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TERAPIE SULLE DIPENDENZE AFFETTIVE

 

Innanzitutto la prima terapia è il TEMPO. Qualsiasi tipo di "terapia" voi intraprendiate dovete concedervi tempo, non potete pretendere che il tutto avvenga velocemente. Il tempo vi aiuterà anche a lenire le ferite. Inoltre, potrebbe essere utile non iniziare, come spesso succede, una terapia durante le fasi acute. Si rischia di fallire in partenza.

Ritengo che ogni terapia sulle dipendenze affettive debba passare attraverso tre fasi.

La prima fase è quella della "consapevolezza". In questa fase ci si rende conto che stiamo vivendo una relazione "sbagliata" sotto tutti i punti di vista, e si intende porvi fine.

La seconda fase è quella della "richiesta d'aiuto". Anche se potremmo essere presi dalla tentazione di farcela da soli, invece è indispensabile ricercare l'aiuto di persone che stimiamo e riteniamo in grado di supportarci. Anche, perchè, così, senza volerlo, ci responsabilizziamo maggiormente a proseguire il cammino intrapreso sulla strada della guarigione. Infatti diverso è se dobbiamo rendere conto solo a noi stessi se cambiamo idea, diverso è se dobbiamo rendere conto anche agli altri.

La terza fase è quella del "recupero". In questa fase è richiesto il massimo impegno nel perseguire la "guarigione". In questo periodo dobbiamo cercare di cambiare il nostro modo di agire, pensare e sentire. Entriamo nella fase vera e propria del recupero solo quando incominciamo a fare scelte che non ricalcano più i nostri vecchi comportamenti.

Qui di seguito propongo una sorta di decalogo propedeutico alla terapia sulle dipendenze affettive.

- Accettare se stessi completamente, pur nella consapevolezza che bisogna cambiare parti di sé.

- Accettare gli altri per come sono, senza volerli cambiare per appagare i propri bisogni.

- Avere coscienza dei propri sentimenti e atteggiamenti in ogni aspetto della propria vita.

- Amare ogni aspetto della propria personalità senza cercare nella relazione il valore di noi stessi.

- La propria autostima deve essere sufficiente a permettere di godere della compagnia dell’altro sesso, che vanno accettati per come sono. Non è necessario che qualcuno abbia bisogno di noi per sentirci bene.

- Bisogna permettere a sè stessi di essere aperti e fiduciosi con le persone giuste. Bisogna permettere ad altri di conoscerci a livello profondo senza però permettere lo sfruttamento da parte di chi non è interessato alla nostra felicità.

- Porsi la domanda se la relazione che si stà vivendo è idonea per noi, se permette di sviluppare le nostre potenzialità.

- Se tale relazione ci distrugge bisogna avere la capcità di interromperla senza cadere in una sorta di stato depressivo. Fondamentale è la presenza di un gruppo di sostegno di amici e di interessi sani che ci permettono di superare la crisi.

- Porre la propria serenità al centro di tutto. Lotte, drammi, caos non hanno nessun fascino se non sono finalizzate al raggiungimento della propria serenità.

- Adottare l’aforisma : “Amarsi non è guardarsi l’un l’altro,ma è guardare insieme nella stessa direzione”. L’aforisma và inteso nel senso che la relazione deve avvenire fra persone che condividano simili valori, interessi ed obiettivi come coppia, al di lòà di quelli individuali

- Aspettare che il grande medico “il tempo” sani qualsiasi ferita. Sta a noi dare il “giusto tempo.

Sopratutto, nel frattempo, bisogna fare qualcosa di positivo per sé stessi, per riempire il vuoto della mancanza della persona amata. Non si può interromepere un rapporto di dipendenza senza sostituirgliene un altro che ne prenda il posto. La nuova dipendenza,deve essere positiva però, bisogna cercare un nuovo forte interesse, che non riempirà appieno il baratro lasciato dal precedente, ma ci aiuterà comunque.
La natura umana aborrisce il vuoto,soprattutto nell’area dei comportamenti e delle emozioni umane. Se non colmiamo, pur parzialmente, questo vuoto, il comportamento dipendente si rafforza.

Il presente articolo è solo indicativo di una possibile 'terapia' che necessita di un approccio individuale che viene approfondito ed indicato nei seminari esperenziali sul Mal d'Amore.

CHIARIMENTO

... il suo sito, l’ho quasi stampato tutto, tanto mi sono ritrovata in quello che ha detto! Ho fatto leggere anche alle mie amiche “codipendenti” quello che ha pubblicato e ne abbiamo discusso insieme. Un punto solo vorrei discutere con lei. Non sono d’accordo quando dice:”Non si può interrompere un rapporto di dipendenza senza sostituirgliene un altro…bisogna colmare il vuoto”. Ma le persone non sono intercambiabili! Se penso poi che ciò potrebbe essere applicato a me stessa, cioè visto che non ci sono più io va bene anche un’altra, la cosa mi fa rabbrividire…Ma come si può sostituire un rapporto fatto di anni di conoscenza, condivisione, familiarità, intimità con un’altra banale esperienza? E poi c’è anche il corpo. Io amo quegli occhi, quelle mani, quella pelle che per me sono insostituibili e, come lei ben sa, sono maggiormente tali in quanto mi vengono negati. Poi c’è anche il fatto che sento dentro che la fonte d’amore si è esaurita, dopo aver amato tanto. Ad un certo punto, come si fa a ricominciare ad amare? Penso sia impossibile. Le sarò grata se mi manderà una sua risposta.

Apprezzo il suo "disaccordo" perché ritengo che soprattutto nel campo delle dipendenze affettive, nessuno può dire di avere la "cura" giusta. Per cui le replico con piacere e la ringrazio per lo "spunto riflessivo" che mi ha fornito. Innanzitutto il punto con cui lei è in dissaccordo è il seguente: "Non si può interrompere un rapporto di dipendenza senza sostituirgliene un altro che ne prenda il posto. La nuova dipendenza,deve essere positiva però, bisogna cercare un nuovo forte interesse, che non riempirà appieno il baratro lasciato dal precedente, ma ci aiuterà comunque."

Quindi, quando parlo di sostituire la dipendenza affettiva con un'altra, intendo un altro tipo di dipendenza. Infatti interrompere una dipendenza affettiva che ci ha "assorbito" in tutto e per tutto, ci precipita in un vuoto, o meglio in un baratro, che rischia di far fallire in partenza qualsiasi tentativo stesso, per quanto motivato, di superare la fine della relazione. Se noi tendiamo di colmare questo vuoto, questa dipendenza, non con un'altra persona (e qui che, forse, non sono stato chiaro)ma con una forma di dipendenza "sana" il vuoto ci apparirà meno vuoto. Un esempio: di solito le persone affette da "dipendenza affettiva" sono piene di mille risorse, di mille potenziali interessi, tutti "sedati" dalla dipendenza stessa. Rispetto al "portone sprangato " della relazione che si è chiusa proviamo ad aprire il "piccolo oblò" del nostro vero essere. Cerchiamo di dipendere da noi stessi, dai nostri interessi sopiti, optiamo per un "sano egoismo". Smettiamo di parlare con gli altri di "lui", ma parliamo di "noi", dedichiamoci a "noi". Ci renderemo conto che da quell piccolo oblò potremmo arrivare a vedere un mondo per noi sconosciuto. Belle parole mi dirà, ma difficili da applicare di fronte al dilagare del dolore per la fine di un'amore. Incominciamo a fare dei piccoli e timidi passi, forse ritornermo indietro, forse andremo avanti, ma di fronte al dolore non recitiamo: "Non ci riesco!!!" . A volte, anche se ci sembra di aver tentato, è un tentativo poco sentito e motivato, che serve per giustificare, inconsciamente, il fallimento del tentativo stesso. E come dirsi: "Ci ho tentato, non ci sono riuscita, vuol dire che è l'unico vero amore della mia vita. E' l'unico.Non voglio altri che lui". Qui il discorso, come lei sa, diventa più complesso: copioni passati, codipendenza, complesso di cenerentola e via dicendo. Proprio per questo è necessario anche una profonda riflessione interiore. Conclusione: è un impresa titanica ma ci si puo riuscire, soprattutto se non adduciamo troppi prestesti con noi stessi. Cordiali saluti.

TERAPIA PERSONALE SULLA FINE DI UN AMORE DI PATRIZIA (lettrice anonima)

Questi i miei consigli per gestire la fine di un amore, almeno quello che ho imparato a fare io:
- Piangere tutte le lacrime, sfogarsi fa bene e permette di scaricare la rabbia. Fare del moto, ginnastica, il corpo ha bisogno come il cervello di scaricare le energie negative represse. Ove fosse possibile allontanarsi, con un viaggio anche breve, dai luoghi abituali della vostra vita.
- Quando si riacquista un po’ di lucidità stilare una lista di ciò che pensiamo dell’ex partner: lati positivi e lati negativi; facciamo la stessa cosa con noi stessi.
- Riflettere su ciò che abbiamo considerato negativo nell’altro: sono aspetti che possiamo tollerare oppure intollerabili? Che cosa ci teneva legati a lei/lui? Scrivere ciò che pensiamo in proposito.
Questo ci serve per stabilire un minimo di obiettività su ciò che è accaduto: ristabilire le responsabilità reciproche sull’andamento e la fine del rapporto stesso. A questa fase subentra coscienza ed amor proprio, rendersi conto di aver partecipato involontariamente allo spegnersi di un sentimento non è facile, ma se riusciamo a vedere là dove il nostro errore è conciso con l’errore altrui e i meccanismi che si sono innestati, riusciamo a farci una ragione di ciò che è accaduto e forse mettiamo il primo mattone che ci aiuta a superare il lutto.
Poi, riuscire a perdonarci per non essere stati consapevoli durante il rapporto di ciò che accadeva e perdonare l’altro per le sue debolezze. Da qui in avanti spetta a noi risollevarci e credere di poter costruire un rapporto positivo memori dell’esperienza che abbiamo vissuto, prendendoci tutto il tempo che ci occorre. Durante questo tempo bisognerebbe:
- Sforzarsi di prendersi cura di sé: preparare piatti che stimolino il nostro appetito anche quando apparentemente non abbiamo fame, essere più attenti alla cura di se stessi, prendersi dei momenti per farsi dei bagni rilassanti, massaggiarsi, aver cura del proprio ambiente notturno, vestirsi per farsi piacere, guardarsi allo specchio commentando sui propri progressi: oggi sto’ un po’ giù, oggi va un po’ meglio, oggi non c’è male etc.
- Dedicarsi ad un’attività che abbiamo tralasciato per mancanza di tempo: il tempo ora non deve essere né stancamente vissuto, né ammazzato con troppe attività. Bisogna assecondare le proprie energie: leggere, cucire, lavorare a maglia, all’uncinetto, fare del découpage, dipingere, disegnare, scrivere, risistemare la libreria secondo un ordine corretto; cambiare qualcosa nel proprio ambiente per sottolineare il cambiamento. Tirare fuori, insomma, la propria creatività, che è quella che caratterizza ognuno di noi e che ci aiuta a recuperare il nostro valore a prescindere dalla presenza di qualcuno.
- Tenere un diario: annotare le proprie emozioni e gli accadimenti che sono significativi.
- Imparare a confrontarsi con gli amici e i conoscenti senza cercare di scaricare su di loro le nostre frustrazioni o continuando a parlare di ciò che è accaduto in continuazione: non vi serve, è come un continuare a nutrire il vostro dolore. Se vi accorgete di non poter fare da soli rivolgetevi ad un terapeuta, è importante riconoscere i propri limiti. Siamo esseri umani e se una cosa non riusciamo a superarla dobbiamo capirne l’origine, potrebbe essere molto lontana nel tempo e non legata a ciò che ci accade al momento e se non andate a trovare una risposta ora, nel tempo potreste essere costretti a farlo in un altro momento, magari con maggiore difficoltà.

Dott. Roberto Cavaliere

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