SPINGERE L’AMORE OLTRE IL LIMITE

Qualcosa nel tuo modo di amarmi non mi dà pace
Non voglio essere una tua prigioniera
Quindi baby voglio che tu mi liberi
Basta giocare con il mio cuore
Termina quello che cominci
Quando tu fai spegnere il mio amore
Quando tu vorrai fammelo sapere
Baby fammelo capire
Tesoro non divertirti

Prova solo a capire, io ho dato tutto quello che potevo
Perchè tu hai il meglio di me

Coro:
Oltre il limite, mi sembra di impazzire
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Continui a spingermi baby
Sai che non so più cosa pensare?
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Qualcosa nei tuoi occhi mi sta prendendo in giro
Quando sono nelle tue braccia tu mi ami
Così tanto che me ne dimentico

Ma poi tu mi riprendi, quando io mi guardo attorno
Baby non riesco a trovarti
Basta allontanarmi da te, voglio restare
Ho qualcosa da dirti

Prova solo a capire, io ho dato tutto quello che potevo
Perchè tu hai il meglio di me
(coro)

Continui a spingermi baby
Sai che non so più cosa pensare?
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Guarda come mi ha ridotto il tuo amore
Andiamo baby lasciami libera
Continui a spingere il mio amore oltre il limite
Mi fa così male, penso di impazzire
Come posso farti capire?
Continui a spingere il mio amore oltre il limite

Continui a spingermi
Continui a spingermi
Continui a spingere il mio amore
Andiamo, baby
Andiamo, caro, yeah

La canzone BORDERLINE di MADONNA esprime in maniera significativa la tendenza di taluni soggetti a spingere il proprio amore oltre ogni limite su richiesta del partner.

Nel campo della dipendenza affettiva tale limite viene infranto costantemente infranto ogni volta in una spirale senza fine. Ciò avviene sopratutto quando la relazione è con soggetti affetti da disturbi di personalità come i borderline ed i narcisisti.

Nella canzone di Madonna si richiede all’altro di fermare tale spirale ma nella realtà ciò non è possibile perché l’altro vuole proprio tale dinamica e tende, conseguentemente,  a mettere continuamente alla prova la relazione.

Solo con un percorso di profonda consapevolezza di tale dinamica affettiva e di successivi tentativi di superamento è possibile uscirne.

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

I MIEI FIGLI VOGLIONO UNA MAMMA NORMALE (discussione tratta dal forum)

Ho 50anni ,sono mamma e ora anche nonna; sono sarda e vivo il legame affettivo con i figli con un po di conflitto: non per il giudizio che gli altri possomo esprimere verso le mie azioni,quanto per le risposte che quelle azioni producono sui figli.E’ come se non sapessi mai che cosa è meglio fare,non solo per loro ,ma per me stessa: il messaggio è chiaro? che messaggio sto dando? quanto sono egoista?io vi dico che quando ho iniziato a dire ai miei figli: “d’ora in poi vi occuperete del vostro letto”, poi ” d’ora in poi vi occuperete della vostra stanza”, “d’ora in poi vi occuperete della vostra biancheria”, e per finire “d’ora in poi vi occuperete della vostra cena”,ho vissuto momenti di timore come se provassi un non amore verso i miei figli quasi fossi cattiva nei loro confronti,ma contemporaneamente mi dicevo :”devono imparare a gestire poco per volta la loro vita,anche perche’ prima di tutto devono imparare ad essere autonomi e poi anche indipendenti, e : se io non ci fossi ?.e pero allo stesso momento mi chiedevo se non stessi esagerando.Comunque la cosa è andata avanti, i miei figli vorrebereo UNA MAMMA NORMALE . sembra una non dipendenza affettiva ma secondo me lo è ma senza sfiorare la malattia, altrimenti non mi porrei la domanda sul mio egoismo.Far fare loro le cose loro mi ha donato quello spazio che prima non avevo perche’ impegnata quasi 24 ore su 24.Preciso che quando ho messo in campo cio che ho descritto ,una figlia aveva 16 anni e gli altri 12. grazie a chi ha creato questo forum
difficile risponderti, specialmente per chi, come me, è figlio ma non genitore……… secondo me nei rapporti tra genitori e figli c’è un aspetto materiale e uno affettivo…. tu hai deciso che dal punto di vista materiale i tuoi figli devono essere più indipendenti possibile.. e questo mi sembra anche una cosa positiva…. ma dal punto di vista affettivo ? … con la scusa che devono essere indipendenti sei anche assente dal punto di vista emotivo ? li allontani materialmente per non averli vicini sentimentalemente ?
secondo me è questo che dovresti chiederti, come sono emotivamente verso i miei figli ? loro vogliono una mamma normale nel senso che vogliono qualcuno che cucina e lava il bucato o vogliono una mamma che li ami ? nel primo caso forse hai più ragione tu, nel secondo loro…….. spero di esserti stato utile almeno un pochino ciao Enrico

Ciao, io sono ancora solo figlia ma se avessi dei figli vorrei abituarli fin da piccoli come hai fatto tu!
Renderli autonomi non significa togliere loro qualcosa, ma renderli migliori!
Nella mia famiglia io e mio fratello siamo stati cresciuti ed educati in maniera differente perchè lui maschio ed io no che scemenza!
Io però nonostante tutto non ho mai provato gelosia ho un rapporto molto tranquillo con entrambi ma ho giurato a me stessa che un giorno quando avrò dei figli saranno uguali e dovranno fare le stesse cose dovranno diventare responsabili, l’unica cosa che cercherò di dare loro sempre sarà il mio appoggio, e il mio amore! Per il resto vorrei essere esattamente come te! saluti lella

ciao lella e grazie per cio che mi dici,nonostante tutto fa sempre piacere(è come ricevere un coccola)sapere che c’è chi condivide e comprende cio che faccio.pergiunta da una figlia ,mi fa ancor piu tenerezza e mi sono commossa.a volte è difficile capire i figli anche perche si sta vivendo oggi una realta molto ma molto diversa da queela che posso aver vissuto io.non cambiano solo le cose che i figli possiedono, cambia sopratutto il modo di relazionarsi con le persone in genere.anch’io ho vissuto il gruppo, la forza del gruppo,l’appartenenza ad una ideologia,ma ci si chiedeva fra noi cosa volevamo fare come ,partire ,scoprire il mondo. oggi ,spero di sbagliarmi,io non riesco a sentire l’entusiasmo per la scoperta,la voglia di andare,vedo piuttosto un attaccamento esagerato per pc e tv, e una mancanza di sogni;sognare è ed era per me lo stimolo ad andare avanti,spingersi oltre le regole,con l’incoscienza e l’irresponsabilita che trovo sano si debbano vivere.oggi si confonde tutto, la voglia di non fare niente perche tanto c’è mamma che ti mantiene,passa come depressione da mancanza di lavoro(io non ci credo,ma questa discussione è molto piu ampia per farmi capire in poche righe) e poi i ricatti morali(mi sento diverso dagli altri)e quantaltro ti viene in mente,e io a spiegare a cercare di far capire che non è importante avere 5 paia di scarpe o la giacchina firmata o gli occhiali con la doppia stanghetta, che è importante la persona per quello chè ,per la sua disponibilita,per il suo sostegno,per l’essere presente quando un amico ha bisogno di te ma,girala come vuoi i miei figli vogliono una mamma normale,di quelle forse che sono sempre presenti tutte le volte che loro ne hanno voglia anziche dire : ” voglio leggere questo libro,per favore un po di silenzio”oppure far chiedere loro se una reazione da parte di un amico si è determinata per una loro azione nei suoi confronti, e loro a dirmi che io metto sempre in discussine loro e mai gli altri e……ti giuro,i figli sono una meraviglia, ho giacato con loro,ho sofferto con loro,ho gioto con loro, e non mi pento neppure un attimo della scelta che ho fatto,ma ,ti giuro, a volte sono sfinita,ancora adesso ,quando vado a dormire non posso fare a meno di dare uno sguardo dentro la loro stanza e mi sento gli occhi riempirsi di lacrime, e pensare ,nonostante tutto per ,oro è comunque difficile ,e io devo aiutarli a essere forti in questa società/giungla. ti abbraccio forte e spero e ti auguro tu possa realizzare i tuoi sogni

TESTIMONIANZE PROBLEMATICHE AFFETTIVE VERSO I GENITORI

“I vostri figli non sono figli vostri. Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e benchè vivano con voi non vi appartengono. Potete donare loro amore, ma non i vostri pensieri: essi hanno i loro pensieri. Potete rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno. Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi: la vita procede e non s’attarda sul passato. Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinchè le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’arciere; poichè come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.” KHALIL GIBRAN

 

HO SEMPRE CERCATO L’AFFETTO DI MIA MADRE

Salve mi chiamo Sabrina ed ho 29 anni. Per la prima volta oggi ho letto alcune storie in questo sito e mi è venuto da piangere perché mi ritrovo un pò in ognuna di esse. Cioè per capire meglio bisogna partire da mia nonna… La mia è una famiglia unita per certi versi io voglio bene a loro ma allo stesso tempo provo una rabbia infinita. Tutto inizia da mia nonna o almeno così è per i miei ricordi. Mia nonna è una despota, lei non da affetto o almeno lo da a modo suo cioè tramite i beni materiali, pensa che cucinare, lavare o stirare sia segno di affetto.. Non che dispiaccia ma non è sicuramente affetto.Sta di fatto che questo modo di fare si è trasferito su mia madre e mia madre lo ha fatto a me. Ho una sorella più grande di 3 anni ma lei non è trattata allo stesso modo ed è lo stesso tipo di relazione che vedo tra mia madre, mia nonna e mia zia. Non che mia nonna sia molto affettuosa con mia zia ma sicuramente lo è di più che con mia madre e la stessa cosa accade tra mia madre, mia sorella e me. Oggi ripensavo al perché mi sento rifiutata e sono risalita ad una cosa che mi disse mia madre quando ero piccola, io sono nata 29 anni e 2 giorni dopo il suo compleanno. Il giorno del suo compleanno lei doveva andare a cena fuori con papà ma il dottore la ricoverò perché dovevo nascere a breve e mia madre mi raccontò che pianse perché non voleva andare in clinica il giorno del suo compleanno. Io mi ricordo che le chiesi “mamma ma non eri felice che stavo per nascere io?” lei mi rispose “sì sì” ma non lo disse conconvinzione. Sono cresciuta con la convinzione di essere sbagliata io, di aver fatto qualcosa di male. Tra l’altro mia nonna ha sviluppato un metodo perverso di far sentire in colpa le persone esempio se uno va fuori a cena per lei è una cosa abominevole, perché lei cucina per tutti (mia nonnna abita al piano di sotto), è stata e sarà sempre invadente nella nostra vita, non ha rispetto della privacy della nostra famiglia e questo tipo di metodo perverso l’ho visto anche fare a mia madre proprio su di me…io ero e sono la pecora nera. Mi sarebbe piaciuto andare all’estero a studiare l’inglese ma mia madre mi ha fatto sentire in colpa. Diceva che il la facevo sentire una cattiva madre perché volevo imparare a gestirmi da sola. Con l’andare del tempo il nostro rapporto è peggiorato.. io mi sento sempre sotto accusa da parte sua, mi sento sempre mortificata. Mi rendo conto che anche io ho fatto degli errori, ma chi non li fa? Mi rendo conto che quando si è più piccoli non si pensa al futuro alle cose; in passato ho fatto l’errore di non mettermi nulla da parte però piano piano son riuscita a capire che era ora di fare qualcosa per me, mi sono messa da parte dei soldini ed ho dato l’anticipo per la mia macchina nuova. La cosa che mi dispiace é che lei non mi ha incoraggiato dicendomi “ok hai capito il nostro insegnamento per il futuro” ha puntato il dito urlandomi contro “no non hai capito un tubo se avessi inziato anni fa a quest’ora potevi comprartene 3 di macchine”. Sicuramente ha ragione sul fatto che io ho sbagliato ma mi sembra di aver fatto un miglioramento…ma a lei non basta mai.. Io per lei non sono abbastanza brava, non sono abbastanza intelligente, non sono abbastanza carina, sono una fallita perché ha 29 anni non sono sposata mentre lei alla mia età aveva già due figlie ed inoltre il fatto di avere un lavoro a tempo determinato per lei è un conferma di ulteriore fallimento, io sono una perdigiorno, una cattiva ragazza perché mi piace uscire la sera mentre le brave ragazze escono solo il sabato e con i propri fidanzati.Ho fatto due anni di psicoterapia dopo un periodo di forte depressione, un periodo in cui avevo tentato il suicidio, ed un pò della mia autostima è migliorata, il mio distacco da lei è parzialmente avvenuto anche se quando litighiamo riaffiora tutta la rabbia che ho. So di valere, non è vero che sono una pecora nera, solo perché mi piacciono delle cose diverse dalle sue non significa che siano sbagliate ma mi rendo conto che non sono riuscita a staccarmi completamente. Il mio corpo è spaccato a metà. Ho problemi con l’alimentazione e non solo, mangio soprattutto quando sono nervosa, mangio per sopperire a quella mancanza di cui soffro, quelle rare volte che stiamo in pace lei mi compra le cose ed io dentro di me penso che invece vorrei un semplice abbraccio.Mangio per spegnere quell’ansia che mi avvolge perennemente, mi sveglio la mattina col cuore a 3000, faccio fatica a respirare, mi sento spesso stanca ed ho delle vampate di calore improvvise. Nel giro di un anno ho messo su 20 kg e mi sono rinchiusa in me.Da un mese a questa parte ho deciso di rimettermi a dieta sono andata da un dottore che mi sta seguendo anche se penso che per guarire il fisico prima bisogna guarire l’anima. Cioé in parte mi rendo conto di aver fatto dei progressi, che so di valere, che so di non essere come mi dipinge lei, so di meritare, so che ho dei difetti e che si possono migliorare ed in fondo penso dio disse “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, ma non penso di essere un mostro allora perché ogni volta che litighiamo si attiva quel meccanisco perverso capace di annullare le mie difese e di farmi sentire una nullità? Solo dopo che sfogo la mia rabbia riesco a vedere le cose con lucidità e a dire a me stessa no non è così oppure ok ho sbagliato ma posso rimediare… perché lei punta sempre e solo il dito senza vedere un minimo di buono di bello? In vita mia mi sono sempre sentita inferiore, mia sorella era più brava, era più bella, più intelligente, lei frequentava il liceo mentre io solo un istituto tecnico. Ed ora? Ora lei è sposata da 10 anni, hanno adottato un bambino che adoro ma di cui allo stesso tempo sono gelosa perché lei da a lui tutte le attenzioni e tutte le gratificazioni di questo mondo. Si sono gelosa di mio nipote. Io non mi reputo una fallita perché non ho un figlio, sinceramente non mi sento pronta ad avere una famiglia o forse ho semplicemente paura che il rapporto perverso si possa ripetere, sta di fatto che sono incappata come tutti in storie amorose in cui io davo pur di essere accettata perché dentro di me pensavo dare = ricevere, invece non è così. Ho sempre cercato l’affetto di mia madre in altre persone e quindi i rapporti con l’altro sesso erano un disperato bisogno di affetto, da quando sono andata in psicoterapia sono riuscita ad amarmi un pò di più e a non traslare sui rapporti amorosi la mancanza di affetto di mia madre, ma ancora oggi ho difficoltà col cibo, sto seguendo la dieta ma a volte ho dei raptus di fame notturna ed inoltre quest’ansia terribile che non mi lascia mai. Insomma come posso fare ad avere un rapporto più sereno con me stessa? Come faccio a tagliare definitivamente questo cordone ombelicale? Grazie mille e scusate per le troppe parole

MARITO E PADRE

Gianluca Età: 25 Sono un ragazzo di 25 anni e mi sento molto legato all amia famiglia. Mio padre (65 anni) però sta diventanto sempre più nervoso, litiga sul lavoro e con amici ma soprattutto in casa. Mio fratello lavora con lui (ed è un ottimo ragazzo) ma quello che fa non va mai bene, dice anche alla gente che non è capace di lavorare e non impara niente. Inoltre da quando si è sposato mio fratello non ha mai accettato sua moglie (lei ha sì più carattere di mio fratello ma posso garantire è una bravissima ragazza) dicendo che lui fa tutto quello che vuole lei. Con me si arrabbia per cretinate, l’ultima volta davanti ad amici di famiglia, rinfacciandomi che ho più dei miei amici ecc… Io non ho nessun vizio, non sono mai stato richiamato, non ho mai avuto problemidi nessun genere, non vesto firmato e non sono spendaccione e spesso quando sono in discoteca, a 25 anni, devo chiedere ai miei amici di tornare a casa per paura di tornare troppo tardi ed essere richiamato. Ad essere sincero sono arrivato al punto che devo fare le cose prevedendo di che cosa si potrà lamentare di lì a poco perché non gli va mai bene nulla, e non è un bel vivere. Ma la cosa tragica è che ad ogni litigio accusa mia madre, dice che noi non gli portiamo rispetto per colpa sua, se facciamo una cosa che non gli va bene è colpa sua…e noi non facciamo mai nulla di male, e mia madre è una santa perché manda giù in silenzio tutto quello che dice. Ultimamente sta andando inpensione e, credo, gli roda anche il fatto che io e mio fratello siamo diventati autonomi, non abbiamo bisogno di lui, se si litiga, neanche per isoldi. Lui è sempre stato felice del fatto di essere indispensabile per tutto (mia madre non lavora) e ad ogni occasione ci rinfaccia il fatto di essere benestante. E quando litighiamo è arrivato al punto di dire che vogliamo che muoia (ha avuto problemi di cuore e quando si litiga si infuria letteralmente). Ad ogni modo ultimamente è diventato sempre più difficile portare pazienza, si arrabbia per tutto e minaccia di andare a stare via (ha investito in unappartamento da restaurare per farne una compra-vendita e minaccia di andare a stare là. Ho pensato che potesse avere un’amante… in passato può darsi che abbia avuto qualche scappatella, ma negli ultimi anni è uscito sempre meno la sera e adesso non esce quasi più…non so quindi dire…Io non so che fare, se fregarmene o cosa, vorrei solo che fosse sereno e non avrebbe nulla da lamentarsi: non ci sono problemi economici, ha una moglie perfetta e 2 figli che sono bravi ragazzi e che non hanno mai dato problemi…

DIPENDENZA AFFETTIVA VERSO MIA MADRE

Caro Dottore, sono un paio di giorni che sono venuta a conoscenza del vostro sito e del vostro lavoro. Ho 36 anni, sono un’insegnante di scuola media e mi sto specializzando nel sostegno ai ragazzi diversamente abili. Credo, anzi ne sono sicura, di soffrire di dipendenza affettiva, prima di tutto nei confronti di mia madre. Sono l’ultima di 4 figli, nata quando mia madre aveva quasi 40 anni, e nata nel periodo in cui mia madre veniva a conoscenza di una situazione lavorativa ed economica a dir poco disastrosa di mio padre.
Ho risentito fortemente, fin da piccolissima, del fatto che, “se se ne fosse accorta prima, non avrebbe concepito il terzo figlio”.
Sono cresciuta in maniera triste, ricordo il mutismo e lo stato di tensione dei miei, mio padre a volte urlava, mia madre piangeva in silenzio, la vedevo tutta rossa in viso e, se chiedevo spiegazioni, mi si rispondeva in maniera evasiva.
Avevo paura di questi stati di tensione violentissima, violentissima dentro di me, almeno, perché la maggior parte delle volte, evitavano di discutere per non turbare noi bambini, senza sapere che i bambini capiscono la tragedia anche da un semplice dettaglio.siamo sempre stati ritenuti una famiglia modello, di livello medio-alto, la nostra situazione economica è sempre dovuta rimanere all’interno delle mura domestiche, niente doveva trapelare, nessuno doveva sapere,e per ottenere ciò, si doveva vedere meno gente possibile. Ogni volta che volevo andare a giocare o studiare a casa di qualche compagna di scuola, si cercava una scusa per non mandarmi oppure mi veniva dato il permesso ma in un alone di mistero e dubbio. insopportabile!
Ricordo la mia infanzia con un papà sempre preoccupato e frettoloso ed una mamma rigida e sempre assorta nei pensieri, preoccupata, lo è anche adesso, di dover far fronte a tutte le necessità domestiche, limitate dal suo lavoro di impiegata statale. Non ha mai frequentato amiche, l’unica persona che veniva a
trovarci era la sorella di mio padre che, conoscendo la situazione, cercava di portarmi via per due tre giorni e farmi “respirare” un po’ nella sua casa di campagna, con il suo cane. E’ morta prima che potessi dirle grazie dei momenti di serenità che mi regalava; avevo 13 anni.
La mia adolescenza si è manifestata come quella di tante altre ragazzine, ma non ho mai avuto occasione di confrontarmi con mia madre o con mio padre. Ogni segnale tipico dell’età veniva represso bruscamente, non c’è stato mai un dialogo o una spiegazione esaustiva di quello che stessi vivendo e mi veniva anche limitata la frequenza di coetanei, per non “prendere una cattiva strada”.
Non parliamo poi della scelta del corso di studi e lavorativa!
Sono stata obbligata a studiare il pianoforte e a frequentare l’istituto magistrale, come le donne di un tempo. Detestavo il pianoforte e, ancora di più l’insegnante, che mi dava le pennate sulle dita per correggerne la posizione e poi volevo frequentare il liceo linguistico.
L’esame di maturità andò piuttosto male, uscii con il voto minimo e mia madre mi disse che “non valevo niente”, mentre i miei fratelli maggiori si erano licenziati con il massimo e frequentavano già brillantemente l’università. Ora sono due ottimi professionisti. A venti anni cercai di prendere la situazione in mano, opponendomi alla prosecuzione dello studio del pianoforte e intrapresi quella dell’organo liturgico. Entrai in conservatorio, comprai lo strumento con i primi tre stipendi di supplente di scuola materna, e iniziai a studiare sodo.
Purtroppo ho avuto la sfortuna di incontrare un maestro introverso e ansioso e, oltretutto, mentre mi accingevo a preparare l’esame finale di diploma, ho dovuto combattere, per un anno circa, contro il cancro. Ho vinto io, sono stata più maligna di lui!era il 2000, mi sono diplomata all’inizio del 2002.
Nel frattempo mi sono fidanzata con un ragazzo più giovane di me di 5 anni. Una
storia durata 8 lunghi anni di assoluta dedizione e tirannia e conclusasi qualche mese fa, terminata sulle macerie di un carattere dipendente, il mio, e uno prepotente e capriccioso, il suo.
Ho passato momenti bui, sia con lui, sia dopo la fine della nostra storia.
Quando i miei hanno saputo i retroscena della nostra relazione, mi hanno aspramente rimproverata, forse anche amata, non so, ma tutto quello che sono riusciti a dirmi è stato: “quanto sei stupida, ma come hai fatto a sopportare tutto questo?”.
Accidenti, veramente, come ho fatto a sopportare tutto questo e tutto il resto per 34 anni?
Dopo la fine della relazione mi sono buttata a capofitto sullo studio, ho conseguito la laurea abilitante per l’insegnamento della musica nelle scuole medie e mi sono iscritta al corso di specializzazione, che tuttora frequento, per docenti di sostegno.nel frattempo, dal 1994 ho sempre lavorato come supplente nella scuola materna ed elementare, facendo salti mortali per arrivare a tutto, sempre correndo per due province per raggiungere le scuole in cui lavoravo e il conservatorio. Stavo fuori tutto il giorno, mangiavo in macchina a 130 Km /h in corsia di sorpasso, per arrivare puntuale…Dio solo sa come ho fatto e quanto ho rischiato. Ogni sera rientravo a casa e i miei mi accoglievano con un radioso sorriso lodandomi per aver sputato sangue, mi si perdoni l’espressione, anche per quel giorno. Quanto ero brava!!!
Quest’anno, con l’arrivo dell’estate, e sospesi gli impegni per circa un mese, ho ritenuto opportuno riposarmi e svagarmi. Sono single, è finito l’incubo della “vacanza” al mare con tutta la sacra famiglia del mio ex fidanzato che non mi risparmiava di cucinare e badare alla casa ecc, ecc, pensavo di poter concedermi un momento mio. Ritrovata la serenità pensavo di poter liberamente uscire la sera con gli amici, con le amiche, anche con un solo amico, perché no.
Pensavo…mia madre ha iniziato la sua battaglia contro tutto questo. Forse mi vede fragile, forse mi teme preda di malintenzionati, forse mi vede un po’ troppo di aspetto “gradevole” per non essere importunata. Un ragazza perbene non esce la sera,non sta bene uscire la sera, la strada è piena di pericoli, una ragazza perbene esce il pomeriggio, chiama casa per rassicurare gli anziani genitori, anche quando sta fuori con gli amici e non vuole pensare ad altro che ad un momento di relax. Ha insinuato anche che sono una sgualdrina…!
E’ arrivata a chiamarmi di sera per sapere dove fossi e rimproverarmi per l’ora tarda (mezzanotte e mezza). Ora è una settimana che non mi rivolge la parola o lo fa molto malvolentieri,ed io è quasi una settimana che mi sono chiusa in camera per non vederla. Una tortura!. Ho rifiutato di uscire con chiunque per non avere ulteriori discussioni, esco solo per accompagnarla a fare la spesa e mi sento a pezzi. Non riesco a reagire, non provo neanche a farle capire che ho bisogno di svago, accetto solo passivamente il suo broncio e il suo piangere silenzioso, che mi ricorda tanto quello che vedevo da bambina.
Ho provato a sfogarmi con i miei fratelli (entrambi sposati, quindi ritenuti “giusti e perbene”), mi dicono di ignorare, di stare tranquilla e di capire e, nel caso, di spegnere il telefono quando sono fuori.
Non ci riesco. Non posso ignorare, sto morendo di sensi di colpa, perché faccio stare male mia madre, ma mi rendo conto che il mio comportamento è assolutamente normale, non mi sembra di esagerare, ho amicizie fidatissime, sono tutti colleghi e compagni di corso. Però, ora non riesco a godermi niente.
Ogni movimento, ogni respiro, dipende dal suo stato d’animo e sto male, anche fisicamente, provo un profondo dolore…
Caro dottore, non so se questo mio sfogo avrà, da parte sua, una risposta.
Voglio comunque ringraziarLa, anche per la sola attenzione nel leggere la mia mail. La saluto cordialmente.

LA MAMMA NON SEMPRE E’ LA MAMMA

Vorrei raccontare la mia storia,spero di non annoiare nessuno,ma devo smentire il detto la mammma è sempre la mamma.Da quando sono nata,più di 40 anni fà,non sono stata mai accettata da mia madre.Non ho mai avuto un abbraccio o un bacio,meglio così sarebbero stati di Giuda.Non parliamo poi di un complimento…Mia madre ha qavuto sempre un debole per mia sorella,non facendo niente per nasconderlo.io ero un pò più rotondetta di mia sorella e mia madre faceva di tutto per metterlo in evidenza quando eravamo in un negozio per acquistare abiti, dicendo che era un piacere vestire mia sorella.Si vantava dei ragazzi che gironzolavano attorno a mia sorella,io non li avrei voluti neanche se ultimi sulla terra e così credendomi una stupidas tramava alle mie spalle elemosinando un fidanzato per me:Ma io srtupida non sono ,e quindi capivo ed evitavo,non stò qui a dire che elementi.Una volta ero fuori città,per degli esami,sono stata molto male e allora hanno chiamato mia madre ma lei non è venuta, sono stata assistita da alcune amiche. Finalmente sono dimagrita,mi sono sposata un bravo ragazzo,colto ,laureato e un buon lavoro.Non è servito a niente,non stò a dire quello che dice su mio marito, ovviamente il migliore è il marito di mia soprella e quando ci invita a pranzo,a lui fa la porzione più grande e migliore .Sono stata operata tempo fa, ho avuto una convalescenza bruttina,mia madre ha aiutato mia sorella perchè lavora,mentre io sono stata lasciata sola.Ci sarebbe mille e mille storie ancora da raccontare,concludo dicendo che tutto quello che faccio è sbagliato,quello che compro è brutto,non so fare niente.Ma io sinceramente ho stima di me stessa,di mio marito e amore ed entusiasmo per me e la mia famiglia,soprattutto non potri mai amare dipiù uno dei miei figlia discapito dell’altro.Accetto i miei figli per quello che sono e soprattutto cerco di dare loro l’affetto che non ho mai avuto,essendo anche molto severa quando occorre, forse delle volte anche troppo,però dopo dimostro loro sempre più affetto.Grazie per l’opportunità datami,delle volte anche questi sfoghi possono alleviare qualche sofferenza.

PERDONARE I PROPRI GENITORI

manuel Età: 45 Ho ascoltato in televisione,purtroppo solo la parte finale, un commento del dott. Cavaliere che invitava un’ospite del programma rai “ricomincio da qui”, a perdonare i propri genitori se non l’hanno mai amata xkè anke loro non lo sono mai stati etc. etc.io ho vissuto una storia analoga, non ricordo d’aver avuto MAI una carezza, un gesto d’affetto,un bacio, dai miei genitori. solo e solo violenza, umiliazioni e tutto quello ke mi ha portato ad essere una xsona incapace d’amare oltre se stesso, anke ki mi sta intorno. avevano fatto di me un uomo così sterile…arido, ke mi infastidiva addirittura se una xsona mi diceva qualcosa di bello, o se manifestava affetto nei miei confronti. sono stanco di sentir dire di xdonare i propri carnefici…o peggio ke in fin dei conti sono i tuoi genitori o fregnacce varie. ho l’impressione ke si tenda sempre a giustificare “loro” e mai una parola di comprensione x noi VITTIME!!sono undici anni ke faccio psicoanalisi, e solo grazie alla mia dottoressa e non ai miei genitori se oggi sono capace di amarmi…di rispettarmi…di essere più indulgente con me.è grazie alla mia dottoressa, e non ai miei genitori, se ho imparato ad amare mio figlio. ho spezzato quella catena di violenza ( e non è stato facile )ke x buona parte della mia vita mi hanno condizionato…avevo paura del buio e non avevo il coraggio di alzarmi la notte x andare in bagno, o bere se mi veniva sete e sto parlando di un’età adulta.avrei tantissime altre cose da raccontare….oggi sono una xsona serena…veramente serena…ma non grazie ai miei genitori. scusate il mio sfogo. manuel.

MIO PAPA’ NON MI LASCIA VIVERE ?

Caro dottore, sono Alice, (riferimento “dipendenza, codipendenza?”), le raccontavo come ora che ho trovato un nuovo ragazzo che mi sta al fianco, si ripresentino le stesse reazioni in me…le stesse che avevo con il primo ragazzo col quale sono stata 10 anni. Le raccontavo che ho vissuto dai 5 anni in poi con mio padre (ammalato –è in dialisi- e dipendente da me, che mi ha cresciuta e non si è più rifatto una vita, per il quale io ero l’aria, che è in forte depressione da anni e moltissimo da quando non vivo più con lui –due anni- e non manca di farmi sentire in colpa e di dirmi che la sua vita non ha più senso – con il quale negli anni non sono più riuscita a parlare perché avevo e ho dentro un blocco assurdo- nonostante gli voglia un bene dell’anima) mentre mia madre faceva la sua vita assurda (droga, soldi, uomini, inganni…cose “losche” ti tutti i tipi che ricadevano anche su di me mettendomi in pericolo) in giro per il mondo per riapparire ogni tanto (mamma che ora invece ogni tre quattro settimane mi viene a trovare). Le raccontavo del rapporto simbiotico con il mio ex ragazzo, che mi è sempre stato al fianco vivendo tutti i miei problemi anche lui, e con quale ho iniziato a non capire più i miei sentimenti dopo dieci anni, volendolo e non volendolo, non riuscendo più a capire i miei sentimenti visto che un giorno lo amavo il giorno dopo volevo scappare via. Ora sto con questo nuovo ragazzo che viene dalla spagna per me. Ora lo sento, non sono più la stessa persona……sono stata così tanto male che sono cambiata….prima piangevo sempre quando stavo male…..ora le lacrime se ne stanno tutte rinchiuse dentro di me e faccio fatica a piangere (e questo è molto negativo perché solo piangendo riesco a buttare fuori il male che sento…e farlo passare……). Prima parlavo sempre dei miei genitori…..ora faccio fatica ma così è peggio…… ho tante cose in sospeso con loro da risolvere, lo sento che è così…… mia mamma ….non riesco a volerle bene…..o meglio……le voglio così tanto bene che preferisco fare finta che lei non ci sia…. E quando la vedo mi chiudo come un riccio e non riesco a dimostrarle quanto bene le voglio……come faccio ? Come faccio..? per dirle che le voglio bene dovrei dirle anche “cosa stai facendo?” “perché fai tante cose cattive?” “cosa c’è che ancora non so?” “cosa sta succedendo?” “stai bene per davvero o come al solito stai facendo finta?” “quale bugia mi stai raccontando oggi?”…….. etc etc Perchè ormai, dopo un’infanzia ad ascoltare e vivere le sue bugie, ora mi basta guardarla per sentire che è successo qualcosa che io non so, che sta male, che è nei casini, ma non può dire niente. E poi…… “ma perché a volte mi hai fatto così male quando ero piccola?” “ma allora non mi volevi bene?” etc etc…… Tutto questo lo devo tenere ben nascosto dentro di me, ma tutte queste domande continuano a bussare alla mia testolina…..e io le rimando giù facendo finta di niente……. Mio papà…….devo fare finta di non sapere che non sta bene, che non è felice, che gli manco, che è depresso……..devo fare finta di non pensare alla sua espressione triste, di una tristezza lancinante, che ha quando vado via dopo essere passata da casa sua a salutarlo…..devo fare finta che starà bene in eterno e che la sua salute migliorerà e che sarà sempre al mio fianco. Con il mio ex parlavo sempre di tutto questo……mi vedeva sempre piangere e sempre mi consolava…siamo cresciuti così. Quando ci siamo lasciati perdevo la persona che avevo amato, la persona che mi aveva sempre sorretta, la persona che conosceva tutto questo di me. Mi sono chiusa come un riccio…….mi sono ritrovata sola in questa casa enorme piena di 1500 ricordi (la casa dove avevo vissuto un anno con il mio ex) a tu per tu con mia mamma e mio papà che ora accorrevano perché volevano starmi vicino in tutti i modi. E mentre prima c’era sempre un intermediario (il mio ex) che riusciva a fare in modo che io mi aprissi un po’ con mio padre, che mediava un po’, ora c’ero solo io…..già non parlavo più con mio padre da tanto tempo…..o meglio parlavo sì, ma poco, pochissimo, e da mesi e mesi non riuscivo più a guardarlo in viso….mi ha fatta sempre sentire sbagliata e in colpa……sbagliata se dipingevo (“cosa dipingi a fare, non sei di certo Van Gogh”), sbagliata se facevo fotografie (“cosa fotografi a fare che non concludi niente”), sbagliata se volevo stare da sola con il mio ragazzo(“e a me non pensi vero? brava brava lascia il vecchi sempre solo”) , sbagliata se andavo a ballare (“non hai niente di meglio da fare”) , sbagliata se mi vestivo un po’ più da donna, magari solo perché avevo lo smalto sulle unghie (“sembri una puttana come tua madre”)……in tutti i modi cercava di sopprimere la mia voglia di vivere……..ma perché? aveva paura che se vivevo “da sola” le mie passioni, allora mi sarei allontanata da lui? E poi mi faceva sentire sempre in colpa, in colpa perché non stavo con lui, ora in colpa perché l’ho lasciato solo, in colpa se mia madre mi riportava a casa tardi al week end (ma perché? era colpa mia? avevo 6 anni…avevo 10 anni….), in colpa se rispondevo male ( oltre ad arrabbiarsi come un normale genitore farebbe, lui stava seduto sul divano per tre giorni senza togliere lo sguardo dalla televisione spenta e senza più parlarmi….e dopo questi tre giorni il quarto giorno veniva a dirmi qualcosa di normale come niente fosse successo). Quando io e il mio ex andavamo in ferie partivamo sentendoci male perché diceva (“bravi bravi, si si, speriamo che un giorno non tornate che io non ci sono più”). E poi mi faceva sentire sbagliata…..sbagliata perché mi sono chiusa per anni in camera mia, sbagliata perché non parlavo tanto con lui, sbagliata se mi confidavo più con mia mamma che con lui, sbagliata se non convincevo mia mamma ad essere puntuale quando mi riportava a casa (fino a tagliarsi i polsi un giorno per farmi sentire in colpa, e aspettando che me ne accorgessi da sola, sempre sul divano fissando la televisione spenta). Era normale che mi chiudessi in camera mia no? Vivevo tra storie di avvocati, di presunti rapitori, di presunte persone che mi volevano fare male, di litigi fra lui e mia mamma, di casini con le banche a causa di mia mamma……di lui che si tagliava i polsi se mia mamma ritardava a portarmi a casa, di lui che stava come un vegetale tre giorni davanti alla tv per farmi sentire la causa del suo malessere perenne (avevo 10 anni! o 6! o 12! o 15!) e la bambina più malvagia della terra. Poi è merito suo se sono sana, se ho un’educazione, se ho dei principi morali, mi ha cresciuta e ha dato la sua vita per me! Io gli voglio un bene dell’anima! Ho passato la mia adolescenza a piangere per lui o per mia mamma! Ho passato metà del tempo con il mio ex a parlare di mio padre in camera mia. Mi ha fatto sentire sbagliata perfino con il mio ragazzo…ogni volta che parlava con lui diceva cose come “ah…pensaci tu con lei, perché non è tanto normale sai…”, oppure “auguri, speriamo che a te vada meglio”, come per dire che lui con me non riusciva a stare e augurava al mio ragazzo di riuscire a combinare qualcosa di buono con me. L’ha fatto anche con il mio attuale ragazzo la seconda volta che l’ha visto. Eppure mi vuole un bene dell’anima mio padre! Mi ha sempre offesa…..sempre fatta sentire una scema…..scema perché non ricordavo le scadenze per l’assicurazione della macchina o perché perdevo qualcosa. Perché non sono perfetta. Infondo vivo da sola da due anni e la macchina è l’unica cosa su cui mi perdo un po’. Per tutto il resto non ho mai chiesto aiuto, e non lo voglio…..eppure mi offende sempre. E’ il suo modo distorto di farti capire che senza di lui non devo stare, che lui è indispensabile e io non sono nessuno. Poi è buonissimo di cuore, ma ha dentro questo meccanismo assurdo. Quando avevo 15 – 16 –17 anni sono scappata di casa tante volte e non sapevo dove andare. Se andavo da mia mamma era peggio…. Così vagavo per ore nei posti più impensati e tornavo. Oppure avevo scatti di rabbia verso di lui, arrivavamo a litigare così forte che io urlavo così tanto che mi facevano male le corde vocali per giorni, oppure a volte lui per vendetta staccava tutti i miei quadri (dipingo) dai muri rovinandoli e li accatastava per terra, oppure una volta ha preso tutti i fiori secchi (che io avevo seccato per anni) che c’erano in casa e li ha distrutti tutti dentro ad un sacchetto…a volte interveniva il mio ragazzo a fermarlo…..una volta mi ha picchiata così forte sulla testa e sulle mani con non ricordo quale oggetto che avevo i lividi il giorno dopo (questo per fortuna è successo una sola volta, la seconda ho chiamato i carabinieri, avevo 15 anni)………a volte perdeva il controllo e aveva questi scatti assurdi di rabbia. E a volte per reazione io avevo la stessa rabbia verso di lui, sbattevo i piatti sui muri e mi chiudevo in camera sbattendo così forte la porta che cadevano tutti i quadri alle pareti. Non capivo cosa mi succedeva, non ricordo nemmeno, ma tutti questi litigi nascevano sempre perché lui mi faceva sempre sentire male…..faceva sempre l’arrabbiato, sempre l’offeso. Qualsiasi cosa facessi o dicessi non andava mai bene niente. Offendeva anche il mio ragazzo, che era succube di lui. E quando io lo vedevo succube andavo su tutte le furie. Abbiamo passato dieci anni assieme (dai 17 ai 27) sempre in tre, in tre davanti alla tv, in tre al week end (nel senso che anche se soli, dovevamo sempre preoccuparci per lui, in tre ogni sera quando il mio ragazzo veniva a trovarmi). Faceva sentire in colpa anche lui. Con telefonate, minacce, parole offensive, tanto che dopo anni il mio ragazzo è arrivato un giorno a dirgli “brutto vecchio di m – ” e quasi non stava per alzargli le mani. Perché per l’ennesima volta aveva finto di stare male per attirare l’attenzione, noi eravamo corsi come due stupidi con la macchina chiedendo aiuto anche a mia zia e mio zio (visto che eravamo a trenta chilometri da casa), e quando siamo arrivati a casa (con mia zia e mio zio già li), ci ha detto, anche al mio ragazzo, che eravamo degli s – , che di lui non ci importava niente, che la prossima volta che chiamavamo i miei zii in aiuto ce l’avrebbe fatta pagare, che prima o poi la vita gira e che prima o poi sarebbe successo qualcosa di brutto anche a noi, e che era meglio che andavamo fuori dai c – e da casa sua. Quando io e il mio ex siamo andati a vivere insieme non ci ha più fatto vivere. Sempre sensi di colpa, sempre offese. Però quando le vivevo non mi rendevo conto che non erano normali….. Ora, pochi giorni fa, il dottore dell’ospedale (mio papà fa la dialisi) ha detto a mio padre che è meglio che vada da uno psicologo perché ha degli scatti di rabbia (non ha atti violenti ma una rabbia che rasenta la violenza) con la gente non normali, e voleva anche parlare con me. Io so perfettamente quali sono questi scatti di rabbia…è come se lui fosse arrabbiato con tutto il mondo, come se tutto il mondo l’avesse ferito e lui dovesse vendicarsi prima o poi e offendere tutti. Io lo capisco…..ha dato la sua vita per me, mi ha difesa da mia mamma, dai pericoli, ha avuto un esaurimento nervoso per questo, e ora la sua unica figlia non gli parla quasi più e si isola da lui…e lui non ha nessun altro, è in dialisi, quasi non ci vede (ha un difetto di vista che quasi rasenta la cecità – per fortuna ci vede ancora), continua a dire che la sua vita è come quella di una pianta…. Ora il mio nuovo ragazzo vive con me (per poco, sta cercando un suo appartamento), e io non capisco i miei sentimenti verso di lui per l’ennesima volta….oscillo tra amore e vuoto (non lo voglio più?). A mio padre ho cercato sempre di non dire che viveva con me. Lo tengo alla larga e quando mi fa domande sul mio nuovo ragazzo mi chiudo, mi arrabbio, non rispondo. Capisce perché lo tengo così alla larga? Lo tengo lontano. Mi sono creata la mia barriera attorno. Ho paura che faccia la stessa cosa un\’altra volta e io non lo posso aiutare. E sto tanto male! Io gli voglio bene, tanto, ma non posso! L’altro giorno mi ha chiesto “allora avete già cenato?”, quindi alludeva al fatto che io avevo cenato in casa con il mio ragazzo, che vive con me. Io non ho risposto, mi sono innervosita. Appena tenta di allungare una mano verso la mia vita privata io alzo la barriera. La prossima domanda sarebbe: “beh possibile che non avete un po’ di tempo per me?”. Il giorno dopo in effetti mi ha detto, triste, depresso, con il corpo ricurvo “…VENITE a trovarmi qualche volta……”…..senza nemmeno salutarmi quando sono uscita da casa sua dopo essere andata a trovarlo da sola. Ancora sensi di colpa….. E non posso fare diversamente. Mi sento di nuovo minacciata. Lui va velocissimo……se lascio fare….in una settimana mi ritrovo come due anni fa con il mio ex. Sembra quasi che voglia allontanare da me un possibile fidanzato perché infondo infondo è un rivale, perché se non ho il fidanzato allora mi ha tutta per sé. Appena mi sono lasciata con il mio ex ce l’avevo sempre addosso…..sempre li che mi voleva aiutare….ovviamente mi ha anche detto che se volevo tornare a casa la porta era aperta. Non posso farci niente……e questa mia chiusura necessaria mi fa male, malissimo……..non riesco a lasciarmi andare a niente….non posso buttarmi fra le braccia del mio ragazzo, perché è come se avessi altre due braccia che mi tirano dall’altra parte……!! Tutto questo mi fa sentire come in una gabbia….non posso vivere liberamente, e se vivo mi sento in colpa…..quando ho presentato il mio nuovo ragazzo a lui mi sentivo malissimo, mi sentivo come una bambina di 3 anni che presenta a suo padre il suo fidanzato di peluches, insomma mi sentivo come se mio padre pensasse già che anche questa storia non durerà, perché io non me la merito, che finalmente può parlare con il mio nuovo ragazzo visto che io non lo capisco (era questo l’atteggiamento che teneva con il mio ex), che invece con lui potrà far capire il suo dolore e la sua solitudine….lui non mi fa sentire una donna che gli presenta il suo uomo, mi fa sentire una bambina appena nata. Mi sento in una gabbia dove gli uccellini invece di essere due (io e il mio ragazzo) sono tre. Un rapporto a tre, un caos. Quando gliel’ho presentato avevo tutto il corpo che gridava all’impazzata, mi sentivo come ricatturata dentro ad un vortice che non so gestire. Perché da un lato ho voglia che lui lo conosca perché sono orgogliosa di lui, dal’altro mi sento come se lui pensasse che comunque io sono una poveretta e quindi la nostra storia non durerà. Con il mio ragazzo non ho quasi mai parlato di tutto questo, ma ieri l’ho fatto……perché era come se mancava un pezzo….è inutile che a lui io faccia vedere solo io mio lato bello, felice, allegro, matto, nervoso, duro, spontaneo, sensibile, se non conosce anche quello triste e tutto quello che sta dietro. Mi sento sempre insoddisfatta della vita…….sempre che non so cosa mi manca per essere felice……sempre che sento che ho un buco dentro che deve essere colmato e non so da cosa. Ecco, probabilmente ho un conto in sospeso con il passato e finchè non riparo questo, allora ogni tanto avrò sempre la voglia di fuggire via in qualche viaggio e magari dirò che voglio andarci da sola per ritrovarmi…….. in realtà non devo ritrovare niente, devo solo accettare tutta una serie di cose che mi sono successe e che ho vissuto e di affetto che mi è mancato e trovare una spiegazione. E vorrei tanto un giorno sentire qualcuno che mi dica: ALICE, FINALMENTE, NON CI SONO PIU’ PROBLEMI. Tuo papà è felice, non ha problemi psicologici, non l’hai abbandonato tu, non sta male, tua mamma è serena e quindi tu stai tranquilla e sentiti felice. Ho regalato la scorsa settimana un cagnolino a mio papà, dopo anni mi sono decisa, penso gli faccia bene, lo aiuti in tutti i sensi. Probabilmente ho regalato il cane a mio papà più per placare i miei sensi di colpa che per farlo felice. Ma quanto tempo impiegherà per rinfacciarmelo? Poco, pochissimo, già mi ha detto che “così non penso più a lui”. Ho sempre pensato, finita la storia con il mio ex, che quando avrei incontrato un nuovo ragazzo, che non sarebbe stato necessario raccontargli queste cose del mio passato con i miei genitori. Che il passato era passato e finalmente potevo cominciare una nuova storia senza questo peso. Invece no! Una volta ho letto una frase bellissima che diceva: “la storia d’amore più bella è quella che nasce su un treno, nel quale tutto il passato è lasciato indietro e quello che conta è solo il viaggio”. Ma come si fa? E, in tutto questo, io non capisco più niente dei sentimenti che provo per il mio ragazzo, vedo che non sono capace di sentirmi bene se vivo con lui, mi sento ingabbiata….c’è qualcosa che non và….. E con mio papà non so cosa fare….scappare per il mondo non serve a niente…..è lui che non mi lascia vivere o sono io che non sono capace di capirlo? Ci provo in tutti i modi, gli dimostro il mio volergli bene a tentoni ma poi mi ritiro nel guscio perché lui mi investe di sensi di colpa e non mi lascia più……..non posso mai vivere libera….mi sento sempre la mente obbligata ad andare a lui….del resto ha solo me! (e ha dato tutto per me) Grazie, Alice.. scusi per il “papiro”….

 

PROBLEMATICHE CON LA MIA FAMIGLIA

Caterina Età: 49 Vorrei esporre la mia situazione sul blog perché vorrai delle opinione di persone italiane (io vivo in Francia e mi scuso in anticipo per gli errori d’italiano, ho perso l’abitudine di scrivere nella mia lingua). Sono una donna adulta di quasi 50 anni , mamma felice di un maschietto di 8 anni . La mia coppia si é distrutta quando ero incinta del piccolo. Abbiamo fatto la scelta di coabitare per non imporre la separazione al bimbo, non é stato facile ma per il momento ce la facciamo. Questa é la mia situazione attuale. Il problema piu’ grosso e che mi avvelena il quotidiano (già un po’ complicato) é la mia famiglia che vive aMilano. IO ho molto sofferto (adolescente ribelle ma maltrattata e picchiata) ,ho fatto delle fughe, ho anche preso 10 aspirine per potere andare all’ospedale e chiedere aiuto hai medici ; POI A 18 ANNI E TRE GIORNI ME NE SONO ANDATA DA CASA e da quel giorno ho vissuto da un lato normalmente ma dall’altro sempre cercando di dimenticare i miei genitori. Ho una sorella piu’ giovane di me (quasi 12 anni meno di me) che lei non ha vissuto le stesse cose, che ha una relazione intensa e invaissante con i genitori (é andata fuori di casa solo da 4 anni e perché si é sposata). E mia madre andava a trovarla tutti i giorni anche se lei gli diceva di no.Adesso mia madre é ammalata , ha bisogno di assistenza e mia sorella che non lavora da quando ha suo figlio (9 mesi) si occupa di lei ma non ce la fa piu’ e vorrebbe che io andassi in italia ad aiutarla e per farla partire un po’ in vacanza; Ora io non posso et non voglio andarci. Quindi oggi abbiamo litigato (era inevitabile). Certo vi sembrero’ egoista ma ho l’impressione che ho passato i 32 anni in francia ha dimenticare quello che ho subito e che mia sorella ignora perché é piu’ semplice. Rimpiango anche di non avere chiuso i ponti anche con lei. Per me ,andare in italia é una sofferenza, ogni volta che li andavo a trovare per fargli vedere il nipotino mi ci volevano dei mesi per rimettermi, Idem quando mia sorella veniva in francia e si portava dietro mia madre. Inutile di parlare a mia sorella. Ho un po’ di problemi di salute che sono provocati partialmente par queste situazioni. Anche se non vado in italia colpabilizzo per il fatto di non potere amare mia madre e di non precipitarmi in italia come tutta figlia normale dovrebbe fare. IO non posso e dunquesoffro. Scusatemi per lo sfogo ciao a tutti

 

Dott.ssa Rosalia Cipollina

TESTIMONIANZE SULLE DIPENDENZE AFFETTIVE VERSO I FIGLI

“I vostri figli non sono figli vostri. Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e benchè vivano con voi non vi appartengono. Potete donare loro amore, ma non i vostri pensieri: essi hanno i loro pensieri. Potete rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno. Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi: la vita procede e non s’attarda sul passato. Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinchè le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’arciere; poichè come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.” KHALIL GIBRAN

 

Gentile dott.ssa Cipollina,
negli ultimi mesi trascorsi ho imparato a conoscere ed apprezzare il sito sul mal d.amore. da lei curato. Sono infatti affetta da questa dipendenza. Lo sono stata per anni nei confronti di mio marito, dal quale sono separata da circa un anno, e lo sono tuttora nei confronti di mia figlia di 17 anni.
Fino a poco tempo fa credevo che il nostro rapporto andasse bene: io mi curavo di tutti i suoi bisogni e desideri e lei ricambiava confidandomi le sue cose. Io non dimostravo alcun interesse verso me stessa e lei ogni tanto mi diceva di trovarmi un interesse che non fosse stare a casa o lavorare. Qualche tempo fa, casualmente lei ha scoperto bruscamente che frequento un uomo del quale sono innamorata e che mi ama profondamente e senza nulla pretendere! E. successa la fine del mondo: lei mi ha accusata di non essere una buona madre, di voler andare a vivere con il padre, che non accetterà mai questa persona, ecc. Da quel momento tutto è cambiato. E. come se improvvisamente mi si siano aperti gli occhi sul nostro rapporto così come successo con il padre. Non ho negato, non ho dimostrato inutili sensi di colpa e non ho chiesto scusa. Ho mantenuto la calma e spiegato come stavano le cose. Non so se ho fatto bene o male, ma le ho scritto una lunga lettera dove le ho spiegato i motivi della separazione dal padre (ero stata sempre molto generica), le mie sofferenze, frustrazioni, insoddisfazioni, pianti, solitudini, ecc. Le ho spiegato che non ho cercato l.amore, ma è arrivato, poteva non arrivare mai, ma è successo e io sono felice per questo. Le ho detto che una madre è anche donna e che se lei dice di volere bene una persona deve desiderare la felicità di quella persona.
Le ho ribadito che se non ne avevo parlato con loro (ho un.altra figlia più piccola) era perché pensavo che fosse ancora presto vista la recente separazione.
Da quel momento ho cominciato ad osservare il nostro rapporto. Mi sono resa conto del suo profondo egoismo e del mio nauseante servilismo. Mi sono accorta di quanti atteggiamenti simili a quelli del padre abbia e di quanto simili siano anche i miei. Anche lei me lo ha detto e che le dispiaceva aver preso il posto di suo padre nel provocarmi sofferenza e di quanto era costernata nel non sapere dimostrare affetto. Ma nulla è cambiato. Lei continua a farsi i fatti suoi e io cerco di impormi con scarsissimi risultati. Siamo stati di recente in vacanza insieme e si è completamente disinteressata di me e, come era prevedibile, ha smesso pure di confidarsi e si limita ad un rapporto formale come per punirmi. Abbiamo forti scontri ultimamente perché io le dico ciò che mi infastidisce di lei e lei non mi parla per ore. Non so come recuperare il rapporto.sono disperata.amo mia figlia, ma non voglio più rinunciare a me stessa ora che a fatica ho scoperto di esistere.Cosa devo fare? Mi aiuti!
Grazie, saluti

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Karen Età: 39 Argomento: Sono una 39enne dibattuta tra il grande amore per mio figlio e la distanza che tendo a creare tra me e lui per il timore di fargli del male con comportamenti sbagliati, così come è accaduto a me da figlia, con un rapporto eccessivamente conflittuale con i miei genitori (madre aggressiva e inaffettiva e padre con atteggiamente inesistente a meno che non doveva alzare le mani su ordine della moglie). Oggi – dopo anoressia, sindrome ansioso depressiva e anni di analisi – ho un po’ recuperato me stessa: sposata da 4 anni ho un bimbo meraviglioso di tre anni che non riesco ad amare come merito: non so dimostrarglielo e lo tengo lontano con la scusa del lavoro che mi impegna molto. Lui, bimbo inteliggentissimo, adesso capisce questa mia lontananza e cerca la zia o il papà più della mamma e qusto mi fa soffrire non solo e non tanto per me stessa, ma soprattutto perchè a questo bimbo manca la sua mamma. A volte sono come paralizzata davanti a lui: nessuno mi ha insegnato ad amare. Ovviamente il problema si ripropone con mio marito e in tutti gli altri tipi di relazione amichevole, sociale e lavorativo. Aiutatemi ad amare e vivere al 100%.

 

Dott.ssa Rosalia Cipollina

RICONCILIARSI COI PROPRI GENITORI

discussione tratta dal forum del sito maldamore.it

 

Ieri ho scritto la lettera d’amore più bella che sia mai riuscita a scrivere, o anche solo ad immaginare.
Ho scritto “ti voglio bene” e l’ ho scritto a mia madre.
Non so se io sia mai riuscita a comunicarle verbalmente questo sentimento quando ero piccola, se e’ così non lo ricordo, ma so di certo che sono dovuti passare tantissimi anni, e tantissimi scontri tra di noi, prima che io potessi pronunciare quella frase.
Beh, l’ ho fatto ieri.
E’ stata la frase più bella pronunciata in tutta la mia vita.

In una sola banalissima frase si sono concentrate tutte le sensazioni più vive racchiuse dentro di me, che non osavo tirare fuori.
Esternando quelle tre parole a colei che mi ha dato la vita e che ha concorso a creare tutto quello che posso essere oggi, e che potrò essere ancora in futuro, sono state scoperchiate delle antiche e fortissime emozioni, che sarebbe impossibile riprodurre qui in modo fedele.

L’amore per i genitori (e, viceversa, quello per i figli) e’ il padre di tutte le emozioni che possiamo permetterci di sperimentare durante tutto l’arco della nostra vita.
Se condanniamo quello, ci condanniamo per tutta la vita. Soffochiamo la nostra stessa capacità di sperimentare, ricevere, donare Amore.
Liberarlo, dotarlo di tutta la sua forza dirompente, togliere quei lucchetti di piombo che sigillano la sua percettibilità ormai da anni, sentire che, nonostante tutto, lui e’ ancora lì e ci inonda se glielo permettiamo, se gli perdoniamo di non essersi saputo esprimere come noi desideravamo o quanto avremmo avuto bisogno, se riusciamo a fare tutto questo, a piccoli grandi passi, ci liberiamo delle nostre catene più pesanti, seppur così ben nascoste.

Dopo aver liberato dentro questa emozione, da me tanto temuta, che rimaneva pungente dentro di me come una spina infuocata, hanno cominciato a sgorgare lacrime inarrestabili colme di tutte le emozioni che, mai, avrei potuto pensare di provare contemporaneamente e con tale spinta.

Ho continuato per anni a temere questo amore ritrovandolo rispecchiato nei rapporti che costruivo, ho mantenuto viva una ferita che chiedeva solamente di essere ricucita, non solo dal tempo, ma anche e soprattutto dal perdono e dall’amore, che io avevo rimosso dal mio cuore come se fosse un nemico.
So perfettamente che questa non e’ la soluzione di tutti i miei problemi e di tutte le mie paure, ma e’ un pezzettino di percorso in più, una strada che avevo perso e che ora ho ritrovato e che ho iniziato ad imboccare.

Molto spesso abbiamo bisogno di sentirci amati, ma altrettanto spesso in realtà avremmo necessità di sentire vivo dentro di noi un sentimento che abbiamo congelato.
Ieri, attraverso le mie lacrime, attraverso il dolore, la gioia, l’imbarazzo, il respiro affannoso, attraverso il mio stupore, si e’ liberato qualcosa dentro di me, e sono sicura anche dentro di lei.
Attraverso tutto ciò, sono riuscita a vedere il mio amore e, tramite questo, sono riuscita a percepire meglio la mia antica paura di non poterlo meritare e, si, ho toccato con mano anche tutto l’amore che in realtà c’era e che era rivolto a me, solo a me, ma che avevo dimenticato.
Un abbraccio a tutti quanti
Yana

Ciao Yana, quello che scrivi, come sempre, è bellissimo

Dopo aver liberato dentro questa emozione, da me tanto temuta, che rimaneva pungente dentro di me come una spina infuocata, hanno cominciato a sgorgare lacrime inarrestabili colme di tutte le emozioni che, mai, avrei potuto pensare di provare contemporaneamente e con tale spinta.

E’ successo anche a me con il perdono verso mio padre, le lacrime sgorgavano come da una sorgente per diventare un fiume in piena portando con se emozioni sotterrate da una vita.

Anche io credo come te che:

L’amore per i genitori (e, viceversa, quello per i figli) e’ il padre di tutte le emozioni che possiamo permetterci di sperimentare durante tutto l’arco della nostra vita.

E’ verissimo, quando io sono riuscita a liberare questo fiume in piena che avevo dentro ho scoperto un’altra Gio e il mio rapporto con i sentimenti ha iniziato impercettibilmente a cambiare. La mia autostima miracolosamente si è rafforzata e ho smesso di sentirmi quella che elemosina amore perchè ora so che quello che volevo davvero era l’amore di mio padre che nessun altro uomo potrà mai darmi. Quella che desiderava amore era una bambina ferita che voleva suo padre.. non potevo trovarlo in rapporto uomo- donna. Solo una donna che ha superato questo può rapportarsi con un uomo come una donna e non come una bimba. (non so se sono riuscita a spiegare) Hai ragione che è impossibile esplicitare le sensazioni che si provano.. ci si ritrova bambini e si provano determinate sensazioni di allora e ci si ritrova adulti e forti come non lo si è mai stati, molto cambia intorno a noi,come se la vita che abbiamo avuto intorno e non abbiamo vissuto appieno, fosse rivelata.

So perfettamente che questa non e’ la soluzione di tutti i miei problemi e di tutte le mie paure, ma e’ un pezzettino di percorso in più, una strada che avevo perso e che ora ho ritrovato e che ho iniziato ad imboccare.

Tu hai, in questo senso, molta più consapevolezza di me.. io credevo che il rapporto con mio padre fosse alla base di tutti i miei problemi e credevo che averlo risolto mi avrebbe sanata. In realtà averlo risolto mi ha sanata per molti aspetti, è vero, molto è cambiato e sta cambiando in funzine di questo.. Ma nel mio caso adesso sta uscendo fuori il conflitto con mia madre e so che questo sarà molto più difficile da sanare.
Se il padre è importante la madre è fondamentale. Lei ci da la vita e dipendiamo totalmente da lei nei primi anni. Quello che ci lega a lei credo sia quanto di più complicato esiste nei sentimenti umani.
Essere riuscita a fare quello che tu hai fatto penso sia una cosa importantissima.
Sono felice per te, Yana. Ci siamo incontrate qui forse un anno fa e abbiamo iniziato un percorso insieme. I passi che hai fatto sono passi da gigante e la Yana che avevo conosciuto le prime volte assomiglia solo più a quella che c’è ora. Ti ammiro molto.
Un abbraccio fortissimo
Gio62

Grazie a tutti per le risposte e per le vostre parole (in alcuni casi, devo dirlo, troppo generose )

Esprimere determinate cose , cosi visceralmente personali, e’ sicuramente utile ma assolutamente faticoso a livello emotivo. Almeno lo e’ per me.
Ancora oggi, per me, parlare di mia madre, del nostro rapporto, ma soprattutto dei sentimenti e delle emozioni, negative e positive, che mi legano a lei e’ estremamente difficile.
Anche solo pensare, dire o scrivere che le voglio bene mi smuove dentro una moltitudine di sensazioni contrastanti ed accende la spia dentro di me che ci sono parecchie cose che devo affrontare e superare.
Ma quantomeno oggi ho deciso di farlo in modo piu’ fermo.
La paura di essere investita da tutte quelle emozioni sigillate in fondo a me stessa che inevitabilmente esploderanno, e in alcuni casi mi faranno anche molto male, c’e’ ancora, ma almeno oggi ho preso la decisione di affrontarla.

Il primo passo e’ stato, nel mio caso, tempo fa, scoperchiare quella rabbia che ancora covavo dentro di me nei suoi confronti e che ha delle radici lontanissime, difficilissime da recuperare ed ancora di piu’ da comunicarle.
Oggi sto tentando di ricongiungermi ai sentimenti piu’ gioiosi che il legame con la propria madre dovrebbe portare con se’.
Sentimenti che sono sicuramente ben riposti dentro di me me che per qualche ragione ho il terrore di tirare fuori.

Hai ragione Gio, il rapporto con la madre e’ complicatissimo e determinante.

Parlando del rapporto con tuo padre e con tua madre, hai espresso magnificamente quelle che sono le mie stesse emozioni e quello che e’ stato, per molti aspetti, lo sviluppo anche del mio percorso in fatto di consapevolezza.

Anche io, come te, ho concentrato la mia attenzione, per tutto l’arco della mia vita fino a poco tempo fa, su quello che era il dolore ed il rancore interiorizzato ed alimentato nel tempo per mi padre.
Ci sono molti lati oscuri che riguardano anche questo aspetto, ma la rabbia per mia madre, e il fatto che i problemi avuti con mio padre fossero strettamente ed inevitabilmente legati anche a lei, sono una cosa relativamente recente.
Andare a fondo del rapporto con mia madre e’ un percorso pieno di ostacoli e di resistenze da parte mia che non sara’ semplice affrontare e completare, ma ho deciso di farlo e gia’ questo per me e’ un passo importante.

Ho imparato che i legami familiari sono una cosa complessa ed articolata e che spesso affrontarne un aspetto implica lo scoperchiamento di altri mille.
Il legame con uno dei genitori ha delle ripercussioni su quello con l’altro e viceversa.
I sentimenti che proviamo nei confronti di un genitore possono suscitare stati d’animo impensabili nell’altro genitore, che puo’ non essere in grado di gestirli nella maniera meno costosa in termini di traumi affettivi.

Io credo di star avvicinandomi al vero perdono nei confronti dei miei genitori per non aver avuto a disposizione le risorse che gli avrebbero permesso di affrontare in modo meno dannoso (per me, ma anche per loro) l’amore che li lega a me.
Nessuno ha delle vere colpe, e questo, razionalmente, lo so da un pezzo.
Il vero traguardo e’ cominciare a dischiudere il cuore nei confronti di questa consapevolezza.
Yana

 

Selezione a cura della Dott.ssa Rosalia Cipollina

RIFLESSIONI DI BOWLBY

Tutti noi, dalla nascita alla morte siamo al massimo della felicità quando la nostra vita è organizzata come una serie di escursioni, lunghe o brevi, dalla base sicura fornita dalle nostre figure di attaccamento” (John Bowlby)

“(…) negli anatroccoli e nelle papere: nelle ore successive all’uscita dall’uovo i giovani uccelli seguono il primo oggetto in movimento che hanno percepito; non solo, ben presto giunge il momento in cui seguono solo l’oggetto già seguito in precedenza ed evitano tutti gli altri. Questo rapido apprendimento di un oggetto familiare e la successiva tendenza a seguirlo è noto come “imprinting”

…) si considera il comportamento di attaccamento come ciò che si manifesta quando sono attivati certi sistemi comportamentali. Si ritiene che i sistemi comportamentali stessi si sviluppino nel bambino, come risultato dell’interazione con il suo ambiente di adattamento evolutivo, e specialmente dell’interazione con la figura principale di tale ambiente. cioè la madre. Si ritiene che il cibo e la nutrizione non svolgano che una parte secondaria nel loro sviluppo (…

“(…) noi diamo talmente per scontato che l’agnello e la pecora stiano vicini e che un branco di anatroccoli si tenga stretto attorno alla madre che raramente ci chiediamo che cosa induce tali animali a stare vicini fra loro, che funzione ha questo loro comportamento”

…) il comportamento dei genitori reciproco al comportamento di attaccamento dei piccoli è chiamato “comportamento di custodia”

“(…) nelle specie in cui il padre ha una funzione importante nell’allevamento dei piccoli, il comportamento di attaccamento può essere diretto anche verso di lui. Negli uomini può essere diretto anche verso altre persone”

“(…) oggi sembra indiscutibile che il legame del bambino con la madre sia la versione umana del comportamento riscontrato comunemente in molte altre specie animali”

“Questi dati evidenziano che il piacere del contatto è una variabile importantissima nello sviluppo delle risposte affettive ai surrogati materni e che invece l’allattamento vi svolge un ruolo trascurabile. Con I ‘aumentare dell’età e delle occasioni d’imparare, un piccolo nutrito da una madre metallica fornita di biberon non si attacca più a lei, come si potrebbe prevedere in base alla teoria della pulsione secondaria., ma invece si attacca sempre più alla madre di stoffa che non lo allatta. Questi dati sono del tutto discordanti da una teoria dello sviluppo affettivo fondata sulla soddisfazione della pulsione”.

(…) secondo gli esperimenti di Harlow, l’unico effetto apparente del cibo è di rendere un simulacro di stoffa un po’ più attraente di un altro”

“(…) recenti lavori sperimentali dimostrano come uno dei modi più efficaci per aumentare le prestazioni di un bambino in qualunque compito che richieda discriminazione o abilità motoria consiste nel ricompensarlo con una risposta di saluto da parte di un altro essere umano”

“un bambino in castigo si succhia il pollice”, “un bambino separato dalla madre mangia eccessivamente”. “(…) in tali situazioni è possibile pensare al pollice e al cibo come a simboli della madre nella sua totalità, o per Io meno del capezzolo e del latte”

“Il comportamento di attaccamento non scompare con l’infanzia, bensì permane per tutta la vita: vengono scelte figure vecchie o nuove con le quali si mantengono la vicinanza o la comunicazione. Mentre i risultati dell’attaccamento sono sempre gli stessi, i mezzi per raggiungerlo si diversificano sempre più”

..) fin dai primissimi mesi la cosa migliore è lasciarsi guidare dal bambino stesso: quando richiede più cibo, probabilmente ne avrà beneficio: quando lo rifiuta, probabilmente non ne avrà danno. Purchè non abbia disturbi del metabolismo, un bambino. Se lo si lascia decidere, è in grado -di regolare la propria ingestione di cibo riguardo sia alla quantità sia alla qualità. Quindi, salvo poche eccezioni, una madre può tranquillamente lasciare a lui l’iniziativa.
Lo stesso vale per il comportamento di attaccamento specialmente nei primi anni. In una famiglia normale in cui sia la madre ad occuparsi del bambino, questi non subirà danni se la madre gli dedica la sua presenza e la sua attenzione nella misura in cui egli sembra desiderare: perciò per quanto riguarda le attenzioni materne come per quanto riguarda il cibo sembra che, se gli si permette di farlo sin dall’inizio, un bambino sia in grado di regolare in modo soddisfacente le proprie “entrate”. Solo quando raggiunge l’età scolare può essere opportuno scoraggiarlo dolcemente”

“… nel mondo occidentale quelli di gran lunga più comuni a mio avviso derivano da insufficienti cure materne, o da un maternage ricevuto da persone diverse, una dopo l’altra. I disturbi che derivano da un maternage eccessivo sono assai meno frequenti, e insorgono non perché il bambino ha un bisogno insaziabile di amore e di attenzione, ma perché la madre glieli propina come in preda a una coazione: se si osserva da vicino la madre che eccede nell’atteggiamento materno, si noterà che, invece di raccogliere i segnali che provengono dal bambino, è sempre lei a prendere l’iniziativa, insiste per stare vicino al bambino, per occuparne l’attenzione o per salvaguardarlo dal pericolo, così come la madre di un bambino iperalimentato insiste nel rimpinzarlo di cibo. Altri svariati disturbi del comportamento di attaccamento possono considerarsi dovuti non a eccesso o insufficienza di cure materne, ma a deviazioni nel tipo di cure che un bambino ha ricevuto o riceve”

(….) la capacità di usare il linguaggio e altri simboli, la capacità di progettare piani e di costruirsi Modelli, la capacità di collaborare durevolmente con altri oppure d’ingaggiarsi in contese senza fine, tutti questi tratti contribuiscono a caratterizzare l’uomo. Tutti questi processi hanno origine nei primi tre anni di vita, e inoltre fin dai primissimi giorni rientrano tutti nell’organizzazione del comportamento di attaccamento. Non ci sarebbero quindi altre cose da dire sullo sviluppo dell’organizzazione dell’attaccamento nel secondo e nel terzo annodi vita? Certamente sì, ma forse non molte di più. In realtà la fase meno studiata dello sviluppo umano rimane quella in cui un bambino acquista tutto ciò che lo rende più spiccatamente umano, e questo è ancora un continente da conquistare”

I1 modello delle figure di attaccamento e il modello dell’io si sviluppano in modo da essere complementari e da confermarsi a vicenda Così è facile che un bambino che non è stato desiderato non solo si senta non voluto dai genitori, ma pensi anche di essere essenzialmente poco desiderabile cioè di essere non voluto da tutti. Inversamente, un bambino molto amato crescerà facilmente non solo avendo fiducia nell’affetto dei suoi genitori. ma anche fiducioso che pure tutti gli altri lo troveranno amabile. Anche se logicamente sono insostenibili, queste grossolane ipergeneralizzazioni sono tuttavia la regola. Inoltre una volta che esse sono state adottate e si sono intessute entro le strutture dei modelli operativi, è facile che in seguito non verranno mai messe seriamente in dubbio”

(..) un bambino tra i 15 e i 30 mesi che abbia goduto d’un rapporto relativamente sicuro con la madre e non abbia subito precedenti separazioni da lei, reagisce di solito con una sequenza comportamentale prevedibile, che si può suddividere in tre fasi, a seconda dell’atteggiamento predominante nei riguardi della madre”

Bowlby J., Uno base sicura. 11 Mulino, Bologna, 1989

Bowlby J., Attaccamento e perdita, Boringhieri., Torino

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

DIPENDENZA AFFETTIVA VERSO I FIGLI

“L’amore materno per il bambino che cresce, amore fine a se stesso, è la forma d’amore più difficile a raggiungersi, ed è anche la più ingannevole, a causa della faciltà con cui una madre ama la propria creatura. Ma proprio a causa di questa difficoltà, una donna può essere una madre veramente amorosa solo se può amare, se è capace di amare il proprio marito, altri bambini, il prossimo, tutti gli esseri umani. La donna che è capace di amare in questo modo, può essere una madre affettuosa finchè il bambino è piccolo, ma non può essere una madre amorosa. La condizione per esserlo è la volontà di affrontare la separazione, e anche dopo la separazione, la capacità di continuare ad amare.” Erich Fromm

 

I brani citati rapppresentano uno spunto di riflessione sul ruolo di essere genitori senza sviluppare una dipendenza affettiva verso i figli.
Oggi mariti e mogli si aspettano di essere l’uno per l’altro la maggior fonte di calore, affetto e sostegno; essi considerano il loro matrimonio come una sorta di rifugio; vivono in funzione reciproca per ricaricarsi quando le energie vengono meno, trovare insieme una soluzione ai problemi, consolarsi, dividere gli alti e i bassi della vita familiare ed extrafamiliare.
Questo grande carico di aspettative che ognuno dei due coniugi riversa sull’altro diventa inevitabilmente causa di tensioni e conflitti.
Una delle principali fonti di conflitto è la divisione dei compiti relativi ai lavori domestici e alla cura dei bambini. Anche nelle coppie che si ripropongono una divisione equa di tali compiti in realtà, dopo la nascita del bambino, le donne svolgono più lavori domestici di prima e i padri si occupano dei bambini meno di quanto loro stessi avessero previsto.
Il grado di coinvolgimento degli uomini incide sulla percezione che le loro mogli hanno della qualità del matrimonio e della vita familiare.
Meno un padre si sente coinvolto nella cura dei figli, più è probabile che lui e la moglie perdano fiducia nel rapporto di coppia.
I principali fattori di ostacolo ad una equa suddivisione dei ruoli familiari è la difficoltà nel sradicare l’idea che l’allevamento dei figli sia compito delle donne. Gli uomini non hanno modelli maschili di riferimento, e le donne difficilmente riescono a rinunciare al ruolo di figure primarie di accudimento.
Gli uomini si aspettano che le loro mogli siano esperte di bambini fin dall’inizio; si sentono a disagio davanti alla propria inadeguatezza e basta un minimo di critica, anche implicita, perché rimettano il bambino nelle mani dell’esperta.
Le donne che sono madri a tempo pieno possono sentirsi minacciate se i loro mariti diventano troppo abili. Molti padri si sentono tagliati fuori da un ruolo centrale (cambiare un pannolino dopo che la mamma ha allattato non gli sembra un contributo importante) così rinunciano e si buttano nel lavoro dove sanno di poter offrire un contributo visibile.
Più gli uomini assumono ruolo attivo nella cura dei figli , più confusa o negativa è la reazione dei propri genitori. Molti nonni considerano i ruoli familiari paritari come una minaccia o una critica alla famiglia tradizionale. Questa tensione intergenerazionale, sottile ma efficace, mette un freno allo slancio dei padri.
L’economia dell’occupazione e l’assenza di adeguati servizi di assistenza extrafamiliare spingono i padri a lavorare e le madri a restare a casa.
Per essere sicuri che i nostri figli crescano nella atmosfera familiare giusta dobbiamo:

– Sentirci soddisfatti di noi stessi e della nostra vita.

– Risolvere il problema del “chi fa cosa”, invece di evitarlo.

– Provare a fare i conti con ciò che ci tormenta nelle relazioni con i nostri genitori.

– Pensare al modo di conciliare lavoro e famiglia dedicando il giusto tempo ad entrambi.

– Metterci d’accordo su quelle che pensiamo siano le esigenze di nostro figlio e sul modo di soddisfarle.

Se sapremo far funzionare meglio il nostro rapporto di coppia saremo anche dei buoni genitori.

Le seguenti, indicazioni di massima utili a meglio svolgere la funzione genitoriale, pur ribadendo che quest’ultima rimane unica ed irripetibile per ogni situazione, serviranno per commettere qualche “errore” di meno ed essere più consapevoli della proprio funzione genitoriale.

  1. Cercate di vedere il mondo dal punto di vista di vostro figlio. Mettete da parte tutte le idee che vi siete fatti su di lui e riflettete su chi è vostro figlio, quali sono le piccole grandi prove che affronta quotidianamente, e in che maniera le affronta
  2. Immaginate come apparite agli occhi di vostro figlio. Se per lui siete genitori severi, affettuosi, invadenti, autorevoli o altro…Questa nuova prospettiva potrebbe modificare il modo in cui vi ponete nei suoi confronti, il modo di parlargli e ciò che dite.
  3. Considerate i vostri figli perfetti così come sono. Accettateli per quello che sono, senza pretendere che siano più simili a voi o a come pensate che dovrebbero essere.
  4. Siate coscienti delle aspettative che avete sui figli e considerate se sono veramente rivolte al loro interesse. Siate consapevoli anche del modo in cui comunicate queste aspettative e di che peso possano avere nella loro vita.
  5. Anteponete i bisogni di vostro figlio ai vostri ogni volta che sia possibile, poi vedete se c’è un terreno comune in cui anche i vostri bisogni possano essere soddisfatti.
  6. Quando vi sentite perduti, o in scacco, restate immobili. Meditate sulla situazione, su vostro figlio e su di voi. Se questo non è sufficiente a suggerirvi una soluzione, allora la cosa migliore è non fare nulla finchè le cose non si chiariscono. A volte rimanere in silenzio fa bene.
  7. Ascoltate attentamente ciò che vostro figlio vi dice. Ascoltate con le orecchie, con la testa e con il cuore.
  8. Imparate a vivere nelle tensioni senza perdere il vostro equilibrio. Vostro figlio, specialmente quando è piccolo, ha bisogno di vedere in voi il suo centro di equilibrio e di fiducia, un punto di riferimento affidabile attraverso cui può trovare l’orientamento all’interno del suo paesaggio personale.
  9. Chiedete scusa a vostro figlio quando vi accorgete di aver tradito la sua fiducia, anche in modi apparentemente insignificanti. Una scusa dimostra che avete ripensato ad una situazione considerandola dal punto di vista di vostro figlio. Attenti però a non essere spiacenti troppo spesso; le scuse perdono il loro significato se ne abusiamo, oppure diventano un modo per non assumersi le proprie responsabilità.
  10. Ogni figlio è speciale ed ogni figlio ha bisogni speciali. Non trattate i vostri figli tutti nello stesso modo perché non ne esiste uno che sia uguale ad un altro.
  11. Ci sono momenti in cui bisogna essere chiari, forti e non equivoci. Ponete delle regole facilmente identificabili e costanti, ma ammettete, solo occasionalme nte, una certa flessibilità.
  12. Il più grande dono che potete fare ai vostri figli è il vostro Sé. Fare il genitore equivale a continuare a crescere nella conoscenza e nella consapevolezza di sé. Questo è un lavoro continuo che ciascuno può portare avanti in qualunque modo gli sembri più adatto (con la psicoanalisi, con la meditazione, con l’introspezione, ecc…). Facciamolo dunque per il bene dei nostri figli e per il nostro.

Dott.ssa Rosalia Cipollina

MA SE IL CUORE NON CE LA FA…?

Da “Ma se il cuore non ce la fa…?” (forum “Dipendenze Affettive”)

Argomento: codipendenza Autore: Marrifede

Ho bisogno di condividere con voi ciò che provo e che mi ha portato a fare una cosa che non ha nessuna coerenza con la lotta che sto combattendo da mesi…
Ma se è accaduto, se sento queste cose, è meglio che io le ammetta e le affronti per tentare di capirmi ancora di più, e di riuscire una volta di più a fare qualcosa per il mio bene…

Dopo tanti giorni di silenzio, lunedì scorso il mio ex si era fatto sentire.
Io il telefono lo spengo sempre di più, ma non l’ho mai spento del tutto.
Ogni giorno almeno una volta lo accendo.
Così mi aveva detto di essere stato via 15 giorni da solo, in moto, la moglie e la figlia in vacanza da un’altra parte, lui a cercare di ritrovarsi un po’… Mi aveva chiesto di vederci e gli avevo detto di no.
Mercoledì e giovedì sono andata al mare io, con sorella e nipotini, sperando che mi passasse un po’ il pensiero di lui.
Perchè c’era e forse, nel silenzio, la mia tristezza di dire davvero addio per sempre al sogno di questo grande amore, si era fatta più presente.
Lui mi cerca di nuovo giovedì sera e mi chiede di vederci nel fine settimana…
Ci penso.
E sabato accetto.

Ho passato con lui sabato sera e anche ieri.
Siamo stati anche bene.
Ci siamo lasciati andare anche fisicamente.

Che è un errore lo so.
Che avrei dovuto evitare lo so.
Che così alimento le sue e le mie speranze e soprattutto rafforzo il legame di dipendenza da cui vorrei tanto liberarmi, lo so…

Vorrei capire perchè.
Perchè se non riesco a coglierne i motivi, non riuscirò neanche mai a spegnere per sempre quel telefono che rappresenta il mio legame con lui.

Io ora esco, ho ripreso a fare una vita normale, ho ripreso vecchi contatti e conosciuto nuove persone.
Sto recuperando una serenità e un benessere che avevo perso completamente.
E che sento necessari per me e per vivere bene…

Eppure lui è dentro di me.
Non c’è verso.
Il mio sentimento per lui esiste ed è presente, non è del passato.
Così lo sforzo di non cercarlo sono in grado di farlo.
Ma se mi cerca lui, quando lo fa con modi tranquilli e normali e non con quelli esagerati e squilibrati che tanto mi fanno paura, io ci sono.

Ho accettato di vederlo perchè evidentemente anch’io ne sentivo esigenza.
Se non si ha voglia di fare una cosa, non la si fa, semplicemente.

Devo capire come affrontare questo sentimento perchè, dal momento che esiste e non mi abbandona, devo saperlo vivere e accettare senza che mi sconvolga e mi riporti a lui.

E questo perchè so bene che lui è fatto così e le cose che mi hanno fatto tanto soffrire e portato a dire basta, sono tutte lì e sarebbero ancora più devastanti.

Di fatto promette cambiamenti radicali, ma è sempre allo stesso punto, in primo luogo in famiglia e poi per il resto.
Anzi, a me sembra che la sua capacità di assumersi responsabilità sia ancora più offuscata dal periodo di evidente crisi e confusione.

Eppure il mio sentimento esiste e ne sento la presenza dentro di me pur nelle varie consapevolezze che ho, e nella gioia della ritrovata vita un po’ più serena e normale che tanto ho desiderato e lottato per raggiungerla.
Convive con me anche il sentimento per quest’uomo.

Il mio dott mi diceva, l’ultima volta, che i sentimenti sono di gran lunga molto più forti della ragione.
Con la ragione si fanno valutazioni e considerazioni, che ti portano a determinarti.
Mentre il sentimento sgorga da dentro, ha vita sua, e resta molto legato al ricordo delle sensazioni belle che abbiamo vissuto..

Io so anche che ho sempre fatto molta fatica a liberarmi dai sentimenti.
Fanno parte di me anche quelli di storie passate (ne parlavo anche in un altro thread)e il mio mondo interiore è sempre stato molto in balia dei sentimenti.
Nelle storie importanti che ho avuto, è sempre accaduto che, anche dopo la fine, ci si vedesse magari ogni tanto e si continuassero a vivere momenti intensi che poi non portavano a niente, così, sospesi. Come tornare a casa a ristorarsi dopo un lungo viaggio, sapendo già però di dover comunque ripartire e proseguire il viaggio, sapendo di non potersi fermare…

Mi rendo anche conto che è necessario che questa volta io affronti la cosa in modo diverso.
Sarebbe deleterio sia per me che per lui incunearsi in questo limbo in cui ci si vede magari ogni tanto, lui lasciandomi in pace negli intervalli, mentre ognuno si fa la sua vita.
Lo so..
Eppure saperlo non è bastato …

Devo accettare di provare questo amore dentro, ma devo altrettanto accettarne l’impossibilità perchè se no non esco più e mi rovino la vita…

Oggi sono un po’ sotto sopra, penso sia il minimo visto il guaio che ho combinato!
Ma sento anche che è ora di affrontare questo aspetto del problema, ossia il fatto che anche per me dentro al cuore non è finita ed è difficile finirla…

Spero di poterne trarre qualche insegnamento positivo e che le conseguenze non siano devastanti..

Marrifede

 

Cara Marrifede,

il tuo messaggio mi ha colpita molto, perché riguarda molto anche me.

E’ vero: si fa tanta strada verso se stessi, ci si riappropia di parti importanti del proprio essere, si comincia ad essere “curiosi” del mondo esterno, ci si emancipa dall’impeto della gelosia e dall’ansia di possesso, si sente il fresco di una serenità nuova, si sorride e si ride. E poi…però c’è ancora quel legame così profondo dentro di noi, che proprio nel momento in cui sembra staccarsi definitivamente, e finalmente, torna a stringere, a stringerci, a confonderci, a fare paura.

Quello che è nuovo fa paura, crea ansia, disagio, non solo serenità, e così è spesso più semplice tornare giusto un passo “indietro” per sentirsi di nuovo un po’ “a casa”, anche se è sempre stata una casa in cui non ci siamo sentiti totalmente felici e appagati, quella casa/situazione/persona la conosciamo.

Personalmente mi sto rendendo conto di quanto la mia “paura dell’intimità” mi faccia spesso tornare indietro. Mi scopro curiosa, come ho detto sopra, e mi sento serena, ma quando sento che la mia vita potrebbe effettivamente “cambiare”, o qualcuno o qualcosa vorrebbe entrare nel mio bozzolo, mi richiudo in me stessa e continuo a cercare lui, perché stare con lui mi è ormai “familiare” e mi rende una felicià momentanea che ho paura di cercare altrove, non ho il coraggio di farlo, mi sembra di perdermi, di perdere me stessa, invece in quel legame così precario e instabile, così carico di dolori e piaceri allo stesso tempo, ci sono io e c’è quel mio “amore” che mi caratterizza, che in questo momento mi dà un’identità fittizia, e mi lascia in “sospensione”.

Faccio molta fatica a non “giudicarmi” e non colpevolizzarmi, perché sento che “dovrebbe” essere arrivato per me il momento di crescere, e invece sto prolungando e prolungando ancora la costruzione della mia serenità, perché ho ancora tanta paura, e spesso le mie parole “sagge” si scontrano inesorabilmente con la realtà, ed eccomi di nuovo, ancora, tra le sue braccia ad elemosinare qualche carezza oppure ad avvertire una gelosia devastante quando riceve una chiamata che non so di chi sia, senza occuparmi invece di chi sono io e di quelli che sono i miei obiettivi.

D’altro canto però credo che tutte queste paure, la paura di ri-cadere, la paura di soffrire nuovamente e tanto come in passato, faccia perdere di nuovo e ancora di più il punto di osservazione su noi stesse. Perché se mi osservo con attenzione, nonostante io sia ancora totalmente decentrata e impelagata in un’ossessione, ho cominciato a costruire altre parti di me, a costruirmi a poco a poco quel percorso parallelo di auto-conoscenza, che oggi mi fa essere “diversa” e mi fa reagire diversamente a ciò che mi accade intorno, dandomi la possibilità di ferirmi meno o comunque di reagire diversamente a una stessa situazione, che magari un anno fa mi era totalmente insopportabile. Insopportabile perché non sapevo da dove venisse tutto quel dolore, mentre adesso di quel dolore e di quel sentimento ne ho riconosciute le tracce e ho imparato a riconoscerle e distinguerle.

Non credo che tu abbia combinato un guaio, se è accaduto questo riavvicinameto l’unica cosa da fare è osservarlo, ed è quello che tu stai già facendo, considerando la consapevolezza che hai nel dire: “ma sento anche che è ora di affrontare questo aspetto del problema, ossia il fatto che anche per me dentro al cuore non è finita ed è difficile finirla…”

Non è finita ed è difficile finirla. E’ così, questo mi “rallenta”, ma non posso fare altro che accettarlo e nel frattempo continuare a prendermi cura di me, fino a che il distacco “definitivo” diventi un dolore sopportabile e non devastante.

Intanto ti mando un sorriso e un abbraccio,
Elegys

 

 

Ciao Federica,
chi di noi può dire esattamente cosa è successo?
Ho provato ad immedesimarmi in questa tua dinamica per comprenderti al meglio, ed ho spinto la mente a tempi lontani, quando anche io tentavo disperatamente di staccarmi da storie distruttive, ma mi ritrovavo a cedere spesso e volentieri alle manifestazioni prepotenti delle mie emozioni.

E’ difficile scindere la costruttività per noi stessi e per la coppia dalle emozioni che scaturiscono dalla relazione stessa e che ci portiamo inevitabilmente dentro. O meglio, anche quando si riesce a fare questa operazione, come dici tu, è molto dura resistere davvero al tremore dei nostri sentimenti.
Il problema, per come la vedo io, è che anche in presenza di “oggettiva” (se così si può definire) dipendenza, questo non esclude la presenza di sentimenti ed emozioni.
Sta proprio qui la difficoltà secondo me, nel senso che le dinamiche distruttive alle quali sottostiamo sono le “colpevoli” di innescare un circolo vizioso cui non possiamo resistere, sono quelle che attivano emozioni verso determinate persone o una in particolare, ma appunto: le emozioni esistono, sono state attivate, per quanto non siano ascrivibili entro ciò che l’amore aspira ad essere (rispetto, libertà, comprensione, condivisione ecc.).
Un’emozione forte ed irresistibile per noi, è un’emozione forte ed irresistibile. Non la si può certamente scacciare con un ragionamento razionale, anche se lo si vorrebbe.

Il problema è “disattivare” il meccanismo che ci rende così vulnerabili e “conquistabili” da determinate situazioni e persone, disattivare quel meccanismo così forte che ci fa percepire quell’emozione forte come irresistibile e necessaria per noi. Ma questo è un processo lungo e tortuoso, che include spesso delle ricadute, a volte imprevedibili.

Arrivo al punto.
Io credo che una via percorribile potrebbe essere quella di accettare che la realtà dei fatti attualmente è questa: tu oggi sei ancora quella persona che è catturata da quest’emozione, da quest’uomo, a livello affettivo, e che sente ancora la necessità di abbandonarsi a tutto ciò.
Perchè? Lo devi senz’altro scoprire tu, perchè la risposta è strettamente personale.
Se così è, è chiaro che la questione non è semplice a livello pratico, perché di fatto per te questa persona riesce ad essere davvero pericolosa.
La strada potrebbe essere quella di staccarti “forzatamente” (vista la potenziale gravità dei suoi atteggiamenti) e contemporaneamente lavorare sulle cause più profonde che ancora ti portano istintivamente lì.
So che è quello che già stai facendo, ma forse manca l’accettazione nei confronti di te stessa di non essere ancora giunta al traguardo, ma di essere ancora nella fase dei “lavori in corso” e che questo prevede delle crisi “di astinenza” che ti possono fare inciampare.

Alcuni spunti per riflettere: una via di fuga?
Le vie di fuga possono servire per scaricare stress accumulato in eccesso dovuto ad un comportamento autopunitivo in cui alcune nostre dimensioni sono state represse da noi stessi (in riferimento ad un insegnamento ricevuto in proposito).
Nel momento in cui si attua consapevolmente “repressione” nei confronti di una situazione affettiva che sappiamo ci fa del male (come nel tuo caso), ma non si è superata ancora la causa emotivamente, si viene a creare un conflitto.
Anche perché di fatto si sta tentando di aiutarsi attraverso la stessa dinamica che può aver originato la problematica: la forzatura, l’autocostrizione.
Così si sente ancora la necessità di lasciarsi andare al proprio bisogno che, simultaneamente, ci permette di scaricarci e di soddisfare l’emozione e la spinta ancora esistenti, rispondendo però ad un dettame preciso interiorizzato (un pò come dire: “posso lasciarmi andare, perchè ne ho bisogno emotivamente, purchè questo non pregiudichi l’imperativo sotteso ed originario, per esempio: “non devo essere felice, perchè non lo merito”)

In questo cedimento può centrare anche molto semplicemente una “resistenza”: la paura inconscia ed incontrollabile di prendere davvero una strada nuova e di abbandonare quella vecchia, fatta di schemi che abbiamo scoperto non sono funzionali al nostro benessere, ma a cui ancora rispondiamo in modo reattivo.

Intraprendere sul serio un percorso di distacco dal modo di essere vecchio è qualcosa di duro da accettare e realizzare e porta con sè anche un pò di nostalgia.
La nostalgia di lasciare davvero il mondo della fanciullezza (a livello affettivo) per entrare in un mondo più adulto fatto anche di più responsabilità e di maggiori rinunce.

Non so quanto tutto questo possa avere a che fare con la tua situazione e so che di certo non ti risolverà il problema, ma è quello che mi è venuto in mente anche in riferimento alle mie esperienze passate.
E magari sviscerare alcuni punti un po’ di più, può favorire il raggiungimento di una soluzione, magari non prevista. Spero che riuscirai a trovarla, e nel frattempo spero che questa tua nuova condivisione ti aiuti a continuare a percorrere la strada per te più giusta.

Un abbraccio
Yana

 

Grazie a tutte,
perchè tutte mi fate sentire compresa e non giudicata ed è importante, perchè oggi mi sento già molto in colpa.
E tutte dite cose che esistono dentro di me e mi ci ritrovo, mi danno spunti per riflettere ancora…

Penso che il fatto del bisogno di lasciarmi andare un momento, dopo mesi che lotto non solo con lui ma anche con me stessa per “fare la cosa giusta”, ci sia stato e ci sia.
Mesi di lotta, la cura dal dott, l’ascolto della musico terapia ogni giorno, gli sforzi di reinserirmi in un contesto di socialità dopo tanto tempo.
Tutte cose molto faticose, anche se hanno portato evidenti risultati.

Forse però anche tutto questo forzarmi ed imporre cose a me stessa e a lui è stato duro.
Il bisogno del momento in cui ti lasci andare e non pensi a niente arriva…

Il mio è un legame che dentro di me esiste ancora e continuerà ad esistere.
Ma so anche che è distruttivo.

IL fatto è che ci sono mille implicazioni emozionali: nel momento che sento veramente che sto “lasciando andare”, ossia davvero giungendo alla fine sia per me che per lui, è tuttora molto duro e se proprio in quel momento lui mi cerca, probabilmente mi blocco per questo motivo. Perchè fare il passo successivo significherebbe lasciare davvero definitivamente andare ed emotivamente forse non sono ancora pronta a farlo.

Penso che il legame sia molto profondo e questo rappresenta un ostacolo grande ad andare oltre, sia per me che per lui.
Lui sarà anche bugiardo, disequilibrato, ossessivo ecc., ma penso che anche per lui si tratti, a questo punto, di dipendenza e non di un capriccio.
E’ quasi un anno da quando ho iniziato a dire “basta” e penso che se siamo ancora qui a cadere, evidentemente c’è un legame di dipendenza molto radicato per tutti e due, che tutti e due facciamo fatica a superare, andando finalmente avanti con le nostre vite e lasciando che anche l’altro lo faccia.

Purtroppo però devo trovare il modo di far fronte perchè le conseguenze per me possono essere davvero pesanti e pericolose, come dice Yana.

In effetti oggi mi ha già chiamata, per dirmi di pensare alla possibilità di andare una settimana in vacanza…
E visto che io ho reagito male, dicendo che allora ricomincia tutto come prima e ci eravamo detti di no, mi ha subito accusata di avere un altro…
Insomma la solita vecchia storia, proprio quel delirio che tanto mi distrugge…

E l’ennesima prova che lui non cambia: solo ieri diceva che non si sente più di essere geloso, che ha capito e che non mi accuserebbe più tanto per partito preso, ed oggi eccolo qua…

Ma non gliene faccio una colpa: è ovvio che dopo due giorni così lui mi cerchi, cosa speravo?
I patti chiari del “vediamoci poi ti prometto che ti lascio stare di nuovo” sono frutto del desiderio di vedermi, poi dopo è altrettanto chiaro che quello stesso desiderio spinge molto di più dell’impegno preso.
Non è neppure che mi manchi di rispetoo: sono io che manco di rispetto a me stessa, cosa pretendo da lui?
Lui mi cerca per lo stesso motivo per cui io faccio fatica ad eliminarlo del tutto: perchè ci sono emozioni che non si dominano, peggio ancora se vengono ancor più sollecitate…

LE dinamiche del “vedersi ogni tanto”, come dicevo prima, sono già sbagliate con una persona normale.
Ma con uno così sono boomerang che ti tornano addosso con una forza e violenza ipoteticamente dirompenti…

Ed è inutile che pretenda sforzi da lui, che era riuscito a stare silente per più di venti giorni e 25 senza vedermi..
Se poi però mi cerca e ci sono e per di più condivido con lui momenti nuovamenti belli e intensi, sono IO a dovermi chiedere qual è il mio problema e come risolverlo.
Lui mi cercherà finchè percepirà questo. Che io sono ancora legata a lui dentro di me.
E sparirà quando io non gli darò più questa percezione…

Ma IO come e quando arriverò a questo?
A che prezzo ancora?

Il sentimento c’è, è innegabile.
Ma porca miseria se al mondo c’è un amore sbagliato è sicuramente questo mio!

Lui promette, racconta che ha capito la mia libertà e la mia onestà e oggi è già lì che accusa, solo perchè gli ricordo la situazione che ci siamo ripetuti ieri…

Quindi LUI NON CAMBIA.

E io non reggo una situazione così.
Anche se è una persona che sento dentro di me.

Non so se sia la paura di qualcosa a tenermi ferma.
Non saprei di cosa.

Ma forse invece sì: il VUOTO.
Le uscite, le amicizie, i fine settimana al mare, il lavoro, le piccole cose: tutto bello che da serenità lì per lì.
Ma che non cancella il vuoto.

E allora se tu hai una persona dentro, e quella persona per di più ti cerca con un’insistenza che va avanti nonostante tutto, forse arriva anche il momento che la tentazione di riempire quel vuoto dall’esterno, con quella forma di amore che quella persona è in grado di darti, prevale…

E poi dopo come sempre, la vita presenta il conto.
Per ogni mia debolezza, tutta la vita, ho sempre pagato prezzi molto alti per me.

Ma è inutile il vittimismo.

C’è che ci sono anche attimi in cui, dopo, mi chiedo se davvero non sarebbe possibile un miracolo, un cambiamento, un lieto fine.
Poi un attimo dopo sorrido amara con me stessa, per la mia testarda ingenuità, per il mio modo così triste di credere nell’amore a tutti i costi…

Spero di riuscire a trarre anche da questo passaggio un insegnamento, qualcosa che mi aiuti ad andare avanti.
Perchè è avanti che voglio andare, non di certo tornare indietro..

Grazie del vostro aiuto!

Marrifede

 

“Eppure lui è dentro di me.
Non c’è verso.
Il mio sentimento per lui esiste ed è presente, non è del passato.
Così lo sforzo di non cercarlo sono in grado di farlo.
Ma se mi cerca lui, quando lo fa con modi tranquilli e normali e non con quelli esagerati e squilibrati che tanto mi fanno paura, io ci sono.”
Cara Federica, penso che il nocciolo di quello che stai vivendo sia qui. al momento attuale tu, per tutto quello che hai maturato e compreso della tua storia e di te stessa in rapporto alla tua storia, riesci a non cercarlo. questo non era scontato qualche mese fa e tutto il forum è testimone del grande cammino di crescita che c’è dietro. al momento attuale, però, non riesci a sottrarti se lui ti cerca nei modi che, probabilmente, gli sono stati propri quando la storia è cominciata. penso che molti di noi maldamorati siano allo stesso punto in cui ti trovi tu. ed è per questo, dopo tutto, che siamo ancora qui. lui è ancora dentro di te, probabilmente lo sarà sempre, il problema è, come dici bene, che lo è nel presente, non nel passato.
ieri una cara amica mi ha fatto riflettere sulla forza e l’inganno dei ricordi. i ricordi ti legano alle persone come erano non come sono attualmente. allo stesso modo cristallizzano noi stessi in sentimenti e sensazioni che vorremmo superare ma che ci riproponiamo alimentate dal ricordo.
Penso che la via d’uscita sia, ancora una volta, la consapevolezza di cosa sia il tuo bene, come hai detto benissimo nel tuo intervento, che non significa negare un sentimento che c’è ed è reale. si tratta di “tagliarli” i viveri, non rifornirlo più di emozioni nuove e non alimentarlo coi ricordi del bello che c’è stato. Leggendoti e leggendo gli altri interventi mi sono anche interrogata sulla mia definizione di amore, acnhe a me piacerebbe che l’amore fosse, senza ombre, solo connotato da aspetti positivi, condivisione, comprensione libertà etc (per citare yana) ma per me non è così. non ho conosciuto amore che non avesse lati oscuri, che accanto alla comprensione non mettesse magari un pò di opportunismo, che a fianco della libertà non avesse anche cinismo etc.. l’amore è un sentimento molto “denso” che si ciba di tutto quello che siamo stati e siamo, non mi sento di dire che c’è un modo giusto di amare, nè che nell’amore non ci possa essere negatività odio addirittura… è giusto tendere a un amore che rispetti noi stessi e l’altro, che sia il nostro bene e il bene dell’altro… ma in modo sufficiente. questo l’ho imparato essendo madre e sperimentando l’amore più assoluto che si possa provare per un altro essere umano, cito non so più che psicologo o psicoterapeuta che di questo concetto ha fatto la sua teoria principale, si può solo sperare di diventare madri sufficienti non già buone madri. e se ne deve essere orgogliose! un abbraccio a tutte e a tutti

Zoe29

 

” Leggendoti e leggendo gli altri interventi mi sono anche interrogata sulla mia definizione di amore, acnhe a me piacerebbe che l’amore fosse, senza ombre, solo connotato da aspetti positivi, condivisione, comprensione libertà etc (per citare yana) ma per me non è così. non ho conosciuto amore che non avesse lati oscuri….”

Ciao Zoe,
il tuo intervento mi è piaciuto molto anche perchè secondo me hai toccato in modo molto acuto una questione subdola e difficile da controllare: quella dei ricordi, i ricordi che possono confonderci nel presente.
Ed aggiungo, come hai anche accennato tu, che oltre ai ricordi ci sono i lati “buoni” della persona (tutti ne hanno) che possono riemergere nel presente, ricollegarsi ai tempi “belli”, ed alimentare il sentimento e/o la dipendenza.

Ho riportato questo stralcio del tuo intervento perchè vorrei specificare una cosa. Anche io sono d’accordo che l’amore non sia solo un elenco di belle intenzioni e buoni atteggiamenti.
Le ombre ci sono e secondo me è normale che sia così: chi crea una relazione amorosa sono due esseri umani e gli esseri umani, con tutti i percorsi di autocostruzione che possono intraprendere, rimangono delle creature che contengono sempre e comunque delle ombre, dei limiti e dei difetti.

Ma un conto è non essere perfetti, avere anche dei punti su cui non si è in piena sintonia, attraversare delle crisi (che, per come la vedo io, fanno parte, prima o poi, di una relazione duratura); un altro è il totale non rispetto e la totale insanità di un rapporto.
Credo che il caso di Federica sia una situazione delicata e pericolosa, e probabilmente parlo così anche perchè ho vissuto la sua stessa esperienza.

Quello che lei ha subito e potrebbe subire ancora non sono delle piccole ombre, ma degli abissi che secondo me bisogna imparare a decidere di non sopportare.
Un conto è non cercare ed aspirare all’uomo ed alla relazione perfetti, un altro è accettare di annullarsi per non sentirsi soli, accogliere violeza psicologica e quant’altro pur di non lasciare andare….

Ecco, volevo solo specificare questo perchè non vorrei si fosse frainteso ciò che intendevo.
Una relazione soddisfacente di certo non può contenere solo esperienze e sentimenti “positivi”, ma per me di certo si deve “basare” sul rispetto. Il rispetto implica (in percentuale ed intensità differenti, a seconda delle persone, della storia, dlle esigenze ecc..) libertà, comprensione ecc…
Insomma credo che una relazione, qualsiasi, ci debba fare stare bene.
Questo vale anche e soprattutto proprio se si hanno dei figli.
Poi il modo per arrivare a questo ognuno lo fa a modo proprio, percorrendo il percorso che sente più suo e che riesce ad intravvedere.

Un abbraccio

Yana

 

Ciao Yana,
è proprio come dici tu.
sono consapevole che non esiste l’uomo perfetto e la relazione perfetta, io per prima non lo sono e nessuno può dire di esserlo.

Che l’amore ha anche ombre.

Ma il mio caso purtroppo è un caso limite, perchè ho toccato con mano che le sue “ombre” sono per me devastanti: si tratta non solo di difetti, ma di squilibri che lo portano a non rispettarmi, a invadere la mia testa con la sua gelosia ossessiva che mi aveva portato ad isolarmi dal mondo, lo portano a mentire anche su cose delicatissime, pur di trovare una via d’uscita, sempre in modi manipolatori per me e il mio cervello e le mie emozioni.
Senza contare che lo vedo come una persona che tuttora non è in grado di assumersi una responsabilità.
Continua in fondo a fare come ha sempre fatto, anzi anche peggio.
Non se ne va da quella casa, perchè in fondo non ce la fa, però con l’alibi del dolore e della disperazione, e del fatto che deve trovare se stesso, impone a moglie e figlia un modo di vivere totalmente ai margini, ai confini.
Lui è sempre più assente e distaccato anche dalla vita della bimba, però non se ne va.

E questo non mi da l’idea di alcuna affidabilità e stabilità, se lo guardo come compagno di vita.

E poi questa gelosia che lo porta ad accusare sempre.
A cercare sempre il marcio negli altri…

Se lui cambiasse…
Sì, se cambiasse ci sono lati di lui che indubbiamente mi piacciono e si incastrano con i miei, creando quell’alchimia che ci fece avvicinare tanto all’inizio…
Ma non cambia.
Le persone non cambiano, specie se non ci lavorano con reale esigenza di superare aspetti di se che percepiscono come disequilibri.
E non è il suo caso.

Sì, nella mia situazione io so che se mi lascio andare mi rovino la vita.
Ne ho il terrore e so che ho il dovere per me stessa e verso me stessa di non correre questo rischio.
Penso che è un rischio che, se poi va male, potrebbe annientarmi perchè se già sta volta faccio così fatica, dopo come potrei fare a rialzarmi?

Ma altrettanto sento che, seppure rafforzata, non sono ancora oltre.

A livello emotivo c’è ancora amore e lasciare amando ancora è molto difficile.
Mi è già successo in passato e infatti è stata una storia che ha segnato indelebilmente la vita.
Quella volta però fu più “facile” (se così si può dire), perchè dall’altra parte non c’era un matto.
QUindi dovetti affrontare “solo” il dolore immenso della perdita.

Qui c’è una persona che è squilibrata e dipendente come e più di me.
Tutto è più difficile.

Eppure ho 38 anni ed è necessario che io capisca che questo amore è un lusso che non posso permettermi….

Marrifede

 

Ciao Federica,
quando io ho vissuto la storia che somiglia molto alla tua, ho provato queste tue stesse sensazioni ed emozioni per un bel pò di tempo dopo la rottura finale (che è sopraggiunta dopo mille tira e molla come quelli che descrivi tu).

Anche per me accettare di perdere lui equivaleva a perdere per sempre il “vero amore”, come se stessi rinunciando alle emozioni ed ai sentimenti più forti e vivi che potessi provare.
Non sai quanto ti comprendo e leggendoti mi viene in mente tutto.
Questa è anche una caratteristica abbastanza normale e comune di quando si deve accettare il distacco da una persona per la quale ancora proviamo delle emozioni.

Quando si ama qualcuno, o comunque si sono condivisi esperienze e sentimenti che ci hanno toccato e coinvolto profondamente, si identifica questa persona con l’amore e questo dura fintanto che queste emozioni persistono.
Ci sono persone che vengono picchiate violentemente dai loro compagni per anni, che non riescono a lasciarli e che, a dispetto delle vere motivazioni che stanno sotto a questi rapporti insani, continuano a sostenere che non lo fanno perchè, nonostante tutto, “li amano”.

Un mese dopo la rottura definitiva con il mio ex, io ero ancora distrutta e pensavo ancora a lui.
Ricordo che pensavo, e scrivevo anche, che per il mio bene avevo rinunciato a lui, ma che sicuramente non avrei mai vissuto un amore più forte e che l’amore per me era finito.
Non è stato assolutamente così, anzi.
Anni dopo l’ho rincontrato e ti assicuro che ho provato rifiuto, assolutamente nessun tipo di attrazione o forte emozione nei suoi confronti, forse un pochino di pietà (brutta parola) per aver notato che era rimasto dove lo avevo lasciato e non aveva fatto nessun passo avanti per recuperarsi.

Ma dopo quell’incontro sono andata avanti con la mia vita come prima.
Poi tutte le storie sono diverse, non è dtto che la tua debba finire esattamente come la mia, e ci sono altre persone, magari meno disturbate di lui, che mi sono invece rimaste dentro molto di più.
Però mi riconosco in tutti i moti che descirvi riguardo a lui, compresa la connessione che fai dell’amore con la sua presenza nella tua vita e tutti i pensieri e le destabilizzazioni che ne conseguono.

Dopo aver sofferto molto per le sue violenze e poi per la sua mancanza (sembra assurdo, ma è proprio così), quando sono riuscita a riprendermi davvero, nè lui nè il suo pensiero riuscivano più a sconvolgermi nè mi sucitavano desiderio, pensieri d’amore o forti emozioni.
Anzi, ho provato per un pò di tempo paura, rifiuto, rabbia.
Alla fine tutto è diventato indifferenza e a pensarmi come ero nel periodo che lo frequentavo, quando ERO CONVINTA che nonostante tutto lui fosse l’uomo della mia vita, mi sembra di essere un’altra persona.

Mi colpisce molto quando scrivi che sicuramente non smetterai mai di contenere dentro di te queste emozioni per lui, perchè è la stessa cosa che pensavo io.
Ripeto che magari non ci sarà lo stesso epilogo, ma di certo non puoi ragionare col “per sempre” riguardo al futuro.
Non pensare al “mai più”, perchè non lo sai quale evoluzione potrai avere tu e nemmeno le tue emozioni attuali.
Ora le tue emozioni sono collegate fortemente non solo a lui, ma anche a quello che sei tu oggi e che non è lo stesso di ciò che potresti essere domani.

Questo per dirti che anche se non posso prevedere il tuo futuro, posso di certo dirti che quella mia esperienza del passato, molto simile alla tua nelle esperienze e nelle emozioni, nel tempo è stata superata in toto e che oggi io sto bene e non mi condiziona più.
Ma per arrivare a questo ho passato un anno molto travagliato, ho sofferto tanto e mi sono sentita per lungo tempo proprio come te.
Spero questo possa infonderti un minimo di speranza.

Un abbraccio forte

Yana

 

Grazie Yana,
lo so che col tempo si supera il peggio.

Forse a me spaventa vedere che il tempo per ora è contato un po’, ma non abbastanza…

Ossia: ad agosto sarà un anno che io ho iniziato a dire il basta, lo ricordo ancora.
Dopo avere sofferto come un cane tutti i mesi precedenti, andai dal dottore e feci il punto della situazione.
E poi dissi il mio basta.

E da lì scaturì tutto il delirio che sai.

E allora vedere che a distanza di quasi un anno sono ancora messa così, mi sgomenta, mi fa paura non più tanto di lui, ma proprio di me stessa.
Perchè a livello emotivo evidentemente c’è un legame fortissimo che ancora son ben lungi dall’avere supereato.

E questa precoccupazione aumenta se penso che, nel frattempo, ho concretamente compiuto passi avanti e, grazie anche alla terapia, ho iniziato un percorso di recupero della mia serenità che mi ha portato anche ad un reale miglioramento sia dei miei stati d’animo che della qualità della mia vita…
E allora a maggior ragione mi chiedo perchè tutto questo non sia stato e non sia ancora sufficientemente rafforzativo per me, per le mie determinazioni, quando è di tutta evidenza quanto è diversa la mia vita con lui dentro o fuori di essa…

Questo mi preoccupa e mi amareggia per me stessa, ripeto, ormai più che per lui…
E’ come se tutti gli sforzi che ho fatto li vedessi non dico vanificati, ma certo sviliti se il risultato è ritrovarmi fra le sue braccia…

Eppure lo so che le cose che dici sono vere.

Lo so razionalmente ma evidentemente emotivamente c’è stata e c’è una battuta d’arresto o non so bene come chiamarla, c’è un disagio dentro che devo in un qualche modo affrontare…

Grazie per il tuo sostegno!

Marrifede

 

Cara Federica solo in questa altalena fra piani diversi, razionalità, sentimenti, nuove consapevolezze, cadute, affermazioni, si cresce. e tu lo hai già fatto tanto! è una “danza relazionale” che non finisce mai, io sento da quello che dici e da come lo dici che tu sei già molto distante da questa esperienza, questo “tornare indietro” può servirti per prendere lo slancio per allontanarti ancora di più da quella esperienza e da quella persona. credi in te e nel tuo personale progetto di vita, in definitiva è quello il punto cardinale a cui restare ancorati, un abbraccio pieno di stima e di affetto

Zoe29

 

E’ come se tutti gli sforzi che ho fatto li vedessi non dico vanificati, ma certo sviliti se il risultato è ritrovarmi fra le sue braccia

Comprendo la sensazione, è legittima.
Ma la realtà dei fatti, come la tua stessa situzione (interiore e relazionale) ti dimostra, non è così lineare e scontata.

I tuoi sforzi non sono di certo vani, e nemmeno la tua continua introspezione e il tuo modo di riappropriarti piano piano di una vita più serena ed in un certo senso più adatta a te.
I passi che fai ti stanno dando delle piccole grandi soddisfazioni, comprese non solo le esperienze che hai accettato di accogliere nella tua vita quotidiana, ma anche le relative sensazioni di bellezza e libertà di cui ci hai resi partrecipi non molto tempo fa.

Tutto questo è il segno che qualcosa sta cambiando, ma nella vita non è come nei film americani, dove nel giro di due ore di riprese il protagonista passa da un passato infuocato ad un lieto fine definitivo ed assoluto grazie a qualche seduta dallo psicoterapeuta e magari qualche visitina ad un gruppo di autoaiuto
Nella realtà tutto è molto più complesso, articolato ed intrecciato.
Mentre si fanno passi avanti, la vita continua ed è comunque difficile tenerle testa, perchè ci sono mille cose cui far fronte, compreso lo stress quotidiano dovuto non solo al nostro particolare problema, ma a tante altre cose (sentimenti, implicazioni, ricordi, imprevisti, momenti di debolezza, doveri, responsabilità, paure, incostanza dell’umore, ecc..)

Il nostro modo di interagire con la vita non cambia certo da un giorno all’altro: sono tutte cose che sai, ma io te le voglio ricordare
Mentre procediamo, abbiamo bisogno di continuare a vivere, e non è che solo perchè stiamo procedendo e sforzandoci di pensare a noi stessi in modo più costruttivo, questo ci riesce automaticamente in modo perfetto ed immediato.
La ricostruzione di noi stessi abbiamo detto tante volte che si esplica attraverso un percorso. La durezza di questo percorso non è solo rappresentata dal tempo e dal dolore, ma anche dalle cadute, dai tentativi che falliscono, dalla debolezza che sopraggiunge (in alcuni momenti più di altri, è normale) e dalle resistenze che ci inducono sempre in tentazioni e che molte volte, purtroppo, quando non siamo ancora abbastanza forti, vincono.
Ma non essere ancora abbastanza forti, non vuol dire che non abbiamo fatto passi avanti, tutt’altro.

Senza contare che poi durante la vita, e durante la crescita, si imparano molte cose, se ne acquisiscono tante altre, ma ognuna a suo tempo. Non necessariamente tutto si evolve contemporaneamente, ed inoltre ciò che abbiamo appreso su di noi necessita anche di un certo periodo per essere digerito ed interiorizzato.
Stai riprendendo contatto con le belle sensazioni che puoi sperimentare anche senza di lui. Questo non ti ha fatto allontanare completamente dal bisogno e dalla tentazione di lui? Ebbene, ciò non deve indurti a pensare che allora sei allo stesso punto in cui eri prima.
Datti tempo, ancora, non pensare di aver fallito perchè non è così.
Tra il completo distacco e la completa ed inconsapevole dipendenza ci stanno delle vie intermedie e tu le stai attraversando.
Ci vuole costanza e pazienza e tutte le cose “piccole” che ti stai costruendo sono la base per poter essere più forte domani. Nel frattempo qualche caduta è praticamente normale, forse prevedibile.
E continuerà ad insegnarti qualcosa, non solamente in termini razionali, ma anche per quanto riguarda il tuo bagaglio emozionale ed esperenziale.

Quando la mia storia devastante è terminata, non senza conseguenze, in seguito non ho più desiderato contatti con lui nè ho ripetuto un’esperienza simile sotto molti aspetti. Ma sotto altri aspetti ho continuato a relazionarmi (con altre persone) in maniera prima inconsapevole ed insana, poi insana ma consapevole. Poi si è spezzato qualcosa, è nata una consapevolezza ancora nuova su di me, sulla mia vita, sono andata ancora in profondità, ho accettato di dialogare con alcune parti profonde che mi facevano paura come il mio senso di solitudine, e molto altro ancora..
Insomma, sono ancora in cammino, ma guardandomi indietro non posso certo dire di essere la stessa persona di parecchio tempo fa: mi sento non solo più consapevole, ma molto arricchita, più forte, più coraggiosa e più serena, nonostante le continue umane crisi che ogni tanto attraverso.
Questo per dirti che ognuno cammina sulla propria strada in modo personale ed assecondando le sue parti più intime, che non sono mai identiche a quelle degli altri, ma se decide di farlo, progredisce sempre.
Io l’ho fatto attraverso diverse relazioni, dove ho dovuto affrontare differenti aspetti del mio problema, tu magari stai facendo gran parte del lavoro tramite una sola relazione, ma questo non implica assolutamente un fallimento.

Ti sono vicina in questo momento di crisi

Yana

Le vostre osservazioni esterne, sul percorso fino ad ora fatto, mi sono di conforto.

Si sa che nei momenti difficili si tende a vedere tutto nero e le cose positive scompaiono o almeno si fanno piccole piccole ai nostri occhi.

In realtà io lo sento di essere andata anche avanti .
In due mesi e mezzo ho realizzato un’apertura e riaccarezzato il senso di libertà e benessere che erano veramente insperati sino a poco prima.
Se penso a quanto mi sentivo annientata e senza più la voglia e la forza di niente, capisco che i miei sforzi a qualcosa sono serviti…!

Forse per questo sono un po’ delusa da me stessa: io ho la tendenza a pretendere un po’ molto da me, e questi scivoloni mi fanno arrabbiare.
Anche perchè mi viene da dire che proprio in una fase positiva, in cui non sono più sola e isolata come prima, in cui sento la possibilità di una vita serena e piacevole per me, in cui ho toccato con mano la differenza fra con lui e senza di lui e ho avuto conferma che senza è meglio…
Proprio qui vado a cadere?
Capisco quando sei più sola e indifesa, ma ora…

E allora affronto il fatto che il mio sentimento è vivo e vegeto, annidiato nella mia pancia come un piccolo parassita che vive di vita propria in parallelo alla mia vita e nutrendosene anche quando non me ne accorgo…

PEnso anch’io che sia tutto un fluire, questa benedetta vita.
In cui l’attimo determinante non è mai un miracoloso bagliore, ma frutto di tanti altri attimi, ore, giorni, a volte anni di cammino..

Questo momento mi insegna qualcosa ancora di me stessa.
Della mia fragilità.
Del mio essere donna (anzi, il mio dottore diceva che sono femmina, non donna!) che vive anche di emozioni e sentimenti, a causa o grazie alla mia natura molto molto sensibile che mi ha portato tanti dolori, ma certo mi ha donato anche di assaporare tante emozioni belle e di sentirmi viva. E non posso negare le mie emozioni tanto arrivano e dirompono quando poi meno me lo aspetto.

Del mio sentimento per quest’uomo che è per ora ancora presente, forse legato a ricordi e nostalgie, forse amplificato da attimi che vivi e neanche ti accorgi, ma ci sono.
Ma è presente.

Mi insegna anche che c’è ancora tanta strada da fare e un altro aspetto importante di me da approfondire: la mia difficoltà di sempre a chiudere i rapporti senza voltarmi indietro.
Questa non è la prima volta che, con la storia già finita e per mio volere, mi trovo a rivedere “ogni tanto” l’ex, trascorrendo momenti intensi, senza che ciò porti a niente senon a prolungare ed allungare il legame.
Siccome questa caratteristica tende a ripetersi in modo “seriale” nelle mie relazioni,anche questo forse è giunto il momento che io lo affronti e comprenda perchè, se voglio che questa volta sia diverso.

E con umiltà accetto che la mia fragilità può portare anche me a cadere, a vivere debolezze e insicurezze e non per questo non posso rialzarmi…

Forse ho tanta paura che la ricaduta di un attimo porti conseguenze ben peggiori, sia per come sono fatta io che per come è fatto lui. La paura è quella di non saper far fronte al momento e magari lasciarmi travolgere, mi terrorizza questa idea…
Però sono qua a parlarne proprio per scongiurare questo e darmi tempo di accettare il momento senza che le conseguenze si propaghino.
Spero che saprò davvero fare di questo momento un altro piccolo passo avanti e non una caduta libera in un precipizio!

Il forum come sempre è fonte non solo di comprensione e speranza, ma anche di aiuto concreto ad affrontare le situazioni..

Grazie a tutte di questo sostegno!

Marrifede

 

Due considerazioni: non sentivo lì per lì, quando lottavo per allontanarlo da me, di reprimere i miei sentimenti.
Mi pareva anzi di ricominciare a dare ascolto ad un amore più sano e veritiero: ossia quello per me stessa.
Sapevo di provare ancora amore per lui, ma era un amore privato di componenti essenziali: speranza, che è stata la prima che ho perso, poi fiducia, capacità di credere, stima, rispetto.
Quindi era un amore svuotato.
Ne restava la compoenente irrazionale, la emozione forse più per un sogno d’amore accarezzato nel primo anno bello e che vedevo infrangersi contro i muri di realtà che percepivo come ineluttabili…

Più che repressa, la componente dei sentimenti si era ridimensionata da se, senza uno sforzo mentale particolare in tal senso.
Anche perchè lui coi suoi comportamenti invasivi e manipolatori mi ha costretta ad una estenuante lotta per mesi e mesi semplicemente per sopravvivere, per sottrarmi finalmente a tutto ciò e ricominciare la mia vita.
Ho passato tanto tempo a lottare contro di lui, perchè quella era l’urgenza del momento, che non avevo semplicemente attenzioni per i miei sentimenti.
Era necessario pensare ad altro, a come andare avanti, a come liberarmi..

Finalmente ricomincio a vivere.
Due mesi e mezzo di libertà.
Lui che si fa vivo ogni tanto ma meno, sempre meno.
IL che mi permette di respirare.
Di conoscere di nuovo le sensazioni di serenità e libertà, di vita normale.

Ricordo che il 15 giugno me lo sono trovato sotto casa ad aspettarmi, dopo tanto tempo che non lo faceva.
E che lì per lì mi ero arrabbiata, ci ero stata male, mi ero anche avvilita.
Ma durò un giorno.
Poi ricominciai a spegnere il telefono e fare la mia…
Perchè si era trattato della ennesima sua manifestazione invasiva nei miei confronti, si era di nuovo manifestato per quello che era stato sino ad allora: gelosia ossessiva, mancanza di rispetto ecc.
Il tutto quindi mi aveva confermato nelle mie determinazioni…

Invece dopo sono seguiti 20 giorni di silenzio assoluto.
E io quando lui sparisce devo sempre affrontare il fatto che davvero non c’è più.
Che potrebbe essere la fine, sta volta.
E fa male.
Quindi i pensieri malinconici alla distanza arrivavano.
MA come qualcosa di necessario da superare per andare avanti ancora..

Poi lui si è fatto vivo e questa volta non invasivo, non con la sua solita mancanza di rispetto,col suo delirio.
Ma con toni dolci e rispettosi.
Mi ha chiesto di vederci,non me lo ha imposto.
Gli ho chiesto tempo per pensarci e lui me lo ha dato, senza tempestarmi di telefonate ansiose come sempre.
E così ho accettato.
E nel vederci è prevalsa la componente positiva del nostro rapporto, probabilmente perchè quella distruttiva l’abbiamo tutti e due voluta tenere a bada…

Insomma penso che è stata risvegliata la parte di me che lo ama, forse perchè lui si è proposto e dato a me non coi modi che me lo hanno fatto odiare (la rabbia di cui ti parlavo ieri), ma con quelle caratteristiche che me lo hanno fatto amare…

E ora forse lui ha più coraggio nel lasciarmi stare perchè ha percepito che se non devo combattere ogni giorno solo per un po’ di pace, può anche darsi che l’amore torni in superficie….

Marrifede

 

non sentivo lì per lì, quando lottavo per allontanarlo da me, di reprimere i miei sentimenti.

Più che repressa, la componente dei sentimenti si era ridimensionata da se, senza uno sforzo mentale particolare in tal senso.

Ho passato tanto tempo a lottare contro di lui, perchè quella era l’urgenza del momento, che non avevo semplicemente attenzioni per i miei sentimenti.
Era necessario pensare ad altro, a come andare avanti, a come liberarmi..

Ciao Fede,
ho voluto portare l’attenzione su queste tue riflessioni.
La mia personale sensazione è che ci sia stata, come dice Innuendo, una qualche repressione dei sentimenti.
Purtroppo a complicare tutto, nelle situazioni già difficili di per sè, è il fatto che non tutte le nostre azioni sono coscienti, quanto meno nel momento in cui le stiamo sperimentando.
Questo avviene quanto meno si sono superate realmente le dinamiche legate alla situazione, o che la situazione in qualche modo ci risveglia.
Peggio ancora se il vissuto è condito da quell’urgenza impellente di salvaguardare la propria vita, o comunque di affrontare problematiche concrete e pericolose.
Secondo me la verità sta, in parte, in ciò che hai detto tu nelle righe che ho riportato: hai dovuto affrontare un momento in cui c’era l’urgenza di un distacco perchè eri ormai lucidamente consapevole della pericolosità del rapporto. Questa ricerca del distacco è in qualche modo diventata, volente o nolente, la tua priorità, che corrisponde a quell’istinto di sopravvivenza a cui, con parole diverse, alludi sopra.
Almeno secondo la mia percezione.
Questo ti ha portata a “non avere attenzioni per i tuoi sentimenti”, come hai detto tu, quindi ad accantonarli per un pò, per consentirti di concentrarti davvero su ciò che razionalmente avevi concepito essere la cosa “giusta”.
Accantonare i sentimenti non vuol dire superarli.

La razionalità, molto utile in questo caso per affrontare la necessità prima rispetto alla tua incolumità, non va di pari passo con l’emotività.
Quando un tossicodipendente smette di assumere droghe perchè questo è ciò che gli viene prescritto in comunità e che lui ha compreso essere una cosa pericolosa, il bisogno ed il desiderio nei confronti della droga non lo abbandonano immediatamente e per ottenere questo egli deve affrontare un lungo percorso interiore.

Può darsi che dopo una sbornia quasi letale un alcolista si spaventi e decida di mettersi in salvo da se stesso e dall’alcol buttando nella spazzatura tutti gli alcolici presenti in casa.
Ma finchè non avrà elaborato le cause che lo portano al bisogno del bere, molto probabilmente prima o poi andrà a comprarsi altre bottiglie.

Anche volendo non considerare per un attimo la dimensione “insana” di questo rapporto e delle dinamiche implicate, la stessa cosa accade anche con i sentimenti.
Non considerarli, negarli, accantonarli, non conduce all’estinguerli.
Molto spesso anzi, questi tornano più violenti. Bisogna affrontarli di petto, e ci vuole tempo.

Poi..prova ad immaginare se una bottiglia d’alcol potesse parlare e dicesse a chi ha bisogno di lei “da oggi ti prometto che ti offrirò solamente gli effetti divertenti di me e non più quelli distruttivi!”
Sarebbe invitante no?

Un abbraccio Fede..

yana

 

..ti ringrazio anzi tutto perchè mi hai fatto sorridere, all’idea della bottiglia parlante!

Sì, in fondo io ho sempre detto e ripetuto e pensato dentro di me che io lasciavo per necessità, a causa della distruttività delle dinamiche del rapporto, poichè così tanto lesive del mio equilibrio.
Per necessità perchè avevo capito che non c’era speranza comunque di vita nè comune nè serena, per noi due…
Non certo perchè fosse finito l’amore.

Ho messo tutte le mie forze per riuscire a staccarci e a riprendermi un po’ della mia vita e della mia serenità.

Ma l’amore non se n’era andato, altrimenti quel telefono che rappresenta il mio legame con lui (visto che ne ho un altro con un altro numero da mesi…!), non mi sarei limitata a tenerlo sempre più spento, specie quando ero fuori casa: lo avrei buttato.
Ma buttarlo significava perdere ogni legame.

Ed evidentemente non ero e non sono ancora pronta…

Ed eccolo qua, il sentimento, che mi fa confondere e tremare di paura.

Meglio così: forse questo momento doveva arrivare.
Lo devo affrontare.
Accettare che provo ancora amore e capire che cosa farne, di questo amore…

I rischi che sono in gioco li sanno anche i muri, ormai, ma al cuore e all’istintualità e al desiderio dei rischi non importa un accidente!
Il cuore sente e basta…

IO non so e non saprò mai cos’ha nella testa lui: forse ha ragione Innuendo, forse anche lui ha capito che ottiene di più così, lasciandomi anche in pace, e che in questo modo in ogni caso anche lui sarà sempre sollevato dal fare la scelta che tanto non saprebbe fare. A maggior ragione visto che gli dico che i problemi sono tanti, anche se lui si separasse…

Ma quel che pensa e sente lui non mi aiuterà a capire che cosa sento e desidero io PER IL MIO BENE.

Però mi rendo conto che devo affrontare anche questo momento con tutta la confusione che porta, ascoltare la componente emozionale che è rimasta inascoltata e sopita per troppo tempo.

Sono convinta che mi servirà in ogni caso per andare ancora avanti, anche se spero che questo non abbia il prezzo di altri errori e sofferenze troppo devastanti…

Infatti mi chiedo: in un caso così, ascoltare il cuore vorrebbe dire dare spazio di nuovo al rapporto e vedere che succede?
Eppure sappiamo tutti che sarebbe pericolosissimo per me.
E allora se io ascolto il segnale di pericolo e razionalmente evito e sopprimo, metto di nuovo a tacere quella componente che oggi esplode proprio perchè troppo a lungo soffocata…

Non è facile…

marrifede

Ciao ragazze,
mi viene da dire che questi legami sono la risonanza dei vostri legami con le vostre ferite (quelle che riguardano voi stesse) e che quindi vanno di pari passo.
Niente di nuovo, lo so, ma per dire che ognuna di voi, a modo suo, sta percorrendo un percorso in questo senso e quindi prima o poi, passo per passo, ne potrà uscire.

Certo non si può prevedere il futuro, nè a mio parere è costruttivo “giustificare”, procrastinare o scrivere le regole del percorso valide per tutti.
Però fare un respiro, “concedersi” di non essere ancora uscite emotivamente dal tunnel e non essere eccessivamente dure con se stesse, quello sì.

Ci vuole tempo, l’importante è utilizzarlo al meglio questo tempo.
Se ci mettete 1 anno a lavorare parallelamente per voi, ma lo fate, questo anno sarà stato costruttivo e non “tempo perso”. E sarà “propedeutico” all’allentamento di questi legami.
Lo stesso anno fingendo di non vedere il problema sarà stato probabilmente meno costruttuivo.
Lo dico perchè penso a me stessa anni fa e a quante volte ho ignorato certe “cose” che stavano dentro di me: in questo modo ho solo permesso loro di perseguitarmi; ogni tanto, quando meno me lo aspettavo, ritornavano a galla e mi distruggevano.

I sentimenti, le paure, le ferite, gli squilibri interiori e gli eventi e le storie della nostra vita sono tutti interconnessi.
Non si può pensare di sfuggire ad alcuni di loro e di migliorare il corso della propria vita.

Allo stesso tempo non si può pensare di superare le proprie paure e i propri disequilibri in modo immediato o semplice.
Già decidere di farlo è una scelta coraggiosa e non così comune.

Io vi auguro di sciogliere al più presto tutti i vostri conflitti più radicati, primo fra tutti quello di pretendere “tutto subito” da voi stesse.
So bene che molte di voi sono alle prese da molto tempo con questi legami che non si riescono a dissolvere, ma non vedo, oggi, alcuna strada alternativa se non quella di procedere per passi.
Evidentemente è solo da relativamente poco tempo che avete preso coscienza di alcuni aspetti legati a queste storie e che avete cominciato a sentirli emotivamente, quindi tutto il resto avverrà, con il vostro impegno certo, ma non si possono saltare tutte le fasi intermedie sia di consapevolezza che di evoluzione emozionale.

Se siete ancora qua ci sono delle motivazioni, probabilmente diverse per ognuna di voi, è su quelle che secondo me dovete lavorare di più.
Accettate di avere questa debolezza e anche che questo comunque non fa di voi dei mostri (neanche dei “rispettivi”, però, se mi posso permettere..).
Altrimenti è come ripetersi di volersi bene ma continuare a mettersi in punizione e prendersi le mani a bacchettate per ogni errore.

Un bacio

Ps. Fede..sono contenta di averti fatto sorridere..vedo che gli “oggetti parlanti” non funzionano solo con i bambini!!

Yana

Ciao Yana,
concordo sul fatto che non si deve aspettarsi così tanto da noi stesse e soprattutto che occorre continuare incessantemente ad analizzare i motivi profondi del nostro così complesso modo di vivere ancora questi legami…

Anzi,ti dirò che ieri sera, ad esempio, mi sono detta che ok, ora è un’altra fase che affronto e se smetto di torturarmi per trovare una soluzione immediata, il tempo e la mia ricerca mi porteranno là dove devo andare..Dopo stavo già meglio e la serenità devo dire, anche in questi giorni turbati, non mi ha abbandonata…

Tuttavia a volte l’urgenza si fa sentire più forte.
Nel mio caso, posso dire che penso di avere talmente paura delle conseguenze di gesti d’impulso, di come potrebbero di nuovo rosicchiarmi la vita, che mi sento di dover far qualcosa subito per evitarmi ilpeggio..
Nel senso che nel mio caso, sapendo le dinamiche malsane in cui tutti e due siamo stati per tanto inghiottiti, non posso dire “lasciamo andare le cose e vediamo”: lo sperimentare le emozioni e viverle fino in fondo, nel mio caso potrebbe essere devastante…
Di qui la sensazione di dover far qualcosa subito per evitare tutto questo…

E nello stesso tempo però, capisco che facendo così le cose non si chiariscono.
Nel senso che dovrei davvero sentire il mio bene e non impormi ancora cose in nome della sopravvivenza…
Non è facile..

Ma le sensazioni sono tutte sintomatiche di qualcosa che è in noi: nel mio caso il sentimento risvegliato, ma certo anche questa paura che sento di ritrovarmi di nuovo a terra è una sensazione altrettanto forte…

Penso solo che vorrei sentirmi libera di sentire le cose e magari sperimentare, come fa lui, che non filtra mai fra cuore e azioni (nei miei confronti, per lo meno), senza porsi il problema delle conseguenze.

Invece io me lo devo porre e a volte è questa l’ansia di risolvere che mi prende…

Marrifede

Ciao Fede,
lo so bene che “non è facile”.
La prima persona qui dentro che ha preteso e che per certi versi ancora tende a pretendere troppo da se stessa..sono io!
Proprio comprendendolo, lavorando ed affrontando questa cosa, cercando di scorgerne le cause ma anche di invertire questo atteggiamento così automatico per me, ho iniziato ad intravedere un’ “apertura”.

L’apertura è verso me stessa, perchè è proprio di questo che ho (abbiamo) bisogno in fondo.
Alla radice di tutto c’è una chiusura verso se stessi, per ognuno sviluppata attraverso vissuti intimi e diversi da quelli degli altri.
Questa secondo me è la chiave e l’inizio di tutto. Un vero percorso di ricostruzione non può esistere senza accoglienza ed apertura verso di sè.
Certo questa può non arrivare subito, può costituire uno dei traguardi, dopo aver lavorato su altro, ma quando ci si comincia ad arrivare diventa il vero inizio.
Perchè da lì in poi tutto cambia, anche il dolore stesso, che non si può smettere di incontrare nella vita.

Prima parlavo in generale, ma riferendomi a te, sono d’accordo: come ho detto altre volte, concordo sul fatto che la tua situazione è palesemente intrecciata con reazioni per te pericolose da parte dell’altro.
Per questo necessita, nella misura in cui ci riesci, di soluzioni a volte un pò drastiche.

Non consiglierei mai ad una donna che subisce violenza (di qualsiasi natura sia) di “lasciare che le cose vadano come devono andare e..poi si vedrà”.
Il mio discorso era un pò diverso e si riferiva ai sentimenti.
Credimi, ci si può allontanare fisicamente da una persona, magari aiutate, per proteggere la propria incolumità (se si vuole), e nello stesso tempo continuare ad accogliere il sentimento ed il legame dentro di sè.
Per il semplice fatto che “rifiutarlo” o “rinnegarlo” (peggio ancora “negarlo”) non porta ad un vero distacco emotivo e ad una vera elaborazione. E in questo modo si protrae la sofferenza e si procrastina la guarigione di sè.
Certamente questo “non è facile”, è proprio questo il punto: che per affrontare davvero i problemi di strade facili non ce ne sono.
L’elaborazione e il superamento prevedono sempre sofferenza, anche se poi pagano più delle scorciatoie.
Queste ultime danno la sensazione di ristoro momentaneo, ma continuano a trascinare nelle nostre vite gli stessi mostri con cui stiamo combattendo.

Accogliere la debolezza ed il dolore vuol dire non rifuggirli quando emergono, ma questo è un processo che si fa con se stessi e non si traduce necessariamente nella frequentazione concreta dell’altro.
E questo è sicuramente un atto che prevede coraggio e pazienza perchè è estremamente doloroso.
Per meglio spiegarmi ti faccio l’esempio di una cosa che mi tocca profondamente da vicino, anche se preferisco non esplicitarla perchè non mi va di renderla pubblica.
Io sto combattendo con un legame che dentro di me è molto vivo da anni e dal quale molte volte ho pensato di poter fuggire dando il classico colpo di spugna.
Così facendo, in realtà, ho permesso a questo legame di perseguitarmi. Di tanto in tanto si fa sentire ed in modo molto violento.
Molto probabilmente questo è un legame che non si estinguerà mai, ma io posso scegliere di conviverci in modo sereno e quindi ridimensionarne la “drammaticità”, accettando anche che c’è e che non c’è nulla di male in sè se persiste, oppure di accanirmi nel volerlo cancellare.
Compiendo questo lavoro di accettazione sto imparando a ridimensionarlo e a fare in modo che non mi condizioni nel raggiungimento del mio benessere.

Non so se mi sono spiegata..

Un bacio

Yana

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

TESTIMONIANZA: SUCCEDE ANCHE AGLI UOMINI

Sto leggendo con molto interesse il sito. Lo sto leggendo accorgendomi che le testimonianze riportate sono tutte di ragazze e donne.
Ma succede anche agli uomini
Ho 53 anni. Sono un dirigente d’azienda e dopo 22 anni di matrimonio, con una figlia di 19 anni, lo scorso luglio mia moglie , quasi con un comunicato stampa, mi ha detto “Non t’amo più”.
L’impatto è stato devastante. Per darle il tempo di riflettere , dopo aver posto mille domande sul perchè , quali ragioni, quali cause, sentendosi rispondere “Come è nato, è morto”, mi sono allontanato da casa, pensando di rientrarci dopo qualche tempo. Sono stato via due mesi, girovagando da una residence, ad un appartamento di un amico, ad un altro residence, in un periodo (agosto) in cui non c’era un cane di amico, di fratello, di cugino, di prete con cui parlare. Non potete immaginare i chilometri che ho fatto a piedi dentro Roma (ho un paio di scarpe, la cui gomma è completamente consumata; le terrò come cimelio)
Tutto questo con un braccio menomato (con due chiodi nel gomito e mobilità ridotta al 50%) a causa di un incidente di moto avvenuto ia giugno.
A metà settembre, acconsentendo alla separazione consensuale, dopo che mia moglie oltre al mantenimento per mia figlia , ha chiesto anche quello per lei (all’inizio aveva detto “So di farti male, so che soffrirai, ma stai sicuro: a te non chiederò una lira!!) sono tornato a casa, in attesa di trovare un appartamento (forse a giorni avrò una risposta). Così almeno sono potuto stare un po’ più vicino a mia figlia.
In più occasioni, con tanti atteggiamenti differenti (calmo, adirato, sarcastico, remissivo, persino compassionevole) ho cercato di farmi dire le ragioni di questa fine. Mia moglie mi ha risposto che la sua non è stata una decisione avventata, ma maturata nel corso di ben due anni, durante i quali lei non pensava si spegnasse l’amore, che poi si è, invece spento.
Il mio lavoro e l’incarico di responsabilità che rivesto mi hanno fatto essere ben poco presente in casa, specialmente da settembre 2005 a maggio 2006. Ma ogni volta spiegavo, o almeno tentavo di farlo, le ragioni di questa mia mancata presenza a casa e di obbligo di essere fuori per lavoro (in ufficio e spesso in viaggio; la mia azienda è una agenzia turistica). Ogni tanto riuscivo a strappare un week end al lavoro e organizzavo due/tre/quattro giorni a Parigi, Barcellona o nella campagna toscana. In questi brevi periodi cercavo di parlare con lei, di chiedere, di sondare. Ma lei diceva che tutto era OK, che capiva il mio lavoro, facevamo l’amore, e…..il week end finiva. Poi qualche domenica andavamo insieme allo stadio (lei è, come me, una grande tifosa romanista) .
Eppoi: una settimana terribile. Comincia a vederla assolutamente fredda. Le chiesi che succedeva e lei rispose che sentiva qualcosa scricchiolare nel nostro rapporto, ma specificando che non aveva nessuna intenzione di romperlo. Una sera mi invita a cena. E con un”comunicato stampa” , mi dice che è tutto finito.
Non credevo che una cosa del genere potesse dare tanto dolore, che io ho provato in maniera fisica; un topo che ti mangia continuamente lo stomaco, che non ti fa dormire, pensare ad altro, provare altre sensazioni se non un continuo, assoluto malessere.
Ha sempre giurato che non c’è un altro. Le poche indagini che ho fatto (senza diventare Maigret) me lo hanno confermato.
E allora la testa naviga, sul passato, su quello che hai fatto di giusto e di sbagliato, dandoti mille colpe, cercando di rivivere al rallenty mille momenti, episodi, situazioni.E soprattutto chiedendoti mille volte : PERCHE’?!’!
Poi, come scritto nel sito, da qualche parte, ti accorgi che anche gli amori più grandi possono finire e le ragioni sono mille e nessuna..Che se esamini bene il triangolo della teoria empirica sull’amore, ti accorgi che alla fine , tutti e due, non abbiamo curato bene nessuno dei tre lati. A soli 4 mesi di distanza, non te ne fai una ragione. Ancora soffro come un animale ferito. Ma ogni giorno mi dico di non essere ferito a morte e cerco aiuto. Negli amici, in uno psicologo (non mi vergogno assolutamente), in mia figlia (anche se il rapporto con la madre, stante la mia poca presenza, è, ovviamente preferenziale) ma soprattutto cercando di essere egoista quanto basta e un po’ narciso. Da quando è cominciata questa storia ho perso 18 chili (ero oggettivamente sovra peso) e adesso sto facendo, almeno tre volte a settimana, sport per mantenermi.
Riesco a mettermi anche i jeans, con cui prima mi sentivo ridicolo.
Insomma: piccolo messaggio a chi come me sta soffrendo. Parafrasando Borrelli “Resistere, resistere, resistere!!” e soprattutto non aver paura di farsi dare una mano (anche da un dottore se necessario)
Un grande in bocca al lupo a tutte e a quei pochi tutti che non si vergogneranno di scrivere la propria storia su questo bellissimo sito
Giuliano
Grazie a lei Giuliano, per la sua testimonianza. Sappiamo benissimo che succede anche agli uomini (nel privato professionale me ne capitano tanti). Ma gli uomini, paradossalmente, hanno meno “coraggio” a raccontarsi. Cordiali saluti .

TESTIMONIANZA: CONCLUSIONE DI UN MATRIMONIO

Mi chiamo Francesco ho 41 anni.
Ho letto la testimonianza di Giuliano “Succede anche agli uomini”.
La mia storia ha alcune analogie con la sua anche se la fine dell’amore di mia moglie e’ stata vissuta da entrambi nel corso di 2 anni.
La conclusione del matrimonio non e’ stata improvvisa ma annunciata dopo 2 anni di tormenti in cui sia lei che io abbiamo cercato i motivi (e forse li avevamo anche trovati: la mancanza di figli , la non realizzazione professionale, il non sentirsi da me in piu’ occasioni considerata ) ma soprattutto le soluzioni per recuperare i sentimenti che lei provava per me.
In questi 2 anni iniziati con la frase “non so cosa mi stia succedendo ma non ho piu desideri sessuali” e’ iniziato il calvario.
Lunghissimi dialoghi spesso pacati, a volte accesi e momenti di grande sconforto. Lei che affermava che comunque il “nostro matrimonio non era in discussione” .
Poi dopo alcuni mesi una sua crisi profonda durata per circa 1 mese nella quale “non sentiva piu’ la casa come la sua” e non c’era piu’ dialogo; poi e’ sembrata tornare lentamente a risorgere anche grazie ai colloqui con uno psicologo.
E’ riemersa un po’ di progettualita’ personale e una convivenza civile durante la quale abbiamo continuato a parlare tanto. Ma tutto si e’ fermato li’, lei in una camera ed io in un’altra e nei messi successivi mi sono tante volte arrabbiato e cio’ ha solo peggiorato la situazione portandoci inevitabilmente alla separazione : l’esperienza piu’ atroce che io abbia mai vissuto. Io la amavo ancora . Tra i rimorsi quello che se ci fossimo fatti aiutare da psicologici di coppia forse avremmo avuto maggiori possibilita’ di evitare la separazione. In fondo ci siamo lasciati nel massimo rispetto e stima con tanto dolore per quello che era successo ma nell’impotenza di fare di piu’. Quando se ne e’ andata di casa credevo di morire e come si sa nell’esperienza comune, vivere nei ricordi di lei in una casa vuota e’ una delle cose piu’ angoscianti che possono capitare ad una persona. Certo c’e il lavoro , gli amici i famigliari ma comunque e’ un tuo problema esistenziale con cui devi convivere e cercare di superare. Dalla separazione sono trascorsi solo 15 giorni ed immagino che occorrera’ molto tempo ancora per elaborare questo fallimento di vita. Seguo comunque il consiglio di Giuliano “resistere, resistere, resistere” e se non basta vedro’ di farmi aiutare da qualcuno ; questa volta avro’ piu’ umilta’ cercando di non fare tutto da solo .
Francesco

1 commenti Anonimo

Ho rotto la mia storia dopo 5 anni da poco piùdi un mese. Rivedo molte analogie in quello che scrivi. Facevamo meno l’amore perchè lei si stava laureando…l’ho aiutata, poi ha trovato lavoro e si è come resa “indipendente” da me…come se di me non avesse più bisogno.
Anche io entro in una casa vissuta con lei e vorrei cambiare tutto. Mi dice che il nostro è stato un grande amore e che ha messo in conto di perderlo perchè ora vede il sentimento nel passato.
Dovrò ricominciare da capo e non mi sento in grado…spero di farcela!In bocca al lupo

SUCCEDE ANCHE AGLI UOMINI

Certo che succede anche agli uomini, succede a tutti coloro che amano! Ho 38 anni e premetto di non riuscire ad innamorarmi facilmente, questo perchè per innamorarmi devono codificarsi alcuni elementi caratteriali, della personalità e mentali (non necessariamente fisici) che mi fanno perdere la testa e non facilmente riscontrabili. E purtroppo non conosco mezze misure, non riesco a scendere a compromessi con i miei sentimenti, o amo o non amo e quindi posso solo provare attrazione fisica, la quale da sola non serve a nulla se manca un trasporto interiore. Fatta questa premessa, posso affermare con assoluta certezza di essermi innamorato solo tre volte nella mia vita, pur avendo avuto un numero maggiore di relazioni. E tutte e tre le volte sono stato lasciato. Sarà un caso? Non credo, sono convinto che se si ama troppo si ama male, se si crea una forma di dipendenza troppo forte non si è più sè stessi, ci si annulla per l’altro e si vive nel terrore di essere mollati, la forza di uno inevitabilmente fa leva sulla debolezza dell’altro. La parola d’ordine è equilibrio. Ho compreso che nella vita si deve imparare ad essere pilastri e non muri poggiati ad un pilastro, per cui se crolla quest’ultimo roviniamo miseramente anche noi. Però la ragione non basta, la comprensione di tutto ciò aiuta ma non è sufficiente a vincere l’emozione e l’impulso della sofferenza scaturenti da ciò che percepiamo come un’emarginazione, l’interruzione di un ruolo che ci faceva stare bene e rendeva la nostra vita la cosa più bella da vivere in compagnia della nostra amata donna. Il terzo innamoramento è terminato il 18 agosto, con una telefonata in cui mi disse che eravamo troppo diversi e che non potevamo stare insieme. Non riuscivo a farmene una ragione, speravo che ci avrebbe ripensato e che sarebbe stato solo un momento, anche perchè nei tanti frangenti in cui non era irascibile (faceva parte del suo carattere anche se nell’ultimo periodo si era acutizzata tale irascibilità), fino a due giorni prima di lasciarmi era dolcissima e sembrava innamorata. Sono stato male, ho pensato che mai avrei trovato un’altra ragazza come lei, una donna in grado di “prendere” tanto il mio cuore e con cui avevo immaginato i progetti di vita più belli. Sono sparito, non ho cercato di contattarla anche se morivo dalla voglia di farlo, mi dicevo: si farà risentire lei! E così è stato. Ieri mi ha contattato, abbiamo parlato del più e del meno e poi, inevitabilmente, il discorso è scivolato su di noi. Io le ho detto che ero sinceramente convinto che eravamo fatti l’uno per l’altro e lei mi ha detto che era convinta dell’esatto contrario, ribadendo, a mente fredda, di non essere innamorata ma di stimarmi tanto. Ma la cosa che mi ha fatto stare più male era la sua tranquillità, io stavo malissimo e lei era serena, mi raccontava cosa stesse facendo in questo periodo e anzi mi consigliava di non lasciarmi sfuggire eventuali occasioni femminili. Da questo dialogo ho compreso, con tutta la crudezza e il cinismo possibile, che era davvero finita. E ho anche compreso come per diciotto giorni non sono stato malissimo solo perchè covavo dentro di me la speranza che tornasse sui propri passi. Adesso che questo velo è caduto senza pietà, sto davvero male, non riesco a fermene una ragione e il pensiero ossessivo delle sue parole e di tutti i momenti belli tarscorsi insieme martella la mia mente, soprattutto quando mi trovo solo nel mio letto, avvolto dal buio della mia stanza. Tutto ciò lo scrivo nel pieno delle mie sensazioni e non sul ricordo delle stesse, e sentirmi dire “era giusto che finisse se non andavate d’accordo” oppure “nulla avviene per caso e da ciò puoi trarre importanti insegnamenti per il futuro” in questo momento serve a ben poco. Però posso affermare una cosa con sicurezza: le vicende passate costituiscono un’importante finestra sul futuro e all’inizio di questa mia testimonianza ho scritto di essere stato innamorato per tre volte nella mia vita e di essere stato lasciato tutte e tre le volte. Bene, anche le volte precedenti mi sono trovato, come adesso, in un tunnel buio da cui non intravedevo la luce, e speravo che anche per me l’uscita della galleria fosse vicina, confidavo ardentemente che quella luce potesse tornare presto ad illuminare la mia vita. E così è stato. Adesso, anche se porto dentro un dolore indicibile, riesco ad essere un pò sereno perchè so che passerà, so che il tunnel ha uno sbocco e che presto lo raggiungerò. Ed è con questa fiducia, nel momento del mio massimo dolore, che invito tutti ad averne, a vivere la forte sofferenza come una situazione temporanea che dovrà per forza finire, per farci poi ripensare a quei momenti con una tenerezza e un distacco ora inimmaginabili ma certamente tra non molto traducibili in realtà. In fondo la fede è anche questo. Un grosso in bocca al lupo a tutti e anche a me stesso! Carlo

AIUTATEMI VI PREGO

Carissimi sto soffrendo la seconda volta come un cane. dopo un matrimonio che è durato 12 anni fino il 1996. la seconda Relazione inizio il 1997 (lei oggi 34 io 42) soprattutto confittuale e durata 9 anni. adesso lei ha chiuso ilrapporto. mi ha detto ben chiaro. che a chiuso mentalmente da tempo. non sentepiu per me. poi nel momento che un amico , mi ha confermato di avere visto leicon un uomo, si scatto in me una pressione incredibile, che mi ha portato indepressione. il problema e che non accetto che lei ha chiuso, tento di tutto di riconquistarla. quanto per ore non si fa sentire. piango e cado in sofferenza. non mi sento di fare nulla. nel momento che gli telefono, ho telefona lei. incomincio a vivere, faccio i servizi di casa e altro.quanto vado a casa di lei. non mi regala neanche un squardo. gli fa fastidio che sono li. quarda con la mia presenza l´orologio. per non dirmi vai a casa. ed esco con dolore e lacrime. mi fa male. aiutatemi non so come come uscirne. e una vera e propia dipendenza. cordiali saluti Salvo (Germania)

2 commenti

Caro Salvo,
grazie per la tua testimonianza.
Abbi fiducia nel tempo, secondo la mia esperienza è sempre la migliore medicina. Ma ricorda che è fondamentale lo spirito con cui affronti le siuazioni. Sii positivo, anche se ti sembra che tutto sia perduto, che non abbia più senso la tua vita, che tu da solo non abbia un senso… non è vero, tu sei una persona unica e speciale. Oggi le cose vanno così, ma domani la vita ti sorriderà di nuovo. Ma se tu vuoi che la vita ti sorrida, sorridile tu per primo e ringrazia te stesso per tutte le cose belle che hai, per tutto il bene che fai per te e che hai fatto nel tempo. Guarda intorno a te quante cose belle ci sono, e quante altre puoi costruire tu. Ama tutto e tutti, perchè solo dall’amore può nascere altro amore. Non sappiamo se con questa donna tornerà l’amore, ma se così non fosse è solo perchè c’è qualcos’altro di buono che ti aspetta. Oggi ancora non sai cosa sia, ma un giorno riuscirai a vedere, e allora tutto sarà chiaro e darai un senso a questa sofferenza di oggi. Crea oggi qualcosa di buono e di bello.
Ti abbraccio, f.

Carissimo Salvo,
conosco molto bene il tipo di dolore che stai provando;é un travaglio mostruoso che devasta la personalità intera. Secondo me, non ci sono soluzioni
o ricette a buon mercato;sino a quando tu sarai innamorato di questa ragazza e non potrai ristabilire il rapporto,sarai costretto a soffrire le pene della privazione.
Io cercherei di risolvere il caso con un ragionamento razionale e filosofico:Chi è L’uomo? chi è la donna? ,perchè la solitudine?, c’è un futuro? perchè esiste il bisogno di un altro essere per poter vivere meglio? esiste Dio ? esiste il destino?. Secondo mè la causa di questa sofferenza è dovuta al fatto, che tu hai esperimentato il Paradiso in Terra ,avendo avuto un’esperianza amorosa con questa ragazza.(una donna per un uomo, é sempre immagine sublime e quasi oserei dire, Dio stesso.)
Caro Salvo , penso che il dolore che stai provando sia peggio del morire; resisti a questo attacco della natura ,a questo vomito di percezione,io intanto cerco di piangere con te…
Ne Usciremo vittoriosi ,perchè chi Ama lo dimostra solamente nella privazione e nell’oscurità
un abbraccio forte da Luca

POTEVO FARE DI PIU’?

Federico Età: 44 Gentile Dr.Cavaliere, credo che la mia sia una lettera come tante ma in certi momenti si ha bisogno che qualcuno ascolti le tue sofferenze. La mia e’ una storia comune , finita male ma ricca di amore, sincerita’ e disperazione. Avevo sposato Elena 10 anni fa (aveva 31 anni) dopo 10 anni di fidanzamento.Una ragazza piena di vita, un volto splendido un po’ grassottella figlia unica, generosa ed esplosiva nei mostrare i sentimenti verso il prossimo, . Da tempo pero’ era tormentata dalla ricerca di un lavoro come ragioniera che “le consentisse dimostrare le sue capacita’. Io decisamente piu’ freddo, laureato e realizzato nel lavoro. Tra di noi un bel rapporto, un sincero dialogo quotidiano che si e’ mantenuto anche nel matrimonio dove pero’ sempre piu’ Elena riversava una crescente angoscia nei confronti di insoddisfazioni professionali ripetute (ma debbo dire senza che lei avesse particolari colpe e dopo che aveva profuso un impegno intenso). Da parte mia in piu’ riconosco che, anche se a fin di bene, le facevo notare che mangiava male , doveva fare un po’ di sport e calare qualche Kg avrebbe rischiato di ammalarsi in futuro. Ci provava ma era dificile . Poi la vita non ti aiuta: non siamo riusciti ad avere figli , i genitori di lei buoni e generosi apparivano pero’ dipendenti dalla figlia nelle quotidiane scelte della vita e questo la angosciava. Aveva una passione per i cani e quello che aveva si e’ paralizzato e per 7 anni lei lo ho gestito in casa quasi come un figlio .Nel 2005 Elena comincia ad essere diversa , non mi desidera piu’, appare piu’ assente anche in casa. Cento volte ci parliamo per capire cosa stia succedendo ma Lei rimane sempre vaga. Anche a domande dirette ribadisce che il nostro matrimonio non era in discussione ma non aveva desideri sessuali. Cerco di capirla, da poco ha deciso (ed io non l’ho contrastata per non causarle dei sensi di colpa )di non proseguire i tentativi medici per avere figli e stava concludendo l’ennesima esperienza di lavoro negativa. Poi comincia ad essere afflitta da una insonnia feroce in parte controllata con ansiolitici. Andiamo al mare nell’estate del2006 e a vederla in “superficie” sembra la solita Elena: affettuosa egenerosa . Al mare pero’ la svolta ; durante una discussione ammette che “probabilmente” ha perso nei miei confronti i sentimenti di un tempo: “forse e’ finita, le storie nascono e finiscono”. Rimango allibito anche se a posteriori era una logica evoluzione degli eventi. Elena si trasforma completamente esce di casa con nuove amiche 3-4 sere la settimana, in casa e’ assente. Non parla quasi piu’, e’ un muro di gomma. La assecondo anche se in alcune occasioni nelle quali litighiamo arriviamo prossimi alla separazione legale. Poi lentamente nel corso del 2006 Elena sembra un po’ tornare a quella di un tempo, esce molto poco con le amiche , segue la casa cerca un nuovo lavoro ma ormai dorme in una camera separata.Per 2 volte ha colloqui con uno psicologo , un po’ la aiutano, me ne parla ed insieme sembriamo di nuovo uniti per cercare una soluzione a tutto cio’. Io pero’ sempre piu’ spesso alterno estrema comprensione a crisi di rabbia che la turbano profondamente. In una di queste occasioni lei di nuovo pensa alla separazione, “non puo’ fare piu’ di cosi” , mi “vuole tanto bene, sono la persona piu’ importante dela sua vita ma non si sente piu’una moglie e non vuole ferirmi ancora”.Andiamo da un legale e fra pochi giorni firmeremo la separazione. Le ho chiesto ancora ma cosa e’ successo Elena perche’ siamo arrivati a questo? Lei mi ha risposto : “vedi e’ diffile spiegarlo, tu rimani la persona migliore e piu’ importante che ho conosciuto, ma lentamente senza rendermi conto sono arrivata ad essere arida e cinica. Forse e’ stato un meccanismo di difesa ma ora dopo tanto tempo che lotto contro questo mio atteggiamento debbo vivere da sola , non ho voglia di rendere i conti piu’ a nessuno, mi spiace ma non voglio farti altro male.Il mio amore per Lei rimane comunque immutato anche per le gioie passate che mi ha dato. Il mio dolore e’ atroce ma forse il suo e’ anche piu’ grande. Guardo le foto di Elena, un volto dolce , una persona sensibile e generosa che non ho capito e che ho contribuito probabilmente a ferire. Mi rimangono anche tanti rimorsi e domande : Potevo fare di piu? Se fossimo andati da un consulente matrimoniale ? Non sono stato abbastanza paziente ? Se non avesi avuto quelle crisi di rabbia forse altro tempo ci avrebbe aiutato ? So che non potra’ fornirmi risposte certe ma un suo pensiero su cio’ che ci e’ capitato mi conforterebbe molto. Grazie ancora.

Le rispondo con un brano tratto dall'”Amore liquido” di Baumann: “Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta.Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai.E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro.Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia.L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.”

NON SO’ COSA FARE

Jack Età: 35 Gentilissimo Dottore Le scrivo per la situazione che sto vivendo, sono circa 8 mesi che mi sonoinnamorato di una persona che non è mia moglie. Dopo attente riflessioni mi sono reso conto di tante cose, sposati da 9 anni ho messo sempre a tacere il mio modo di essere di fare per l’equilibrio della famiglia e nel frattempo divento papà ma quello che provo e che sento è un grandissimo affetto per mia moglie che non mi fa mancare niente da un punto di vista familiare. Ma siamo totalmente diversi nel modo di pensare, agire e nelle nostre priorità e da qui divergenze continue che non esplodono in liti ma di una serie di silenzi e compromessi che più passa il tempo è più non riesco a soportare e portare avanti e quindi esce fuori il mio vero modo di essere da lì ad essere definito “diverso e ostile”. Più volte mi è stato detto da parte di mia moglie “se sei così non dovevi sposarti” . Il punto ora che con i figli di cui sono pazzo non so come affrontare questa mia relazione, nel senso continuare o troncare o interrompere il mio matrimonio oppure continuare questa relazione che mi sentire senza inibizioni, sereno di essere me stesso.Ma allo stesso tempo non causare un trauma e/o dolori ai miei figli..non so cosa fare

NASCONDO LE MIE ESIGENZE E NECESSITA’

Vlasco73 Età: 34 Salve, sono un “ragazzo” di 34 anni, da circa un mese uscito da una relazione di due mesi con una ragazza, in cui ho nascosto le mie esigenze e le mie necessità pensando solo a soddisfare le sue; mi sono buttato a capofitto in questa relazione dopo aver passato un anno in solitudine ed aver terminato una precedente relazione altrettanto disastrosa basata sugli stessi preconcetti. Il modo in cui sto vivendo la fine di questa relazione (la sofferenza, il dolore, il non riuscire a smettere di telefonarle e mandarle messaggi, ossessionandola) mi ha spinto a rivolgermi ad un psichiatra, cugino di mio padre, che dopo un incontro mi ha consigliato di rivolgermi ad un’associazione o comunità che tratta le dipendenze comportamentali. Da premettere che all’età di 3 anni mi accadde un fatto che penso abbia segnato la mia vita e in parte giustifichi il mio comportamento. Ho vissuto la mia infanzia ad Aosta, all’età di 3 anni mio padre mi portò in Sicilia da mia nonna e mi lascio là con lei per una settimana: io non accettai il fatto e passai tutto il tempo a piangere fino a quando una brutta febbre costrinse mio padre a ritornare e riportarmi ad Aosta con lui. Da quando ho cominciato ad avere ragazze non ho fatto altro che avere un attaccamento morboso ed ossessivo a loro, chiedendo di continuo attenzioni e abbracci.La prima relazione è durata 7 anni ma è stata alquanto disastrosa perché ha annullato la mia personalità: ho dedicato tutto il tempo alla mia compagna trascurando me e i miei studi. Dopo 6 anni passati in solitudine ho intrapreso un’altra relazione aBruxelles, facendo lo stesso errore: anche questa volta dopo un anno di sofferenza lei ha deciso di interrompere la relazione; io ho continuato a stare a Bruxelles con la speranza di poterla riconquistare, ma inutilmente. All’inizio di giugno ho incontrato l’ultima ragazza di cui parlavo prima; anche qui lo stesso errore, ho dedicato tutto me stesso a lei annientando le mie esigenze e la mia personalità.Le sarei grato se potesse darmi qualche consiglio riguardo a chi rivolgermi e cosa fare per uscire da questa situazione che mi ha provocato e mi provoca un grande malessere e dolore. Attualmente risiedo a Bruxelles e vorrei contattare la DASA (Dépendantsaffectives et sexuels Anonymes) ma vorrei chiederle dei consigli circa laterapia da seguire e a chi potermi rivolgere.La ringrazioVlady

Il collega psichiatra le ha già fornito un ottima indicazione. Contatti la DASA ed in quella sede avrà maggiori chiarimenti sul percorso terapeutico da seguire. Saluti Dott. Cavaliere.

POTEVO FARE DI PIU’?

Federico Età: 44 Gentile Dr.Cavaliere, credo che la mia sia una lettera come tante ma in certi momenti si ha bisogno che qualcuno ascolti le tue sofferenze. La mia e’ una storia comune , finita male ma ricca di amore, sincerita’ e disperazione. Avevo sposato Elena 10 anni fa (aveva 31 anni) dopo 10 anni di fidanzamento.Una ragazza piena di vita, un volto splendido un po’ grassottella figlia unica, generosa ed esplosiva nei mostrare i sentimenti verso il prossimo, . Da tempo pero’ era tormentata dalla ricerca di un lavoro come ragioniera che “le consentisse dimostrare le sue capacita’. Io decisamente piu’ freddo, laureato e realizzato nel lavoro. Tra di noi un bel rapporto, un sincero dialogo quotidiano che si e’ mantenuto anche nel matrimonio dove pero’ sempre piu’ Elena riversava una crescente angoscia nei confronti di insoddisfazioni professionali ripetute (ma debbo dire senza che lei avesse particolari colpe e dopo che aveva profuso un impegno intenso). Da parte mia in piu’ riconosco che, anche se a fin di bene, le facevo notare che mangiava male , doveva fare un po’ di sport e calare qualche Kg avrebbe rischiato di ammalarsi in futuro. Ci provava ma era dificile . Poi la vita non ti aiuta: non siamo riusciti ad avere figli , i genitori di lei buoni e generosi apparivano pero’ dipendenti dalla figlia nelle quotidiane scelte della vita e questo la angosciava. Aveva una passione per i cani e quello che aveva si e’ paralizzato e per 7 anni lei lo ho gestito in casa quasi come un figlio .Nel 2005 Elena comincia ad essere diversa , non mi desidera piu’, appare piu’ assente anche in casa. Cento volte ci parliamo per capire cosa stia succedendo ma Lei rimane sempre vaga. Anche a domande dirette ribadisce che il nostro matrimonio non era in discussione ma non aveva desideri sessuali. Cerco di capirla, da poco ha deciso (ed io non l’ho contrastata per non causarle dei sensi di colpa )di non proseguire i tentativi medici per avere figli e stava concludendo l’ennesima esperienza di lavoro negativa. Poi comincia ad essere afflitta da una insonnia feroce in parte controllata con ansiolitici. Andiamo al mare nell’estate del2006 e a vederla in “superficie” sembra la solita Elena: affettuosa egenerosa . Al mare pero’ la svolta ; durante una discussione ammette che “probabilmente” ha perso nei miei confronti i sentimenti di un tempo: “forse e’ finita, le storie nascono e finiscono”. Rimango allibito anche se a posteriori era una logica evoluzione degli eventi. Elena si trasforma completamente esce di casa con nuove amiche 3-4 sere la settimana, in casa e’ assente. Non parla quasi piu’, e’ un muro di gomma. La assecondo anche se in alcune occasioni nelle quali litighiamo arriviamo prossimi alla separazione legale. Poi lentamente nel corso del 2006 Elena sembra un po’ tornare a quella di un tempo, esce molto poco con le amiche , segue la casa cerca un nuovo lavoro ma ormai dorme in una camera separata.Per 2 volte ha colloqui con uno psicologo , un po’ la aiutano, me ne parla ed insieme sembriamo di nuovo uniti per cercare una soluzione a tutto cio’. Io pero’ sempre piu’ spesso alterno estrema comprensione a crisi di rabbia che la turbano profondamente. In una di queste occasioni lei di nuovo pensa alla separazione, “non puo’ fare piu’ di cosi” , mi “vuole tanto bene, sono la persona piu’ importante dela sua vita ma non si sente piu’una moglie e non vuole ferirmi ancora”.Andiamo da un legale e fra pochi giorni firmeremo la separazione. Le ho chiesto ancora ma cosa e’ successo Elena perche’ siamo arrivati a questo? Lei mi ha risposto : “vedi e’ diffile spiegarlo, tu rimani la persona migliore e piu’ importante che ho conosciuto, ma lentamente senza rendermi conto sono arrivata ad essere arida e cinica. Forse e’ stato un meccanismo di difesa ma ora dopo tanto tempo che lotto contro questo mio atteggiamento debbo vivere da sola , non ho voglia di rendere i conti piu’ a nessuno, mi spiace ma non voglio farti altro male.Il mio amore per Lei rimane comunque immutato anche per le gioie passate che mi ha dato. Il mio dolore e’ atroce ma forse il suo e’ anche piu’ grande. Guardo le foto di Elena, un volto dolce , una persona sensibile e generosa che non ho capito e che ho contribuito probabilmente a ferire. Mi rimangono anche tanti rimorsi e domande : Potevo fare di piu? Se fossimo andati da un consulente matrimoniale ? Non sono stato abbastanza paziente ? Se non avesi avuto quelle crisi di rabbia forse altro tempo ci avrebbe aiutato ? So che non potra’ fornirmi risposte certe ma un suo pensiero su cio’ che ci e’ capitato mi conforterebbe molto. Grazie ancora.

Le rispondo con un brano tratto dall'”Amore liquido” di Baumann: “Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta.Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai.E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro.Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia.L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.” Dott. Roberto Cavaliere

COMMENTO

E’ strano sentire tanta voglia di capire, di comprendere, di imparare dai propri sbagli da parte di un uomo… Scusami, ma purtroppo non ho molta stima degli uomini nella relazioni interpersonali con le donne… E’ bello sentire che c’è ancora qualche uomo che ci tiene a dare e avere delle spiegazioni, a capire… per mio conto sono come sempre qui da sola a tirare le fila di 10 anni di vita e di relazione, non ho avuto una spiegazione, il mio ex ‘uomo’ come non ha fatto niente per stare con me, non ha fatto niente per non stare con me, ma questa è una storia già raccontata.
Dal tuo racconto, ovviamente sintesi impossibile di una così lunga relazione, ci sono alcune cose non chiare per chi legge sul vostro rapporto. Posso solo esprimere ciò che sembra dalle tue parole, ma ci tengo a chiarire che nessuno, io per prima, può certo capire cosa possa esserci in anni di relazione e amore; ma certo una visione esterna e estranea può sempre servire, altrimenti non saremo qui…
A me sembra che questa donna non sia riuscita a risolvere se stessa nella relazione con te, anzi per lei la relazione è stata strumento perché la sua situazione personale si affossasse sempre più, e questo forse le ha causato del risentimento (probabilmente immotivato) verso di te…
Credo che la vostra relazione si sia trasformata piano piano, perlomeno per lei, in strumento di dolore e non di piacere e benessere. Sinceramente, penso che tu non avresti potuto fare niente più di quello che hai fatto e che stai facendo, come ad esempio quello di metterti in discussione e ammettere i tuoi limiti, è sintomatico di un rispetto verso te stesso e verso il tuo matrimonio.
Le relazioni funzionano quando c’è un percorso personale parallelo e uno insieme. L’altra persona non può essere la soluzione e lo strumento per risolversi e realizzarsi personalmente, anzi, molte volte questo è elemento di conflitto e rancore.
Per me è stato così, ho cercato di allontanare P. dalla dipendenza dalla marijuana, da quelle tre o quattro occasioni l’anno di tirare cocaina, ho cercato di responsabilizzarlo verso di me, verso di se, ho tentato, pur di non lasciarlo, di portarlo in terapia di coppia (ma lui si è ovviamente rifiutato), ho cercato di aiutarlo per alleviare la frustrazione della sua non realizzazione lavorativa (ed anch’io sono sempre stata personalmente una persona motivata, con successi personali, e tanti obbiettivi raggiunti), ecc. ecc. ecc… e ti assicuro che non ha funzionato, anzi è stato elemento, prima di gratitudine, poi di scontro, di allontanamento, di fastidio, di chiusura, di silenzi e isolamento nei miei confronti… Credo che abbia influito anche un sentimento di competizione nei miei confronti, purtroppo…
Ma non ci dobbiamo sentire in colpa, è stato fatto tutto per l’immenso amore che provavamo, nel mio caso, per una persona che non lo ha meritato, soprattutto negli ultimi anni.
Anch’io sono passata dalla depressione, alla rabbia… mi vergogno a dirlo ma ho anche alzato le mani, e mi sono fatta male, presa dall’enorme disperazione nel vedere questa storia sgretolarsi nelle mie mani… Adesso, malgrado l’enorme sofferenza, sono felice finalmente di essere riuscita lasciare una persona così sbagliata per me.
Certo, nel vostro caso l’apice probabilmente è stato raggiunto quando avete dovuto affrontare il problema di non poter avere figli, ma da ciò che scrivi sembra, che è stato solo l’apice di una sua protratta insoddisfazione di se, proiettata, come succede, anche nel rapporto con la persona che ami. Sinceramente penso, che con il segno di poi, forse è stato meglio così.
Adesso se ci fosse stato un figlio sarebbe stato ancora più doloroso e straziante.
In bocca la lupo! Un saluto. Fri

QUANTO L’HO AMATA E QUANTO L’AMO

Gentile Dr. Cavaliere, mi sono imbattuto in questo sito casualmente, cercando una risposta a tutti i miei perchè.Mi presento mi chiamo Antonino ho 46 anni, un matrimonio fallito alle spalle ed una storia D’amore bellissima ma per lei finita, io ancora non riesco a crederci. Ho letto alcune e-mail di lettori, e cosi ho deciso di scrivere anch’io.mi sono sposato all’età di 25 ed ho 3 figli che amo più della mia vita, mi sono sposato per amore con mia moglie ci siamo conosciuti che avevamo 17anni. Il nostro matrimonio è andato presto in crisi convivendo ci siamo accorti che qualcosa non andava, purtroppo il mio lavoro mi portava a lunghi periodi fuori casa, lei lo sapeva quando ci siamo sposati ma evidentemente l’impatto con la realtà per lei è stato diverso dall’ immaginazione. Dopo anni di crisi 4anni fa, mentre ero ancora sposato ho conosciuto in chat una donna anche lei sposata ed un matrimonio in crisi. Lei è una mia conterranea ma vive al nord,all’ inizio è stata amicizia ma poi pian piano l’ amicizia si è trasformata in amore. il nostro amore e stato per un certo periodo telefonico, ci sentivamo sempre e ci mandavamo sms continunamente, ma forse per questo molto forte eravamo in perfetta sintonia, ci capivamo anche dai nostri silenzi, una cosa unica, mi dava forza e vitalità.Poi ci siamo visti e questo ha rafforzato ancora di più il mio amore, era è lo è tuttora il centro del mio universo. Io passavo da lei quando rientravo dalle mie trasferte e per vederla di più riusci anche a viaggiare di più, a casa ilmio rapporto con mia moglie si deteriorava sempre più per me esisteva soloAngela, mi ero allontanato anche dal letto coniugale perchè sapevo che a lei dava fastidio che io dormissi con mia moglie. Purtroppo a causa della mia condizione di uomo sposato non riuscivo a darle di più per il momento, ma le avevo detto che mi sarei separato perchè amavo lei e solo lei. A giugno dell’anno scorso intanto lei si separa dal marito e logicamente si aspetta che anche io faccia la stessa cosa, ma al momento la mia realtà familiare me lo impediva. Nel mese di Agosto mi chiede di passare una settimana da lei ma io purtroppo non potevo mi sarei tirato la zappa sui piedi nei confronti di mia moglie. che già sapeva della miarelazione con lei. Lei a causa di questo mio comportamento si sente messa daparte ma non è cosi lei è sempre la donna che amo, solo che la mia situazionedel momento non mi permetteva di fare certe cose ma lei questo non lo capiva.Comincia a mandare sms a mia moglie ma la cosa non mi dava fastidio perchèormai il mio matrimonio era completamente finito. Poi per un certo periodo lanostra relazione sembrava in ripresa, ad Ottobre la Società per la quale lavoromi propone un trasferimento verso un altra sede, da premettere che potevoscegliere di rimanere a lavorare nella mia città, ma io scelgo il trasferimentoper potermi avvicinare un pochino a lei e per rompere ancora di più con miamoglie, e questo a lei l’ avevo detto, ma lei non si fidava più eppure ho fatto tante cose per lei, horischiato di perdere il lavoro, ho affrontato suo marito, ho provato a cercarelavoro da lei, mi sono trasferito allontanantomi dai miei figli ma lei non micredeva pensava che io la usassi per i miei comodi. durante le feste natalizielei mi chiede di passarle da lei ma io purtroppo non potevo ancora, cosi lei sistanca. La svolta avviene a febbraio di quest’anno parlo ancora una volta conmia moglie per separarmi e parto in trasferta nel frattempo lei dice di volermilasciare non mi crede più però dice che mi ama ancora. Intanto io ho un graveproblema in famiglia, nonostante questo continuo con la separarazione da miamoglie, l’ho fatto perchè mi sono reso conto che lei era il mio mondo e l’amavotanto ma mi dice che ormai era troppo tardi anche se mi amava ancora non micredeva più, io cerco di farle capire che non l’ho mai presa in giro ma leiniente sembrava che i quattro anni insieme non fossero mai esistiti. come consequenza cado in depressione la tempestavo di telefonate e adesso mi rendo conto che era un grave errore. Nonostante tutto non mi arrendo le chiedo un altra possibilità ci vediamo diverse volte, lei mi fa conoscere sua figlia alla quale mi affeziono, faccio tutto quello che un uomo può fare per dimostrare amore. Durante la depressionepensavo di farla veramente finita, non rendevo più nel lavoro ed eroabbandonato a me stesso, mi rialzo anche perchè lei mi aveva detto che miavrebbe dato un altra opportunità ed io ci credevo ancora, parto per l’ Egittoe ci lasciamo che lei avrebbe riflettuto sulla nostra situazione. Al miorientro ero ottimista non potevo pensare che una storia così bella finissemiseramente. avevo sbagliato in passato, ma la punizione mi sembrava dura avevoriflettuto sui mie sbagli e mi ero reso conto che non l’ avevo mai presa ingiro l’amavo è l’amo veramente avevo rivoluzionato il mio modo di essere e la mia vita per lei non poteva averdimenticato questo. Vado da lei senza avvisarla, volevo ferle una sorpresa, ma lei non l’ha prende bene mi dice che da 15 giorni aveva iniziato un altra storia con un altro e che ormai era tardi, il mondo mi crolla di nuovo addosso,Avevo creduto veramente che mi avrebbe dato una possibiltà l’ amavo e l’amo.Perchè mi aveva fatto conoscere sua figlia e portato a casa sua in questoperiodo se aveva intenzione di lasciarmi definitivamente? E adesso mi ritrovocon una separazione in corso( ma di questo non mi pento era inevitabile prima opoi), lontano ai miei figli che amo immensamente e che mi mancano tanto, solo,e con tanto amore nel cuore ma anche tanta amarezza. Vorrei riuscire adimenticare, lei mi dice di riprendere la mia vita, ma quale vita se la miavita era lei! Non so nemmeno perchè ho scritto, penso che l’ho fatto come sfogo perchè non ho nessuno con cui parlare e per lasciare la mia esperianza per altre persone che come me soffrono.Ora misto buttando nel lavoro, quello grazie a Dio va bene, ma mi sento vuoto dentromi sento lo stomaco come se avessi un cane che me lo morde continuamente e non so per quanto tempo durerà perchè lei mi manca, mi manca il nostro amore l’essere con lei un ttutt’uno perchè eravamo cosi. Avevamo fatto tanti progetti, e non riesco a darmi pace.Ho tanto amore dentro e non sono riuscito a dimostrarlo e questo mi fa star male. Adesso spero che almeno lei possa essere felice perchè anche lei ha sofferto e so quanto mi ha amato e spero che io possa riprendere la mia vita, anche se so che sarà molto difficile l’ amo tanto non avevo mai amatocosì, mi ero totalmente aperto a lei e mi sono ritrovato molto vulnerabile,cosa che non mi era mai successo, ma ero sicuro di noi. Non mi pento di quello che ho fatto perchè non ho fatto niente di male ho soltanto amato e lottato per amore. e di questo non bisogna mai vergorgnarsi. Io spero sempre che lei si renda conto di quanto l’ho amata e quanto l’amo e spero che questo mio dolore si calmi e lasci il posto ad un bellissimo ricordo o ad una realtà più bella. A questa mio sfogo vorrei aggiungere un altra crudeltà del destino. Ho cercatodi dimenticarla scrivendomi ad un agenzia matrimoniale on-line e ricevo ilprofilo di una donna totalmente conpatibile con me, ebbene quella donna eralei, me lo ha confermato per telefono, pensate come mi sento.

NOTE LEGALI E PRIVACY

Le testimonianze e le consulenze pubblicate sono pervenute con modalità anonima per cui non è possibile risalire al mittente o controllarne la veridicità. Inoltre testimonianze e consulenze, per motivi di privacy, sono state private di ogni riferimento dettagliato a situazioni e persone per cui ognuna di esse non è riconducibile a nessuna storia personale in particolare. Ad ulteriore tutela della privacy, chiunque in una delle testimonianze e consulenze pubblicate ravvedesse dei chiari riferimenti ad una sua vicenda personale, può richiederne la cancellazione contattando il Dott. Roberto Cavaliere.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

PERCHE’ SI AMANO UOMINI NON DISPONIBILI (di Susan Peabody)

Molte donne si accorgono di avere la tendenza ad innamorarsi di uomini che non sono disponibili e si chiedono perché questo continua ad accadere ripetutamente, più e più volte.

Gli uomini che ci ricordano il nostro primo amore:

Siamo sempre attratte da coloro che ci ricordano il nostro primo amore. Se il primo amore di una donna è stato un padre assente ed emotivamente non disponibile, questa donna sarà attratta esclusivamente da uomini non disponibili, nonostante il dolore che questo le procurerà successivamente ed inevitabilmente.

La ricerca del lieto fine:

Molte donne, non solo sono attratte da uomini non disponibili, ma li ricercano come partners per ricreare il passato e modificarne il finale. Queste donne spesso cadono nell’ossessione di cercare di ottenere, attraverso il loro partner attuale, l’amore che non hanno mai ricevuto da bambine. Lo fanno inconsciamente, ripetutamente. Si tratta di una forma di follia. E’ il loro “bambino interiore” che le costringe ad agire secondo la propria volontà nonostante le dolorose conseguenze che ne derivano.

Errore di calcolo:

Molte donne non scelgono uomini non disponibili. Si innamorano prima di accorgersi che l’uomo non è disponibile. Poi, ostinatamente e, dal momento che ne sono divenute dipendenti, si rifiutano di arrendersi e rinunciare al rapporto.

Amore non corrisposto:

Alcune donne riescono ad innamorarsi soltanto dell’uomo dei loro sogni. Dal momento che non esiste in realtà alcun uomo di questo tipo, queste donne proiettano le loro fantasie su qualcuno e poi vedono in quella persona soltanto ciò che vogliono vedere. Questi uomini completamente non disponibili sono un ottimo obiettivo per questo genere di proiezione poiché la donna non arriva mai a conoscerli per ciò che sono in realtà. Questi uomini rimangono sempre ciò che la donna vorrebbe che fossero. Le donne che sono portate ed in certo senso dipendenti dal fantasticare rientrano facilmente nel fenomeno del’amore non corrisposto.

Eccitazione:

Inseguire qualcuno che non è disponibile può essere eccitante. Ciò può realmente stimolare l’adrenalina, per non parlare della libido. Le donne dipendenti dall’idillio spesso ricercano persone non disponibili perché sono dipendenti dall’inseguimento in se’.

Paura inconscia dell’intimità:

Le donne, che a livello conscio cadono nell’ossessione amorosa, hanno spesso di base paura dell’intimità. Scegliere di innamorarsi di qualcuno che non è disponibile (in grado maggiore o minore) è un modo per evitare di affrontare questa paura.

Imago

Crescendo, creiamo nella nostra mente una persona ideale, generata dalla fantasia, che Harville Hendrix chiama “Imago”. Questa persona fantastica diviene rigida come una statua verso la fine dell’adolescenza. Se l’ Imago di una donna è una persona non disponibile, essa deve creare una nuova Imago. Questa nuova persona della fantasia deve essere disponibile, sincera, deve saper comunicare ed essere compatibile. Tuttavia, non sarà mai eccitante come l’Imago originaria. Le donne che sono attratte da uomini non disponibili devono abbandonare l’idea della trepidazione per far posto ad una vita appagante e felice.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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