| SONO
ANCORA ALLA RICERCA DI ME' STESSA
 |
Gentile
Dott. Cavaliere,
ho 43 anni e sono la più piccola di 4 figli...prima di me ci
sono due sorelle più grandi e c'era anche un fratello da cui
mi dividevano 8 anni di differenza ma col quale avevo una forte intesa...
Di lui conservo dei ricordi ormai sbiaditi...Purtroppo, è stato
proprio quello più TERRIBILE a rimanere indelebile nel tempo,
nel cuore e nella mente: il suo suicidio. Quando si tolse la vita io
avevo solo 11 anni.Pochi ma abbastanza per capire che quella tragedia
avrebbe segnato me e la mia famiglia, per il resto della nostra esistenza.
Data la mia giovane età all'epoca, non sapevo di cosa soffrisse
precisamente ma era abbastanza evidente che fosse una persona fragile,
insicura e depressa. I miei mi hanno sempre tenuta all'oscuro circa
il disturbo di cui soffriva. Forse, non lo avevano capito neanche loro...l'ho
capito io, invece, adesso che sto ripercorrendo le orme del suo stesso
destino...Era innamoratissimo di una ragazza che non lo rendeva felice
e che lo lasciò, con la motivazione di non voler sprecare la
sua vita con uno che marchiò freddamente come un "malato
di mente"...L'essere stato discriminato in maniera cosi' brutale
proprio dalla persona cui teneva di più al mondo e che aveva
difeso oltre ogni limite, deve averlo ferito e umiliato in maniera inimmaginabile.
Probabilmente, fu questo il motivo scatenante che lo spinse a compiere
quel gesto estremo... Da quella maledetta notte in cui si gettò
nel vuoto, anche la spensieratezza della mia fanciullezza è volata
via con lui per sempre, lasciando dentro me un vuoto che mai si colmerà...Tra
l'orrore del suo corpo fracassato sul marciapide allagato di sangue
e le urla strazianti dei miei genitori, il CHIASSO del mio...silenzio.
Ero impietrita, incapace di piangere o parlare... Mi sono ritrovata
"grande" di colpo, catapultata in un mondo fatto solo di DOLORE,
MORTE e DISPERAZIONE impressi nella mia coscienza con la stessa irruenza
di un marchio a fuoco. La solitudine e l'incomprensione avevano reso
il mio povero fratello vittima di un'illusione: il pensiero di "liberare"
della sua presenza quelle stesse persone care che non lo avevano compreso
e per le quali il suo problema era diventato un fardello troppo duro
da sopportare... Adesso quel fardello è diventato il mio, che
ancora oggi pago i risultati di una famiglia "normale", solo
in apparenza...Mio padre era ossessionato dal suo lavoro in cui concentrava
tutte le sue energie, comprese quelle che avrebbe dovuto dedicare alla
famiglia, ai suoi figli, nella smaniosa voglia di riscatto da un precedente
crac finanziario subito dalla sua famiglia di origine. Mia madre, invece,
è sempre stata una donna dedita all'accudimento dei figli ma
schiava di mille insicurezze che mi ha trasmesso in toto e con scarsissima
stima di sè in quanto del tutto sottomessa al marito da cui non
è mai stata amata. Fra loro due, la figura autorevole di una
sorella maggiore che non ha mai accettato la mia presenza e che, per
gelosia nei miei confronti, mi ha sempre oppressa, fatta sentire inferiore
a lei, screditandomi agli occhi degli altri pur di soddisfare la sua
smania di protagonismo nell'ambito della famiglia. Da piccola, qualunque
cosa io facessi o dicessi le risultava inevitabilmente SBAGLIATA e bastava
un solo suo sguardo di disappunto per farmi raggelare il sangue nelle
vene...All'età di circa 9 anni sperimentai anche la dolorosa
esperienza dell'abbandono, quando i miei mi mandarono per lungo tempo
in vacanza da una zia che conoscevo a malapena, residente in un posto
molto lontano dal mio. A nulla valsero, allora, il profondo disagio
che provavo e il desiderio di tornare a casa. Ho vissuto la mia adolescenza
e la successiva giovinezza, trascinandomi dietro un mal di vivere che
mi ha portato a isolarmi dal mondo, rimanendo sempre chiusa in casa
e concentrando nello studio tutte le energie di cui ero capace. Di quel
periodo, ricordo un episodio, in particolare, avvenuto subito dopo la
tragica scomparsa di mio fratello, ad opera della mia "amica del
cuore" di allora. Lei mi introdusse nella sua comitiva di cui faceva
parte anche un ragazzo del quale mi innamorai perdutamente fin dal primo
momento in cui lo vidi... il classico "colpo di fulmine",
insomma!!! La mia prima "cotta" fu qualcosa di indescrivibile
per una come me "abituata" a tanto dolore...Avevo la sensazione
di sentirmi abbagliata da una luce che veniva finalmente a rischiarare
le tenebre in cui ero stata immersa, fino a quel momento. Mi sentivo
come RINATA. Stavo tornando a riassaporare quel "gusto della vita"
che avevo ormai dimenticato e, forse, mai conosciuto...
Anche la mia "amica" si accorse di quel mio improvviso cambiamento
ed io le rivelai il mio segreto, facendole promettere che rimanesse
tale, per pudore, per timidezza ma anche perchè lui non sembrava
affatto interessato a me. Un giorno, contro ogni mia aspettativa, vidi
venirmi incontro proprio il ragazzo per il quale avevo perso la testa.
Mi propose di uscire con lui...Io accettai ben volentieri, anche se
non riuscivo a capire questo suo improvviso interesse nei miei confronti....Inutile
dire quanto mi sembrava toccare il Cielo per quel SOGNO che sembrava
realizzarsi! Invece, prima che me ne rendessi conto, lo vidi trasformarsi
in un INCUBO, quando mi fu rivelato che si era trattato solo di uno
"scherzo di comitiva"...La mia cara "amica", cosi'
consapevole della mia triste situazione familiare, aveva pensato bene
di divertirsi alle mie spalle facendo stracci della mia fragilità
e facendomi diventare lo zimbello di tutta la Scuola...E' stato come
se mi avessero violentato l'ANIMA... Dal Paradiso sono ripiombata nel
mio "familiare" INFERNO e, da quel momento, ho perso definitivamente
la fiducia nel prossimo e la stima di me stessa...
Le successive relazioni interpersonali sono state una dolorosa sequenza
di insuccessi e di amori non corrisposti. A causa della mia assoluta
incapacità di amarmi, sono sempre stata convinta del fatto di
valere ben poco e di meritare altrettanto dagli altri.
Solo dopo molto tempo ho capito che CHI NON AMA SE' STESSO...NON PUO'
ESSERE AMATO DA NESSUNO, forse nemmeno da...DIO."Ama il prossimo
tuo COME te stesso", ordina il 2° Comandamento ed io, sebbene
molto credente, ho "violato" questa legge divina, interpretando
quel "COME" in un "PIU' DI ME".
E cosi', con questa errata consapevolezza mi sono accontentata delle
"briciole" che gli altri erano disposti a darmi, in cambio
dell'esagerata attenzione che, al contrario, riversavo su di loro.
Di uno, in particolare, ovvero di colui il quale sarebbe poi diventato
mio marito, ho accettato persino il disamore, la glacialità tipica
di un anaffettivo quale lui è, del tutto incapace di manifestare
sentimenti per nessuno se non per...se' medesimo.
Anche lui ha vissuto un'infanzia difficile, trascorrendola gran parte
in totale assenza di entrambi i genitori che, x motivi di lavoro all'estero,
lo lasciarono alle cure della nonna e della zia "di turno",
dalla tenera età di 1 anno fino ai 7 anni, circa.
Il disagio psicologico che è derivato da questa situazione è
facilmente deducibile, anche sotto l'aspetto dell'identificazione sessuale...Fin
dall'adolescenza, infatti, lui ha avvertito delle tendenze "omosessuali"
che, però, non ha mai avuto il coraggio di accettare. Rifiutava
l'idea di essere "gay", anche perchè si sentiva attratto
anche dal sesso opposto. Quando mi accorsi di questi suoi ambigui atteggiamenti,
lo spronai a guardare in fondo a sè stesso per capire COSA intendesse
fare della propria vita...Lo lasciai completamente libero di prendere
le sue decisioni, senza alcun condizionamento da parte mia.Desideravo
soltanto la SUA felicità, anche a costo di sacrificare...la mia.
Ma lui scelse di stare con me.Ed io credetti alla veridicità
dei suoi sentimenti nei miei confronti pur non provando mai la sensazione
di sentirmi veramente desiderata da lui...
MAI una carezza, una parola d'amore, un complimento...NIENTE!!!Al contrario,
la sua freddezza ha sempre alimentato in maniera esponenziale le mie
insicurezze, il mio bisogno d'amore e di approvazione...
Sembrava fare l'esatto opposto di ciò che mi aspettavo da lui,
non perdeva occasione per farmi sentire inadeguata...Ed io l'ho lasciato
fare, convinta del fatto di non essere abbastanza "degna"
da MERITARE le sue attenzioni, il suo amore...
Quanto più detestavo me stessa, tanto più mi sentivo attratta
da lui...Non esisteva NULLA al di fuori di lui e, soprattutto, ignoravo
ME STESSA, la MIA VITA che stava avviandosi verso il suo totale annientamento...
Giustificavo ogni sua grave mancanza autocolpevolizzandomi e sono arrivata
ad accettare offese molto gravi che avrebbero indotto a reagire con
decisione qualsiasi donna "normale" al mio posto...
Mi sono sentita ripetere frasi del tipo: "Piuttosto che fare l'amore
con te, preferisco farmi le...""Nessun uomo potrebbe desiderarti..."
Non avrebbe potuto umiliarmi più di cosi'...Ma io, pur di non
perderlo, ho fatto finta di ignorare queste pugnalate anche se hanno
calpestato la mia dignità e alimentato una RABBIA infinita dentro
me...
Ma, sicuramente, lo sbaglio più imperdonabile l'ho commesso nel
momento in cui ho concepito una figlia con lui...
E' arrivata, desideratissima, dopo ben 8 lunghissimi anni di sofferente
attesa, dovuta anche alla scarso numero di rapporti sessuali consumati
con mio marito, della cui precarietà mi sono sempre assunta tutte
le responsabilità, comprese le sue...
L'aver realizzato il sogno di creare una nuova vita sembrava rappresentare
la "panacea" che avrebbe risolto tutti i nostri problemi e,
invece, la situazione è precipitata ogni giorno di più...
Siamo sposati da quasi 15 anni ma, di fatto, viviamo da circa 3 come
"separati in casa" (anche se non ufficialmente) e, tra di
noi, la comunicazione si è del tutto interrotta, pur non impedendoci
di svolgere serenamente il nostro ruolo di genitori e dare cosi' alla
nostra bambina la consapevolezza di vivere in quella famiglia di cui
ha diritto e bisogno.
Ma sarei falsa se affermassi che la presenza della bambina è
l'unico motivo che ci ha tenuto ancora insieme.
Da parte sua, la scelta di non separarsi è anche dettata dalla
"comodità" che questa situazione gli conferisce...Sta
fuori praticamente quasi tutto il giorno, rientra solo per mangiare
e pernottare...
Da parte mia, invece, esiste solo da poco tempo la consapevolezza di
essere DIPENDENTE da lui, non solo economicamente (non lavoro) ma anche
e soprattutto emotivamente, che è molto più grave...
Ho persino commesso l'errore di parlargli apertamente di questo mio
"disturbo di personalità" ma, al posto della sua comprensione,
ho ottenuto solo il suo ennesimo rifiuto, mi sono resa vulnerabile ai
suoi occhi, facendolo sentire autorizzato a "dipingermi" come
una psicopatica...
Mi ha detto di essere disposto SOLO ad ascoltarmi e di come, in realtà,
non avesse mai avuto la seria intenzione di condividere la vita con
qualcuno...
So
che DEVO assolutamente uscire da questa situazione anche se non so ancora
come....
Vivo nella costante angoscia di dover sperimentare, prima o poi, la
solitudine più grande: l'assenza da..sè stessi.
Quell'inquietante sensazione di vedere ogni cosa perdere di significato,
la paura di vivere un futuro che appare ancora più ostile del
presente...
Ma, ciò che mi pesa più d'ogni altra cosa, è il
terrore di deludere mia figlia, di leggere anche nei suoi occhi quella
disapprovazione che conosco fin troppo bene...
Sento crescere dentro di me la voglia di dire BASTA, il coraggio di
ammettere il diritto di VIVERE la mia esistenza anche se continuo a
cadere nella trappola dei miei continui ripensamenti, usando l'arte
del rinvio...
A
fronte di una sua possibile relazione extraconiugale di cui sto venendo
a conoscenza proprio in questi giorni, credo di non poter più
rimandare la separazione e la cosa, purtroppo, mi getta nel panico.
Pur avendo già intrapreso da un po' di tempo un distacco emotivo
nei suoi riguardi, ho l'impressione di veder amplificato il doloroso
percorso della separazione che mi spetta, mi sento ancora troppo fragile
per compiere un passo divenuto ormai inevitabile...Senza contare i sensi
di colpa che mi affliggono al pensiero di dover coinvolgere, mio malgrado,
anche mia figlia in questa decisione e del dolore che non potrò
risparmiarle quando si renderà conto di non poter più
godere di quel senso di protezione che deriva dalla convivenza con entrambi
i suoi genitori.
Vorrei
solo riuscire a vivere, un giorno, in pace con me stessa, senza più
chiedere a NESSUNO il permesso di farmi respirare...
Mi chiedo se ciò sia mai possibile se, a 40 anni suonati, sono
ancora alla ricerca di ...me stessa.
La
ringrazio infinitamente per questo sito che dà voce al dolore
interiore e la saluto cordialmente. Commenta
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