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DELL’AMORE

Quando finisce un amore o quando un legame viene reciso, la prima vera domanda che ci balena nella mente, quando la delusione non è più fresca è: ma sarà stato amore? Ma l’amore esiste?
Io me lo sono chiesto e la terza domanda che mi sono posta è stata: che cos’è l’amore per me? Ho dovuto analizzare, non solo cosa ne sapevo io, ma che cosa ne pensano le figure importanti della mia famiglia, quello che volontariamente o involontariamente mi hanno insegnato cosa fosse. 
Sono nata in una generazione (tra il 1960 e il 1970) che è stata la prima a dover vivere la perdita di quelle certezze sui ruoli maschile e femminile. La rivoluzione femminile del 1968, che ci aveva preceduto, aveva seminato un po’ alla rinfusa, i principi per porre la donna all’interno della società civile, come destinataria di pari diritti; una dimensione della donna, che la ponesse, non più come compagna di qualcuno, madre di qualcuno, ma soggetto capace di autodeterminarsi Non più qualificate come “femmine” (quasi ad indicarne una possibile mancanza) della specie, ma persone, impedendo così alla connotazione sessuale di discriminarci, così come era da sempre accaduto. 
La vera lotta sulla parità sessuale e sull’integrazione sociale della donna è iniziata sul campo, nella vita vera, con le nostre vite. Abbiamo vissuto da figlie, i drammi dei primi divorzi; abbiamo sopportato il tentativo di marchiarci come “poco serie” (per dire poco) solo perché facevamo sesso con i nostri coetanei e non lo nascondevamo. Siamo cresciute sotto due spinte controverse: da una parte essere le brave ragazze che mamma e papà, l’oratorio e la società volevano fossimo (basterebbe dare un’occhiata alla pubblicità degli anni 80); dall’altra donne che riscattassero le proprie madri con lo studio e il lavoro, per dimostrare al mondo di poter pretendere secondo i nostri desideri, donne che non vogliono essere scelte, ma scegliere. 
E abbiamo provato ad essere tutto: donne secondo la nostra natura e maschi secondo la volontà del costume che cambiava. Ma non si possono cambiare le regole del gioco delle relazioni, soltanto per un solo fronte, tutti e due i fronti dovrebbero cambiare armoniosamente. 
I nostri coetanei maschi sono usciti sviliti da questa lotta e in fondo, rimpiangono i benefici dei loro padri. Sono cambiati nella superficie, ma non nella sostanza. Hanno saputo però, sfruttare al meglio il cambiamento, alimentando la competizione e la mancanza di solidarietà delle donne. Le nostre nuove sicurezze e la nostra forza, li hanno fatti sentire inadeguati, e in larga parte autorizzati a esonerarsi di ogni responsabilità affettiva. Nel bene e nel male la mia generazione di donne ha racchiuso in sé ogni ordine di eccessi.

Attorno a me sento gente d’ogni sesso, affermare di cercare l’amore. Mi sono andata a cercare libri, riviste, definizioni psicologiche e poetiche su questo sentimento, a cui ognuno dà una connotazione: vaga, personale, evanescente, clinica. La prima risposta che mi sono data è che non esiste un solo tipo di amore, ve ne sono un infinità e che ad ogni particolare tipo corrisponde una motivazione. Quindi per deduzione se voglio trovare “amore”, la prima cosa che devo chiedermi è: perché? Mi spiego meglio, lo voglio: per combattere la solitudine? Per formare una famiglia? Per farmi sorreggere nei momenti di crisi? Per cambiare la mia vita? Per sentirmi protetta e rassicurata? Riuscire a darsi una risposta secondo me, già vuol dire aver preso coscienza di un bisogno urgente e inderogabile di noi stessi. Ma purtroppo non è così facile rispondere. Qualcuno di voi dirà che è per tutti i motivi suesposti, ma è davvero così? 
A venti anni quando mi sono innamorata per la prima volta, io non avevo nessuna voglia di pensare di farmi una famiglia, né di pensare che il ragazzo di cui ero innamorata fosse il mio compagno per la vita. Non ci volevo pensare, avevo altre urgenze. Quando durava da un po’ di anni sono stati gli altri a costringermi a pensarci anche se poi non mi aiutavano a chiarirmi. Il messaggio inconscio era: il tempo di percorrenza rispondeva dell’affidabilità del rapporto. Ma non mi bastava; tanto è che ad un certo punto cercai in ogni modo di ottenere cose che chiaramente l’altro non era pronto a darmi, non mi aveva scelto con quell’intento. L’intento a venti anni era di vivere l’emozione, accompagnarsi con qualcuno che ci renda più facile crescere, che ci metta al riparo dalla vita, dalle delusioni. Inconsapevolmente, ci eravamo scelti per questo entrambi. E qui ho scoperto un’altra cosa, la reciprocità. Non è possibile provare alcunché per chi non sente altrettanto per noi, l’altro o noi possiamo non esserne consapevoli o non accettarlo (e a meno che non si tratti di un sentimento malato, nato nei sogni e lontano dal nostro mondo) e quindi decidere di non vederlo o di non corrisponderlo; ma la corrente dell’energia e le sensazioni sono reciproche tra le persone. 
Rispondere anche ad una sola domanda sul perché si voglia l’amore, non è facile, vi è la necessità di avere un buon rapporto con se stessi, saper tirar fuori anche quello che teniamo nascosto a noi stessi. 
Nella vita pratica le domande avvengono nell’inconscio e noi facciamo le scelte che solo più tardi ci spiegheremo (sempre che lo vogliamo). 
Ecco perché, anche come ci è stato insegnato ad amare, è molto importante e la dice lunga su ciò che ci aspettiamo da questo sentimento. Spesso ciò che cerchiamo è un sentimento rassicurante che ci ricordi l’affetto esclusivo della madre o meritorio del padre. Ed è anche per questo che la nostra storia affettiva d’origine ha molta importanza e spiega il nostro modo di amare e di essere amati. Le instabilità affettive hanno origine dal modo in cui abbiamo digerito più o meno il modo in cui siamo stati amati nell’infanzia. Se ci siamo sentiti amati e se abbiamo accettato il modus amandi dei nostri genitori, sapremo trovare il nostro modo per amare e sentirci amati.

Un altro fattore di incidenza è la storia socio-culturale della società occidentale. Fino a tutto l’ottocento e inizi novecento, l’amore è sempre stato considerato un fattore impeditivo di una relazione stabile; considerato alla stregua di una momentanea debolezza, una passione che distrugge, più che costruire. L’amore (in qualunque accezione fosse inteso) non era essenziale, la cosa essenziale era la stabilità economica e la morale e le unioni erano decise in base alla convenienza e a un minimo di conoscenza. 
Ancora oggi, nonostante spesso ci illudiamo di costruire delle unioni sull’amore, spesso sono unioni di “convenienza” nel senso che entrambi i partner convengono che la persona che scelgono è il male minore oppure, si sceglie secondo l’istinto del momento, la passione. Tendiamo cioè a dare spazio: o alla razionalità o all’emotività; praticamente è come dividere la nostra anima o mente a metà, perché ragione e sentimento non dovrebbero essere in antitesi ma coniugarsi tra loro per avere un equilibrio psichico. 
Generalizzando, se chiediamo ad uomini e donne che cos’è l’amore risponderanno: la passione che stravolge la vita ed i sensi, facendo fare quelle scelte che razionalmente non si compierebbero; oppure il sentimento, la concretezza, l’affidabilità, la tenerezza, la stima. Praticamente non vi è una sostanziale differenza tra la componente maschile e femminile, la vera differenza sono i fattori psicologici, le conditio personali del pregresso affettivo che fanno prediligere la scelta razionale piuttosto che quella emozionale. 
L’unica vera differenza tra uomini e donne, a parte l’aspetto fisiologico, è la comunicazione: le donne utilizzano e sfruttano l’analisi; gli uomini utilizzano la sintesi. Tenere presente questa differenza significa poter comunicare con l’altro sesso in un linguaggio che gli sia comprensibile. Ad es. se devo comunicare con un uomo e sono una donna: devo imparare a parlare con lui in modo sintetico e chiaro, senza utilizzare sottintesi e senza aspettarmi che lui capisca quello che io non dico esplicitamente, anzi sforzarmi di essere esplicita; se sono un uomo devo prevenire i retro-pensieri che assillano una donna, chiarendo che se sto affermando qualcosa non gli sto dando connotazioni diverse da quelle che appaiono, cercando di spiegarsi in modo chiaro ed efficace. Dovremmo sempre metterci nei panni dell’altro. 
Ora che sento di sapere un po’ più di cose sull’amore in generale, la domanda è: ma quando l’incontrerò? In ogni momento si può incontrare qualcuno che potrebbe essere vicino a noi per esperienze, affinità e fisicamente compatibile, ma spesso siamo noi che non siamo pronti a donare noi stessi in una relazione. 
Nella mia esperienza personale, posso dire che capita più spesso di quanto non ci sembri, di incontrare chi potrebbe essere il partner giusto per noi, ma siamo così obnubilati dalle paure e dai condizionamenti che spesso non riusciamo a vederlo. 
Nella vita di una persona ci sono diversi tipi di condizionamenti: quelli legati all’infanzia, al clima affettivo familiare; quelli dovuti ad esperienze di fallimento affettivo dell’età adulta. Tanto più grande è stata la non accettazione di qualcosa che ci è stato negato o che abbiamo perso, tanto più facciamo fatica a lasciarci andare ad un nuovo amore. 
Non riusciamo a prenderci il tempo per digerire qualcosa che ci ha fatto male, l’io non riesce ad essere obiettivo (né con il passato né con il presente) quindi, invece di imparare dall’esperienza, tendiamo a sostituire, così come facciamo con le cose materiali e ad accumulare il dolore da qualche parte nell’inconscio. E spesso facciamo pagare a chi si mette sulla nostra strada il dolore che ci portiamo dietro. 
Interrompere questa catena di sofferenza è, secondo me, il primo passo verso un chiarimento in se stessi.

La conclusione a cui sono arrivata è che nessuno può rispondere su che cosa sia l’amore, senza dare una propria intima opinione acclarata dalla propria esperienza. 
Non esiste una definizione obiettiva dell’amore, così come di ogni altro sentimento, qualcuno in un aforisma diceva:

“L’amore chiede solo di essere sentito e amato”.

Ognuno sente e prova secondo la propria capacità e predisposizione, anche se questa capacità è chiaro che può e dovrebbe essere alimentata. Perciò nessuno è in grado di stabilire se ciò che per me è valido può esserlo anche per un altro, l’importante è, secondo me, che l’amore (per qualunque persona lo proviamo e per qualsiasi motivazione personale) sia accrescimento e non diminuzione: capacità di donare per la gioia che il dono ha in sé e non per ciò che vorremmo e capacità di saper accettare-ricevere il tipo d’amore che ci viene reciprocamente donato.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

AMORE E TRADIMENTO – PERDONARE IL TRADIMENTO

Il seguente brano è tratto dal libro “Le cose dell’amore” edito da Feltrinelli e la cui pubblicazione su sito avviene per gentile concessione dell’autore il Prof. Umberto Galimberti

 

Non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore. A tradire infatti non sono i nemici e tanto meno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire, perchè su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte.

Non è infatti vero giorno quello che non conosce la notte, e perciò concede una vita e un’amore solo là dove ci possiamo fidare, dove siamo al sicuro, compresi, contenuti e contenti, dove non possiamo essere feriti e delusi, dove la parola data non e mai ritirata.

(….) Nel saggio Il tradimento , che è possibile leggere in Puer Aeternus , James Hillman prende in esame le possibili reazioni al tradimento, indicando tra queste quelle che bloccano la coscienza e quelle che la emancipano.

Innanzitutto la vendetta , che è una risposta emotiva che salda il conto ma non emancipa la coscienza perché quando è immediata non ha altro significato se non quello di scaricare una tensione, mentre quando è procrastinata, quando attende l’occasione buona, restringe la coscienza in fantasie di astiosità e crudeltà, impedendole di fare qualsiasi altra esperienza. La vendetta rattrappisce l’anima.

Non diversamente opera il meccanismo della negazione . Quando in un rapporto uno dei sue subisce una delusione, la tentazione è quella di negare il valore dell’altro prima idealizzato. Non si è voluto vedere l’ombra dell’altro quando si era innamorati, ora, dopo il tradimento, si ricaccia l’altro per intero nella sua ombra. Due eccessi, dove prima l’amore cieco e poi il cieco odio dicono quanto infantile e primitiva è la nostra anima.

Più pericoloso è il cinismo , che non solo nega il valore dell’altro, ma fa dire che l’amore è sempre una delusione, che i grandi amori sono per gli ingenui, cercando, in questo mondo, di cicatrizzare la fiducia infranta. Con i cocci dell’idealismo si costruisce la filosofia del rude cinismo, capace solo di offrire un ghigno a quella che un tempo era la propria stella.

Ma forse ancora più preoccupante del cinismo è il tradimento di se , per cui una confessione, una poesia, una lettera d’amore, un progetto fantastico, un segreto, un sogno, insomma i nostri valori emotivi più profondi diventano cose ridicole, da sbeffeggiare sguaiatamente, per evitare di vergognarsi di averle un giorno provate. E’ una strana esperienza quella di trovarsi a tradire se stessi e a trattare le proprie esperienze emotive vissute nel tempo dell’amore come esperienze negative e spregevoli.

Ma con la vendetta, la negazione, il cinismo, il tradimento di se non siamo ancora all’ultimo stadio in cui, per proteggerci dall’eventualità di essere nuovamente traditi, optiamo per la scelta paranoide che, per instaurare un rapporto esente dalla possibilità del tradimento, mette in atto ingenue liturgie, quali le dichiarazioni di fedeltà eterna, le prove di devozione, i giuramenti di mantenere il segreto. Sono atteggiamenti, questi, che attengono più alla sfera del potere che alla sfera dell’amore. Quando infatti un marito, un amante, un discepolo, o un amico si sforzano di soddisfare i requisiti di un rapporto paranoide, dando assicurazioni di fedeltà per cancellare la possibilità del tradimento, è garantito che ci si sta allontanando dall’amore, perchè amore e tradimento attingono alla stessa fonte.

Se evitiamo di cadere nei pericoli fin qui descritti e quindi di rimanere in essi sterilmente fissati, allora l’esperienza del tradimento può rivelare il suo aspetto più creativo ed evolutivo della coscienza che, per Hillman, come del resto per la tradizione cristiana, trova la sua espressione nel perdono. Riconoscendo il tradimento e passando oltre, il perdono toglie all’amore il suo aspetto più infantile, che è l’ingenuità e l’incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d’ombra. Del resto, scrive Hillman:

Senza l’esperienza del tradimento, ne fiducia ne perdono acquisterebbero piena realtà. Il tradimento è il lato oscuro dell’una e dell’altro, ciò che conferisce loro significato, ciò che li rende possibili.

Ma si può davvero perdonare, se è vero che l’Io si mantiene vitale solo grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio, al suo senso dell’onore? Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo, perchè il perdono non viene dall’Io. E allora forse, meglio del perdono, che probabilmente è pratica insincera, a me sembra più costruttivo percorrere il sentiero del reciproco riconoscimento , dove chi ha tradito deve reggere la tensione senza cercare di rappezzare la situazione e, con brutalità cosciente, deve al limite rifiutare di rendere conto di se.

Il rifiuto di spiegare significa da un lato non misconoscere il tradimento ma lasciarlo intatto nella sua cruda realtà, e dall’altro che la spiegazione deve venire sempre dalla parte offesa. Del resto chi, dopo essere stato tradito, sarebbe in grado di ascoltare le spiegazioni dell’altro?

Lo stimolo creativo presente nel tradimento dà i suoi frutti solo se è l’individuo tradito a fare un passo avanti, dandosi da se una spiegazione dell’accaduto. Ma per questo è necessario che il traditore non giustifichi il suo tradimento, non tenti di attenuarlo con spiegazioni razionali, perchè questa elusione di ciò che è realmente accaduto è, di tutte le offese, la più bruciante per il tradito, e allora il tradimento continua, anzi si accentua.

Siccome i due sono ancora legati in un rapporto nei nuovi ruoli di traditore e di tradito, possono soccorrersi solo se il traditore non attenua la crudeltà del tradimento e, riconoscendolo senza ammorbidirlo con false giustificazioni, consente all’altro di trovare da se la spiegazione, e così di passare dalla beata innocenza della fiducia originaria, dove mai neanche lontanamente si profilava il male, a quella coscienza adulta, la quale sa che il bene e il male sono inanellati, il piacere si intreccia con il dolore, la maledizione con la benedizione, la luce del giorno con il buio della notte, perchè tutte le cose sono incatenate, intrecciate, innamorate e insieme tradite, senza una visibile distinzione, perchè l’abisso dell’anima, vuole che così si ami il mondo.

Del resto, se vogliamo seguire il messaggio di Nietszche che ci ha insegnato a scoprire, sotto ogni virtù, il vizio che lo origina, la paura inconfessata che la genera, la debolezza che si vuole nascondere, scopriamo che, ogni volta che siamo in relazione con l’altro, mettiamo in atto anche il nostro desiderio di non annullarci nell’altro. Vogliamo essere con l’altro, ma nello stesso tempo, per salvare la nostra individualità, vogliamo non esserci completamente. Di qui quell’esserci e non-esserci, quel rincorrersi e tradire, che fa parte della relazione amorosa. Perchè l’amore è una relazione, non una fusione. Se infatti non esistessimo come individualità autonome, non solo non potremmo incontrare l’altro e metterci in relazione, ma non avremmo neppure nulla da raccontare all’altro fuso simbioticamente con noi.

Come dice Gabriella Turnaturi nel suo libro Tradimenti , quando lei o lui iniziano un viaggio fuori dal “noi”, e che prescinde dal “noi”, solo per le attese sociali, solo per i precetti religiosi tradiscono, mentre in realtà salvano la loro individualità dell’abbraccio mortale del “noi” che non emancipa, non consente nè crescite nè arricchimenti, e neppure parole da scambiare che non siano già dette o già sapute prima che siano pronunciate.

Tutto questo per dire che l’amore non è possesso, perchè il possesso non tende al bene dell’altro, ne alla lealtà verso l’altro, ma solo al mantenimento della relazione che, lungi dal garantire la felicità, che è sempre nella ricerca e nella conoscenza di se, la sacrificano in cambio della sicurezza. Siamo in due, non sappiamo più chi siamo, ma siamo insieme ad affrontare il mondo. Due esistenze negate, ma tutelate.

Amore è cosa intricata, perchè sempre ci confonde a non ci si chiarisce se si ama l’altro o si ama la relazione, se si soddisfa il nostro bisogno di sicurezza o il nostro bisogno di felicità. Oppure si vuole la felicità, ma non la sua noia. Amore è un gioco di forze dove si decide a quale dio offrire la propria vita: al dio della felicità che sempre accompagna la realizzazione di se, o al dio della sicurezza che molto spesso si affianca alla negazione di se.

Una cosa è certa: che nella relazione, nel “noi” non ci si può seppellire come in una tomba. Ogni tanto bisogna uscire, se non altro per sapere chi siamo senza di lei o di lui. solo gli altri, infatti, ci raccontano le parti sconosciute di noi. Gli altri, se li lasciamo parlare, senza soffocarli con il nostro bisogno di conferme che di solito, sbagliando, siamo soliti chiamare bisogno d’amore.

Nel viaggio che si intraprende fuori dal “noi” e che prescinde dal “noi”, è il “noi” che si tradisce, raramente il “tu”. Quel che si imputa al traditore è di essere diventato diverso e di muoversi non più in sintonia, ma da solo. Soltanto se si accetta il cambiamento dell’altro e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la relazione, il tradimento non è più percepito come tale. Ma ridefinirsi è difficile, così come accettare il cambiamento. Per questo le vie più combattute sono quelle della fedeltà, o in alternativa quelle del risentimento e della vendetta.

Se queste considerazioni hanno una loro plausibilità occorre riscattare, almeno in parte, i traditori dell’infamia di cui solitamente si sono ricoperti, perchè in ogni tradimento c’è un lampeggiare di verità e autenticità che ci è tradito non vuol mai vedere. Tradire un amore, tradire un amico, tradire un’idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa svincolarsi da un’appartenenza e creare uno spazio d’identità non protetta da alcun rapporto fiduciario,e quindi in un certo senso più autentica e vera.

Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma non possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: “Non sono come tu mi vuoi”.

C’è infatti in ogni amore, da quello dei genitori a quello dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all’interno di quel recinto che è l’amore che non dobbiamo tradire. Ma in ogni amore che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c’è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d’ombra.

Eppure senza profilo d’ombra, quella che puerilmente chiamiamo “amore”, c’è l’incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita, che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero addio. E in ogni addio c’è lo stigma del tradimento e insieme dell’emancipazione. C’è il lato oscuro dell’amore, che però è anche ciò che gli conferisce il suo significato e che lo rende possibile.

Amore e tradimento devono infatti l’un l’altro la densità del loro essere, che emancipa non solo per il traditore ma anche il tradito, risvegliando l’un l’altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa, impropriamente scambiata per amore. Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita.

Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di se che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall’altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo dell’amore, la sua identità ara solo un dono dell’altro. Tradendolo, l’altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi, come “un giorno Gesù scelse Giuda per incontrare il suo destino”.

Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà. Forse perchè la vita preferisce chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in una casa protetta, dove il camuffamento dei nomi fa chiamare “amore” quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi si è davvero, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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L’AMORE NELLE CHAT

“In una rete le connessioni avvengono su richiesta e possono essere interrotte a proprio piacimento. Una relazione “indesiderata ma indissolubile” è esattamente ciò che rende il termine “relazione” così infido. Una “connessione indesiderata”, per contro è un ossimoro: le connessioni possono essere e sono interrotte ben prima che iniziano a diventare invise. … A differenza delle “relazioni vere”, le “relazioni virtuali” sono facili da instaurare e altrettanto facili da troncare… “Puoi sempre premere il pulsante ‘cancella’” Baumann – L’amore liquido – Editori Laterza

 

Potremmo definire l’amore che nasce nelle chat come un amore che nasce fra anime. In una società reale che in tutti i suoi aspetti è basata sull’apparire, su internet si può essere, inteso come essere nell’immagine interiore che vogliamo comunicare agli altri.

Gli stessi uomini recuperano la propria anima emotiva e affettiva, di cui hanno ritrosia a mostrare nella vita reale, rendendola palese nella chat.

Sia nel versante femminile che in quello maschile, l’anima ha il sopravvento nella vita virtuale a differenza di quella reale.

Paradossalmente nelle chat ci si mostra con una maggiore autenticità rispetto alla vita reale, si ha meno pudore, meno inibizioni, si è più se stessi, ma si è anche quello che si vorrebbe essere. Ritorna quindi un’analogia con la vita reale, dove si oscilla sempre fra l’essere e l’apparire, con il forte predominio dell’apparire.

Nel web e nelle chat si ricercano affinità elettive, ci si confronta con quelli che si ritiene essere i propri simili dal punto di vista degli interessi, emozioni, passioni.

Quante di queste affinità che crediamo di riscontrare nell’altro o negli altri non sono, come nella vita reale, proiezioni della nostra anima ?

Cosa succede quando l’incontro sul web si trasforma in un incontro nella vita reale.

Tre possibili scenari:

Se le due anime si sono rivelate nella loro sincerità sul web, sopravvivono alla fisicità dell’incontro. Se anche l’immagine fisica delude, l’intesa fra anime consolidata sul web riesce a reggere la delusione e getta le basi per una progettualità relazione nella vita reale che non necessariamente sfocia in amore.

Se le due anime non sono state sincere sul web, è subentrato il gioco reciproco delle proiezioni, dell’apparire dell’anima rispetto al suo essere, non si sopravvive all’incontro reale e il castello incantato dell’attesa dell’incontro si frantuma come un castello di sabbia. Non si regge alla delusione che l’altro non è come avremmo voluto che fosse. Non si dimostra neanche quella tolleranza verso l’alterità che si ha normalmente nella vita reale.

Il terzo scenario è l’ incontro con l’anima nera. Infatti, la stessa anima che seduce può procurare dolore . Infatti, quest’anima può anche essere nera con tutto il suo corollario di perversione, malvagità, sofferenza. E quest’anima nera è la più difficile da cogliere nelle chat, è il lupo che si traveste da agnello, è l’anima che ci fa innamorare per poi terribilmente deluderci. E’ l’anima che con un colpo di mouse ci cancella dai suoi contatti. Nei casi estremi è l’anima del pervertito, del pedofilo, dello stupratore.

Ci si ritrova sulla chat, la volta successiva, a non raccontare più un amore, ma un fallimento, un tradimento, un’amara delusione.

Come ovviare a ciò ? Con regole di buon senso.

Prestando particolare attenzione ai contatti in chat che s’instaurano durante periodi di particolare fragilità psicologica personale, quale in seguito a separazione, fine di una relazione, lutto e quant’altro.

Diffidando di un’immagine troppo perfetta che l’altro vuol fornire, consapevolmente o no.

Diffidando di un eccessivo entusiasmo che l’altro mostra nei vostri confronti, consapevolmente o meno.

Soprattutto non lasciando trascorrere eccessivo tempo fra l’incontro in chat e quello nella vita reale e nel momento in cui si decide d’incontrarsi chiedere preventivamente, anche se può sembrare poco elegante, i dati anagrafici dell’altro se non sono già stati oggetto di scambio.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email: cavalierer@iltuopsicologo.it

 

TESTIMONIANZE

 

MAI PIU’ UN INCONTRO IN CHAT

stella Età: 40 Argomento: salve,sono una donna di 40 anni,vorrei raccontare la mia delusione,dopo aver chattato,per la prima volta,e subito l’unico incontro fatto.premetto che non avevo mai chattato..e il mio scopo era solo di fare qualche chiacchera e basta!ho incontroto quest’uomo,convinta che avesse 46..anni,divorziato..ed abita a 100 km di distanta,ci siamo scritti,telefonati…e per tanto tempo..mi ha corteggiata come non mai….(io ingenua). sembravamo fatti l\’uno per l\’altro..una voce bellissima…insistendo per incontrarci..con il suo modo di fare signorile,educato,da vero gentilmen..mi aveva conquistato per telefono.ci eravamo scambiati le foto….non era neppure un gran chè… arriva il mom dell’incontro…non è stato un colpo di fulmine…e sembrava anche più vecchio della sua età.ho pensato che li portasse male..ma ero rimasta atratta dal suo modo,dolce,tenero…sapevo tante cose di lui..e io mi sono aperta come non mai…(cosa mai fatta prima..sono molto razionle e diffidente…) dopo il primo incontro,c’è ne sono stati altri….dopo 2 settimana, mi aveva detto,che si stava innamorando di me…per lui ero bellissima…aveva già progettato le ns. vacanze..invernali..estive.. io cosa ho fatto..mi sono lasciata trascinare e coinvolgere..come una vera stupida!!da quest\’uomo fantastico…. che sinceramente..non ricordo..da secoli,di aver mai vissuto una passione simile… una sera siamo fini a letto….quasi un gg.intero,tra tenerezze,parole dolce,risate…è stato bellissimo,x entrambe..anche se per lui un po meno…poi vi dirò perchè.. poi mi ha raccontato dell\’età….che era più grande..ne aveva 50..e si vergognava di dirmelo…vabbè..non mi sono arrabbitata.. nel ns, primo rapporto intimo,non so se per l\’imbarazzo, o altro…aveva una sorta di ansia da prestazione…..io, per sdrammattizare..ci ho riso sopra..facendo qualche battuta..che poi mi sono resa conto che l\’ha vissuta male…. cosi,il gg. dopo….mi ha detto che non era adatta a lui..e lo avevo offeso…e che lui non poteva passare un gg.a letto…per lui ,il sesso era importante…fino ad un certo punto….ma era più importante il legame mentale… io ci sono rimasta malissimo..gli ho kiesto scusa,che non volevo ferirlo….e ceh mi dispiaceva. dopo 2 gg.,mi ha detto che non poteva stare senza di me… ci siamo rivisti dopo una settimana..chiamandomi tutti i gg.secondo lui eravamo unaa coppia..avevamo già deciso,che il week dopo sarei andata da lui…perchè era molto isistente..sempre in tutto… ci siamo rivisti..sempre da me..e per voglia sua siamo fini a letto..per poche ore…è stato bellissimo..tutto naurale…dolce..una gioia infinita.. ero felice..di aver consciuto questo uomo… mi ha detto ke un rapporto cosi ,non li capitava da 10 anni..e io gli ho dato una battuta della,serie..hai battutto il tuo record..poi siamo usciti ,e abbiamo passato una bellissima gg. il gg dopo…non mi ha chiamata, lo cerco io…era distaccato e freddo….dava colpa alla stanchezza del lavoro..ma io sentivo ,che c \’era dell\’altro… abbiamo parlato, un po..e lui ,come fa sempre..si lamentava..del viaggio,della pioggia…di me..che con il sesso lo sfinisco(che no è vero…sono una persona normale..e se due si vedono una volta alla settimana,mi sembra normale…..) insomma è stato poco carino..ed io sono rimasta delusa..e la conversazione è finita..con freddezza.. sapevo che aveva problemi…che andava da un psicologa..per capire perchè aveva avuto tutte queste relazioni fallimentari,una dietro l altra,compresa il matrimonio..la dott.gli aveva detto…che doveva stare solo…e affrontare le sue relazioni in maniera meno superficiale… ed aveva poca autostima di se..infatti,quando gli facevo complimenti..lui non voleva,perchè diceva che erano..falsi.. va bè..io in preda al dispiacere..gli ho mandato un sms, dove dicevo che non doveva più cercarmi..e che doveva farsi curare…ed altre cattiverie… mi sono sentita usata..dopo tutto quello che ho fatto… il gg. dopo gli ho scritto una email..di noi..come avevo visutto questa relazione..che è stato lui ,ha trascinarmi in questo vortice…facendomi credere…che era felice con me….appagato…la donna x lui…sembrava innamorato..) ci simao sentiti x telefono..mi ha detto che non era la donna per lui..ke che con mè soffriva d\’ansia da prestazione… per lui il sesso non era importante….e per me si…e lui…ritiene più importante il mentale..per mè ,è tutta una miscela di cose..avevamo gli stessi interessi,sport..buona conversazione….intelligenza.. io non sono fissata con il sesso,è una cosa naturale..per due persone.. comunque,la mia considerazione..è lui ha voluto fare tutto in fretta, è partito in quarta con mè..ed io gli sono andata dietro…anche se ero diffidente..però ho vissuto questa breve relazione…. da sogno..e se devo essere sincera..ci avevo creduto e sperato tanto. lui , è una persona abiutata a chattare e fare incontri..però dopo aver preso un battosta da una donna, dopo 3 anni..era sfiduciato…. ora rimango con la mia delusione e con tanto amaro in bocca..per essere stata una delle tante stupide…lasciatami condizionare da un incontro in chat..che mai farò più!!

AMORE CONOSCIUTO IN CHAT

HO LETTO LE VARIE STORIE E MI SENTO IN DOVERE DI RACCONTARE ANCHE LA MIA.SONO UNA DONNA ,CHE FINO AD UN ANNO FA,CREDEVA DI AVERE TUTTO CIO CHE UNA DONNA HA BISOGNO ,AMORE, DOLCEZZA ,RISPETTO ECC ECC
EBBENE TUTTO QUESTO MI SONO ACCORTA CHE MI MANCAVA NEL MOMENTO IN CUI PER CASO HO CONOSCIUTO UN UOMO, ALL’INIZIO IL NOSTRO ERA UN RAPPORTO DI AMICIZIA
MOLTO BELLO. LA SUA PRESENZA ERA FREQUENTE ,CI PARLAVAMO TUTTI I GIORNI , NEI MODI CONCESSI ,VISTO CHE ERAVAMO A 100 KM DISTANTE,
UN GIORNO,NON LO DIMENTICHERO MAI, MI FECE CAPIRE COSA PROVAVA PER ME ATTRAVERSO UNA CANZONE , LA COSA MI HA LASCIATA MOLTO LUSINGATA E FELICE .LUI NON HA AVUTO PROBLEMI A DIRMI QUANTO MI AMASSE IO HO VOLUTO AVERNE LA CERTEZZA DI AMARLO DAVVERO PRIMA DI PRONUNCIARE UNA PAROLA COSI IMPORTANTE, RICCA E TANTO TANTO IMPORTANTE. CI SIAMO INCONTRATI ,A LUI TREMVANO LE MANI ERA MOLTO EMOZIONATO NEL VEDERMI ,FINO A QUEL MOMENTO CI ERAVAMO VISTI SOLO ATTRAVERSO UNA WEB CAM IN CHAT……. DA QUEL MOMENTO IO HO AVUTO LA CERTEZZA CHE QUELLO CHE PROVAVO ERA AMORE E HO PRONUNCIATO LA FAMOSA PAROLA”TI AMO”
LUI MI FACEVA STARE BENE , MI FACEVA SENTIRE SICURO , PROTETTA ERO TUTTO PER LUI ,ALMENO COSI DICEVA. IO GLI HO CREDUTO , HO DATO ANIMA E CORPO CUORE , SENTIMENTI ,TUTTO . LUI GRADIVA MOLTO TUTTO QUESTO E DICEVA CHE LO RENDEVO L UOMO PIU FELICE E FORTUNATO DEL MONDO , MI RINGRAZIAVA DI ESISTERE E NON IMMAGINATE QUANTO POSSA GRATIFICARE QUESTO.TUTTO è CAMBIATO NEL MOMENTO IN CUI IO GLI POSI UNA DOMANDA……è STATO SESSO O AMORE??? QUESTA è LA DOMANDA, LA SUA RISPOSTA QUAL è STATA? SI è SENTITO OFFESO ,NESSUNA DONNA LO AVEVA FATTO SENTIRE COSI UMILIATO .AMMETTO DI AVER SBAGLIATO ,NON DOVEVO AVERE DUBBI MA LA MIA ERA SOLO UNA DOMANDA DI UNA PERSONA INNAMORATA ALLA RICERCA DI ULTERIORI CONFERME. L ‘ HO CERCATO TANTISSIMO , SI è NEGATO A ME ….FINALE DELLA FAVOLA? SPARITO ,NON HO PIU LA POSSIBILITà DI SAPERE NULLA DI LUI ,SE STA BENE NIENTE NON MI è CONCESSO SAPERE PIU NULLA DI LUI , PRATICAMENTE MI HA CANCELLATA DALLA SUA VITA , DALLA SUA MENTE, COSA ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE PER ME , è SEMPRE VIVO NEI MIEI PENSIERI E SOPRATUTTO NEL MIO CUORE ,CONTINUERO A VIVERE CON LA SPERANZA UN GIORNO CHE POSSA PERDONARMI E CHISSA CERCARMI ….MA PERDONARMI PER COSA? …PER AVERLO AMATO ALLA FOLLIA? NON SAPEVO FOSSE REATO AMARE UNA PERSONA…….E LEGGENDO QUESTE STORIE HO CAPITO CHE ANCHE IO SONO AFFETTA DA QUESTA MALATTIA D AMORE…. UNA SOFFERENZA ATROCE!!!!!!

GRAZIE CHAT branx86 Età: 22 VARI FATTORI HANNO DATO LUOGO ALLA FINE DELLA MIA STORIA CON IL MIO EX. E COME SI SA DA SEMPRE GLI ERRORI PORTANO LE CONSEGUENZE DEGLI STESSI. ERA MOLTO GELOSO, POSSESSIVO E SOLO IL PIENO COMANDO DI ME GLI DAVA MODO DI SENTIRSI APPAGATO DALLA NOSTRA RELAZIONE. NON MI PERMETTEVA DI USCIRE, NE CON AMICI E NE TANTO MENO CON LA MIA FAMIGLIA. LUI LAVORAVA E IO DOVEVO STARE A CASA. BHE…VUOI CHE ERO MOLTO RAGAZZINA O VUOI CHE ERO MOLTO PRESA MI DICEVO SEMPRE “SE LUI DESIDERA COSI SARA GIUSTO COSI’ “… LO STARE A CASA MI PORTAVA MOLTO SPESSO A STARE AL PC E UN GIORNO FACENDO UNA RICERCA PER LA SCUOLA MI RITROVAI IN UNA COMMUNITY DOVE CONOBBI UNA RAGAZZO DI ROMA. LUI SI INFATUO’ DAVVERO TANTO DI ME… IO MI DESCRISSI COME AVREI TANTO VOLUTO ESSERE. DISSI CHE ERO SINGLE, CON UN BEL SORRISO (INVECE AVEVO L’APPARECCHIO) CHE AVEVO TANTISSIMI AMICI, CHE CANTAVO SPESSO AL KARAOKE (ASSOLUTA BUGIA PERKE AL MIO EX DAVA FASTIDIO CHE CANTASSI DAVANTI A TUTTI) E CHE MI PIACEVA TUTTO QUELLO CHE AVEVO. TUTTE BUGIE. NULLA DI VERO. ERA SOLO TUTTO QUELLO CHE AVREI VOLUTO MA CHE NON AVEVO. OVVIAMENTE DALLA CHAT PASSAMO AL SENTIRCI AL TEL. AVEVO UN ALTRO TEL CHE NASCONDEVO. MA IL GIORNO PRIMA DEL MIO COMPLEANNO DECISI DI PORTARMELO CON ME, ERA NELLA TASCA ESTERNA DELLA BORSA. QUELLA SERA ANDAI A CENARE A CASA DEL MIO EX. TRASCORREMO UNA BELLA SERATA ED ERO DAVVERO MOLTO SERENA CON LUI NONOSTANTE “IL TRADIMENTO”. INFILO’ DI NASCOSTO LE MANI NELLA MIA BORSA PER METTERMI IL REGALO PER IL COMPLEANNO CHE AVREI SCARTATO A CASA MIA A SORPRESA. MA LASORPRESA LA TROVO’ LUI. TROVO QUESTO TEL DOVE C’ERANO MESSAGGI DEL ROMANO… DOVE NON SI CONTENEVA NEL DESIDERO CHE PROVAVA DI CONOSCERMI E DI VEDERMI. NON CI LASCIAMMO…E NE TANTO MENO IMPARO’ A LASCIARMI UN PO PIULIBERA. CI SIAMO LASCIATI DOPO DUE ANNI ANCORA DALL’ACCADUTO….PERCHè FINALMENTE AVEVO CAPITO CHE QUELLE BUGIE CHE DICEVO AL ROMANO ERANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE QUELLO CHE DA SEMPE DESIDERAVO E SOLO MENTENDO A LUI LO AVEVO CAPITO. LA CHAT..LE COMMUNITY…LA VITA VIRTUALE..UN RIFUGIO PER CHI NON HA IL CORAGGIO DI PRENDERE LA VITA A PIENE MANI E FARE E ESSERE SOLO CIO KE SI DESIDERA. GRAZIE ALLA CHAT IO HO CAPITO E HO CONOSCIUTO UNA NUOVA PERSONA: ME. PS. SONO PASSATI DUE ANNI ALLA FINE DI QUESTA STORIA. ORA SONO FELICEMENTE FIDANZATA CON UN RAGAZZO CONOSCIUTO SU MSN..UN AMICO DI UN AMICO CONOSCIUTO IN UNA COMMNUTY……GRAZIE CHAT!

elisea Età: 27 Sono una ragazza sensibile e molto passionale. ho conosciuto in chat un uomo il quale mi ha fatto perdere i sensi via cam. lui mipaceva io gli paicevo … provava interesse e a quanto pare mi aveva detto che voleva vedermi che si sentiva già trasportato cosi’ via cam,poi una sera abbiamo chattato un bel po’ via cam po ci siam sentiti e mi ha detto che non voleva piu’ correre, che dovevamo andarci piano e cauti, che non voleva legami e che lo aveva precisato da sempre ma che non voleva vedermi piu’ anche via chat spesso,di presenza non ci eravamo visti e ha detto al tel che era meglio cosi’ perchè ci saremo attaccati anocra di piu’ fisicamente e che voleva evitare legami,lui ha 40anni ed è un uomo dolcissimo pero’ ha paura delle conseguenze.quali? adesso io ho cancellato numero e tutto pero’ vivo con la speranza che si ricreda. potrebbe pentirsi e cercarmi? come devo comportarmi? perchè si comporta cosi?dice di essere interessato ..che gli piaccio perchè?a presto e grazie

TRADIMENTO IN CHAT fanny68 Età: 40 Salve ho 40 anni da 20 sposata e ho 2 figli, una ragazzadi 20 e un ragazzo di 17.Da bambina sono sempre stata iper protetta dai miei perchè avendo avuto problemi di salute fin dalla nascita avevano paura per me e mi consideravano una bambina debole…sono rimasta incinta del primo figlio prima del matrimonio, nella famiglia di mio marito ho trovato molta ostilità nei miei confronti…io credo perchè provengo da una famiglia di origini umili e non benestanti. credevo che mio marito mi amasse ma 4 anni fà ho scoperto che si sentiva a telefono con una ragazza conosciuta in chat molto più giovane di me… in pratica una studentessa universitaria…da lì non sono più stata bene….una insicurezza angosciante mi prende dentro… mi sento brutta nonostante ancora qualcuno mi guarda, tremo quando devo scrivere in presenza di qualcuno,( questo mi turba molto perchè lavoro in ufficio) e ho una paura incredibile dirimanere sola, di essere abbandonata, tra lui e la studentessa non è andataoltre le telefonate perchè io li ho scoperti, la domanda che mi faccio dentroè..che cosa sarebbe successo se non li avrei scoperti? ora ho tanta voglia diritrovare la mia serenità e la mia allegria di un tempo.. sono triste piango enon riesco più ad essere sicura in mezzo alle persone. Non so se il mio sentimento verso di mio marito è amore…sicuramente tanta rabbia, vorrei che anche lui provasse il dolore fitto che da 4 anni provo nelcuore.Aiutatemi vi prego….

COMMENTI ALL’ARTICOLO

e molto veritiero,é capitato anche a me di essere invitato in chat poco chiare,ho anche ricevuto inviti,ma siccome non sono nato ieri e non sono in cerca di avventure,ho sempre rifiutato,il massimo che ho fatto e che faró scambiare chiacchere amichevoli e nelle possibilitá incontrare gli amici del web,un caffé e 4 CHIACCHERE sono sempre le ben venute

io lo dico sempre non é detto che sia oro quel che luccica,quanti omoni pieni di coraggio ho conosciuto in internet,ma lo sono a parole scritte e certi le negano pure

è vero…….è facile dipingersi re a kavallo…..ed invece si è principi a piedi………..

cmq è stupido farsi troopo belli, le bugie hanno le gambe corte, se ad una persona piaci le devi piacere per come sei

certo….anke se : kuando devi vendere mostri sempre la parte migliore della merce…….

si, però non bisogna esagerare 🙂 io non ho conosciuto di persona molte persone che avevo virtualmente conosciute via web, ma sono rimasto molto soddisafatto dell’incontro reale. che sia fortuna o saper scegliere ? mah…

bhè…..dipende ki era la persona….komunkue il più delle volte TUTTI siamo portati a mostrare il lato migliore di noi…..

certo, ma un conto è mostrare i nostri lati migliori, diverso è inventarli 🙂 io non dico di essere un campione di nuoto, un figaccione della madonna, dico quello che sono e vedo che piaccio lo stesso, credo che la gente apprezzi la sincerità.

ciao doc, personalmente ho trovato una persona che era come si era descritta . mi è piaciuta dentro e fuori

Perche rovinarsi mostrandosi, quando l’immaginazione ti permette di sognare?

dipende da cosa cerchi, se poi vuoi portare la relazione nel campo reale….

Distinguendo determinate conoscenze che, possono avvenire grazie a questo tecnologico sistema di comunicazione individuale, quando si deve ri/cercare, uno specchio dell’anima personale, che dietro un’anonimato ti permette di arrampicarti con la fantasia sullo specchio, allora confondi te stesso, dimostrando il tuo essere non coerente, con l’ambiguità che più o meno elevata c’è in ognuno di noi; Poi a mio giudizio, ci sono persone che, in determinati fattori, sanno essere coerenti con ciò che di loro fanno conoscere, eroici sia nei sentimenti che nei fatti,( e Tu sei uno di questi) vivendo la normalità del quotidiano, con l’eleganza della coerenza, racconti in un modo speciale, le tue esperienze di vita che, nonostante nei loro riccordi ti fanno, soffrire, non ti permettono di arrenderti, alle prepotenze che accadono, è affronti anche a rischio di esserne sconfitto, la responsabilità che, la Tua coerenze idealizzata, nell’aiuto dei più deboli, si impone sopra tutto è tutti; I particolarismi che nel poco conosciuto, fanno da contorno alla Tua figura, sono normalità del vivere, la tua capacità di ironia, la tua quotidianeità, rimangono in penombra, personalismi di cui Tu solo ne puoi essere il divulgatore.

mentre chi si presenta come, mito raffigurante di altrui miti, per apparire ciò che nella realtà, non si ha il coraggio di essere, e meglio che rimanga nascosto dall’anonimato, che permette il virtuale conoscersi, far sognare l’immaginario, per non provocare incubi nel reale.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

INNAMORARSI DI UN PROFESSORE

Per la prima volta in vita mia o paura di quello che mi attende ho ventitue anni e quando mi dicono ma sei giovane! Mi sembra una minaccia, ho il pianto facile ultimamente e sto sempre da sola questo mi dispiace ma poi quando sto con gli altri mi viene voglia di stare dasola. Studio arte e sono molto autocritica, sento il peso di tutto quello che mi spetta, ma soprattutto non posso fare affidamento su nessuno neanche sui miei genitori.
Non sono sempre stata cosi, ma ho avuto una brutta relazione con un nuomo e mi è crollato tutto quello in qui credevo, arte, vita,avventure la mia parola d’ordine era faccio quello che mi pare… ora sono un mollusco o un cane che si lecca le ferite ma forse queste ferite le ho sempre avute.
LUi è il mio professore d’arte, ha 51 anni e sta con una donna da 12 l’anno scorso appena lo vidi me ne innamorai, non esisteva nienete al mondo come lui per una nno ho fatto finta di niente poi quando è finita la scuola ci siamo incontrati per parlare di un lavoro, io ero rassegnata stavo quasi bene, poi lui dopo pranzo mi porta a casa sua a prendere un caffè ma è finita che si è girato e ci siamo abbracciati tremanti, non ci siamo staccati tutta l’estate, siamo stati una settimana in un paese a fare una scultura e lei sospettava,io ho cominciato a soffrire, perchè innamorata sentivo l’impossibilità di questa storia cosi un giorno a fine settembere- ottobre decido di troncare gli accenno il discorso al telefono e lui si agita e forse lei ha notato un suo comportamento strano ed è andata a vedere nel telefonino le chiamate e i messaggi, mi conosce perchè insegna anche lei in accademia,è successo un putiferio, non so cosa è successo in casa loro ma io sono quasi diventata pazza, non ci siamo visti per molto tempo lui ogni tanto mi chiamava ma lei controllava il telefono e io non capivo che stava succedendo, un giorno ci vediamo per fare il punto della situazione e si rompe qualcosa in me, io quel giorno sono morta, lui mi ha detto cosa era successo, che ora lo controlla qualsiasi cosa fa e io mi sono sentita usata e presa in giro mi sentivo come se lui avesse fatto di me una sostituta per tutto quello che in effetti non va più con lei un giocattolo, non ho avuto forze di chiamarlo e vederlo per un bel pezzo ho cominciato a non credere in niente perchè di lui ero cosi sicura che avrei messo la mano sul fuoco…inizialmente pensavo ma sarà che un umo cosi grande si possa innamorare di una piccola come me? eppure io ho sentito che lo era e credo che lo sia
ora è iniziata la scuola e ci rivediamo, a volte andiamo a pranzo in sieme e ci scambiamo tenerezze come prima ma più trattenuti, come fa a voler passare ancora del tepo con me dopo quello che è successo? perchè?
Quello che non mi fa dormire la notte è l’idea di quello che pensa lui, che vuole da me? fa il geloso dice che gli manco che vule vedermi che ha bisogno di me, che lo devo aspettare ha detto che devo essere paziente … Ma si torna a casa sempre dalla mamma, che comportamento è questo? quel giorno maledetto gli chiesi ma che rapporto hai con lei ormai è più lavorativo che amoroso, ci siamo voluti bene a volte ce ne vogliamo ancora ma è stanco… Che vuol dire qusta frase? e che vul dire ti stavo aspettando? per fare che?
Non mi aspetto niente mi fa quasi schifo eppure sono un’altra volta rassegnata, da lontano e in silenzio lo amerò ma voglio capire, e vorrei che qualcuno mi aiutasse in questo, ho cercato di inlustrare al meglio quello che è successo, io provabilmente non ho abbastanza lucidità forse è più semplice di quello che sembra Se queste righe sono state lette ringrazio

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Gentile Dr. Cavaliere
Le mando questa e-mail perchè mi trovo in um momento particolarmente difficile della mia vita.
La mia storia è molto complessa e in parte anche molto difficile da sostenere.Sono una ragazza di 22 anni e da tempo (circa 5 anni) soffro fortemente per un’amore “forse” non corrisposto,e a breve le farò capire cosa intendo per forse.
Tutto è nato ai tempi di scuola in quanto la persona in questione è un mio ex docente di liceo,tutto cominciò senza un vero e proprio perchè,dentro di me sentivo il nascere di un qualcosa,ma faticavo ad accettarlo,in quanto l’età che ci divide può bastare a far sconvolgere oltre che l’animo la mente.Questi 43 anni di differenza non mi pesano al livello anagrafico,non ho mai badato a questo,o meglio il mio animo mi impedisce di farlo,ma ciò che mi tormenta è il sapere di non poter realizzare in alcun modo una vita al suo fianco.
Il tempo trascorreva e il tormento dentro di me saliva,ripensavo e penso tutt’ora alla sua vita,ai suoi figli anche più grandi di me,al fatto che è rimasto vedovo e che probabilmente è legato ancora a sua moglie,chissà…
Dopo terminati gli studi ebbi finalmente dentro di me quella spinta e quel coraggio che mi permisero di confidargli questo mio peso,tra di noi c’è sempre stato un buon rapporto anche nei periodi scolastici,ma per non rovinare questo rapporto,o per non cadere nella banalità,aspettai il momento giusto per dare voce a me stessa,e cosi fu.Con una lettera ben precisa,e forse non molto poetica affidai nelle sue mani il mio animo.Sapevo bene a cosa sarei andata incontro,in quanto è sempre stato una persona molto corretta e scrupolosa,ma non immaginavo che le cose avrebbero preso questa piega.Dopo qualche giorno ci incontrammo e cosi fu il momento per me di una morte lenta e interiore,ricordo ancora a distanza di qualche anno le sue parole,quelle parole che mi misero davanti ad una realtà ben definita.Con parole molto cordiali mi fece capire che il sentimento che provo è certamente qualcosa di bello,ma che dovrei cercare di vederlo sotto una luce diversa,e che può essere presente nella mia vita solo come una sorta di amico.Senza avere nemmeno la forza di replicare gli diedi la mano e me andai,avrei voluto dirgli mille cose,che ancora non ho detto e che sono chiuse dentro di me.Quanto tempo è passato,ma nonostante tutto continuo a cercarlo,quando mi è possibile gli invio qualche lettera e nei momenti di maggior necessità una telefonata accompagna quei momenti.Ma queste vicinanze sono solo da parte mia,lui non ha mai risposto ad una lettera ne mai ha fatto una telefonata,e questo mi fa capire da un lato che soffro inutilmente.Da un altro lato però,e mi ricollego al “forse” di prima,nei momenti di incontro o quando c’è la possibilità di parlare,sembra interessato,affabile e desideroso di novità.Quando capita ad esempio che ci troviamo in mezzo ad altre persone,e non c’è la possibilità di interlocuire,i suoi occhi cercano sempre di seguirmi,mi osservano i modo costante.E questo è uno dei motivi che non mi fa stare in pace,come poter capire se davvero conto qualcosa per lui,ebbene un tormento che genera tormento.Di tutto questo non è facile parlarne con le persone anche più vicine,perchè si tende sempre a giudicare da un lato esterno,e non riesce a cogliere il fondo del pensiero,si verrebbe cosi presto giudicati.Ma cosa cerchi da lui,cosa mai ti potrebbe dare,ha già vissuto la sua vita,hai tutto alle spalle,e tu invece hai tutto davanti a te,una vita da costruire.Queste quasi certamente sono le parole che mi sentirei dire se cercassi di confidare questo mio stato d’animo,perciò tendo a chiudermi in me stessa.Vivo in un piccolo paese,qui per spostarsi si deve avere per forza la macchina altrimenti non si va da nessuna parte,e da qualche tempo ho iniziato gli studi universitari,ma per me sta diventando davvero complicato gestire gli studi,in quanto la mia concentrazione si sposta,e perciò appena mi reco in città,non riesco a rimanerci più di qualche giorno,e subito faccio il biglietto per tornare a casa,perchè sto male al pensiero di questa lunga distanza che mi divide da ciò che ho dentro.
Ho cercato anche nei periodi di maggior sconforto di rifarmi una vita,di cercare nuovi stimoli ed interessi,ma senza risultati,ho frequentato giovani della mia età,ho avuto un rapporto con un ragazzo finito però male,in quanto per me era solo considerato come una valvola di sfogo,mi dava fastidio sentire le carezze,o quelle strette fatte mentre si camminava,o ancor peggio i baci dati da chi non si ama,non me la sentivo più di mettere in mezzo i sentimenti altrui,e cosi tra le varie litigate e le gironate passate senza dirsi nulla,decidetti di tagliare corto,in quanto capivo bene che sarebbe stato tutto vano.E perciò ho deciso da quel giorno di non cercare più un qualcosa che non faceva parte di me.Questa storia come ho già detto è cosi tumultuosa,che non è facile spiegare tutte le sue sfumature in una mail,perciò cerco di concludere.
Vorrei poter capire fino in fondo l’animo di chi mi porto dentro,ed è davvero cosi sbagliato seguire i propri istinti? quando si cerca solo di far capire a chi si vorrebbe,che non si cerca nulla in cambio,ma solo una maggiore vicinanza.
La ringrazio per l’attenzione
Cordiali saluti

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

DIFFERENZE FRA AMICIZIA ED AMORE

Per delineare le differenze fra un’amicizia ed un amore riporto le riflessioni di Jean de la Bruyère (1645-1696) tratte dal suo libro I caratteri. Seppur scritte nel lontano 1688 sono ancora oggi attuali e significativi.

Dott. Roberto Cavaliere

 

L’amicizia fra persone di sesso diverso può durare, mantenenendosi anche immune da qualsiasi indelicatezza. La donna tuttavia considera sempre l’uomo come un uomo; e analogamente l’uomo considera la donna come una donna. Questa relazione non è né passione, ne pura amicizia: costituisce una categoria a sé.

L’amore nasce improvviso, senza riflessione alcuna, per istinto o fragilità: un bel lineamento ci conquista, ci determina. L’amicizia, invece, si forma a poco a poco, col tempo, con la frequentazione, con un lungo scambio.

Quanta intelligenza, quanta bontà di cuore, quanto attaccamento, quanti servigi e quanta compiacenza , fra amici, per fare in parecchi anni ben meno di quanto ottenga talvolta in un istante un bel viso o una bella mano !

Il tempo, che rafforza le amicizie, indebolisce l’amore.

Finché dura, l’amore si alimenta di se stesso, e talvolta di cose che sembrano doverlo spegnere: capricci, crudezze, lontananza, gelosia. L’amicizia invece ha bisogno d’aiuto: si esaurisce per mancanza di attenzioni, di fiducia e di compiacenza.

E’ più comune vedere un amore estremo che una perfetta amicizia.

Amore e amicizia si escludono vicendevolmente.

Chi ha vissuto un grande amore, trascura l’amicizia; e chi s’è consumato nell’amicizia, non ha fatto ancor nulla per l’amore.

Nulla è più simile a una viva amicizia di quei legami che l’interesse del nostro amore ci fa coltivare.

In amore, per permalosi che si sia, si perdonano più colpe che nell’amicizia.

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L’amore è come un roseto selvaggio,
l’amicizia come un agrifoglio.
L’agrifoglio è chiuso quando il roseto fiorisce
ma quale dei due sboccerà più volte?

Il roseto è dolce in primavera,

i suoi boccioli estivi profumano l’aria;

ma aspetta che l’inverno venga ancora

chi loderà la bellezza del rovo?

Allora disprezza il roseto adesso
e copriti con lo splendore dell’agrifoglio,
così quando dicembre avvizzirà le tue ciglia
lui potrà ancora lasciarti una ghirlanda verde.

Emily Bronte

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Riflessione di Gibran

Il vostro amico è la vostra esigenza soddisfatta.
E’ il campo che seminate con più amore e che mietete con riconoscenza.
E’ la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché da lui vi recate per la vostra fame, è lui che ricercate per la vostra pace.
Quando l’amico vi apre la sua mente, non abbiate timore di dire “no” nella vostra propria mente, né trattenere il vostro “sì”.
E quando egli tace, il vostro cuore non smette di ascoltare il suo cuore:
Poiché, nell’amicizia, pensieri, desideri, attese, tutto nasce ed è condiviso senza parole, con una gioia priva di plauso.
Se vi separate dall’amico, non rattristatevi;
Poiché ciò che maggiormente amate in lui può meglio risplendere nell’assenza, così come una vetta appare allo scalatore più chiara dalla pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro proposito che l’approfondimento dell’animo.
Poiché l’amore che cerca, che non sia lo schiudersi del suo proprio mistero, non è amore ma una rete lanciata a caso: nella quale si afferra solo ciò che è vano.
E sia per l’amico la parte migliore di voi.
Se egli dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche il flusso.
Poiché quale amico è questo vostro che dobbiate cercarlo in un tempo in cui si uccide?
Cercatelo sempre in un tempo in cui si vive.
Poiché a lui tocca colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E nella dolcezza dell’amicizia fate che vi siano il riso e la partecipazione ai piaceri.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore scopre il suo mattino e ne è ristorato…

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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PASSIONE D’AMORE

Di seguito tre famosi citazioni che sintetizzano cosa s’intende per passione. A seguire una possibile terapia 

“La passione ti fa smettere di mangiare, di dormire, di lavorare, di vivere in pace. Molti si spaventano perchè quando compare, distrugge tutto ciò che di vecchio incontra. Nessuno vuole mettere a soqquadro il proprio mondo. Perciò alcune persone-tante-riescono a controllare questa minaccia, mantenendo in piedi una casa o una struttura già marcia. Sono gli ingegnieri delle cose superate. Altri individui pensano esattamente il contrario:si abbandonano senza riflettere, spettandosi di trovare nella passione la soluzione di tutti i lori problemi. Attribuiscono all’altro il merito della propria felicità,e la colpa della propria possibile infelicità. Sono sempre euforici perchè è accaduto qualcosa di meraviglioso,oppure depressi perchè un evento inatteso ha finito per distruggere tutto.

Sottrarsi alla passione,o abbandonarvi ciecamente:

quale di questi atteggiamenti è il meno distruttivo???

Io non lo so…”

da”11 minuti”di Paulo Coehlo.

“La passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi.”
(Sándor Márai)

“Le passioni sono gli unici oratori che persuadano sempre. Esse sono come un’arte della natura dalle regole infallibili: il più semplice degli uomini animato dalla passione riesce più persuasivo del più eloquente che ne sia sprovvisto.”
(François de La Rochefoucauld)

Nella seguente citazione una ‘possibile terapia’ di una violenta passione d’amore.

“La forza delle passioni umane che si trovano in noi viene ad essere assai violenta, se la si respinge del tutto. Se invece la si guida ad un’attività moderata e non oltre ciò che è opportuno, provoca una gioia misurata, viene soddisfatta, e a questo punto, diventa pura, cessa con la persuasione e non a forza.”
(Aristotele)

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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LIBRO “LA PRINCIPESSA CHE CREDEVA NELLE FAVOLE”

TRAMA
Questo libro ha una protagonista speciale. Perché Victoria è una principessa, ma anche qualcosa di più. Lei è tutte quelle donne che, dopo aver trovato il proprio principe azzurro, scoprono come non è tutto azzurro quel che somiglia al cielo, e che non cè dolore più grande dell’essere ferite dalla persona amata. Sgomenta, incredula, Vittoria decide di accettare l’invito di uno strano personaggio, lascia tutto e intraprende il viaggio alla scoperta di sé, sul Sentiero della Verità. Lungo il cammino rischia di annegare nel Mare delle Emozioni, è costretta ad attraversare la sconcertante Terra delle Illusioni. A poco a poco impara a distinguere la realtà dai sogni e comprende che una persona può amarne un’altra solo nello stesso modo in cui ama se stessa: con tenerezza e accettazione o con intransigenza e rifiuto. E per quanto sia faticoso abbandonare la strada già segnata e apparentemente più sicura, scopre che è possibile trovare nuove vie, e che ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno. Saper sognare è un dono, ma il sogno può diventare una gabbia dorata se per realizzarlo si accettano così tanti compromessi da perdere di vista la felicità. Perché è giusto credere nelle favole. L’importante è saper accettare che la nostra potrebbe essere diversa da quella che abbiamo sempre immaginato.
CITAZIONI
Perdona te stessa per non essere stata capace di fare più di quanto era per te il meglio che sei riuscita a fare nelle varie situazioni.

L’amore fa star bene in caso contrario
si tratta di un sentimento ben diverso.
Se soffri più spesso di quando sei felice,
vuol dire che non è amore, ma qualcosa di differente
che ti tiene intrappolata in una sorta di prigione,
e ti impedisce di vedere la porta verso la libertà, spalancata davanti a te.

Il mare e la vita hanno molto in comune.
Rilassati. Lasciati andare.
Abbi fiducia nel fatto che resterai a galla, e ci starai.
Se invece opponi resistenza, pensando che finirai sul fondo, ci andrai davvero.
La scelta spetta solo a te.

Il viaggio è diverso per ognuno:
un sentiero può essere giusto per una persona
e sbagliato per un’altra.
Solo il cuore di ogni singolo essere umano conosce la via.

PERCHE’ SI AMANO UOMINI NON DISPONIBILI (di Susan Peabody)

Molte donne si accorgono di avere la tendenza ad innamorarsi di uomini che non sono disponibili e si chiedono perché questo continua ad accadere ripetutamente, più e più volte.

Gli uomini che ci ricordano il nostro primo amore:

Siamo sempre attratte da coloro che ci ricordano il nostro primo amore. Se il primo amore di una donna è stato un padre assente ed emotivamente non disponibile, questa donna sarà attratta esclusivamente da uomini non disponibili, nonostante il dolore che questo le procurerà successivamente ed inevitabilmente.

La ricerca del lieto fine:

Molte donne, non solo sono attratte da uomini non disponibili, ma li ricercano come partners per ricreare il passato e modificarne il finale. Queste donne spesso cadono nell’ossessione di cercare di ottenere, attraverso il loro partner attuale, l’amore che non hanno mai ricevuto da bambine. Lo fanno inconsciamente, ripetutamente. Si tratta di una forma di follia. E’ il loro “bambino interiore” che le costringe ad agire secondo la propria volontà nonostante le dolorose conseguenze che ne derivano.

Errore di calcolo:

Molte donne non scelgono uomini non disponibili. Si innamorano prima di accorgersi che l’uomo non è disponibile. Poi, ostinatamente e, dal momento che ne sono divenute dipendenti, si rifiutano di arrendersi e rinunciare al rapporto.

Amore non corrisposto:

Alcune donne riescono ad innamorarsi soltanto dell’uomo dei loro sogni. Dal momento che non esiste in realtà alcun uomo di questo tipo, queste donne proiettano le loro fantasie su qualcuno e poi vedono in quella persona soltanto ciò che vogliono vedere. Questi uomini completamente non disponibili sono un ottimo obiettivo per questo genere di proiezione poiché la donna non arriva mai a conoscerli per ciò che sono in realtà. Questi uomini rimangono sempre ciò che la donna vorrebbe che fossero. Le donne che sono portate ed in certo senso dipendenti dal fantasticare rientrano facilmente nel fenomeno del’amore non corrisposto.

Eccitazione:

Inseguire qualcuno che non è disponibile può essere eccitante. Ciò può realmente stimolare l’adrenalina, per non parlare della libido. Le donne dipendenti dall’idillio spesso ricercano persone non disponibili perché sono dipendenti dall’inseguimento in se’.

Paura inconscia dell’intimità:

Le donne, che a livello conscio cadono nell’ossessione amorosa, hanno spesso di base paura dell’intimità. Scegliere di innamorarsi di qualcuno che non è disponibile (in grado maggiore o minore) è un modo per evitare di affrontare questa paura.

Imago

Crescendo, creiamo nella nostra mente una persona ideale, generata dalla fantasia, che Harville Hendrix chiama “Imago”. Questa persona fantastica diviene rigida come una statua verso la fine dell’adolescenza. Se l’ Imago di una donna è una persona non disponibile, essa deve creare una nuova Imago. Questa nuova persona della fantasia deve essere disponibile, sincera, deve saper comunicare ed essere compatibile. Tuttavia, non sarà mai eccitante come l’Imago originaria. Le donne che sono attratte da uomini non disponibili devono abbandonare l’idea della trepidazione per far posto ad una vita appagante e felice.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

SEHNSCUCHT: LA RICERCA DELL’IRRAGGIUNGIBILE

Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità.
Ma non aspettarti la vita da un uomo.
Per questo tante donne s’ingannano.
Aspettala da te stessa.
Non sarai mai felice se continui a cercare in che cosa consista la felicità.
Non vivrai mai se stai cercando il significato della vita.
Come rimedio alla vita di società suggerirei la grande città.
Ai giorni nostri, è l’unico deserto alla portata dei nostri mezzi.
Non conosco che un solo dovere: quello di amare.
Nel bel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.

Albert Camus

 

Sehnsucht è una parola tedesca, non traducibile in italiano, che esprime un concetto della cultura romantica ad indicare l’anelito verso qualcosa di irraggiungibile. Il termine fu introdotto dai fratelli Schlegel che lo usarono per delineare una particolare sensibilità particolare della psicologia romantica . Questa sensibilità è intesa come uno stato d’animo eccessivo o perenne di impressionabilità, di irritabilità e di reattività. Potrebbe avere analogie col concetto di nostalgia, ma mentre la nostalgia è il desiderio di riappropriarsi del passato, spesso legato ad oggetti precisi, la Sehnsucht è la ricerca di qualcosa di indefinito nel futuro. Più precisamente, si potrebbe tradurre il termine Sehnsucht con “desiderio del desiderio”: deriva infatti dai termini das Sehnen , il desiderio ardente, e die Sucht , la dipendenza. Letteralmente quindi, Sehnsucht potrebbe essere tradotto come dipendenza dal desiderio, ovvero il costante anelito che porta l’Uomo a non accontentarsi mai di ciò che raggiunge o possiede, ma lo spinge sempre verso nuovi traguardi, trasformando il sentimento in una forza distruttiva e autodistruttiva.

Il termine tedesco SEHNSUCHT ha quindi il compito di indicare quella tendenza a sognare e a fantasticare e quello stato d’essere perennemente inquieto e scontento della realtà, proteso alla vita del sentimento, della fantasia e del sogno che all’inizio del XIX° secolo si era particolarmente accentuato nello spirito dell’uomo.

Lo scrittore C.S. Lewis da un ulteriore descrizione di tale concetto descrivendo la Sehnsucht come “l’inconsolabile desiderio” nel cuore dell’Uomo “per non si sa che cosa”.

In questa sede prendo a prestito tale termine ad indicare la ricerca da parte di taluni di una amore pieno ed assoluto da parte del potenziale o proprio partnert, che quest’ultimo non potrà mai dare, perché come qualsiasi essere umano, ha i propri limiti. Conseguentemente il desiderio ardente di tale assolutezza è destinato a rimanere insoddisfatto. Come afferma De Rougemont: “E’ cercare l’infinito in un essere finito”.

Invito a leggere la discussione tratta dal forum sul concetto che troverete pubblicata di seguito

Dott. Roberto Cavaliere

 

DISCUSSIONE TRATTA DAL FORUM

MAAB Novalis la chiamava Sehnsucht..la malatia della ricerca inesausta di qualcosa di eternamente irraggiungibile..la tensione continua dello spirito verso un’ideale che si allontana ogni volta che sei quasi arrivato a toccarlo….tipico di un’anima lacerata…ci strugge e ci distrugge la voglia di raggiungere un ideale di amore che forse nn esiste..e man mano che si cresce quella favola che ci avevano raccontato da piccoli si trasforma in un tabulato di dati sconfortevoli, con un conto finale dove c’è scritto ogni volta” fai i conti con te stesso”.

A 33 anni..giro di boa..mi chiedo se questa tensione, questo desiderio di desiderare qualcosa che nn esiste (forse) nn sia destinata a restare tale per tutta la vita!

Chiedetevi, cari lettori per caso o per scelta, ma nn sarà che spesso più che amare chi abbiamo di fronte, nn gli mettiamo addosso un abito da noi cucito, così che quella persona possa essere esattamente come NOI l’abbiamo anelata? proiettiamo in quella persona tutto il sogno, ci perdiamo in esso..

e poi..chiaro nn abbiamo considerato che forse quell’abito nn gli appartiene affatto! Restare individui nella coppia….due universi a parte che si sfiorano per condividere e poi ritornano in se stessi! C’è qualcuno che ha un manuale di istruzione? A chi dice di nn chiedersi i perchè

di ciò che ci succede..come fa una mente, per la quale la ricerca inesausta è necessaria alla sua esistenza, a smettere di domandare??

 

CIPA 73Il dramma degli uomini è,secondo i filosofi, l’aspirazione all’infinito irragiungibile in virtù della nostra finitezza. Quando si proietta sull’altro un ideale che esiste solo nella nostra testa si perde il senso della realtà e si carica di aspettative impossibili il rapporto sentimentale.

Posso risponderti alla luce della mia esperienza che è poco”magico” restare con i piedi per terra. Ma credo che sia la sola strada per un rapporto sano.

Non può un partner essere la risposta ai nostri dilemmi esistenziali. Le risposte sono dentro ognuno di noi.

 

MAAB Quanto è pietrosa la strada da percorrere verso noi stessi..già, cipa, con i piedi per terra..ma perchè rinunciare a rivolgere la testa verso il cielo?

e quanto è bella la magia dei frammenti d’amore?? A volte ho la sensazione che per quanta vita ho dentro potrei bastare a me stessa..però poi sento la necessità e l’urgenza entusiastica di condividere e mostrare alla gente la mia magia! Meditate, gente, meditate!

 

CIPA73 Ognuno ha dentro un universo inesplorato da condividere con gli altri. Spesso mi è capitato di passare per “strana” quando con entusiasmo comunicavo agli altri,compreso il mio ex,le mie osservazioni, le mie riflessioni, il mio disperato tentativo di trovare la chiave d’accesso all’infinito. Mi definiva cervellotica. Di recente ho ritrovato la fede,lo slancio mistico verso il trascendente. Una risposta spirituale all’umana disperazione…

 

HARRY 2003 X maab

Cara amica del tavoliere, le tue riflessioni sul SEHNSUCHT, le trovo molto appropriate invece, anche se non di facile digestione. M metto in primis, che con i miei studi rivolti più alla matematica piuttosto che alla filosofia, mi rendo conto quanto difficili possano essere le valutazioni da fare.

Ad ogni modo se si pensa a ciò che significa quella parola, SEHNSUCHT, ci potrebbero venire i brividi lungo la schiena, allora perchè viviamo a fare, se ci poniamo obiettivi irragiungibili, se una volta raggiunta la vetta, ci accorgiamo che davanti a noi ce n’è una ancor più grande, da superare, e via così. Non so dare una definizione razionale a tutto ciò, ma forse è proprio perchè voglio trovare il razionale in ogni cosa e non capisco il linguaggio di NOVALIS, che oltre che matematico (pure lui) era anche filosofo, e se non sbaglio è stato anche uno dei fondatori del cosiddetto Romanticismo.

Non sono preparato sul tema, ma posso dare la mia umile interpretazione, che credo sia un pò il filo conduttore del forum; dici che forse abbiamo fatto un errore di valutazione, attribuendo ai nostri ex compagni un valore che volevamo vedere noi, potrei essere d’accordo, ma, e questa è la mia personalissima visione, prima di tutto ci si piace, poi ci si frequenta, poi si comincia a condividere un pò delle nostre vita, se ad un dato momento ci si accorge che non era proprio quello che volevamo, che si deve fare? continuare per quella strada e immolarci per la scelta che è stata fatta, oppure salutarsi e andare ognuno per la propria strada? Forse ho dato una visione troppo semplicistica, ne sono al corrente, non era mio intento dare delle soluzioni, solo una riflessione!!!! Ciao e complimenti

 

ELEGYS Il desiderio del desiderio, l’anelito all’infinito, all’intraducibile, l’idea della perfezione. Credo sia un meraviglioso volo verso l’alto, in perpendicolare sopra se stessi.

Per me è la voglia divampante di continuare a vivere, di superare il tempo e lo spazio, è una proiezione al di sopra del cielo, alla ricerca di un indescrivibile sentire, di immobilità, di trascendenza.

Questa idea luminosa e accecante, è ciò da cui si può trarre energia, passione, bellezza e forza, ed è anche ciò che genera “dipendenza” a mio parere, come “il demone creativo che si trasforma in amante demonio” (tanto per citare un libro che sto leggendo).

La tragicità del pensiero della fine, della carne e del tempo che passa, dell’impossibilità di continuare, la responsabilità di decidere chi e cosa scegliere: questi pensieri sono quelli che sciolgono dall’immobilità della “sehnsucht”.Un sorriso, Elegys

 

MELANIA2 maab,sei incredibile sai che da grande sostenitrice della forza della mente e del pensiero,sto diventando grande sostenitrice della forza del cuore e dell’istinto?

sarebbe opportuno,a volte ,invece di andare in su’,verso la testa ,la mente,l’infinito,che lo dice pure la parola,senza fine ,senza limiti o traguardi;provare ad andare giu’,verso il cuore,verso la terra. se tu premi sulla terra ti rimanda energia,non sprofondi,hai una sorta di rimbalzo,se invece vai verso il cielo,fluttui senza sosta ne riposo.

provare a tornare alle origini,l’acqua,la terra senza farsi tanti condizionamenti. ritrovare le piccole cose che ci fanno star bene,toccare con mano quello che gia’ c’è. toccarlo con il cuore,non con la mente.

siamo nati in natura,non in un ipermercato,dove tutto è condizionato dalla vendita del prodotto,dove tutto è ben messo,dove il prodotto che devi vendere di piu’ in quel momente, è messo alla giusta altezza.

prova a ritornare,alle cose semplici,ai luoghi comuni,apprezza questa maab,che è semplicemente una donna,e tale si deve riconoscere.

se riesci, guarda oltre cio’ che ti sembra di vedere. oltre non significa guardare lontano,ma vedere quello che veramente c’è. un abbraccio forte

 

YANA Ciao, mi sono piaciute le riflessioni e le domande che poni Maab.

Secondo me bisogna distinguere due livelli in questa tendenza alla ricerca di infinitezza.

Uno è “sano”, ed è quello che ricorda Cipa quando parla del “dramma degli uomini” spesso descritto dai filosofi. Credo che questa tendenza sia, come la paura e le altre emozioni e fragilità umane, una caratteristica del genere umano e che in una certa misura sia inevitabile, proprio perchè, secondo me, non è tanto una conseguenza di qualche trauma specifico, ma è implicita nelle fattezze dell’uomo: ne è una sua caratteristica intrinseca, per via della struttura del suo pensiero e di molto altro. Quindi più che sana, la chiamerei una caratteristica “normale”.

L’altro livello è quello patologico, o insano, o distruttivo, che, per vari motivi, è portato all’eccesso e che può condurre a vivere male la vita e i rapporti, incessantemente insoddisfatti, scontenti, irrequieti.

Ovviamente non c’è una linea netta tra i due livelli, ma credo sia importante individuare, se ci sono, i propri aspetti insani della questione ed accettarne invece il lato sano, comune un pò a tutti gli individui e tipicamente umano.

Detto questo, mi ha colpito una frase di Cipa negli interventi iniziali:

“posso risponderti alla luce della mia esperienza che è poco “magico” restare con i piedi per terra. Ma credo che sia la sola strada per un rapporto sano.”

Io credo invece che un rapporto sia veramente sano quando è “magico” pur percepito nella sua dimensione “reale”.

Non so se ho inteso bene le parole di Cipa, ma dal mio punto di vista odierno invece c’è molta magia anche nel restare con i piedi per terra, anzi è proprio quella la vera magia a mio avviso. Riuscire a godere della vita così com’è, senza avere bisogno di rifugiarsi troppo nelle proprie fantasie ed aspettative, è una cosa a volte complicata da raggiungere, ma dona delle sensazioni fantastiche.

Nel suo aspetto sano, questa difficoltà è una delle sfide che la vita e la crescita degli individui presuppongono e a cui è giusto arrivare in un certo senso gradatamente, scoprendo ogni aspetto di questo modo di vivere man mano che si procede nella propria maturità.

Ma se lo stile di vita, specie nelle fasi da adulti, è fortemente legato ad una ricerca spasmodica di “altro”, se non si sa godere delle cose naturali e reali della vita (tutto..rapporti, attimi, come le cose più concrete) allora bisogna rivedere quello che sta alla base delle proprie percezioni.

L’altro giorno ero con dei bambini.

Non avevamo grandi cose a disposizione, apparentemente. Avevamo un prato, l’aria, il sole, una palla e le gambe per poter correre.

Non è per fare retorica, ma abbiamo passato dei momenti davvero speciali ed io mi sono sentita veramente viva solamente perché stavo correndo, giocando e stavo condividendo l’entusiasmo.

Eppure non c’era nulla di paranormale o straordinario in quello che stavamo facendo, in quello che stavo vivendo. Ma era magico e la magia sta nel fatto di riuscire ad apprezzare le cose della vita, anche quelle più semplici, per quelle che sono, godersele, catturarne l’autenticità e farne propria ricchezza. A volte c’è più amore in una corsa o un gioco condiviso che in un rapporto che dura da anni. E’ da questa forma di amore apparentemente inutile ed insignificante che bisogna partire.

In quel momento, come in molti altri, io ero molto di più con i piedi per terra che in tanti altri frangenti, eppure dentro di me sembravo volare.

Non sono costantemente in quello stato d’animo nella mia vita, mentirei.

Ma da quando sto meglio con me ed ho imparato a guardare la vita e le cose che ho sotto un’altra ottica riesco maggiormente e più spesso a gioire della semplicità della vita e a ravvicinare le mie aspettative alla realtà così com’è e come evolve.

Forse riuscire a fare questo in senso assoluto non è possibile, proprio per via dei limiti umani. Ma regalarsi sempre più esperienze di autenticità e lucidità è possibile a mio avviso, senza per questo dover mozzare le proprie sensazioni e le proprie aspirazioni. Anzi, è proprio il contrario.

Per fare questo è, come sempre, necessario, oltre che porsi domande, riavvicinarsi un pò di più a se stessi, anche e soprattutto nel senso di riavvicinarsi alle proprie sensazioni spontanee: tutto questo è racchiusio dentro di noi, dobbiamo solo capire, in modo personale, come fare a riscoprirlo e quindi a percepirlo. Un abbraccio

 

MAAB cara yana, grazie del tuo intervento, ero curiosa di sapere come la pensavi..la cosa paradossale è che il magico e quella tensione verso il desiderare qualcosa che nn si realizza

per me risiede proprio nell’incanto di quella semplicità di cui parli..l’incanto delle piccole cose..di una risata cristallina, di una corsa sui prati, degli occhi di tuo foglio che ti sorridono…di un amore sincero e compassionevole….e sai perchè si trasforma in qualcosa che si allontana ogni volta che pensi di averla afferrata? perchè per qualche strano motivo oggi tutto questo diventa sempre più un miraggio..ed ogni fallimento accresce l’appetito di quel miracolo..ed è allora che s’incorre nel pericolo di idealizzare chiunque, anche se stessi, pur di avere un raggio di quel sole! Infatti, chissà perchè il primo grande amore resta sempre il migliore..perchè ci è arrivato addosso senza il nostro intervento..senza idealizzazione..senza quel senso di mancanza che le delusioni successive hanno creato. E allora si capisce bene perchè è necessario restare soli e ritrovare quella purezza di accogliere senza vincoli un nuovo amore..bisogna resettare il sistema perchè funzioni ben..come in origine..vicini a quella fonte di piccole e semplici cose!

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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AMORE NON CORRISPOSTO

Amare l’amore più dell’oggetto dell’amore, amare la passione per se stessa, dall’amabam amare di Agostino fino al Romanticismo moderno, significa amare e cercar la sofferenza. Amore-passione: desiderio di ciò che ci ferisce e ci annienta con il suo trionfo.

…Perchè a qualsiasi altro racconto preferiamo quello d’un amore impossibile? Proprio perché ci piace bruciare ed essere coscienti di ciò che brucia in noi.

…Ciò che essi amano è l’amore, è il fatto stesso di amare. (…) Tristano ama di sentirsi amato ben più che non ami Isotta la bionda. E Isotta non fa nulla per trattenere Tristano presso di sé: le basta un sogno appassionato. Hanno bisogno l’uno dell’altro per bruciare, ma non dell’altro come è in realtà; e non della presenza dell’altro, ma piuttosto della sua assenza.

…L’amore felice non ha storia. Romanzi ne ha dati solo l’amore mortale, cioè l’amore minacciato e condannato dalla vita stessa.

…Così abbiamo visto che Tristano ama Isotta non già nella sua realtà, ma in quanto essa desta in lui l’arsura deliziosa del desiderio. L’amore-passione tende a confondersi con una esaltazione narcisistica

…Chiamerò libero un uomo che possiede se stesso. Ma l’uomo della passione, al contrario, cerca di essere posseduto, spogliato, gettato fuori di sé medesimo, nell’estasi.

…il fatto che il desiderio sia o non sia soddisfatto, non cambia niente. La passione, una volta dichiarata, pretende molto più che la soddisfazione, vuole tutto e soprattutto l’impossibile: l’infinito in un essere finito.

De Rougemont “L’Amore in Occidente”

“I momenti migliori dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai perchè, e quasi ti rassegni riposatamente ad una sventura… e non sai quale”.

Sono queste le parole che danno inizio al cortometraggio intitolato “Il sorriso di Diana”.

Un cortometraggio molto originale che può rappresentare un amore non corrisposto o imposssibile. La storia infatti, racconta l’amore di un ragno per una donna, che diventa subito metafora di tutti gli amori non corrisposti, impossibili. Diana, la protagonista, entra nella sua nuova abitazione. Un grande appartamento dominato da disordine e sporcizia, ma è proprio questa sua decadenza ad interessarci. Si ritrova a telefona con la sua migliore amica, a parlare di Fabio, il suo nuovo fidanzato. Dal tono di voce e dalle sue riflessioni, si capisce che quello non è il suo vero amore. Viene da chiedersi se Diana avrebbe mai trovato quell’amore che desiderava tanto. E che come sentiamo dalla voce fuori campo, quell’amore forte a tal punto da rimpicciolire l’universo e trattenerlo in un battito di cuore. Arriva il momento in cui vediamo il piccolo ragnetto (Agenore), che scappa insieme ai suoi amici, dalle setole nere di una scopa. Diana infatti è impegnata nelle pulizie, ma queste semplici operazioni di riordino, per gli insetti significano pericolo e morte. Aiutandosi con un insetticida spray, riesce ad uccidere alcuni scarafaggi. Fino a quando impugnando uno zoccolo, si ritrova faccia a faccia con Agenore. Sta per colpirlo, ma squilla il telefono. Impeganata nella sua opera si ferma, non lo uccide, in fondo un piccolo ragnetto porta anche fortuna.
Agenore incapace di muoversi rimane nella vasca tutta la notte, lui, il più coraggioso di tutti, si sente spento, devastato, inutile. E non fa altro che porsi delle domande. Perchè? perchè non mi ha ucciso? cosa vuole da me?
Nella sua testa non ci sta altro che il viso di Diana, i suoi occhi, il suo sorriso. Cerca una risposta a tutte quelle domande, e dentro di se la trova: Si era innamorato.
Mentre la ragazza mangia dell’uva, dal grappolo sfugge un acino, questo rotola proprio accanto ad Agenore, che crede sia un omaggio. Così, decide di ricambiare uccidendo uno scarafaggio.
Mentre Diana sta dormendo, lui posiziona l’insetto sul cuscino vuoto, e correndo senza farsi scoprire, attende il risveglio. Immagina Diana felice, contenta del regalo, ma non fa altro che avere una delusione. Infatti, quando apre gli occhi, un enorme urlo urta contro le pareti della stanza.
L’insuccesso di quella notte lo turba profondamente, e incomincia a pensare che ci doveva essere pure un modo, una maniera per comunicare alla ragazza. Per dire che era lo stesso sentimento a muovere entrambi. Ma tutto questo pensare, viene interrotto dalla realtà “nuda e cruda”. Una di quelle sere, Diana invita Fabio a cenare nella sua nuova casa. Stesi sul divano incominciano a baciarsi. Agenore li osserva, ancora una volta incapace di muoversi, poi si decide, va a morire fra le sue braccia. Si avvicina velocemente. Nel frattempo, sul divano, Fabio si è alzato e si sta slacciando la camicia. Agenore è ai piedi del divano e sale sui suoi pantaloni. Fabio nota qualcosa. Una manata secca e subito dopo il movimento dell’uomo che schiaccia.
Questa è la chiusura del cortometraggio, in cui Agenore, il più grande tessitore, cede spazio all’amore, e per quest’ultimo muore.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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