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   'RIFLESSIONI' DELLA LETTERATURA SULL'AMORE

Di seguito riporto fra le più significative riflessioni sull'amore scritte dai 'grandi' della letteratura. Chiunque rinvenga altre riflessioni simili puo segnalarle alla seguente email: info@maldamore.it

Potrete approfondire alcuni degli autori all'interno della sezione: Letteratura utile

Utile ed interessante è anche la lettura di Riflessioni... d'autore e Pensieri terapeutici de iltuopsicologo.it


"L'uomo senza qualità" di Robert Musil edito da Einaudi

Il sogno di essere due creature e una sola...: in verità l'effetto di questa fantasia in certi momenti non era diverso da quello di un sogno uscito dai confini della notte, e anche adesso ella oscillava tra fede e negazione in uno stato d'animo cui la ragione non poteva più dar ordini. Era innanzi tutto l'insindacabile struttura dei corpi che respingeva il sentimento indietro nella realtà. Questi corpi davanti allo sguardo indagatore sciorinavano il loro essere, poiché si amavano, in meraviglie ed estasi che si rinnovavano come una ruota di pavone trascinata nei gorghi del desiderio; ma appena lo sguardo si staccava dai cento occhi dello spettacolo che l'amore dà all'amore, e cercava di inoltrarsi verso l'essere che, dietro l'apparenza, pensava e sentiva quei corpi si trasformavano in carceri crudeli... . Fuori dalle finestre la pioggia seguitava a riempire l'aria con una cortina palpitante di gocce e con rumori addormentanti attraverso la cui monotonia la desolazione scorreva giù dai cieli. Sembrava ad Agathe che fossero secoli che il suo corpo era solitario, e il tempo fluiva come se defluisse insieme con la pioggia.

“E Agathe chiese: - Ma l'amore non esiste proprio? - Certo che esiste! - disse Ulrich. - Ma è un'eccezione. Bisogna distinguere: c'è innanzitutto un eccitamento fisico che appartiene alla classe degli stimoli epidermici; questo si può provocare come puro piacere anche senza contorno morale, anzi senza sentimento. Poi ci sono, di solito, turbamenti dell'animo che però sono strettamente legati alla sensazione fisica, tuttavia con poche varianti restano uguali in tutti gli esseri umani; questi momenti principali dell'amore nella loro forzata monotonia dobbiamo calcolarli piuttosto fra le vicende fisico-meccaniche che fra quelle della psiche. Terzo c'è l'amore che è in fondo una commozione spirituale; non ha necessariamente da fare con le altre due forme. Si può amare Dio, si può amare il mondo...

D'altronde è chiaro che anche noi due psicologicamente appariamo sospetti. Tendenza incestuosa, dimostrabile fin dalla prima infanzia come l'asocialità e l'atteggiamento di protesta contro la vita.

Sono sempre gli organi interni della psiche. Puoi anche dire che c'è un “bisogno del sultano” di adorare e di essere adorato escludendo tutto il resto del mondo; nell'antico oriente ha prodotto l'harem, e oggi invece abbiamo la famiglia, l'amore e il cane. E io posso dire che la smania di possedere una persona così esclusivamente che altri non possa neanche avvicinarla è un segno della solitudine individuale nella comunità umana, che perfino i socialisti negano raramente. Se vuoi considerarla così, noi non siamo altro che pervertiti borghesi.”

Il nostro desiderio non è di fare di due creature una sola, bensì di evadere dalla nostra prigione, dalla nostra unità, di diventare due in una congiunzione, ma meglio ancora dodici, un numero infinito, di sfuggire a noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi o comunque si debba dire, perché non lo so esprimere; allora il mondo contiene altrettanta voluttà quanto estraneità (...). Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato la voluttà dell'estraneità e immaginarci di fare chi sa quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l'altro".

 

Anna Karenina di L.Tolstoj

L'espressione del viso di lei, atterrito e torvo, non prometteva ora neppure l'inganno.

- Forse io mi sbaglio - disse. - In tal caso vogliate perdonarmi.

- No, non vi siete sbagliato - ella disse lentamente, guardando con disperazione il suo viso impassibile. - Voi non vi siete sbagliato. Sono sconvolta e non posso non esserlo ancora. Io ascolto voi, e penso a lui. Io amo lui, sono la sua amante, e non posso più resistere. Ho paura, vi odio.... Fate di me quel che volete.

E riversatasi all'indietro in un angolo della carrozza, scoppiò in singhiozzi, coprendosi il viso con le mani

 

M. Kundera, Amori ridicoli, Adelphi

L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viente tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso...

... Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Cio che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè di una tazzina.

 

Casa di Bambola - Ibsen - vedi link nel sito

NORA: Tu non pensi e non parli come l'uomo di cui possa essere la compagna. Svanita la minaccia, placata l'angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. E io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Forse da portare in braccio con più attenzione perché t'eri accorto che sono più fragile di quanto pensassi. Ascolta, Torvald; ho capito in quell'attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli...Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero!
HELMER: Capisco. Siamo divisi da un abisso. Ma non potremmo, insieme...
NORA: Guardami come sono: non posso essere tua moglie.
HELMER: Ma io non ho la forza di diventare un altro.
NORA: Forse, quando non avrai più la tua bambola.

[...] Prima ci sono la curiosità, la divinazione, la sete di confessioni. La fame dell'altro, l'attrazione per i suoi sotterranei. Decifrato il segreto arrivano le parole, spesso pretenziose e categoriche, che dissezionano, stabiliscono, classificano. Tutto diventa comprensibile e rassicurante. Allora può cominciare la routine di una relazione o di una indifferenza [...] Andrei Makine, La donna che aspettava

[…] A lungo lei deve essere rimasta la padrona del suo desiderio, ciò che per lui significava emozione, immensità della tenerezza, cupa e terribile profondità della carne [...]

Anni e anni dopo la guerra, dopo i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi con la moglie. Le aveva telefonato […] Le aveva detto che era come prima, che l'amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d'amarla, che l'avrebbe amata fino alla morte. Marguerite Duras L'Amante

E lei di nuovo scoppia a ridere.

Si vede che io ho qualcosa che la fa ridere. Poi smette di ridere, ridiventa seria. E poi ancora: sorride un pò, e di colpa, senza preavviso, scoppia a ridere. E io mangio e mangio, e intanto che mangio mi innamoro sempre di più, m'innamoro in modo definitivo, assoluto, con tutto il cuore, sarei disposto a baciare quel piedino bianco che continua a dondolarmi davanti.

- Non era troppo zuccherato il mangiare?

- No...andava benissimo... - dico, e divento tutto rosso in faccia.

....E io sono già totalmente innamorato, sono prigioniero del mio amore. Non ho più neanche bisogno di guardarla, perchè ormai l'ho nel mio cuore.

Qualche volta mormorava nel sonno, con gli occhi ancora chiusi: - Un momento, lasciami solo finire questo sogno - E allora io aspettavo, seduto sulla sponda del letto, che lei si svegliasse da sola, che sorridesse ancora una volta, che aprisse gli occhi. Poi mi aiutava a togliermi la giacca del pigiama e i pantaloni. Nel secondo anno, quando aveva già cominciato a lavorare, mi era sempre più difficile svegliarla all'alba, prima di andare al lavoro. Facevo l'amore con lei mentre era ancora addormentata, mi mescolavo ai suoi sogni. Abraham B. Yehoshua L'amante

(....)Prima di sposarsi, Emma aveva creduto di essere innamorata, ma la felicità che sarebbe dovuta nascere da questo amore non esisteva, ed ella pensava ormai di essersi sbagliata. Cercava ora di capire che cosa volessero dire realmente le parole felicità, passione, ebbrezza, che le erano sembrate così belle nei libri. […]

La conversazione di Charles era piatta come un marciapiede e le idee più comuni vi sfilavano nel loro abito di tutti i giorni, senza suscitare emozione o risate o fantasticherie. Quando abitava a Rouen, diceva, non aveva mai provato la curiosità di andare a vedere gli attori di Parigi. Non sapeva nuotare né tirare di scherma o con la pistola, e una volta non seppe spiegarle un termine di equitazione che lei aveva letto in un romanzo.

Un uomo, non avrebbe dovuto, invece, conoscere tutto, eccellere in molteplici attività, saper iniziare una donna al fuoco della passione, alle raffinatezze della vita, a tutti i misteri? Ma costui non insegnava niente, non sapeva niente, non desiderava niente... La credeva felice e lei gliene voleva per quella tranquillità tanto saldamente stabilitasi, per quella pesante serenità, per il piacere stesso che gli dava. […]

Intanto, seguendo le teorie nelle quali credeva, ella cercò di crearsi l'amore. In giardino, al chiaro di luna, recitava tutte le rime amorose che sapeva a memoria e sospirava romanze malinconiche, ma non sentiva agitarsi dentro di sé nessuna passione, e Charles non sembrava né scosso né più innamorato.

Dopo aver tentato invano di far sprizzare la divina scintilla stuzzicando l'acciarino del suo cuore, e, del resto, del tutto incapace di comprendere quanto non provava come di credere a quanto non si manifestasse nelle forme tradizionali, non faticò a convincersi che la passione di Charles non era affatto qualcosa di grande.

Le sue espansioni avevano preso un ritmo regolare; la baciava a orari fissi. Era un'abitudine come le altre. Era come un dessert già previsto dopo un monotono pranzo”. (Gustave Flaubert, Madame Bovary)

Elizabeth, sentendo tutta la difficoltà e l'ansietà della situazione in cui si trovava il Signor Darcy, si sforzò di parlare; e immediatamente, sebbene non molto chiaramente, gli fece capire che i suoi sentimenti si erano accresciuti: un cambiamento tale , rispetto al periodo da lui menzionato, da farle ricevere con gratitudine e piacere le sue rassicurazioni di adesso. La felicità che questa risposta produsse, fu tale che egli probabilmente non l'aveva mai provata prima; e si espresse nell'occasione con tanta sensibilità e calore come un uomo violentemente innamorato si suppone che faccia. Fosse stata Elizabeth capace di incontrare i suoi occhi, avrebbe visto così bene l'espressione di profondo piacere diffusa sulla sua faccia; ma, sebbene ella non potesse vedere, poteva sentire, ed egli le parlò dei suoi sentimenti, il che, nel provare quanto ella fosse importante per lui, aggiungeva al suo affetto ogni momento più valore. (tratto da : Orgoglio e pregiudizio")

“… E il fantasma era una donna, e quando imparai a conoscerla meglio la chiamai come la protagonista di una famosa poesia, la chiamai l'Angelo del focolare. Era lei che quando scrivevo una recensione si metteva in mezzo tra me e il mio figlio. Era lei che mi angustiava e mi faceva perdere tempo e mi tormentava a tal punto che alla fine la uccisi. Voi che appartenete ad una generazione più giovane e più felice forse non capite che cosa intendo per Angelo del focolare. Proverò a descriverla il più brevemente possibile. Era infinitamente comprensiva. Era estremamente accattivante. Era assolutamente altruista. Eccelleva nelle difficili arti del vivere familiare. Si sacrificava quotidianamente. Se c'era il pollo, lei prendeva l'ala, se c'era uno spiffero ci si sedeva davanti lei, insomma era fatta in modo da non avere mai un pensiero, mai un desiderio per sé, ma preferiva sempre capire e compatire… Mi voltai e l'afferrai per la gola. Feci del mio meglio per ucciderla. La mia giustificazione, se mi avessero trascinata in tribunale, sarebbe stata che avevo agito per legittima difesa. Non l'avessi uccisa, lei avrebbe ucciso me. Avrebbe succhiato la vita dei miei scritti…” (Virginia Woolf, The death of Moth)

Per circa due anni, quasi tutti i giovedì mattina, con il sole e con la pioggia, sono venute a casa mia, e quasi ogni volta era difficile superare lo choc di vederle togliersi il velo e la veste per diventare di botto a colori. Eppure, quando le mie studentesse entravano in quella stanza, si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquisiva una forma, un profilo, diventava il suo proprio inimitabile sé. Quel piccolo mondo, quel soggiorno con la finestra che incorniciava i miei amati monti Elburz, diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi… Sedute intorno al tavolino, coperto di mazzi di fiori, entravamo e uscivamo dai nostri romanzi. Guardandomi indietro, mi stupisco ancora di quanto abbiamo imparato, e senza nemmeno accorgercene. Nabokov lo aveva descritto, quello che ci sarebbe successo: avremmo scoperto come il banale ciottolo della vita quotidiana, se guardato attraverso l'occhio magico della letteratura, possa trasformarsi in pietra preziosa”. (Azar Nafisi - leggere lolita a teheran)

Se da qualche parte sarò, se avrò modo di vederti, sarò soltanto triste come sono triste tutte le volte che vedo una vita buttata via, una vita in cui il cammino dell'amore non è riuscito a compiersi. Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta. (Susanna Tamaro)

Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre. Franz Kafka Lettere a Milena

… ma più tardi andò a salutarla - un'abitudine di tutte le sere, soprattutto dopo un litigio o un contrasto, e con la parola «saluto» si poteva intendere un altro significato - la svegliava delicatamente, la accarezzava, la baciava, perché gli apparteneva, perché era sua facoltà renderla felice o infelice e nella consapevolezza del proprio illimitato potere su quella creatura giovane e ingenua, nell'idea di poter giocare con lei quanto voleva, c'era forse qualcosa di simile al sentimento che io provo nei confronti di certi morbidi cagnolini che, quando vedono la mia mano che sta per accarezzarli, scodinzolano, nervosi e imploranti, si appiattiscono a terra e tremano — la abbracciava, poi la baciava sul petto, e così cominciava quella nuotata a larghe bracciate, in cui, insieme, si spingevano ogni tanto fuori dall'acqua per farsi entrare l'aria nei polmoni… Leonid Cypkin da: Estate a Baden Baden

Non sai amare le persone che ami fino a quando non scompaiono all'improvviso. Allora ti rendi conto di esserti tenuta un po' discosta dalla loro sofferenza, di esserti spesso risparmiata, di avere solo di rado abbassato la guardia del cuore, di aver tessuto le tue trame di dare - e - ricevere ... Don Delillo da: Body Art

- Sapeva che non avrebbe più visto Fanny, - diceva Clarissa. - Scrisse a Brown dicendogli che la sola vista del nome di lei gli sarebbe stata intollerabile. Ma non smise mai di pensarla. In quei giorni di dicembre era abbastanza forte, e l'amava moltissimo. E facile immaginare che abbia scritto una lettera anche se non intendeva spedirla.

Le strinsi più forte la mano senza parlare. Di Keats e della sua poesia sapevo poco, ma ritenevo possibile che, date le condizioni disperate in cui versava, non avesse voluto scriverle proprio perché l'amava moltissimo. Di recente avevo pensato che l'interesse di Clarissa nell'esistenza di quelle ipotetiche lettere avesse qualcosa a che fare con il nostro rapporto, e con la sua convinzione che un amore non può essere perfetto se non trova espressione in forma scritta. Nei mesi successivi al nostro incontro, e prima dell'acquisto dell'appartamento, mi aveva scritto alcune meraviglie, appassionatamente astratte nello svisceramento di ciò che faceva del nostro amore qualcosa di diverso e migliore rispetto a qualunque altro sentimento mai esistito. Forse è questa l'essenza di ogni lettera d'amore: la celebrazione dell'unicità. Io mi ero sforzato di eguagliarla, ma ha franchezza mi aveva concesso solo di attingere ai fatti, che a me parevano comunque abbastanza miracolosi di per se: una donna bellissima amava e voleva essere riamata da un uomo massiccio, goffo, stempiato e incredulo. Ian Mc Ewan da: L'amore fatale

Mia cara ragazza, ti amo ancora e ancora e senza riserve... In ogni modo possibile, anche le mie gelosie non erano che agonie dell'Amore, nelle fitte più intense che mai ho provato, sarei morto per te. Tu sempre nuova. L'ultimo dei tuoi baci era il più dolce, l'ultimo sorriso il più luminoso, l'ultimo movimento il più aggraziato. John Keats a Fanny Brawne (1820)

Quando due anime infine si sono trovate, si sono scoperte compatibili e complementari, hanno compreso di essere fatte l'una per l'altra, di essere, dunque, simili, si stabilisce tra loro per sempre un legame, ardente e puro, proprio come loro, un legame che inizia sulla terra e continua per sempre nei cieli... E' questo l'amore che tu ispiri in me...

E ora tu appartieni a me! Ti vedo come mia giovane moglie, e poi madre, ma sempre la stessa, dolce e adorata nella castità della vita matrimoniale come nella verginità del nostro primo amore. Dimmi se riesci a comprendere la felicità di un amore immortale, di un'unione eterna! Victor Hugo ad Adèle Foucher (1821)

Quando mai si pretenderebbe dal cigno una delle prove destinate al leone? In che modo un brano del destino di un pesce si inserirebbe nel mondo del pipistrello, o lo spavento di un cavallo nella digestione di un serpente? R.M. Rilke, Il testamento

Di recente avevo pensato che l'interesse di Clarissa nell'esistenza di quelle ipotetiche lettere avesse qualcosa a che fare con il nostro rapporto, e con la sua convinzione che un amore non può essere perfetto se non trova espressione in forma scritta. Nei mesi successivi al nostro incontro, e prima dell'acquisto dell'appartamento, mi aveva scritto alcune meraviglie, appassionatamente astratte nello svisceramento di ciò che faceva del nostro amore qualcosa di diverso e migliore rispetto a qualunque altro sentimento mai esistito. Forse è questa l'essenza di ogni lettera d'amore: la celebrazione dell'unicità.
L'amore fatale , Ian McEwan

“… Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima, e il nostro corpo e che, quantunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione? E a questo punto mi chiedo: la passione è veramente così profonda, così malvagia, così grandiosa, così inumana? Non può essere che si rivolga affatto a una persona precisa, ma soltanto al desiderio di sé? Questa è la domanda. Oppure, nonostante tutto, si rivolge a una persona ben definita, alla stessa, misteriosa persona che può essere indifferentemente buona e cattiva, senza che l'intensità del nostro sentimento dipenda in alcun modo dalle sue azioni e dalle sue qualità? Rispondi, se ne sei capace” dice alzando la voce. “Perché me lo domandi?” replica tranquillamente l'ospite. “Sai bene che è così”.E si esaminano a lungo, con attenzione. …S. Márai, Le braci

Ehi, guarda quell'uomo. Aspetta, fa' come se niente fosse, continuiamo a chiacchierare... Se si voltasse potrebbe vedermi, e io non voglio che mi saluti. Ecco, adesso puoi guardarlo... Quello basso, tarchiato, con il cappotto dal collo di martora? Ma figurati! Quello alto, pallido, con il cappotto nero, che sta parlando con la commessa. Si fa incartare della scorza d'arancia candita. Strano, a me non l'ha mai comprata, la scorza candita. Sándor Márai (La donna giusta)


Mia moglie si è sparata ieri pomeriggio.
O almeno questo è quanto ritiene la polizia, e io interpreto la parte del vedovo affranto con entusiasmo e con successo. Vivere con Sarah mi ha insegnato a ingannare me stesso, e l'ho trovato anch'io, come lei, un eccellente modo per imparare a ingannare gli altri. Naturalmente io so che lei non ha fatto niente del genere. Mia moglie era troppo equilibrata, troppo ancorata al presente per pensare di farsi del male. È mia opinione che non si sia mai preoccupata di quello che aveva fatto. Era incapace di provare rimorso.
Sono stato io a ucciderla.Richard Mason (Anime alla deriva)


È la verità che conta.
Adesso che sono vecchia, sono finalmente serena per poter vivere. Posso parlare e dare alle parole e ai tempi il loro posto. Mi sento un po' affaticata. Non sono gli anni che mi pesano, ma soprattutto quello che non sono riuscita a dire: tutto quello che non ho detto e che ho dissimulato . Non avrei mai creduto che una memoria, piena di silenzi e di sguardi impenetrabili, potesse diventare un sacco di sabbia che rende difficile il cammino. (Notte fatale) Tahar Ben Jelloun

Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore, dice, dove risiede il centro della sua felicità:ho amato, ho conquistato e detto, ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio, non potrei mai comprendere quel nascosto mistero; oh, non è che impostura tutto quanto: e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir, ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso se per caso gli accade di scoprire qualche odorosa sostanza, o nuova medicina, così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato, ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno. La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno, questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria? In questo ha fine amore, che ogni uomo può essere felice come me se può sostenere la breve vergogna di una farsa nuziale? Quell'infelice amante che afferma non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti, e che pretende trovare in lei un Angelo, in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere. Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma. Alchimia d'amore - John Donne

Lionella a Camilla: … perché l'amore, a quanto ho sentito dire, a volte vola e a volte cammina; per uno va in fretta, per l'altro va piano; gli uni li scalda appena, altri li incendia; alcuni li ferisce, altri li uccide; in un momento si scatena la corsa dei suoi desideri e nello stesso istante l'ha terminata e conclusa; al mattino suol mettere l'assedio a una fortezza, e la stessa notte gli si arresa, perché non c'è forza che gli si opponga. … perché per attuare ciò che vuole, l'amore non ha miglior ministro dell'occasione: e di essa si serve in tutte le sue imprese, specialmente agli inizi. Da: “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel Cervantes

Era stato ormai abbandonato, anche se lui allora non lo sapeva. Neanch'io lo sapevo: la maggior parte delle volte non si sa quando si è stati presi nè quando si è stati lasciati, non soltanto perchè ciò accade sempre a nostra insaputa, ma perchè risulta impossibile isolare il momento in cui tali ribaltamenti accadono, allo stesso modo in cui si ignora sempre se il fatto stesso di essere presi obbedisce ai propri meriti o virtù, alla propria e irripetibile esistenza, all'intervento decisivo compiuto o piuttosto, semplicemente, alla casuale intromissione di uno nella vita di un altro. (Javier Marias)

Mi sento una statuina di ceramica, una cosa messa su uno scaffale e dimenticata, oggetto inutile che non trovi il coraggio di buttare. Ricoperta di sottili impercettibili grani di polvere non riesco a respirare, sogno la favola del soldatino di piombo. Vorrei anche io per una notte imparare a camminare, cadere e frantumarmi in mille impercettibili grani di polvere. (Cecilia Stein)

Tu vai piuttosto in cerca della felicità di quello di provarla, il tuo cuore agitato, sente sempre una gran mancanza, un non so che di meno di quello che sperava, un desiderio di qualche cosa, anzi di molto di più. I migliori momenti dell'amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che… (Leopardi)

 

"L'insostenibile leggerezza dell'essere" - Milan Kundera - ed. gli Adelphi 1989

Lei cercava di vedere se stessa attraverso il proprio corpo. Per questo stava così spesso davanti allo specchio. E avendo paura di essere sorpresa dalla madre, gli sguardi che dava allo specchio avevano il marchio di un vizio segreto.

Quello che l'attirava verso lo specchio non era la vanità bensì la meraviglia di vedere il proprio io. Dimenticava che stava guardando il quadro di comando dei meccanismi del corpo. Credeva di vedere la sua anima che le si rivelava nei tratti del suo viso. Dimenticava che il naso non è che l'estremità di un tubo che porta aria ai polmoni. In esse vedeva l'espressione fedele del proprio carattere.

Si guardava a lungo e a volte la contrariava vedere sul proprio viso i tratti della madre. Allora si guardava con più ostinazione, cercando con la forza della volontà di cancellare la fisionomia della madre, di sottrarla, così da far rimanere solo ciò che era lei stessa. Quando ci riusciva era un momento di ebbrezza: l'anima saliva sulla superficie del corpo, come quando un equipaggio irrompe dal ventre della nave, riempie tutto il ponte di coperta, agita le mani verso il cielo e canta.

Ma era davvero l'amore? Quel voler morire accanto a lei era evidentemente un sentimento eccessivo: era solo la seconda volta in vita sua che la vedeva! Non si trattava piuttosto dell'isteria di un uomo che, scoprendo nel profondo della sua anima la propria incapacità di amare, aveva cominciato a fingere l'amore con se stesso? D'altra parte, il suo subconscio era tanto vigliacco da scegliere per la sua commedia quella povera cameriera di provincia che non aveva praticamente nessuna possibilità di entrare nella sua vita!
Guardava i muri sporchi del cortile e si rendeva conto di non sapere se fosse isteria o amore.
E gli dispiaceva che in una situazione simile, quando un vero uomo avrebbe saputo immediatamente come agire, lui esitava privando in tal modo l'istante più bello della sua vita (era in ginocchio al capezzale di lei e gli sembrava di non poter sopravvivere alla sua morte) del suo significato.
Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perchè si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.
E' meglio stare con Teresa o rimanere solo?
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perchè non esiste alcun termine di paragone. L'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno "schizzo" è la parola giusta, perchè uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

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Al mattino, lei lo guardò in maniera strana, con un rispetto strano, malinconico, e disse: "Sai George? Hai proprio preso l'abitudine di amare."

"Che vuoi dire, cara?"

Lei lo abbracciò con uno sguardo, e sorrise. "Tu vuoi qualcosa da tenere tra le braccia, ecco tutto. Che cosa fai, quando sei solo? Ti stringi a un cuscino?"

Egli non disse nulla; era ferito fin nel profondo del cuore. Quella frase, "l'abitudine di amare," causò una rivoluzione in George. Era vero, pensava. Era fuori di sè, disgustato dall'istintiva reazione alla carezza della pelle contro la sua, alla pressione di un seno. Gli parve di vedere Bobby sotto una luce del tutto nuova. Non l'aveva affatto conosciuta prima. La ragazzina incantevole era scomparsa, ed egli vide una giovane donna cauta e indurita dalle sconfitte e dai fallimenti, cui egli non aveva mai smesso di pensare. S'accorse che la tristezza celata dietro quegli occhi neri faceva parte della personalità di lei; scorse il primo barlume grigio tra i capelli lisci di lei, e s'accorse che la curva gonfia della sua guancia era l'inizio del dolce passaggio alla mezza età. Rimase inorridito del proprio egoismo. Ora, pensò, l'avrebbe conosciuta sul serio, e, in cambio, lei avrebbe cominciato ad amarlo. ("L'abitudine di amare" Doris Lessing)

“Innamorarsi di qualcuno è tra le cose più splendide e improvvise di questa terra. Succede sempre così, per caso, per destino, mai per forza. Succede e basta, perchè non ci si può impegnare ad essere innamorati, come non ci si può imporre la volontà di farlo. Succede e basta, comincia la magia, il desiderio costante e incessante di possedere quella bacchetta magica, succede e basta, con le persone meno indicate, con quelle che guardi una volta e credi che con loro non avrai mai nulla a che fare, con quelle che si presentano quando tutto ti aspetti tranne che loro. Sono le situazioni che fanno le esperienze, frammenti di episodi che accadono oppure no, emozioni che finiscono, iniziano, si nascondono, birichine e dispettose, e danno spazio a nuove storie. Succede e basta, come quelle accelerate di cuore che arrivano vedendo lei. Sono innamorato? Sì è successo di nuovo". Alessandro Baricco “Oceano Mare”

"…Rodolphe intravide in quell’amore altri godimenti da assaporare.Giudico’ fuori luogo ogni pudore. Tratto’ l’amante senza il minimo riguardo. La ridusse alla piu’ assoluta docilita’, alla piu’ convinta corruzione. Emma aveva per lui un attaccamento idiota, ribollente d’ammirazione, ne ricavava una gran vollutta’, una beatitudine paralizzante: la sua anima si sprofondava in quell’ebbrezza, vi s’annegava, vi s’annullava come il dice di Clarence nella botte di Malvia"Madame Bovary’ di Flaubert

Era troppo amore.Troppo grande,troppo complicato,troppo confuso,e azzardato e fecondo e doloroso. Era tutto quello che potevo dare,più di quanto mi convenisse. per questo si infranse. non si esaurì,non finì,non morì,semplicemente si infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta,come un'aspettativa troppo ambiziosa."Troppo Amore" di Almudenas Grandes

M. Mazzantini, Non ti muovere.

E l'amore per me era questo, orfano e incotechito, l'amore dell'estremo bisogno, quando il destino s'impietosisce di noi e ci regala un biberon.

Non crucciarti ,Italia, la vita è questa. Attimi superbi di vicinanza e poi gelide folate di vento.

Ma l'intimità è un territorio difficile

Hatwke, Il mercoledì delle ceneri. Voglio smetterla di fantasticare su qualche io immaginario che ho in testa, che potrebbe esistere se succedesse una certa cosa o che vorrebbe esistere posto che ne succedesse un'altra, e invece voglio essere qualcuno adesso.

Il più delle volte quando mi guardo allo specchio lo faccio per controllare se ci sono. Non avevo ascoltato una sola parola di quello che diceva. Ero troppo impegnato a pensare che cosa avrei detto io.

E.E. Schmitt, Piccoli crimini coniugali. Forse sei fatto solo per le storie corte, le storie che cominciano… preferisci le storie che si riescono a gestire: forse non sopporti l'abbandono.

Perché la liberta esiste solo se uno se ne serve. Sotto, sotto gli uomini sono romanzeschi: vivono qualcosa e si raccontano tutt' altro. Alla vita ne sovrappongono un'altra segreta, desiderata, immaginata di cui sono i poeti muti.

Camminavo a fianco di me stesso incapace di trarre soddisfazioni dalla realtà, incapace di meravigliarmi, abitando da qualche parte solo per poterne evadere.

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