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   QUANTI E QUALI AMORI

Articolo pubblicato sul numero di settembre 2007 della rivista di psicologia "ALTER EGO"


L'amore è un sentimento, un rapporto tra un “soggetto” che è l'amante, ed è sempre un essere umano, ed un “oggetto” che è l'amato che può essere un nostro simile, una comunità, una qualsiasi fede o ideale, fino ad includere l'universo intero. Per la filosofia greca l'amore fu un principio cosmico, la forza che armonizza tutte le cose. Fondamento del rapporto d'amore è il desiderio dell'“oggetto” da parte del soggetto. Il tutto presuppone che l'oggetto desiderato sia ritenuto un bene necessario di cui ci sente la mancanza. Quest'ultima, secondo un ottica psicanalitica, origina dalla divisione “traumatica”, alla nascita, del neonato dal grembo materno e nei successivi distacchi dalla madre. Tutti i successivi amori, di qualsiasi tipo, rappresentano dei tentativi di recuperare quella primordiale unità, ripristinandone l'elemento mancante.

Il primo amore è l'amore materno . Origina come amore fusionale o simbiotico, ed è fondamentale per lo sviluppo di tutti i futuri amori. L'amore materno, a differenza dei successivi, si pone su “livelli” diversi perché un soggetto ha bisogno di aiuto (il bambino) e l'altro lo dà (la madre). L'amore materno dovrebbe avere una componente fortemente altruistica per poter essere d'“esempio” a tutti i successivi legami d'amore. Dico dovrebbe perché non sempre è così. Fromm afferma che «La maggior parte delle madri è capace di dare “latte”, ma solo una minoranza di dare anche “miele”. Per poter dare miele una madre non deve soltanto essere una “brava mamma”, ma una donna felice e non tutte ci riescono. L'amore della madre per la vita è contagioso, così come lo è la sua ansietà; ambedue gli stati d'animo hanno un effetto profondo sulla personalità del bambino. Si distinguono subito tra i bambini – e gli adulti – coloro che ricevono soltanto “latte” e quelli che ricevono “latte e miele”».

Dal primo amore materno, evolutivamente, si passa all'amore per i fratelli . La famiglia diventa la prima “palestra sociale” dove si sperimentano le future relazioni. Inizialmente l'amore per fratelli e sorelle è “imposto e non voluto”. Con loro bisogna dividere l'amore materno, ma ciò contribuisce al processo di separazione dalla madre, rafforzando così le relazioni oggettuali. E' un processo non indolore che segna le future relazioni. Ma, d'altra parte, l'amore per i fratelli è l'unico che può durare tutta una vita perché ci accompagna dalla nascita alla morte.

L'amore amicale, considerato quasi fraterno, indica un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone dello stesso o di differente sesso, anche se si stabiliscono, il più delle volte, con individui dello stesso sesso ed età. In quasi tutte le culture, l'amicizia viene intesa e percepita come un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima, e la disponibilità reciproca, che non pone vincoli specifici sulla libertà di comportamento delle persone coinvolte. In genere, si distinguono diversi gradi di amicizia, ma il vero amore amicale si riferisce alla cosiddetta amicizia intima, ovvero associata a un rapporto continuativo nel tempo fra persone che arrivano a stabilire un grado di confidenza reciproca paragonabile a quella tipica del rapporto di coppia. Nello sviluppo dell'affettività individuale, le amicizie vengono dopo il rapporto con i genitori e prima dei legami di coppia che si stabiliscono alla soglia della maturità. Le prime vere amicizie, che sono destinate a durare più a lungo e a rimanere impresse nella memoria di ogni bambino, sono quelle che nascono tra i banchi di scuola. Nel periodo che intercorre fra la fine dell'infanzia e l'inizio dell'età adulta, gli amici sono la componente più importante della vita emotiva dell'adolescente e, spesso, raggiungono un livello di intensità mai più eguagliato in seguito. E' sulla base dell'amore fraterno e di quello amicale che nasce il senso di solidarietà fra gruppi di individui.

L'amore romantico è una forma caratterizzata da forte coinvolgimento emotivo e dalla presenza di quelle caratteristiche tipiche del romanticismo (struggimento, partecipazione emotiva, affetto, ecc.).Generalmente implica un amore sia spirituale che fisico; in questo senso si oppone all'amore platonico, che è solo spirituale. Si dà più enfasi al lato emotivo ed affettivo che al semplice desiderio sessuale, dal momento che l'intimità fisica e comunque presente. L'amore romantico è visto come l'idealizzazione di un'altra persona e della relazione con lei instaurata e comporta la mancanza o difficoltà di controllo delle emozioni, il costituire la base di una relazione idealmente eterna, l'arricchimento del sé, il dissidio interiore. Molti studiosi vi intravedono il desiderio fusionale con la figura materna che sopravvive dall'infanzia. Spesso, l'amore romantico si scontra con la possibile mancanza di desiderio per quello che già si possiede, quindi il conseguimento dell'oggetto amato potrebbe annientare l'amore che si prova verso di esso. Per sfuggire questo rischio l'amore si trasforma nel desiderio di possesso se non di “proprietà” con conseguente timore della perdita dell'altro, nel desiderio di perseguire il bene dell'amato anche a scapito dell'amante, fino a situazioni estreme come nella dipendenza affettiva.

Per amore non corrisposto intendiamo un intenso sentimento romantico che non è ricambiato dal soggetto amato, anche se la reciprocità è desiderata e richiesta. L'amore non corrisposto può sfociare in un alternarsi di depressione ed euforia, in comportamenti ossessivi e anche trasformarsi in ostilità nei confronti della persona amata. Trovarsi in una tale condizione è estremamente doloroso, ma allo stesso tempo può rappresentare una fonte di grande gioia. A volte questa forma d'amore lascia nel soggetto amante un senso di realizzazione di sé per avere qualcuno da amare, anche se il sentimento non è reciproco. In alcuni casi, l'innamorato non corrisposto ritiene che tale soddisfazione ricompensi la sofferenza che deve patire: di conseguenza, egli non dichiara i propri sentimenti alla persona amata per il timore di essere respinto definitivamente. L'amore non corrisposto nei confronti di una data persona può durare anche diversi anni e spesso termina nel momento in cui ci si rende conto, con profonda consapevolezza, che il proprio amore non sarà mai ricambiato, oppure quando si sposta il proprio interesse su di un soggetto disponibile a corrispondere affetto. La psichiatra Selvini Palazzoli descrive un amore simile a quello non corrisposto con il termine “Ibris”, vale a dire l'assurda, sconsiderata presunzione di essere amati o di riuscire ad essere amati da chi non vuole amarci. Tale ostinazione, per molti, è originata dal desiderio di ribaltare un copione affettivo infantile dove non ci si è sentiti amati da un genitore, ed attraverso il ripetersi di un'esperienza simile in età adulta si tenta di rimediare a tale antica carenza.

Il termine amore platonico prende origine da una teoria di Platone, che nel “Simposio” racconta come l'Amore (Eros, in greco) fosse figlio di Pòros e Pènia. Pòros, l'intelligenza, aveva fatto innamorare Pènia, ossia la povertà che genera bisogno. Approfittando di un momento di ubriachezza di Pòros, Pènia giace con lui e dalla loro unione nasce Eros, l'amore. Per Platone l'amore è desiderio dell'ideale tensione, fra mondo reale e mondo delle idee. Nell'amore platonico o ideale inconsciamente proiettiamo sull'oggetto qualcosa di nostro, il nostro Ideale dell'Io (secondo Freud). Trasferiamo ciò che vorremo essere, spogliandoci così di qualcosa e, contemporaneamente, sopravvalutando l'oggetto (l'amore “cieco”), che ci appare in questa fase unico al mondo ed insostituibile. Diventa così un amore incondizionato, assoluto, disinteressato, vissuto come unico nella vita di una persona, destinato ad essere eterno o quanto meno a superare per intensità e durata tutti gli altri. Queste forme d'amore vengono vissute come irresistibili e disinteressate, tali da spingere chi le vive al sacrificio personale: la propria felicità, i propri averi, talvolta anche la propria vita attraverso gesti estremi come il suicidio per l'oggetto del proprio amore. Nell'amore per un ideale personale, sociale, politico, patriottico e religioso ravvisiamo molte delle caratteristiche dell'amore platonico o ideale. La fedeltà e la lealtà nei confronti di un ideale o di una fede di qualsiasi tipo diventano valori fondamentali, prioritari e imprescindibili, arrivando talvolta al fanatismo con tutte le sue estreme conseguenze, come la morte procurata attraverso “missioni suicide”. In questi casi s'innestano variabili psicologiche con altre sociologiche.

Le varie religioni hanno in comune il fatto di accompagnare il sentimento dell'amore con un senso di trascendenza verso il sovrannaturale. Il cristianesimo parla di amore di Dio per l'uomo ed amore degli uomini tra di loro. Quest'ultimo è agape (caritas) ed è amore disinteressato, volto al bene dell'altro, contrapposto all'eros, che è desiderio interessato. L'amore fu definito da Dio una delle più importanti caratteristiche per poter vivere. I cristiani credono che l'amore per Dio e quello per il prossimo siano due degli aspetti più importanti nella vita, quelli che le danno senso (i due comandamenti che riassumono gli altri) e dai quali deriva ogni altra norma morale. Per i cristiani ogni gesto di Dio (creazione, redenzione dopo il peccato originale, provvidenza verso le sue creature), è compiuto per amore. L'evento centrale del Cristianesimo, cioè la morte e resurrezione di Gesù, sarebbe proprio una prova dell'amore di Dio. Dio stesso è Amore.

Infine nella odierna società vediamo aumentare sempre più un amore ad un solo componente della diade: l'amore per sé stessi o narcisistico . Per la psicoanalisi la capacità di amare che ogni individuo possiede è inizialmente rivolta al proprio io ed in seguito se ne allontana per dirigersi sugli oggetti dei quali l'io si appropria diventando una stessa cosa con essi, in primis la madre. Quando questo primo amore per sé stessi non viene superato, in parte o del tutto, ci troveremo di fronte all'amore narcisistico in età adulta che è un sentimento fondamentalmente egoistico privo di quella componente altruistica essenziale per un autentico amore.

Vorrei ricordare, infine, le parole di Fromm: L'affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare.

Dott. Roberto Cavaliere

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