TEST SULLA PASSIONE IN AMORE

C’era un innamorato che amava senza speranza. Si ritirò del tutto nella propria anima e gli parve che il fuoco d’amore l’avrebbe consumato. Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l’arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva e lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore avrebbe bruciato in lui ogni altra cosa, e l’amore divenne potente e tirò e tirò, e la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a sé. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì che aveva attirato a sé tutto il mondo perduto. Era davanti a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva in contro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio. E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo intero, e ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima. – Aveva amato e amando aveva trovato se stesso. Ma i più amano per perdersi “(Hermann Hesse)

 

  1. •  Sento una forte attrazione per l’attuale partner
  2. •  Avverto una forte depressione quando le cose non vanno bene con l’attuale partner
  3. •  La vita senza l’altro/a sarebbe triste e senza senso
  4. •  Vado sempre alla ricerca di segnali che mi rivelano che l’altro/a mi desidera
  5. •  Sento un infinito desiderio di ricevere affetto dal mio partner
  6. •  Per me l’attuale partner è quello perfetto dal punto di vista romantico
  7. •  L’attuale partner è la persona che può farmi sentire più felice
  8. •  Sento un infinita tenerezza per lui (o lei)
  9. •  Il pensiero dell’altro/a non mi lascia mai
  10. •  Voglio che il mio partner sappia tutto di me, dei miei pensieri, delle mie paure delle mie speranze.
  11. •  Sapere che sono importante per il mio partner mi dà pienezza
  12. •  Se il mio partner dovesse avere dei problemi lascerei tutto per aiutarlo
  13. •  Quando sono con lui desidero intensamente toccarlo ed essere toccata
  14. •  Talvolta il pensiero dell’altro occupa talmente la mia mente da crearmi difficoltà nel concentrarmi in altre attività
  15. •  Sprofonderei in una nera disperazione se il mio partner mi lasciasse
  16. •  Mi piace analizzare i suoi atteggiamenti
  17. •  A volte il pensiero dell’altro/a è ossessivo
  18. •  Fare qualcosa che rende felice l’altro/ a rende felice me
  19. •  Desidero stare col mio partner più che con chiunque altro
  20. •  Sarei geloso se sapessi che il mio partner mostra interesse per qualcun altro
  21. •  Nessuna altra persona potrebbe amarlo/a come me
  22. •  Vorrei sapere tutto di lui
  23. •  Lo amerò per sempre
  24. •  Lo desidero tantissimo fisicamente
  25. •  Se la relazione coll’attuale partner dovesse finire mi sentirei a lungo solo

 

VALUTAZIONE DEI RISULTATI

Nella valutazione dei risultati non si può prescindere dal momento in cui ci si trova all’interno del ciclo di vita della propria relazione. E’ normale che all’inizio di una relazione il punteggio al test sarà più alto e tenderà a calare man mano che la relazione si stabilizza.

Generalmente il punteggio và valutato nel modo seguente:

Fino a 8 riposte positive la presenza della componente passionale è scarsa nella relazione. Non è detto che sia un elemento negativo ma merita un approfondimento.

Fino a 16 risposte positive la componente passione è presente nella giusta misura.

Oltre 16 riposte positive la componente passione presenta elementi ossessivi. Potrebbe essere indice di dipendenza affettiva è nè vanno approfondite cause e modalità di essa.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

TEST SULLA GELOSIA

“La natura animale si procura per istinto tre cose che sono necessarie per perpetuarsi. Si tratta di tre autentici bisogni. Il primo è nutrirsi, ma perché questo non risulti un lavoro esiste una sensazione che si chiama appetito, e si prova piacere nel soddisfarlo. Il secondo è conservare la propria specie generando, e certamente non si adempirebbe questo dovere, se non si provasse piacere nel compierlo. Terzo: la tendenza irresistibile a distruggere il nemico. E niente è più sensato, perché avendo il dovere di conservarsi, si deve odiare tutto ciò che opera per distruggerci: questa è la gelosia: il senso di pericolo che si avverte quando il nemico invade il nostro territorio. ” Storia della mia vita di Giacomo Casanova

 

1) Ritenete che il vostro partner debba nutrire interesse affettivo e/o sentimentale:

  1. •  solo per voi
  2. •  principalmente per voi
  3. •  in maniera differente per diverse persone

 

2) Cosa pensate se persone dell’altro sesso manifestano interesse, più o meno celato, per il vostro partner?

  1. •  Debbo assolutamente smorzare sul nascere tale interesse
  2. •  Cerco di tenere sotto controllo l’evolversi di tale interesse
  3. •  Non mi preoccupa più di tanto, ho fiducia che non venga ricambiato

 

3) Se il vostro partner riceve una telefonata o un messaggio sul cellulare inaspettato

  1. •  Aspettate che sia lui a dirvi chi era
  2. •  Non fate domande ma starete attenti se tali telefonate o sms inaspettate si ripresentino
  3. •  Dovete assolutamente sapere chi era a chiamare o messaggiare ed il relativo contenuto

 

4) Con quale dei seguenti aforismi concordate

  1. •  Spesso, la gelosia non è che un presentimento. (R.Gervaso)
  2. •  La gelosia è un misto d’amore, d’odio, d’avarizia e d’orgoglio. (A.Karr)
  3. •  La gelosia è un abbaiare di cani che attira i ladri. (K. Kraus)

 

5) Che cosa pensate dell’amicizia fra uomo e donna ?

  1. •  Ritengo che sia possibile
  2. •  Ritengo che sia possibile a determinate condizioni
  3. •  Concordo con il seguente aforisma : “L’amicizia fra due persone di sesso diverso o non è nulla o è amore.”

 

6) Siete a conoscenza di tutti gli ex partner del vostro attuale partner

  1. •  Ne sono a conoscenza limitatamente a quello di cui il mio partner mi ha riferito
  2. •  Ho cercato di sapere il più possibile sui suoi precedenti partner
  3. •  Il passato è passato e non ha più nessuna importanza

 

7) Una vostra cara amicizia Vi chiede in prestito un oggetto altrettanto a voi caro. Cosa fate ?

  1. •  Seppur a malincuore accetto di prestare con la raccomandazione che mi venga ridato il prima possibile
  2. •  Rifiuto in maniera decisa
  3. •  Concedo il prestito in fin dei conti nulla ci appartiene del tutto.

 

8) Con quale dei seguenti aforismi concordi

  1. •  Fidarsi degli uomini è già farsi uccidere un po’. (L. F, Cèline )
  2. •  Non dare mai spiegazioni: i tuoi amici non ne hanno bisogno e i tuoi nemici non ci crederanno comunque. (E.Hubbard )
  3. •  All’anima pura tutte le cose paiono pure. (Sacre Scritture)

 

9)R.Barthes afferma : “Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità…” Cosa ne pensate ?

  1. •  Concordo in pieno
  2. •  Non concordo affatto
  3. •  Concordo parzialmente

 

Adesso contate quante A B o C avete totalizzato.

 

Domande

 

1 2 3 4 5 6 7 8 9
Risposta 1 A A C A C B B A B
Risposta 2 B B B B B A A B A
Risposta 3 C C A C A C C C C

 

Leggete il profilo relativo della lettera di cui avete totalizzato il maggior numero

Maggioranza di A (Prevalenza di gelosia)

La gelosia sembrerebbe pervadere la vostra vita sentimentale. Fate vostro l’aforisma ‘Spesso, la gelosia non è che un presentimento’ . Ma più che un presentimento essa è legata ad insicurezze personali, mancanza di autostima nei vostri confronti e mancanza di fiducia nei confronti del partner. Potrebbe essere necessario approfondire le cause di tale atteggiamento all’interno della vostra relazione.

Maggioranza di B (Modesta presenza di Gelosia)

Riuscite a ‘dosare’ bene la vostra gelosia anche se non manca qualche momento o situazione in cui la gelosia prende il sopravvento. Fate vostro l’aforisma di Barthes ‘ “Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità…” Riuscite a gestirla consapevoli delle ripercussioni che può avere su di voi, sul partner e sulla coppia.

Maggioranza di C (Scarsa presenza di Gelosia)

Sembrerebbe che non siate affatto gelosi. Fate vostra la massima biblica ‘All’anima pura tutte le cose paiono pure ‘ . Ma ricordate che un pizzico di gelosia nella coppia non guasta, contribuisce a mantenere vivo il legame.

La maggior parte delle persone che effettuano il test presentano una maggioranza di B vale a dire una modesta presenza di Gelosia, come direbbero i latini l’equilibrio sta nel mezzo. Se rientrate in questa “maggioranza”, utile è calcolare quale tipo di risposte risulta al secondo posto nel conteggio totale. Tale seconda posizione potrebbe rivelare una vostra maggiore propensione ad assumere atteggiamenti gelosi.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

TEST SUL TRADIMENTO

“ Senza l’esperienza del tradimento, né fiducia né perdono acquisterebbero piena realtà. Il tradimento è il lato oscuro dell’una e dell’altro, ciò che conferisce loro significato, ciò che li rende possibili”. (Hilmann)

 

Il test misura la possibilità di un passaggio all’atto del tradimento. Le domande riguardano sia fattori passati e personali individuali che potrebbero favorire il tradimento, sia fattori situazionali presenti al momento all’interno della coppia.

Segnate tutte le risposte affermative alle domande poste

  • Ricordate che nella vostra infanzia, uno dei vostri genitori, ha tradito l’altro ?
  • I vostri genitori non andavano molto d’accordo ?
  • In generale, nel vostro sistema familiare d’origini, i tradimenti erano frequenti ?
  • Nella vostra rete di relazioni sociali attuali ci sono molte persone che tradiscono ?
  • Avete giè tradito nelle vostre relazioni affettive passate ?
  • Siete stati già traditi nelle vostre relazioni affettive passate ?
  • Ritenete che, talvolta, rappresentiate per il vostro partner una figura genitoriale ?
  • Non vi soddisfano più i momenti di condivisione affettiva col vostro partner ?
  • Lamentate che il vostro partner nutra poca stima nei vostri confronti ?
  • Le circostanze lavorative, professionali o sociali, vi portano a stare spesso lontano dal partner ?
  • Sono presenti problemi nell’intimità sessuale col partner ?
  • Ricorrono spesso sogni o fantasie in cui siete in intimità sessuale con persone diverse dal vostro partner ?
  • Avete già considerato di tradire il partner ?
  • Avete già considerato di porre fine all’attuale relazione ?

RISULTATI DEL TEST

Se avete risposto affermativamente da 0 ai 6 domande il rischio del passaggio all’atto del tradimento è praticamente nullo

Se avete risposto affemativamente fra 7 e 10 domande il rischio di un passagio all’atto esiste ma è ancora relativamente lontano e dipenderà dall’evoluzione della coppia e degli eventi

Se avete risposto affermativamente a più di 10 domande il rischio di tradimento è elevato e la stessa relazione è a rischio.

In generale il rischio si eleva man mano che da 7 risposte affermative passiamo a 14 risposte affermative.

Il risultato del test non è da intendere come verdetto assoluto ma come spunto di riflessione sul proprio passato e presente affettivo e relazionale e sull’attuale momento di vita della coppia.

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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VIOLENZA NELLA COPPIA

Tratto dal thread “vi racconto la mia storia….”

Autore: Virna

Argomento: violenza nella coppia

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Ciao a tutti, ho 30 anni. vi racconto la mia storia perchè spero sia d’aiuto e di speranza a tutti quelli che come me hanno subito o subiscono ancora violenze psicologiche o fisiche, perchè oltre a queste righe ci sia un messaggio che anche nelle giornate sterili e disperate un seme può fiorire.
ho 30 anni, lui l’ho conosciuto a 19 perchè era venuto a studiare nella mia città. amore bellissimo, travolgente, di quelli che per anni ti baci e senti dentro “le farfalle” che borbottano, che lo sogni tutte le notti e ti svegli col sorriso sapendo che poi lo vedrai… poi.. poi il tracollo. la mia famiglia di origine si sfascia, nel giro di tre mesi mi ritrovo orfana di padre, stroncato da un tumore, e con una madre invalidata da un ictus. e lui al mio fianco, un pò più oscuro, più nervoso, fino al suo ricovero in ospedale per esaurimento nervoso. andiamo a vivere assieme, facciamo il “grande passo” e mi sembrava di essere felice, ma poco a poco le cose peggiorano. sempre più nervoso e distante, capita che mi insulta per la fiamma del gas troppo alta, perchè gli sposto le cose… non che si litiga o si discute, mi sento insultare, dare della stupida, della superficiale.. si alza la voce per un nonnulla, all’inizio rispondo, poi inizio a far parte di questo gioco, poco alla volta le discussioni si fanno più accese, lui non lavora, non è nella sua città, io ho una mamma alla quale dedicare certe attenzioni… l’alcool entra prepotentemente nella sua vita, due o tre bottiglie prima di birra poi di vino al giorno, ogni volta che provo a farlo smettere sono nomi e “sono io l’essere inferiore invidioso della sua vita rock and roll”. non si decideva a trovare lavoro, avevamo perso tutti gli amici..tre anni fa le prime botte, eravamo in montagna a cuocere della carne alla brace e allo squillo del mio telefonino ha preso dei sassi, 4 o 5, grandi come una mano, e me li ha lanciati urlandomi che mia madre non doveva disturbarci in montagna. all’inizio credevo fosse un episodio sporadico, volevo dimenticare e godermi quei mesi di pace e serenità che sarebbero seguiti, pensando che se mi fossi comportata bene non ce ne sarebbero stati più. forse nel mio inconscio speravo anche di “cambiarlo”, di renderlo mite come l’avevo conosciuto. un anno dopo, dopo una serata tranquilla ad ascoltare musica, mentre mi apprestavo a dormire .. ha iniziato a prendermi a calci, a insultarmi in ogni modo, a darmi degli schiaffi urlandomi dietro che non mi potevo permettere di addormentarmi senza il suo consenso, perchè lui era ancora li che ascoltava musica e io l’avevo abbandonato. quando sei dentro a certi meccanismi, non è facile come per chi legge capire le cose, quando giorno dopo giorno e per anni sei abituata a certe cose, come dire, ci fai il callo, l’amore diventa ossessione, morbosità, paura, fobia, essere succube dell’altro e infine giustificare certe azioni. quella sera prese una bottiglia cercando di spaccarmela in testa, mi mise le mani sul collo, la bava alla bocca, e io urlavo se potevo, altrimenti tacevo in silenzio, io non so quant’è durato quel raptus, in quei momenti mi sentivo come spettatrice, la paura mi paralizzava e una parte di me diceva non stà succedendo davvero… sangue, sangue caldo da dietro la testa, poi il suono del citofono, i carabinieri allarmati da qualche vicino che probabilmente aveva sentito le mie urla, o la mia testa contro il muro.. poco importa.. ad ogni modo la salvezza. voi direte… ma poi l’hai lasciato? no, non ancora, dopo due settimane durante le quali mi sono fatta negare ho ceduto alla mia debolezza, ancora una volta sono stata debole, non mi sono amata come avrei dovuto, e sono tornata da lui, che era in un mare di lacrime, forse pentito, sicuramente mi sono fatta impietosire dallo stato in cui si era ridotto in mia assenza. un’altro anno c’è voluto prima che lo lasciassi, un altro anno di insulti, schiaffi, isolamento dal resto del mondo (solo andando da mia madre o a lavorare mi distraevo) e quel che fa più male quella minaccia psicologia, quel sottile stato di continua tensione, quel fino a qui tutto bene…. ma anche quell’ossessione che se me ne fossi andata mi sarei sentita in colpa di averlo abbandonato, quell’intestardirmi sul pensiero di amare che in realtà era un gioco morboso in cui ero vittima e carnefice, incapace di liberarmene e succube della situazione. una volta si arrabbiò con me perchè entrai in un pub a chiedere se avevano un bagno, e si ruppe una mano dal pugno violento che diede contro a un cartello stradale mentre mi urlava che ero una stupida a chiedere le cose, ad essere gentile.. un’altra volta alzò le mani anche contro mia madre facendola cadere, per fortuna su un letto, e dovemmo passare la notte io e mia madre chiuse a chiave in camera con la paura che lui, nella stanza a fianco, tornasse a darci il resto delle botte. quest’estate, di ritorno da un concerto, l’ennesima crisi, un raptus in autostrada mentre guidavo, all’improvviso ha iniziato a darmi dei pugni forti in testa. ho accostato, sono scappata, ho chiamato la polizia. pronto soccorso, prognosi di 7 giorni per trauma celebrale…- lei signorina lo vuole denunciare? – -no, ha dei disturbi, sicuramente è solo perchè ha bevuto troppo- iniziai a soffrire di attacchi di panico, all’improvviso il respiro si faceva convulso e il cuore mi saliva alla gola, iniziavo a urlare, a piangere, a sbattere la mia testa contro a un muro. poi a settembre, la liberazione. l’ho lasciato. ho sofferto della lontananza, si, ho perso 5 kg in meno di un mese. come prima cosa mi sono rivolta a un istituto di igiene mentale spiegando degli attacchi di panico, dell’apatia che avevo addosso, raccontando la mia storia a una psicologa e uno psichiatra che mi seguono tutt’ora. che dire… finchè non raggiungi il fondo, ma proprio il fondo, non te ne accorgi, e forse a volte non serve neanche quello. ad ogni modo ora è aprile e sono qui, e capita sempre più spesso che sono serena. di notte lo sogno, a volte, che mi mette le mani addosso o mi dice che torna e non mi lascia più, e io nel sogno mi sento soffocare, inizio a piangere. anche stanotte l’ho sognato, era dolce e premuroso come i primi anni e poi mentre mi baciava mi stringeva sempre più forte il collo…
e continuo a ricevere telefonate anonime, e so che lui è stato ricoverato in condizioni pessime e con ricovero obbligatorio in psichiatria, minaccia di uccidermi una volta uscito, a me sembra di vivere un incubo senza fine perchè più cerco di rifarmi una vita più so che lui è ancora ossessionato da me, e spero solo che i medici che lo hanno in cura si rendano conto della situazione e della pericolosità del soggetto.
che dire ancora? sul perchè io abbia voluto subire, sui meccanismi celebrali, ci stò lavorando, sulla qualità della vita ora non ne ho dubbi, anche se con molte cicatrici e qualche ferita aperta sono io, con la mia integrità, e voglio vivere. ho conosciuto un ragazzo qualche mese fa, ed è stato colpo di fulmine, ci conoscevamo già da qualche anno, ma eravamo entrambi alle prese con relazioni infelici. sto vivendo un rapporto sereno e alla pari, lui sa tutto del mio passato e mi appoggia e ogni mattina mi sorride solo perchè è contento che al mondo ci sono anch’io, senza pretese ma semplicemente amandomi. progettiamo un futuro assieme, senza fretta, passo a passo e nel completo rispetto uno dell’altro, sono felice, e come me anche voi lo sarete, ne sono certa.
un abbraccio.

Virna

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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IO SCELGO L’AMORE

Tratto dal thread : “Io scelgo l’amore”

Autore: Yana

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Non e’ recentemente che ho scoperto questi pensieri dentro di me, ma oggi ho deciso di metterli per iscritto e di condividerli con voi.
Più che veri e propri pensieri, questo e’ un fluire di sensazioni spontanee dentro di me, di cui mi nutro ogni minuto sempre di più.

“Scelgo l’amore”, si, dunque scelgo di dialogare con me stessa, con il mondo e con gli altri attraverso questo bene prezioso di cui molto spesso mi sono privata.
Perché scegliere di vivere amando significa decidere di confrontarsi con gli spettri della propria vita, sentire dentro la voglia di combattere quelle paure scolpite dentro a noi stessi da così tanto tempo, da figurare erroneamente come un tempo infinito ed irrecuperabile.

Significa, per me, comprendermi ed accarezzarmi amorevolmente, come se fossi la madre di me stessa, accompagnarmi per mano e con tenerezza anche negli spazi più offuscati del mio sentire più profondo e fermarmi ad ascoltare..
Ascoltare, capire, sorridermi, e non più giustificarmi, o schermarmi.
Dialogare attivamente con me stessa e con la vita intorno a me.
Solo cosi facendo posso amarmi e posso accettarmi. Mi accetto perché il mio valore esiste ed io voglio nutrirmene e voglio esprimerlo agli altri senza pretendere nulla in cambio.

L’amore e’ scambio naturale, io esprimo e regalo qualcosa di me, senza sforzarmi di essere ciò che non sono, ne’ pretendere troppo da me stessa.
Semplicemente sono, e sono ciò che più liberamente e naturalmente posso essere perché mi permetto di esserlo. Ho il diritto di esserlo!
Nessuno ha l’obbligo di scegliermi, di apprezzarmi o di condividermi, ma altrettanto nessuno ha il diritto di non rispettarmi, neppure io stessa. E il rispetto che io volgo a me stessa e’ l’accesso di quello degli altri: solo io posso permettere a qualcuno di non rispettarmi.
Solo io posso decidere di trattenere dentro di me la durezza, l’amarezza, la debolezza che gli altri mi porgono.

Scegliere l’amore per me significa smettere di elemosinare attenzioni, vivere senza sentirne il bisogno soffocante, volgere lo sguardo verso dove l’amore per me sboccia e si alimenta liberamente.
L’amore vive nell’aria, e se io non lo respingo imprigionandomi e schermandomi della mia stessa paura di amare, se non mi costringo ad un modo di essere che mendica amore con sofferenza, se mi aiuto a prendere contatto con la parte naturale di me, apprezzandomi e riconoscendo che io merito amore, merito tanto, merito il bene, allora non respirerò solamente l’aria inquinata che mi preservo, ma tutto l’amore di cui e’ impregnata.

Per amare, per ricevere amore, non c’e’ bisogno di diventare egoisti e sentimentalmente avari, non vi e’ utilità nel costruirsi intorno un muro indistruttibile, perché quella e’ la casa dove regna il non amore.
Noi non abbiamo bisogno di innalzare dei muri, perché quella e’ un’arte che ci viene insegnata già fin troppo rigorosamente e che non e’ la soluzione, perché non permette di lasciar trapassare amore dentro di noi.
I muri si costruiscono attraverso le paure e la paura siamo noi, se non la lasciamo andare via.
La paura e’ il non amore, il non amore e’ la paura che ne abbiamo.
Quello che ho imparato io e’ che dobbiamo imparare a lasciare andare, e non trattenere; dobbiamo costruire e non distruggere, ma per costruire qualcosa che si regga sulle proprie basi e’ necessario sapere che cosa si sta costruendo e perché. Per arrivarci, con trasparenza, e’ necessario imparare ad interpretare, riconoscere, ammettere, accettare le proprie sensazioni.
Il filtro che impedisce il contatto con le sensazioni più profonde e’ sempre lei: la paura.
La paura blocca il respiro, blocca il fluire dell’energia, che fa da veicolo dentro di noi per far trapassare le sensazioni in tutta la loro pienezza.
La paura e’ un’emozione ingannevole, per non farci “sentire” e’ capace di congelare le sensazioni e di manomettere i nostri pensieri. La paura ci confonde, per questo e’ molto importante sconfiggerla, e l’unico modo che abbiamo per sconfiggerla e’ affrontarla.
Finché non l’affrontiamo ci appare come un mostro imbattibile, che si presenta sotto le più disparate sembianze, se invece impariamo a familiarizzarci, possiamo scoprire che noi siamo più forti e che più forte e’ l’amore, che paziente ci viene incontro in ogni momento della vita e che aspetta solo di essere riconosciuto e accolto.

Io scelgo l’amore, perché solo in questo modo riesco a comunicare in modo coerente con il mondo.
Se indossi l’amore, e lo porti agli altri, lo si legge nei tuoi occhi, lo si sente nel profumo della tua pelle, e se lo conservi dentro di te non hai bisogno di rincorrere chi non può offrirtene, perché ne hai una fonte tua da cui attingere ed incroci e accogli spontaneamente lo sguardo di chi desidera apportarne ancora nella tua vita.

Scelgo l’amore perché scelgo di essere fedele a me stessa e perché ho capito che il male che ci fanno gli altri e’ il male che abbiamo deciso di accogliere noi e di trattenere.
Abbiamo deciso di leggere le pagine della sofferenza e di saltare quelle della benevolenza, perché così ci hanno insegnato. Affettivamente abbiamo delle lacune, talvolta così grandi da renderci degli analfabeti nella lettura dei codici dell’amore.
Interpretiamo amore e invece e’ paura.
Interpretiamo cattiveria, invece e’ paura.
Non guardiamo dove l’amore c’e’, perché l’occhio ci cade sulla paura.
Cresciuti in mezzo alla paura, siamo capaci di specchiarci e di riconoscerci, sentirci, solo attraverso di essa e non siamo in grado di assorbire ed esprimerci attraverso il sentimento libero e gioioso.
Ma se nessuno e’ stato in grado di insegnarci a riconoscerlo, a nutrirlo, a dargli fiducia, noi possiamo scegliere nuovamente della nostra vita, possiamo decidere di rieducarci ad un amore che non senta più il peso delle catene che noi gli abbiamo ricamato sopra.

Ogni tanto nella vita accadono dei piccoli miracoli, di cui possiamo essere noi gli artefici.
La mia famiglia e’ intrisa di paura, io sono cresciuta a braccetto con la paura.
Ho imparato che l’unico mezzo di comunicazione appagante ed universale e’ quello che si esplica attraverso l’amore, anche quando sembra essere impossibile.
Ma l’amore e’ possibile, sempre.
Quando ho smesso di rispondere all’aggressività con altrettanta aggressività, quando ho smesso di rispondere al dolore con il dolore, quando ho iniziato a rapportarmi deponendo le armi pungenti con cui mi difendevo, ed ho iniziato ad interpretare quei messaggi con il significato della paura, e’ successo qualcosa.
E’ cambiato qualcosa.
Ho riconosciuto la paura ed ho provato a combatterla con l’amore.
L’amore e’ più forte e la paura dell’altro di fronte ad una tale potenza si scioglie, anche solo momentaneamente. Avviene una liberazione, uno scambio. Se gli offri amore, l’altro lo sente, e abbatte i muri eretti dalla paura.

Io sto scegliendo di regalare e di regalarmi amore.
Auguro una tale gioia a tutti quanti voi.

Yana

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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SCELGO ME e LA FUGA VERSO ALTROVE

Tratto dalla discussione del forum “scelgo me!” (forum “fine di un amore”)

Autore: v_veronica07

Sezione: Messaggi di Speranza

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Ciao a tutti,
è la prima volta che scrivo anche se conosco questo forum da oltre un anno. La mia relazione a distanza si è appena conclusa (anche se temo che non fosse mai iniziata…). Ho 38 anni e sin da piccola un unico romantico sogno…una mia famiglia! Durante lo svolgersi della mia esistenza ho accumulato esperienze che erano il riflesso della mia convinzione interna:l’obiettivo di una famiglia è per me impossibile. Non ne sono capace. Ed ho fatto di tutto per dimostrarmelo. Unicamente attratta da uomini sfuggenti, indifferenti, immaturi, incapaci di dare. A 27 anni mi sono resa conto, dopo la lettura del libro della Norwood, di essere affetta da dipendenza affettiva. Segue psicoterapia di 5 anni con una psicologa e di altri 3 anni con psichiatra…ambedue utili a livello di acquisizione di consapevolezza ma nulla di più. Con enormi difficoltà, abitando in una piccola provincia del sud dove l’amore che fa soffrire è assolutamente normale, creo un gruppo per donne con dip affettiva che ha breve vita dato che era composto da solo 4 donne peraltro neanche molto motivate.
E quindi veniamo alla mia ultima “storia”. Lo conosco in chat oltre un anno fa. Fu subito passione. Lui separato, 2 figli e appena uscito da una storia di 2 anni. Mi convinco che è affidabile nonostante sia fantastico quando stiamo insieme ma scompaia non appena ritorna nella sua città. Poi dopo un mese, alla vigilia della nostra prima lunga vacanza insieme, mi lascia per tornare con la sua ex. Decido di non sentirlo più. Dopo 2 mesi torna da me dichiarando di avermi sempre pensato e che vorrebbe stare con me “seriamente”. L’idillio dura 2 mesi durante i quali si rifiuta di farmi conoscere i suoi figli, perchè da troppo poco tempo si è lasciato con la sua ex e mi nasconde a sua sorella ….sembriamo amanti clandestini. Infine non si fa sentire…lo sorprendo a chattare con altre e lo lascio. Il tutto con enorme dolore. Mi fa sentire rifiutata, la mattina mi sveglio (se riesco ad addormentarmi) con una forte ansia. Trascorre l’intero inverno e a giugno ricompare dichiarando di non volere storie al momento e raccontandomi che negli scorsi mesi era ritornato per la terza volta con la sua ex facendo in tempo a firmare un compromesso per l’acquisto di una casa in cui vivere con lei, poi per una sfuriata di lei si sono lasciati. Io sono molto fredda e distaccata e più lo sono e più mi corre dietro fino ad offrirmi una crociera insieme a titolo risarcimento danni per la vacanza che l’anno prima non avevamo mai fatto. Non senza titubanze accetto. Solito film lui è presente e affettuoso finchè siamo insieme, sempre che non senta da parte mia alcuna richiesta, e appena distanti diventa irraggiungibile. Al ritorno dalla crociera mi confessa di essere un pò malinconico perchè ricorda solo i momenti più belli trascorsi con la sua ex e che gli fa bene sentirla per ricordarsi l’impossibilità della loro relazione. Mi sento usata e glielo dico. Lui afferma che ho equivocato. Di nascosto guardo i messaggi sul suo cell e scopro che manda gli stessi sms a me alla sua ex e ad altre 2 donne. Dopo un meraviglioso weekend trascorso insieme, con lui amorevole come non mai, lo ritrovo in chat. Nel suo profilo ha messo una foto in cui eravamo insieme naturalmente epurata della mia immagine. Uso questo ultimo dolore per trovare la forza di troncare e scompaio per un paio di giorni. Mi manda un sms in cui mi dice che suo padre è molto grave ed è ricoverato in ospedale. Lo chiamo, gli sono vicina. Lo rassicuro, gli dò tutto il mio calore. Il giorno dopo (oggi) lui di nuovo in chat, con quella foto. Gli faccio presente che mi ha dato un dispiacere mettendo proprio quella foto. Non mi risponde.
Fine del terzo atto BASTA!
E ci vuole coraggio e forza per non rispondere alle sue richieste di aiuto e scegliere per una volta ME.
Scegliere l’immancabile vuoto, i sensi di colpa, l’ansia, la solitudine e l’inferno che conosco bene. Ma rimane poco tempo ed il mio sogno da realizzare e una battaglia tutta mia da combattere …quella contro la vocina interna che dice “non ce la fai, non è per te”
Chiudo con una frase che ho letto oggi “Dì a te stesso dapprima che vuoi essere; poi fa di conseguenza ciò che devi fare” Epitteto.
Un grazie a tutti per l”ascolto”

v_veronica07

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Tratto dalla discussione del forum

“La fuga verso “Altrove” ovvero mi presento”

Autore: Skara

Sezione: Messaggi di Speranza

Selezione a cura di Carlotta Onali

Dopo aver interagito un poco con voi, aver letto moltissimo, mi sono resa conto di non essermi presentata, ma di aver lasciato qua e là qualche orma sulla mia storia.

Famiglia difficile la mia, povera di tutto, soldi, affetto, cultura, una crescita con nonna e zia dai due anni ai dodici, del prima nulla si sa per certo le versioni sono discordanti, due anni fino ai 14 con dei genitori ricomparsi dal nulla, violenza e abuso pane quotidiano, nasce la fuga verso “altrove”, da casa con l’aiuto di un assistente sociale e il rientro ad una vita più serena, pare tutto vada bene studio, mi diplomo, mi laureo, trovo un lavoro stabile, ma nel frattempo passano gli anni e a 38 dopo l’ennesima ricaduta in una storia “persa” già in partenza, l’inizio della terapia che mi ha condotto fino a voi.

Apparentemente tutto scorre, c’è il lavoro, il mutuo, ma nel frattempo ho traslocato 14 volte, cambiato 7 città, perchè “altrove” ovvero io, neppure sapeva di fuggire, pensava solo di essere una dinamica donna nell’era della flessibilità, invece era sempre una fuga, dai rapporti, tre storie importanti in 40 anni di vita, tutte segnate, a vederle ora dopo due anni di analisi, dall’infattibilità di ognuna.

“Altrove” ha scoperto alla non piccola età di 40 anni che ha sempre avuto paura delle relazioni, che dentro le riecheggiano o come abbandoni o come violenza, quindi o si evitano scegliendo accuratamente persone complesse, ad incastro mirabilante con le proprie nevrosi, uno molto grande da fanciulla, un peter pan da adulta, uno sposato nella maturità, o peggio scelte in modo da far risuonare quella corda mai ricucita della ferita antica.

Vivo così la mia duplicità adesso, consapevole che il mio funzionamento adattivo e sociale è buono, il mio mondo affettivo un deserto, che anche io ho contribuito a creare. Cosa farò di questa consapevolezza non so, forse le emozioni ed i sentimenti non si riallineeranno mai con il pensiero, però ora scatta la campanella d’allarme, e tolto il carro armato con cui ho superato senza dubbio difficili traguardi, finalmente sento che ho anche un anima, piena di bellezza e desolazione, che trema e palpita, ho scoperto cosa voglia dire sentirsi, sentire se stessi.

E poi ho scoperto voi, tanti, diversi, vivi.

Una carezza

Skara

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

 

AUGURIO D’AMORE (messaggio di speranza dal forum)

Cari tutti,anche quest’anno si sta avvicinando il periodo delle feste, che per qualcuno forse è già iniziato. Scrivo per tutti, ma principalmente per quelli che in questo momento stanno soffrendo e che probabilmente sentiranno acuire in modo feroce la loro sensazione di solitudine. Nei momenti di pausa dal quotidiano, quando le famiglie e gli amici si stringono per festeggiare qualcosa, quando ci si ferma per un attimo e si ha più tempo per riflettere, non è una novità: se non si sta bene si rischia di percepire con più forza la propria sofferenza. Anche quest’anno voglio volgere un pensiero speciale per chi si trova in questo stato;so come ci si sente, ci sono passata anche io, e so che può essere davvero doloroso.Non voglio scrivere nulla di scontato o di banale, voglio solo portarvi la dimostrazione del fatto che la sofferenza si supera, che si può star meglio, che anche le separazioni o i soprusi più devastanti, ed apparentemente impossibili da superare, sono gestibili e possono addirittura generare un nuovo modo di essere o una nuova vita, anche migliore. Voglio ricordare che si può stare meglio, anzi bene, perché so quanto in certi momenti sembra impensabile poter tornare a vivere sereni.Non bisogna avere fretta, anche se, quando si sta male, la cosa più naturale ed immediata è quella di desiderare solamente di uscirne subito e di saltare tutte le fasi di sofferenza che in molte situazioni invece sono inevitabili ed anche indispensabili, per uscirne, ma anche per raggiungere una nuova consapevolezza e quindi una nuova fase della propria vita. In alcuni casi c’è la messa in discussione e lo sgretolamento di un’intera vita, di un modo di vivere che è sempre stato vissuto come scontato, di un’unione che costituiva un appoggio o una condivisione fondamentale per noi.

La rottura di questo non può che portare alla sofferenza, alla distruzione di tutti quei punti di riferimento che improvvisamente ci vengono a mancare e che così facendo ci danno la sensazione di non poter quasi più respirare, o di non riuscire a trovare la motivazione per continuare a farlo.Ma la distruzione di qualcosa, seppur dolorosa, non preclude una ricostruzione, a volte anche di qualcosa di più bello, o il ritrovamento di qualcosa di noi che magari prima ci mancava senza che ce ne rendessimo conto.Con questo non voglio permettermi assolutamente di sminuire il dolore di molti, che certamente deve essere vissuto e che ha ragione di essere. Voglio solo ricordare che può finire e che può anche trovare un senso che adesso sembra non avere.Io sono stata una persona molto infelice ed oggi mi sento, tra tutti i miei alti e bassi e le mille difficoltà, una donna serena.Porto sempre con me quella speranza e quella fiducia necessarie per affrontare ciò che non va, sono ancora capace di sentire dentro di me intensamente il dolore quando vivo un distacco, un’ingiustizia o qualsiasi cosa che sperimento come portatrice di malessere, ma nonostante questo mi sento aperta alla vita ed ho fiducia nel futuro. E’ cambiato il mio modo di sentire la vita e di pormi di fronte o all’interno degli eventi e questo ha fatto tantissima differenza.Volevo dirvi che per raggiungere questo stato ho sofferto molto ed ancora oggi ci sono delle cose nella mia vita che vanno sistemate.Ma credo, nonostante tutto, che ne valga la pena, e lo penso veramente.Ho ancora tantissima strada da fare, cioè tutta quella che mi manca nella vita, ma la serenità che ho raggiunto nel rapportarmi con me stessa rispetto al mio passato è un dono grandissimo che ho deciso di farmi, che ho accolto insieme a tutte le fasi che sono state necessarie per arrivarci, e che oggi mi permette di camminare in modo più equilibrato attraverso tutti gli avvenimenti.

Non so se sono riuscita a trasmettere quello che volevo, ma so che il sostegno, la fiducia e la speranza sono stati i regali più importanti che ho ricevuto nei miei momenti più difficili.Di certo con queste parole non risolverò i vostri problemi, ma voglio comunicarvi una cosa che reputo importante. Io sono cresciuta e mi sono rigenerata nel tempo, e continuo a farlo, attraverso moltissime risorse concrete, è vero, ma quello che è stato importante, sempre, è stata proprio la fiducia che ce la potevo fare, la convinzione, la volontà, la pervicacia.E questi atteggiamenti sono stati spesso incoraggiati dalle persone che mi stavano vicino, che comprendevano il mio stato d’animo o che mi sostenevano pur non comprendendomi a fondo. Spero davvero che queste feste non siano per alcuni troppo dolorose, ma soprattutto spero che, comunque verranno vissute, non abbiano il potere di oscurare del tutto la speranza che sicuramente contenete dentro di voi e che prima o poi, ne sono certa, si farà sentire di nuovo. Buone feste

Yana (moderatrice del Forum)

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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QUESTA GELOSIA SCONOSCIUTA… (discussione del forum)

Tratto dalla discussione “Questa gelosia sconosciuta…” (forum “GELOSIA E TRADIMENTO”)

Autore: Sommer

Argomento: gelosia

Selezione a cura di Carlotta Onali
Per la prima volta nella mia vita sento gelosia del passato della persona che in questo momento sto conoscendo. Lui, come me, ha vissuto un rapporto importante che lo ha lasciato in pezzi ma a differenza di me continua a mantenere rapporti amichevoli con la sua ex… qualche volta si sentono. Il loro rapporto si è concluso due anni fa.
Non discuto sulla serietà del ragazzo in questione sono consapevole che il disagio sia dentro me per questo ho bisogno di voi. Sono sicura che i vostri pareri, le vostre esperienze mi aiuteranno a fare luce.

A creare dolore è bastato leggere una frase sulla sua ex risalente al 2005 scritta sul suo blog sul quale non scrive più. Nulla di che… ma è bastato per sentire un dolore dentro che ha causato un pianto assurdo. Il sentire quanto fosse importante per lui mi ha ferita, il dolore che ho sentito mi ha riportato alla mente sensazioni vecchie legate alla scoperta del tradimento…le ho subito riconosciute quindi sono consapevole che si tratta di ferite ancora aperte/dolore ancora non del tutto elaborato. Un po’ esagerato provare smarrimento di questo tipo causato da una frase scritta tre anni fa quando nessuno dei due conosceva l’altro. Non trovate? Mi chiedo perchè io stia provando questo…

Ho paura che lei possa tornare nella sua vita, a volte le persone si amano si fanno del male ma poi si ritrovano mentre io sono qualcosa di nuovo che ancora non ha nessuna radice forte.

I fatti dicono di starmene calma e tranquilla, inoltre lei vive un altro rapporto, ma le mie sensazioni corrono e mi feriscono…ad esempio non sono riuscita a chiudere occhio la notte successiva alla lettura di quella frase, mi sono addormentata con fatica e a brevi tratti mi svegliavo come impaurita con il cuore in gola e questo non accadeva dal periodo immediatamente successivo alla scoperta del tradimento e all’abbandono. Sento la paura di poter essere abbandonata a causa di qualcun’altra…penso alla sua ex perchè con lei ha condiviso qualcosa di importante quindi penso che possa avere dell’ascendente su di lui ma potrebbe benissimo essere una nuova conoscenza o semplicemente il suo decidere di non proseguire la conoscenza con me.

Sto vivendo una situazione familiare complessa e dolorosa che ha come scombussolato il mio sistema emotivo e sono sicura che sta incidendo anche sulla mia sfera prettamente personale. Non posso parlarne a questo ragazzo siamo nella fase della conoscenza non sarebbe opportuno sia perchè non ci sono fatti e poi perchè sarebbe davvero inopportuno per la fase esistente tra noi mettermi a parlare della sua ex e delle mie paure.

Mi aiutate a capire voi? Grazie Sommer

 

Ciao sommer,
leggendo le tue parole mi è sembrato di sentire me stessa..
Io ho il terrore, non la paura.. il terrore del passato sentimentale di chi condivide ormai la propria vita con me.
Col tempo ho imparato a non fare domande, a lasciar stare il passato lì dove sta perchè ho visto che mi fa star male da morire.

Però non è facile, cavolo se non lo è.. Anche perchè sono una testarda ostinata e ho la devastante capacità di autoconvincermi di cose allucinanti che magari nascono da situazioni innocenti ma la mia mente le distorce in dubbi, angosce, pensieri foschi e questo non solo riferito alle ex ma anche al presente.

Tornando al passato.. ho imparato a capire che se è il suo PASSATO e io il PRESENTE, un motivo ci sarà: non dico che ho imparato ad evitare di starci male, ma ho iniziato a comprendere che se fra di loro è finita e a me viene dimostrato che è così e che ci sono solo io nel suo cuore, bè.. allora è così.

Però scrivi che hai letto cose passate, che comunque loro si sentono ancora.. io ho un mio carissimo amico che era mio ex, lui ora è impegnato ma riusciamo a sentirci serenamente ogni tanto e ad uscire con il gruppo di amici comuni senza nessun problema.

Ho notato che su tutto questo meccanismo di gelosia influisce molto la nostra vita familiare: io ho iniziato a star da cani quando ho scoperto i tradimenti di mio padre, avevo 16-17 anni e da lì ho iniziato a non esser più sicura su niente. Il problema che ho io di base è un decisamente bassa autostima e da lì nascono le mie paure più assurde.
Se stai attraversando una situazione familiare burrascosa può essere che influisca in maniera decisiva sulla tua vita sentimentale.

Dici che è troppo presto parlare con questo ragazzo di questa sofferenza.. io credo che se si condivide un affetto, per quanto sia iniziato da poco, certe paure devono venir affrontate assieme, ma senza buttare in tragedia il tutto: semplicemente esporre il proprio punto di vista, ciò che si sente anche per far capire all’altro che si sta soffrendo.

Lui magari nemmeno immagina che tu in questo periodo stia male per il suo passato e nel momento in cui lo scoprisse potrebbe rimanerci male proprio perchè non ne avete parlato prima, ad esempio. Ma sono io così, se ho qualcosa che non mi fa star tranquilla cerco di sbrogliare il nodo il prima possibile proprio per evitare di soffrire ulteriormente e inutilmente il più delle volte..

spero di averti dato perlomeno uno spunto di riflessione; ti sono vicina perché ti capisco perfettamente
Un grande abbraccio Malinconia

 

Grazie Malinconia.
Da ieri sera sono più serena, mi sono fermata a riflettere su alcune cose e questo mi ha “calmata”.

Io so per certo che l’insicurezza che mi ha travolto è stata scatenata da un evento legato alla mia famiglia che mi ha fatto percepire fragile e da li è stato un susseguirsi di pensieri distorti. Questi pensieri/stati d’animo innescano un dolore che faccio fatica a controllare…tipo reazioni a catena. Stavo benissimo fino a quando non sono venuti fuori problemi di famiglia e all’inizio me la sono cavata alla grande dopo qualcosa si è incrinato lasciando dentro me una sgradevole sensazione dentro.

Un’amica mi ha fatto un elenco di persone che dopo la fine di una relazione rimangono amiche e anche io ne conosco qualcuna. Ma come ho già scritto forse non è l’ex il problema, potrebbe benissimo essere una ragazza nuova…quindi il problema è un’altra e l’ex sembra essere rivale perchè ha già condiviso emozioni/progetti/sentimenti. Ma come hai detto bene tu se lei fa parte del suo passato da due anni un motivo ci sarà e se io in qualche modo sono nel suo presente allora è su questo che devo concentrarmi e lasciare che le cose evolvano.

Manca autostima, in questo sono d’accordo con te, ma c’è anche la paura che tutto possa non evolvere non so quanto e precisamente come queste due cose siano legate tra loro. Io ho paura di questo, ho paura di dover affrontare un distacco.

Ci siamo detti poco in merito agli ex, lui a novembre quando ne abbiamo parlato mi è sembrato ferito. Ha detto una frase con un tono di voce molto sofferente e questo mi ha fatto capire che il ricordo di lei è doloroso…questo vale anche per me.

Sono demoralizzata perchè mi rendo conto di quanto lavoro io debba ancora fare su me stessa. Ogni volta che penso di essermi messa “in piedi” accade qualcosa che mi fa capire che non è esattamente così. Mi sembra un lavoro così enorme…mi sembra di fallire continuamente ogni volta sbuca fuori qualche punto che va rivisto e corretto. Io prima queste paure non le sentivo. Il tradimento ha aperto un pozzo senza fondo.

Avrei bisogno di essere tranquillizzata ma al momento non posso avere di più.
Grazie Sommer 

Ciao sommer,
mi sono rispecchiata nelle tue parole, quando dici che il tradimento ha aperto un pozzo senza fondo.
E’ esattamente ciò che penso anch’io. Il tradimento ha spalancato una voragine all’interno di me e da questo enorme buco emergono sentimenti che pensavo sopiti o definitivamente superati, stati d’animo che non conoscevo affatto, pensieri che non pensavo di avere. Tutto è in bilico e continuamente in discussione.
Mi sento continuamente sospesa e sono profondamente stanca di lavorare su di me.
Come te anch’io avrei bisogno di essere tranquillizzata, di essere in qualche modo sollevata ma anche per me ciò non avverrà.

Riguardo la tua gelosia credo sia veramente legata al tradimento a cui sicuramente si sono sommati i problemi famigliari. Non so se anche prima del tradimento avessi problemi di autostima ma sicuramente dopo un evento così traumatico tutto si enfatizza e moltiplica di intensità.
Non è tanto l’ex o un’amica o quant’altro ad essere l’effettivo problema quanto, secondo me, il non essere più sicuri di niente. Il tradimento ti lascia un senso di insicurezza profondo che non è facile da superare.
Io pensavo che se avessi lasciato mio marito forse avrei avuto fiducia in un nuovo compagno. Poi ho riflettuto che ormai il mio metro di fiducia è inesorabilmente cambiato e quindi immagino che, se fossi al tuo posto, soffrirei del medesimo problema.
Con affetto Velia

 

Grazie Velia.
Stavo bene…davvero fino a qualche giorno fa stavo bene. Mi sentivo tranquilla con le mie percezioni/emozioni/sensazioni poi ho iniziato a sentirmi di nuovo frammentata. Orribile sensazione.
E’ vero…si perde fiducia in se stessi in primo luogo e di conseguenza anche nelle proprie percezioni.

Soffro, soffro ogni volta che percepisco quanto il mio rapporto precedente sia stato distruttivo e soprattutto soffro ogni volta che comprendo quanto io abbia permesso a quel rapporto di distruggermi.

Una domanda: sentite la competizione con l’altra/ex? Bisogna concentrarsi su se stessi, lo so ma io non riesco a non fare certi pensieri. Cosa state facendo/avete fatto per affrontare questo aspetto? Sommer

 

Ciao Sommer,
questo è un tema che mi tocca molto da vicino e che ho vissuto in diverse fasi.

Premetto che io non sono mai stata una persona gelosa: ho sempre riso e scherzato sull’argomento ma non ho mai sentito quello spasimo che ho poi compreso essere davvero la gelosia.
Con mio marito, in particolare, non l’avevo mai vissuta perchè avevo l’assoluta certezza che per lui esistessi solo io.

Questo è uno dei motivi per cui ho faticato tanto ad arrendermi all’evidenza dei fatti e a dover accettare il suo tradimento.
Ed è senz’altro il motivo che ha reso il tutto ancora più difficile e doloroso.

Ciò che più mi ha mandato in confusione, come ha detto anche Velia, è stata la sensazione di non potermi fidare delle mie percezioni.
Questo mi spaventava molto. Un po’ mi spaventa anche ora ma cerco di superare tutto ciò considerando che non posso sapere e capire tutto, non posso controllare tutto e tutti e devo accettare questo aspetto.
Cosa un po’ difficoltosa per me che anche sul lavoro sono una patita del controllo.
Ho la convinzione che avere il controllo significhi anche essere al sicuro.
Il punto è che posso “controllare” solo me stessa.

Per quanto riguarda l’altra, mi sono sentita in competizione per quegli aspetti che so mio marito ha trovato in lei e che prima trovava in me.
Questo mi ha ferita molto.
Adesso non mi sento in competizione con lei: mi addolora sempre pensare che abbia fatto parte del nostro cammino, questo sì.

La mia percezione di lei e del tradimento è cambiata nel tempo, man mano che lavoravo su di me e che ricostruivo il mio matrimonio.
In questo momento c’è molta vicinanza emotiva tra me e mio marito e questo mi fa sentire tranquilla, anche se certo non tranquilla come quattro anni fa.

Non so se riesco a spiegarmi bene, oggi ho anche la febbre e fatico a mettere insieme i pezzi nel mio cervello.
Quello che voglio dire è che dopo un tradimento si diventa consapevoli che l’altro può farti male, quanto più ti ama tanto più può ferirti.
Questo spaventa e la paura è certamente una sensazione sgradevole e dolorosa, soprattutto se ci si lascia sopraffare; è anche vero che amare una persona vuol dire, secondo me, saperla accettare nella sua interezza e con la possibilità che dunque possa ferirci.

Credo anche io che proseguire la relazione o instaurarne una nuova non cambi le sensazioni di chi ha subito un tradimento: le paure sono le stesse.
Penso che man mano che ci si conosce e che ci si rapporta ad altre persone, la paura verrà riproporzionata.
Non abbiamo usato correttamente gli strumenti in nostro possesso in una circostanza specifica, eppure noi ci relazioniamo ogni giorno con decine di persone e ci sono momenti precisi, anche in questo luogo virtuale, in cui le nostre capacità percettive ci consentono di comprendere altri esseri umani.

In fondo abbiamo imparato che dobbiamo migliorare la tecnica, gli strumenti già li abbiamo.
Il mio psicoterapeuta mi ripete sempre che nel momento stesso in cui ho accettato che gli altri non siano perfetti e che mi possano ferire, ho fatto un salto nel mondo adulto.
Certo, anche io rimpiango a volte la sensazione di profonda sicurezza ed abbandono ma la consapevolezza che ho adesso è ciò che mi consentirà di affinare la tecnica.

Non sono sicura di essermi spiegata come volevo ma più di così, oggi, non posso.
Spero di averti scritto comunque qualcosa di utile.
Un abbraccio Zebretta

 

Leggendo le varie risposte che sono state date mi son venute in mente due concetti che reputo importanti: la fiducia ed il “controllo”.

Ora cerco di spiegarmi meglio.
Io ad essere sincera sono anni che non ho più fiducia in niente e nessuno, il periodo in cui ho visto il mondo che conoscevo, il mio mondo, la realtà in cui vivevo, sgretolarsi davanti ai miei occhi è stato quando ero adolescente, più o meno 7-8 anni fa.

Ho già accennato alle situazioni che ho vissuto in quel periodo: mia madre alcolista da una vita, mio padre assente e per di più che tradiva mia madre con altri uomini..
Ciò che mi ha gettato nella confusione più assoluta è stato l’aver perso i punti di riferimento che fino a quel periodo per me erano fondamentali e che ritenevo ben saldi.. niente di più sbagliato..

Mi sono resa conto che ero assolutamente “inutile” perchè non ero riuscita a controllare la situazione, non ero riuscita ad accorgermi di cose, situazioni che avevo davanti a me da tanto tempo..
Sto pagando ancora quel periodo, le ferite che mi porto dentro sono aperte, vive.. ci sono momenti che mi fanno male Dio solo sa quanto.. ci sono momenti in cui la lucidità và a farsi benedire e l’unica cosa che sento è un dolore profondo, che parte da radici ben aderenti al mio cuore e quando questo capita sembro un’altra persona.

Mi sono resa conto che non avrò mai il controllo di nulla se non di me stessa, ed è forse la cosa più difficile da comprendere e da mettere in atto.. e questo riflette dei cambiamenti anche nella vita di coppia.

Mi sono resa conto che o mi fido di chi mi sta accanto o è meglio che me ne stia da sola, l’alternativa di farmi divorare dai dubbi, dalle angosce, dai sospetti non mi alletta più ormai..

Sommer, tu chiedi come si possa riuscire ad attutire questo dolore.. io posso parlarti per me, per la mia esperienza.. e non ti nascondo il fatto che di strada ne ho veramente tanta da fare, perchè il dolore a volte è talmente forte che tutti i buoni propositi vengono oscurati dalla disperazione!

Io ho iniziato ad evitare il discorso “ex”, lo evito come la peste perchè mi fa star male, malissimo e se c’è qualcosa che mi fa soffrire allora cerco di parlarne fino alla nausea con il diretto interessato perchè parlarne mi fa star meglio. E ne parlo anche con mia mamma, mi conosce meglio di chiunque altro e, per quanto sia in conflitto con lei quando beve (per fortuna sono periodi!), sfogarmi con lei mi aiuta a “ritrovare la bussola” e a non farmi sopraffare da sentimenti negativi. Oppure ne parlo con qualche mia amica e mi confronto con loro su come reagisco e come reagiscono loro a determinate situazioni sentimentali

Grazie per aver scritto questo post, si sta rivelando un’ulteriore spunto di riferimento per la sottoscritta
Un abbraccio, e ricordati che non sei sola con questo dolore!!! Malinconia

 

Quello che mi ha portato a scrivere il thread è stata la sensazione di poter perdere il controllo…cerco di spiegare non so se quando parliamo di perdita di controllo intendiamo la stessa cosa.

Ho letto quella frase e il dolore è esploso…non ricordo di avere pensato a nulla la sensazione che ho avuto è stata quella del cuore che mi esplodeva mi sono portata le mani sul viso e sono scoppiata a piangere. I pensieri sono venuti dopo e non mi sono piaciuti.

Qualche ora e mi sono ripresa, capire che quel dolore non l’aveva causato lui. Mi sono intristita perchè ho pensato: “Brava Sommer!!!! Non vuoi che lui ti faccia del male ma se avessi fatto una scenata, se non ti fossi controllata non solo avresti ferito/deluso lui ma avresti danneggiato te stessa allontanandolo e questa è l’ultima cosa che desideri” (poteva non essere questa la conseguenza ma credo che non avrebbe giovato perchè sarei davvero stata inopportuna…la distanza e la fase che stiamo vivendo non sarebbero stati elementi a favore).
Per questo mi sono chiesta:
Cosa alimenta questa gelosia che non conoscevi? A che punto sei del tuo percorso? E’ normale quello che hai provato? E adesso cosa faccio?

Lo so sono esagerata ma mi sono visualizzata come una donna che fa scenate…tipo alzarsi dal tavolo al ristorante lasciandolo solo come uno stoccafisso…versare il contenuto di un bicchiere in testa e scappare via…non rispondere alle telefonate o peggio prenderle e chiudere il contatto…iniziare con i sospetti. Insomma avete capito scene da film, non sono così e difficilmente diventerò così ma il dolore e la paura in quel momento erano così forti che ho avuto la sensazione che avrei fatto qualcosa di eclatante solo per puntare l’attenzione che quel disagio c’era. Non so se riesco a farmi comprendere.

Poi la conversazione tra noi c’è stata ero ancora un po’ scossa la malinconia è stata notata ma sono riuscita a confonderla/giustificarla con la stanchezza. Oggi sono tranquilla questo ragazzo è davvero un tesoro, in questo momento non ha certo bisogno delle mie paranoie/paure devo rispettare il fatto che sta vivendo anche lui un momento complesso.
Sono felice di averlo incontrato, aver saputo leggere le sensazioni/emozioni di quell’incontro e correre verso lui, solo che a volte penso dove stia la fregatura della serie “troppo bello per essere capitato a me”.

La mia famiglia è un tasto dolente, sono ferita tanto ferita…distrutta e disossata ma decisa a non lasciarmi soffocare.
Cosa ne pensate? Sommer 

Ciao sommer,
Purtroppo credo che per quanto si cerchi di superare gli accadimenti della nostra vita, e per quanto li possiamo riporre in luoghi segreti e pensare che stiano lì, buoni e tranquilli senza più poterci far del male, c’è sempre un qualche cosa che li può richiamare in vita e sbatterceli in faccia. Il dolore che si prova in quei momenti è pari, se non addirittura di intensità superiore, a quello che si era provato nel passato. Ma si supera con molta più facilità e ci lascia un po’ scombussolati, vagamente malinconici ma meno doloranti rispetto al passato e soprattutto è più facile da riconoscere e capire.

Io credo che ciò che ti ha provocato una reazione tanto sproporzionata all’evento in se sia stato il ricordo, magari sopito, di qualcosa di simile che ti è accaduto con il tradimento. O forse semplicemente è la paura di arrivare anche solo a pensare che lui sia veramente interessato a te e non stia meditando alcun inganno.
Il tradimento ci lascia ferite e doloranti e soprattutto senza alcuna stima di noi stesse e quindi, in questo momento iniziale del tuo rapporto hai semplicemente tanta paura e la tua frustrazione e la tua paura di essere ancora ferita si sono manifestate in questo modo.

Non è facile ricominciare ad aprire il nostro cuore ferito a qualcuno e abbiamo paura che possa nuovamente sanguinare e qualche volta questo ci porta ad avere comportamenti che esulano dalla nostra “normalità”. Non so bene come spiegare ma è come se si attivassero i recettori del dolore e il nostro corpo entra in tilt e ha reazioni assurde ad eventi apparentemente, per gli altri, normali. Ma in quei momenti è il nostro vissuto che riemerge e che parla ma non è facile per gli altri capirlo e spesso nemmeno per noi, almeno nel momento dello “scoppio”.
Penso sia questo che intendi quando parli di perdita di controllo.

Soffrire di gelosia retroattiva poi è una caratteristica di tutte le persone un po’ insicure, a mio avviso. E’ il nostro modo per cercare di dire a noi stessi che siamo NOI quelli veramente importanti, che lui ha cominciato ad esistere solo dal momento in cui ci ha conosciute. In parte sicuramente è anche vero ma certo il passato non si può cancellare e continuare a figurarselo davanti non giova affatto. Si rischia di creare dei fantasmi che in realtà non esistono. E poi potrebbe anche lui essere geloso del tuo passato.

I sentimenti che ci hanno accompagnato nel nostro passato fanno parte di noi e ci rendono quello che noi siamo nel presente e che, nel tuo caso, ha colpito e interessato questo ragazzo.

Per quanto riguarda la tua famiglia io credo che sia importante ad un certo punto mettere dei paletti. La famiglia, i rapporti famigliari, sono importanti ma non ci devono impedire di vivere la nostra vita. Non è sempre facile fare questo: si scatenano sensi di colpa, ci possono essere addossate responsabilità e quant’altro. Ma forse ad un certo punto dovrebbe scattare in noi la molla dell’autoconservazione. Non possiamo farci carico più di quanto non abbiamo già fatto dei problemi della nostra famiglia.
Con affetto Velia

 

Malinconia immagino che la situazione che hai vissuto in casa non sia stata per nulla semplice. Io ho vissuto dinamiche diverse ma allo stesso tempo devastanti.
Mi sono sentita responsabile della crisi dei miei genitori per molto molto tempo…quando ero piccola e la situazione tra loro stava precipitando io ero l’elemento in più. Era difficile parlare tra di loro che tutto quello che riguarda me diventava esasperante quindi quando il loro scontro veniva innescato da qualche decisione che riguardava me o da qualcosa che avevo fatto/detto io il mio senso di colpa cresceva in modo esponenziale portandomi lentamente a fare il meno richieste possibili, non dire che qualcosa non mi piaceva o a manifestare necessità. Mi andava bene tutto…
La stessa dinamica è tristemente riemersa con motivazioni diverse nel rapporto con il mio ex…il sentirmi responsabile di alcune sue reazioni mi ha portato nello stesso meccanismo. Anche se ero in grado di capire che non era mia responsabilità non sono stata in grado subito di reagire.
E’ stato durissimo capire…dolorosissimo. Ancora oggi è fonte di pianto, di dolore.

Sono stata soffocata, ostacolata, alterata dall’ambiente e dalle tare ereditarie legate alla mia famiglia. Ho impiegato tempo a trovare il mio modello di vita e per ottenerlo ho fatto di tutto compreso sbattere la porta di casa dove non sono tornata per un anno sia fisicamente sia interrompendo rapporti con i miei genitori. E’ stata la cosa più salutare…avevo bisogno di aria. Il distacco emotivo non è perfetto…ho ancora del lavoro da fare.

Velia io a mio attivo ho solo una scenata di gelosia non ho ancora deciso se è da candidare all’oscar o da inserire in una tragedia greca. Dopo aver saputo del tradimento prima ho fatto un pianto dignitoso, silenzioso…le lacrime mi rigavano le guance poi sono esplosa.
Comprendo la tua rabbia e immagino che sia difficilissimo ricostruire dopo un uragano della portata del tradimento.
Hai ragione quando dici che il non aver potuto agire nell’immediato è stato provvidenziale perchè avrei sofferto molto di quel passo falso. Solo il pensiero mi fa stare male figuriamoci se avessi davvero agito.

Il mio ex ha lasciato una pesante eredità. Ho ripreso a camminare ma non ho ancora un’andatura stabile…cado spesso, mi rialzo zoppicando a volte riesco a correre ma non ho ancora trovato un’andatura armoniosa.

Sto meglio rispetto ad una settimana fa, mi è rimasta una strana sensazione di stanchezza…non so come spiegare. Ho dormito pochissimo nei giorni scorsi e pensato molto adesso che inizio a riprendermi sento stanchezza fisica ed emotiva. Oggi mi sono isolata da tutto e tutti.
Oggi non ho sentito la mia voce… Sommer 

Oggi ho letto dei vecchi thread…uno si è rivelato essere molto interessante non ho ancora finito di leggerlo, è molto lungo.
Mi sono sentita compresa nelle paure che mi tengono compagnia in questo periodo e che non conoscevo fino a poco tempo fa.
Il circolo/la trappola è: dipendenza- paura della perdita- pensieri negativi- ansia- perdita controllo emotivo. Controllare questo circolo necessità di una grande dose di volontà.

Pensavo di avere chiaro molte cose dentro di me e pensavo di essere a buon punto del mio cammino invece mi sono resa conto che forse non è proprio così…ho pianto come conseguenza del sentirmi demoralizzata. Allo stesso tempo mi sento fortunata ad avere capito cosa sia ad inquietarmi perchè se so cosa mi fa stare male allora non brancolo nel buio più nero. Avere/potere avere una spiegazione alternativa al mio sentire non credo sia poco.
Sapere che quel disagio è prevalentemente dentro me dovrebbe aiutarmi a riflettere prima di qualunque azione e questo ridurrà, quanto meno spero, la probabilità di commettere errori. Non so se riesco a spiegarmi…

Sono stata due anni sola, ho affrontato una paura liquida non indifferente per avvicinarmi a questo ragazzo e adesso che lui è reale nella mia vita apro un altro capitolo della mia crescita personale.

Io e lui siamo simili e c’è un buon dialogo, molta comprensione e vicinanza emotiva. Mi piace molto, moltissimo…di più, non voglio perderlo, desidero che tutto prosegua ed evolva.
Sono contenta di non aver agito sull’onda della mia emotività…sarebbe stato veramente terribile. Sapere di NON avere fatto quel passo falso mi fa stare bene…

Devo imparare a controllarmi nella sfera affettiva come mi controllo in tutte le altre relazioni. Almeno questo è quello che al momento credo sia il da farsi. Come?…ancora non lo so. Sommer

 

Ciao Sommer,
gran bel tema complicato!
Della gelosia mi colpisce il carattere estremamente indomabile, anche quando siamo razionalmente molto preparati sull’argomento e su molte tematiche che lo sottendono.

Non credo avrò molto da aggiungere a quanto già detto; mi sento di risponderti prima di tutto perchè mi sono trovata ad affrontare questo tipo di situazioni emotive diverse volte e quindi mi ritrovo nei tuoi pensieri e nei tuoi quesiti, in secondo luogo perchè vorrei portare la tua attenzione sugli aspetti positivi della questione, visto che quando l’ansia da gelosia sopraggiunge, si tende a farvisi rapire e ad assecondarla, con un interminabile susseguirsi di ragionamenti distruttivi che si focalizzano sugli aspetti negativi.

Quindi la mia intenzione non è quella di fornire chissà quali nuovi spunti, ma piuttosto quella di dialogare insieme con questa dinamica per esorcizzarla un pò.

Quello da cui parto sono questi due fondamentali concetti con cui concordo pienamente e che secondo me sono il cardine di questa “problematica”:

Soffrire di gelosia retroattiva è una caratteristica di tutte le persone un po’ insicure, a mio avviso (Velia)
e poi tutto il ragionamento fatto sia da te che da altri sull’illusione-bisogno-impossibilità di avere il controllo su tutto, che è legato alla paura della perdita, o più generalmente della sofferenza.

Io non credo che tu abbia bisogno di comprendere molto di più Sommer, a questo proposito (opinione personale), ma semplicemente che tu debba continuare, come stai facendo ampiamente, a lavorare per l’accettazione e l’elaborazione di questa sensazione che scatta dentro di te.

Io credo che sia normale che certi meccanismi emergano anche quando siamo più consapevoli ed abbiamo fatto un grande lavoro su noi stessi, perchè il superamento di certe dinamiche o convinzioni inconsce non è immediato. Anzi, da una parte credo anche che riaffrontare emotivamente determinati temi conflittuali per noi sia una parte del lavoro necessario.
Se ci sono dei nodi irrisolti dentro di noi emergeranno finchè non li avremo elaborati a dovere, e questo potrebbe ripetersi svariate volte nelle più disparate occasioni e situazioni: se impariamo ad accoglierli nonostante il disagio che ci arrecano, continueremo a progredire in quello che deve essere l’insegnamento da attingere e l’evoluzione di noi da compiere.

Credo che tu Sommer stia compiendo un grande passo in avanti circa la tua crescita in questo momento, o quantomeno ne hai certamente la possibilità, se cogli questo malessere in tal senso.
C’è una cosa che ho imparato e che può sembrare banale, ma che secondo me è una grande verità: il fatto che nella vita ogni cosa s’impara facendola.
Quindi anche superare le difficoltà è un’abilità che si ottiene attraverso il confronto stesso con le difficoltà.

Hai sottolineato questa caratteristica rispetto al “paragone” con la ex:
Ho paura che lei possa tornare nella sua vita, a volte le persone si amano si fanno del male ma poi si ritrovano mentre io sono qualcosa di nuovo che ancora non ha nessuna radice forte

Se da un lato questa può essere sempre una possibilità (ma allora dovremmo avvicinarci solamente a compagni “vergini sentimentalmente”, e sai anche tu che questo, realizzabile o meno, comporterebbe problematiche relazionali ben più “gravi” dal punto di vista della stabilità del rapporto e della condivisione), dall’altro lato questa, come hai già osservato, potrebbe rivelarsi completamente solo una tua paura.

Puoi guardare lo stesso dato di fatto attraverso un’altra ottica: tu sei la persona da conoscere, quella che può potenzialmente dargli anche più di quanto lui stesso può immaginare e da cui lui è attratto ADESSO.
C’è una sostanziale differenza tra adesso e prima: forse prima non vi sareste incastrati come adesso, perchè entrambi eravate differenti e probabilmente avevate bisogno di altro, che oggi non vi stimola ed appartiene più perchè vi siete evoluti. Come tu non hai più bisogno di ciò che desideravi prima, vale lo stesso per lui.

E se questa tua paura dovesse per qualche motivo rivelarsi veritiera, allora sai benissimo anche tu che, per quanto sicuramente doloroso e deludente, vorrebbe dire che non è lui la persona con cui puoi incastrarti serenamente adesso. Per quella che sei tu adesso, come conseguenza della tua crescita ed esperienza di vita.

Questo implicherebbe che c’è ancora di meglio per te.
Da qualsiasi parte si gira la cosa, secondo me il risultato finale non cambia: il nostro cammino ci porta dove è meglio per noi, che sia quello che desideriamo ora o meno.

Nel frattempo credo che vivere ed amare nonostante la paura sia la cosa migliore che tu possa scegliere perchè, come una persona qui mi ricorda spesso con grande saggezza, l’alternativa alla vita è l’immobilità.

Un’altra cosa su cui vorrei portare l’attenzione è questa, che però sottolineo non vuole nel modo più assoluto essere un consiglio.
Hai scritto che “non puoi parlarne con il tuo ragazzo” e poi hai dato le tue motivazioni.
Non so onestamente cosa sia meglio o peggio fare nella tua specifica situazione, ma vorrei solo sottolineare che quando siamo convinti che “non possiamo” fare una cosa, in realtà spesso non ci rendiamo conto che siamo noi che abbiamo compiuto una scelta.
Abbiamo sempre più alternative di fronte ai dilemmi; quindi prova a valutare, se ti sembra il caso, come mai per te la scelta migliore è stata ed è (se ho capito bene) quella di non confrontarti con lui e se le motivazioni non riguardino qualcosa dentro di te che trovi particolarmente difficile affrontare.

In realtà avrei altre cose da dire, in particolare sulle dinamiche famigliari legate a questo tema, ma questo argomento si è talmente articolato, che per ora mi fermo qua.

Mi scuso perchè molto probabilmente sono stata un pò troppo “filosofica”, ma forse avevo necessità di srotolare questi pensieri e metterli per iscritto.
Vi ringrazio per queste riflessioni e ringrazio te, Sommer , per avere aperto la discussione perchè per me è importante affrontare questi temi.
Un abbraccio a tutti Yana 

“come mai per te la scelta migliore è stata ed è (se ho capito bene) quella di non confrontarti con lui e se le motivazioni non riguardino qualcosa dentro di te che trovi particolarmente difficile affrontare”. (Yana)

In questo momento sta affrontando un periodo complesso legato al fatto che si trova all’estero e si sta mettendo in gioco sotto l’aspetto professionale. Io sono il fulmine prima della partenza…l’interesse per me lo ha ammesso nella paura e solo dopo essere partito.
Lui ha proposto, non volendo rinunciare, di vivere questo momento con tranquillità, di continuare a conoscerci nella misura in cui questa distanza consente e di “riparlarne” di persona nei mesi prossimi quando è previsto un incontro.
Manifestargli gelosia adesso senza che ce ne sia reale motivo che senso avrebbe se non quello di creare ansia, di rovinare tutto e di farlo sentire messo alle strette? E’ il mio modo per avere rispetto di lui e della fase che sta vivendo.

Entrambi siamo stati delusi, traditi e abbandonati ed entrambi ci portiamo dentro delle ferite e delle paure non ancora del tutto risolte. Credo che ci siano dei percorsi o parte di percorsi che ognuno deve fare con se stesso vorrei cercare di capire/capirmi prima di condividere. Non voglio censurarmi ma non voglio essere come egoista puntando l’attenzione su di me non tenendo conto di lui.

Non ho alcuna difficoltà a differenza di quanto avveniva in passato ad ammettere che ho delle insicurezze. Accetto le mie insicurezze perchè ho capito che se non occulto il fatto che esistono allora significa che posso solo migliorare. Le mie insicurezze, i miei dubbi sono amici e non nemici perchè sono il punto di partenza per un cambiamento. Ho imparato ad essere “umile” (non riesco a trovare un altro termine spero di farmi comprendere).
Sto provando gelosia,voglio capire le insicurezze che la alimentano perchè non voglio che questo aspetto evolva in modo sbagliato/incontrollato dentro me. Vorrei per quello che posso che il dolore migliori la mia vita e non il contrario.

Si vive per tentativi ed errori…la vita è tutta una serie di tentativi ed errori. Sono d’accordo con te Yana, bisogna vivere…il fatto è che a parole è tutto facile ma vivere sebbene sia naturale è dannatamente difficile.

La mia famiglia…ho bisogno di condividere alcune pensieri perchè mi stanno facendo male. Forse vado off e un po’ mi sento in colpa ma non posso farlo con nessuno.
Sto subendo un silenzio atroce ed un isolamento da parte di un componente della mia famiglia con la motivazione che io ho smesso di prendermene cura a causa del mio dolore. Vengo “colpevolizzata” quindi “punita” perchè mi sono concentrata troppo su di me “Il tuo dolore ti ha fatto dimenticare….”
A me sembra una violenza psicologica cerco di spiegarmi.
Io non ho smesso di prendermi cura degli altri ho modificato il modo di prendermene cura…ho detto che ero per quello che potevo disponibile…cosa che ho fatto quando mi è stato chiesto. Ho smesso di anticipare la richiesta di aiuto, questo si.
Io non avevo la forza di prendermi cura di me stessa e ho dato poco a me stessa per molto tempo. Inoltre la persona in questione iniziava una relazione con una persona impegnata proprio mentre io venivo tradita e lasciata per l’altra ammetto che non ero in grado nè di vedere la sua felicità in quel ruolo nè di accogliere il suo inevitabile dolore quando tra loro è finita. Lei era “l’altra”…ho avuto rispetto ma volevo distanza di quel ruolo da me. Inoltre una frase mi ha ferita: “…certe persone non capiscono perchè vengono tradite” io mi sono sentita ferita da quella frase anche se non era riferita a me nello specifico. Io ero una persona tradita e di certo in quel momento era la frase meno opportuna che mi si potesse dire.
Io non sempre ho ricevuto le attenzioni e l’aiuto che avrei desiderato nei miei momenti di difficoltà. Ho imparato che le persone possono darmi (o decidere di non darmi) quello che possono nella misura in cui sono in grado di farlo, per quello che sono e anche per lo stato emotivo in cui si trovano.
Io ci vedo della subdola violenza, non so come reagire, il modo in cui farmi capire/spiegare. Nessuno ha mai chiesto perchè mi fossi allontanata ma si è pronti a dirmi che ho sbagliato a farlo senza ascoltare le mie motivazioni. Questa persona dice che le ho mancato di rispetto ma anche io credo che lei abbia mancato nei miei riguardi.

Non riesco ad affermare questa nuova Sommer all’interno della famiglia alla luce del mio percorso personale, del mio cambiamento…

Scusatemi ma sento che questa cosa mi sta rallentando sono sicura che trovare un mio nuovo ruolo e farmi rispettare nella famiglia possa aiutarmi a sentirmi meno inquieta, è come se avessi perso identità.

Voglio bene a questa persona, ci vedo tanta tenerezza nella sua voglia di protezione da parte mia e nel fatto che gli sono come mancata ma non accetto questo modo ostile di fare nè di essere bersaglio della sua rabbia.
Scusatemi ancora e grazie mille per l’appoggio… Sommer 

Carissima Sommer,
hai tutta la mia comprensione e vicinanza per il dolore che il rapporto e l’incomprensione con questo famigliare ti sta procurando, accompagnato da questa sorta di “perdita d’identità”.

Non mi riesce difficile concepire la sensazione di perdita di contatto con se stessi, perchè le dinamiche famigliari fanno parte di noi, dello sviluppo della nostra personalità.
Quando c’è un cedimento, una perdita o una frizione consistente all’interno di un legame famigliare, il nostro stesso mondo interiore accusa il colpo.
I nostri legami famigliari più stretti sono l’origine della nostra personalità e sono lo specchio di noi stessi da così tanto tempo e in modo così viscerale, che recidere questo legame anche solo nel suo aspetto più negativo appare sempre molto complesso.

Eppure sappiamo che fa parte della crescita riuscire ad emanciparci dal nucleo familiare e ad un certo punto diventa nostra responsabilità.
Questo però non ci solleva dal dolore quando ci sentiamo in conflitto o veniamo delusi in qualche modo da uno di questi legami fondamentali per il nostro cuore.

Quindi ti comprendo.
La tua posizione mi sembra complicata perchè sono mischiati insieme questioni di affetti famigliari e un tuo personale cambiamento.
Il conflitto che si viene a creare dentro quando ci distanziamo in qualche modo dagli schemi che ci sono stati proposti, e che in qualche modo ci hanno nutrito, è immenso.
E’ già difficile venire completamente compresi ed accettati da conoscenti, amici e compagni quando si muta uno schema di comportamento o un atteggiamento; figuriamoci quando l’accettazione deve partire da chi ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Forse la sensazione di perdita di identità, almeno per un pezzettino, risulta speculare.

Si pensa che questo dovrebbe avvenire in maniera più naturale con un familiare, perchè più incondizionato è l’amore..ma sappiamo che non funziona proprio così.
Almeno non sempre e specie se manca un dialogo efficace, o se ci sono altre problematiche consistenti.

Se tu sei convinta di quello che sei diventata adesso, degli aspetti che hai maturato di te, continua sulla tua strada.
Continua a crederci, è quello che mi viene da dirti, indipendentemente dal senso di colpa o dal dispiacere che le dinamiche conseguenti ti provocano.
Sembra duro dirlo così, ma quando decidiamo di cambiare, una delle responsabilità che dobbiamo assumerci è quella di sapere che non tutti approveranno o capiranno. E spesso tra queste persone ci sono quelle più care, che comunque nonostante tutto continueranno ad amarci, a modo loro.
Tu mi dirai che basterebbe anche non comprenderti o non approvarti, senza però accusarti o prendere le distanze in maniera cosi eclatante.
Io la penso così e credo che vivrei il tuo stesso stato d’animo, ma evidentemente quella persona è in grado di esprimere il suo malessere o il suo disappunto solamente in questo modo.
E secondo me se tu, nonostante la sofferenza, continui a percorree la strada che hai intrapreso, perchè sei convinta che sia quella più giusta anche nei tuoi stessi confronti, potresti cambiare qualcosa.
A volte quando decidiamo di modificare o ridimensionare un nostro atteggiamento siamo noi per primi che non siamo subitamente in grado di approvarci completamente, perchè il senso di colpa ci aggredisce e chi si relaziona con noi lo alimenta.
Ma dobbiamo tentare con tutta la forza che abbiamo di perseverare, per fare quel passaggio che porta al vero consolidamento del nuovo modo di essere.

Per quanto riguarda la decisione di non esprimere il tuo disagio in questo momento al ragazzo con cui ti relazioni, tu hai valutato determinati aspetti ed hai agito di conseguenza. Stai agendo in base a ciò che tu sei e va benissimo così.
La mia non era un’opinione favorevole o sfavorevole, infatti non so bene dirti come reagirei io stessa, magari esattamente come te;
la mia intenzione era portare l’attenzione sul fatto che molto spesso agiamo in un determinato modo convinti di essere in qualche modo alle strette: ma chi ci mette veramente alle strette siamo noi.
Siamo noi che, inconsapevolmente o meno, dettiamo le regole, mettiamo paletti, prendiamo delle decisioni, e questo sia in senso positivo che negativo. Lo facciamo in base a convinzioni, valori, priorità, paure.
Mi aveva colpito il tuo “non posso”.
A volte, se spulciamo tra le motivazioni che prendiamo in considerazione per effettuare delle scelte, possiamo scoprire cose interessanti sul nostro modo di porci, di pensare, di agire.
Un abbraccio Sommer! Yana 

Stamane tra le lacrime mi sono detta: “non so ancora come ma andrò fino all’inferno a piedi e scalza ma non mi arrendo, troverò un modo per farmi capire”. Poi mi sono guardata allo specchio e sono scoppiata a ridere perchè in questo momento sono poco credibile con della babbucce con la testa da orso, un pile con le bretelle, spettinata, occhi molto tristi e soprattutto sono impaurita come una bambina
Ma dove vuoi andare Sommer…a quale battaglia ti stai preparando se quello di cui hai bisogno è solo che qualcuno ti abbracci forte dicendo che è tutto tranquillo, che tornerà il sereno.

Quello che mi è di conforto è sapere che quello che sento sia compreso e rientri nella “normalità” del momento. Sapere che quella che sento come una regressione in fondo è solo un momento, un passaggio.

Ma devo arrendermi al fatto che spesso non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Io ci ho già provato: ho scritto, ho telefonato, ho urlato e pianto in turco, aramaico e ostrogoto. Al momento non sono riuscita a farmi capire o forse non sono stata ascoltata. Non so cosa mi inventerò ma di una cosa sono sicura non farò nessun passo indietro nel senso che troverò parole, gesti e momento per spiegare e farmi ascoltare ma sento di avere il diritto ad avere me stessa come priorità e soprattutto ad avere rispetto del mio dolore e momenti. E se sarà necessario dovrò alzare bandiera bianca e battere in ritirata perchè io le battaglie contro i mulini a vento non ne voglio fare più.
Ci sono degli atteggiamenti che percepisco come una violenza psicologica perchè fanno leva sul senso di colpa. Ho fatto presente alla persona in questione che non portano da nessuna parte se non a creare situazioni ostili e ho fatto anche presente di quanto siano destabilizzanti per me a livello emotivo. Tristemente noto che non ne viene tenuto conto, ancora una volta avere comunicato a qualcuno una mia fragilità e proposto un diverso modo di comunicare viene usato per colpirmi.

Il fatto che si tratti della propria famiglia d’origine quale confine? Nel senso bussare ad una porta che continua/si ostina a rimanere chiusa è da dipendenti e questo vale nell’amore uomo/donna ma anche nell’amore in generale, nelle amicizie. Spero di farmi comprendere, non riesco a dirlo diversamente.

Yana ho capito quello che volevi dirmi sottolineando il mio “non posso” la tua è stata un’ottima osservazione. Ho riflettuto anche io se in fondo non fosse un modo più o meno consapevole di attuare vecchie dinamiche. Perchè ho fatto un elenco del perchè non potevo tenendo conto di lui ma non ho detto nulla del vantaggio che il parlarle poteva portare a me. Lui deve vivere serenamente ma anche la mia serenità è da tenere in considerazione. Sono riuscita a dare delle spiegazioni a me stessa per cui la mia risposta continua ad essere “No, non posso” ma forse sarebbe giusto dire “No, non voglio”. Le notizie che ho di lui continuano a farmi sentire nel giusto. Lui non ha bisogno delle mie paure ed io devo/voglio imparare a gestire le mie paure da sola…in questo momento è solo una mia paura e come tale devo affrontarla e superarla. Al momento penso/sento questo.

C’è un tempo per ogni cosa ed io devo stare attenta alla mia predilezione per i frutti acerbi. Devo imparare ad aspettare la stagione del raccolto. Questo rapporto al momento ha bisogno di tempo.

Qualcuno ha vissuto la mia stessa fase e vuole condividere la sua esperienza? Io sono cambiata ma la mia famiglia no ed io non mi riconosco nella loro comunicazione sono disposta a mediare ma non a lasciarmi soffocare/annullare. Non voglio arrendermi…nel bene e nel male quella è la mia origine.
Sono timidamente orgogliosa di questa Sommer, sono contenta di quella bambina impaurita che ha imparato ad essere coraggiosa. Voglio che continui a crescere così…
Al momento non riesco a dire di più ma mi piacerebbe che il confronto continuasse, se possibile.
Grazie Sommer 

Ciao Sommer,
avete toccato molti punti sensibili della mia esperienza.
Spero di riuscire a spiegare con chiarezza cosa sento, anche se mi rendo conto che è difficoltoso perchè sono punti su cui lavorare ancora molto, anche per me.

Anche nella mia famiglia c’è qualcuno che vive una relazione con una persona sposata, relazione tutt’ora in essere e dalla quale io cerco più che posso di distaccarmi.
Preferisco non parlarne, non solo perchè è un argomento che inevitabilmente va a toccare punti molto dolenti per me, ma anche perchè valuto (nel senso di comprendo il suo modo di rapportarsi) questo famigliare anche attraverso questa storia.

L’esperienza che ho vissuto mi ha permesso di capire molto di più delle dinamiche relazionali e la voglia di affrontarle in un discorso aperto a volte è davvero tanta.
Eppure non posso perchè mi trovo un muro contro, fatto di convinzioni e credo anche di necessità di difendersi, che mi rende difficilissimo qualunque tipo di confronto.

A me è stato detto che, in fondo, il ruolo di amante era funzionale alla rivitalizzazione di quel matrimonio.
In quel momento ho visto passare davanti ai miei occhi tutto il dolore, lacerante e profondo, che questa esperienza “rivitalizzante” ha avuto su di me e ho capito quanta distanza ci fosse tra me e questo mio famigliare.
Una distanza enorme, che si respira ogni volta che si ritorna su quest’argomento.
Ci si torna anche se io sono riluttante e non interagisco e credo sia evidente a chiunque quanto mi pesi parlare di questo o gioire di quegli incontri.
Rispetto la sua scelta, è la sua vita ma non posso condividerla.
Eppure il mio “dovere” è ascoltare e capire, perchè se non lo faccio io, chi dovrebbe farlo?

Sono cresciuta in una famiglia con un forte senso del dovere, in cui mi si è continuato a ripetere che bisogna fare questo, bisogna dire quello , a prescindere da cosa io penso e sento perchè le regole non sono in discussione.
E non lo sono nella misura in cui violarla significa amare di meno.

Anche di fronte al tradimento, che io non ho mai confermato ma so, da alcune frasi buttate qua e là, essere stato intuito, mi sono state riproposte le regole d’oro al riguardo.
In modo molto sottile e forse per questo ancora più invasivo e doloroso.
La pressione che ho subito in quel periodo (come se non ne avessi già abbastanza) ha finito coll’esplodere e travolgere i confini di quello che fino ad allora era stato il senso del dovere per me.
Non so come spiegare, all’improvviso azzeri tutto e tu diventi il centro dell’universo perchè è il solo modo che hai di salvarti.

Cominci a chiederti quale senso abbia il dovere, fino a che punto ci si deve spingere prima di perdersi in favore di qualcun altro.
E con fatica cominci a costruire le tue regole, i tuoi confini.
Le persone intorno a te sono abituate a misurare il tuo amore in base alla tua disponibilità, alla tua presenza e sono confuse.
Credo che il punto cruciale sia riuscire a far capire che amare di più se stessi non vuol dire amare meno gli altri, anzi, vuol dire amarli di più e in un modo diverso.

Ho provato in molti modi a spiegare quello che sento e questo mi è costato anche scontri violenti e ferite profonde.
Non posso dire di sentirmi compresa, non intimamente:leggo una sorta di rassegnazione alla nuova me, come se fossi ormai “perduta”.
E al contempo provo una sorta di tenerezza verso queste persone che sono legate indissolubilmente a me, come se all’improvviso fossi io la persona adulta che deve confortare i più piccoli dell’amore che prova nei loro confronti.

Non so nemmeno io come comunicare con loro: forse non sono ancora abbastanza forte per poterlo fare senza che mi feriscano.
Quindi sto cercando di evitare il confronto, di lascer cadere le provocazioni per non aumentare le fratture.
Spero, col tempo, di riuscire a diventare abbastanza sicura di me da riuscire farmi capire.
Cerco, nel frattempo, di ricordare che lo smarrimento che vedo nasce dall’amore, anche se dimostrato in un modo non proprio funzionale.

Avrei altre cose da aggiungere ma mi sono dilungata più di quanto credessi su questo punto e mi sento anche un po’ provata: per la prima volta, dopo tanti mesi, mi ritrovo con gli occhi lucidi davanti allo schermo.
Un forte abbraccio Zebretta

 

Zebretta,
riconosco quel muro fatto di convinzioni e di necessità di difendersi che rende impossibile qualsiasi tipo di confronto di cui parli. Credo di non essere ancora pronta perchè il solo pensiero di affrontare un confronto dopo tutti i fallimenti che ho collezionato mi sfinisce. Non ho nessun elemento nuovo, rispetto ai mesi precedenti, che possa farmi sperare in un risultato diverso.

Concordo con Yana quando mi suggerisce che posso cambiare qualcosa anche solo continuando a percorrere la mia strada.
Perchè se sono serena inevitabilmente trasmetterò questo e potrò relazionarmi diversamente in modo naturale anzichè forzato.

“all’improvviso azzeri tutto e tu diventi il centro dell’universo perchè è il solo modo che hai di salvarti” (zebretta)
Non riuscivo a sentire le frasi d’occasione: “…non ci pensi che lui sta bene senza di te? Rassegnati al fatto che lui non ti vuole più e sta con un’altra…”
Non discuto sul fatto che fosse la realtà dei fatti. Non capisco perchè continuare a ripetermelo…cosa pensavano che me lo ero dimenticato?
Non sopportavo il fatto che non si capisse che il mio malessere era profondissimo e che avevo paura. Tutti avevano anche in quell’occasione delle aspettative di reazione e sono rimasti delusi anche nel modo in cui ho elaborato quel dolore.
Avevo nel cuore e nelle orecchie un rumore di fondo lasciato dal mio ex e quello che mi veniva gentilmente offerto come aiuto l’ho rifiutato perchè non era un aiuto ma fonte di altro disagio/dolore. Ma non ne ho fatto una colpa a nessuno…ho semplicemente preso consapevolezza che non mi potevano essere d’aiuto. Ho dato delle motivazioni non sono sparita e nella mia solitudine ho iniziato a curarmi, a rigenerarmi…
Ho un elenco di situazioni in cui ho dato il mio ascolto, il mio aiuto…dato dietro richiesta. Come ho già detto ho smesso di avere la presunzione e di impegnarmi per capire di cosa gli altri avessero bisogno.

Stasera mi sento demoralizzata, ho pianto molto. Vorrei essere in grado di rispondere diversamente…non ci riesco. Mi dispiace un po’
La cosa che mi butta a terra è questo incrocio, questa contaminazione famiglia/amore. Vorrei tenere separate le cose invece basta poco e tutto viene alterato/mescolato portandosi via e/o alterando quello che di bello questo ragazzo riesce a darmi seppur nella distanza.
Mi sento senza identità negli affetti…invece vorrei essere qualcuno adesso.

A volte vorrei mettere le mani oltre lo schermo del pc per fargli una carezza…mi concentro perchè la sua voce mi rimanga il più possibile nelle orecchie e dopo i saluti inizio a strizzarmi l’anima con i pensieri e le paure che iniziano a sbucarmi fuori da ogni dove, quando meno me lo aspetto.
Ero serena fino a poco tempo fa. L’evento legato alla mia famiglia ha intaccato qualcosa e la lettura di quella frase ha fatto precipitare tutto. E se fosse un segno negativo premonitore?
Scusatemi vi ringrazio tantissimo. Sommer 

Spendo un enorme quantità di energie per ” tenere a bada” i sentimenti negativi che certi schemi comportamentali della mia famiglia e il loro modo errato di relazionarsi tra di loro (e ahimè a me) mi suscitano.

E’ cosa comune, quando un membro della famiglia cambia e abbandona il comportamenti disfunzionali ( che però sono molto funzionali all’equilibrio malato della famiglia) che gli altri si trovino un pò spiazzati dal suo comportamento
perchè a loro volta devono cambiare qualcosa, mettersi in discussione e forse non erano pronti a farlo

Con gli anni si sono abituati, sopratutto mia mamma a non considerarmi più la parte ” malata”,
io cerco il + possibile di essere diplomatica ma nello stesso tempo di non lasciarmi coinvolgere dai loro problemi…

Ci si riesce? Difficile
L’ideale nei casi come il mio sarebbe quello della terapia famigliare ( quando ho smesso di avere problemi abitavo sempre con loro).

Ah…il mio ruolo era quello dell’elemento di disturbo, la parte malata della famiglia, la pecora nera.
Quella che con il suo comportamento sbagliato accentrava tutti i problemi su di se
Il mito familiare era che tutti i problemi erano creati dal mio modo di comportarmi ribelle e trasgressivo,
e questo evitava quindi agli altri (genitori) di guardarsi dentro e scoprire i propri di problemi: di coppia, di insicurezze, di depressioni
Es: mio padre e mia madre litigavano? C’ero sempre di mezzo io
Mio fratello piccolo andava male a scuola? Certo con quella situazione in casa ( così non veniva rimproverato e dopo 3 dico 3 bocciature al liceo si è fermato senza prendere il diploma)
Mia sorella era un pò depressa? La si capiva e si cercava di accontentarla anche nell’impossibile per riparare i danni subiti dalla situazione familiare negativa (ovviamente creata dalle mie ” colpe”)

Ogni tanto ci riprovano, a coinvolgermi nelle loro dinamiche…..ma io gentilmente sorrido (con grande sforzo) e invento una scusa urgente per andarmene….
Animachebrilla

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

GELOSIA E VIOLENZE

DISCUSSIONE SUL TEMA “GELOSIA E VIOLENZE” TRATTA DAL FORUM

 

Salve, sono Marina. Spero di potere trovare aiuto da voi. Ho da due anni e mezzo una storia d’amore con un uomo sposato. Io sono divorziata e non ho igli. Lui ha da sempre tradito la moglie e, per questo, non mi sono sentita n colpa ad avere questa storia con lui. La moglie non l’avrebbe mai lasciata: “lei ERA VERGINE” e con lei nessuno MAI l’avrebbe deriso. Dopo tanto tempo che ero sola, lui mi ha fatta sentire di nuovo donna: desiderata, amata. Ma da subito ha iniziato a trattarmi male, con disprezzo: divorziata=donnaccia. Mi ha sempre ricoperto di insulti. Ha visto me, come io non sono mai stata. Per la strada ho dovuto camminare con gli occhi bassi, altrimenti vedeva che mi scambiavo sguardi ammiccanti con tutti gli uomini. E per lui è una vergogna camminare vicino a me. Infatti lui avanti di 5 metri e io dietro. Non ho potuto più frequentare i miei amici: impossibile che non avessi rapporti sessuali con loro!!! Chiunque… più piccoli o più grandi di me. Chi poteva venirmi figlio o chi fosse da sempre amico come un fratello. Non c’è stato un giorno in cui non mi abbia insultata e in cui non abbiamo litigato per questo. E poi tante parole d’amore e tanta tanta presenza. Poi ha iniziato a picchiarmi. Adesso siamo alla quarta volta. Mi sono sempre ribellata: con le parole, con i gesti, ho dato spiegazioni per fargli capire che sbagliava, l’ho lasciato…. ma ci sono sempre ritornata. Mi cerca e mi ricerca e io non sono mai riuscita a tenere la posizione di smetterla con lui. Non posso andare da una psicologa.

Adesso è un momento particolare. Dopo le ultime botte, perchè ho ricevuto una telefonata da mio padre ma lui non ha creduto fosse così, mi ha picchiata ancora. E da giovedì passato non gli rispondo più al telefono.

Viene sotto casa mia: citofona in continuazione, telefona senza sosta. E io ho paura di cedere ancora. Sì ho paura. Se appena appena dovessi mollare e sentirlo, credo che mi farei convincere a ricominciare. Non so come e cosa fare e dove sbattere la testa. Qualcuno può aiutarmi? Grazie. Marina

 

Ciao Marina, benvenuta nel forum. Il momento che stai attraversando è sicuramente durissimo e dolorosissimo. Mi rendo conto che quando per tanto tempo si subiscono comportamenti così lesivi della propria autostima, una reazione non è facile. A volte dall’esterno sembra facile dire banalmente “ciò che ti ha fatto è intollerabile: lascialo e se viene sotto casa denuncialo ecc…”. In realtà non è affatto facile. Proprio i lunghi periodi in cui si è subito un così forte condizionamento mentale, che poi addirittura nel tuo caso è sfociato nella violenza anche fisica di questi ultimi episodi, possono mortificare tantissimo e indebolire la propria volontà, diminuendo fortemente la propria capacità critica e di reazione. Il tuo ricadere con quest’uomo probabilmente è frutto di questa debolezza che nel tempo si è insinuata in te. Ma non solo. Dici che hai iniziato con lui perchè da tempo ti sentivi sola e lui ti ha fatta sentire (anche) amata di nuovo e importante. Sono le nostre ferite interiori che spesso ci condannano a subire legami sentimentali che di amore non hanno più niente, in concreto, ma portano con se l’illusione d’amore che all’inizio ci ha conquistato. Quando non abbiamo abbastanza amore in noi e per noi stessi, rischiamo sempre di cercare conferme d’amore dall’esterno. Così il tuo lui si è fatto strada dentro di te facendoti sentire meno sola. E lo spazio che poi ha preso con quella gelosia ossessiva è solo una conseguenza. A volte ci amano in modo mal sano, ma inconsciamente riteniamo forse che quello sia l’unico amore che ci è possibile ricevere, o forse per qualche ferita passata inconsciamente sentiamo di non essere degne di qualcosa di meglio.. E le botte sono il finale di un crescendo di svilimento della nostra persona. Io non so quale sia, nel tuo caso, la ferita interiore a cui rispondi accettando tutto ciò. E so che hai paura di ricadere perchè oggi ti senti debole più che mai. Ti vorrei solo chiedere perchè dici di non poterti rivolgere ad uno psicologo… E poi ti vorrei dire che qualsiasi forma di violenza NON E’ E NON PUò ESSERE AMORE. LUI NON TI VUOLE BENE IN MODO SANO E POSITIVO E BELLO PER TE. Ti basti pensare che la violenza fisica ed anche quella psicologica sono reati perseguibili penalmente… Perchè sono comportamente che oggettivamente sono sbagliati e lesivi della sfera personale altrui… Non è possibile conciliare amore con violenza, credimi… Rapporti come questo sono invece solo fonte di disperazione e rischiano di essere davvero lesivi non solo fisicamente della tua persona, ma anche e soprattutto del tuo equilibrio psicologico. So che richiede tanta forza, ma vedo che già hai trovato quella necessaria a non rispondergli e credimi nella tua condizione E’ TANTISSIMO!!! Occorre però che tu ti rafforzi ancora e sinceramente in questo caso vedo un sostegno psicologico come un passo necessario, altrimenti in ogni caso rivolgiti anche a qualcuno di cui tu abbia fiducia e che possa sostenerti. RIcominciare con lui non è la strada per sentirti amata. TI sentirai molto più amata quando ti riapproprierai della tua libertà e della tua vita, perchè sarà l’amore per te stessa che avvertirai e che non ha bisogno di niente dall’esterno ma basta a se stesso. Ricominciare con lui significa vivere una cosa che nel tuo sogno o nei tuoi ricordi somiglia ad amore MA NON E’ AMORE.. DAVVERO MARINA CREDIMI, sono rapporti malati e tanto tanto dannosi.. COntinua a resistergli più che puoi e rivolgiti ad un aiuto esterno, da sola è ancora più dura. TI abbraccio forte e fammi sapere come va!

 

Ciao Marti, sono qui anche io per dirti anzi tutto che non sei sola e sei una persona che assolutamente merita una vita serena e bella. La violenza indebolisce e strappa via dal cuore l’autostima. Ti fa sentire schiacciata e piano piano a livello inconscio ti fa scattare una sensazione di non valere. Invece tu vali e anche tanto. E il fatto che stai cercando comunque aiuto, a partire da questo forum, significa che il tuo cuore è forte e ha voglia di vivere. Questo è un dono preziosissimo da cui partire: la tua voglia di vivere e tornare a sorridere. C’è un modo d’amare ed essere amata, soprattutto, che ti meriti: bello, positivo, che dona e non toglie, che arricchisce e non ferisce, che ti rende LIBERA E NON SCHIAVA… Esiste. Troppo tempo passato a subire ti ha piegata tanto, e si finisce con l’avere una percezione della realtà lontana e debole. Ma c’è. Parti da qui. Parti da quegli indirizzi che ti sono stati dati e sappi che al giorno d’oggi quel genere di centri è davvero in grado di tutelarti e sostenerti. E intanto ogni volta che ti senti male, se ti va butta fuori tutti qui nel forum. Anche sfogarsi e trovare una parola di chi capisce cosa stai passando, non risolverà purtroppo la tua situazione, ma di certo di farà sentire meno sola.. Ti abbraccio forte

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

I FIGLI NON SONO PROPRIETA’ DEI GENITORI

Da “i figli non sono proprietà dei genitori…” (forum “dipendenze affettive”)

Autore: Dana

Argomento: dipendenza dai genitori, legame genitori-figli, dipendenza dai figli

Nonostante il forum si intitoli “mal d’amore”, oggi parliamo di genitori, vi va?
E di figli…e di quando i figli percepiscono il messaggio che i genitori si sentono padroni, anzi, proprietari delle loro vite.
Parliamo di quando ogni tentativo di mantenere uno spazio di vita proprio viene vissuto come una mancanza di rispetto da mamma e papà che, quindi, non mancano di farti pesare quanto tu DEBBA loro. E allora eccola lì, eccola che parte la filippica su quanti sacrifici loro hanno fatto per te, su quanto tu sia un’ingrata perché OSI non condividere al 100% ciò che tu, invece, ritieni appartenere alla tua sfera personale, su come loro ti abbiano CONCESSO di andare all’università, di cercare la tua strada, e su quanto in cambio si aspettano da te che tu aderisca alle loro aspettative…su TUTTI i fronti.

Voglio molto bene ai miei genitori e loro a noi figli, su questo non nutro dubbi.
Ma la loro visione del “fare il nostro bene” spesso coincide con il “fare quello che loro reputano sia il bene per noi, al di là dei nostri desideri”…benché siamo maggiorenni e vaccinati.
Loro, in particolare mia madre, hanno scelto per me il liceo classico (mentre io avrei voluto fare l’artistico), mi hanno spedita all’università ma impedendomi di tentare la strada dell’accademia d’arte, hanno scelto per me la città dove vivono i parenti perché potessero tenermi meglio sotto controllo….

Ormai vivo per conto mio da 10 anni: avrei dovuto semplicemente mandarli a quel paese da subito, dire loro che potevano tenersi i loro soldi e anche il loro affetto, se era legato all’aiuto materiale che mi davano, e prendere la mia strada; avrei dovuto svincolarmi dalle loro scelte forzate, rimboccarmi le maniche e costruirmi un’esistenza mia, di cui loro avrebbero potuto far parte nella misura in cui avessero rispettato la mia individualità, il mio volerci essere indipendentemente da chi mi aveva messo al mondo. Non ce l’ho fatta. Ho avuto paura di deluderli. Ho avuto paura di appropriarmi della mia vita per non sentirmi dire che non ero la figlia che loro avrebbero voluto. Ho accettato di buon grado le loro scelte, cercando di trovare il compromesso che me le facesse considerare meno insopportabili. Avevo 18 anni e mi sono incamminata su questo sentiero che non sentivo completamente mio, ma che mi ha comunque appassionato, divertito, regalato emozioni, appagato. Questo, a onor del vero, devo riconoscerlo.

Ma per me è sempre stata una lotta per l’indipendenza. Per ottenere il più piccolo riconoscimento di me come individuo pensante ho sempre dovuto combattere lunghe ed estenuanti battaglie. Per fortuna mi hanno dotata, nel DNA, di un discreto caratterino…quindi in qualche modo le mie vittorie le ho avute, anche se fra una serie di sconfitte e con il risultato che oggi, alla soglia dei 29 anni, sono ESAUSTA.

Veniamo a quello che mi spinge oggi a scrivere.
Come qualcuno di voi saprà, a ottobre il fidanzato storico che mi portavo dietro dall’adolescenza mi molla. Ovviamente, dati gli 11 anni di storia, lui era parte della famiglia e come tale ha vissuto molte delle dinamiche che ci riguardano (così come io della sua…). Alla resa dei conti, parte di queste dinamiche hanno in modo più o meno diretto influito sulla sua decisione di prendere un’altra strada. Ma non è questo il punto. Il punto è che, riflettendo su quanto lui mi aveva detto, ho dovuto riconoscere che in nome di quel legame, anche economico, che mi tiene sotto scacco dei miei genitori, io avevo rinunciato troppo spesso ai MIEI desideri, alle MIE aspirazioni, a quello che IO realmente volevo. Dopo aver preso coscienza di ciò, ho attraversato un periodo di “rifiuto” nei confronti dei miei che, peraltro, nel pieno della mia crisi emotivo-sentimentale non trovavano di meglio che pungolarmi affinché riprendessi il mio lavoro di tesi…lasciando passare sottilmente il messaggio che loro erano tutto sommato contenti della rottura del mio fidanzamento perché lo consideravano, da sempre, fonte di distrazione. Superato il “periodo nero” mi sono riavvicinata, ma con un nuovo atteggiamento. Ora sono più “strafottente”, passatemi il termine. Ora sono decisa a muovermi solo nella direzione che IO reputo giusta per me, rifiutando di fare tutte quelle cose che ho sempre odiato fare ma a cui non riuscivo a sottrarmi. Loro questo non sono disposti ad accettarlo. Come si ribellano a ciò? Standomi ancora di più col fiato sul collo. I discorsi sulla laurea, sul fatto che io gli DEVO un risultato soddisfacente, che non posso permettermi il lusso di tagliarli fuori dalle mie cose (per esempio, non ho voluto condividere con loro dettagli sulla mia attuale situazione sentimentale) perché io vivo la mia vita e faccio quello che faccio grazie a LORO e ai loro sacrifici.

La mia reazione? Sono in piena fase di RIGETTO verso tutto quello che finora ha fatto parte della mia vita con la loro approvazione: studio prima di tutto. E’ stupido e irrazionale, lo so. Vivo un sentimento di rabbia che mi fa desiderare di punirli proprio su quello a cui tengono di più, con conseguente senso di colpa devastante sia nei loro confronti (è terribile provare sentimenti di vendetta verso i propri genitori); ma soprattutto nei miei, che sto mandando all’aria un progetto che ho portato avanti con sacrificio. Mi sento sfiduciata e incapace. Dovrei riuscire a razionalizzare questa situazione e a concentrarmi su quello che è OGGETTIVAMENTE il mio bene….che sicuramente non è questa situazione di impasse in cui mi trovo….

Genitori e figli del forum, mi dite che ne pensate? Mi date un nuovo punto di vista?

Un abbraccio a tutti

“E una donna che reggeva un bambino al seno disse: Parlaci dei Figli.
E lui disse: I vostri figli non sono figli vostri. Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri: essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi: la vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere; poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.” (K. Gibran)
Dana

Carissima Dana, ecco qua la vecchia zia zoe pronta a darti tutto il suo appoggio in questo, come in molti altri casi, ribellarsi è giusto. io sono una madre, ho due figli, la piccolina una principessa di 7 anni e il mio bimbone grande e grosso che ne ha quasi 15. non mi sogno di essere una madre perfetta e neanche mio marito lo è. siamo due normalissimi genitori. mi sono confrontata con la tua esperienza e ti posso dire che il problema è di fondo e risiede nella motivazione di partenza. mi spiego: io, come tutti i genitori, ho delle aspettative nei confronti dei miei figli, voglio che siano felici, che realizzino le cose che desiderano etc.. come tutti, ma non li vivo come un prolungamento di me stessa. la riprova è che ho sempre avuto la sensazione che superassero tutte le mie aspettative. mi sono sempre sembrati più belli di ogni mia più ottimistica previsione, più intelligenti, irresistibili. va da se che tutto quello che loro desiderano per me va benissimo. ma non credere che non commetta gli errori di tutti, discuto sul colore della gonna che vuole mettersi la piccola (ma poi si mette quello che vuole), mi incavolo perchè il grande gioca troppo con gli “schermi” (la piaga della sua generazione) etc..
però sono contenta che abbiano delle forti aspirazioni e mi piace molto, mi entusiasma aiutarli a realizzarle. a volte cerco di influenzarli, discuto con loro, ma poi una volta che prendono una decisione la rispetto… questo per dirti che sono assolutamente d’accordo con te, stacca il cordone ombelicale, fai solo il bene tuo e della tua futura famiglia. molte crisi coniugali nascono proprio perchè ci si sente e ci si vive, intimamente, ancora come figli e non come persone autonome in grado di bastare e badare a se stesse in piena autonomia di giudizio. Solo così si è pronti a affrontare i doveri e gli errori del ruolo di genitori e anche a prendersi, in ogni caso, le relative responsabilità sulle nostre spalle. e su questo si potrebbe fare un altro forum sicuri di avere strepitoso successo!
Cara, come dice la protagonista di un film che i miei bimbi amano molto ( Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi) che non a caso tratta di tre bambini sfortunati e coraggiosi: c’è sempre una soluzione, c’è sempre un’altra soluzione. Hai 29 anni non ti devi sentire in ritardo… e per cosa poi? la laurea è l’unica soluzione? a volte cambiare strada fa bene, rinnova le energie e ci fa trovare nuove motivazioni e sviluppi inaspettati. segui le tue inclinazioni senza paura e se “ti tagliano i fondi” non trovare scuse! sei perfettamente in grado di provvedere a te stessa rendendoti autonoma (se non lo sei già). se ora non senti le energie per finire questo percorso per cui hai, al momento, smarrito la motivazione, fermati a riflettere e a godere di altri aspetti della vita. non è tempo perso!!!! io ho avuto la fortuna di avere dei genitori che hanno avuto piena fiducia in me e di questo non li ringrazierò mai abbastanza, mi hanno fornito di un patrimonio su cui ho fondato la mia vita. è questo quello che si deve ai figli solo un patrimonio affettivo che gli aiuti a sviluppare la loro vita in piena autonomia, il resto è qualcosa in più, mi riferisco alla sicurezza economica etc.. se c’è bene se no va bene lo stesso. pensa a quello che vuoi tu, sentendoti libera di raggiungerlo, ormai sei una donna adulta e autonoma, la rabbia si disinnescherà e troverai le forme per entrare in contatto con i tuoi e se loro non vorranno, tu avrai fatto tutto quello che è in tuo potere, poi capiranno, un abbraccio Zoe29

Ciao Dana,
ho letto tutto d’un fiato questo tuo bel thread, intenso ed emozionante, vivo e genuino come al solito.

Quello che scrivi mi tocca sul vivo e, lo sai, ti sembrerà strano (o ripetitivo) ma si riconduce molto al mio rapporto con l’intimità di cui abbiamo duscusso.
E’ un argomento, questo che hai proposto, che sto affrontando in modo piuttosto viscerale in terapia perchè è una delle cause scatenanti di alcuni aspetti della mia vita che ancora oggi mi porto addosso.

Quando parli dell’impasse in cui ti sei arenata non immagini quanto io ti comprenda e quanto io condivida con te questa esperienza, con tutta la frustrazione e l’insofferenza che ne deriva.

Come mi hai scritto nel mio thread, mi sento di ripeterti ciò che tu stessa hai sottolineato, ovvero che tra la mia e la tua esperienza familiare e di vita ci sono senz’altro delle differenze. Eppure ci sono alcune cose che hai scritto che sento mie. Che fanno parte anche del mio bagaglio emozionale ed affettivo, pur avendo conosciuto forse alcune cause comuni, ma che si sono espresse con differenti modalità.

Mi spiego meglio.
Nella mia famiglia nessuno mi ha mai imposto esplicitamente nessuna strada da seguire. Anzi. Tutto apparentemente sempre molto “liberale”, senza particolari espliciti divieti o percorsi prestabiliti o preferenziali.
Ho sempre vissuto nell’illusione di poter godere di molta autonomia e libertà grazie a questo “atteggiamento”.
Poi hanno cominciato ad emergere alcune cose, alcune sensazioni ed alcune verità sul mio modo di condurre la mia vita e i miei progetti, non ultimi quelli sentimentali, ma non solo.
Ad un certo punto c’è stata una vera e propria esplosione di rabbia nei confronti di me stessa e della mia famiglia, di rancore e, parallelamente, di senso di colpa, che ad oggi ancora è molto presente.

Anni fa, entrando in terapia, tutta questa libertà è stata messa in discussione, fino a farmi rendere conto che ci sono stati dei comandamenti più subdoli, e quindi meno visibili e “palpabili”, che mi hanno condotta alla stessa frustrazione ed alle stesse scelte obbligate di cui parli.

Certo, a me nessuno ha vietato un corso di laurea, nessuno mi fa pressioni per la tesi, ma il messaggio è stato forse meno materiale, ma potente allo stesso modo. Quello che ci sta sotto, che si esplica sotto varie forme, è comunque un messaggio morale, normativo, ed è stato anche nel mio caso piuttosto perentorio, anche se mai forse effettivamente pronunciato.

E’ il discorso dovere/volere di cui spesso si è parlato ultimamente, che anche molte famiglie libertarie in realtà custodiscono bene e che sanno utilizzare per una perfetta manipolazione morale/emozionale, anche se non lo vogliono ed anche se non se ne rendono conto.
E che poi t’incastra, ti lega, non ti rende sufficientemente autonoma, non ti da per alcune scelte il giusto spazio di crescita, anche se tu credi di averlo, e poi te lo devi raccimolare col tuo sudore in qualche modo, e con tanta sofferenza, se vuoi uscirne fuori.

Come mi hai detto tu, non so se questo discorso ti sarà utile, perchè l’atteggiamento delle nostre famiglie, quello di cui tu parli qui, è, per certi versi, differente.
Ma secondo me il messaggio che trasmette è sotto certi aspetti lo stesso e molto spesso è anche la stessa paura quella che lo sottende.

La paura di lasciare andare davvero i figli, perchè sapere e controllare , spesso filtrando il rapporto “anche” con i soldi, pur con tutto l’amore del mondo (che nemmeno io nego), implica un “tenere legato a sè”.

Da figlia ti posso fare questo discorso, che io stessa ho vissuto e che rivivo osservando molti bambini e i loro genitori di cui mi occupo nel mio lavoro.

D’altraparte sono consapevole che essere genitori non è per nulla facile, forse lo è stato ancora meno in certi momenti storici, e che non tutti hanno o hanno avuto la possibilità/il coraggio/le risorse per ricucire le proprie ferite e ricondurle poi ad una genitorialità sufficientemente funzionale (mi scuso per la parola), o quantomeno il meno possibile dannosa per i propri figli.

Comprendo a pieno il tuo sentimento di rabbia che forse devi solo meglio elaborare, o comprendere. Io sto lottando per certi versi contro questa stessa cosa, che si è diramata anche nella sfera dell’intimità.
Ci sono delle sfere, anche meno intime, che diventano parte della nostra intimità, perchè esprimono il nostro potere di scelta libera.
Se questa viene violata in maniera forte, sotto qualsivoglia forma, poi invade il nostro essere in grado di operare delle scelte fluide.
Perchè dentro di noi c’è sempre una voce che accompagna e che ripete a volume alto cosa è bene e cosa no.
E, magari, quella voce è in contrasto con ciò che per noi veramente è bene o male, con ciò che per noi è “giusto”.

Ti abbraccio Yana

Cara Zoe, cara Yana,
intanto grazie per le possibilità di confronto che siete sempre pronte a fornirmi …
Ho letto attentamente e più volte quello che avete scritto e mi sono presa qualche giorno per pensarci su.

Zoe, c’è una cosa in particolare di quello che hai detto che mi ha toccato.

Tu scrivi:” io, come tutti i genitori, ho delle aspettative nei confronti dei miei figli, voglio che siano felici, che realizzino le cose che desiderano etc.. come tutti, ma non li vivo come un prolungamento di me stessa. la riprova è che ho sempre avuto la sensazione che superassero tutte le mie aspettative. mi sono sempre sembrati più belli di ogni mia più ottimistica previsione, più intelligenti, irresistibili. ”

Ebbene, forse qui sta almeno una parte del problema. Spesso ho la sensazione di non essere in grado di soddisfare le aspettative dei miei genitori; la sensazione di non fare mai abbastanza, che non ci sia niente che io possa fare che li renderebbe “fieri di me”; la sensazione che qualunque cosa faccia con la loro approvazione sia un quarto del mio dovere e che qualunque cosa faccia per la mia soddisfazione sia invece motivo di delusione per loro.

Solo per farti un esempio banale: ho finito gli esami universitari e non ho ricevuto una sola parola di congratulazioni, ogni volta che ho preso un 30 o un 30 e lode mi sono sentita dire “bene, brava…ora il prossimo quando ce l’hai?”…da un paio di mesi ho ripreso a dipingere, cosa che amo moltissimo e che non facevo da 10 anni; lo dico a mia madre e ricevo in cambio una risatina e la raccomandazione a non “perdere tempo”.
Le gratificazioni mi sono sempre giunte dall’esterno (il capo, i colleghi, gli amici, il fidanzato, mio fratello) e da me stessa, che per fortuna e non so come, viste le premesse, conosco il mio valore, e ne vado fiera, e i miei limiti, che cerco di superare ma da cui non mi faccio frustrare oltre misura.

A volte penso che l’unica soluzione sarebbe arrivare a un punto di rottura. Ho provato anche a parlare con loro dicendo quali messaggi arrivano da certi atteggiamenti, anche quando (come dici bene tu, Yana) non ci sono parole esplicite che esprimano obblighi o divieti. Ma il risultato è stato sentirmi dare della paranoica e dire che loro “non meritano di essere trattati così perché vivono in funzione delle necessità mie e di mio fratello”. A questo punto che fare? La via del dialogo sembra impraticabile. Lo scontro conduce solo all’inasprimento delle posizioni. Piegarmi ancora in questo momento è per me insopportabile.

Il punto è che il mio obiettivo, a questo punto, non sarebbe neanche tanto diverso dal loro. Ho sputato sangue per arrivare al punto in cui sono, lavorando, mandando avanti una casa per conto mio, studiando, ambientandomi in una città che ho dovuto imparare ad apprezzare, inserendomi in un contesto molto diverso da quello in cui sono cresciuta…perché dovrei voler gettare la spugna a un passo dalla fine? Eppure tanta insistenza e tanto controllo da parte loro mi conducono nella direzione opposta. Proprio per quel sentimento terribile che vi dicevo: punirli togliendo loro il premio più ambito, la moneta di scambio più preziosa. Io non rinuncerei all’obiettivo perché non m’interessa raggiungerlo, ma perché la pressione a raggiungerlo ora e bene me lo fa rifiutare.

E’ una lotta interiore, la mia, tra la ragione che mi dice “fai un ultimo sforzo, trotta fino al traguardo e poi prenditi la tua vita e fa quello che ti rende felice” e il sentimento di rabbia seguito da senso di colpa di cui sopra, che non riesco a mettere a tacere benché senta che è controproducente anche e soprattutto per me stessa.
Sono vittima del mio “sentire” che mi ha gettata in una situazione di stallo da cui vorrei uscire e anche in fretta, perché purtroppo la sessione di laurea si avvicina inesorabilmente… Dana

Cara Dana, so che è una banalità ma penso che tu debba guardare in te stessa e decidere in piena autonomia. Io guarderei bene la rabbia, perchè sei così arrabbiata? cosa ti comunica questa rabbia? Sono una fan di Alba Marcoli, che senz’altro conosci, secondo me ti darebbe una mano leggere “il bambino arrabbiato”. La Marcoli lavora sulle fiabe con gruppi di genitori per curare la loro relazione con i figli. parte dal concetto del passaggio di un “fardello” che passa da una generazione all’altra e che per ogni famiglia è diverso, pur riconducendolo a “temi” comuni. Io fossi in te non mi farei vincolare dai 6 mesi o da un anno, non ti mettere in queste trappole. mi sembra che tu sia arrivata a un “esame” ben più importante: staccare il cordone ombelicale e far capire ai tuoi genitori che la tua vita è tua da ora in poi, senza se e senza ma. è una cosa che fai per te stessa ora ma, credimi sulla parola, la fai anche per la tua famiglia futura e specialmente per i tuoi futuri figli. Scarica questo fardello dalle tue spalle e non lo imporrai a quelle dei tuoi figli. Quello che è più giusto non è laurearsi o no, ma quello che decidi tu. potresti anche solo affrontare un colloquio chiarificatore con i tuoi in cui “metti dei paletti”, evitare un litigio, a volte, è molto peggio che affrontarlo. Leggendo il tuo intervento e anche quello di Yana devo dire che qualsiasi genitore ha “un modello” in testa e, secondo me, è bene che ce l’abbia, nello stesso tempo è altrettanto importante accompagnare verso l’autonomia il figlio, dargli il coraggio di affrontare la propria vita da subito standogli al fianco. è ovvio che l’opposizione del figlio ai genitori è fisiologica ma nel genitore deve prevalere la solidarietà col figlio che affronta la lotta decisiva per entrare nell’età adulta, che consiste nell’affrontare “il mondo esterno” comunque lo faccia (studio, lavoro, famiglia etc..) ed è già abbastanza dura! mi pare inutile aggiungere ulteriori ostacoli. però da figlia devo dire che bisogna anche “tirare un pò fuori le palle”, bisogna affermare la propria volontà e far capire al genitore che abbiamo un progetto di vita che è il nostro e che difendiamo. questo è un “combattimento” al quale ogni figlio è chiamato e che nessuno può combattere al posto nostro… fai il tuo dovere di figlia che conquista il suo mondo, loro, magari dopo qualche salutare litigata, capiranno, perchè sono stati figli anche loro, un abbraccio a presto Zoe29

Non posso non rispondere al thread perchè è un argomento che sto affrontando anche io, con me stesso, con il mio terapeuta.
Il rapporto con i genitori è sempre stato anche per me traumatico,e purtroppo questo si è ripercosso in maniera devastante sul mio percorso personale,anche per me come per Yana non ci sono mai stati vincoli precisi o imposti per seguire determinate strade, ho goduto anch’io di molta libertà.
Eppure è sempre stata una libertà fasulla, perchè nel vero rapporto familiare, nel dialogo, nell’affetto non materiale è mancato praticamente tutto.
Io nell’assoluta libertà concessami ci leggo un altrettanta assoluta incomunicabilità dei miei genitori verso di me, scandagliando i ricordi con l’aiuto del mio psicoterapeuta ho colto chiaramente che proprio in infanzia, quando le mie richieste erano altissime verso di loro,quando ho iniziato a muovere delle richieste di dialogo intimo sono stato allontanato perchè loro stessi non sono mai stati in grado di raggiungere la profonda e reale intimità, perchè ha sempre spaventato anche loro.
Non ci sono colpe,non me la sento di puntar contro di loro il dito ma ciò non toglie che mi abbiano deluso, e ammetterlo è stato difficilissimo..

Crescendo con la convinzione di non poter avanzare richieste mi sono plasmato per quello che loro richiedevano da me, perchè mi era stato inculcato che per ottenere qualcosa da loro non dovevo avanzare richieste, non dovevo fare i capricci e sopratutto non potevo esprimere desideri diversi dai loro.
Pena l’essere messo da parte.

Non ricordo sinceri complimenti di mio padre per qualcosa di buono che ho fatto, soprattutto a scuola, ho sempre pensato che essere bravo e diligente fosse una cosa dovuta, mentre l’errore fosse qualcosa che non potesse essere ammissibile.

Ora sono a un punto cruciale del mio rapporto con loro, sto per intraprendere un nuovo percorso scolastico (ma di vita sopratutto..) e questo mi confonde, da un lato c’è il desiderio di prendermi i miei spazi, dall’altro il timore di prendermeli perchè questo mi slegherebbe del tutto da loro e perderei per sempre le malsane stampelle cui mi sono sempre appoggiato offrendo loro in cambio l’immagine della persona che volevano che io fossi.
Ma il mio sè non è quello purtroppo, e a un certo punto diventa impossibile continuare a mantenere in vita l’immagine dell’aspettativa degli altri perchè prima o poi qualcosa in noi si smuove, è dura costruirsi dopo anni passati ad accontentare gli altri, ed è proprio difficile attuarlo praticamente perchè sono dei meccanismi talmente oleati che vengono spontanei e spesso sono incontrollabili.

E’ un percorso di sofferenza svincolarsi dai genitori, tra tante cadute e arresti con spesso la volontà di tornare indietro, ma è l’unica strada per perseguire la propria felicità.

Ethan Hunt

Quoto l’ultimo post di Zoe in questo thread.
Mi sento sulla stessa linea: ogni genitore ha un modello in testa, e aggiungo dei limiti e dei lati oscuri non risolti, oltre che poi tutti i punti forza ed i lati positivi (tra cui il tantissimo amore verso i figli).

Il guaio grosso è quando il genitore, per una varietà ampia di situazioni, vissuti esperiti e altre concause, non riesce a lasciare la figlio un sano spazio di crescita.
L’autonomia è qualcosa che si apprende durante lo sviluppo, fa parte dei diritti e delle esigenze primarie dei bambini e se è deficitaria poi arriva un punto in cui si è costretti a “tirare fuori le palle” (per citare Zoe) se non si vuole soccombere alla continua dipendenza da qualcosa o da qualcuno (anche solo dal pensiero o dal modello originario del genitore, che ci condiziona in modo “castrante”, anche se non lo condividiamo razionalmente).

Non è semplice farlo, ma, ognuno con le sue risorse e le scelte più giuste per sè, può farcela, ed arriva un momento in cui non si può più rimanere inermi o ignari di fronte al “problema”.
Non se si ha intenzione di crescere e di affermare così, in modo più fermo, la nostra personalità con tutte le responsabilità che ne conseguono.

Sono d’accordo anche sul non trincerarsi dietro a delle “trappole” che sono mantenute in piedi da noi stessi nel momento in cui ne siamo soggiogati.
Rompere il filo non è affatto una passeggiata, io non l’ho ancora reciso del tutto; emotivamente è un bel fardello da trasportare e ti accompagna in molte fasi e sfere della vita. Non puoi fare finta che non ci sia ad un certo punto.
Io mi sono accorta che oltre ad essere ancora saldo e ben nascosto dietro a tante cose presenti nella mia vita, sono io che ho le forbici in mano per poterlo tagliare.

Ma dietro a questo legame fatto di amore ma un pò ingombrante ci sono dei blocchi radicati da anni che ti convincono di essere davvero “insuperabili”. E sono sempre stati lì, ma sembrano uscire allo scoperto nel momento cruciale. La razionalità non basta per uscirne.
La sensazione è un pò quella di cercare di correre con dei pesi da 100 chili legati ai piedi, hai l’impressione di correre sul posto, di non avanzare mai, con il risultato di sprecare una moltitudine di energie e di sentirti frustrato ed arrabbiato.

E’ vero, bisogna comprendere quale origine ha la rabbia che proviamo e che ci lega, dove è diretta, come opera, come ci frena, in che modo non ci fa progredire e come sfogarla in direzioni positive. Oltre che lasciarla andare per lasciarci andare.

Un bacio Yana

Selezione a cura di Carlotta Onali

 

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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