PERCHE’ I SENTIMENTI NEGATIVI VERSO L’EX SONO DIFFICILI DA SUPERARE

Si può provare rancore nei confronti dell’ex coniuge anche per molti anni dopo la separazione, cosa ci impedisce di andare oltre?

Superare sentimenti negativi ex

Rabbia, odio, risentimento e altri sentimenti negativi post-separazione sono abbastanza comuni soprattutto se la separazione è stata subita o è maturata sull’onda di una forte conflittualità di coppia o di un evento come il tradimento.

Come reagire se lui si risposa

In questi ultimi casi la separazione nasce sulla base di sentimenti negativi che tendono a perdurare nonostante la separazione stessa perché non sono state affrontate le vere cause che le hanno generate. E’ come se di fronte ad una febbre alta si prendesse solo l’antipiretico per abbassare la febbre senza ricercarne le vere cause e cercare di curarle.

In più la separazione con l’ulteriore strascico di conflittualità che comporta non solo non attenua tali sentimenti negativi ma addirittura li amplifica. Conclusione:il rimedio (la separazione) peggiora il male (i sentimenti negativi.) In questi casi si rende necessario un percorso introspettivo che aiuti quella separazione psicologica dall’ex partner ed elabori i sentimenti negativi che ancora permangono.

Finirei con una massima che è anche un consiglio da attuare:
Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono,ma perché tu meriti la pace.

Buddha

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

COSA FARE SE IL PARTNER NON HA VOGLIA DI LAVORARE

Pianificare un futuro insieme diventa difficile se chi potrebbe cercare lavoro non si applica minimamente

Cosa fare partner non ha voglia lavorare

Ciao, sono una ragazza di 22 anni, fidanzata da due anni con un ragazzo che ne ha 26. Stiamo molto bene insieme tanto che già sogniamo di andare a convivere e costruire una famiglia insieme. Il problema è che sembra non ci siano speranze per realizzare questo sogno dal momento che non c’è una minima base economica da cui partire per poter fare progetti di questo genere.

Disoccupazione e crisi di coppia: come reagire?

Io sono una studentessa universitaria e quindi per il momento non godo di entrate finanziarie; lui invece è disoccupato e non fa un minimo sforzo per cercare lavoro. Non solo non trova occupazione ma neanche la cerca! Paradossalmente sono io ad interessarmi alle varie offerte lavorative al posto suo. Gli fornisco i contatti, lo incoraggio a chiamare e a mandare curriculum, ma da lui ricevo solo risposte alquanto indifferenti. Per lui svegliarsi ad ora di pranzo e non fare nulla durante il corso delle giornate non risulta un problema. Lo so che, nonostante il fidanzamento, ognuno ha la propria vita ed è quindi libero di fare le proprie scelte; è vero anche che l’amore va oltre queste cose materiali, ma come faccio io a sperare in un futuro con una persona che non ha voglia di lavorare? Come posso sperare di mantenere una casa o dei figli insieme a lui? Io mi impegno ogni giorno nello studio e tra un anno dovrei laurearmi. So che poi non sarà facile trovare lavoro, soprattutto in questo momento storico così critico per noi giovani, ma ho intenzione di non fermarmi un attimo a cercarlo. Sono troppo determinata a realizzare i miei sogni (primo fra tutti quello di avere dei figli), ma non so se sarà possibile accanto a lui. Cosa mi consiglia di fare?
I fatti parlano più delle parole, e lui coi fatti le sta dimostrando qual è il suo impegno nel realizzare una progettualità di coppia. O si assume l’onere di fargli da traino in questo momento, col rischio di farlo anche per tutta la vita, o rifletta seriamente insieme a lui se c’è ancora spazio per una condivisione comune, sugli stessi valori, del vostro futuro di coppia.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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IL MITO E LA SINDROME DI ECO

Un giorno mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, nè si accorse di lei nè si accorse che si era allontanato dai compagni e aveva smarrito il sentiero. Iniziò Narciso a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto non sapendo dove andare. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d’amore e con il cuore traboccante di teneri pensieri.

Ma ancora una volta la reazione di Narciso fu spietata: alla vista di questa ninfa che si offriva a lui fuggi inorridito tanto che la povera Eco avvilita e vergognandosi, scappò via dolente. Si nascose nel folto del bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso e questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente che si dimenticò anche di vivere e il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifesta solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continua a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte.

Eco rimanda a tante donne innamorate di Narcisi che vivono la loro passione nelle stesse modalità che rimanda il mito di Eco e Narciso:
completa dedizione al partner,
passione non ricambiata,
dolore struggente,
solitudine,
ossessione,
grido ripetitivo del proprio dramma interiore,
annullamento della propria persona,
lenta agonia.

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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LA FASE DELLA SINDROME DEL GAMBERO NELLA FINE DI UNA RELAZIONE

IL SEGUENTE ARTICOLO E’ TRATTO DA UN’INTERVISTA AL DOTTOR CAVALIERE SUL SETTIMANALE “VIVERSANI & BELLI”

Pensavo di averlo dimenticato e invece…

Avevamo fatto un patto con noi stesse, giurando che non ci avremmo pensato mai più. Cancellato il numero di telefono, bloccato l’accesso su Whats App, cambiato giro di amicizie. Sembrava funzionare: stava tornando la pace nel nostro cuore e il suo ricordo sbiadiva ogni giorno di più. Finché il pensiero di lui non ha ricominciato a tenerci sveglie la notte, provocandoci frustrazione e nuove sofferenze. Non siamo sole: la “sindrome del gambero” è una fase normalissima, quasi obbligata, alla fine di una relazione. Purché passi in fretta.

 

PERCHE’ SI TORNA INDIETRO?

«Con questo termine si intende il processo psicologico vissuto da chi viene lasciato e che comincia qualche tempo dopo la rottura», spiega il dottor Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta a Milano, Roma, Napoli e Salerno. «Dà la sensazione che, nonostante il tempo trascorso e gli sforzi per superare l’accaduto, non si riesca a voltare pagina. Anzi, sembra di tornare indietro rispetto ai progressi fatti, anche a distanza di tempo. Per esempio si ricomincia a cercare l’ex, anche indirettamente chiedendo informazioni su di lui, o si tenta un timido riavvicinamento, magari postando un commento sul suo profilo social. Esponendosi, si cerca di suscitare una reazione, ma il carico di aspettative deluse alla fine pesa come un macigno. Ogni rifiuto o segnale mancato da parte dell’altro accelera la marcia all’indietro del gambero e amplifica il suo dolore. Il rischio è di cadere in un vortice di emozioni negative che ci impedisce di aprirci a nuove esperienze affettive».

 

UN PERCORSO IN 3 FASI

Accettazione. «Il processo di separazione non è mai lineare, ma pieno di interruzioni, salti, curve e ostacoli da superare: ci sono momenti in cui sembra di avercela fatta, altri in cui l’amato ci manca terribilmente. È questa discontinuità che, paradossalmente, ci consente di raggiungere la serenità alla fine », spiega l’esperto.

«Mettiamo in conto qualche cedimento lungo la strada e cerchiamo di essere indulgenti con noi stessi».

Allontanamento. «Il distacco avviene in due fasi: fisica e psicologica. Primo: non possiamo cancellare dalla mente una persona che abbiamo davanti tutti i giorni. Se ciò è inevitabile, magari per motivi lavorativi, bisogna trovare delle strategie (farsi trasferire in un altro ufficio, cambiare gli orari di lavoro). Tagliamo i ponti».

Sostituzione. La fase del distacco psicologico è la più difficile. Non basta ripetersi come un mantra: “non ci devo pensare”. La mente non registra queste imposizioni, anzi, continua a riproporre il pensiero proibito. «Non si può sostituire un pensiero con un altro pensiero, ma con un’azione sì: impegnate la mente in qualcosa da fare, che vi gratifichi e vi rassereni».

 

L’IDENTIKIT

Il gambero è sia uomo che donna. «Lui ha diverse ricadute nel tempo ma supera abbastanza rapidamente la fine di una relazione, soprattutto se trova un’altra persona, mentre nelle donne il percorso è più lungo, ma anche più lineare», spiega lo psicologo. «C’entra anche il carattere. Alcune persone fanno più fatica di altre a elaborare i lutti e le perdite: è una caratteristica intrinseca che allunga i tempi di guarigione delle ferite. In questi casi si mette in atto una sorta di rifiuto ad andare avanti, si ricerca l’amato per non dover affrontare il lungo e doloroso percorso di perdita. Altre volte la “sindrome dei passi indietro” colpisce chi ha vissuto un rapporto “morboso”, basato sulla dipendenza. Per questi è più difficile invertire la rotta del gambero, che va incontro a vere e proprie crisi di astinenza: il bisogno di vedere o sentire l’ex può assumere i connotati del dolore fisico».

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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IL SACRIFICIO IN AMORE

IL SEGUENTE ARTICOLO E’ TRATTO DA UN’INTERVISTA AL DOTTOR CAVALIERE SUL SETTIMANALE “VIVERSANI & BELLI”

«L’amore oblativo, quello che ha raggiunto il più alto livello di maturazione psichica e affettiva, non ha nemmeno un’età. Però, ha una condizione: non si aspetta dall’altro nulla in cambio. Il gesto ha l’unico obiettivo di dare benessere a chi lo riceve. Questo, è un dono sacro che non tutti sanno offrire. Alcuni, infatti, si sacrificano per far sapere all’altro ‘guarda quanto sono capace di amarti’, nella speranza che il loro oggetto d’amore appaghi il suo ego e li apprezzi più di prima», afferma Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta esperto di “mal d’amore”. «In generale, però, potremmo dire che con l’avanzare dell’età, il giudice supremo, la ragione, acquista più forza nella scelta. La passione viene ancora ascoltata, ma per periodi più brevi rispetto a quanto si fa quando si è più giovani, quando si è più impulsivi».

Il valore del sottrarsi

“Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio”, ha detto il Mahatma Gandhi. Vale anche per la conquista dell’amore del partner? «L’amore sacrificale potrebbe nascondere egoismo, pretesa, o essere un test per mettere alla prova se stessi e l’altro», fa riflettere il dottor Cavaliere. Certo è che «bisogna sdoganare il concetto di amore romantico, dove il sentimento è senza limiti. Un coppia non è una favola dove tutto fila liscio: i due individui, nel momento in cui pensano alla costruzione del noi, devono anche essere disposti a fare un sacrificio per l’altro». Potrebbe trattarsi del cambiare stile di vita, cioè rinunciare a qualche uscita con gli amici o a qualche hobby per passare più tempo con il compagno, per esempio. E non c’è una sottrazione di una parte di sé che ha più valore di un’altra, l’importante è che ciò che si fa, sia autentico.

Ci si potrebbe pentire se…

Supponiamo che dopo avere accettato la richiesta dell’altro di fare un sacrificio, o che dopo essere faticosamente scesi a patti con noi stessi abbiamo messo nel cassetto il sogno di una vita, ci pentiamo: che cosa potrebbe succedere? «L’amore oblativo non si pente mai, perché ha compiuto il gesto in modo gratuito», sostiene Cavaliere, «si pente l’amore che è stato spinto da un moto passionale, senza lasciare alla ragione il tempo di meditare un sì definitivo. Dovremmo sempre chiederci se vogliamo davvero quello che stiamo per compiere».

L’altra metà del sacrificio

Daniela Spada, compagna dell’attore Cesare Bocci, durante una presentazione del loro ultimo lavoro narrativo a quattro mani “Pesce d’aprile”, che racconta di come insieme sono diventati più forti dopo che lei, a una settimana dal parto, ha dovuto affrontare le conseguenze di un ictus che l’ha costretta a cure e a un lungo lavoro di riabilitazione fisica, ha detto: “Nonostante lui volesse rimanermi accanto, io gli ho chiesto di non rifiutare le proposte di lavoro. Una volta uscito di casa avrei pianto, ma volevo che lui non si privasse di ciò che ama fare”. Si tratta di una rinuncia alla cura da parte del partner: un (doppio) sacrificio, potremmo dire, con una faccia diversa…«L’amore di semplice ha ben poco: richiede una continua messa in discussione, richiede il “sacrificio” di crescere, non più da soli, ma in due. Mettere da parte il proprio ego è un gesto ricco di comprensione, accoglienza e potenzialità di andare oltre», continua Cavaliere.

Box/Quando la rinuncia è per l’amore dei figli o dei genitori

L’amore è amore. Punto. E dovrebbe essere anche incondizionato e lasciato libero di scorrere, sia che fluisca in un rapporto di coppia, in quello con i figli o con i genitori. «Quando si sacrificano il proprio tempo o le proprie ambizioni, per esempio per passare più ore con i figli o gliele si sottrae con la convinzione di dare loro una vita più agiata, oppure quando si rinuncia a qualcosa per accudire un genitore malato, se il gesto è oblativo, allora sarà pieno di riflessione, ma privo di ripensamenti». Altrimenti? «Potrebbe essere il pretesto per non fare i conti con le proprie paure di fallire in questi aspetti della vita, o di non sentirsi abbastanza, o all’altezza di permettersi altro. Il discorso, però, potrebbe prendere una piega diversa. Molto dipende dalla storia personale di ognuno. Nel sacrificio potrebbe nascondersi la mancata domanda: ‘io cosa desidero davvero?’. Dovremmo porcela, sempre, per non pentirci poi», sostiene il dottore Cavaliere.

Dottor Roberto Cavaliere

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AMARE E SCEGLIERE TRA DUE UOMINI

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Indecisa come Bridget Jones

Uno è passionale, emozionante, divertente. L’altro è serio, affidabile, rassicurante. Incapaci di scegliere, ci ritroviamo imbrigliate in un eterno triangolo, tra ripensamenti e tira-e-molla. Bridget Jones insegna: chi non supera l’impasse rischia di restare single per sempre.

PASSIONE O AMORE?

«In una società edonistica, fondata sulla ricerca del piacere, si fa spesso confusione tra passione e amore», spiega il dottor Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta a Milano, Roma, Napoli e Salerno. «La prima è alimentata dalle differenze, dai contrasti, che fanno apparire l’altro come misterioso, irresistibile, affascinante. Il secondo si basa sulla condivisione e sull’affinità, essenziali per una progettualità comune. La passione è la prima fase dell’amore: siamo attratti da ciò che è dissonante, nuovo, diverso da noi, ma per passare alla seconda fase, quella dell’amore vero, è necessario ritrovare nell’altro le nostre stesse aspirazioni di vita, i medesimi valori. A volte non riusciamo a passare da una fase all’altra, ma questi due bisogni continuano a convivere e a scontrarsi: il desiderio di stabilità sprona a cercare partner responsabili, con cui costruire qualcosa di solido, ma il ricordo delle “farfalle nello stomaco” e del batticuore dei primi tempi spinge controcorrente, verso amanti narcisisti, sfuggenti. Come diceva Proust, desideriamo ciò che non possediamo del tutto».

Anche lui può restare imbrigliato in un triangolo amoroso, indeciso, come Ulisse, tra il richiamo sensuale della sirena e il bisogno di sicurezza e stabilità della sua Penelope. Una situazione che provoca dolore e frustrazione in entrambe le “pretendenti”. «Cerchiamo di capire le motivazioni dei suoi dubbi ma, se questi si trascinano da tempo, mettiamolo alle strette», consiglia lo psicologo. «Spesso queste donne si tormentano chiedendosi cosa c’è che non va in loro e perché non vengono “scelte”, mentre il problema è in lui, che non si decide per irresponsabilità o paura di sbagliare».

Dottor Roberto Cavaliere

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FRIENDZONE: LA ZONA AMICALE DELLE RELAZIONI

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L’amicizia può diventare amore? Se vi sentite come Rachel e Ross in “Friends”, legati da un affetto fraterno che vi rassicura e vi scalda il cuore, probabilmente vi trovate nella cosiddetta “friendzone”, un’area protetta di comfort in cui fiducia, comprensione e sostengo sono garantiti e non c’è spazio per le delusioni. Ma i sentimenti sono imprevedibili e, se l’altro comincia a far battere il cuore, non si può far finta di nulla: è ora di uscire dall’area amicale.

BUTTARSI O NO?

Avventurarsi fuori dalla friendzone vuol dire mettere in discussione un rapporto che ha basi solide, fondato su empatia, fiducia, lealtà, condivisione. Si dice che un amore è sostituibile, un amico no: vale la pena rischiare? Sì, perché, fingendo che nulla sia cambiato, il rapporto con l’altro risulterebbe falsato, non più autentico come prima. Bisogna mettere in conto i rischi: non solo di ricevere un no, ma anche di dover ricostruire l’amicizia.

 

SI PARTE IN VANTAGGIO  

«L’amore che scoppia tra due amici salta la fase iniziale dell’idealizzazione, in cui si tende ad avere un’attenzione selettiva verso gli aspetti dell’altro che risultano più affascinanti, rifiutando quelli che invece non combaciano con la propria immagine mentale di perfezione», spiega il dottor Roberto Cavaliere, esperto di problematiche di coppia. «Generalmente, quando la passione comincia a stemperare, l’immagine ideale entra in conflitto con quella reale e ciò genera delusione per il mancato rispetto delle aspettative iniziali. L’amicizia invece si fonda sulla conoscenza profonda dell’altro e l’accettazione di pregi e difetti. Non ci sono forzature per apparire sempre al meglio, come accade specialmente nelle prime fasi di una relazione amorosa. Ci si mostra per quello che si è, con spontaneità e naturalezza, e questo è senza dubbio un vantaggio».

COME FRATELLI

C’è anche il rovescio della medaglia. «La complicità, il cameratismo, l’affiatamento profondo si scontrano con il bisogno di scoprire l’altro un po’ alla volta, perché è quel pizzico di mistero che rende l’altro desiderabile e affascinante», prosegue l’esperto. «Vale anche dal punto di vista fisico: l’eccessiva confidenza diventa trascuratezza, mancanza di attenzione ai dettagli. Con un amico si può uscire anche in tuta e senza trucco, ma così lui non vedrà mai l’altro come un oggetto del desiderio».

Dottor Roberto Cavaliere

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COME GESTIRE LA CRITICA NELLE RELAZIONI

1) Tener conto dello stato d’animo del partner prima di criticare
2) Muovere al critica al momento giusto
3) Effettuare una critica alla volta
4) Circostanziare in maniera chiara e precisa la critica
5) La critica deve sempre essere rivolta al comportamento e non alla persona
6) Criticare solo comportamenti del partner che dipendono dalla sua volontà
7) Parlare sempre in prima persona usando il pronome IO
8) Trasformare la critica in un momento di confronto nella coppia
9) Trasformare la critica in una richiesta
10) Non rispondere ad una critica con una critica

Dottor Roberto Cavaliere

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