confidenza, di comunione… insomma d’amore. Lui, la mia base sicura ed il mio porto di salvezza nei miei momenti critici….e poi di colpo scoprire che tutto e’ stato messo in gioco per una storia di solo sesso (come dice lui). Mi ripete che non ha mai smesso di amarmi e che era una storia solo di sesso, ma io sento un grosso allontanamento tra di noi e non riesco più a vederlo come mio riferimento: e’ qualcosa che non dipende dalla mia volontà. Ma come si fa a dire di amare una persona e fare sesso con un’altra? Cos’e’ mancato? Si può superare tutto questo? E come? Con i sospetti? Con i sensi di colpa?

Siamo una coppia falsa, perche’ non lo sento più come completamento della mia persona e lui non può sentirmi vicina come un tempo. L’impegno, il sacrificio ed il compromesso cui facevo riferimento sono definizioni razionali che, a mio avviso, non possono essere preponderanti quando si qualifica un rapporto di coppia

LAVINIANO Buon pomeriggio Castalia. Ho letto i post in questo thread e mi sovviene in mente la parte finale della preghiera “Padre nostro”, dove dice: “non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen

La preghiera chiede la forza di vincere la tentazione. Nel lezionario pubblicato nel dicembre 2007 dalla Conferenza Episcopale Italiana, la frase “non ci indurre in tentazione” è stata modificata con la seguente traduzione: “non abbandonarci alla tentazione”.

Ce la fai da sola a resistere alla tentazione oppure hai bisogno del ricorso alla preghiera ? Dai tuoi post non vedo riferimenti al trascendente…

Spesso la persona tradita torna a vivere col partner dopo aver ristabilito la simmetria… tradendo a sua volta.

Velia con competenza ti ha spiegato come si è comportato il marito, e in quel comportamento anche psicologico del suo compagno mi specchio anch’io.

Non sono un moralista e alla mia età non mi pongo più il problema se tradire sia giusto o sbagliato.

Si vive una sola volta. Se non hai bambini piccoli da accudire e far crescere, perchè essere incerta ? Perché tormentarti. Devi decidere: si o no ! Se decidi per il si, dopo cosa succederà ? Ci puoi spiegare come immagini il dopo ?

CASTALIA Se pensassi che la preghiera risolvesse tutto prenderei per buone le parole di mio marito quando diceva che mi amava anche mentre mi tradiva. Purtroppo sono un tipo che non si vuole raccontare favole e cerca di capire. E’ molto semplice anche percorrere una strada e poi stare a vedere. L’interdizione ed il dubbio non credo siano debolezza, ma aiutano a capire gli altri e se stessi. Come immagino il dopo tradimento? Ma poi in fin dei conti chi tradirei? Un marito che ancora non ha capito una parte fondamentale di me ed io che non ho capito le sue ragioni? La moglie dell’altro che non si accorge del disagio di suo marito solo perché rispetta un ruolo? L’altro che cmq accetta la sua condizione pur avvertendo che ci può essere di più? Tradirei solo me stessa, perché la comprensione, la condivisione e l’amore non l’avrei da nessuno. Forse mio marito continua a tradirmi non comprendendomi? Ed io forse non lo sto già tradendo quando penso tutto ciò?

ZEBRETTA Il mio “noi” era fatto di tante cose, di passione, di rispetto, di complicità, di fiducia, di sicurezza, di libertà, di spontaneità, di confidenza, di comunione… insomma d’amore. Lui, la mia base sicura ed il mio porto di salvezza nei miei momenti critici….e poi di colpo scoprire che tutto e’ stato messo in gioco per una storia di solo sesso (come dice lui). Mi ripete che non ha mai smesso di amarmi e che era una storia solo di sesso, ma io sento un grosso allontanamento tra di noi e non riesco più a vederlo come mio riferimento: e’ qualcosa che non dipende dalla mia volontà. Ma come si fa a dire di amare una persona e fare sesso con un’altra? Cos’e’ mancato? Si può superare tutto questo? E come? Con i sospetti? Con i sensi di colpa?

CASTALIA Se lui ha avuto gli stessi pensieri miei allora non è stata una cosa da poco e solo per sesso. Ha messo in discussione molto della nostra coppia. Mi chiedi cosa abbiamo fatto per superare la crisi; penso che fino ad adesso non abbiamo mai veramente approfondito perché approfondire significherebbe anche mettere in conto la fine del nostro matrimonio. Personalmente mi sento molto confusa e non voglio sbagliare; le parole pesano quanto macigni e talvolta non si può tornare indietro.

ZEBRETTA penso che fino ad adesso non abbiamo mai veramente approfondito perché approfondire significherebbe anche mettere in conto la fine del nostro matrimonio

Anche noi all’inizio abbiamo fatto questo: accettare che un matrimonio possa finire è particolarmente doloroso e allora resti immobile per paura di sbagliare.

Cosa credi possa accadere continuando a restare fermi?

Il nostro psicoterapeuta ci disse che era come guardare una persona agonizzare e non fare nulla per salvarla. Alla fine, comunque, muore.

La fine del vostro matrimonio è una possibilità che esiste, a questo punto, a prescindere che voi la vogliate considerare o meno.

Anzi, volerla accettare significa avere la possibilità di capire se e come salvarlo.

So quanto è difficile e complesso: posso dirti che, nella mia esperienza, quello è stato il primo vero punto di svolta. Un abbraccio

BACILLO Ciao a tutti. Mi chiederei se il tuo attuale dubbio sia legato veramente al tradimento di tuo marito non ancora superato, oppure alla presenza,ormai da tempo, del collega nella tua vita.

Se per te la fedeltà è un valore cosi’ importante che ti impedisce di superare un tradimento, dal mio punto di vista, flirtare con il tuo collega è solo controproducente. Credo non sia la maniera piu’ corretta per ricucire il rapporto con tuo marito. Forse dovresti allontanarti definitivamente dal tuo ipotetico amore e cercare di capire cosa abbia portato tuo marito a tradirti e a te di pensare di farlo.

Io non considero il tradimento come cosa da poco perchè non è mai improvviso e inaspettato. Prima di tradire si ha sempre il tempo di porsi delle domande su quello che si stà facendo sul perchè e sulle conseguenze che porterà all’interno del matrimonio. Se a tutte le domande si risponde con un ” ma si è solo sesso” è peggio ancora. L’unica giustificazione ad un tradimento la acceterei solo da un vero innamoramento, della serie ti ho tradito perchè mi sono innamorata di lui.

Vedo due problemi, un tradimento non ancora superato ed un’infatuazione per un collega. Se vuoi salvare il salvabile del tuo matrimonio, affronta di petto l’argomento del tradimento con tuo marito. Sfogatevi, datevi le colpe, piangete, ma pero’….Parlate, parlate, parlate. Solo cosi’ credo riuscirete a capire se veramente siete ancora importanti l’uno per l’altra..Parlando.

Il discorso del rapporto con il tuo collega io proprio non lo considererei a questo punto. Ti ingarbuglierebbe solo la vita.

Sarebbe un rapporto già incasinato in partenza che non sapresti nemmeno dove ti porterebbe.

CASTALIA So quanto è difficile e complesso: posso dirti che, nella mia esperienza, quello è stato il primo vero punto di svolta.

Vero, zebretta, ma fa paura.

Caro bacillo66 più che la fedeltà, per me è un valore la verità. E’ vero che mio marito mi ha tradita, è vero che sicuramente avrò le mie responsabilità su questo punto, è vero che col collega non è un flirt che mi fa sentire carina o altro, quanto una vera e propria corresponsione: che sia amicizia o qualcosa di più questo non lo so, ma non è un flirt. Forse il collega mi ha fatto da specchio, mi ha dato l’occasione di riflettere su di me e sul mio matrimonio. Forse ha fatto vibrare quelle corde che pensavo perdute. Qual è il vero tradimento? Perdere una parte di se stessi o aver paura? Ringrazio tutti voi per i vostri interventi intelligenti e sensibili che mi portano a riflettere su tante cose.

VELIA Ciao Castalia, lo stato d’animo che vivi mi appartiene e lo conosco. Nonostante abbia deciso di andare oltre il tradimento, di cercare di superarlo, proprio in questi giorni (sono passati 5 mesi ormai dalla confessione) mi sono ritrovata affacciata ad un baratro e mi sono pietrificata. Mi sono resa conto che il mio matrimonio aveva perso di significato che la mia quotidianità era completamente svuotata di senso e valore e che ogni gesto, ogni parola erano assolutamente stonati perchè, per me, privi di ogni tipo di valore.

Mi sono interrogata a lungo su cosa volesse dire tutto ciò. E ho avuto (e in parte ho ancora) la tua stessa paura: che se mi muovo, se provo a smuovere le cose tutto mi crollerà miseramente addosso come un castello di carte.

In questi mesi ho parlato a lungo con mio marito ma mi mancava qualcosa per capire fino in fondo perchè mai avesse messo a repentaglio tutto per una storia senza importanza.

La verità mi ha colpita come una doccia fredda ma mi ha scosso profondamente dal mio torpore. La verità vera è una sola: lui non ha proprio pensato alle conseguenze ma si è solo preso ciò che la vita gli ha offerto. Ha agito con una superficialità disarmante. La verità è che mio marito è molto superficiale.

Ognuno fa i conti con la propria vita e la propria storia ma io ero convinta che lui fosse un ragazzo di tutt’altro genere e che mai avrebbe potuto fare una cosa del genere. Pensavo che, se mai fosse accaduto, sarebbe stato solo perchè innamorato di un’altra. E invece è successo e lui non era assolutamente innamorato dell’altra (e lo so per certo e non solo perchè me lo abbia detto lui).

Io non so ancora come convivere con tutto questo.

So che voglio cercare di ritrovare il mio matrimonio perchè in fondo credo che meriti un’altra possibilità.

Spero di riuscire a ritrovare la sintonia con mio marito.

Non è facile e alcuni giorni mi sembra talmente assurda questa pretesa di voler superare il tradimento che vorrei fuggire lontano.

Poi però penso che per fuggire, per distruggere tutto c’è sempre tempo e che il dolore che proverei ora, per una eventuale fine del mio matrimonio sarebbe molto più grande rispetto al dolore che provo ora.

Ho scelto di darmi e darci tempo. Un abbraccio

TEMPORY Castalda sei certa di quello che scrivi? Se tu asserisci che non è un flirt tra te il tuo collega quindi è qualcosa che si avvicina piu’ all’amore, allora lascia tuo marito e vai a vivere con lui, sarai sempre piu’ onesta di tuo marito che ha tradito per superficialita’ , e senza considerare la persona (tu)che aveva scelto di condividere la sua vita ! ma qui mi sorge un dubbio , sarebbe disposto il tuo collega a lasciare la moglie e tutto il suo orticello? E se questo accadesse , anche se ho qualche dubbio,non pensi che tuffati in una realta’ diversa da quella che vivete ora , al limite dell’innamoramento , tutto si risolva in una bolla di sapone ,e col rimpianto di cio’ che si è perso?

Non sarebbe piu’ opportuno stare per un pò lontana da tutte e due le persone che ti creano un conflitto cosi’ profondo?

sopratutto per capite realmente cio’ che tu vuoi.

In bocca al lupo !

CASTALIA Non è un amore: se lo fosse avrei risolto il problema e comunque ormai ne sto lontana. Ma questo non mi impedisce di accorgermi del vuoto che ho nel mio matrimonio. A volte penso che le confidenze col mio collega (ormai sempre più rare) siano in realtà più un metro per misurare i progressi con mio marito; insomma, un banco di prova.

VAIOLET Ciao Castalia, ho vissuto la tua stessa esperienza, ma al contrario. Il matrimonio arrivato ad uno stallo, in bilico su precipizio e nessuno dei due che fa niente per salvarlo. Senso di vuoto, noia, incompletezza, mancanza di obiettivi, incomunicabilità. Ognuno di noi due stava nel suo angolo ben conscio del fatto che se avesse aperto bocca sarebbe crollato tutto. Troppo difficile affrontare la realtà le sue conseguenze. Ci nascondevamo dietro la normalità, la vita di tutti i giorni, le piccole cose che ti tengono impegnato il cervello. Ma dentro di te senti che non va, senti che ti manca qualcosa di importante, di unico. Fino a quando, uno dei due, quello più disperato, si lascia andare, intravede un nuovo amore, uno stimolo, una luce che lo illumina d’improvviso e gli fa da stampella su cui appoggiarsi e dare una spallata a tutto. Voi lo avete fatto entrambi, lui col tradimento tu con il il possibile tradimento. Ora la vostra strada è tracciata: con le vostre spallate avete aperto un varco, qualcosa che vi pone sullo stesso piano, potete dichiararvi la vostra sofferenza l’uno con l’altro, finalmente. Apritevi, parlate, urlate, litigate, piangete, mettete a nudo tutto ciò che avete dentro, buttate all’aria tutto e poi, tra le macerie, provate a vedere se la pietra angolare che avete posate insieme anni fa, c’è ancora e può essere la base su cui ricostruire.

CASTALIA Cara violet non sento di aver agito esattamente nello stesso modo di mio marito: non voler chiudere gli occhi con preconcetti o vacue certezze sul proprio stato di sposata non vuol dire tradire. Tra accorgersi che un altro potrebbe essere più confidente/amico di tuo marito e farlo diventare intimo per davvero ce ne corre….

Cmq in questo periodo ho parlato con mio marito del suo tradimento che vedo non soltanto fisico ma anche quello precedente alla sua storia, ovvero non essere stato con me, non aver capito le mie difficoltà in un periodo molto particolare in cui mi sono sentita la sola ad avere una progettualità di coppia (provvedere ad una casa, al matrimonio, ad un lavoro più sicuro e meno impegnativo per un’eventuale cura dei figli…) Mi ha ribaltato tutto contro: secondo lui non è vero che non mi era accanto (anche se non ha fatto niente per dimostrarmi il contrario), che i miei problemi li avrei cmq risolti da sola perché sono una donna forte, ecc..ecc.. Questo mio allontanamento avrebbe così gettato le basi del suo tradimento. In tutta sincerità non so se riuscirò ancora a stare accanto ad un uomo su cui so di non poter contare su di lui se ho dei problemi e per giunta si deresponsabilizza totalmente e mi riempie di sensi di colpa.

CASTALIA ….e continua a dirmi che mi ama! Aiutatemi a capire perché ho qualche problemino a riguardo. Ricapitolando il suo ragionamento era questo: “Sta andando tutto bene tra di noi; sposarsi, non sposarsi, avere figli o non averli è lo stesso, decidi tu, fai tutto tu…compra casa, arreda, ecc..; i tuoi problemi che vuoi che siano? risolviteli; ma siccome non avevi tanta voglia di far sesso me lo vado a trovare da un’altra parte! Però ti amo tanto e non voglio perderti.”

Ma sono io un po’ tarda o c’è qualcosa che non torna?

VAIOLET Quello che non torna, sei tu. Lascia stare lui e i suoi sentimenti per ora. Cosa provi tu? Cosa vuoi tu? Come vedi il tuo futuro con lui? Al di là del tradimento, com’era la vita con lui? Ti senti viva in questo matrimonio? Ti senti realizzata? Senti che nessun altro uomo potrà darti quello che hai con lui? E perchè non provi più attrazione sessuale per lui?

CASTALIA Attualmente non lo vedo il mio futuro con lui. Mi sento sola dentro ad una coppia. L’attrazione sessuale era diminuita perché non lo sentivo vicino. Sono un tipo che non crede all’attrazione fisica fine a se stessa. Quando i progetti di coppia erano condivisi non c’era nessun problema sessuale. E’ questo che lui non capisce.

In tutta sincerità non vedo nessun altro uomo che possa darmi più di quello che mi ha dato lui, altrimenti sarebbe tutto più facile: non riesco a recuperare ciò che avevamo prima perché lui non vuole capire come mi sono sentita io

VAIOLET Quello che lui esprime però (fai tutto tu, per me è uguale, ecc…) non è un comportamento da coppia. Nella coppia i progetti si fanno insieme e le responsabilità si condividono. Se lui non è in grado di capire questo, allora è inutile perdere tempo a spiegarglielo… Per assurdo, prova a rivoltargli la situazione e a dirgli: “caro, io ti amo, fai tutto tu, compra una casa, organizza il matrimonio, a me va bene tutto.” Vedi come reagisce…

VELIA Ciao Castalia, la cosa che mi ha ferita maggiormente del tradimento di mio marito è stato il fatto che lui mi abbia lasciata sola a risolvere delle questioni e che non si sia curato di me.

In un periodo in cui IO avevo veramente bisogno lui cominciava ad essere preso da un’altra e quindi non c’era per me. Lui dice di essersi cominciato a guardare intorno (nemmeno tanto poi, lei era già lì pronta ad accoglierlo, ma questa è un’altra storia!!!!) perchè io non lo desideravo più, non ero disponibile per lui etc… etc….

Quello che hai scritto tu lo avrei benissimo potuto scrivere io, insomma.

Riconosco la solitudine di fronte alle cose e il senso di appartenere ad una coppia che non lo è più.

Il fatto poi che scarichi su di te le responsabilità di tutto è abbastanza normale ma io credo dipenda dal fatto che tuo marito forse pensa di non aver poi fatto nulla di così tremendo, in fin dei conti ti ama, è stato solo sesso.

Potrei scrivere un trattato su ciò che penso di questa affermazione ma lo scatto in mio marito (che era sinceramente convinto di non avermi tolto nulla, di esserci stato, di non avermi lasciata sola) c’è stato e da lì poi si è potuto parlare di ricostruire. Nel momento stesso in cui si è reso conto di quanto profondamente mi avessse ferita allora anche lui ha cominciato a vedere le cose con occhi diversi e soprattutto ha iniziato il suo personale percorso per capire cosa effettivamente lo aveva spinto a fare ciò.

Se questo non ci fosse stato io non credo avrei potuto ricominciare a pensare ad un noi. Non sarebbe stato possibile perchè il mio concetto di coppia e il suo, con il tradimento, si erano allontanati troppo e io non potevo accettare la sua visione del rapporto. Non potevo accettare di stare con un uomo che considera il tradimento una cosa senza importanza, che succede a tutti, che fa parte della coppia.

Io capisco la tua confusione e il tuo dolore ma in questo momento sei tu che devi decidere se vuoi o no l’uomo che ti sta accanto. Se pensi che lui possa darti ciò che cerchi o se invece pensi di non riconoscerlo effettivamente più. Il far passare il tempo non serve a niente se non lo si fa in senso “attivo” ovvero lavorando su noi stessi.

Io spero che tuo marito si renda conto di tutto questo, altrimenti penso che abbia ragione Vaiolet.

CASTALIA Il tempo peggiora tutto, è vero. Certe avvisaglie dovevo coglierle prima…il suo rimandare le decisioni, la sua mancanza anche solo per parlare. Ma come si fa a riconoscere il limite di tolleranza? Se lo avessi lasciato solo perchè il 10 anni non mi era mai sembrato deciso di un progetto di vita insieme e rimandava a me le decisioni forse mi sarei pentita di non averlo aspettato, di essere stata troppo precipitosa. Però ci si allontana sempre di più fino ad arrivare ai tradimenti e allora quand’è che ci siamo realmente persi? Ho paura di rattoppare e che di fatto si possa continuare su due strade parallele ma non insieme, ma ho anche paura di non darci un’altra possibilità. Che fare

VELIA Io sono dell’avviso che non si possano prendere decisioni così importanti come quella di chiudere un matrimonio su due piedi, e soprattutto sulla scia di rabbia o rancore o solo dolore. Ci vuole tempo per maturare tale decisione, veramente.

Capisco che tu voglia darti un’altra possibilità ma non puoi farlo da sola.

Nel senso che tuo marito deve essere consapevole di cosa pensi, del tuo dolore e soprattutto del fatto che potresti anche non voler stare più con lui, e agire così di conseguenza.

Dovete parlare e parlare e se non riuscite a farlo da soli farvi aiutare, magari da un consulente. Solo così, io credo si potrà arrivare a capire la strada, se andare avanti oppure separarsi.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

LA FIGURA DELL’AMANTE

… non c’è niente da fare. Omero rese gloria alla nostalgia con una corona d’alloro e stabilì in tal modo una gerarchia morale dei sentimenti. Penelope sta in cima, molto al di sopra di Calipso. Oh Calipso! Penso spesso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma non così a a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono le lacrime di Calipso. M. Kundera, L’ignoranza, Adelphi

Imparalo adesso ed imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo. K. Hosseini, Mille splendidi soli, Piemme

 

Per descrivere la figura dell’Amante e “riabilitare” tale figura parto dal mito di Calipso.

Calipso nella mitologia greca è una ninfa marina. Quando Ulisse, naufrago, raggiunse Ogigia, l’ isola del mar Ionio in cui la ninfa viveva in solitudine, Calipso si innamorò di lui e lo trattenne presso di sé per sette anni. Benché gli avesse promesso l’immortalità e l’eterna giovinezza se fosse rimasto con lei, Ulisse non poté vincere il suo desiderio di tornare a casa. Per ordine di Zeus, Calipso dovette aiutare Ulisse a costruirsi una zattera con cui lasciare l’isola, ma morì di dolore subito dopo la sua partenza.

Calipso in greco significa “nasconditrice” ed in infatti questa solitaria ninfa, riesce a nascondere Ulisse per ben sette anni.

Ulisse arriva naufrago all’isola di Ogigia, quasi morto, privo di tutti i compagni e Calipso lo salva dal mare e ne cura il corpo stanco e ferito, ma sulla sua isola il tempo scorre lentissimo. L’isola di Ogigia in quei sette anni diventa un luogo per Ulisse per conoscere sè stesso e Calipso lo aiuta, inconsapevolmente in ciò.

Dopo questa lunga analisi personale Ulisse, che tutti i giorni piange sullo scoglio più esposto guardando il mare, è di nuovo pronto per riprendere a navigare. Calipso, l’analista, finito il suo compito, non può che lasciarlo andare. Ferita, Calipso chiama Ulisse alitros , “furfante”.

Quante analogie fra Calipso e la figura dell’amante:

  • il raccogliere ed il proteggere
  • il nascondere ed il nascondersi
  • l’aiutare a conoscere ed il conoscersi
  • il trattenere ed il lasciare andare
  • il rubare ed il sentirsi derubata

Dott. Roberto Cavaliere

 

 

TESTIMONIANZE

 

IL DOLORE DELL’AMANTE

Io sono stata l’amante di un uomo sposato, senza figli, per più di un anno. Sono quella che quasi tutti voi avete definito ignobile e che molti altri definirebbero una poco di buono rovina famiglie.

All’inizio mi aveva tenuto nascosto il suo matrimonio e quando mi ha confessato la verità, per me era troppo tardi, perché me ne ero innamorata. Ho sofferto moltissimo, vivendo sempre nell’ansia, nell’attesa, nella frustrazione.

Era la prima volta che mi trovavo in una situazione così. Non avrei nemmeno mai immaginato che potesse capitarmi. Non voglio mai più vivere tanto dolore.

Ho voluto credere nel rapporto, anche se sapevo come vanno a finire di solito queste storie. Sentivo un legame fortissimo con lui. Il mio amore non è stato contraccambiato a sufficienza. E’ prevalsa la vigliaccheria e tutto è finito.

Ero arrabbiata e ferita e avevo pensato anche di chiamare sua moglie e raccontarle tutto. Poi non l’ho fatto. Forse è stato un ultimo dono d’amore, non sconvolgergli la vita.

 

Al mio amante che torna da sua moglie (Poesia di Anne Sexton)

Al mio amante che torna da sua moglie

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costruita.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
– alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa –

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo –

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

QUESTA GELOSIA SCONOSCIUTA… (discussione del forum)

Tratto dalla discussione “Questa gelosia sconosciuta…” (forum “GELOSIA E TRADIMENTO”)

Autore: Sommer

Argomento: gelosia

Selezione a cura di Carlotta Onali

Per la prima volta nella mia vita sento gelosia del passato della persona che in questo momento sto conoscendo. Lui, come me, ha vissuto un rapporto importante che lo ha lasciato in pezzi ma a differenza di me continua a mantenere rapporti amichevoli con la sua ex… qualche volta si sentono. Il loro rapporto si è concluso due anni fa.
Non discuto sulla serietà del ragazzo in questione sono consapevole che il disagio sia dentro me per questo ho bisogno di voi. Sono sicura che i vostri pareri, le vostre esperienze mi aiuteranno a fare luce.

A creare dolore è bastato leggere una frase sulla sua ex risalente al 2005 scritta sul suo blog sul quale non scrive più. Nulla di che… ma è bastato per sentire un dolore dentro che ha causato un pianto assurdo. Il sentire quanto fosse importante per lui mi ha ferita, il dolore che ho sentito mi ha riportato alla mente sensazioni vecchie legate alla scoperta del tradimento…le ho subito riconosciute quindi sono consapevole che si tratta di ferite ancora aperte/dolore ancora non del tutto elaborato. Un po’ esagerato provare smarrimento di questo tipo causato da una frase scritta tre anni fa quando nessuno dei due conosceva l’altro. Non trovate? Mi chiedo perchè io stia provando questo…

Ho paura che lei possa tornare nella sua vita, a volte le persone si amano si fanno del male ma poi si ritrovano mentre io sono qualcosa di nuovo che ancora non ha nessuna radice forte.

I fatti dicono di starmene calma e tranquilla, inoltre lei vive un altro rapporto, ma le mie sensazioni corrono e mi feriscono…ad esempio non sono riuscita a chiudere occhio la notte successiva alla lettura di quella frase, mi sono addormentata con fatica e a brevi tratti mi svegliavo come impaurita con il cuore in gola e questo non accadeva dal periodo immediatamente successivo alla scoperta del tradimento e all’abbandono. Sento la paura di poter essere abbandonata a causa di qualcun’altra…penso alla sua ex perchè con lei ha condiviso qualcosa di importante quindi penso che possa avere dell’ascendente su di lui ma potrebbe benissimo essere una nuova conoscenza o semplicemente il suo decidere di non proseguire la conoscenza con me.

Sto vivendo una situazione familiare complessa e dolorosa che ha come scombussolato il mio sistema emotivo e sono sicura che sta incidendo anche sulla mia sfera prettamente personale. Non posso parlarne a questo ragazzo siamo nella fase della conoscenza non sarebbe opportuno sia perchè non ci sono fatti e poi perchè sarebbe davvero inopportuno per la fase esistente tra noi mettermi a parlare della sua ex e delle mie paure.

Mi aiutate a capire voi? Grazie Sommer

 

Ciao sommer,
leggendo le tue parole mi è sembrato di sentire me stessa..
Io ho il terrore, non la paura.. il terrore del passato sentimentale di chi condivide ormai la propria vita con me.
Col tempo ho imparato a non fare domande, a lasciar stare il passato lì dove sta perchè ho visto che mi fa star male da morire.

Però non è facile, cavolo se non lo è.. Anche perchè sono una testarda ostinata e ho la devastante capacità di autoconvincermi di cose allucinanti che magari nascono da situazioni innocenti ma la mia mente le distorce in dubbi, angosce, pensieri foschi e questo non solo riferito alle ex ma anche al presente.

Tornando al passato.. ho imparato a capire che se è il suo PASSATO e io il PRESENTE, un motivo ci sarà: non dico che ho imparato ad evitare di starci male, ma ho iniziato a comprendere che se fra di loro è finita e a me viene dimostrato che è così e che ci sono solo io nel suo cuore, bè.. allora è così.

Però scrivi che hai letto cose passate, che comunque loro si sentono ancora.. io ho un mio carissimo amico che era mio ex, lui ora è impegnato ma riusciamo a sentirci serenamente ogni tanto e ad uscire con il gruppo di amici comuni senza nessun problema.

Ho notato che su tutto questo meccanismo di gelosia influisce molto la nostra vita familiare: io ho iniziato a star da cani quando ho scoperto i tradimenti di mio padre, avevo 16-17 anni e da lì ho iniziato a non esser più sicura su niente. Il problema che ho io di base è un decisamente bassa autostima e da lì nascono le mie paure più assurde.
Se stai attraversando una situazione familiare burrascosa può essere che influisca in maniera decisiva sulla tua vita sentimentale.

Dici che è troppo presto parlare con questo ragazzo di questa sofferenza.. io credo che se si condivide un affetto, per quanto sia iniziato da poco, certe paure devono venir affrontate assieme, ma senza buttare in tragedia il tutto: semplicemente esporre il proprio punto di vista, ciò che si sente anche per far capire all’altro che si sta soffrendo.

Lui magari nemmeno immagina che tu in questo periodo stia male per il suo passato e nel momento in cui lo scoprisse potrebbe rimanerci male proprio perchè non ne avete parlato prima, ad esempio. Ma sono io così, se ho qualcosa che non mi fa star tranquilla cerco di sbrogliare il nodo il prima possibile proprio per evitare di soffrire ulteriormente e inutilmente il più delle volte..

spero di averti dato perlomeno uno spunto di riflessione; ti sono vicina perché ti capisco perfettamente
Un grande abbraccio Malinconia

 

Grazie Malinconia.
Da ieri sera sono più serena, mi sono fermata a riflettere su alcune cose e questo mi ha “calmata”.

Io so per certo che l’insicurezza che mi ha travolto è stata scatenata da un evento legato alla mia famiglia che mi ha fatto percepire fragile e da li è stato un susseguirsi di pensieri distorti. Questi pensieri/stati d’animo innescano un dolore che faccio fatica a controllare…tipo reazioni a catena. Stavo benissimo fino a quando non sono venuti fuori problemi di famiglia e all’inizio me la sono cavata alla grande dopo qualcosa si è incrinato lasciando dentro me una sgradevole sensazione dentro.

Un’amica mi ha fatto un elenco di persone che dopo la fine di una relazione rimangono amiche e anche io ne conosco qualcuna. Ma come ho già scritto forse non è l’ex il problema, potrebbe benissimo essere una ragazza nuova…quindi il problema è un’altra e l’ex sembra essere rivale perchè ha già condiviso emozioni/progetti/sentimenti. Ma come hai detto bene tu se lei fa parte del suo passato da due anni un motivo ci sarà e se io in qualche modo sono nel suo presente allora è su questo che devo concentrarmi e lasciare che le cose evolvano.

Manca autostima, in questo sono d’accordo con te, ma c’è anche la paura che tutto possa non evolvere non so quanto e precisamente come queste due cose siano legate tra loro. Io ho paura di questo, ho paura di dover affrontare un distacco.

Ci siamo detti poco in merito agli ex, lui a novembre quando ne abbiamo parlato mi è sembrato ferito. Ha detto una frase con un tono di voce molto sofferente e questo mi ha fatto capire che il ricordo di lei è doloroso…questo vale anche per me.

Sono demoralizzata perchè mi rendo conto di quanto lavoro io debba ancora fare su me stessa. Ogni volta che penso di essermi messa “in piedi” accade qualcosa che mi fa capire che non è esattamente così. Mi sembra un lavoro così enorme…mi sembra di fallire continuamente ogni volta sbuca fuori qualche punto che va rivisto e corretto. Io prima queste paure non le sentivo. Il tradimento ha aperto un pozzo senza fondo.

Avrei bisogno di essere tranquillizzata ma al momento non posso avere di più.
Grazie Sommer 

Ciao sommer,
mi sono rispecchiata nelle tue parole, quando dici che il tradimento ha aperto un pozzo senza fondo.
E’ esattamente ciò che penso anch’io. Il tradimento ha spalancato una voragine all’interno di me e da questo enorme buco emergono sentimenti che pensavo sopiti o definitivamente superati, stati d’animo che non conoscevo affatto, pensieri che non pensavo di avere. Tutto è in bilico e continuamente in discussione.
Mi sento continuamente sospesa e sono profondamente stanca di lavorare su di me.
Come te anch’io avrei bisogno di essere tranquillizzata, di essere in qualche modo sollevata ma anche per me ciò non avverrà.

Riguardo la tua gelosia credo sia veramente legata al tradimento a cui sicuramente si sono sommati i problemi famigliari. Non so se anche prima del tradimento avessi problemi di autostima ma sicuramente dopo un evento così traumatico tutto si enfatizza e moltiplica di intensità.
Non è tanto l’ex o un’amica o quant’altro ad essere l’effettivo problema quanto, secondo me, il non essere più sicuri di niente. Il tradimento ti lascia un senso di insicurezza profondo che non è facile da superare.
Io pensavo che se avessi lasciato mio marito forse avrei avuto fiducia in un nuovo compagno. Poi ho riflettuto che ormai il mio metro di fiducia è inesorabilmente cambiato e quindi immagino che, se fossi al tuo posto, soffrirei del medesimo problema.
Con affetto Velia

 

Grazie Velia.
Stavo bene…davvero fino a qualche giorno fa stavo bene. Mi sentivo tranquilla con le mie percezioni/emozioni/sensazioni poi ho iniziato a sentirmi di nuovo frammentata. Orribile sensazione.
E’ vero…si perde fiducia in se stessi in primo luogo e di conseguenza anche nelle proprie percezioni.

Soffro, soffro ogni volta che percepisco quanto il mio rapporto precedente sia stato distruttivo e soprattutto soffro ogni volta che comprendo quanto io abbia permesso a quel rapporto di distruggermi.

Una domanda: sentite la competizione con l’altra/ex? Bisogna concentrarsi su se stessi, lo so ma io non riesco a non fare certi pensieri. Cosa state facendo/avete fatto per affrontare questo aspetto? Sommer

 

Ciao Sommer,
questo è un tema che mi tocca molto da vicino e che ho vissuto in diverse fasi.

Premetto che io non sono mai stata una persona gelosa: ho sempre riso e scherzato sull’argomento ma non ho mai sentito quello spasimo che ho poi compreso essere davvero la gelosia.
Con mio marito, in particolare, non l’avevo mai vissuta perchè avevo l’assoluta certezza che per lui esistessi solo io.

Questo è uno dei motivi per cui ho faticato tanto ad arrendermi all’evidenza dei fatti e a dover accettare il suo tradimento.
Ed è senz’altro il motivo che ha reso il tutto ancora più difficile e doloroso.

Ciò che più mi ha mandato in confusione, come ha detto anche Velia, è stata la sensazione di non potermi fidare delle mie percezioni.
Questo mi spaventava molto. Un po’ mi spaventa anche ora ma cerco di superare tutto ciò considerando che non posso sapere e capire tutto, non posso controllare tutto e tutti e devo accettare questo aspetto.
Cosa un po’ difficoltosa per me che anche sul lavoro sono una patita del controllo.
Ho la convinzione che avere il controllo significhi anche essere al sicuro.
Il punto è che posso “controllare” solo me stessa.

Per quanto riguarda l’altra, mi sono sentita in competizione per quegli aspetti che so mio marito ha trovato in lei e che prima trovava in me.
Questo mi ha ferita molto.
Adesso non mi sento in competizione con lei: mi addolora sempre pensare che abbia fatto parte del nostro cammino, questo sì.

La mia percezione di lei e del tradimento è cambiata nel tempo, man mano che lavoravo su di me e che ricostruivo il mio matrimonio.
In questo momento c’è molta vicinanza emotiva tra me e mio marito e questo mi fa sentire tranquilla, anche se certo non tranquilla come quattro anni fa.

Non so se riesco a spiegarmi bene, oggi ho anche la febbre e fatico a mettere insieme i pezzi nel mio cervello.
Quello che voglio dire è che dopo un tradimento si diventa consapevoli che l’altro può farti male, quanto più ti ama tanto più può ferirti.
Questo spaventa e la paura è certamente una sensazione sgradevole e dolorosa, soprattutto se ci si lascia sopraffare; è anche vero che amare una persona vuol dire, secondo me, saperla accettare nella sua interezza e con la possibilità che dunque possa ferirci.

Credo anche io che proseguire la relazione o instaurarne una nuova non cambi le sensazioni di chi ha subito un tradimento: le paure sono le stesse.
Penso che man mano che ci si conosce e che ci si rapporta ad altre persone, la paura verrà riproporzionata.
Non abbiamo usato correttamente gli strumenti in nostro possesso in una circostanza specifica, eppure noi ci relazioniamo ogni giorno con decine di persone e ci sono momenti precisi, anche in questo luogo virtuale, in cui le nostre capacità percettive ci consentono di comprendere altri esseri umani.

In fondo abbiamo imparato che dobbiamo migliorare la tecnica, gli strumenti già li abbiamo.
Il mio psicoterapeuta mi ripete sempre che nel momento stesso in cui ho accettato che gli altri non siano perfetti e che mi possano ferire, ho fatto un salto nel mondo adulto.
Certo, anche io rimpiango a volte la sensazione di profonda sicurezza ed abbandono ma la consapevolezza che ho adesso è ciò che mi consentirà di affinare la tecnica.

Non sono sicura di essermi spiegata come volevo ma più di così, oggi, non posso.
Spero di averti scritto comunque qualcosa di utile.
Un abbraccio Zebretta

 

Leggendo le varie risposte che sono state date mi son venute in mente due concetti che reputo importanti: la fiducia ed il “controllo”.

Ora cerco di spiegarmi meglio.
Io ad essere sincera sono anni che non ho più fiducia in niente e nessuno, il periodo in cui ho visto il mondo che conoscevo, il mio mondo, la realtà in cui vivevo, sgretolarsi davanti ai miei occhi è stato quando ero adolescente, più o meno 7-8 anni fa.

Ho già accennato alle situazioni che ho vissuto in quel periodo: mia madre alcolista da una vita, mio padre assente e per di più che tradiva mia madre con altri uomini..
Ciò che mi ha gettato nella confusione più assoluta è stato l’aver perso i punti di riferimento che fino a quel periodo per me erano fondamentali e che ritenevo ben saldi.. niente di più sbagliato..

Mi sono resa conto che ero assolutamente “inutile” perchè non ero riuscita a controllare la situazione, non ero riuscita ad accorgermi di cose, situazioni che avevo davanti a me da tanto tempo..
Sto pagando ancora quel periodo, le ferite che mi porto dentro sono aperte, vive.. ci sono momenti che mi fanno male Dio solo sa quanto.. ci sono momenti in cui la lucidità và a farsi benedire e l’unica cosa che sento è un dolore profondo, che parte da radici ben aderenti al mio cuore e quando questo capita sembro un’altra persona.

Mi sono resa conto che non avrò mai il controllo di nulla se non di me stessa, ed è forse la cosa più difficile da comprendere e da mettere in atto.. e questo riflette dei cambiamenti anche nella vita di coppia.

Mi sono resa conto che o mi fido di chi mi sta accanto o è meglio che me ne stia da sola, l’alternativa di farmi divorare dai dubbi, dalle angosce, dai sospetti non mi alletta più ormai..

Sommer, tu chiedi come si possa riuscire ad attutire questo dolore.. io posso parlarti per me, per la mia esperienza.. e non ti nascondo il fatto che di strada ne ho veramente tanta da fare, perchè il dolore a volte è talmente forte che tutti i buoni propositi vengono oscurati dalla disperazione!

Io ho iniziato ad evitare il discorso “ex”, lo evito come la peste perchè mi fa star male, malissimo e se c’è qualcosa che mi fa soffrire allora cerco di parlarne fino alla nausea con il diretto interessato perchè parlarne mi fa star meglio. E ne parlo anche con mia mamma, mi conosce meglio di chiunque altro e, per quanto sia in conflitto con lei quando beve (per fortuna sono periodi!), sfogarmi con lei mi aiuta a “ritrovare la bussola” e a non farmi sopraffare da sentimenti negativi. Oppure ne parlo con qualche mia amica e mi confronto con loro su come reagisco e come reagiscono loro a determinate situazioni sentimentali

Grazie per aver scritto questo post, si sta rivelando un’ulteriore spunto di riferimento per la sottoscritta
Un abbraccio, e ricordati che non sei sola con questo dolore!!! Malinconia

 

Quello che mi ha portato a scrivere il thread è stata la sensazione di poter perdere il controllo…cerco di spiegare non so se quando parliamo di perdita di controllo intendiamo la stessa cosa.

Ho letto quella frase e il dolore è esploso…non ricordo di avere pensato a nulla la sensazione che ho avuto è stata quella del cuore che mi esplodeva mi sono portata le mani sul viso e sono scoppiata a piangere. I pensieri sono venuti dopo e non mi sono piaciuti.

Qualche ora e mi sono ripresa, capire che quel dolore non l’aveva causato lui. Mi sono intristita perchè ho pensato: “Brava Sommer!!!! Non vuoi che lui ti faccia del male ma se avessi fatto una scenata, se non ti fossi controllata non solo avresti ferito/deluso lui ma avresti danneggiato te stessa allontanandolo e questa è l’ultima cosa che desideri” (poteva non essere questa la conseguenza ma credo che non avrebbe giovato perchè sarei davvero stata inopportuna…la distanza e la fase che stiamo vivendo non sarebbero stati elementi a favore).
Per questo mi sono chiesta:
Cosa alimenta questa gelosia che non conoscevi? A che punto sei del tuo percorso? E’ normale quello che hai provato? E adesso cosa faccio?

Lo so sono esagerata ma mi sono visualizzata come una donna che fa scenate…tipo alzarsi dal tavolo al ristorante lasciandolo solo come uno stoccafisso…versare il contenuto di un bicchiere in testa e scappare via…non rispondere alle telefonate o peggio prenderle e chiudere il contatto…iniziare con i sospetti. Insomma avete capito scene da film, non sono così e difficilmente diventerò così ma il dolore e la paura in quel momento erano così forti che ho avuto la sensazione che avrei fatto qualcosa di eclatante solo per puntare l’attenzione che quel disagio c’era. Non so se riesco a farmi comprendere.

Poi la conversazione tra noi c’è stata ero ancora un po’ scossa la malinconia è stata notata ma sono riuscita a confonderla/giustificarla con la stanchezza. Oggi sono tranquilla questo ragazzo è davvero un tesoro, in questo momento non ha certo bisogno delle mie paranoie/paure devo rispettare il fatto che sta vivendo anche lui un momento complesso.
Sono felice di averlo incontrato, aver saputo leggere le sensazioni/emozioni di quell’incontro e correre verso lui, solo che a volte penso dove stia la fregatura della serie “troppo bello per essere capitato a me”.

La mia famiglia è un tasto dolente, sono ferita tanto ferita…distrutta e disossata ma decisa a non lasciarmi soffocare.
Cosa ne pensate? Sommer 

Ciao sommer,
Purtroppo credo che per quanto si cerchi di superare gli accadimenti della nostra vita, e per quanto li possiamo riporre in luoghi segreti e pensare che stiano lì, buoni e tranquilli senza più poterci far del male, c’è sempre un qualche cosa che li può richiamare in vita e sbatterceli in faccia. Il dolore che si prova in quei momenti è pari, se non addirittura di intensità superiore, a quello che si era provato nel passato. Ma si supera con molta più facilità e ci lascia un po’ scombussolati, vagamente malinconici ma meno doloranti rispetto al passato e soprattutto è più facile da riconoscere e capire.

Io credo che ciò che ti ha provocato una reazione tanto sproporzionata all’evento in se sia stato il ricordo, magari sopito, di qualcosa di simile che ti è accaduto con il tradimento. O forse semplicemente è la paura di arrivare anche solo a pensare che lui sia veramente interessato a te e non stia meditando alcun inganno.
Il tradimento ci lascia ferite e doloranti e soprattutto senza alcuna stima di noi stesse e quindi, in questo momento iniziale del tuo rapporto hai semplicemente tanta paura e la tua frustrazione e la tua paura di essere ancora ferita si sono manifestate in questo modo.

Non è facile ricominciare ad aprire il nostro cuore ferito a qualcuno e abbiamo paura che possa nuovamente sanguinare e qualche volta questo ci porta ad avere comportamenti che esulano dalla nostra “normalità”. Non so bene come spiegare ma è come se si attivassero i recettori del dolore e il nostro corpo entra in tilt e ha reazioni assurde ad eventi apparentemente, per gli altri, normali. Ma in quei momenti è il nostro vissuto che riemerge e che parla ma non è facile per gli altri capirlo e spesso nemmeno per noi, almeno nel momento dello “scoppio”.
Penso sia questo che intendi quando parli di perdita di controllo.

Soffrire di gelosia retroattiva poi è una caratteristica di tutte le persone un po’ insicure, a mio avviso. E’ il nostro modo per cercare di dire a noi stessi che siamo NOI quelli veramente importanti, che lui ha cominciato ad esistere solo dal momento in cui ci ha conosciute. In parte sicuramente è anche vero ma certo il passato non si può cancellare e continuare a figurarselo davanti non giova affatto. Si rischia di creare dei fantasmi che in realtà non esistono. E poi potrebbe anche lui essere geloso del tuo passato.

I sentimenti che ci hanno accompagnato nel nostro passato fanno parte di noi e ci rendono quello che noi siamo nel presente e che, nel tuo caso, ha colpito e interessato questo ragazzo.

Per quanto riguarda la tua famiglia io credo che sia importante ad un certo punto mettere dei paletti. La famiglia, i rapporti famigliari, sono importanti ma non ci devono impedire di vivere la nostra vita. Non è sempre facile fare questo: si scatenano sensi di colpa, ci possono essere addossate responsabilità e quant’altro. Ma forse ad un certo punto dovrebbe scattare in noi la molla dell’autoconservazione. Non possiamo farci carico più di quanto non abbiamo già fatto dei problemi della nostra famiglia.
Con affetto Velia

 

Malinconia immagino che la situazione che hai vissuto in casa non sia stata per nulla semplice. Io ho vissuto dinamiche diverse ma allo stesso tempo devastanti.
Mi sono sentita responsabile della crisi dei miei genitori per molto molto tempo…quando ero piccola e la situazione tra loro stava precipitando io ero l’elemento in più. Era difficile parlare tra di loro che tutto quello che riguarda me diventava esasperante quindi quando il loro scontro veniva innescato da qualche decisione che riguardava me o da qualcosa che avevo fatto/detto io il mio senso di colpa cresceva in modo esponenziale portandomi lentamente a fare il meno richieste possibili, non dire che qualcosa non mi piaceva o a manifestare necessità. Mi andava bene tutto…
La stessa dinamica è tristemente riemersa con motivazioni diverse nel rapporto con il mio ex…il sentirmi responsabile di alcune sue reazioni mi ha portato nello stesso meccanismo. Anche se ero in grado di capire che non era mia responsabilità non sono stata in grado subito di reagire.
E’ stato durissimo capire…dolorosissimo. Ancora oggi è fonte di pianto, di dolore.

Sono stata soffocata, ostacolata, alterata dall’ambiente e dalle tare ereditarie legate alla mia famiglia. Ho impiegato tempo a trovare il mio modello di vita e per ottenerlo ho fatto di tutto compreso sbattere la porta di casa dove non sono tornata per un anno sia fisicamente sia interrompendo rapporti con i miei genitori. E’ stata la cosa più salutare…avevo bisogno di aria. Il distacco emotivo non è perfetto…ho ancora del lavoro da fare.

Velia io a mio attivo ho solo una scenata di gelosia non ho ancora deciso se è da candidare all’oscar o da inserire in una tragedia greca. Dopo aver saputo del tradimento prima ho fatto un pianto dignitoso, silenzioso…le lacrime mi rigavano le guance poi sono esplosa.
Comprendo la tua rabbia e immagino che sia difficilissimo ricostruire dopo un uragano della portata del tradimento.
Hai ragione quando dici che il non aver potuto agire nell’immediato è stato provvidenziale perchè avrei sofferto molto di quel passo falso. Solo il pensiero mi fa stare male figuriamoci se avessi davvero agito.

Il mio ex ha lasciato una pesante eredità. Ho ripreso a camminare ma non ho ancora un’andatura stabile…cado spesso, mi rialzo zoppicando a volte riesco a correre ma non ho ancora trovato un’andatura armoniosa.

Sto meglio rispetto ad una settimana fa, mi è rimasta una strana sensazione di stanchezza…non so come spiegare. Ho dormito pochissimo nei giorni scorsi e pensato molto adesso che inizio a riprendermi sento stanchezza fisica ed emotiva. Oggi mi sono isolata da tutto e tutti.
Oggi non ho sentito la mia voce… Sommer 

Oggi ho letto dei vecchi thread…uno si è rivelato essere molto interessante non ho ancora finito di leggerlo, è molto lungo.
Mi sono sentita compresa nelle paure che mi tengono compagnia in questo periodo e che non conoscevo fino a poco tempo fa.
Il circolo/la trappola è: dipendenza- paura della perdita- pensieri negativi- ansia- perdita controllo emotivo. Controllare questo circolo necessità di una grande dose di volontà.

Pensavo di avere chiaro molte cose dentro di me e pensavo di essere a buon punto del mio cammino invece mi sono resa conto che forse non è proprio così…ho pianto come conseguenza del sentirmi demoralizzata. Allo stesso tempo mi sento fortunata ad avere capito cosa sia ad inquietarmi perchè se so cosa mi fa stare male allora non brancolo nel buio più nero. Avere/potere avere una spiegazione alternativa al mio sentire non credo sia poco.
Sapere che quel disagio è prevalentemente dentro me dovrebbe aiutarmi a riflettere prima di qualunque azione e questo ridurrà, quanto meno spero, la probabilità di commettere errori. Non so se riesco a spiegarmi…

Sono stata due anni sola, ho affrontato una paura liquida non indifferente per avvicinarmi a questo ragazzo e adesso che lui è reale nella mia vita apro un altro capitolo della mia crescita personale.

Io e lui siamo simili e c’è un buon dialogo, molta comprensione e vicinanza emotiva. Mi piace molto, moltissimo…di più, non voglio perderlo, desidero che tutto prosegua ed evolva.
Sono contenta di non aver agito sull’onda della mia emotività…sarebbe stato veramente terribile. Sapere di NON avere fatto quel passo falso mi fa stare bene…

Devo imparare a controllarmi nella sfera affettiva come mi controllo in tutte le altre relazioni. Almeno questo è quello che al momento credo sia il da farsi. Come?…ancora non lo so. Sommer

 

Ciao Sommer,
gran bel tema complicato!
Della gelosia mi colpisce il carattere estremamente indomabile, anche quando siamo razionalmente molto preparati sull’argomento e su molte tematiche che lo sottendono.

Non credo avrò molto da aggiungere a quanto già detto; mi sento di risponderti prima di tutto perchè mi sono trovata ad affrontare questo tipo di situazioni emotive diverse volte e quindi mi ritrovo nei tuoi pensieri e nei tuoi quesiti, in secondo luogo perchè vorrei portare la tua attenzione sugli aspetti positivi della questione, visto che quando l’ansia da gelosia sopraggiunge, si tende a farvisi rapire e ad assecondarla, con un interminabile susseguirsi di ragionamenti distruttivi che si focalizzano sugli aspetti negativi.

Quindi la mia intenzione non è quella di fornire chissà quali nuovi spunti, ma piuttosto quella di dialogare insieme con questa dinamica per esorcizzarla un pò.

Quello da cui parto sono questi due fondamentali concetti con cui concordo pienamente e che secondo me sono il cardine di questa “problematica”:

Soffrire di gelosia retroattiva è una caratteristica di tutte le persone un po’ insicure, a mio avviso (Velia)
e poi tutto il ragionamento fatto sia da te che da altri sull’illusione-bisogno-impossibilità di avere il controllo su tutto, che è legato alla paura della perdita, o più generalmente della sofferenza.

Io non credo che tu abbia bisogno di comprendere molto di più Sommer, a questo proposito (opinione personale), ma semplicemente che tu debba continuare, come stai facendo ampiamente, a lavorare per l’accettazione e l’elaborazione di questa sensazione che scatta dentro di te.

Io credo che sia normale che certi meccanismi emergano anche quando siamo più consapevoli ed abbiamo fatto un grande lavoro su noi stessi, perchè il superamento di certe dinamiche o convinzioni inconsce non è immediato. Anzi, da una parte credo anche che riaffrontare emotivamente determinati temi conflittuali per noi sia una parte del lavoro necessario.
Se ci sono dei nodi irrisolti dentro di noi emergeranno finchè non li avremo elaborati a dovere, e questo potrebbe ripetersi svariate volte nelle più disparate occasioni e situazioni: se impariamo ad accoglierli nonostante il disagio che ci arrecano, continueremo a progredire in quello che deve essere l’insegnamento da attingere e l’evoluzione di noi da compiere.

Credo che tu Sommer stia compiendo un grande passo in avanti circa la tua crescita in questo momento, o quantomeno ne hai certamente la possibilità, se cogli questo malessere in tal senso.
C’è una cosa che ho imparato e che può sembrare banale, ma che secondo me è una grande verità: il fatto che nella vita ogni cosa s’impara facendola.
Quindi anche superare le difficoltà è un’abilità che si ottiene attraverso il confronto stesso con le difficoltà.

Hai sottolineato questa caratteristica rispetto al “paragone” con la ex:
Ho paura che lei possa tornare nella sua vita, a volte le persone si amano si fanno del male ma poi si ritrovano mentre io sono qualcosa di nuovo che ancora non ha nessuna radice forte

Se da un lato questa può essere sempre una possibilità (ma allora dovremmo avvicinarci solamente a compagni “vergini sentimentalmente”, e sai anche tu che questo, realizzabile o meno, comporterebbe problematiche relazionali ben più “gravi” dal punto di vista della stabilità del rapporto e della condivisione), dall’altro lato questa, come hai già osservato, potrebbe rivelarsi completamente solo una tua paura.

Puoi guardare lo stesso dato di fatto attraverso un’altra ottica: tu sei la persona da conoscere, quella che può potenzialmente dargli anche più di quanto lui stesso può immaginare e da cui lui è attratto ADESSO.
C’è una sostanziale differenza tra adesso e prima: forse prima non vi sareste incastrati come adesso, perchè entrambi eravate differenti e probabilmente avevate bisogno di altro, che oggi non vi stimola ed appartiene più perchè vi siete evoluti. Come tu non hai più bisogno di ciò che desideravi prima, vale lo stesso per lui.

E se questa tua paura dovesse per qualche motivo rivelarsi veritiera, allora sai benissimo anche tu che, per quanto sicuramente doloroso e deludente, vorrebbe dire che non è lui la persona con cui puoi incastrarti serenamente adesso. Per quella che sei tu adesso, come conseguenza della tua crescita ed esperienza di vita.

Questo implicherebbe che c’è ancora di meglio per te.
Da qualsiasi parte si gira la cosa, secondo me il risultato finale non cambia: il nostro cammino ci porta dove è meglio per noi, che sia quello che desideriamo ora o meno.

Nel frattempo credo che vivere ed amare nonostante la paura sia la cosa migliore che tu possa scegliere perchè, come una persona qui mi ricorda spesso con grande saggezza, l’alternativa alla vita è l’immobilità.

Un’altra cosa su cui vorrei portare l’attenzione è questa, che però sottolineo non vuole nel modo più assoluto essere un consiglio.
Hai scritto che “non puoi parlarne con il tuo ragazzo” e poi hai dato le tue motivazioni.
Non so onestamente cosa sia meglio o peggio fare nella tua specifica situazione, ma vorrei solo sottolineare che quando siamo convinti che “non possiamo” fare una cosa, in realtà spesso non ci rendiamo conto che siamo noi che abbiamo compiuto una scelta.
Abbiamo sempre più alternative di fronte ai dilemmi; quindi prova a valutare, se ti sembra il caso, come mai per te la scelta migliore è stata ed è (se ho capito bene) quella di non confrontarti con lui e se le motivazioni non riguardino qualcosa dentro di te che trovi particolarmente difficile affrontare.

In realtà avrei altre cose da dire, in particolare sulle dinamiche famigliari legate a questo tema, ma questo argomento si è talmente articolato, che per ora mi fermo qua.

Mi scuso perchè molto probabilmente sono stata un pò troppo “filosofica”, ma forse avevo necessità di srotolare questi pensieri e metterli per iscritto.
Vi ringrazio per queste riflessioni e ringrazio te, Sommer , per avere aperto la discussione perchè per me è importante affrontare questi temi.
Un abbraccio a tutti Yana 

“come mai per te la scelta migliore è stata ed è (se ho capito bene) quella di non confrontarti con lui e se le motivazioni non riguardino qualcosa dentro di te che trovi particolarmente difficile affrontare”. (Yana)

In questo momento sta affrontando un periodo complesso legato al fatto che si trova all’estero e si sta mettendo in gioco sotto l’aspetto professionale. Io sono il fulmine prima della partenza…l’interesse per me lo ha ammesso nella paura e solo dopo essere partito.
Lui ha proposto, non volendo rinunciare, di vivere questo momento con tranquillità, di continuare a conoscerci nella misura in cui questa distanza consente e di “riparlarne” di persona nei mesi prossimi quando è previsto un incontro.
Manifestargli gelosia adesso senza che ce ne sia reale motivo che senso avrebbe se non quello di creare ansia, di rovinare tutto e di farlo sentire messo alle strette? E’ il mio modo per avere rispetto di lui e della fase che sta vivendo.

Entrambi siamo stati delusi, traditi e abbandonati ed entrambi ci portiamo dentro delle ferite e delle paure non ancora del tutto risolte. Credo che ci siano dei percorsi o parte di percorsi che ognuno deve fare con se stesso vorrei cercare di capire/capirmi prima di condividere. Non voglio censurarmi ma non voglio essere come egoista puntando l’attenzione su di me non tenendo conto di lui.

Non ho alcuna difficoltà a differenza di quanto avveniva in passato ad ammettere che ho delle insicurezze. Accetto le mie insicurezze perchè ho capito che se non occulto il fatto che esistono allora significa che posso solo migliorare. Le mie insicurezze, i miei dubbi sono amici e non nemici perchè sono il punto di partenza per un cambiamento. Ho imparato ad essere “umile” (non riesco a trovare un altro termine spero di farmi comprendere).
Sto provando gelosia,voglio capire le insicurezze che la alimentano perchè non voglio che questo aspetto evolva in modo sbagliato/incontrollato dentro me. Vorrei per quello che posso che il dolore migliori la mia vita e non il contrario.

Si vive per tentativi ed errori…la vita è tutta una serie di tentativi ed errori. Sono d’accordo con te Yana, bisogna vivere…il fatto è che a parole è tutto facile ma vivere sebbene sia naturale è dannatamente difficile.

La mia famiglia…ho bisogno di condividere alcune pensieri perchè mi stanno facendo male. Forse vado off e un po’ mi sento in colpa ma non posso farlo con nessuno.
Sto subendo un silenzio atroce ed un isolamento da parte di un componente della mia famiglia con la motivazione che io ho smesso di prendermene cura a causa del mio dolore. Vengo “colpevolizzata” quindi “punita” perchè mi sono concentrata troppo su di me “Il tuo dolore ti ha fatto dimenticare….”
A me sembra una violenza psicologica cerco di spiegarmi.
Io non ho smesso di prendermi cura degli altri ho modificato il modo di prendermene cura…ho detto che ero per quello che potevo disponibile…cosa che ho fatto quando mi è stato chiesto. Ho smesso di anticipare la richiesta di aiuto, questo si.
Io non avevo la forza di prendermi cura di me stessa e ho dato poco a me stessa per molto tempo. Inoltre la persona in questione iniziava una relazione con una persona impegnata proprio mentre io venivo tradita e lasciata per l’altra ammetto che non ero in grado nè di vedere la sua felicità in quel ruolo nè di accogliere il suo inevitabile dolore quando tra loro è finita. Lei era “l’altra”…ho avuto rispetto ma volevo distanza di quel ruolo da me. Inoltre una frase mi ha ferita: “…certe persone non capiscono perchè vengono tradite” io mi sono sentita ferita da quella frase anche se non era riferita a me nello specifico. Io ero una persona tradita e di certo in quel momento era la frase meno opportuna che mi si potesse dire.
Io non sempre ho ricevuto le attenzioni e l’aiuto che avrei desiderato nei miei momenti di difficoltà. Ho imparato che le persone possono darmi (o decidere di non darmi) quello che possono nella misura in cui sono in grado di farlo, per quello che sono e anche per lo stato emotivo in cui si trovano.
Io ci vedo della subdola violenza, non so come reagire, il modo in cui farmi capire/spiegare. Nessuno ha mai chiesto perchè mi fossi allontanata ma si è pronti a dirmi che ho sbagliato a farlo senza ascoltare le mie motivazioni. Questa persona dice che le ho mancato di rispetto ma anche io credo che lei abbia mancato nei miei riguardi.

Non riesco ad affermare questa nuova Sommer all’interno della famiglia alla luce del mio percorso personale, del mio cambiamento…

Scusatemi ma sento che questa cosa mi sta rallentando sono sicura che trovare un mio nuovo ruolo e farmi rispettare nella famiglia possa aiutarmi a sentirmi meno inquieta, è come se avessi perso identità.

Voglio bene a questa persona, ci vedo tanta tenerezza nella sua voglia di protezione da parte mia e nel fatto che gli sono come mancata ma non accetto questo modo ostile di fare nè di essere bersaglio della sua rabbia.
Scusatemi ancora e grazie mille per l’appoggio… Sommer 

Carissima Sommer,
hai tutta la mia comprensione e vicinanza per il dolore che il rapporto e l’incomprensione con questo famigliare ti sta procurando, accompagnato da questa sorta di “perdita d’identità”.

Non mi riesce difficile concepire la sensazione di perdita di contatto con se stessi, perchè le dinamiche famigliari fanno parte di noi, dello sviluppo della nostra personalità.
Quando c’è un cedimento, una perdita o una frizione consistente all’interno di un legame famigliare, il nostro stesso mondo interiore accusa il colpo.
I nostri legami famigliari più stretti sono l’origine della nostra personalità e sono lo specchio di noi stessi da così tanto tempo e in modo così viscerale, che recidere questo legame anche solo nel suo aspetto più negativo appare sempre molto complesso.

Eppure sappiamo che fa parte della crescita riuscire ad emanciparci dal nucleo familiare e ad un certo punto diventa nostra responsabilità.
Questo però non ci solleva dal dolore quando ci sentiamo in conflitto o veniamo delusi in qualche modo da uno di questi legami fondamentali per il nostro cuore.

Quindi ti comprendo.
La tua posizione mi sembra complicata perchè sono mischiati insieme questioni di affetti famigliari e un tuo personale cambiamento.
Il conflitto che si viene a creare dentro quando ci distanziamo in qualche modo dagli schemi che ci sono stati proposti, e che in qualche modo ci hanno nutrito, è immenso.
E’ già difficile venire completamente compresi ed accettati da conoscenti, amici e compagni quando si muta uno schema di comportamento o un atteggiamento; figuriamoci quando l’accettazione deve partire da chi ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Forse la sensazione di perdita di identità, almeno per un pezzettino, risulta speculare.

Si pensa che questo dovrebbe avvenire in maniera più naturale con un familiare, perchè più incondizionato è l’amore..ma sappiamo che non funziona proprio così.
Almeno non sempre e specie se manca un dialogo efficace, o se ci sono altre problematiche consistenti.

Se tu sei convinta di quello che sei diventata adesso, degli aspetti che hai maturato di te, continua sulla tua strada.
Continua a crederci, è quello che mi viene da dirti, indipendentemente dal senso di colpa o dal dispiacere che le dinamiche conseguenti ti provocano.
Sembra duro dirlo così, ma quando decidiamo di cambiare, una delle responsabilità che dobbiamo assumerci è quella di sapere che non tutti approveranno o capiranno. E spesso tra queste persone ci sono quelle più care, che comunque nonostante tutto continueranno ad amarci, a modo loro.
Tu mi dirai che basterebbe anche non comprenderti o non approvarti, senza però accusarti o prendere le distanze in maniera cosi eclatante.
Io la penso così e credo che vivrei il tuo stesso stato d’animo, ma evidentemente quella persona è in grado di esprimere il suo malessere o il suo disappunto solamente in questo modo.
E secondo me se tu, nonostante la sofferenza, continui a percorree la strada che hai intrapreso, perchè sei convinta che sia quella più giusta anche nei tuoi stessi confronti, potresti cambiare qualcosa.
A volte quando decidiamo di modificare o ridimensionare un nostro atteggiamento siamo noi per primi che non siamo subitamente in grado di approvarci completamente, perchè il senso di colpa ci aggredisce e chi si relaziona con noi lo alimenta.
Ma dobbiamo tentare con tutta la forza che abbiamo di perseverare, per fare quel passaggio che porta al vero consolidamento del nuovo modo di essere.

Per quanto riguarda la decisione di non esprimere il tuo disagio in questo momento al ragazzo con cui ti relazioni, tu hai valutato determinati aspetti ed hai agito di conseguenza. Stai agendo in base a ciò che tu sei e va benissimo così.
La mia non era un’opinione favorevole o sfavorevole, infatti non so bene dirti come reagirei io stessa, magari esattamente come te;
la mia intenzione era portare l’attenzione sul fatto che molto spesso agiamo in un determinato modo convinti di essere in qualche modo alle strette: ma chi ci mette veramente alle strette siamo noi.
Siamo noi che, inconsapevolmente o meno, dettiamo le regole, mettiamo paletti, prendiamo delle decisioni, e questo sia in senso positivo che negativo. Lo facciamo in base a convinzioni, valori, priorità, paure.
Mi aveva colpito il tuo “non posso”.
A volte, se spulciamo tra le motivazioni che prendiamo in considerazione per effettuare delle scelte, possiamo scoprire cose interessanti sul nostro modo di porci, di pensare, di agire.
Un abbraccio Sommer! Yana 

Stamane tra le lacrime mi sono detta: “non so ancora come ma andrò fino all’inferno a piedi e scalza ma non mi arrendo, troverò un modo per farmi capire”. Poi mi sono guardata allo specchio e sono scoppiata a ridere perchè in questo momento sono poco credibile con della babbucce con la testa da orso, un pile con le bretelle, spettinata, occhi molto tristi e soprattutto sono impaurita come una bambina
Ma dove vuoi andare Sommer…a quale battaglia ti stai preparando se quello di cui hai bisogno è solo che qualcuno ti abbracci forte dicendo che è tutto tranquillo, che tornerà il sereno.

Quello che mi è di conforto è sapere che quello che sento sia compreso e rientri nella “normalità” del momento. Sapere che quella che sento come una regressione in fondo è solo un momento, un passaggio.

Ma devo arrendermi al fatto che spesso non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Io ci ho già provato: ho scritto, ho telefonato, ho urlato e pianto in turco, aramaico e ostrogoto. Al momento non sono riuscita a farmi capire o forse non sono stata ascoltata. Non so cosa mi inventerò ma di una cosa sono sicura non farò nessun passo indietro nel senso che troverò parole, gesti e momento per spiegare e farmi ascoltare ma sento di avere il diritto ad avere me stessa come priorità e soprattutto ad avere rispetto del mio dolore e momenti. E se sarà necessario dovrò alzare bandiera bianca e battere in ritirata perchè io le battaglie contro i mulini a vento non ne voglio fare più.
Ci sono degli atteggiamenti che percepisco come una violenza psicologica perchè fanno leva sul senso di colpa. Ho fatto presente alla persona in questione che non portano da nessuna parte se non a creare situazioni ostili e ho fatto anche presente di quanto siano destabilizzanti per me a livello emotivo. Tristemente noto che non ne viene tenuto conto, ancora una volta avere comunicato a qualcuno una mia fragilità e proposto un diverso modo di comunicare viene usato per colpirmi.

Il fatto che si tratti della propria famiglia d’origine quale confine? Nel senso bussare ad una porta che continua/si ostina a rimanere chiusa è da dipendenti e questo vale nell’amore uomo/donna ma anche nell’amore in generale, nelle amicizie. Spero di farmi comprendere, non riesco a dirlo diversamente.

Yana ho capito quello che volevi dirmi sottolineando il mio “non posso” la tua è stata un’ottima osservazione. Ho riflettuto anche io se in fondo non fosse un modo più o meno consapevole di attuare vecchie dinamiche. Perchè ho fatto un elenco del perchè non potevo tenendo conto di lui ma non ho detto nulla del vantaggio che il parlarle poteva portare a me. Lui deve vivere serenamente ma anche la mia serenità è da tenere in considerazione. Sono riuscita a dare delle spiegazioni a me stessa per cui la mia risposta continua ad essere “No, non posso” ma forse sarebbe giusto dire “No, non voglio”. Le notizie che ho di lui continuano a farmi sentire nel giusto. Lui non ha bisogno delle mie paure ed io devo/voglio imparare a gestire le mie paure da sola…in questo momento è solo una mia paura e come tale devo affrontarla e superarla. Al momento penso/sento questo.

C’è un tempo per ogni cosa ed io devo stare attenta alla mia predilezione per i frutti acerbi. Devo imparare ad aspettare la stagione del raccolto. Questo rapporto al momento ha bisogno di tempo.

Qualcuno ha vissuto la mia stessa fase e vuole condividere la sua esperienza? Io sono cambiata ma la mia famiglia no ed io non mi riconosco nella loro comunicazione sono disposta a mediare ma non a lasciarmi soffocare/annullare. Non voglio arrendermi…nel bene e nel male quella è la mia origine.
Sono timidamente orgogliosa di questa Sommer, sono contenta di quella bambina impaurita che ha imparato ad essere coraggiosa. Voglio che continui a crescere così…
Al momento non riesco a dire di più ma mi piacerebbe che il confronto continuasse, se possibile.
Grazie Sommer 

Ciao Sommer,
avete toccato molti punti sensibili della mia esperienza.
Spero di riuscire a spiegare con chiarezza cosa sento, anche se mi rendo conto che è difficoltoso perchè sono punti su cui lavorare ancora molto, anche per me.

Anche nella mia famiglia c’è qualcuno che vive una relazione con una persona sposata, relazione tutt’ora in essere e dalla quale io cerco più che posso di distaccarmi.
Preferisco non parlarne, non solo perchè è un argomento che inevitabilmente va a toccare punti molto dolenti per me, ma anche perchè valuto (nel senso di comprendo il suo modo di rapportarsi) questo famigliare anche attraverso questa storia.

L’esperienza che ho vissuto mi ha permesso di capire molto di più delle dinamiche relazionali e la voglia di affrontarle in un discorso aperto a volte è davvero tanta.
Eppure non posso perchè mi trovo un muro contro, fatto di convinzioni e credo anche di necessità di difendersi, che mi rende difficilissimo qualunque tipo di confronto.

A me è stato detto che, in fondo, il ruolo di amante era funzionale alla rivitalizzazione di quel matrimonio.
In quel momento ho visto passare davanti ai miei occhi tutto il dolore, lacerante e profondo, che questa esperienza “rivitalizzante” ha avuto su di me e ho capito quanta distanza ci fosse tra me e questo mio famigliare.
Una distanza enorme, che si respira ogni volta che si ritorna su quest’argomento.
Ci si torna anche se io sono riluttante e non interagisco e credo sia evidente a chiunque quanto mi pesi parlare di questo o gioire di quegli incontri.
Rispetto la sua scelta, è la sua vita ma non posso condividerla.
Eppure il mio “dovere” è ascoltare e capire, perchè se non lo faccio io, chi dovrebbe farlo?

Sono cresciuta in una famiglia con un forte senso del dovere, in cui mi si è continuato a ripetere che bisogna fare questo, bisogna dire quello , a prescindere da cosa io penso e sento perchè le regole non sono in discussione.
E non lo sono nella misura in cui violarla significa amare di meno.

Anche di fronte al tradimento, che io non ho mai confermato ma so, da alcune frasi buttate qua e là, essere stato intuito, mi sono state riproposte le regole d’oro al riguardo.
In modo molto sottile e forse per questo ancora più invasivo e doloroso.
La pressione che ho subito in quel periodo (come se non ne avessi già abbastanza) ha finito coll’esplodere e travolgere i confini di quello che fino ad allora era stato il senso del dovere per me.
Non so come spiegare, all’improvviso azzeri tutto e tu diventi il centro dell’universo perchè è il solo modo che hai di salvarti.

Cominci a chiederti quale senso abbia il dovere, fino a che punto ci si deve spingere prima di perdersi in favore di qualcun altro.
E con fatica cominci a costruire le tue regole, i tuoi confini.
Le persone intorno a te sono abituate a misurare il tuo amore in base alla tua disponibilità, alla tua presenza e sono confuse.
Credo che il punto cruciale sia riuscire a far capire che amare di più se stessi non vuol dire amare meno gli altri, anzi, vuol dire amarli di più e in un modo diverso.

Ho provato in molti modi a spiegare quello che sento e questo mi è costato anche scontri violenti e ferite profonde.
Non posso dire di sentirmi compresa, non intimamente:leggo una sorta di rassegnazione alla nuova me, come se fossi ormai “perduta”.
E al contempo provo una sorta di tenerezza verso queste persone che sono legate indissolubilmente a me, come se all’improvviso fossi io la persona adulta che deve confortare i più piccoli dell’amore che prova nei loro confronti.

Non so nemmeno io come comunicare con loro: forse non sono ancora abbastanza forte per poterlo fare senza che mi feriscano.
Quindi sto cercando di evitare il confronto, di lascer cadere le provocazioni per non aumentare le fratture.
Spero, col tempo, di riuscire a diventare abbastanza sicura di me da riuscire farmi capire.
Cerco, nel frattempo, di ricordare che lo smarrimento che vedo nasce dall’amore, anche se dimostrato in un modo non proprio funzionale.

Avrei altre cose da aggiungere ma mi sono dilungata più di quanto credessi su questo punto e mi sento anche un po’ provata: per la prima volta, dopo tanti mesi, mi ritrovo con gli occhi lucidi davanti allo schermo.
Un forte abbraccio Zebretta

 

Zebretta,
riconosco quel muro fatto di convinzioni e di necessità di difendersi che rende impossibile qualsiasi tipo di confronto di cui parli. Credo di non essere ancora pronta perchè il solo pensiero di affrontare un confronto dopo tutti i fallimenti che ho collezionato mi sfinisce. Non ho nessun elemento nuovo, rispetto ai mesi precedenti, che possa farmi sperare in un risultato diverso.

Concordo con Yana quando mi suggerisce che posso cambiare qualcosa anche solo continuando a percorrere la mia strada.
Perchè se sono serena inevitabilmente trasmetterò questo e potrò relazionarmi diversamente in modo naturale anzichè forzato.

“all’improvviso azzeri tutto e tu diventi il centro dell’universo perchè è il solo modo che hai di salvarti” (zebretta)
Non riuscivo a sentire le frasi d’occasione: “…non ci pensi che lui sta bene senza di te? Rassegnati al fatto che lui non ti vuole più e sta con un’altra…”
Non discuto sul fatto che fosse la realtà dei fatti. Non capisco perchè continuare a ripetermelo…cosa pensavano che me lo ero dimenticato?
Non sopportavo il fatto che non si capisse che il mio malessere era profondissimo e che avevo paura. Tutti avevano anche in quell’occasione delle aspettative di reazione e sono rimasti delusi anche nel modo in cui ho elaborato quel dolore.
Avevo nel cuore e nelle orecchie un rumore di fondo lasciato dal mio ex e quello che mi veniva gentilmente offerto come aiuto l’ho rifiutato perchè non era un aiuto ma fonte di altro disagio/dolore. Ma non ne ho fatto una colpa a nessuno…ho semplicemente preso consapevolezza che non mi potevano essere d’aiuto. Ho dato delle motivazioni non sono sparita e nella mia solitudine ho iniziato a curarmi, a rigenerarmi…
Ho un elenco di situazioni in cui ho dato il mio ascolto, il mio aiuto…dato dietro richiesta. Come ho già detto ho smesso di avere la presunzione e di impegnarmi per capire di cosa gli altri avessero bisogno.

Stasera mi sento demoralizzata, ho pianto molto. Vorrei essere in grado di rispondere diversamente…non ci riesco. Mi dispiace un po’
La cosa che mi butta a terra è questo incrocio, questa contaminazione famiglia/amore. Vorrei tenere separate le cose invece basta poco e tutto viene alterato/mescolato portandosi via e/o alterando quello che di bello questo ragazzo riesce a darmi seppur nella distanza.
Mi sento senza identità negli affetti…invece vorrei essere qualcuno adesso.

A volte vorrei mettere le mani oltre lo schermo del pc per fargli una carezza…mi concentro perchè la sua voce mi rimanga il più possibile nelle orecchie e dopo i saluti inizio a strizzarmi l’anima con i pensieri e le paure che iniziano a sbucarmi fuori da ogni dove, quando meno me lo aspetto.
Ero serena fino a poco tempo fa. L’evento legato alla mia famiglia ha intaccato qualcosa e la lettura di quella frase ha fatto precipitare tutto. E se fosse un segno negativo premonitore?
Scusatemi vi ringrazio tantissimo. Sommer 

Spendo un enorme quantità di energie per ” tenere a bada” i sentimenti negativi che certi schemi comportamentali della mia famiglia e il loro modo errato di relazionarsi tra di loro (e ahimè a me) mi suscitano.

E’ cosa comune, quando un membro della famiglia cambia e abbandona il comportamenti disfunzionali ( che però sono molto funzionali all’equilibrio malato della famiglia) che gli altri si trovino un pò spiazzati dal suo comportamento
perchè a loro volta devono cambiare qualcosa, mettersi in discussione e forse non erano pronti a farlo

Con gli anni si sono abituati, sopratutto mia mamma a non considerarmi più la parte ” malata”,
io cerco il + possibile di essere diplomatica ma nello stesso tempo di non lasciarmi coinvolgere dai loro problemi…

Ci si riesce? Difficile
L’ideale nei casi come il mio sarebbe quello della terapia famigliare ( quando ho smesso di avere problemi abitavo sempre con loro).

Ah…il mio ruolo era quello dell’elemento di disturbo, la parte malata della famiglia, la pecora nera.
Quella che con il suo comportamento sbagliato accentrava tutti i problemi su di se
Il mito familiare era che tutti i problemi erano creati dal mio modo di comportarmi ribelle e trasgressivo,
e questo evitava quindi agli altri (genitori) di guardarsi dentro e scoprire i propri di problemi: di coppia, di insicurezze, di depressioni
Es: mio padre e mia madre litigavano? C’ero sempre di mezzo io
Mio fratello piccolo andava male a scuola? Certo con quella situazione in casa ( così non veniva rimproverato e dopo 3 dico 3 bocciature al liceo si è fermato senza prendere il diploma)
Mia sorella era un pò depressa? La si capiva e si cercava di accontentarla anche nell’impossibile per riparare i danni subiti dalla situazione familiare negativa (ovviamente creata dalle mie ” colpe”)

Ogni tanto ci riprovano, a coinvolgermi nelle loro dinamiche…..ma io gentilmente sorrido (con grande sforzo) e invento una scusa urgente per andarmene….
Animachebrilla

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

TESTIMONIANZE SULLA GELOSIA

TESTIMONIANZA TRATTA DAL FORUM

Mi chiamo Fabio, 42 anni.
Dopo 7 anni di fidanzamento e 7 di matrimonio, mi sono separato da moglie e figlio (ora ha 12 anni) e si li a poco sono andato a convivere con una donna di 10 anni piu’ giovane.
Il rapporto di convivenza è durato circa 6 anni dei quali i primi 4-5 sono stati molto belli.
Durante l’ultimo anno però, lei è cambiata, mostrando atteggiamenti di insofferenza verso me e il figlio, ipocondria e insoddisfazione. Per via di questo, spesso non ricevevo piu’ l’affetto e la gioia che desidero in un rapporto e dopo numerose discussioni e confronti, dopo mesi di chiarimenti, avevo capito che, seppur innamorata, non era piu’ capace di darmi la sensazione di una persona con la quale condividere gli obiettivi.
Con grande rammarico, dopo l’ennesimo chiarimento, ho deciso che la serenità mia e di mio figlio, fosse la cosa più importante e dopo averla aiutata a trovare un lavoro ed una casa, l’ho lasciata.
Ora, dopo due mesi, avevo quasi iniziato ad essere piu’ tranquillo e riabituarmi ad una vita da single cancellando la sua presenza nella mia vita.
Purtroppo però, sono venuto a sapere che lei da un po’ sta frequentando un mio amico.
Il problema è che non capisco perchè, ma ho avvertito subito come una doccia fredda e per qualche minuto ho dovuto faticare a mantenere la concentrazione. Ora avverto un dolore lancinante, una sensazione violenta che assorbe tutti i miei pensieri, un male inaudito. Mi passano davanti tutti i bei momenti e non riesco a sopportare l’idea.
Credo di sentire fortemente il bisogno di un consiglio, di un chiarimento, di un aiuto. Purtroppo se parlo alle persone vicine mi rispondono che ho fatto la mia scelta (che a loro avviso è quella giusta) e che devo lasciarla perdere. Tutto qui.
Ma cio’ non serve a stare meglio! Vi prego aiutatemi.

TESTIMONIANZE TRATTE DAL BLOG

Fabio Età: 52 Gentile dottore ho avuto modo di conoscervi tramite mia sorella che ha frequentato un suo seminario a Roma di recente e mi ha dato le indicazioni sull’esistenza di questo sito. Oggi l’ho consultato per la prima volta e …. mi è crollato il mondo. Ho letto quanto lei dice su gelosia e possesso, risultato: me stesso. Si sono proprio io quello descritto nelle pagine che ho letto. Io sono geloso e possessivo nel modo peggiore del termine. Sposato, con un figlio (matrimonio “riparatore” perchè la mia ragazza era incinta) ho conosciuto una donna. Anche lei sposata e con un figlio. Ci siamo frequentati raccontandoci delle nostre vite e poi è nata una grande passione scaturita, purtroppo, nel suicidio del marito di lei. Io ho lasciato mia moglie per questa donna, L’ho amata e la amo in modo viscerale è tutta la mia vita. Ma ho paura di perderla e l’ho persa proprio per quello che lei ha detto. Sono diventato geloso in modo ossessivo e possessivo. In ogni suo atteggiamento ho visto “il tradimento”. Le sono stato addosso, l’ho offesa ed umiliata con i miei sospetti, con il modo di fare, con le parole. Ed il risultato è stato che in fondo in fondo sono il traditore: il traditore dei suoi sentimenti, del suo essere donna, della sua più profonda intimità che io conoscevo. L’ho scoperto oggi, lei era tempo che me lo diceva ma nel bieco orgoglio di marito geloso (si nel frattempo ci siamo sposati ed abbiamo avuto anche un figlio) non le ho dato ascolto, non ho prestato attenzione alla mano che mi tendeva per capire, per farmi uscire dal tunnel in cui mi ero cacciato. E così l’ho persa. Non so se riuscirò di nuovo ad avere un posto nella sua vita! Credo che non abbia bisogno di un uomo come me che non l’ha capita ed ha camminato al suo fianco. Spero di poterla conoscere ad un suo prossimo seminario per poterle parlare di persona.Un cordiale saluto Fabio

Buongiorno, sono elisa e ho 28 anni. Da sette anni sto con un ragazzo di 34. Purtroppo il nostro rapporto è tormentato a causa della mia gelosia patologica . Sono gelosa di tutto e di tutti. Anche delle mie amiche. Sono tendenzialmente possessiva nei rapporti. Mi sono chiesta il perchè. Prima di metterci insieme io e il mio ragazzo ci siamo frequentati in modo frivolo e molto spesso è capitato che mentre il giorno prima era uscito con me il giorno dopo lo vedevo con un’altra. Premetto però che da quandostiamo insieme lui è totalmente cambiato. E mentre all’inizio cercava di rassicurarmi adesso è totalmente esasperato. Credo che questo mio atteggiamento derivi dunque dal rapporto che ho con mio padre, freddo e distaccato e dalla sua mancanza di affetto. Sono veramente intenzionata a cambiare. Lei mi consiglia di andare da uno psicologo? Se si può consigliarmene uno nei paraggi di …… (Abruzzo)? Inoltre non navigo nell’oro: quanto costerebbe una seduta? Dovrò far uso di psicofarmaci? Mi aiuti.

Ho 51 anni e da qualche mese sto vivendo una bella storia d’amore. Da tanto tempo stavo da sola quando, con grande sorpresa, la vita mi ha fatto il regalo di conoscere il mio attuale compagno che ha 64 anni. Tre mesi fa, è stato operato di prostectomia radicale e sta vivendo una fase depressiva che mi preoccupa molto. Si crea molte ansie sul nostro futuro, in vista di una sua possibile impotenza sessuale dovuta all’operazione.”Se resto impotente ci lasciamo ma restiamo amici”, mi ha detto. Soffre, anche se dovrebbe essere contento del risultato dell’intervento: nessuna metastasi, solo il classico disturbo dell’incontinenza che il chirurgo ha detto che supererà. Mi manda continui messaggi di gelosia, quel che più lo fa stare male è la certezza che io arriverò a tradirlo. Da tenere in conto che il suo precedente matrimonio è finito proprio per i continui tradimenti della moglie.Voglio stargli vicina e aiutarlo. Cosa fare? Franca

Alessia Età: 26 Gentile Dottore, le scrivo della mia gelosia che ho l’impressione stia diventando un fardello sempre più ingombrante che sta rendendo la mia vita,e quella del mio partner,sempre più difficile. Ho sempre avuto un temperamento possessivo e per me l’esclusività delle cose e delle persone è un fattore importante.Convivo con il mio uomo da un anno e mezzo: lui ha 28 anni e nella sua vita si è divertito, ha avuto molti flirt e nn si è tirato indietro dinanzi a nulla… e poi ha sempre avuto storie con donne androgine, more, senza seno (donne che predilige) mentre io sono bionda, burrosa e con un discreto decoltè…io invece ho avuto una sola storia d’amore, durata 7 anni,conclusasi perchè mi sono innamorata del mio attuale compagno. Sospetto di qualsiasi cosa, leggo email, sms e indago su ogni aspetto della vita; lui è un ragazzo piacevole, simpatico e gli riesce semplice socializzare con tutti. Io nn sopporto che abbia rapporti con l’altro sesso, soprattutto quando la “rivale” in questione è bella,simpatica,piacevole. Molto spesso la mia mente viaggia da sola, mi creo delle scene che hanno lui come protagonista con una donna che nn sono io… In realtà lui nn mi dà veri motivi per sospettare di una sua infedeltà, ma nn riesco a fidarmi e vedo sempre l’ombra di un sospetto, di una slealtà… ho paura che scopra che al mondo c’è di meglio o che decida di tornare a fare la vita dissoluta che faceva prima di conoscermi e di mettere un pò la testa a posto. Laprego,Dottore, mi dia un aiuto,un suggerimento,molto spesso mi addormento con l’amarezza,e la quasi certezza,di essere stata tradita e di nn poterlo provare…

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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GELOSIA E VIOLENZE

DISCUSSIONE SUL TEMA “GELOSIA E VIOLENZE” TRATTA DAL FORUM

 

Salve, sono Marina. Spero di potere trovare aiuto da voi. Ho da due anni e mezzo una storia d’amore con un uomo sposato. Io sono divorziata e non ho igli. Lui ha da sempre tradito la moglie e, per questo, non mi sono sentita n colpa ad avere questa storia con lui. La moglie non l’avrebbe mai lasciata: “lei ERA VERGINE” e con lei nessuno MAI l’avrebbe deriso. Dopo tanto tempo che ero sola, lui mi ha fatta sentire di nuovo donna: desiderata, amata. Ma da subito ha iniziato a trattarmi male, con disprezzo: divorziata=donnaccia. Mi ha sempre ricoperto di insulti. Ha visto me, come io non sono mai stata. Per la strada ho dovuto camminare con gli occhi bassi, altrimenti vedeva che mi scambiavo sguardi ammiccanti con tutti gli uomini. E per lui è una vergogna camminare vicino a me. Infatti lui avanti di 5 metri e io dietro. Non ho potuto più frequentare i miei amici: impossibile che non avessi rapporti sessuali con loro!!! Chiunque… più piccoli o più grandi di me. Chi poteva venirmi figlio o chi fosse da sempre amico come un fratello. Non c’è stato un giorno in cui non mi abbia insultata e in cui non abbiamo litigato per questo. E poi tante parole d’amore e tanta tanta presenza. Poi ha iniziato a picchiarmi. Adesso siamo alla quarta volta. Mi sono sempre ribellata: con le parole, con i gesti, ho dato spiegazioni per fargli capire che sbagliava, l’ho lasciato…. ma ci sono sempre ritornata. Mi cerca e mi ricerca e io non sono mai riuscita a tenere la posizione di smetterla con lui. Non posso andare da una psicologa.

Adesso è un momento particolare. Dopo le ultime botte, perchè ho ricevuto una telefonata da mio padre ma lui non ha creduto fosse così, mi ha picchiata ancora. E da giovedì passato non gli rispondo più al telefono.

Viene sotto casa mia: citofona in continuazione, telefona senza sosta. E io ho paura di cedere ancora. Sì ho paura. Se appena appena dovessi mollare e sentirlo, credo che mi farei convincere a ricominciare. Non so come e cosa fare e dove sbattere la testa. Qualcuno può aiutarmi? Grazie. Marina

 

Ciao Marina, benvenuta nel forum. Il momento che stai attraversando è sicuramente durissimo e dolorosissimo. Mi rendo conto che quando per tanto tempo si subiscono comportamenti così lesivi della propria autostima, una reazione non è facile. A volte dall’esterno sembra facile dire banalmente “ciò che ti ha fatto è intollerabile: lascialo e se viene sotto casa denuncialo ecc…”. In realtà non è affatto facile. Proprio i lunghi periodi in cui si è subito un così forte condizionamento mentale, che poi addirittura nel tuo caso è sfociato nella violenza anche fisica di questi ultimi episodi, possono mortificare tantissimo e indebolire la propria volontà, diminuendo fortemente la propria capacità critica e di reazione. Il tuo ricadere con quest’uomo probabilmente è frutto di questa debolezza che nel tempo si è insinuata in te. Ma non solo. Dici che hai iniziato con lui perchè da tempo ti sentivi sola e lui ti ha fatta sentire (anche) amata di nuovo e importante. Sono le nostre ferite interiori che spesso ci condannano a subire legami sentimentali che di amore non hanno più niente, in concreto, ma portano con se l’illusione d’amore che all’inizio ci ha conquistato. Quando non abbiamo abbastanza amore in noi e per noi stessi, rischiamo sempre di cercare conferme d’amore dall’esterno. Così il tuo lui si è fatto strada dentro di te facendoti sentire meno sola. E lo spazio che poi ha preso con quella gelosia ossessiva è solo una conseguenza. A volte ci amano in modo mal sano, ma inconsciamente riteniamo forse che quello sia l’unico amore che ci è possibile ricevere, o forse per qualche ferita passata inconsciamente sentiamo di non essere degne di qualcosa di meglio.. E le botte sono il finale di un crescendo di svilimento della nostra persona. Io non so quale sia, nel tuo caso, la ferita interiore a cui rispondi accettando tutto ciò. E so che hai paura di ricadere perchè oggi ti senti debole più che mai. Ti vorrei solo chiedere perchè dici di non poterti rivolgere ad uno psicologo… E poi ti vorrei dire che qualsiasi forma di violenza NON E’ E NON PUò ESSERE AMORE. LUI NON TI VUOLE BENE IN MODO SANO E POSITIVO E BELLO PER TE. Ti basti pensare che la violenza fisica ed anche quella psicologica sono reati perseguibili penalmente… Perchè sono comportamente che oggettivamente sono sbagliati e lesivi della sfera personale altrui… Non è possibile conciliare amore con violenza, credimi… Rapporti come questo sono invece solo fonte di disperazione e rischiano di essere davvero lesivi non solo fisicamente della tua persona, ma anche e soprattutto del tuo equilibrio psicologico. So che richiede tanta forza, ma vedo che già hai trovato quella necessaria a non rispondergli e credimi nella tua condizione E’ TANTISSIMO!!! Occorre però che tu ti rafforzi ancora e sinceramente in questo caso vedo un sostegno psicologico come un passo necessario, altrimenti in ogni caso rivolgiti anche a qualcuno di cui tu abbia fiducia e che possa sostenerti. RIcominciare con lui non è la strada per sentirti amata. TI sentirai molto più amata quando ti riapproprierai della tua libertà e della tua vita, perchè sarà l’amore per te stessa che avvertirai e che non ha bisogno di niente dall’esterno ma basta a se stesso. Ricominciare con lui significa vivere una cosa che nel tuo sogno o nei tuoi ricordi somiglia ad amore MA NON E’ AMORE.. DAVVERO MARINA CREDIMI, sono rapporti malati e tanto tanto dannosi.. COntinua a resistergli più che puoi e rivolgiti ad un aiuto esterno, da sola è ancora più dura. TI abbraccio forte e fammi sapere come va!

 

Ciao Marti, sono qui anche io per dirti anzi tutto che non sei sola e sei una persona che assolutamente merita una vita serena e bella. La violenza indebolisce e strappa via dal cuore l’autostima. Ti fa sentire schiacciata e piano piano a livello inconscio ti fa scattare una sensazione di non valere. Invece tu vali e anche tanto. E il fatto che stai cercando comunque aiuto, a partire da questo forum, significa che il tuo cuore è forte e ha voglia di vivere. Questo è un dono preziosissimo da cui partire: la tua voglia di vivere e tornare a sorridere. C’è un modo d’amare ed essere amata, soprattutto, che ti meriti: bello, positivo, che dona e non toglie, che arricchisce e non ferisce, che ti rende LIBERA E NON SCHIAVA… Esiste. Troppo tempo passato a subire ti ha piegata tanto, e si finisce con l’avere una percezione della realtà lontana e debole. Ma c’è. Parti da qui. Parti da quegli indirizzi che ti sono stati dati e sappi che al giorno d’oggi quel genere di centri è davvero in grado di tutelarti e sostenerti. E intanto ogni volta che ti senti male, se ti va butta fuori tutti qui nel forum. Anche sfogarsi e trovare una parola di chi capisce cosa stai passando, non risolverà purtroppo la tua situazione, ma di certo di farà sentire meno sola.. Ti abbraccio forte

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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